CLINI E VENDOLA INSIEME PER RIVEDERE IL SISTEMA DI VIA PER L’ILVA DI TARANTO


E’ di oggi la notizia dell’incontro fissato tra otto giorni tra Corrado Clini ministro per l’Ambiente e Nichi Vendola Governatore della Puglia a Bari. Dalla nota del Ministero per l’Ambiente:

Il 14 marzo a Bari il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, si incontreranno per discutere il riesame della procedura Aia (Autorizzazione integrata ambientale) per il polo siderurgico di Taranto. Il ministro Clini e il presidente Vendola hanno deciso di avviare subito, in preparazione dell’incontro, l’analisi della documentazione tecnica dell’autorizzazione Aia, che era stata rilasciata nel luglio scorso.

L’incontro nasce per volontà di Vendola che ha inviato nei giorni scorsi una lettera sollecitando appunto il ministro con l’obiettivo di avviare le procedure di bonifica. Appena tre anni fa, era il 2009 (e la foto in alto si riferisce a quel periodo) Vendola con l’ex ministro all’Ambiente Stefania Prestigiacomo e Fabio Riva Vicepresidente di Riva Fire inauguravano UREA, l’impianto studiato per controllare le emissioni di polveri sottili, così come il documento ufficiale sul sito dell’Ilva. Un anno fa, invece Vendola rivendicava con forza il diritto dell’Ilva di restare a Taranto per garantire lavoro in una zona depressa economicamente.

Dopo il salto l’intervista che Angelo Bonelli rilasciò nel 2010 a TF1 e in cui preannunciava il disastro sanitario e ambientale.

Oggi, 3 anni dopo e due maxiperizie che hanno messo nero su bianco i livelli di inquinamento siamo alla richiesta di bonifiche che probabilmente non basteranno a rimettere in sesto l’ambiente forse del tutto compromesso. Peraltro Vendola chiede che sia lo Stato a farsi carico delle bonifiche a Taranto considerato spiega che in 50 anni di industria pesante non ha inquinato solo l’Ilva, come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno:

con le forze politiche di maggioranza e opposizione, abbiamo condiviso una idea: bisogna chiedere allo Stato di farsi carico di quello che è accaduto a Taranto dal 1961 al 1995, che sono gli anni in cui la vecchia Italsider ha inquinato senza limiti di sorta, ha inquinato con stratificazioni di veleni che produrranno danni per decenni e decenni.

A dire, anzi a scrivere nero su bianco che l’inquinamento a Taranto è oltre ogni misura sono due perizie depositate presso il Tribunale di Taranto per cui risultano indagate cinque persone a vario titolo. La prima perizia riguarda l’impatto sull’ambiente e la seconda epidemiologica, di circa 200 pagine in cui c’è scritto:

Nei sette anni considerati, per Taranto nel suo complesso, si stimano 83 decessi attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di Pm10. Nei sette anni considerati per i quartieri Borgo e Tamburi – i più influenzati dalle emissioni – si stimano 91 decessi attribuibili ai superamenti Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di PM10.

Dal canto suo l’Ilva reclama l’assoluta trasparenza dei suoi monitoraggi (consultabili qui) e assicura controperizie per dimostrare la sua estraneità alla vicenda.

(Fonte: ecoblog)

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