AMBIENTE: LA SPERANZA NEI GIOVANI


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Venerdì scorso c’era il famoso “Black Friday”, la più grande giornata di sconti soprattutto nel mondo dell’elettronica, dove si ammassano tante persone per acquistare la tecnologia a prezzi scontati e decisamente più accessibili. Ma di fronte a questo mondo c’è un mondo parallelo, di giovani e giovanissimi che, pur stando ore e ore su internet con i cellulari, tengono gli occhi ben aperti sul mondo che li circonda.

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Così, in contrapposizione al Black Friday, milioni di giovani in tutto il mondo sono scesi in piazza per il loro Green Friday, il quarto venerdì di proteste noto come Fridays For Future, della giovanissima “influencer” ecologista Greta Thunberg. Il consumismo sfrenato e idolatrato contro la difesa della terra e del mondo che ci circonda.

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A proposito di Greta, lei è a Lisbona, e parteciperà al summit mondiale Cop25 a Madrid. Inutile dire che ha ripetuto l’impresa di spostarsi in catamarano, a emissioni zero, rifiutando i continui inviti di passaggio in aereo e di biglietti pagati per partecipare al summit di Madrid, cominciato avantieri. E’ rientrata dagli Stati Uniti così come era partita, salpando il 13 novembre scorso con la speranza di arrivare in tempo per il summit. Ieri l’attracco a Lisbona, e ora si sposterà a Madrid. Un grande esempio di come sia possibile spostarsi nel pieno rispetto dell’ambiente.

Ed ecco che dall’Africa arriva un altro giovanissimo, di nome Ismael Essome Ebone, Camerunense, che, durante un temporale aveva visto alcune bottiglie di plastica galleggiare. Così ha deciso di andare in giro per raccogliere le bottiglie di plastica e costruire una canoa in attesa della successiva bufera. I pescatori sono rimasti esterrefatti nel vedere la sua EcoBoats galleggiare.

L’ambiente soffre, geme, per il comportamento degli uomini del nostro tempo. Ma gli anticorpi ci sono, e sono giovani, forti, brillanti, come Greta, come Ismael, come i milioni di giovani che partecipano ai Fridays For Future per il clima, impegnandosi anche nel proprio piccolo, in prima persona.

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C’è ancora speranza per un mondo migliore, ed è tutta riposta nei giovani, nei quali credo moltissimo. E nonostante stia inesorabilmente uscendo dalla mia gioventù, mi sento ancora parte di questa nuova generazione. Tecnologica, sì, ma anche innovativa e attenta all’ambiente.

TUTTI DEVONO SAPERE, TUTTI DEVONO CONDIVIDERE


Fotografia de Elena Rubanu

Tratto da un post su Facebook:

🔥 Le Isole Canarie stanno bruciando
🔥 La California sta bruciando
🔥 L’Oregon sta bruciando
🔥 Washington sta bruciando
🔥 La Columbia sta bruciando
🔥 L’Alberta sta bruciando
🔥 Il Montana sta bruciando
🔥 La Nuova Scozia sta bruciando
🔥 La Grecia sta bruciando
🔥 Il Brasile sta bruciando
🔥 Il Portogallo sta bruciando
🔥 L’Algeria sta bruciando
🔥 La Siberia sta bruciando
🔥 L’Amazzonia sta bruciando

ExTexas è sott’acqua

India, Pakistan e Nepal con enormi monsoni sono sott’acqua

Sierra Leone e Nigeria con enormi inondazioni sott’acqua

🌞Italia, Francia, Spagna, Svizzera, Ungheria, Polonia, Romania, Bosnia, Croazia e Serbia sono attaccate da un’ondata di caldo impressionante

🌞 California meridionale sotto ondata di caldo infernale

“Solitamente ad agosto, la città di San Francisco ha raggiunto i record di 106 gradi, quando ora raggiunge i 115 gradi Fahrenheit. Mentre la Carolina del Nord cucina ancora all’inferno

((🌎)) Il vulcano Yellowstone registra 2.300 movimenti da giugno

((🌎)) Il tremore di 5.3 colpisce l’Idaho

((🌎)) Terremoto in Giappone 6.1 con Tsunami Warning

((🌎)) Tremore del Messico 8.2 con avvertimento sullo Tsunami

((🌎)) Tremore in Messico del 7.1

((🌎)) Tremore in Cile del 5.0

((🔥)) Russia: Esplosione Nucleare

🌊 Hurricanes Harvey, Irma (il più grande mai registrato), Jose e Katia stanno spazzando l’Atlantico

Per terminare un livello di brillamento solare X10 C.M.E. Il più alto mai registrato

In poche parole:
SIAMO NELLA MERDA!
Pensi ancora che non stia succedendo nulla?

TUTTI DEVONO CONDIVIDERE, TUTTI DEVONO SAPERE.


