UN PO… DI ENERGIA


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Il nostro fiume Po può creare… un Po di energia, tanta quanto ne crea tre centrali nucleari. A dirlo sono due ricercatori italiani, due cervelli in fuga, eccellenti ricercatori all’Università di Standford: Fabio La Mantia e Mauro Pasta, che fanno subito capire di che Pasta sono fatti. Coadiuvati dai professori Yu Cui e Bruce Logan, i loro studi sull’argomento sono finiti in due importantissime riviste scientifiche: Nature e ACS Nano Letters.

Ma come può il fiume Po produrre energia? Il principio è molto complesso, ma intuitivo. Quando un corso d’acqua dolce incontra il mare (acqua salata) alla foce, avviene una miscelazione. La differenza di salinità tra i due liquidi innesca un processo chimico dal quale si sprigiona energia, che senza qualcosa che la raccoglie, viene sprecata.

I due ricercatori spiegano il procedimento di produzione di energia in quattro passi:

1- Caricamento della batteria in acqua dolce. Durante il primo step vengono rilasciati sodio e cloruro, presenti in origine nei due elettrodi;
2- Sostituiamo la soluzione con l’acqua marina. La maggiore entropia dell’acqua salata rispetto a quella dolce permette un aumento di voltaggio;
3- Scaricamento della batteria. A questo punto “catturiamo” il sodio e il cloruro dell’acqua di mare e li convogliamo nei due elettrodi;
4- Re-immissione dell’acqua dolce nel sistema. Dal momento che l’acqua dolce ha una minore entropia di quella marina, il voltaggio della batteria tenderà a diminuire.

Secondo i calcoli di questi due ricercatori, un sistema di questo genere soddisferebbe, a livello mondiale, il 13% del fabbisogno energetico. Secondo calcoli teorici, se la “Batteria di Miscelazione Entropica”, cioè questo sistema di produzione dell’energia, venisse posta alla foce dei principali fiumi mondiali, si potrebbero ricavare circa 2 Tera Watt: l’equivalente di 2mila centrali nucleari.

Il fiume Po, unito alle acque del Mar Adriatico, potrebbe produrre circa 3,8 GigaWatt di energia, tanta quanta ne producono 3 centrali nucleari. Questa è solo una teoria, perché ragionevolmente il Po potrebbe creare 1,5-2 GW di energia, l’equivalente di una grossa centrale nucleare.

Fonte: ambientebio

SICCITA’ EMERGENZA INFINITA


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In Gallura, nel Nord della Sardegna, è sempre emergenza siccità. I bacini sono semivuoti, sono già scattate le restrizioni per gli agricoltori, ma tra pochi giorni scatteranno pure per la popolazione. Il bacino di Liscia è quasi a secco nonostante le pioggie che si sono registrate a Novembre. Secondo le analisi diffuse dal Distretto Idrografico della Sardegna, il 30 novembre la diga conteneva 27,17milioni di metri cubi d’acqua (il 26,13percento della capienza totale) contro i 28,22milioni di fine ottobre.

Fonte: Notizie Alguer

Nonostante le precipitazioni i bacini, soprattutto a Liscia di Vacca, sono a secco. Qui abbiamo grossi problemi di infrastrutture colabrodo. Bisogna intervenire al più presto. Non so come, ma bisogna intervenire. Altrimenti sarà sempre peggio.

PRIME PIOGGE, PRIMI DANNI


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Finalmente piove, dopo mesi e mesi di siccità. Ma come arrivano le prime piogge, purtroppo, arrivano anche i primi danni, come ci ha abituato l’Italia in questi ultimi anni. Il fiume Tanaro straripa a Garessio, che rivive l’incubo del 1994, quando a causa di un’alluvione morirono decine di persone. E’ emergenza in tutto il cuneese. Ad Alba è stato chiuso per precauzione lo stabilimento della Ferrero, la più grande fabbrica di cioccolato dell’Italia. Alcuni allevatori portano in salvo i propri animali. L’emergenza maltempo dovrebbe cessare domani a mezzogiorno.

L’Italia si sgretola, si scioglie come burro, sotto i colpi del dissesto idrogeologico, che i governi che si susseguono non riescono ad arginare.

