MADE IN… TUNISI


olio extravergine d'oliva

Ah, l’Italia… Il “Bel Paese“! Il Paese con i luoghi più belli del mondo, con monumenti talmente belli che se li guardisvieni. Il Paese dell’Expò… ma anche dell’Impò. Un Paese di Santi, di Poeti, di Navigatori, di Artisti della Moda, che primeggia nelle auto, nelle tasse, nelle accise sulla benzina! Ma anche in cucina. La Pasta la esportiamo in tutto il mondo, e poi siamo grandi produttori di Olio Extravergine d’Oliva.

Produciamo un olio talmente buono che, grazie all’intervento dell’Europa di qualche giorno fa, e al consenso del Governo nostrano (più strano che no), è diventato Olio Extravergine d’Oliva D.O.T., Denominazione di OrigineTunisina. Sì, perché il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza (500 voti a favore, 107 contrari e 42 astenuti), un provvedimento per sostenere l’economia tunisina, colpita dagli attentati dell’Isis al Museo del Bardo e dal terrorismo Jihaddista.

Che brava l’Europa. Un’Europa santa! Dopo aver risollevato le sorti delle economie di tutti i suoi Paesi membri (eeeeeeh!!…), ora vuole risollevare anche quelle dei Paesi che non appartengono nemmeno al Continente Europeo! Ma dobbiamo davvero essere orgogliosi di appartenere ad un’Europa così santa!

Il provvedimento provvede ad eliminare i dazi alle importazioni di olio che viene dalla Tunisia per due anni (2016/2017), per un’importazione di 35.000 tonnellate all’anno. Ma introduce anche l’obbligo di tracciabilità delle merci, per evitare che i dazi zero si applichino anche ad oli provenienti da altri Paesi, per evitare l’invasione dell’olio abusivo, temuto da alcuni Paesi membri produttori di Olio, come l’Italia, appunto.

Fonte: La Stampa

Ironia a parte, credo che l’importazione di Olio Tunisino rappresenti un grave danno per la nostra economia e per i produttori, nostri e di tutta l’Unione Europea. Rappresenterebbe il colpo di grazia… Soprattutto nel Salento. E io dico: perché non aiutare e sostenere l’economia salentina, colpita dal virus della Xylella?

L’ITALIA DICE STOP AL GLIFOSATO


glifosato

L’Italia dice stop al Glifosato in ambito europeo. In America questo erbicida viene utilizzato nella coltivazione di mais e di soia, e viene considerato “probabilmente cancerogeno” dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca su Cancro, e “probabilmente non cancerogeno” dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare.

L’Italia così affianca la Francia nella sua netta opposizione all’ipotesi di prorogare per altri 15 anni l’autorizzazione UE sull’utilizzo dell’erbicida. L’attuale autorizzazione scade a Giugno. L’Unione Europea viene incontro al Commissario Europeo alla Salute Andriukaitis, volendo ridurre l’autorizzazione al massimo per altri otto-dieci anni anziché quindici.

A prescindere dall’esito della votazione, il nostro Paese sta preparando un “Piano Nazionale Glifosato Zero“, basato: sull’implementazione della rete di monitoraggio dei residui di Glifosato su tutto il territorio nazionale; sull’introduzione dei limiti dell’impiego di questo erbicida; e sulla sua definitiva eliminazione entro il 2020. Dopo venti anni di lotte all’utilizzo degli erbicidi, e un referendum che non ha raggiunto il quorum, finalmente l’Italia apre alla loro abolizione.

Fonte: ecquologia.com

L’Italia fa un utilizzo abnorme di questi erbicidi. Si spera che non sia soltanto un annuncio elettorale, ma che seguano i fatti, il più presto possibile.

SARDEGNA CANTON MARITTIMO?


Sardegna Svizzera

Da quattro anni si sta pensando di far aderire la Sardegna alla Svizzera, e di diventarne il suo ventisettesimo cantone: il Canton Marittimo. Ieri sera si è svolto un incontro a Cagliari con un rappresentante elvetico: ricerca scientifica e innovazione, agricoltura di qualità, ripopolamento e lotta alla dispersione scolastica. Questi sono i temi affrontati ieri sera nel dibattito a Cagliari nell’ambito del progetto “Sardegna Canton Marittimo“.

Un progetto nato quasi da un’utopia: portare la Sardegna via dall’Italia ed unirla alla Svizzera. Un’utopia servita a far nascere una analoga associazione svizzera: la Societè Suisse Sardaigne Canton Maritime. «Promuoviamo le proposte di Canton Marittimo – ha spiegato il presidente Alberto Bertolottiper il bene di questa città e del territorio, per assecondare nuove opportunità di scambio economico e perché la Svizzera è un fondamentale partner turistico».