Fotografia de Elena Rubanu

Preso da un post su Facebook:


🔥 Le Isole Canarie stanno bruciando
🔥 La California sta bruciando
🔥 L’Oregon sta bruciando
🔥 Washington sta bruciando
🔥 La Columbia sta bruciando
🔥 L’Alberta sta bruciando
🔥 Il Montana sta bruciando
🔥 La Nuova Scozia sta bruciando
🔥 La Grecia sta bruciando
🔥 Il Brasile sta bruciando
🔥 Il Portogallo sta bruciando
🔥 L’Algeria sta bruciando
🔥 La Siberia sta bruciando
🔥 L’Amazzonia sta bruciando

ExTexas è sott’acqua

India, Pakistan e Nepal con enormi monsoni sono sott’acqua

Sierra Leone e Nigeria con enormi inondazioni sott’acqua

🌞Italia, Francia, Spagna, Svizzera, Ungheria, Polonia, Romania, Bosnia, Croazia e Serbia sono attaccate da un’ondata di caldo impressionante

🌞 California meridionale sotto ondata di caldo infernale

“Solitamente ad agosto, la città di San Francisco ha raggiunto i record di 106 gradi, quando ora raggiunge i 115 gradi Fahrenheit. Mentre la Carolina del Nord cucina ancora all’inferno

((🌎)) Il vulcano Yellowstone registra 2.300 movimenti da giugno

((🌎)) Il tremore di 5.3 colpisce l’Idaho

((🌎)) Terremoto in Giappone 6.1 con Tsunami Warning

((🌎)) Tremore del Messico 8.2 con avvertimento sullo Tsunami

((🌎)) Tremore in Messico del 7.1

((🌎)) Tremore in Cile del 5.0

((🔥)) Russia: Esplosione Nucleare

🌊 Hurricanes Harvey, Irma (il più grande mai registrato), Jose e Katia stanno spazzando l’Atlantico

Per terminare un livello di brillamento solare X10 C.M.E. Il più alto mai registrato

In poche parole:
SIAMO NELLA MERDA!
Pensi ancora che non stia succedendo nulla?

DISASTRO AMBIENTALE A MASSA


Uno schifo, un inquinamento ambientale ai limiti del dolo. Il Fiume Frigido inquinato dalla marmettola, marmo finemente tritato e scaricato sui fiumi. L’acqua è bianca, e dalle immagini sembra che sia appena passata un’alluvione.

Foto presa dal blog del Gruppo di Intervento Giuridico.

Gruppo d'Intervento Giuridico onlus

Massa, Borgo al Ponte, Fiume Frigido, inquinamento da marmettola (5 novembre 2017),

Ancora una volta, domenica 5 novembre 2017, il Fiume Frigido è stato pesantemente inquinato dalla marmettola, inquinamento testimoniato dalle fotografie del prof. Elia Pegollo, strenuo difensore dell’ambiente apuano.

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PRIME PIOGGE, PRIMI DANNI


tanaro

Finalmente piove, dopo mesi e mesi di siccità. Ma come arrivano le prime piogge, purtroppo, arrivano anche i primi danni, come ci ha abituato l’Italia in questi ultimi anni. Il fiume Tanaro straripa a Garessio, che rivive l’incubo del 1994, quando a causa di un’alluvione morirono decine di persone. E’ emergenza in tutto il cuneese. Ad Alba è stato chiuso per precauzione lo stabilimento della Ferrero, la più grande fabbrica di cioccolato dell’Italia. Alcuni allevatori portano in salvo i propri animali. L’emergenza maltempo dovrebbe cessare domani a mezzogiorno.

L’Italia si sgretola, si scioglie come burro, sotto i colpi del dissesto idrogeologico, che i governi che si susseguono non riescono ad arginare.

ADDIO SOPRINTENDENZE, ADDIO TERRITORIO ITALIANO


soprintendenza

Certo che questo Governo, il terzo non eletto, si sta dando da fare per indebolire il territorio, un territorio troppo fragile come quello italiano. Talmente fragile che alle prime piogge estive provoca alluvioni e frane tremende, come è successo a Belluno, il Cadore devastato, tre vittime tra cui una quattordicenne (leggete qui).

Innumerevoli sono gli attentati all’ambiente: dal Decreto sui reati ambientali, il quale dice che deve pagare solo chi inquina “abusivamente“, e quindi chi è stato autorizzato a “lavorare“, a “costruire” è stato autorizzato anche ad inquinare, non è “abusivo” e quindi non paga; agli innumerevoli decreti “Salva-Ilva”, l’ultimo quest’oggi per riaprire il primo altoforno chiuso da una sentenza (leggete qui), per difendere una industria altamente inquinante, ma strategica per il governo (anche se non si sa chi ne beneficia di questa “strategia”) chiusa dalle sentenze, riaperta dal Governo, il quale, quando era all’opposizione diceva che si dovevano accettare e rispettare tutte le sentenze, e ora che sono al Governo le sopprimono.