TRIVELLATORI ALL’ATTACCO


trivellazioni

Gli effetti scellerati del fallito referendum sulle trivellazioni del 17 aprile scorso si fanno sentire. Un gruppo di trivellatori norvegesi, la TGS-Nopec chiede al Ministero dell’Ambiente l’autorizzazione a ricercare petrolio sui fondali sardi, con la speranza di trovarne, vicino al Santuario dei Cetacei.

La loro arma è il cannone ad aria compressa, che spara bolle in grado di generare suoni tra i 240 e i 260 decibel, mediante una tecnica chiamata “sismica a riflessione”. Insomma, una cannonata di onde che dovrebbe aiutare a capire se sotto al fondale c’è una sacca di idrocarburi. Questa operazione potrebbe provocare l’allontanamento di delfini, capodogli, tartarughe e balene.

Non è bastato il coro di no da parte di Regione, Comuni costieri, Associazioni ambientaliste e politici. L’azienda, che trivella per conto terzi, si rivolge al Ministero dell’Ambiente. E il Ministro Galletti che farà?

LA SARDEGNA HA SETE


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In Sardegna è emergenza siccità. Non piove da mesi, l’agricoltura è in ginocchio e gli invasi sono quasi vuoti. Il livello dell’acqua del Lago Omodeo è sceso di 12 metri. E’ ricomparso persino il nuraghe di Urasala, sommerso dalle acque del lago artificiale. Le immagini registrate da un drone hanno ripreso uno scenario lunare: chilometri di sabbia bianca e terra secca.

In Gallura e in Baronia il bestiame non trova più pascolo. Gli allevatori hanno esaurito le scorte di foraggio che avevano messo da parte per l’inverno. Il mondo agropastorale è in ginocchio. La Sardegna ha sete. E pare che la stagione delle pioggie voglia farsi aspettare ancora a lungo…

SISMA: PERICOLO PER LA DIGA DI CAMPOTOSTO


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Campotosto è un piccolo centro in provincia dell’Aquila. Il suo omonimo lago è il secondo più grande d’Europa, e si trova a 1.300 metri d’altezza. Nasce nel periodo fascista come bacino artificiale per alimentare le centrali idroelettriche della Valle del Vomano. Il lago ha un’estensione di 14 km/q, ha una profondità massima di 35 metri e ha una capacità di 300 milioni di metri cubi d’acqua, e, grazie al suo dislivello, può produrre quasi 800 milioni di kw

Lungo le sue sponde ci sono tre centri abitati: Campotosto, Mascioni e Poggio Cancelli. La diga di Campotosto è la sorvegliata speciale, perché è costruita proprio su una faglia sismica che, a detta degli esperti, è ancora molto attiva. In caso di sisma molto intenso, questa enorme diga artificiale, lunga ben 44 metri, potrebbe cedere, causando danni incalcolabili.

Il Centro Europeo di Formazione e Ricerca in Ingegneria Sismica (Eucentre) ha studiato il caso, e ha auspicato interventi di rafforzamento della barriera. Il gestore della diga (l’Enel) però, ha sempre difeso l’affidabilità dell’impianto. Ha retto benissimo alle scosse di questi anni e di queste ultime settimane, e – secondo altri studi compiuti da alcuni geologi – la mappa della faglia e la diga non sono del tutto sovrapponibili ma la prima sarebbe ad una distanza di trecento metri, il che renderebbe ancora più sicura la barriera di Fucino.

Fonte e immagine: Tiscali Notizie

Nessuna paura, quindi, secondo l’Enel, nessuna preoccupazione, nessun allarme. E allora tutto tace, tutto deve tacere, bisogna assopire gli animi e le coscienze, è tutto sotto controllo, non bisogna creare allarmismi. Ma ora che il sisma ha colpito la zona, e che la faglia è attiva, chi è che spegne la paura degli abitanti? E perché tutto questo silenzio, tutta questa omertà? Che interesse hanno quelli dell’Enel a tacere su questo pericolo?

I PESCI PARLANO


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Sì, e gli asini volano” mi potrebbe rispondere qualcuno… In realtà è stata registrata la “voce” dei pesci. Noi diciamo “muto come un pesce“, ma i pesci parlano e comunicano tra di loro. L’oceano non è silenzioso, siamo noi che non riusciamo a percepire la frequenza del suono. Alcuni scienziati della Curtin University di Pearth lo hanno scoperto.