Io rimango scettico sul progetto. Non che la Svizzera sia peggio dell’Italia o come l’Italia. Però rimango dell’idea che sia anche questo svendere la Sardegna. Si passa di mano in mano. Da “colonia italica” diventiamo “colonia svizzera“. Da obbedire all’Italia dobbiamo obbedire alla Svizzera. Questo è quello che non mi va. Prima di passare alla Svizzera dobbiamo imporre alla Svizzera le nostre regole: autonomia totale, nessuna imposizione dall’alto. Poi si potrà parlare di trasferimento.

DA CHE PARTE STARE?


lupo

Quello che sto per descrivervi è un annoso problema: quello dei lupi, sicuramente da salvaguardare, che si contrappone ai legittimi interessi degli allevatori, preoccupati per lo sterminio dei loro capi. Da che parte stare? Come risolvere il problema dei lupi che invadono le campagne e sbranano gli animali degli allevatori?

Pensare di sterminarli o di ridurne drasticamente la specie è criminale. D’altra parte però le vittime sono gli allevatori, che si vedono sterminare brutalmente i loro capi di bestiame, che danno loro lavoro e sostentamento.

Il WWF si oppone all’idea di sterminare la specie, e propone alcune soluzioni: la sorveglianza del pascolo, la presenza di buoni cani da guardia di razza pastore abruzzese-maremmano, le recinzioni fisse e mobili elettrificate, e ovviamente informazione.

Per maggiori informazioni potrete consultare questo articolo della pagina Scienze Fanpage.

Da che parte stare? Semplice: dalla parte del WWF. Però questa è una cosa che va comunque fatta, l’impegno ci deve essere. Per salvare capra e cavoli. O meglio, lupi ed agnelli.

lupo ed agnello

E voi, che soluzioni proponete?

T.T.I.P.: UNA SIGLA DA TENERE D’OCCHIO


no ttip

T.T.I.P.: una sigla da tenere d’occhio. In Italia sono in pochi a saperlo, ma chi lo sa lo contesta fortemente. T.T.I.P. è il Trattato Transatlantico sugli Investimenti Produttivi che Europa e Stati Uniti stanno negoziando da mesi. Un trattato che consentirebbe di eliminare qualsiasi barriera doganale sull’ingresso e sull’uscita delle merci da e verso tutti i Paesi d’Europa e degli Stati Uniti. Niente più dazi, e quindi niente più confini commerciali tra Europa e Stati Uniti.

Come ogni cosa, anche il T.T.I.P. ha i suoi pro e i suoi contro. I pro sono un aumento del PIL europeo, più posti di lavoro, esportazioni che possono schizzare anche del 28%. Le conseguenze negative possono risultare davvero drammatiche, anche perché l’eliminazione dei dazi e delle dogane consentirebbe di eliminare anche tutti i controlli in entrata e in uscita di tutte le merci, che possono risultare contraffatte e altamente pericolose per la salute.

In Germania, come si legge in questo articolo, sono scesi in piazza a Berlino per protestare contro questo patto scellerato. Erano presenti 250mila persone. Nel silenzio dei media italiani.

Questo Trattato internazionale consente di superare le leggi di tutela in vigore in tutta Europa e in ogni Stato membro dell’Unione, con le tragiche conseguenze che può avere l’applicazione del Trattato in termini di imposizioni dall’alto: c’è il concreto rischio di imposizione, da parte delle multinazionali USA, di cibi OGM, e le contraffazioni alimentari (e non solo) rovineranno il vero Made in Italy con danni incalcolabili per la genuinità dei nostri prodotti e per i nostri agricoltori e allevatori.

Fonte: blogdieles2

Gridiamo anche noi il nostro NO T.T.I.P.!

EXPO 2015: COSA RESTERA’


albero della vita

Si è conclusa ieri a mezzanotte l’esposizione universale del 2015 svoltasi a Milano. Sei mesi, dal primo maggio al trentuno ottobre, di autentico successo. Un successo confermato dai numeri: 21 milioni e mezzo di visitatori nei 54 padiglioni espositivi. Il picco assoluto di visitatori si è registrato il 10 ottobre, con ben 272.785 biglietti staccati. Due milioni di studenti in gita scolastica. E tanti altri numeri li potete trovare in questo articolo.

Ma cosa resterà a Milano a partire da oggi? L’albero della vita, il simbolo dell’Expo, rimarrà a Rho. Domani inizieranno i lavori di smantellamento dei 54 padiglioni. Tanti di essi saranno riciclati nel proprio Paese d’origine (a tal proposito la Repubblica Popolare Cinese è stata premiata per la miglior recuperabilità del padiglione), altri verranno venduti all’asta. Alcuni rimarranno a Milano e subiranno un cambiamento di destinazione d’uso. Ad esempio il Padiglione Coca-Cola diventerà un centro sportivo. Le altre strutture che resteranno saranno il Palazzo Italia e il Padiglione Zero. Per conoscere nel dettaglio tutte le destinazioni dei vari padiglioni vi rimando a quest’altro articolo, dove potrete lèggere anche i riconoscimenti e gli altri premi vinti.