Dalla mala gestione della questione Xylella Fastidiosa (il batterio killer degli ulivi nel Salento, con l’Europa che ci impone di tagliare anche gli alberi sani!!!), alle trivellazioni, all’ultima trovata, il Ddl Madia sulla Riforma della Pubblica Amministrazione. Ma come si può dire che si rovina l’ambiente con una riforma che riguarda un altro settore? Eppure lo hanno fatto, con la soppressione delle Soprintendenze.

Per chi non lo sapesse, le Soprintendenze sono enti periferici del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, con compiti in ambito territoriale in materia di beni culturali, paesaggistici, museali, archivistici ed affini. Sopprimendo le Soprintendenze quindi, il territorio non sarebbe più tutelato, perderebbe i suoi “anticorpi”, che lo proteggono da attacchi esterni.

Per il Professor Tomaso Montanari, il DDL Madìa sulla pubblica amministrazione rappresentail più grave attacco al sistema della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale mai perpetrato da un Governo della Repubblica Italiana. Anzi, l’attacco finale e definitivo“. Questo perché “se il Governo vuol fare un’autostrada in un bosco secolare o in un centro storico, lo chiede a qualcuno che è diretto dai prefetti: cioè sostanzialmente a se stesso. Addio territorio italiano” (leggete qui).

E ricordiamoci pure che questo governo non è stato eletto da nessuno. Che dobbiamo fare? Non vi pare sia abbastanza? Io spero che qualcuno prenda la decisione di far partire una petizione anche online contro l’abolizione delle soprintendenze. Non possiamo più continuare a subire così.

NON AVETE ALCUN DIRITTO DI PIANGERE


alluvione

Riporto un articolo di Domenico Finiguerra, grande ambientalista che stimo, scritto il primo marzo scorso, ma che è purtroppo più attuale di allora. A chi ci accusa di bloccare lo sviluppo:

Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie: “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandi speculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle. Non avete alcun diritto di piangere!
Nessun diritto di piangere le dieci vittime dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo Paese. Siete i veri barbari di questo nostro Paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango. No. Non avete alcun diritto di piangere!
E gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente, che prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questi Paese, di questo pianeta.

SULL’ALLUVIONE DI GENOVA, L’EDITORIALE DI MASSIMO GRAMELLINI


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Per quanto riguarda l’alluvione di Genova, vi lascio un editoriale di Massimo Gramellini, vice direttore de “La Stampa”, che ieri ha rilasciato in diretta su raitre a “Che Fuori Tempo Che Fa”. Parole che fanno riflettere:

Il Sindaco era a teatro, il numero della protezione civile non ha funzionato e l’allarme è stato dato dopo l’alluvione. In Italia a ogni tragedia si ripete sempre l’8 settembre. Cioè, ognuno va per i fatti suoi nel vuoto dello Stato e in un alternarsi di fallimenti collettivi ed eroismi individuali. Come quel Vigile Urbano che due ore prima dell’alluvione, di sua iniziativa (sembra che nessuno glielo avesse detto), girava da solo per le strade di un quartiere di Genova e suonava i citofoni per consigliare a tutti di non uscire di casa.

Ecco, dopo l’alluvione di Genova, la quarta in mezzo secolo, l’ennesimo disastro prevedibile che ha colto la patria degli “Schettini” di sorpresa, viene da chiedersi se più che di uno “Sblocca-Italia”, il decreto che sta preparando Renzi, questo Paese non avrebbe bisogno di un “Rattoppa-Italia”.

Cioè, se più che scaricare sul territorio martoriato altre tonnellate di cemento, non servirebbe invece bonificare, riparare, consolidare tutto quello che c’è già. Nel farlo, però, andrebbe definitivamente impedita la pratica tutta italiana delle ditte che perdono l’appalto e immediatamente dopo fanno ricorso contro chi lo ha vinto, bloccando il cantiere per anni, come è successo a Genova.

Questo è un Paese, l’Italia, dove su cento persone che lavorano, trenta cercano di fare le cose, e le altre settanta cercano di impedirle. Per dirla con uno di quei giochini di parole che fanno la gioia del nostro Presidente del Consiglio, “non è possibile che i TAR blocchino sempre i TIR”, cioè che la burocrazia ostacoli qualsiasi iniziativa, pubblica o privata, salvo poi chiudere entrambi gli occhi nelle Terre di Mafia, dove gli appalti seguono evidentemente logiche più sbrigative.

Non è possibile che ci si accapigli su chi doveva lanciare l’allarme, e a che ora lo ha veramente lanciato, quando sono anni che gli abitanti di Genova lanciano l’allarme sull’incuria dei loro torrenti, e nessuno li ha mai ascoltati, confidando nel solito stellone. Ma soprattutto non è possibile che la colpa sia sempre di qualcun altro, e mai di chi ne condivide la responsabilità. E non è possibile che nessuno di costoro abbia l’umiltà, per una volta, di abbassare la testa e di chiederci scusa.