Questo team di scienziati afferma che la stragrande maggioranza dei pesci scambia quotidianamente dialoghi incessanti che si diffondono anche per decine o centinaia di chilometri. Le acque degli Oceani, di conseguenza, non sono così silenziose come potrebbero apparire alle nostre orecchie. I pesci comunicano tra loro e, garantiscono i ricercatori, cantano, formando persino dei cori, soprattutto all’alba e al tramonto.

Per maggiori informazioni leggete l’articolo pubblicato su Tiscali Ambiente.

Insomma, i pesci parlano e cantano, addirittura in coro. E dialogano tra di loro. Chi sa cosa penseranno degli uomini, in particolare riguardo ai pescatori e a chi scarica rifiuti e veleni in mare. Come cantava l’indimenticabile Lucio Dalla: “Frattanto i pesci dai quali discendiamo tutti assistettero curiosi al dramma collettivo di questo mondo che a loro indubbiamente doveva sembrar cattivo e cominciarono a pensare nel loro grande mare com’è profondo il mare. E’ chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce anzi è un pesce. E come pesce è difficile da bloccare perchè lo protegge il mare, com’è profondo il mare“.

RISPARMIARE CUCINANDO


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Risparmiare cucinando? Da oggi si può. Almeno un pò. Con “Wonderbag“, il cuscino termico che permette di continuare la cottura dei cibi senza utilizzare altro fuoco. L’idea è della sudafricana Sarah Collins, che sfrutta un principio semplice: i cibi continuano a cuocere se inseriti in un ambiente isolato termicamente, e che consente al calore di non disperdersi.

Si stima in questo modo che ciascuna famiglia possa risparmiare il 30% di utilizzo del combustibile (gas) rispetto alla cottura tradizionale. Insomma, i vantaggi sono molti: riduzione dei consumi energetici e delle emissioni nocive (– 250 mila tonnellate di co2 all’anno), meno fumi tossici e risparmio idrico, perché l’isolamento termico riduce la quantità di acqua che evapora e quindi ne serve meno per cucinare.

Il costo, non economico di 30 sterline, ha però un valore solidale: per ciascun cuscino acquistato, uno verrà regalato ad una famiglia povera nel mondo. Il Wonderbag viene infatti utilizzato nei posti dove le famiglie non possono permettersi il lusso di avere il gas in casa. Nella sola Sud Africa sono stati distribuiti ben 500 mila sacchetti. Ed è diffuso anche in altri 15 paesi africani, tra cui Nigeria, Rwanda e Kenya.

Fonte e immagine: green.it

TROPPA PLASTICA NEL MARE


plastica

C’è troppa plastica nel mare e nei pesci. A rivelarlo è stato un rapporto di Greenpeace, che di “persona” è andata a controllare lo stato di salute dei mari. Secondo questo rapporto, nel mare, e anche nello stomaco dei pesci, sarebbero presenti delle particelle dette “microplastiche“, che vengono ingerite dai vari organismi viventi.

Sono definite microplastiche poiché hanno una larghezza massima di 5 mm, che possono essere prodotte anche dall’industria cosmetica (come le microsfere). Dal 2002 al 2013 la produzione di plastica è aumentata, passando da 204 a 299 milioni di tonnellate l’anno. Si pensi che molti di questi prodotti sono monouso, e dunque si produce una montagna di rifiuti che finisce in gran parte nelle discariche o peggio ancora a mare, tramite i corsi d’acqua e gli scarichi urbani.

Greenpeace chiede al Parlamento Italiano di bandire la produzione e l’utilizzo di queste microsfere di plastica nel nostro Paese, anche se per la verità non è verificato che siano proprio queste a causare l’inquinamento dei nostri mari.

Fonte e immagine: intelligonews.it

A mio avviso si potrebbero organizzare delle giornate di volontariato come “Puliamo il Mondo“. “Puliamo il Mare” sarebbe l’ideale, ma per pulire il mare ci vuole gente esperta, non volontari.

