STOP ALL’ARANCIATA SENZA ARANCE


aranceto

Qualche anno fa l’Unione Europea ha approvato una legge che obbligava a produrre aranciata senza arance, bevande al gusto di arancia, con una minima percentuale di arance: il 12%. Ora la camera ha approvato una norma che obbliga le aziende a produrre aranciata aumentando la percentuale di arance dal 12 al 20%. E’ ancora troppo poco, ma già per un aumento di solo 8 punti percentuali della quantità di arance nelle aranciate si stima che vengano spremute e vendute ben 200 milioni di chili di arance in più. Esulta la Coldiretti: “È stata sconfitta la lobby delle aranciate senza arance che pretendeva di continuare a vendere acqua come fosse succo”.

Sono 23 milioni di persone che consumano ogni anno succhi e bevande gasate. Aumentare la quantità di arance nelle aranciate significa benefici non solo per i produttori, ma anche per i consumatori, con bevande di qualità sempre migliore, anche in conto di salute, se si pensa al fatto che un’aranciata con più arance riduce il rischio di obesità! E questa legge rappresenterà una manna dal cielo per Sicilia e Calabria, due regioni grandi produttrici di arance.

Sì, bisogna fare di più, aumentare ancora di più la percentuale di arance contenute nelle aranciate. Ma è già un primo passo verso il miglioramento della qualità della vita dei produttori, e anche della nostra vita. Cosa ne pensate?

CALA SINZIAS: NATE 49 TARTARUGHE CARETTA CARETTA


tartarughe caretta caretta

A Cala Sinzias, Castiadas, sono nate 49 tartarughe Caretta-Caretta. E’ successo venerdì scorso. Le uova, deposte settanta giorni fa, si sono schiuse venerdì scorso, attorno alle 23:15, a Cala Sinzias, una delle spiagge più belle del Sud Sardegna. L’operazione è stata lunga e delicata e fino alle sette del mattino una squadra di biologi, forestali e volontari è rimasta mobilitata.

Prima di essere rilasciate in mare, le tartarughine sono state tenute per qualche ora dentro una scatola termica con un pò di sabbia. Questo per via di una mareggiata troppo violenta, per evitare l’impatto con le onde. Per proteggere il nido, è stato vigilato 24 ore su 24, anche con telecamere a infrarosse, e per evitare che le onde lo portassero via, i volontari hanno realizzato una barriera di sabbia.

Una storia di ordinaria bellezza: la bellezza della vita che nasce, della meraviglia della natura, della vita che si moltiplica, delle specie che rischiano sempre meno l’estinzione.

CONSERVIAMO LA CONSERVATORIA DELLE COSTE


coste

foto presa da italiachecambia.org

La Conservatoria delle Coste della Sardegna è stata istituita con la legge 2 del 2007, con finalità di “salvaguardia, tutela e valorizzazione degli ecosistemi costieri e di gestione integrata delle aree costiere di particolare rilevnza paesaggistica ed ambientale, di proprietà regionale o poste a sua disposizione da parte di soggetti pubblici o privati. L’obiettivo è quello di avviare un processo dinamico di tutela, gestione e valorizzazione, che tenga conto sia delal fraglità degli ecosistemi e dei paesaggi costieri, sia della diversità delle attività e degli usi, delle loro interazioni e dei loro impatti“.
(FONTE: sardegnambiente.it)

Ora il nuovo Presidente della Regione Sardegna, Pigliaru, pare che voglia commissariarla. Numerose proteste sono arrivate soprattutto dagli ecologisti, anche per via del fatto che la Conservatoria sia un ente efficiente, e quindi “sano, non in perdita, capace di attrarre finanziamenti per il territorio, di moltiplicarne la ricchezza materiale e immateriale facendo risparmiare denaro pubblico”.
(FONTE: lanuovasardegna)

Le reazioni sono molteplici. “Italia Nostra” chiede: “Possibile che l’Agenzia rappresenti un voce di spesa tanto importante da dover essere cancellata per salvare il bilancio regionale? Che destino avranno le migliaia di ettari di costa e le tante strutture costiere attualmente gestite e salvaguardate dall’Agenzia?“. Anche il “Gruppo di Intervento Giuridico” teme una nuova invasione di cemento sulle coste, e si chiede “Che fine farà il patrimonio ambientale affidato, con grande difficoltà, alla gestione della Conservatoria delle Coste?“.
(FONTE: regione.sardegna.it)

Insomma, si spera che il Presidente possa ingranare la retromarcia e conservare la conservatoria.

