LA STRAGE DEGLI INNOCENTI


terra dei fuochi

Terra dei fuochi, terra avvelenata dalla Camorra, quella sita nelle province di Caserta e di Napoli. Cumuli di rifiuti bruciano ovunque, all’aperto, avvelenando l’aria, le terre, l’acqua, il sottosuolo… e i bambini. Vittime della terra dove non hanno scelto loro di nascere. Vittime dell’aria che sono costretti a respirare. Vittime dell’inciviltà e di una mentalità perversa radicata anche tra la gente comune, che quando vede la polizia o i carabinieri arrestare qualcuno, o anche solo passare di lì, questi rischiano il linciaggio. Che impediscono a chiunque di tentare di migliorare la situazione.

Bambini vittime di malattie che di solito colpiscono gli anziani, come C., morta a 12 anni il 23 dicembre scorso per un tumore al polmone con metastasi al cervello. Come T. e G. morti rispettivamente a 6 e 13 anni, per leucemia. Il più piccolo, D., aveva solo sette mesi. Morto per tumore. G., 4 anni, è una bambina che lotta contro un tumore al cervello molto aggressivo e devastante.

Secondo i familiari delle vittime, sarebbero otto i bambini morti per tumore negli ultimi venti giorni. Hanno urlato tutta la loro rabbia e frustrazione davanti alla prefettura di Napoli. “Questi bambini”, dicono dal Comitato, “non riposeranno mai in pace. Per loro non c’è giustizia”. E aggiungono: “Il più piccolo di 7 mesi, il più grande di 11 anni”.

Non così secondo l’ASL: “I morti dal primo dicembre 2016 a oggi sono 5. E l’incidenza è in linea con quella degli anni scorsi” dichiara un direttore di Oncoematologia. Il Direttore del Registro Tumori Adulti della Napoli 3 dice che “se effettivamente fossero morti otto bambini andrebbe attivata un’inchiesta epidemiologica. Per sapere quale patologia avevano e quali sono stati i tempi reali (20 giorni o 6 mesi?). E anche per risalire al numero di decessi nelle singole 4 Asl comprese nella Terra dei Fuochi”.

Non c’è altro da fare che far evacuare i bambini da quelle zone, e farli adottare da famiglie che abitano lontano dalle terre malate. Come è successo per anni per i bambini di Chernobil. Lì non si può più vivere. Lì, nella Terra dei Fuochi, si può solo morire.

DONNE CORAGGIO CONTRO L’INQUINAMENTO


donne di gela

raffineria eni gela

All’inizio erano in otto, poi sono diventate una trentina. Ora sono più di cento. Nonne, madri, mogli, sorelle, donne di Gela che per la prima volta hanno deciso di mettersi insieme e fare sentire la propria voce dando vita ad un Coordinamento di donne per il territorio: “Bonificate la nostra città, datele un futuro”, dicono.

Una storia iniziata in sordina a febbraio scorso e che ricorda quella di Erin Broncovich, l’attivista americana che nel 1993 scoperchiò il caso delle contaminazioni delle acque causate dalla Pacific gas a Hinkley in California, trovando accanto a sé innanzitutto le donne di quella città.

Solo che qui a Gela, 70 mila abitanti in provincia di Caltanissetta, dove i bambini continuano a nascere malformati e dove si registrano tra i livelli più alti d’Italia per morti di tumore, la voce di queste donne-coraggio è diventata una sveglia per tutti, attirando l’attenzione anche degli ex operai del petrolchimico.

Non si può chiedere di barattare il lavoro con la salute. Non lo permetteremo più”, dicono. E la prima ad aprire loro le porte è stata la Presidente della Camera, Laura Boldrini.

Fonte: Repubblica.it

Una storia di donne coraggiose che alzano il loro grido di dolore contro l’inquinamento e i ricatti occupazionali. Un esempio che deve spronare tutti verso una rivoluzione pulita del lavoro. Basta lavoro sporco. Basta contrasti occupazione/ambiente. Basta ricatti. In una sola parola: Basta.

CONCERTO DEL PRIMO MAGGIO A TARANTO


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Oggi è il primo maggio. Festa dei lavoratori (quindi meno sentita rispetto ad altri tempi). Il Concerto del Primo Maggio è uno degli eventi più attesi dell’anno, almeno da me, amante della musica. In diretta su Raitre trasmetteranno il concertone di Roma, nato nel 1990 e organizzato dalle tre sigle sindacali maggiori: CGIL, CISL e UIL; ma a me interessa quello di Taranto, organizzato dal “Comitato dei Lavoratori Liberi e Pensanti“, giunto alla sua quarta edizione.