COLTIVARE “SENZ’ACQUA”? SI PUO’


roller crimper

Federico Felli ha abbandonato la città nel 1998 per ritornare alla terra, alla campagna, a Casale Monferrato. Una scelta che tanti giovani stanno intraprendendo, ma la sua storia desta curiosità ed interesse. Infatti lui, grazie ad un progetto realizzato dal Rodale Institute riesce ad irrigare il terreno senza sprecare un goccio d’acqua, se non quella che cade dal cielo.

Come ci riesce? Grazie ad una tecnica che consente di coltivare senz’acqua: il Roller Crimper, un rullo piegatore che viene attaccato al trattore e aiuta a concimare il terreno schiacciando le “piante da sovescio”, vale a dire quelle utilizzate tra una coltura e l’altra per arricchire il terreno.

Nei periodi di pausa – per esempio fra il taglio del grano di luglio e la semina del mais in primavera – Felli pianta un mix di 36 erbe che vengono successivamente schiacciate dal rullo diventando una speciale pacciamatura e una concimazione naturale. E l’irrigazione? Con questo metodo non serve più. E’ sufficiente l’acqua che scende dal cielo. Niente acqua, niente concimi chimici, nessun intervento invasivo, tutto quello che serve è naturale.

Fonte: ecoblog.it

Si può davvero coltivare senz’acqua? No, ma senza utilizzare l’acqua, se non esclusivamente quella che scende dal cielo, a quanto pare . Sperando che piova a sufficienza… Già, perché purtroppo piove sempre meno, ed è per questo che sono un pò scettico su questa “innovazione” agricola.

Certo è che se la pioggia non basta, questo metodo contribuirà, se non ad eliminarla del tutto, quanto meno a ridurre la quantità di acqua utilizzata per l’irrigazione, e quindi avrà sicuramente un impatto ambientale decisamente leggero o quasi nullo, rispetto a quanta se ne utilizza ai giorni d’oggi per l’irrigazione.

TRASFORMARE L’UMIDITA’ IN ACQUA


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Trasformare l’umidità in acqua: è quello che è riuscito a fare un architetto italo-svizzero, Andreas Vogler. Si chiama Acqua Warka, una torre alta dieci metri, presentata alla biennale di Venezia nel 2012, nell’ambito dei progetti per lo sviluppo delle popolazioni rurali sprovviste di acqua potabile.

Acqua Warka è una torre capace di immagazzinare l’umidità presente nell’aria e di trasfomarla in acqua, ed è capace di raccogliere fino a 100 litri d’acqua al giorno! La torre è ecosostenibile, perché fatta di bambù e di plastica riciclata. Pesa solo 60 kg. Attualmente è diffusa in Etiopia, dove le popolazioni altrimenti sono costrette ad interminabili viaggi per garantire acqua al villaggio.

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L’idea di questa torre nasce dall’osservazione del piccolo coleottero Namib, in grado di sopravvivere nel deserto condensando l’umidità sul suo addome e trasformandola in piccole gocce d’acqua.

Fonte: sapere è un dovere

Una grande invenzione, un grande segno di umanità.

BLOGUMENTARY: TARTARUGA CARETTA CARETTA


Cari amici,

oggi nella rubrica Blogumentary pubblicherò alcune immagini (tratte da google immagini) della Tartaruga Caretta-Caretta, un tempo in Via d’Estinzione, ma che in questi ultimi tempi si sta ripopolando.

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Ciao a tutti!

IL PIANISTA SULL’ARTICO


einaudi

Il grande pianista e compositore Ludovico Einaudi ha suonato su un iceberg galleggiante nel bianco silenzio dell’Artico. Sembra la Leggenda del Pianista sull’Oceano. Leggenda che diventa realtà. Una nuova performance, realizzata in pieno Mar Glaciale Artico, sullo sfondo del ghiacciaio Nordenskiöld (a Svalbard, Norvegia), davanti ad uno dei ghiacciai che piano piano si sta sciogliendo per effetto del surriscaldamento climatico. Einaudi aveva già suonato in alta quota, ma questa è un’altra storia. Il pianista ha composto una nuova melodia proprio dedicata all’Artico: “Elegia per l’Artico“.

pianoforte artico

Solo per raggiungere la “location” di questa insolita performance, Einaudi ha affrontato un viaggio a bordo della nave di Greenpeace Arctic Sunrise, insieme al suo pianoforte a coda, trasportato nella stiva della nave sin dalla Germania. Il tutto per portare un messaggio “di allarme” in difesa dei ghiacci che si sciolgono, per il surriscaldamento del clima e per effetto dello sfruttamento commerciale sempre più insistente di questa area geografica.

einaudi artico

Fonte: www.deejay.it

Insomma, un messaggio musicale per salvare l’Artico dallo scioglimento dei ghiacciai per effetto dei cambiamenti climatici. Quando la musica si mette a servizio della natura, nasce un’armonia tra uomo e natura che difficilmente si può ritrovare in altri momenti. Godetevi questo nuovo brano.

