L’AQUILA: LA MAFIA NELLE RICOSTRUZIONI


terremoto

Secondo un dossier dell’Unione Europea, in particolare di un eurodeputato danese, Søndergaard, a quattro anni dal disastro, la situazione del centro storico rimane sostanzialmente invariata: “solo un paio di edifici (uno pubblico e uno privato) sono stati ricostruiti nella cosiddetta zona rossa“. Ricostruzione a rilento, norme non rispettate, soldi comunitari spesi in malo modo, dubbi su infiltrazioni mafiose nei lavori, materiali di scarsa qualità e case e abitazioni pagate decisamente più dell’effettivo valore di mercato.

Tra i vari risvolti della realtà aquilana che vengono sbugiardati dal report del deputato europeo ci sono, ad esempio, i proclami fatti dall’allora premier Silvio Berlusconi il quale annunciò che i soldi che sarebbero stati utilizzati per la ricostruzione sarebbero arrivati, fino all’ultimo centesimo, dalle casse dello Stato, mentre invece secondo Søndergaard il 42% degli edifici è stato realizzato grazie ai contribuenti dell’unione europea. Edifici, appartamenti, case e palazzi che sono costati ben il 158% in più del valore di mercato, surplus di prezzo che è stato registrato dal danese anche nei materiali, con calcestruzzo per cui sono stati spesi 4 milioni più del previsto e 21 milioni i pilastri utilizzati per i palazzi. Insomma un vero e proprio ‘rigonfiamento‘ dei costi. Su tutto, dai prefabbricati ai bagni chimici.

Prosegue il Commissario: “nelle case e nelle scuole non ci sono pannelli a indicare che sono state costruite con i fondi Ue ma al contrario ci sono pannelli che specificano ‘edifici realizzati con donazioni da enti privati e amministrazioni locali’. Ciò è in contraddizione con le norme europee“. E ancora parla di materiale “generalmente scarso”, di intonaco “infiammabile” e di abitazioni fatte evacuare perché pericolose e “insalubri”, il tutto ‘condito’ da un sospetto pressante di infiltrazioni mafiose: “Un numero di sub appaltatori non disponeva del certificato antimafia obbligatorio“, accusando la Protezione Civile di aver “aumentato l’uso del sub appalto consentito dal 30 al 50%” e aggiungendo che “una parte dei fondi per i progetti Case e Map sono stati pagati a società con legami diretti o indiretti con la criminalità organizzata“.

Altro problema che viene sottolineato dal report del danese è il rischio che l’Italia si trovi a dover restituire, non si sa in quale quantità, i soldi arrivati dall’Ue: teoricamente i fondi comunitari non possono essere utilizzati per fare profitto, ma tra poco nelle nuove abitazioni si dovrà pagare l’affitto, aspetto che ha già fatto partire censimenti e controlli dall’Unione Europea.

Una domanda mi sorge spontanea: Dove sono finiti i soldi degli sms solidali e dei bonifici bancari? Dove sono finiti i soldi di quel concerto fatto qualche mese più tardi, dove hanno presentato la canzone Donna D’Onna? Un consiglio? Diffidate dagli sms solidali. Da quella volta non ne ho più inviati. Perché non si sa dove finiscono.

Infine: le case non erano crollate perché si è risparmiato sul calcestruzzo, perché si è utilizzata sabbia marina?? E perché anche ora il materiale e l’intonaco è scarso e insicuro? Perché, nonostante abbiano promesso di vigilare sulla ricostruzione, di modo che non venisse fatta da aziende “prestanome” legate alla mafia, queste ricostruzioni sono sospette?

Un pensiero riguardo “L’AQUILA: LA MAFIA NELLE RICOSTRUZIONI

  1. La m purtroppo qua in Italia soprattutto mette le mani dappertutto anche al Nord anzi adesso soprattutto al Nord. Lombardia in primis.

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