Il tema del concerto di quest’anno sarà “Riconversioni“. Tra gli ospiti dell’evento, che si terrà nel Parco Archeologico delle Mura Greche, si citano Afterhours, Ghemon, Levante, Litfiba, LNRipley, Beatrice Antolini, Ministri, Luminal, Teatro degli Orrori, Niccolò Fabi, Andrea Rivera, Renzo Rubino, Daniele Silvestri, Selton, Giovanni Truppi. Participeranno al concerto anche alcuni tra i più talentuosi artisti tarantini: Mama Marjas, Orchestra mancina, Terraross, SFK, Fidoguido, Frank Buffoluto.

Assenti dell’ultimo minuto i Subsonica, per un infortunio subìto dal tastierista. La manifestazione sarà seguita con una serie di finestre informative su Radio1Rai. Sarà possibile seguire in diretta tv l’intera manifestazione, collegandosi in streaming sul sito http://www.canale85.it o sul digitale terrestre al canale 85. Su piattaforma Sky in chiaro, invece, ai canali 875 e 879. In collegamento esterno ci sarà Varoufakis.

Ed ecco un altro link dove si potrà seguire la diretta streaming dell’evento: http://www.rockol.it/news-656782/primo-maggio-taranto-2016-diretta-video-streaming?refresh_ce

Un evento che voglio seguire quello di Taranto, più interessante dal punto di vista artistico e tematico rispetto a quello di Roma. Cosa farete voi?

SARDEGNA INCENERITA


inceneritore

Nuovo inceneritore e migliaia di tonnellate di rifiuti in più da smaltire. Sarebbe questo il nuovo progetto del Governo Renzi. Un nuovo impianto per bruciare 120.000 tonnellate di rifiuti in più all’anno. In più… Rispetto a quanto già non facciamo. Vorrebbe dire importare rifiuti dalle altre regioni?

Della possibilità che un nuovo inceneritore sorga nell’Isola si è molto parlato nelle scorse settimane, ma a grandi linee. Oggi, documenti alla mano, si scopre che il governo ha addirittura aumentato di 50.000 tonnellate/anno la capacità di smaltimento che la Sardegna dovrebbe installare ex novo, portandola a 120.000 dalle 70.000 previste nella bozza del decreto circolata a luglio. “Nel complesso, il fabbisogno totale d’incenerimento dell’Isola passa dalle 249.000 tonnellate di luglio alle 300.000 di dicembre”, nota Franca Battelli di Zero Waste Sardegna.

E pensare che appena sei mesi fa a Palazzo Chigi dicevano che sarebbe bastato un “revamping”, un ammodernamento dei due inceneritori già presenti per poter ottimizzare lo smaltimento dei rifiuti.

Enzo Favoino, presidente dell’Associazione Zero Waste Europa, commenta la decisione del Governo: “Quando, come avviene in Sardegna, la differenziazione dell’organico raggiunge ottimi risultati, il residuo del rifiuto è pulito e facilmente lavorabile. Per evitare l’incenerimento e minimizzare il ricorso alla discarica, ci si può allora dotare di sistemi di separazione magnetica per differenziare ulteriormente il secco, e recuperare così metalli e plastica. In questo modo, finirebbe in discarica solo materiale inertizzato“. Ma il Governo terrà conto di questo? Bah…

Pensate che l’energia prodotta dalla combustione dei rifiuti è, secondo le stime del Piano energetico regionale, pari a poco meno dell’1% del fabbisogno isolano. Bazzecole, insomma, soprattutto se si considera che la Sardegna esporta il 46% dell’energia prodotta (dati Terna). Dunque un nuovo inceneritore sarebbe non solo dannoso per l’ambiente e per la salute, ma sarebbe soprattutto inutile!

Si rischia di sopprimere e scoraggiare la raccolta differenziata, arrivata al 50,9% a livello regionale. E poi non mancano le preoccupazioni per la salute: “Pur ammettendo che ci siano dei filtri migliori, incrementando del 70% i quantitativi di rifiuti portati a incenerimento, si assisterà a un peggioramento delle condizioni ambientali, che peraltro non vengono monitorate come dovrebbero: Capoterra aspetta le centraline per il rilevamento delle emissioni dell’inceneritore del 2010. E non esistono analisi sulla diffusione delle diossine” dice Vincenzo Migaleddu, presidente Isde-Medici per l’Ambiente Sardegna.