Ma una volta demoliti? Che si farà della grande area espositiva di Milano, che ricordiamo è di 1,1 milioni di metri quadri? Si darà il via alla più grande speculazione edilizia? Oppure si penserà come spero (ma non credo affatto), ad aumentare il verde pubblico cittadino magari con un grande parco, anche tematico, curando il verde e la pulizia dell’area, e tutelarlo vietando qualsiasi tipo di costruzione? Ai posteri l’ardua sentenza.

I PUGLIESI SI RIBELLANO


ulivo

Vi ricordate il caso Xylella, quel batterio killer delle piante d’ulivo in Puglia? Non ve ne ho più parlato, ma voglio tornare sull’argomento. In questi mesi c’è stata una ulivoficina, una strage di ulivi. Infatti l’UE ha imposto di tagliare tutti gli alberi di ulivo, non solo quelli malati (che già sarebbe bastato tagliare i rami malati anziché tutto l’albero), ma anche quelli sani nel raggio di non so quanti metri quadrati dall’albero malato, perché a rischio contaminazione, senza (voler) trovare soluzioni alternative all’eradicazione.

Emmale, mi sembra ci sia una speculazione enorme sull’abbattimento degli alberi. Forse edilizia, forse economica, forse di altro tipo… Ad ogni modo mi sembra ci sia qualcuno che lucra su questo aspetto. Ma non è quello che vi voglio dire in questo post.

Quello che volevo dirvi, invece, riguarda la ribellione dei cittadini pugliesi, quasi tutti contrari all’abbattimento indiscriminato degli alberi d’ulivo. Dicono: “per ogni ulivo eradicato ne ripianteremo cento“. E così è stato fatto, nella c.d. “domenica della disubbidienza“, lo scorso 18 ottobre, e così si continuerà a fare. Le immagini e i video, oltre ad altre informazioni, le potete trovare cliccando su questo link.

Una disubbidienza pacifica e sacrosanta che spero seguano in tanti.

SENZA OLIO DI PALMA


palm oil free

Sono sempre di più le aziende che non utilizzano olio di palma. E sono sempre di più i prodotti alimentari in cui nelle etichette si segnala l’assenza di questo olio molto discusso. E come per ogni argomento ci sono i sostenitori e i detrattori, i favorevoli e i contrari. I detrattori sono coloro che sottolineano la nocività per l’ambiente e per la salute; i sostenitori invece sostengono (scusate il gioco di parole) che l’olio di palma non sia nocivo per la salute, e che le aziende che lo utilizzano lo acquistano solo da piantagioni certificate.

It’s all about the money“: tutto ruota attorno ai soldi. Lo dicono diverse canzoni, ma è vero. Infatti il vero motivo per cui viene utilizzato olio di palma è quello di abbattere i costi di produzione. Infatti un’azienda che utilizza olio di palma risparmia circa il 40-50% rispetto a chi utilizza olio di semi o burro.

Visto il clamore mediatico derivante dai danni che provocherebbe all’ambiente, molte industrie dolciarie hanno deciso di scrivere sulle etichette la dicitura “palm oil free” o “senza olio di palma“. Alcuni marchi lo sottolineano, altri vi hanno rinunciato nel corso del tempo.

Fonte: ecoblog.it

LEGGE SUL CONSUMO DI SUOLO: SINGOLARE PROPOSTA DEGLI INDUSTRIALI


salviamo il paesaggio

L’edilizia, si sa, è un settore strategico per l’Italia. Come l’acciaio, il carbone. Ma… strategico per chi? Chi è che ne trae beneficio? Il Paese? Gli Italiani? O gli industriali del cemento, dell’acciaio e del carbone? Ed ecco dunque la singolare proposta di Confindustria di Cuneo: visto che il settore dell’edilizia è in crisi nera, contro la proposta di legge del controllo del consumo di suolo (in Parlamento da ormai tanto tempo), gli industriali di Cuneo propongono una “cementificazione preventiva” dei terreni.

Nel Giugno scorso gli industriali hanno organizzato un seminario per tutte le imprese aderenti dedicato proprio a questa proposta di legge. La proposta di legge, a detta degli industriali di Cuneo, dovrebbe tutelare sì l’ambiente e il territorio, ma rischia di impedire qualsiasi tentativo di crescita aziendale con effetti collaterali devastanti per le aziende stesse soprattutto in questo periodo di crisi.

Il problema originario della proposta di legge sarebbe quella per cui viene tutelato solo il suolo agricolo, con una serie di divieti e di sanzioni per le imprese non agricole. Ecco che allora gli industriali propongono una soluzione: impermeabilizzare il terreno edificabile non ancora costruito per evitare che diventi agricolo, cioè sporcare di cemento i loro terreni prima che vengano dichiarati “agricoli” anziché “edificabili”, ma questa proposta ha dei costi proibitivi.

Fonte: salviamoilpaesaggio.it

Ma il vero problema della proposta di legge, a mio avviso, è che cerca di “contenere” il consumo di suolo anziché arrestarlo e puntare sul “riciclo” del cemento. E sarebbe un vero problema se la gente seguisse queste proposte.