Di questo editoriale mi colpiscono soprattutto queste parole, una domanda a cui lascio a voi un commento: “dopo l’alluvione di Genova, la quarta in mezzo secolo (…) viene da chiedersi se più che di uno “Sblocca-Italia”, il decreto che sta preparando Renzi, questo Paese non avrebbe bisogno di un “Rattoppa-Italia”. Cioè, se più che scaricare sul territorio martoriato altre tonnellate di cemento, non servirebbe invece bonificare, riparare, consolidare tutto quello che c’è già”.

GENOVA RIVIVE L’INCUBO DI TRE ANNI FA


alluvione 1

E’ successo ancora. Genova ancora una volta subisce un’alluvione a causa delle piogge. E si muore ancora. Tre anni fa l’alluvione ha provocato sei morti, stavolta uno. Un uomo di 57 anni ha perso la vita. Sono esondati il Bisagno, il Fereggiano e lo Sturla, ed è deragliato un treno, ferito il macchinista. E’ successo tutto poco dopo le 23 di ieri. In pochi minuti l’acqua ha raggiunto il centro della città. Come tre anni fa. Le auto sono state trascinate, e molte sono accatastate l’una sopra l’altra. Il livello dell’acqua ha raggiunto i due metri in diverse parti della città. Numerose le case e i negozi allagati. La popolazione si è rifugiata ai piani alti delle abitazioni. Esondano pure le polemiche: “non è stata data l’allerta, nessuno ci ha avvertito”. L’allerta meteo massima è prevista fino a mezzogiorno di quest’oggi.

Questa è la situazione. Ancora una volta pochi giorni di pioggia bastano a saturare il terreno, ad affogare il territorio troppo fragile, troppo debole. Ancora una volta si piange, si polemizza, si parla, ma non si fa niente. Ancora una volta si privilegiano le “grandi opere”, gli investimenti per salvare le cattedrali nel deserto, le industrie che eruttano morte, e si continua a voler investire sull’edilizia, sul costruire ancora, anziché ristrutturare quello che c’è. Ancora una volta la natura ci presenta il conto. E noi paghiamo in conto di vite spezzate, e di territorio sempre più fragile. E continuiamo a piangere, e a dire che bisogna investire sulla messa in sicurezza del territorio, però non lo facciamo mai. Per quello i soldi mancano sempre. E noi continuiamo a pagare le scelte scellerate che violentano il territorio.

PRIMO MAGGIO: UNA “LOTTA” ETERNA TRA AMBIENTE E LAVORO


primo maggio

Sembra una lotta eterna tra ambiente e lavoro, tra salute e sviluppo, tra inquinamento e difesa dei posti di lavoro. In questo primo maggio vorrei riflettere sullo scontro tra lavoro e ambiente. Da che parte sta la “verità”? Da che parte dobbiamo stare? Perché non si riesce a conciliare l’ambiente con il lavoro?

Acciaierie, centrali e miniere di carbone, raffinerie, la c.d. “chimica verde” (che di verde ha solo il nome), inceneritori, multinazionali che oggi ci sono, e domani scappano con tutti i soldi dei finanziamenti statali ed europei, lasciando malattie, inquinamento, fame, morte. Sono tante le vertenze aperte su questi fronti.

Da una parte c’è chi ci lavora dentro, ci sono gli OPERAI, che hanno sicuramente il diritto di lavorare, e difendono a spada tratta il loro lavoro, con disperazione, con tutte le loro forze. E ne hanno tutto il diritto! Dall’altra parte c’è l’ambiente, che noi difendiamo, e l’inquinamento che producono questi mostri, anche in conto di morti, di malattie, di intere regioni del pianeta mai più abitabili, insanabili. Che tra l’altro Aprile 2014 è stato il mese più inquinato della storia. E noi? Da che parte dobbiamo stare?

L’Italia si è affidata a un modello di sviluppo che ha portato benessere nel breve-medio periodo, ma che nel lungo periodo ha portato disoccupazione, morti, malattie, fame, miseria, disperazione.
Adesso è il momento di cambiare modello di sviluppo, basato sul rispetto dell’ambiente, e sulla sua valorizzazione: fonti rinnovabili, agriturismi, parchi naturali, escursioni e gite in natura, riparazione e valorizzazione dei nostri beni culturali, storici e paesaggistici, che rappresentano la nostra grande bellezza, puntando sul turismo, sulle nostre bellezze, sull’agricoltura, sul Made in Italy, sulla valorizzazione dei nostri prodotti agricoli e delle nostre carni, abolendo la globalizzazione alimentare. Stop alle esportazioni e alle importazioni dagli altri paesi di prodotti che poi vengono spacciati per italiani, danneggiando i nostri produttori.

