IL FU-KUSHIMA


Esattamente un anno fa, l’11 marzo 2011, il Giappone viene scosso da un fortissimo terremoto, oltre il settimo grado della Scala Richter, un terremoto dalle proporzioni devastanti. A seguito di quella scossa nessuna casa, e ripeto, nessuna casa è crollata, segno che i giapponesi sono veramente un popolo attento, ben organizzato, che fanno le cose per bene. Ma la scossa ha causato uno tsunami di enormi dimensioni, il quale ha provocato la fusione del nocciolo di tre dei sei reattori della centrale nucleare di Fukushima. Una serie di incidenti e calamità naturali a catena che hanno messo in ginocchio una superpotenza tecnologica ed economica come il Giappone.
Oltre 19mila tra morti e sfollati, soprattutto a Fukushima, città teatro del terribile incidente nucleare. Gli abitanti della città sono stati evacuati oltre il raggio di trenta chilometri dal luogo dell’incidente.
I giapponesi hanno dimostrato comunque grande compostezza nel loro dolore, grande organizzazione, grande spirito di squadra e di
sacrificio. Sì, sacrificio. Come quello dei cinquanta degli ottocento operai della centrale nucleare di Fukushima, che hanno sacrificato per sempre la loro vita, la loro salute, inondati dalle altissime radiazioni, letali per chiunque, per evitare l’esplosione dell’intera centrale, e quindi per evitare ulteriori disastri. Cinquanta eroi, i nuovi “kamikaze“, i nuovi martiri.
Cinquanta angeli che giorno e notte, senza sosta, hanno lavorato per cercare di scongiurare l’esplosione, e la fissione nucleare. A seguito di quell’incidente il Governo giapponese decide di disattivare 52 delle 54 centrali nucleari  attive in Giappone.
Tutto il mondo politico si è mobilitato, e anche l’Italia, col suo governo favorevole al ritorno del nucleare dopo il referendum del 1987, ha dovuto calmare i bollenti spiriti, e si è arreso solo dopo il grande referendum del giugno scorso, quando gli italiani hanno dato la seconda botta a chi voleva violare la sovranità del popolo.
Siamo fieri di quel risultato, storico come quello del 1987. Dopo tanti anni di referendum falliti (e fatti fallire), stavolta il nostro impegno è stato finalmente premiato.
Siamo stati sempre contrari al nucleare, ben prima dell’incidente di Fukushima, e ci siamo battuti per far raggiungere il quorum. Il nucleare infatti è una buonissima fonte di energia, che produce vapore acqueo, e quindi non emette co2, ma ha tanti difetti e tanti svantaggi:
– le radiazioni che seguono ogni fase di produzione dell’energia;
– l’uranio: materiale non rinnovabile, finito, che si deve lavorare bene prima di essere usato per la produzione di energia;
– l’utilizzo militare: il nucleare serve, non solo per produrre energia, e quindi per scopi civili. Serve anche, purtroppo, per scopi militaristici e bellici, come la costruzione della bomba atomica e delle armi all’uranio impoverito, che hanno causato, soprattutto nella missione balcanica, tanti malati di leucemie, linfomi, e tante, tante morti, soprattutto a seguito di queste terribili malattie;
– in caso di incidente (come quello di Fukushima del 2011, o quello di Chernobyl del 1986), le centrali rilasciano radiazioni in quantità letale per chiunque abiti nelle vicinanze (e non solo nelle vicinanze), tali da rendere inabitabili intere regioni del pianeta;
– la centrale nucleare costa tanto, sia per la sua costruzione, sia per la sua manutenzione, e questo toglierebbe fondi agli investimenti sulle fonti rinnovabili e veramente pulite;
– e infine (ultimo ma non ultimo svantaggio), produce
scorie radioattive, che rimangono tali per 25.000 anni. Scorie che non possono essere depositate in nessuna parte del pianeta. Scorie altamente pericolose.
Per tutti questi motivi siamo sempre stati contrari alla produzione di energia da fonte nucleare.
Fukushima oggi è una città vuota, inabitata, sfollata, e lo sarà ancora per tanto tempo. Vogliamo sperare che incidenti come questo non si verifichino mai più.
No alla costruzione di nuove centrali nucleari, sì al futuro: le energie rinnovabili.

3 pensieri riguardo “IL FU-KUSHIMA

  1. Il nucleare non è affatto la risposta ottimale ai problemi energetici del nostro pianeta. In questi ultimi decenni, l’innovazione tecnologica ha fatto dei veri e propri passi da gigante ed ha conseguito risultati a dir poco stupefacenti nell’ambito dello studio delle fonti di energia rinnovabile ed il loro impiego.
    Nonostante tutto, riesce difficile comprendere la scelta da parte di alcuni paesi dell’Europa Orientale e della Cina ad investire sul nucleare all’indomani dei tragici eventi verificatisi in Giappone un anno fa.
    E l’Italia referendaria antinuclearista ancor oggi non ha trovato le risposte da parte del Governo che sembra poco propenso a prendere decisioni in favore della green economy e l’introduzione del fotovoltaico e del geotermico che garantiscono energia pulita e non producono inquinamento, risolvono il problema delle scorie radioattive, eviterebbero il pericolo di catastrofi ambientali a seguito di eventi sismici di notevole intensità ( la nostra penisola è purtroppo spesso soggetta a fenomeni sismici), e scongiurerebbero il pericolo di gravi malattie spesso incurabili.
    Fukushima e ancor prima Chernobyl ci hanno insegnato tanto.
    Auguriamoci per il nostro Paese ma anche per tutti altri paesi una politica più verde, più attenta alla difesa del territorio e delle risorse ambientali e che possa orientarsi verso una nuova prospettiva di scelte a livello energetico.
    Più verde, più decrescita felice, meno petrolio e meno tecnologie invasive e pericolose.
    Questa è l’Italia in cui voglio credere!!!!

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  2. Se pensi che il Ministro Passera vuole togliere gli incentivi alle fonti rinnovabili perché il Governo dichiara di aver maturato già nove mld di euro di incentivi l’anno da pagare in bolletta alle famiglie e alle imprese per aver installato nel loro tetto dei pannelli fotovoltaici…

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  3. Già. Non abbiamo nulla di positivo da aspettarci da questo governo in materia di politica energetica rinnovabile. E dire che questo è un settore che potrebbe espandersi a macchia d’olio incentivando la creazione di nuovi posti di lavoro e fronteggiare così il problema della disoccupazione che in quest’ultimo periodo sta assumendo sempre più dimensioni spropositate.

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