Fonte: sardiniapost.it

Un nuovo inceneritore sarebbe dannoso e completamente inutile. Molto meglio l’ammodernamento, con nuovi filtri, dei due inceneritori già presenti. Inoltre, dove vorrebbe costruire il nuovo inceneritore? Ancora è un mistero…

POLVERI SOTTILI: IL PARLAMENTO EUROPEO RADDOPPIA


smog

L’Europa raddoppia. Non gli europarlamentari (che sarebbe già una cosa grave), ma il limite massimo consentito di emissioni di ossidi di azoto delle automobili. Per maggiori informazioni leggete questo link. Ieri ha segnalato la notizia, a modo suo, la comica Luciana Littizzetto a “Che Tempo Che Fa” di Fabio Fazio. E ci dice anche chi, dei nostri Europarlamentari, ha votato a favore e chi ha votato contro. Ecco le sue parole.

“Il regolamento europeo aveva stabilito, per i veicoli Euro6, che il limite per le emissioni degli ossidi di azoto doveva essere 80 milligrammi al chilometro. Adesso è passata la norma che alza i limiti del 110%, cioè in sostanza il Parlamento Europeo ha detto che è consentito scaricare nell’aria il doppio di quello previsto, quindi, da 80 a 168. Alla faccia dell’Europa Green!

E’ come se uno andasse dal medico e il medico gli dicesse “guardi che lei ha 200 di colesterolo, e dovrebbe abbassarlo almeno a 100“. E il paziente dice “eh, ma sa, io non riesco a non mangiare due cotechini al giorno“. “Ah beh, allora facciamo una cosa: se non riesce ad abbassare i cotechini, alziamo noi il livello massimo del colesterolo. Facciamo che… è a 400“.

E’ così. Ma ti sembra una soluzione? Ma guarda che questi li paghiamo noi! Questa legge qua l’ha votata anche Salvini, che probabilmente passava da Bruxelles per caso in quel momento. Ma ti rendi conto? La Pianura Padana è una delle zone più inquinate d’Europa e adesso, grazie a loro, lo sarà ancora di più. Si vede che la Lega ce li ha duri… anche i polmoni.

Adesso io vi dico come hanno votato al Parlamento Europeo. Hanno votato contro questa legge il MoVimento 5 Stelle, i Socialisti, i Verdi, una parte del PD (l’altra parte si è astenuta, …). Hanno votato a favore di questa legge, a favore dell’innalzamento dei limiti la Lega, il gruppo di Fitto e Forza Italia. No, io lo dico, così poi ci sappiamo regolare.

Ma che cosa hanno pensato questi qua? Che le polveri sottili sono troppo sottili, non si vedono e quindi fanno malissimo, e invece se le polveri diventano spesse, come il passato di verdura, uno le vede e si scansa? Allora esageriamo. Facciamo delle polveri grosse come delle albicocche, così non solo non ti entrano nel naso, rimbalzano pure! Facciamo uscire fuori dai tubi di scappamento delle polveri grosse come cacche di cavallo, così almeno le vediamo bene. E’ vero che polvere siamo e polvere ritorneremo, ma ora polvere siamo e polvere raddoppieremo“.

Teniamone conto.

LE PICCOLE VITTIME DELLA TERRA DEI FUOCHI


terra dei fuochi

La zona compresa tra le province di Napoli e di Caserta, in Campania, nota tristemente come “Terra dei Fuochi“, è una zona altamente inquinata da roghi tossici di rifiuti bruciati all’aria aperta. Da anni ormai la “munnezza” viene bruciata all’aria aperta, contaminando tutta la zona. Cumuli di rifiuti e discariche abusive e imposte dall’alto sono dappertutto, nonostante l’emergenza rifiuti sia stata risolta in diverse zone della “terra”.

Questa situazione sta portando a un’epidemia senza precedenti, con un’impennata di tumori, di ricoveri, di malattie cardiorespiratorie e di morti da far tremare tutto il corpo, non solo i polsi. L’epidemia colpisce indistintamente persone di tutte le età. Anche bambini. Bambini e neonati subiscono anch’essi un’impennata di tumori e di mortalità infantile.

Secondo l’ISS, l’Istituto Superiore di Sanità, si osservano eccessi di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tumori di tutti i tipi, ed eccessi di tumori del sistema nervoso centrale, questi ultimi anche nella fascia 0-14 anni. E questo a causa, prevalentemente, di “esposizioni a emissioni e rilasci dei siti di smaltimento e combustione illegale dei rifiuti“.

Fonte: Huffington Post

Quando anche i bambini e i neonati si ammalano, vuol dire che la situazione è fuori controllo. Lì persino un inceneritore (fatto come si deve, non “all’italiana”) farebbe molti meno danni dei rifiuti arsi all’aria aperta, e di discariche, abusive ed imposte, che inquinano le falde acquifere e i campi della “Terra dei Fuochi”. Bisognerebbe evacuare tutti i comuni di quelle terre fino a quando non saranno risanate, e se non è possibile risanarle… bisognerebbe creare una zona di divieto d’accesso come per l’area di Chernobyl. Ma siccome tutto ciò non è chiaramente possibile, mi crollano le braccia…

EMERGENZA SMOG E SICCITA’


smog

Smog e siccità sono le emergenze che l’Italia intera sta affrontando in questo periodo dell’anno. Non piove, di conseguenza i bacini sono a secco, e se non piove, niente può ripulire l’aria dallo smog delle grandi industrie e delle grandi città.