VENETO: DISASTRO AMBIENTALE A CAUSA DELL’ACQUA INQUINATA


acqua in veneto

Sarebbero ben 59 i comuni inquinati in Veneto tra le province di Padova, Vicenza e Verona. Le falde acquifere infatti sono inquinate da Pfas, sostanze rilasciate dalla fabbrica Miteni di Trissino, che da quarant’anni è in attività nel Veneto ed è gestita da una multinazionale. Da decenni questi materiali inquinano le falde acquifere, comprese quelle per l’irrigazione dei campi, con conseguente inquinamento del prodotto alimentare.

Sono tanti i pozzi inquinati da queste sostanze, che avrebbero una persistenza di circa sessant’anni nell’acqua e di cinque anni nel sangue. Perciò dodici associazioni ambientaliste, guidate da Legambiente, hanno sporto denuncia per disastro ambientale, richiedendo il sequestro dei pozzi inquinati. L’avvocato E. Varari, firmatario dell’esposto, denuncia che “l’inquinamento è irreversibile, e ha effetti disastrosi sulla salute umana“.

E’ a dir poco preoccupante la situazione sanitaria in Veneto, prima regione per quanto riguarda l’incidenza dei tumori, soprattutto a causa del Pfas, che attaccherebbe testicoli, reni e linfonodi, e che colpiscono soprattutto gli adolescenti.

Fonte: identitainsorgenti.com

Un disastro ambientale che i media hanno finora tacciuto. Ed è giusto che si cominci a parlarne.

ORTO SUBACQUEO


basilico

Coltivare il basilico sul fondale marino? Si può! E’ l’idea di un gruppo di sub liguri per coltivare anche sul fondale marino. Così Sergio Gamberini, amministratore di “Ocean Reef“, ha avuto l’idea di piantare alcuni semi di basilico in fondo al mare in un piccolo barattolo, lasciandolo per un paio di giorni. Così facendo ha notato che le piante in questo ambiente crescono abbastanza in fretta, ed ecco il primo orto subacqueo. Ora Sergio vuole puntare ad allargare l’esperimento puntando sulla coltivazione subacquea anche dei funghi, fagioli e lattuga.

Fonte: Ecoblog.it

Un’idea buonissima. Una sola domanda: Con l’acqua salata anche il basilico viene salato? Ma soprattutto senza la luce del sole (che non arriva in fondo al mare), come fa a crescere una pianta? Eppure è cresciuta… Voi cosa ne pensate?

FORMAGGIO COL LATTE IN POLVERE O SENZA LATTE? CE LO CHIEDE L’EUROPA!


formaggio

Ancora una volta l’Europa dimostra tutta la sua malvagità: frontiere chiuse agli immigrati (e lasciatemi dire che sono fiero dei nostri veri eroi, che sono quelli della Guardia Costiera che vanno a salvare i migranti dai barconi in avaria), e imposizioni assurde: prima l’aranciata senza arance, poi il cioccolato senza traccia di cioccolato, e ora il formaggio prodotto con latte in polvere o senza latte. Pena una sanzione salatissima.

Un’Europa violenta, malvagia, che stravolge la natura (aranciata senza arance, formaggio senza latte… assurdo), chiusa a chi bussa alle sue porte in cerca di futuro, chiusa alla remissione del debito greco, dimenticandosi del fatto che anche tanti anni fa anche la Germania è stata salvata grazie alla remissione di tutti i suoi debiti, altrimenti avrebbe subito la stessa sorte che l’Europa in questi anni sta infliggendo alla Grecia. Ora arriva l’ennesimo atto di violenza:

L’Europa diffida l’Italia per le sue norme troppo stringenti e per il divieto di utilizzo del latte in polvere concentrato e ricostituito per la fabbricazione del formaggio. Una cosa che si fa in tutta Europa, tranne che da noi. Risultato? Il formaggio italiano è il più buono di tutti. Questo viene considerato come un ostacolo alla libera circolazione delle merci.

Allora, cosa dovremmo fare? Sottometterci al diktat o pagare la sanzione? Direi che questa sia la strada giusta, soprattutto per tutelare i nostri produttori, che hanno visto l’esportazione dei formaggi aumentata del 9,3% nel primo trimestre del 2015. Un motivo ci sarà. L’Italia, almeno sul cibo, è prima in tutto il mondo. Basta con i diktat europei. Basta con imposizioni assurde.

I PADRONI DELL’ACQUA


cascate iguazu

Mega banche e multinazionali si stanno comprando l’acqua del mondo, e questo accade ad un ritmo davvero preoccupante. T. Boone Pickens, l’ex presidente George H.W. Bush e la sua famiglia, Li Ka-shing di Hong Kong, Manuel V. Pangilinan delle Filippine e altri stanno comprando migliaia di ettari di terreno con falde acquifere, laghi, diritti di sfruttamento, aziende di erogazione, azioni in compagnie di ingegneria e tecnologia dell’acqua.