Bisognerebbe ripensare a questo modello di sviluppo: stop al consumo del territorio per costruire grandi opere: la vera grande opera è la messa in sicurezza del nostro territorio, che si sgretola ogni volta che scende un pò di pioggia; stop al consumio del territorio, alla cementificazione selvaggia, alle concessioni edilizie fin troppo facili: si cambi a un modello che punti sul “riciclaggio” del cemento, restaurando vecchie (e ormai in disuso) abitazioni ed edifici (e fino a quando non saranno restaurate, lasciamo gli abusivi dentro le case abusive, poi trasferiamoli e abbattiamo quelle case); basta inceneritori, ce ne sono già troppi, si dia via libera al riciclaggio, anche creativo, dei rifiuti.
Ma fino a quando non si trovano soluzioni alternative e concrete bisognerebbe “sopportare” questi mostri, lasciarli eruttare e poi bonificare e trasferire i loro operai accompagnandoli nel loro nuovo lavoro, anche attraverso dei corsi di formazione. Affinché il lavoro non manchi davvero mai.

Ma qui siamo in Italia, e queste cose non si vogliono fare. Le mie sono solo proposte inascoltate. E voi da che parte state?

FRANA A SEATTLE, E’ DISASTRO


frana

24 morti, 176 dispersi. Questo è il drammatico bilancio di una frana avvenuta a nord di Seattle, nella piccola località di Oso. I soccorritori continuano a scavare con i mezzi meccanici e anche con le mani. Fango e detriti si sono staccati da una collina e si sono abbattuti sulle case della cittadina, travolgendo tutto nel raggio di un miglio quadrato.
Si tratta del più grande disastro causato da una frana negli ultimi 40 anni negli Stati Uniti. Il precedente più drammatico risale al 1969, quando una serie di frane e allagamenti uccise 150 persone nella Contea di Nelson, in Virginia. Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha già dichiarato lo Stato di Emergenza, ordinando i soccorsi e l’assistenza.

SCOPERTA NECROPOLI A GRUARO


necropoli

A Gruaro, in Provincia di Venezia, è stata scoperta una necropoli, che è stata ribattezzata “Piccola Pompei“. Un imponente complesso monumentale funerario risalente al III secolo Dopo Cristo. Lo scavo ha riportato alla luce un complesso che comprendeva un podio di blocchi calcarei alti quasi due metri e lungo sei, due sarcofagi sulla sommità, altri due sarcofagi in pietra poco distanti da quelli, e i resti di una necropoli risalente al primo secolo Avanti Cristo.
Il tutto in buono stato di conservazione. Lo stato di conservazione lo si deve a una serie di alluvioni che nel quinto secolo Dopo Cristo hanno ricoperto l’area con uno strato di sabbia e detriti. Una scoperta affascinante che potrà portare in futuro a nuovi posti di lavoro nel settore del turismo, con visite guidate. Insomma, un’altra attrazione del bel paese che è l’Italia, da conservare, tutelare e valorizzare. Cosa ne pensate?

TRA CRISI E CALAMITA’ NATURALI, L’ITALIA E LA GRECIA SONO UNITE IN UN DESTINO COMUNE


spiaggia privata

grecia3

La crisi economica e la malavolontà della politica ha costretto sia l’Italia, sia la Grecia, a svendere i suoi gioielli, compresi spiagge e posti incantevoli e incontaminati, che diventano privati. A questo si aggiungono le calamità (più o meno) naturali: alluvioni in Italia (qui troverete tutti gli aggiornamenti). Bastano pochi giorni di pioggie stagionali per mettere in allerta l’Italia intera, in cui la gran parte dei Comuni Italiani sono a rischio idrogeologico; terremoti in Grecia, dove trema l’isola di Cefalonia (qui).

Un tempo, Roma e Atene erano due super potenze mondiali, che hanno scritto secoli e secoli di storia. Una storia un tempo gloriosa. Oggi Roma e Atene, Italia e Grecia, vivono le stesse difficoltà, economiche ed ambientali. Unite in un beffardo destino comune.

ALLUVIONI IN SARDEGNA: 16 MORTI ACCERTATI


sardegna alluvione

Sedici morti accertati, centinaia di sfollati, allagamenti, crolli, frane, a causa di un ciclone che ieri si è abbattuto in Sardegna. Alle dieci il Consiglio dei Ministri dichiarerà lo Stato di Emergenza. In 24 ore è piovuta una massa d’acqua che equivale a metà della quantità che cade in un anno. Si contano oltre 600 interventi di soccorso dei vigili del fuoco e quattro sezioni operative di vigili del fuoco sono partite dal Lazio e dalla Toscana per aiutare nelle operazioni di soccorso.

Centinaia gli interventi: nella provincia di Nuoro i comuni maggiormente colpiti sono quelli di Bitti, Lula, Onanì, Oliena, Macomer, Orgosolo, Orosei, Galtellì, Dorgali e Nuoro città. Sulla strada Nuoro-Oliena sono crollati i ponti a Norgheri e nuraghe di Badu `e Chercu e sulla Nuoro-Orgosolo è crollato il ponte presso la diga in costruzione di Cumbidanovu a Orgosolo. Molte scuole oggi sono rimaste chiuse.