Città che hanno superato i limiti consentiti di particelle PM10 (max 50 microgrammi per metro cubo ogni giorno) fino a 110 giorni l’anno in alcune città (Frosinone in testa), quando il limite tollerabile (per non contrarre malattie) sarebbe di 35 giorni l’anno, arrivando, in questi giorni di siccità, a toccare ben 32 giorni di sforamento consecutivi, senza dunque contare i giorni in cui si è sforato dall’inizio dell’anno.

Una situazione decisamente intollerabile dunque. Ma quali sono le cause di questo inquinamento? La mancanza di piogge fa sicuramente la sua parte, ma bisogna aggiungere anche l’eccessivo uso di automobili per spostarsi per lavoro (in tanti dicono sia indispensabile, perché devono percorrere oltre 25 km per lavorare, e magari devono spostarsi fuori città).

Ecco perché i sindaci della grandi città stanno predisponendo misure di intervento a mio parere troppo tardive e dannose, soprattutto in questo periodo dell’anno: le targhe alterne o il blocco totale del traffico, che sicuramente penalizza i piccoli commercianti, che hanno bisogno di “respirare” anche loro, dopo anni di “apnea”.

A mio avviso bisognerebbe fare campagna pubblicitaria “positiva”:

  • incentivando l’uso dei mezzi pubblici con biglietti a prezzi stracciati (e già a Roma e Milano si stanno facendo);
  • pubblicizzando il “car-sharing“;
  • favorendo iniziative come quelle che vi ho descritto in un altro post, dove in Francia per ogni km percorso in bicicletta, il lavoratore viene retribuito con 25 centesimi in più in busta paga;
  • organizzando eventi per promuovere lo sport e le corse all’aria aperta, i giochi per strada, o magari mostre e stand o concerti in ogni piazza, favorendo dunque un maggior afflusso di persone, anziché di mezzi di trasporto;
  • piantando nuovi alberi rinforzando il verde pubblico;
  • promuovendo passeggiate ecologiche e visite ai musei e ai luoghi d’arte e di cultura, aumentando dunque il turismo.

Ma vi è un’altra causa dello smog che non si vuole ammettere: le industrie. Ok, non si può chiudere le industrie, ma almeno si prendano provvedimenti per ridurre il loro inquinamento e il danno che arrecano alla popolazione, come filtri nuovi e più sicuri.

Insomma, il problema c’è, ma ci sarebbero pure le soluzioni, se le si vuole cercare ed accogliere.

GLI INCENERITORI NON LI VUOLE NESSUNO, TRANNE IL GOVERNO RENZI


inceneritore

Attacchi mirati agli impianti di compostaggio e riciclaggio dei rifiuti: in due mesi ben 18 roghi.

– A Pontedera, nella notte tra il 27 e il 28 maggio due uomini incappucciati hanno dato fuoco a 70mila pneumatici;
2 giugno: a Roma prende fuoco l’impianto del Trattamento Meccanico Biologico (TMB) della municipalizzata AMA, provocando seri danni alla struttura, mentre a Perugia, sempre lo stesso giorno, prende fuoco l’impianto di trattamento dei rifiuti “Genesu“;
27 giugno: Limbiate – Milano: un vero e proprio commando ha attaccato nella notte l’impianto di trattamento e separazione dei rifiuti della Ddb, aggredendo anche una guardia giurata alla quale hanno tentato di dare fuoco;
28 giugno: Chieti: incendio di vaste proporzioni divampa in una mega discarica abusiva;
10 luglio: Macerata: bruciato e ridotto del 20% l’efficienza dell’impianto di Tolentino.

Fonte: il fatto quotidiano

E questi sono solo alcuni dei diversi attentati (18) negli ultimi 75 giorni. Attacchi perpetrati, secondo alcuni, per favorire il business degli inceneritori. Il copione è lo stesso: scoppia un incendio all’alba in un’impianto di compostaggio o di riciclaggio dei rifiuti. Questo ha un duplice effetto: si mette fuori gioco un concorrente insidioso per il sistema discariche-inceneritori e poi c’è sempre un politico locale che grida all’inquinamento e chiede l’immediata chiusura dell’impianto pericoloso e inquinante.