SARDEGNA: LA GROTTA PIU’ LUNGA D’ITALIA


ogrotta bue marino 2

E’ stato scoperto ad Urzulei, in Sardegna, un passaggio subacqueo che porta alla Grotta de Su Molente. Un sistema carsico che unisce le grotte di Su Palu, Monte Longos e Bue Marino, e che è il più esteso d’Italia: misura ben 70 chilometri. Ora, grazie alla esplorazione del 3 giugno scorso, il grande sistema carsico della Codula di Luna (che comprende le grotte di Su Palu e Monte Longos per un totale di circa 44 chilometri) è stato unito alla grotta di Su Molente e di conseguenza anche alla grotta del Bue Marino.

In questo articolo della Nuova Sardegna troverete i dettagli della scoperta. E adesso alcune splendide immagini delle quattro grotte citate, che fanno parte di un unico complesso che si chiama Codula di Luna.

grotta su palu

grotta su palu 3

grotta monte longos

grotta monte longos 2

grotta bue marino

grotta bue marino 3

grotta bue marino 4

ITALIA PAESE DELLE RISERVE DELLA BIOSFERA


Le Riserve della Biosfera sono particolari aree, terrestri o marine, in cui si sviluppano progetti di tutela della biodiversità e della conservazione dell’ecosistema. In tutto il mondo l’UNESCO ne ha individuato 651, tra cui 13 in Italia. Godiamoci alcune immagini delle Riserve nostrane.

Valle del Ticino
Valle del Ticino
(Lombardia, Piemonte)

Transfrontaliera del Monviso
Transfrontaliera del Monviso
(Piemonte)

Miramare
Miramare
(Friuli Venezia Giulia)

Selve Costiere di Toscana
Selve Costiere di Toscana
(Toscana)

Parco Nazionale Arcipelago Toscano
Parco Nazionale Arcipelago Toscano
(Toscana)

Circeo
Circeo
(Lazio)

Collemeluccio-Montedimezzo
Collemeluccio-Montedimezzo
(Molise)

Cilento Vallo di Diano
Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano
(Campania)

Somma Vesuvio e Miglio d'Oro
Riserva Marina Somma Vesuvio e Miglio d’Oro
(Campania)

Parco Nazionale della Sila
Parco Nazionale della Sila
(Calabria)

Parco del Delta del Po
Parco del Delta del Po
(Emilia Romagna)

Parco Appennino Tosco Emiliano
Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano
(Toscana, Emilia Romagna)

Alpi Ledrensi e Judicaria
Alpi Ledrensi e Judicaria
(Trentino Alto Adige)

Fonte e immagini: Skyscanner

Che ve ne pare? Stupende, da ammirare, e da proteggere.

ANTINCENDIO: IN SARDEGNA UN SOLO CANADAIR (PER ORA)


Canadair

E’ partita la campagna contro gli incendi boschivi. In Sardegna è sicura, per ora, l’attività di un canadair, ubicato ad Olbia. Ma uno solo non basta per combattere gli incendi, a fronte di 1.300 Vigili del Fuoco in servizio nelle 29 basi operative. Il Direttore Regionale dei Vigili del Fuoco, Silvio Saffiotti, assicura che quest’anno l’attività antincendio in Sardegna è tra le priorità nazionali.

La convenzione non è stata ancora firmata. Si farà a metà mese, quando sarà già presa la decisione su quante dovranno essere le basi aeree e quanti canadair dovranno essere messi a disposizione per la Sardegna, che lavoreranno assieme agli 11 Elitanker già noleggiati dalla Regione.