Un poliziotto è morto in un intervento di soccorso. Il fuoristrada di servizio con a bordo tre colleghi, le cui condizioni sono considerate molto gravi, è precipitato da un ponte crollato della provincia, la Oliena Dorgali, nel Nuorese. Il mezzo stava aprendo la strada a un’ambulanza: a un tratto il viadotto si è aperto in due e l’auto è precipitata. La vittima, assistente capo e capopattuglia, 44 anni, lascia la moglie e due figli. I tre colleghi sono ricoverati in ospedale.

Le notizie drammatiche si susseguono una dopo l’altra. Un morto è stato trovato a Telti, in seguito al crollo di un ponte. Sempre nel Nuorese c’è stata un’altra vittima, nel comune di Torpè, uno dei comuni sardi più colpiti dall’ondata di maltempo: qui hanno ceduto gli argini del rio Posada e l’ondata è arrivata nella parte bassa del paese, trasformata in una lago. Un’anziana di 90 anni è stata ritrovata morta nella sua abitazione invasa dall’acqua. Nella notte altre tre persone sono state trovate morte dai soccorritori a Torpè. Altra vittima a Uras, in provincia di Oristano: una donna di 64 anni, Vannina Figus, è stata trovata morta nella sua abitazione mentre cercava di soccorrere il marito. Il marito è ricoverato in stato di ipotermia.

Sei delle vittime nella sola Olbia, dove i danni sono gravissimi. Frane, ponti crollati, voragini nelle strade, quartieri sommersi, con l’acqua alta più di due metri. Tre morti si registrano nel crollo di un ponte, sulla Strada Provinciale 38 Olbia-Tempio Pausania. Si tratta di una coppia di coniugi e di un’altra donna che viaggiavano a bordo di un furgone. È stato poi confermato l’epilogo tragico delle due persone disperse dopo che la loro auto, una Smart, era stata travolta dall’onda di piena in via Cina, alle spalle dello stadio Comunale. Una donna e sua figlia sono state ritrovate morte. Il padre della piccola, un poliziotto, è invece riuscito a mettersi in salvo. La sesta vittima è un’anziana donna ritrovata cadavere in via Lazio nella sua abitazione invasa dall’acqua. Il bilancio è definito del tutto provvisorio.

Tutto il mondo è paese. Nessuno può pensare di sentirsi al sicuro. Tutti siamo vulnerabili. Non si può dire “dae cust’abba non bibo” (da quest’acqua non bevo). Ovviamente auguriamo che non succeda più, da nessuna parte. Ma l’Italia ha il dovere di intervenire per mettere in sicurezza tutti i comuni italiani, perché tutti i comuni sono a rischio idrogeologico.

LE FILIPPINE NELL’OCCHIO DEL CICLONE


tifone

Le Filippine sono colpite in questi giorni da un violentissimo ciclone. La tempesta, tra le più potenti della storia, ha distrutto centinaia di case, provocato frane e onde alte 6 metri. Corrente e comunicazioni interrotte in varie isole. Quasi mezzo milione di persone ha trovato riparo nei centri di evacuazione. Potrebbero essere oltre 1.200 i morti causati dal supertifone Haiyan (localmente si chiama ‘Yolanda‘) che venerdì mattina si è abbattuto sulle Filippine. Lo afferma la Croce Rossa, precisando di aver ricevuto rapporti sulle vittime a Tacloban e nella provincia di Samar. Un ufficiale dell’aeronautica che ha sorvolato la capitale dell’isola di Leyte riferisce di aver visto i corpi delle vittime nelle strade trasformate in torrenti dalle inondazioni.

Il tifone ha toccato terra con raffiche fino a 313 chilometri all’ora, una velocità che, se confermata, lo farebbe diventare il più potente mai registrato nella storia. La tempesta, di “categoria 5“, è arrivata dall’Oceano Pacifico, portando con sé anche piogge torrenziali e onde alte fino a sei metri. Le Filippine sono particolarmente esposte a tempeste fortissime, perché l’arcipelago è il primo bastione di terraferma che i tifoni formatisi nell’Oceano Pacifico incontrarono nel loro cammino. Nel 2012 il tifone Bopha causò 2.000 vittime.

(FONTE: Repubblica.it)

DISSESTO IDROGEOLOGICO IN TOSCANA


smottamento

In realtà nel titolo avrei dovuto scrivere “in Italia“, perché tutta l’italia è interessata dal dissesto idrogeologico che causa danni ingenti a causa di frane, smottamenti, alluvioni, allagamenti, inondazioni, crolli. E provoca danni ingenti alle abitazioni, e qualche volta miete pure delle vittime.

In questi giorni è allarme dissesto idrogeologico in Toscana, dove si è registrata una vittima: un uomo di 52 anni il cui corpo è stato recuperato dai Vigili del Fuoco nel sottopasso ferroviario a Serre di Rapolano. E’ scattata anche l’allerta maltempo, da parte della Protezione Civile, a partire da stasera e per domani.