E così può tranquillamente essere attuato l’articolo 35 del deCret(in)o Brucia-Italia, che prevede la costruzione di ben 12 impianti di incenerimento in dieci Regioni: uno in Piemonte, Veneto, Liguria, Umbria, Marche, Abruzzo, Campania e Puglia, due in Toscana e Sicilia. Ovviamente all’insaputa dei diretti interessati Presidenti delle Regioni coinvolti. I quali dicono tutti di no, anche Presidenti di Regione del PD. In questo articolo troverete tutte le reazioni dei Presidenti delle Regioni coinvolte: leggete qui.

Questo perché gli inceneritori sono anti-economici e anti-ecologici, alternativi alla raccolta differenziata e hanno un impatto ambientale che puntualmente scatena le proteste furiose delle comunità a cui toccherebbe farsene carico. Tutti contro dunque: nemmeno un governatore vuole autorizzare il piano del governo. Il problema per loro è che Renzi potrebbe non averne bisogno, se decidesse di forzare la mano: l’articolo 35 del decret(in)o definisce i termovalorizzatoriinfrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente” (cosa?!). E il comma 7 stabilisce l’applicazione del “potere sostitutivo”: se le Regioni negano il consenso all’impianto o “perdono tempo”, il Consiglio dei Ministri può decidere di scavalcarle.

Se questa è democrazia

ECCO COSA PREVEDE IL DECRETO SUGLI ECOREATI


ecoreati
Ieri è stato approvato il decreto sugli ecoreati, tanto contestato dagli ecologisti, ma appoggiato da associazioni come Legambiente, WWF e Greenpeace. Un provvedimento amato e odiato, appoggiato e contestato; e approvato a larga maggioranza non solo dal Governo, ma anche da SEL e persino dal MoVimento 5 Stelle. Si contesta al provvedimento una parolina che potrebbe causare danni enormi in termini di giustizia. Quella parolina è abusivamente. Ma vediamo nei dettagli cosa prevede questo provvedimento:
La norma introduce nel codice penale il titolo VI-bis: dei delitti contro l’ambiente. Il provvedimento affronta tantissimi punti. Vediamoli uno per uno:
Inquinamento ambientale: Pena da 2 a 6 anni di carcere per chiunque, abusivamente, provoca “una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna”. Previste aggravanti in caso di lesioni o morte a una o più persone: da 2 anni e 6 mesi fino a 7 anni per lesioni che comportino più di 20 giorni di malattia; da 3 a 8 anni per lesioni gravi; da 4 a 9 per lesioni gravissime; da 5 a 10 in caso di morte.
Disastro ambientale: Chiunque, abusivamente, provoca un disastro ambientale è punito con la reclusione da 5 a 15 anni.
Reati in aree protette: Sia per il reato di inquinamento ambientale che di disastro ambientale la pena viene aumentata nel caso in cui i reati vengono commessi in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, o nel caso in cui vengano danneggiate specie animali o vegetali protette.
Delitti colposi: Nel caso in cui i reati di inquinamento e di disastro ambientale vengano commessi per colpaanziché per dolole pene sono ridotte da un terzo a due terzi.
Punizione del pericolo per l’ambiente: La messa in pericolo colposa dell’ambiente viene punita con le stesse pene previste dalle fattispecie di inquinamento e di disastro ambientalea seconda dei casiridotte di un terzo.
Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività: previste pene da 2 a 6 anni di carcere, e multa da 10mila a 50mila euro.
Impedimento del controllo: reclusione da 6 mesi a 3 anni per chiunque, negando l’accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, ovvero ne compromette gli esiti.
Aggravanti: in caso di associazione a delinquere di stampo mafioso. Pene aumentate da un terzo alla metà.
Aggravante ambientale: nel caso in cui uno dei reati previsti dal codice penale venga commesso allo scopo di danneggiare l’ambiente. Le pene, a seconda dei casi, possono essere aumentate fino alla metà.
Ravvedimento operoso: per chi si pente e si adopera per ripristinare le condizioni iniziali ambientali e chi collabora con l’autorità giudiziaria si vedrà ridotta da un terzo a metà la sua pena. Il corso della prescrizione del processo viene sospesa da due a tre anni.
Confisca: ad essere confiscati sono “beni che costituiscono il prodotto o il profitto del reato o che servirono a commettere il reato”, salvo che i beni appartengano a persona estranea al reato. Niente confisca per l’imputato che abbia efficacemente provveduto alla messa in sicurezza e, ove necessario, alle attività di bonifica e di ripristino dello stato luoghi.
Ripristino dello stato dei luoghi: Il condannato viene sempre obbligato al recupero o, dove tecnicamente possibile, al ripristino dello stato dei luoghi.
Omessa bonifica: nasce il reato di omessa bonifica con reclusione da 1 a 4 anni e multa da 20mila a 80mila euro.
Raddoppio dei termini di prescrizione: per i nuovi delitti contro l’ambiente.
Procuratore Antimafia e Agenzia delle Entrate: Quando il procuratore della Repubblica procede a indagini per i delitti contro l’ambiente, dovrà darne notizia anche all’Agenzia delle entrate “ai fini dei necessari accertamenti” e al procuratore nazionale antimafia.
Nuove sanzioni amministrative per le imprese: vengono previste a carico dell’ente sanzioni pecuniarie per la commissione dei nuovi reati ambientali.
“Prescrizione” per rimediare ad illeciti amministrativi: la norma contiene delle forme di ravvedimento che gli stessi organi di vigilanza (nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria) possono impartire ai contravventori e che, una volta attuate, possono portare alla estinzione della contravvenzione comminata e all’archiviazione del reato. Nel caso in cui l’adempimento avvenga in un tempo superiore a quello indicato dalla prescrizione la contravvenzione sarà ridotta della metà.
Come avrete potuto notare è una norma abbastanza corposa e buona. Ma la parolina “abusivamente” mi incute angoscia. Cosa ne pensate di questo decreto?