E mentre questi si stanno comprando l’acqua di tutto il mondo, i governi stanno rapidamente limitando la capacità dei cittadini di procurarsela autonomamente: Gary Harrington, nell’Oregon, è stato condannato a 30 giorni di prigione per aver raccolto l’acqua piovana dei tre laghetti situati sulla sua proprietà privata.

Una delle opportunità più lucrative è il fracking, ovvero la fratturazione idraulica. Ogni pozzo richiede dai 10 ai 20 milioni di litri d’acqua, l’80% della quale non può essere riutilizzata perché è 10 volte più salata dell’acqua di mare. Citigroup raccomanda ai proprietari di diritti di sfruttamento dell’acqua di venderla alle compagnie di fracking anziché agli agricoltori, perché l’acqua per il fracking può essere venduta ad un prezzo 60 volte più alto di quella per l’agricoltura.

Purtroppo la corsa alla privatizzazione dell’acqua pare inarrestabile: molti stati hanno difficoltà finanziarie e non sono più in grado di mantenere e aggiornare le loro aziende di erogazione. Di fronte alle offerte di milioni di dollari da parte di Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Citigroup, UBS, ecc., città e stati avranno molta difficoltà a rifiutare le privatizzazioni. Il Signor Nestlé ha pure dichiarato che gli esseri umani non hanno diritto all’acqua.

Fonte e immagine: sapere è un dovere

Ecco chi sono i padroni dell’acqua mondiale, da spodestare il prima possibile.

EUROPA FUORI DI TESTA


ulivo

Per combattere la Xylella, il batterio killer degli alberi d’ulivo che sta colpendo soprattutto la Puglia in questi mesi, la Francia dice di voler boicottare tutti i prodotti provenienti dalla Puglia. Ora l’Europa ci indica la sua “soluzione”: fare piazza pulita: tagliare non solo le piante malate, ma anche tutte quelle piante che si trovano a 100 metri dall’albero malato. Inoltre blocco totale dell’attività vivaistica e divieto di impiantare nuovi alberi d’ulivo. Infine, stop totale alla commercializzazione delle specie indiziate e nessuna deroga per le viti, sebbene il ceppo di Xylella fastidiosa riscontrato in Puglia, come è stato dimostrato scientificamente, non sia in grado di attaccarle.

E’ quello che ha deciso a Bruxelles il Comitato permanente per la salute delle piante. Per il Salento, la tagliola imposta rischia di provocare, in prospettiva, più danni di quelli che sta già procurando la malattia. Ha provato ad opporsi l’Italia, ma è rimasta isolata davanti al fronte comune di Francia, Grecia e Spagna, a cui si sono aggiunti tutti gli altri Paesi membri. Ora la Puglia vuole adire le vie legali.

Fonte: italaw

E’ una scelta assurda, irrazionale, senza logica, senza senso.

STRAGE DI ULIVI IN PUGLIA


moria ulivi

In Puglia è in corso una morìa di ulivi per via di un batterio, chiamato Xylella. Per combattere questo batterio è stato deciso di abbattere gli alberi. Oggi sono stati abbattuti i primi sette alberi d’ulivo malati nelle campagne di Oria. Protestano gli ambientalisti. Una cinquantina di manifestanti sono stati identificati dai carabinieri. I manifestanti, che hanno cominciato a presidiare la zona, recintata per impedire il blocco dei “lavori”, pensano anche di accamparsi per un sit-in notturno.

Intanto i primi sette alberi sono stati abbattuti. I manifestanti, circa una settantina, hanno lottato per impedire l’abbattimento spietato degli ulivi, andando contro le ruspe, gli operai e le forze dell’ordine, anche se non vi è stato alcun contatto fisico. L’abbattimento e il rogo delle sterpaglie e dei rami malati riprenderà domani mattina.

Dopo il caso del Punteruolo Rosso che uccideva le Palme, questo è un nuovo caso che va affrontato come il precedente, ovvero cercando soluzioni alternative all’abbattimento degli ulivi. Questa protesta mi ricorda tanto la lotta al Gezi Park ad Istanbul per impedire l’abbattimento di 600 alberi per costruirvi un’enorme moschea e un enorme centro commerciale. E io sto con gli ambientalisti.

E voi? Da che parte state? Non credete che bisogna studiare altre soluzioni?

SARDEGNA: CANNABIS PER BONIFICARE I TERRENI INQUINATI


cannabis

La coltivazione della Cannabis in Sardegna diventa legale, ma solo per bonificare i terreni inquinati. Infatti il Consiglio Regionale ha approvato una norma che consentirà di coltivare le piantine nei terreni da bonificare. Infatti la Cannabis, oltre ad avere proprietà terapeutiche riconosciute a livello internazionale, avrebbe anche la capacità di assorbire le sostanze nocive presenti nei terreni.

Una legge destinata a creare inevitabili polemiche, anche perché le coltivazioni saranno finanziate con soldi pubblici (si parla di mezzo milione di euro), e saranno costantemente sorvegliate. Sarà l’Agenzia Regionale Agris a dover individuare i terreni ove dovranno essere coltivate le piantine.