In Toscana dunque si sono registrati fino a 200 millimetri di pioggia caduta nelle ultime 24 ore nella sola zona del bacino dell’Arno, mentre in altre aree le piogge registrate hanno oscillato tra i 50 e i 70 millimetri in 24 ore, il che ha portato a esondazioni e straripamenti dei corsi d’acqua che hanno allagato le strade e le abitazioni.

L’Italia frana alla prima pioggiaQuesto ci fa riflettere su quali siano davvero le grandi opere da finanziare.

QUANTO E’ INQUINATA L’ITALIA


inquinamento

Siamo un paese abbastanza virtuoso per quanto riguarda emissioni di gas serra e superficie boscata. Ma dobbiamo ancora lavorare molto per migliorare la qualità dell’aria nelle zone metropolitane e tenere sotto controllo il rischio idrogeologico. Sono queste le principali conclusioni cui sono giunti gli esperti dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), relative all’anno 2012. Ecco una rapida carrellata dei dati più significativi emersi dallo studio.

Gli italiani si spostano sempre meno, sia per vacanza sia per lavoro. Per contro, aumentano gli arrivi e le presenze di turisti stranieri, rispettivamente del 5% e del 3%. Nel 2011, l’Italia presenta 4.901 acque di balneazione, di cui il 91,9% è conforme ai limiti imposti dalla Direttiva 76/160/CEE. Per 7 regioni costiere la percentuale di conformità ai valori guida è compresa tra il 90% e il 100%, in 4 è superiore all’80%, nelle restanti 4 è tra il 50% e il 72%.

Il mezzo di trasporto più utilizzato dagli italiani per i viaggi e dagli stranieri che visitano il nostro paese rimane l’automobile. Il settore trasporti, in Italia, nel 2012, è responsabile del 23,4% delle emissioni totali di gas serra.

La principale minaccia per i nostri boschi è oggi ancora rappresentata dagli incendi, il 72% dei quali, nel 2011, è risultato essere di natura dolosa, il 14% colposa e il restante 14% di natura dubbia.

Rimane tuttavia pesante la pressione esercitata sull’ambiente dalle attività industriali: continuano a preoccupare, infatti, gli effetti negativi sulla salute dell’uomo e sugli ecosistemi causati dalla presenza di sostanze pericolose nel suolo, nel sottosuolo, nei sedimenti e nelle acque sotterranee.

Dal 1 novembre 2011 al 31 dicembre 2012, sul territorio nazionale, sono avvenuti 4.129 terremoti di magnitudo maggiore o uguale a 2, ed è sensibilmente aumentato il numero di quelli con magnitudo superiore a 5. Le frane censite sono circa 487.000 e interessano un’area pari al 6,9% del territorio nazionale. La popolazione esposta a fenomeni franosi ammonta a 987.650 abitanti. Nel 2012 sono stati censiti dall’ISPRA 85 eventi di frana principali sul territorio nazionale. È stato inoltre stimato che in Italia le persone esposte ad alluvioni sono 6.153.860.

Arriviamo infine alla cementificazione. In Italia, secondo l’Ispra, sono stati consumati, in media, 7 m2 al secondo per oltre 50 annioggi il consumo di suolo raggiunge gli 8 m2 al secondo. In pratica, ogni 5 mesi viene cementificata una superficie pari a quella del comune di Napoli e ogni anno una superficie pari alla somma di quelle dei comuni di Milano e Firenze.

Per informazioni più dettagliate, vi rimando alla fonte di queste informazioni: 5 minuti per l’ambiente.

ALLARME ALLUVIONE IN TOSCANA


ombrone

Le forti piogge di questi giorni (anzi, di questi mesi, e sotto quel punto di vista il 2013 è un anno “fortunato“, ricco di piogge) stanno mettendo a dura prova l’idrogeologicità dell’Italia, in particolare della Toscana.

Esonda il fiume Ombrone; a rischio anche il Bisenzio. Scuole chiuse in diverse località; Chiusa l’A1; Già numerosi i danni, specie tra i capannoni ed i campi invasi dall’acqua. Alle 13 infatti aveva raggiunto il III livello di guardia (6 metri). Alle 14 sono avvenute le prime modeste tracimazioni del reticolo minore che hanno interessato le località di Caserane, nel comune di Prato e Case Coveri. Un’altra tracimazione anche alla confluenza tra il Brana e l’Ombrone.

I tecnici della Protezione Civile di Prato, riuniti per far fronte all’emergenza dei fiumi Ombrone e Bisenzio, raccomandanoa tutti i cittadini di evitare in ogni modo di recarsi nei seminterrati e nelle cantine” alla periferia di Prato. Si invitano poi gli abitantia prestare la massima attenzione e per quanto possibile a prendere tutte le precauzioni per salvaguardare le persone”. Nella zona industriale di Vaiano si sono verificati allagamenti di alcuni laboratori e fabbriche. Alle 14 le casse di espansione del fiume Ombrone sono state aperte e il livello fiume si è abbassato immediatamente di circa 10 centimetri. Secondo la Prefettura di Prato una nuova fase di picco della piena è però “prevista alle 16”.