IL PRIMO MAGGIO DI TARANTO


caparezza

E’ giunta alla sua terza edizione la contromanifestazione di Taranto. In questo primo maggio infatti vengono organizzati concerti non solo a Roma, con il fuconcertone” (visti i nomi degli artisti), ma anche a Bologna e Taranto.

In questa città martoriata dal lavoro che uccide, dai veleni dell’Ilva, veniva infatti organizzato nel 2013 il primo “contro-concerto” del Primo Maggio. E non tanto come sfida al mega concerto di Roma, quanto come opportunità per riflettere sul lavoro e sulla salute e la qualità dell’aria e della vita nella “città dei due mari“. Un evento atto a accendere ulteriori riflettori su un territorio martoriato dai ben noti disastri dell’Ilva.

Ovviamente gli organizzatori del concerto di Roma lo hanno subito bollato come “sagra paesana“, ma visti gli artisti e anche il successo degli anni scorsi, non si direbbe proprio che lo sia. Infatti, se un tempo alcuni grandi artisti riempivano la piazza di Roma, adesso hanno deciso di cantare a Taranto, dove anche negli anni scorsi si è riversata tantissima gente.

Ma prima della musica, vista l’importanza degli argomenti, di mattina si organizza una tavola rotonda, presso il Parco Archeologico delle Mura Greche di Taranto. Molto attesi sono gli interventi di Marco Travaglio, del sindaco di Messina Renato Accorinti, del giornalista di Piazzapulita Gaetano Pecoraro, di Don Palmiro Prisutto e Gianpaolo Cassese.

Poi spazio alla musica, con i seguenti artisti: Officina Zoè, Bestierare, Iosonouncane, appena uscito con un album di cui si parlerà parecchio, Velvet, Ilaria Gtraziano & Francesco Forni, altri due artisti da tenere assolutamente d’occhio, Fido Guido, LNRIpley, Brunori SAS, Diodato, Bud Spencer Blues Explosion, Francesco Baccini, Roy Paci & Aretuska, Subsonica, Marlene Kuntz, Nobraino e il grande Caparezza. Direzione artistica di Michele Riondino, assistito da Roy Paci, presentano Andrea Rivera, la tarantina Mietta, Valentina Petrini e Valentina Correani. Probabilmente nel cast anche Nilla Zilli, Mannarino e altri.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Mi chiedo io quale sia il vero “concertone”. Secondo voi?

LA TERRA DEI FUOCHI MIETE UN’ALTRA PICCOLA VITTIMA


terra dei fuochi

La Terra dei Fuochi miete un’altra piccola vittima. Un bambino di soli quattro anni ha perduto la vita a causa del cancro che lo aveva colpito a causa del disastro ambientale (e umano) di quella devastata terra compresa tra Napoli e Caserta. Lo scorso 21 marzo ha incontrato ed abbracciato il Papa, in braccio alla mamma disperata.

Storie di (stra)ordinaria disperazione, troppe vittime innocenti del malaffare e dell’inquinamento. Come un ragazzo stroncato a soli 16 anni nella notte di Pasqua, pochi giorni fa. Vite stroncate dal patto scellerato e criminale tra camorra, politici, istituzioni e imprenditori di tutta Italia che mandavano a sversare i loro rifiuti tossici proprio lì.

Padre Maurizio Patricello, prete coraggioso che lotta contro i roghi tossici e le discariche che affiorano da ogni zolla di quei terreni, denuncia: <<Dicono che non sono provate le cause di questi decessi? Be’, però sono provati gli effetti. E poi questi studi chi li deve fare? La storia del nesso di causalità è un paravento dietro al quale si nasconde chi cerca di minimizzare il problema. I morti, però, ci sono. O il nostro Dna è improvvisamente impazzito?>>. 