In Italia la Cannabis è ancora illegale, anche se da tempo si pensa di renderla legale. Chi coltiva la Cannabis rischia fino a 7 anni di carcere, e chi la vende, anche in piccole quantità, rischia fino a quattro anni di carcere.

Fonte: Il Secolo XIX

Beh, io principalmente sono contrario alla droga, e quindi anche alla Cannabis. Avrei preferito altro tipo di intervento, a dire il vero. E voi cosa ne pensate di questa legge regionale?

TSIPRAS, SVOLTA VERDE?


atene

Si è parlato molto in questi giorni della vittoria elettorale di Alexis Tsipras in Grecia. Un leader giovane (ma il nostro Matteo nazionale è più giovane :D), rivoluzionario, che ha saputo risvegliare e riunificare la Sinistra greca (cosa che il nostro Matteo invece vuole affossare). Subito dopo la grande vittoria elettorale, che per due seggi non ha avuto la maggioranza assoluta, si è voluto alleare con gli antieuro greci, un partito di estrema destra, paventando una virata a destra da far accapponare la pelle.

Ora invece pare che Tsipras abbia accantonato l’idea degli antieuro per allearsi con i Verdi greci. L’accordo è nato dal fatto che il programma del neopremier ha dieci punti in condivisione con il programma dei Verdi:

  1. Protezione dei beni comuni (acqua, foreste, coste ecc)
  2. Uscita dalle energie fossili entro 20 anni
  3. Orientare l’agricoltura verso produzioni di qualità e bio
  4. Promozione del turismo sostenibile
  5. Risparmio energetico per le abitazioni
  6. Concessione per lo sfruttamento delle miniere nel rispetto dell’ambiente
  7. Sviluppo delle ferrovie
  8. Riforma della gestione dei rifiuti tenendo conto delle 3 R (riduzione, riuso e riciclo)
  9. Riforma del sistema elettorale verso il proporzionale
  10. Pesca sostenibile

Quello che un pò mi preoccupa di questo programma verde è il sesto punto, sfruttamento delle miniere nel rispetto dell’ambiente. Ma ci sono anche altri punti un pò controversi, che riguardano, ad esempio, la caccia e il carbone. Infatti in Grecia la maggior parte dell’energia viene prodotta delle miniere di carbone. Inoltre Tsipras deve fronteggiare pure le proteste dei cacciatori, contro la sua idea di vietare la caccia.

Info e foto: ecoblog.it

Insomma, Tsipras non avrà vita facile, ma speriamo riesca a governare bene e nel rispetto dell’ambiente. Cosa ne pensate? Quando i Verdi italiani ritorneranno a contare? Quando anche in Italia si formerà una cultura e una politica verde?

ALLARME: IL CIOCCOLATO RISCHIA DI ESTINGUERSI


cioccolato

Questa notizia per un amante del cioccolato come me è una cannonata nello stomaco. Adoro il cioccolato, soprattutto quello al latte e il nocciolato, e ne consumo tantissimo. Il fondente mi piace molto meno, devo dire. Ma sapere che il cioccolato potrebbe rientrare nelle “specie” in via d’estinzione mi scoinvolge.

A lanciare l’allarme sono due dei più grandi produttori di cioccolato al mondo: Mars e Barry Callebaut, che sottolineano come il consumo sia in netto e costante aumento. Pensate che nel 2013 sono stati consumati 70mila tonnellate in più rispetto all’anno precedente. E la produzione rischia di non stare più al passo con la domanda globale.

A determinare l’innalzamento della domanda (e quindi anche dei prezzi, che sono aumentati del 60% in due anni), sarebbe il consumo sfrenato del cioccolato in Occidente, ma soprattutto in Cina, dove si consuma tanto cioccolato fondente, che “brucia” il maggior numero di piante. Ghana e Costa d’Avorio, due dei maggiori coltivatori di piante di cacao, devono fare i conti con carestie e siccità, oltre che con i parassiti che hanno rovinato gran parte dei raccolti.

Fonte: l’Unione Sarda.

Credete che sia io, golosissimo, il principale responsabile della via d’estinzione del cioccolato? :O

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E DOPO DARIO, ANCHE DANIELA RITORNA ALLA TERRA


olio extravergine

L’altro ieri vi ho raccontato la storia di Dario, un ragazzo che ha abbandonato il suo lavoro sicuro, la sua carriera, per ritornare alla terra, e vivere da “uomo dei boschi“. Oggi vi racconto un’altra storia, simile, di una ragazza di 31 anni, Daniela, che ha deciso di lasciare il suo lavoro sicuro per coltivare e vendere olio extravergine d’oliva, e ritornare così alla terra, che di questi tempi torna molto utile.

Lavorava in una grande casa farmaceutica, ma ha lasciato il suo lavoro per dedicarsi all’imprenditoria. Ora vende un prodotto Made in Italy di grande qualità, apprezzato in tutto il mondo: l’olio extravergine d’oliva. E’ questo il motivo per cui lei si è messa, un anno fa, a disposizione del mercato. Obiettivo di Daniela è far diventare l’olio extravergine d’oliva, biglietto da visita della Dieta Mediterranea, un prodotto social, declinandolo sulle varie piattaforme come facebook, twitter, eccetera.

