L’IMPRONTA DEI LINKIN PARK


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I Linkin Park sono stati da sempre non il mio gruppo preferito, ma il mio gruppo del cuore! Sono stati veramente importanti, e hanno lasciato un’impronta indelebile nella mia vita, soprattutto per quanto riguarda l’ecologia. La morte di Chester, il cantante, avvenuta esattamente un mese fa, il 20 luglio, è stato un terremoto nel mio cuore, soprattutto perché ora non so se il mio gruppo del cuore continuerà a cantare senza di lui, né se troverà un sostituto, anche se non è degno di Chester, perché lui era il miglior urlatore, una bestia da palco. E chi ci arriva a quelle urla?

Vi voglio, per quanto possibile brevemente, raccontare la mia storia di fan dei Linkin Park. Li ho conosciuti registrando alla radio (allora avevo la mania di registrare musicassette con canzoni prese dalla radio) una delle loro canzoni più energiche: One Step Closer. Era il 2000. Con i miei compagni di classe abbiamo deciso di fare colletta per comprare un disco: o quello dei Linkin Park (Hybrid Theory, il primo della loro carriera), o quello di Eve, che a quell’epoca andava molto forte. Al che ho deciso IO di optare per i Linkin Park, e l’amore è sbocciato subito.

Un mix perfetto tra la voce dolce e rap di Mike Shinoda e l’energia graffiante e urlante di Chester Bennington. Un mix tra chitarre distorte al massimo (il massimo della potenza metal), i ritornelli urlati di Chester e le strofe dolci del rapper Mike. Una vera bomba musicale! Il secondo album è pressoché simile al primo, anche se meno aggressivo. E’ “Meteora”, che contiene “Numb”, acquistato subito. Era il 2003.

Un giorno l’oculista mi ha assegnato degli occhiali da vista, ero all’università, nel 2004. Avevo degli occhiali “a ruota di bicicletta” che odiavo perché mi rendevano bruttissimo. Al che ho detto: se devo rimettermi gli occhiali voglio scegliere di somigliare a Chester, che nel video Numb portava occhiali rettangolari. E così è stato. Volevo rassomigliare a lui, al cantante del mio gruppo del cuore.

Passano tre anni, i Linkin Park annunciano il cambio di rotta, il nuovo stile musicale, e io attendo con curiosità ma anche con dispiacere (visto che non sarebbero stati più aggressivi) l’uscita del loro terzo album, e il 2 aprile 2007, la data più importante per me nella mia vita (se non erro era il giorno di Pasquetta), esce il primo singolo di “Minutes to Midnight”. E’ “What I’ve Done”! Un video (eletto quasi all’unanimità il miglior video del 2007!) che mi ha talmente colpito, assieme alla bellissima melodia, da avermi fatto capire qual era la mia vocazione terrena: diventare ecologista e scendere in campo per combattere per l’ambiente. Da quel giorno, da quella data, da quel video, sono in campo per lottare ogni giorno, con i miei poveri mezzi che ho a disposizione, per la difesa della natura. Grazie a quel video, grazie a Chester Bennington, grazie al mio gruppo del cuore, grazie ai Linkin Park ❤ E il disco è stupendo, perché si sente la maturità artistica di questi ragazzi, in conto di testi, di energia e di melodie, un disco eclettico, per tutti i gusti.

Nel 2010 esce il loro quarto disco, si dice che i testi siano ecologisti, ma a dire il vero, contenendo al suo interno canzoni troppo diverse dal loro genere e troppe tracce strumentali (altra particolarità dei loro dischi), non ho gradito. Sperando fosse una parentesi continuo ad aspettare l’uscita di altri dischi. E nell’estate 2012 esce “Living Things”, il loro quinto album. Un album decisamente soft, ma non mancano le distorsioni e gli “scream” di Chester. Un mix tra metal ed elettronica, soft, sì, ma una grande musica.

Ma il sesto disco è quello che loro hanno dichiarato essere “il più incazzato” della loro discografia. E’ il giugno 2014, e il disco lo faccio subito mio. Credendo che continuassero con questo stile (anche se con i Linkin Park so bene che non ci si può aspettare un prossimo album uguale a quello precedente) attendo il loro settimo disco, che esce il 19 maggio 2017, con l’anticipazione del primo singolo “Heavy”. Heavy, con un titolo così un fan del metal e delle canzoni urlate come me penserebbe subito che si tratti di una canzone heavy, cioè, tosta, metal. E invece mi ritrovo quasi ad ascoltare una sorta di canzone stile Justin Beaber e gli One Direction. Una delusione totale, che mi rifiuto di ascoltare.

Fino al 17 luglio scorso, quando decido di ascoltarlo e di scaricare da internet solo le canzoni da “salvare”. Avrei voluto fare così anche con il quarto disco, ma non ho avuto tempo, e così il 17 luglio scorso ho ascoltato solo il loro ultimo album, “One More Light”, riuscendo a salvare soltanto due canzoni, che poi hanno lanciato su youtube: “Good Goodbye” e l’ultima, già programmata, lanciata poche ore dopo la morte di Chester, “Talking To Myself”.

Aspettavo subito il loro ottavo disco, sperando che questa fosse solo una parentesi musicale, continuando ad amarli. E invece tre giorni dopo, il 20 luglio, alle 20:45 è arrivata la tremenda notizia: Chester Bennington, cantante dei Linkin Park, si è impiccato alla sua porta di casa, il giorno del compleanno del suo grande amico di sempre Chris Cornell, cantante dei “Soundgarden”, suicidatosi allo stesso modo pochi mesi prima, e a cui Chester aveva scritto e dedicato il testo di “One More Light” che poi ha dato titolo alla loro ultima fatica musicale. Al funerale di Cornell, un commosso Chester aveva cantato Hallelujah. Inizialmente pensavo ad una bufala, ma invece era tutto vero: Chester non c’è più, è diventato quell’Angelo del Metal “con le ali da libellula” (che è l’immagine del loro primo disco Hybrid Theory).

Chester aveva subìto anni e anni di violenze carnali e sessuali quando era piccolo. Questo shock lo ha portato al suicidio, oltre al fallimento del suo primo matrimonio. Nonostante la nuova moglie, dalla quale ha avuto tre figli (altri tre li aveva avuti dalla prima), nonostante l’amore della moglie, nonostante l’amore dei fans, nonostante l’affetto e la vicinanza del gruppo, i suoi migliori amici, i Linkin Park e tutto il sostegno che gli hanno dato, Chester non ha retto a quel trauma, e la morte dell’amico è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Chester Bennington muore a soli 41 anni uccidendosi allo stesso modo il giorno del compleanno dell’amico scomparso. A noi fans lascia un vuoto tremendo, ma soprattutto lo lascia ai figli, alla moglie, ai Linkin Park, i veri orfani di Chester. A me lascia il dolore di fan, ma soprattutto il dolore di chi a lui deve molto. L’essere ecologista, il trovare sapore e senso della vita, lottando ogni giorno per la natura, lo devo a lui, e solo a loro, il mio gruppo del cuore: i Linkin Park. Spero che possano continuare a cantare per lui e per noi, magari cambiando genere, non cantando più le vecchie canzoni, ma continuando a cantare. E’ l’unica cosa che voglio: che i Linkin Park continuino a vivere, ad esistere, e a cantare.

Per voi cosa ha rappresentato questo gruppo musicale?

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