Fonte: La Nuova Sardegna

Attendiamo i prossimi giorni e la firma della convenzione. Ambiente sul Web vi aggiornerà sulla situazione e sulla convenzione definitiva. Uno solo è troppo poco per combattere gli incendi, ma sono ottimista sul fatto che riescano a portare almeno un altro canadair. Cosa ne pensate? E nelle vostre regioni? Come procede la campagna antincendi? Di quanti Canadair disponete?

BUDELLI: L’ISOLA RESTA PUBBLICA


isola di budelli

L’Isola di Budelli, la più famosa isola dell’Arcipelago della Maddalena, resta di proprietà dello Stato. Non correrà più il rischio di essere “sbudellata” dalle speculazioni edilizie. A deciderlo è stato il Giudice Fallimentare del Tribunale di Tempio. Riepilogo brevemente la storia:

Inizialmente Budelli era di proprietà di una società che è stata dichiarata fallita. Al che il Giudice ha cercato di recuperare i soldi per restituirli ai creditori. L’unico modo per poterli recuperare era quello di vendere l’Isola ai privati. La notizia fa il giro del mondo, e attira tanti ricchi privati che vorrebbero acquistarla. Si fa avanti Michael Harte, magnate neozelandese, con un piano per incentivare la ricerca scientifica e la tutela rigorosa della natura. In tribunale ha fatto la sua offerta e il giudice lo ha dichiarato vincitore dell’asta. In cambio di un assegno da tre milioni di euro.

Prima di pagare però, Harte presenta al Ministero dell’Ambiente il suo progetto: ristrutturazione e ampliamento dei “ruderi” già esistenti e creazione di pontili per maxi yacht.  Il parco nazionale ha sollevato subito le barricate, e con l’aumento dei vincoli a difesa dell’isola, Michael Harte ha deciso di rinunciare. Il Presidente del Parco allora ha giocato le sue carte, riuscendo ad ottenere dal Governo nazionale i 3 milioni di euro necessari per esercitare il diritto di prelazione, e il Giudice ha deciso che fosse questa l’unica soluzione.

Con buona pace degli studenti della Scuola Media di Mosso, una località in provincia di Biella, che sognavano di acquistarla con una maxi colletta, ma promettono che i soldi raccolti finora e che continueranno a raccogliere serviranno per valorizzare l’ambiente. Con buona pace dei magnati e dei super ricchi. E anche con buona pace degli speculatori edilizi.

Fonte: La Stampa

L’Isola di Budelli resta all’Ente Parco Nazionale della Maddalena, quindi proprietà di tutti. Ma non siamo proprietari per poterci speculare. Siamo proprietari per poterla difendere, con le unghie e con i denti, per tutelarla, e per valorizzare la sua bellezza. Siamo proprietari per migliorarla, per amministrarla.

E come amministratori dobbiamo rispondere in prima persona di quello che ne abbiamo fatto, all’unico vero proprietario: il Creatore, Dio. Lui sì che ci chiederà conto di come abbiamo utilizzato i beni di cui ci ha fatto custodi. Sì, perché essere proprietari, essere amministratori, significa essere custodi. Custodi di una cosa che poi dobbiamo restituire, con gli interessi. Restituirla migliore di come ce l’hanno affidata. Restituirla sana, protetta, difesa, migliore.

CINA: LO ZOO-ACQUARIO CHE FA INFURIARE GLI ANIMALISTI


orso

Si chiama Grandview Acquarium (l’Acquario Grande Vista) lo zoo che in Cina sta facendo infuriare gli animalisti di tutto il mondo. All’interno dell’acquario non ci sono pesci, ma animali chiusi dentro piccoli acquari senza vedere mai la luce del sole. Gli animalisti lo hanno ribattezzato lo zoo più triste del mondo. Si chiama Grandview Acquarium, ma l’unica vista di cui possono godere gli animali imprigionati è quella dei visitatori che li fotografano in continuazione.

L’esemplare che più attrae i turisti è un orso imprigionato nell’acquario che piange, si lamenta, si nasconde agli occhi dei “curiosi”. Se ne sta lì con il muso piegato da una parte, l’espressione rassegnata. A volte, sempre più raramente, si avventa contro le pareti e urla la sua disperazione. È un orso polare chiuso in una gabbia di vetro dentro un centro commerciale in Cina, nella regione di Guangzhou. In alcuni video si vede che quando i cellulari si avvicinano ai vetri, lui si ritrae, nasconde il muso. Va nell’angolo della sua gabbia di vetro e mostra loro le spalle.