Chiusa la carreggiata suddirezione Firenzedell’autostrada A1, tra Pian del Voglio e Barberino di Mugello, a causa di uno smottamento dovuto alle forti piogge. Nel tratto chiuso, il traffico è bloccato e si sono formati 8 km di coda. E’ stata istituita l’uscita obbligatoria a Pian del Voglio, per questo motivo ci sono 3 km di coda tra Rioveggio e Pian del Voglio. Sull’Alta Toscana, vi sono stati accumuli mediamente compresi tra 50-80 mm, ma con punte che hanno superato i 200 mm a Prato.
Fonte: MeteoRomagna – su Facebook

Amici della Toscana, sono vicino a voi. Tenete duro.

CASE GALLEGGIANTI CONTRO LE INONDAZIONI


casa galleggiante

Laguna di Lagos, Nigeria – Sorgerà una comunità di case galleggianti nella Laguna di Lagos, in Nigeria, colpita da numerose inondazioni, per salvare gli abitanti, e anche le loro case. La necessità di reagire alle problematiche causate dal cambiamento climatico ha portato a produrre soluzioni sempre più originali ed innovative, rispondendo a precise esigenze umane e con l’aiuto di design sempre più affascinante, come la realizzazione di abitazioni galleggianti. Così le comunità possono sentirsi al sicuro dai cambiamenti climatici. Cosa ne penssate?

L’ITALIA FRANA ANCORA…


Ancora frane, smottamenti e alluvioni, soprattutto in Toscana, Liguria, Umbria e nella Capitale. Basta un giorno di pioggia intensa, fitta, causata dai cambiamenti climatici in atto che accelerano il corso di eventi catastrofici purtroppo non più rari, per creare distruzione e morte. I cambiamenti climatici aumentano l’intensità delle piogge e la potenza devastante degli eventi purtroppo non più “estremi”, perché sempre più frequenti. L’incuria e l’inciviltà dell’uomo che divora interi ettari di territorio in poco tempo per cementificare, anche in modo abusivo, il nostro non più “Bel” Paese.
In 48 ore è caduta una quantità impressionante d’acqua: quello che di solito cade in sei mesi dell’anno. Tutto in due giorni.

In Umbria è esondato il fiume Paglia, con l’acqua che è arrivata fino a tre metri d’altezza in alcune zone. Si stimano danni per oltre dieci milioni di euro. A Perugia è esondato il Nestare, allagando tutto: case, negozi, garage, campagne. Situazione drammatica nel Senese e nell’Aretino. Nel Grossetano tre operai dell’Enel sono morti mentre  stavano andando in auto sul luogo di un intervento. Morto anche un uomo di 73 anni nelle campagne di Capalbio nella sua auto sommersa dal fango. A Cortona la frana di un muro si è abbattuta su alcune case lasciando senza tetto otto famiglie. Orbetello è completamente isolata, Albinia è raggiungibile solo con i mezzi anfibi e diverse persone si sono rifugiate sui tetti. Un centinaio gli sfollati. Allagate anche diverse fabbriche. A Roma preoccupa il livello del Tevere.

E’ mai possibile che per due giorni di pioggia intensa (e anche fin troppo violenta) debba franare l’Italia? Un Paese ad altissimo rischio idrogeologico, dove ogni Regione deve fare i conti con abusivismo, cementificazione, concessioni edilizie troppo facili, e poi con alluvioni, frane e smottamenti purtroppo sempre più frequenti.

L’Italia frana ancorasotto i colpi dell’abusivismo, della cementificazione e della sua fragilità idrogeologica.

LIPARI: TRENTA MILIONI DI DANNI


Ammontano a trenta milioni di euro i danni provocati dalla frana nelle Isole Lipari, trenta milioni che, secondo il Ministro dell’Ambiente Corrado Cliniavrebbero potuto essere evitati con un investimento di un milione di euro in prevenzione“. Si presume che la causa scatenante l’alluvione sia una discarica abusiva: da una decina d’anni si sversavano tonnellate di materiali inerti

EMERGENZA MALTEMPO ALLE EOLIE


Messina – Un’ora di pioggia ha messo in ginocchio l’isola di Lipari e la frazione Canneto. Dalle colline si sono riversati sull’abitato fiumi d’acqua e detriti.
La furia dell’acqua, alta anche 30 centimetri, hanno trascinato via, a Canneto, una dozzina di autovetture ed allagato il piano terra della scuola mediaSanta Lucia“. Si chiede al governo nazionale di attivarsi immediatamente per decretare lo stato di calamità naturale per le zone delle Isole Eolie colpite dai violenti nubifragi degli ultimi giorni.