Persone, non numeri, non percentuali. Persone, che hanno perso la loro vita in quelle terre da evacuare ed abbanonare il più presto possibile.

INCENERITORE? RIFIUTIAMOCI


inceneritore

Molti pensano che l’inceneritore sia un “male necessario“, per eliminare, bruciandoli, i rifiuti che non si possono riciclare o smaltire in altro modo. Altri pensano che l’inceneritore sia necessario, e che non sia un male. Alcuni, i c.d. “moderati” (ma solo nei termini, per indorare la pillola), lo chiamano, esaltandolo, “termovalorizzatore“, perché ha la capacità di produrre “energia“.

Io non ce la faccio a pensare che l’inceneritore sia un male necessario, o necessario e basta. Eppure continuano a proporcelo come sviluppo e lavoro. Peccato che ci sia un prezzo (salato) da pagare per lo sviluppo e per il lavoro, in conto di diossina: veleni prodotti dall’attività di combustione dei rifiuti. E i veleni portano malattie.

A Macomer, in provincia di Nuoro, il cancro ha bussato a quasi tutte le porte. Nel 1994 sono stati inaugurati due “forni” di incenerimento, che ora vogliono “mandare in pensione”. Allora si cambia strategia? No, al posto dell’inceneritore, ecco un altro inceneritore. Ed ecco la protesta della popolazione, già duramente provata in questi venti anni dai veleni prodotti da questi due forni.

Perché non si valuta un’alternativa e non si vuole ascoltare la voce della gente?” chiede una giovane donna guarita dal cancro. Sul progetto del nuovo inceneritore, il Consorzio industriale rassicura. Ma i Medici per l’Ambiente avvisano: “È un progetto empio“. E il carico di diossina, dicono, “aumenterà del 13 per cento“.

Fonte: L’Unione Sarda

Il Comitato “Non Bruciamoci Il Futuro”, sezione di Macomer, ha risposto punto per punto alle provocatorie dichiarazioni di un tecnico della Tossilo:

Il Comitato “Non Bruciamoci il futuro” ha proposto, come alternativa alla realizzazione del nuovo inceneritore di Macomer, un Centro di riciclo con trattamento a freddo dei rifiuti simile a quello di Vedelago. La società che a Vedelago gestisce quel Centro è fallita e di conseguenza la proposta del Comitato “Non Bruciamoci il futuro” era fasulla. Che cosa avranno da dirci adesso al riguardo lor signori?

La risposta la trovate qui.

E’ ormai noto a tutti, anche a chi dichiara il contrario, che l’era dell’incenerimento dei rifiuti è tramontata. Ci sono nuovi metodi di trattamento dei rifiuti: riciclaggio, anche creativo, trattamento “a freddo”, compostaggio, e altri metodi, sicuramente meno velenosi rispetto agli inceneritori. Perché allora fanno orecchie da mercante? Perché il business tappa le orecchie e offusca la vista. Noi ci… rifiutiamo di accettare gli inceneritori. Abbiamo bisogno di cambiare veramente. E voi?

IL GRANDE ABBAGLIO


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WWF, Legambiente e Greenpeace, forse le tre più grandi associazioni ambientaliste d’Italia, hanno preso un grande abbaglio: sostenere la riforma che il Governo ha varato un paio mesi fa, quella sui delitti ambientali. E’ il DDL 1345, voluta fortemente dal Ministro dell’Ambiente Galletti. E le tre associazioni la sostengono con una petizione.

Ma nonostante i proclami, il testo in effetti peggiora il codice penale nei c.d. “ecoreati“. Dicono che prevedono una severa punizione per chi inquina, ma in realtà, come scritto in questo articolo, il decreto definisce il disastro ambientale come “reato di danno“, molto difficile da dimostrare, piuttosto che come “reato di pericolo“, più facile da documentare con le perizie.

Inoltre definisce il reato ambientale come evento “in violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificamente poste a tutela dell’ambiente e la cui inosservanza costituisce di per sé illecito amministrativo o penale“. Questo significa che i disastri ambientali come quello dell’ILVA sono praticamente legittimi, perché le emissioni dell’Ilva sono “a norma di legge”. Sarebbe una vera amnistia.

L’ILVA ha emesso diossina rimanendo ben al di sotto dei 10.000 nanogrammi a metro cubo in concentrazione totale, che è il limite previsto dal Codice dell’Ambiente. Pensate che ne emetteva in concentrazione totale “solo” 277 contro un limite di 10.000! Tale limite abnorme per la diossina rimane indisturbato nella nostra legislazione, senza che Legambiente, Greenpeace e Wwf abbiano mai fatto alcuna protesta o proposta nazionale di revisione della legge. Perciò l’ILVA non potrà essere accusata di violare le norme di legge.