Per aiutarlo Animal Asia ha lanciato una petizione che ha raccolto 130 mila firme. L’Associazione ha fatto reperire queste firme al Grandview, che ha fatto sapere loro che si impegneranno a migliorare il benessere degli animali. Ma non sanno (o forse sì…) che gli animali in questo modo, al chiuso, e fuori dal loro mondo, non possono sopravvivere.

Questo zoo-prigione ha aperto i battenti all’inizio dell’anno: “un successo essere riusciti a intervenire a distanza di così pochi mesi“. Intanto l’orso più triste del mondo rimane accasciato su un pavimento di plastica, con una vasca di acqua e cloro aspettando forse solo di morire.

Fonte: La Stampa

E intanto nessuno si prende la briga di chiudere questo zoo-lager. Come se fosse un’opera strategica per il Paese

L’ITALIA E’ SEMPRE PIU’ BLU


bandiera blu

Le bandiere blu sono un riconoscimento che ogni anno viene assegnato dalla Fee, la Fondazione per l’Educazione Ecologica, in 41 Paesi, tra cui l’Italia. La Fondazione premia ogni anno la qualità delle acque di balneazione, ma anche il turismo sostenibile, l’attenta gestione dei rifiuti e la valorizzazione delle aree naturalistiche.

Crescono ogni anno le località balneari d’eccellenza lungo la Penisola. Sono 293 le spiagge premiate quest’anno (nel 2015 erano 280). Regina tra le Regioni italiane si conferma la Liguria, con ben 25 località premiate, seguita da Toscana (19) e Marche (17). A 14 troviamo la Campania. La Puglia e la Sardegna sono a 11 località premiate. Seguono il Lazio (8), L’Emilia Romagna (7), L’Abruzzo e la Sicilia (6), la Calabria (5), il Molise (3), il Friuli e la Basilicata (2).

Per quanto riguarda i laghi ne abbiamo 1 per la Lombardia, 2 per il Piemonte e 5 per il Trentino Alto Adige.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Insomma, parafrasando l’indimenticabile Rino Gaetano, l’Italia è sempre più blu. E noi ne andiamo fieri. Onore alla bellezza delle località liguri. Speriamo che il prossimo anno possano continuare ad aumentare le nostre bandiere. Cosa ne pensate?

FIUMI E LAGHI ITALIANI INQUINATI


fiume

lago

torrente

Acqua azzurra, acqua chiara, ma avvelenata. E’ questa la fotografia dei laghi e dei fiumi italiani scattata dall’ISPRA. Dai dati (raccolti negli anni 2013 e 2014) emerge che il 63,9% dei campioni analizzati in fiumi, laghi e canali risultano contaminati – con sforamenti nel 21% dei casi. Queste sostanze chimiche raggiungono anche le acque sotterranee nel 31,7% dei casi e oltre i limiti nel 7%. Nella maggior parte dei casi si tratta di erbicidi e fungicidi utilizzati in agricoltura. Tra le sostanze trovate c’è anche il glifosato.

Fonte: national geographic

POLCEVERA: NUOVO SVERSAMENTO


liquido polcevera

Ancora uno sversamento nel Fiume Polcevera, stavolta di un liquido infiammabile. E’ successo ieri sera, e i Vigili del Fuoco sono a lavoro in zona San Quirico, poco distante dal luogo dove lo scorso 17 aprile si è rotto l’oleodotto che ha sversato tonnellate e tonnellate di petrolio. I cittadini lamentano un forte odore di benzina. Anche l’Arpal, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Liguria, sta effettuando i rilievi del caso.

Intanto il Ministro dell’Ambiente Galletti ha voluto effettuare un suo sopralluogo, tranquillizzando la popolazione sul fatto che la situazione sia sotto controllo, e che  non c’è emergenza.

Fonte: ecoblog.it

E’ partita la campagna referendaria del Premier Renzi per le riforme costituzionali. E’ partita addirittura cinque mesi prima della data del referendum, che si terrà ad Ottobre. E comincia a dire già da ora che ha bisogno di tanti voti per poter portare a casa le riforme. C’è chi dice sempre no, e siamo noi. E c’è, sostiene Renzi, chi dice sì al futuro.