Nella sua intervista rilasciata al sito ecoblog.it, Daniela fornisce un dato molto interessante: il nostro olio extravergine è molto apprezzato nel Nord Europa. Grandi fette di mercato le abbiamo poi anche in Nord America e Cina. Gli italiani scelgono l’olio extravergine d’oliva perché parte integrante della nostra dieta mediterranea, sinonimo di sana e corretta alimentazione.

Infine Daniela ci da due consigli: non acquistare possibilmente olio extravergine d’oliva nella grande distribuzione, ma scegliere olio proveniente dai piccoli frantoi italiani che sono la nostra vera ricchezza; scegliere oli che siano confezionati in bottiglie di vetro scuro o in latta. Consigli preziosissimi, da seguire ed attuare.

Un’altra storia di coraggio, di libera scelta, di ritorno alla nostra madre terra, che non si stanca mai di alimentarci, nonostante tutto il male che le possiamo fare e che le stiamo facendo. Un altro grande esempio da cui prendere spunto per il nostro futuro. Cosa ne pensate?

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L’UOMO DEI BOSCHI


bosco

E’ la storia di Dario, un ragazzo che ha deciso di rinunciare a una vita ricca di successi per andare a vivere solitario nei boschi dove ha trascorso la sua infanzia, a contatto con la natura. In una sua intervista al sito ehabitat.it, dove potrete trovare la notizia, dichiara la sua difficoltà nel rapporto con gli altri, che vedevano quella di Dario come una scelta incomprensibile. E ci scherzava su, lasciandosi chiamare “l’uomo dei boschi”.

E’ uno fra i tanti che è tornato alla terra, e tornare alla terra, scusate il gioco di parole, torna veramente utile di questi tempi. Alcuni si sono affiancati ad aziende agricole, altri hanno ereditato terreni dai loro parenti. Lui è tornato alla terra per i ricordi di un tempo, quando erano bambini, seduti ad ascoltare i racconti del nonno, e ad ammirare le stelle. Era un grande campo quello coltivato dal nonno, poi abbandonato da tanti anni, e l’incuria lo ha trasformato quasi in terra battuta. Ma lui non si è abbattuto, e con tanta fatica, lavoro, pazienza, è riuscito a far tornare il loro campo agli antichi splendori di un tempo, il tempo della sua fanciullezza, sicché i ricordi sono potuti sbocciare ancora di più. Nell’intervista potrete leggere nei dettagli tutto il lavoro che ha dovuto svolgere e tutte le difficoltà che ha incontrato anche con i propri amici.

Ha tanti progetti per il futuro: aprire un bioparco, organizzare pranzi e cene vegetariane e vegane, per raccogliere fondi allo scopo di sostenere le continue attività di coltivazione dei terreni; addirittura vorrebbe realizzare percorsi bio per i disabili e per i non vedenti. Vorrebbe fare l’apicoltore per produrre del miele biologico molto variegato, per via della immensa biodiversità di fiori e piante che può offrire la natura. E molto altro ancora.

La vita a contatto con la natura è dura, per tutto il lavoro e la fatica e la pazienza che ci vuole per rendere fertile la nostra Terra, ma è allo stesso tempo meravigliosa, che ti fa stare in pace con te stesso e ti fa dire “è proprio la vita che volevo realizzare”.

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STOP ALL’ARANCIATA SENZA ARANCE


aranceto

Qualche anno fa l’Unione Europea ha approvato una legge che obbligava a produrre aranciata senza arance, bevande al gusto di arancia, con una minima percentuale di arance: il 12%. Ora la camera ha approvato una norma che obbliga le aziende a produrre aranciata aumentando la percentuale di arance dal 12 al 20%. E’ ancora troppo poco, ma già per un aumento di solo 8 punti percentuali della quantità di arance nelle aranciate si stima che vengano spremute e vendute ben 200 milioni di chili di arance in più. Esulta la Coldiretti: “È stata sconfitta la lobby delle aranciate senza arance che pretendeva di continuare a vendere acqua come fosse succo”.

Sono 23 milioni di persone che consumano ogni anno succhi e bevande gasate. Aumentare la quantità di arance nelle aranciate significa benefici non solo per i produttori, ma anche per i consumatori, con bevande di qualità sempre migliore, anche in conto di salute, se si pensa al fatto che un’aranciata con più arance riduce il rischio di obesità! E questa legge rappresenterà una manna dal cielo per Sicilia e Calabria, due regioni grandi produttrici di arance.

Sì, bisogna fare di più, aumentare ancora di più la percentuale di arance contenute nelle aranciate. Ma è già un primo passo verso il miglioramento della qualità della vita dei produttori, e anche della nostra vita. Cosa ne pensate?