COLDIRETTI IN DIFESA DEL VERO “MADE IN ITALY”


protesta tir brennero

Hanno bloccato i TIR in passaggio al Brennero per protestare contro i falsi cibi “Made in Italy”. Migliaia di allevatori e agricoltori in marcia ieri mattina hanno sfidato il freddo invadendo la frontiera del Brennero tra Italia ed Austria, per la mobilitazioneLa battaglia di Natale: scegli l’Italia“. Hanno fermato i TIR per sapere che merce trasportavano e dove va a finire.

Gli striscioni sono eloquenti: «615mila maiali in meno in Italia grazie alle importazioni alla diossina dalla Germania», «1 mozzarella su 4 è senza latte», «Il falso prosciutto italiano ha fatto perdere il 10% dei posti di lavoro», «Fuori i nomi di chi fa i formaggi con caseine e cagliate». Con la crisi sono state chiuse in Italia 140mila stalle ed aziende anche a causa della concorrenza sleale dei prodotti di minor qualità importati dall’estero che vengono spacciati come Made in Italy. È quanto emerge da un’analisi Coldiretti su dati Unioncamere relativi ai primi nove mesi 2013 rispetto all’inizio della crisi nel 2007. Per ulteriori informazioni, cliccate qui.

Ecco cosa rovina gli allevatori e agricoltori italiani: prodotti di minor qualità importati dall’estero che vengono spacciati come Made in Italy, ma anche prodotti venduti all’estero come Made in Italy, ma come denunciano tanti servizi di Striscia la Notizia, sono taroccati e altamente pericolosi per la salute. Ribadisco la mia idea, NO ALLA GLOBALIZZAZIONE ALIMENTARE.

NASCONO I GAST: GRUPPO D’ACQUISTO SOLIDALE TERRENO


gast

I Gruppi d’Acquisto Solidale Terreni sono a tutti gli effetti dei GAS: Gruppi d’Acquisto Solidale. Solo che, al posto dei prodotti alimentari o commerciali, acquistano ettari di terreno da coltivare. L’iniziativa è partita da Montebelluna, in provincia di Treviso, dove un gruppo di 25 famiglie sta progettando di acquistare 30 mila metri quadri di terreno per un investimento di 400 mila euro. In totale le famiglie necessarie a coprire l’importo dovrebbero essere circa 40-50.

La coltivazione del terreno sarà affidata anche a terzi, e alle famiglie andranno i prodotti a coltivazione biologica a prezzo agevolato, mentre il restante sarà venduto ai GAS in zona. Nel progetto si vogliono coinvolgere i giovani non solo per la coltivazione e la cura del terreno ma anche per la gestione dell’area destinata al ristoro e al divertimento. Gli obiettivi di questi GAST sono:

1. Recupero di una porzione di territorio agricolo ancora integro da un punto di vista ambientale, ma insidiato dalla dilagante cementificazione;
2. Incentivare l’imprenditoria agricola giovanile qualificata;
3. Incentivare la produzione di alimenti biologici;
4. Recuperare il volume agricolo dismesso presente all’interno del fondo finalizzandolo a sede per la trasformazione alimentare (conserve, marmellate, sughi di verdure) e per sede di attività didattiche e culturali;
5. Creare sinergie con i Gruppi di Acquisto Solidali locali e quindi incentivare la visione del consumo a Km zero riducendo al minimo la filiera alimentare (dal produttore al consumatore);
6. Coinvolgere i consumatori nella gestione quotidiana dell’azienda;
7. Contribuire alla crescita di una visione strategica che consideri l’attività agricola come possibile modello di sviluppo per le generazioni future;
8. Favorire il dibattito locale attorno ai temi dei cibi di qualità, dell’importanza dell’agricoltura di qualità: contribuire quindi ad una visione positiva del mondo agricolo, oggi spesso considerato un lavoro di scarsa qualità e poco appetibile.
9. Attivare percorsi didattici finalizzati alla conoscenza del mondo agricolo;
10. Concedere spazi ricreativi per eventuali attività culturali o per attività ricreative di vario genere.

Un bel modo per salvare il Paesaggio Italiano dal cemento e dalla speculazione edilizia. Ed è anche un modo per tornare alle origini, che non vuol dire tornare al passato, all’età della pietra, ma tornare ad un modello di sviluppo più rispettoso dell’ambiente e di noi stessi… Cosa ne pensate?