Noi che diciamo no siamo i retrogradi, siamo gli antisviluppo, siamo coloro che bloccano l’Italia, siamo coloro che non vogliamo il futuro, siamo coloro che vogliono che l’Italia sia ferma, bloccata. Intanto prima l’ha bloccata lui l’Italia, l’ha invitata lui a rimanere ferma, a rimanere a casa, o ad andarsene al mare, il giorno del primo disastro del Polcevera, il giorno del primo castigo, la notte subito dopo il referendum.

Lui e l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si sono spesi per invitare i cittadini a rimanere fermi, bloccati, nelle loro case, e non andare a votare il referendum sulle trivellazioni al largo delle (e anche vicino alle) nostre coste. Ora, addirittura si spende cinque mesi prima per smuovere l’Italia ad andare a votare?!

Ma che ipocrisia è mai questa? Anch’io invito ad andare a votare al referendum di Ottobre, tutti i 13 milioni di italiani che hanno votato Sì contro le trivellazioni in mare. E a travolgerlo di NO.

Ma come? Prima invita a non andare a votare, ora si sveglia cinque mesi prima per invitare la gente ad andare alle urne? Ha forse paura che vincano i NO? Ha forse paura che i suoi sostenitori (a proposito, dove sono?) non vadano a votare?

Sì, perché a differenza di quel referendum che ha voluto boicottare, questo è valido anche se non va a votare nessuno. Ogni SI e ogni NO ha il suo valore. Così come avrebbe dovuto essere per il referendum abrogativo, quello della legge sulle trivellazioni. Avrei votato SI, almeno all’Italicum, ma voto NO, anche a costo di pentirmene, per come si è comportato. Per aver voluto boicottare il referendum.

Ad ottobre inondiamolo di NO.

“L’ISOLA DI BUDELLI SIA PATRIMONIO DELLO STATO”


isola di budelli

Il Presidente della Fondazione UniVerde, ex Ministro dell’Ambiente ed ex Presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, chiede, come promotore della petizione “Budelli Bene Comune“, che l’Isola di Budelli diventi Patrimonio dello Stato Italiano, così come deciso dal Parlamento nel 2013. Inoltre chiede che il Consiglio di Amministrazione del Parco Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena provveda subito ad acquisirne la proprietà.

Nonostante i fondi per l’acquisizione del Parco della Maddalena da parte del Consorzio, alcuni membri del CdA dello stesso hanno deciso, l’11 aprile scorso, di voler rinunciare all’acquisto dell’Isola. Oltre 100.000 persone hanno già firmato l’appello per salvare Budelli e ora anche il Sottosegretario di Stato, Silvia Velo, ha confermato che Budelli deve essere pubblica, tenendo conto della decisione del Parlamento e dello stanziamento dei fondi destinati esclusivamente per l’acquisto dell’isola.

L’ex Ministro dell’Ambiente afferma che “la riserva integrale non si tocca. Stop ai boicottaggi, si proceda subito a chiudere la vertenza dopo quasi tre anni dalla decisione del Parlamento. E’ assurdo che ancora non si sia giunti a una decisione definitiva sull’acquisto. Lo stesso Presidente del Consiglio della Regione Sardegna, Gianfranco Ganau, ha detto che la Regione Sardegna vuole che Budelli sia patrimonio pubblico“.

Fonte: AskaNews.it

La storia dell’acquisizione dell’Isola di Budelli è piuttosto travagliata. Un’isola contesa dal Consorzio dell’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago della Maddalena, da un magnate neozelandese, Michael Harte che prometteva di tutelarla e di non specularci, ma che poi ha rinunciato, e i mesi scorsi da un gruppo di studenti che volevano acquisire l’Isola volendo farla diventare “L’Isola dei Ragazzi”.

Questi studenti affermavano che con 50 centesimi di euro a testa per ogni studente di tutti i licei d’Italia, si poteva acquisire l’Isola di Budelli. L’iniziativa era stata denominata “Non si s-Budelli l’Italia“. In questo link troverete maggiori informazioni sull’iniziativa.

A mio avviso l’Isola deve rimanere di proprietà della Regione Sardegna. Cosa ne pensate voi?