TERRE VIVE


agricoltura

FOTO PRESA DAL SITO ECOBLOG.IT

Terre vive” è il nome del decreto per vendere i terreni statali inutilizzati agli under 40. Prevede la vendita dei terreni agricoli ai giovani sotto i quarant’anni, già a partire dal prossimo settembre. Ben 5.500 ettari di terreno saranno messi in vendita ai giovani che vogliono avviare un’attività agricola. Prevede mutui a tasso zero e detrazione sugli affitti dei terreni al 19%. E non si possono cementificare. Tutti i dettagli in questo articolo.

Un bel modo per rilanciare l’economia rispettando e valorizzando l’ambiente e le nostre risorse naturali. Un’opportunita di sviluppo economico, un lavoro a contatto con la natura. Voi cosa ne pensate di questo decreto?

SARDEGNA IN FIAMME


fuoco

La Sardegna brucia. L’inferno è scoppiato giovedì. Roghi, quasi certamente di origine dolosa, nell’Oristanese, nel Sulcis e nel Medio Campidano, dove sono stati costretti a far evacuare una comunità per il recupero dei disabili e addirittura un ospedale. Le fiamme sarebbero partite da una pineta e spinte dal vento si sono propagate fino a lambire l’ospedale Sirai, a Carbonia, dove è stato evacuato l’intero reparto di ostetricia e ginecologia. Ad Oristano brucia una parte della Pineta di Torregrande.

Per arginare il rogo sono intervenuti tre elicotteri e un canadair, oltre a decine di Vigili del Fuoco, Forestali e volontari che sono intervenuti a terra. Gli agenti hanno arrestato due piromani. I danni sono al momento incalcolabili, molto ingenti. La Coldiretti sarda ha chiesto lo Stato di Calamità Naturale per i danni subìti dall’agricoltura.

In Sardegna ritorna la triste stagione degli incendi e degli incendiari. Una piaga con cui la Sardegna deve ogni anno fare i conti. Incendi per lo più di origine dolosa si propagano distruggendo migliaia di ettari in pochi giorni. E’ ovvio che una regione ricca di verde come la Sardegna ha bisogno di più mezzi a disposizione per combattere gli incendi. E sono queste le vere grandi opere che possono compiere i governi, le vere infrastrutture che devono “costruire”. Altro che F-35, i cacciabombardieri bloccati addirittura dal governo USA. Qui abbiamo bisogno di ACQUAbombardieri

Foto presa dal sito classmeteo.it

L’OSSIMORO DELLA “CHIMICA VERDE”


chimica verde

Ieri è stato inaugurato un impianto di “chimica verde” a Porto Torres, per la produzione di bioplastiche. Con la benedizione di tutti. Un mega impianto che darà lavoro a circa trecento operai, più tutti gli agricoltori della zona, che coltiveranno il combustibile

Si celebra la chimica verde. Un ossimoro che ormai sta scomparendo dalle idee dei politicanti. Non è più un ossimoro per loro. Basta che inquini di meno e subito diventa verde. Ma inquina.

Ora, se questo impianto serve a trasferire gli operai degli impianti di Porto Torres allora è “accettabile”, ma se si integra a questi impianti senza assumere gli operai di quegli impianti, allora bisogna sopprimerlo.

NASCONO LE CITTA’ GALLEGGIANTI


città galleggianti

Nascono le città galleggianti. Un colosso d’investimento cinese sta valutando di costruire delle vere e proprie “Floating Cities“, città galleggianti autosufficienti, per contrastare il sovraffollamento e la cementificazione di spazi verdi che possono essere destinati all’agricoltura. Spazi verdi ed attrezzature sarebbero localizzati sia sopra che sotto la superficie dell’acqua, mentre le aziende agricole, i vivai ed i centri di raccolta per i rifiuti consentirebbero alla comunità la massima autosufficienza, producendo cibo e smaltendo i rifiuti nella massima sostenibilità.

I progettisti pensano alle città galleggianti ad emissioni zero di carbonio e consumo energetico nullo, che sarebbe garantito dagli impianti alimentati da energia rinnovabile. Le città galleggianti sarebbero poi collegate tra loro ed alla terraferma grazie ad una rete di tunnel subacquei immaginati come vere e proprie strade con tanto di marciapiedi e carreggiate, lungo le quali viaggeranno le auto elettriche e trasporto pubblico ad emissioni zero.

città galleggianti2

Può sembrare un progetto fantascientifico eppure la China Transport Investment Co, una delle più grandi società d’investimento cinese, sta studiando attentamente il progetto per avviare entro il prossimo anno la costruzione di un primo prototipo in scala ridotta di Floating City.

Foto e Info prese dal sito rinnovabili.it

Città galleggianti. Sono una nuova opportunità di sviluppo sostenibile, anche per evitare la cementificazione degli spazi verdi; oppure visto che ormai di spazi verdi ne sono rimasti pochi, e che un pianeta solo non basta, si cerca di cementificare anche il mare? Cosa ne pensate voi? Ah, se soffrite di mal di mare vi consiglio di restare sulla terraferma