Il pericolo viene fiutato dai magistrati e da esperti di diritto: questa legge farebbe saltare in aria molti processi per reati ambientali, come quello sull’ILVA. E’ l’ennesima dimostrazione di come chi ci governa (senza tra l’altro avere il consenso delle urne, il terzo consecutivo) ci vuole tanto male prendendoci in giro spudoratamente. Quando è che finirà la nostra schiavitù, il nostro sfruttamento, la nostra tortura?

I VELENI DI TERNI


inquinamento

Mentre la città intera lotta per salvare gli operai delle acciaierie AST Thyssenkrupp, con tanto di sciopero generale dei tre più grandi sindacati, la città muore di veleni. La Thyssenkrupp vuole mandare sotto i ponti 537 lavoratori (e famiglie). Ma a Terni si respirano decine di sostanze chimiche nocive. Nei polmoni finisce piombo, cromo, nichel, benzene e altre sostanze impronunciabili ma micidiali.

Terni è uno dei 44 centri oggetto dello studio SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio Inquinamento), poiché presenta un SIN Sito di Interesse Nazionale per le Bonifiche, che è l’ex discarica di Papigno.

Dal sito “ternioggi.it“:

Lo studio dell’Iss non è comunque il solo a mettere in evidenza come i cittadini della Conca paghino con la propria salute l’inconsapevole convivenza con tanti veleni. Ci sono dossier dell’Arpa, appelli di associazioni, pareri di medici e professori espressi di recente e nel corso degli anni passati. Le loro voci si sono spesso levate alte occupando qualche pagina di giornale per poi sistematicamente cadere nel dimenticatoio, chiuse nell’armadietto della cattiva coscienza.
E mentre l’eco delle denunce sulle gravi conseguenze per la salute si spegnevano, intanto Terni accendeva un inceneritore dietro l’altro, continuava ad essere inondata di polveri degli stabilimenti delle acciaierie e progettava una viabilità sostanzialmente priva di piste ciclabili. Una combinazione di fattori che non poteva che dar luogo ad un’orgia di polveri sottili permanentemente presenti nell’aria. Una presenza talmente radicata da essere ormai diventata parte integrante dell’ambiente: come spiega una relazione dell’Arpa pubblicata nel maggio 2012, alti valori di Nichel e Cromo sono ormai entrati a far parte anche della composizione dei suoli dell’area ternana.
Per l’analisi completa dello studio vi rimandiamo al sito.

DECRETO “BRUCIA-ITALIA”?


inceneritore acerra

Ho appena letto un articolo riportato nel sito dell’Ecoistituto della Valle del Ticino, che riguarda l’articolo 35 del De-cret(in)o “Sblocca-Italia”. Riporterò in sintesi quello che è scritto nel post.

L’articolo 35 è un sostenitore sfegatato dell’incenerimento dei rifiuti, anziché del loro trattamento a freddo. Il pensiero implicto di quell’articolo è che “l’Italia è indietro perché mancano gli inceneritori“. A parte che di inceneritori ce ne sono già un’ottantina attivi in tutta Italia, quanti dovrebbero farne ancora perché basti?

Nell’articolo in questione si dice che gli inceneritori concorrano “allo sviluppo della raccolta differenziata e del riciclaggio“. E già questo aspetto è contradditorio. Dove c’è inceneritore non c’è raccolta differenziata. Ma ci sono altri due aspetti contradditori di quell’articolo 35. Anzitutto il passaggio in cui si dice che tali impianti sono necessari “per superare le procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee del settore”. Il fatto è che non c’è nessuna Direttiva Europea che obbliga ad incenerire una certa quota di rifiuti. Nessuna Direttiva Europea richiede questo.

E poi vi è l’obbligo di pretattamento, che deriva dalla Direttiva discariche, che punisce l’Italia con diverse procedure d’infrazione (vedere quella clamorosa relativa alla discarica di Roma). Ecco, se il legislatore intendeva dire che gli inceneritori servono a rispettare tale obbligo, allora gli vanno fatte presenti alcune segnalazioni. Prima di tutto: in Italia ci vogliono mediamente 7 o 8 anni per realizzare un inceneritore, dalla valutazione alla costruzione, avviamento e collaudo.

Ci vuole invece molto meno tempo per realizzare gli impianti di trattamento a freddo, molto più rispettosi dell’ambiente e dell’aria che respiriamo. E’ vero che l’articolo 35 del De-cret(in)o ha l’obiettivo di abbreviare i tempi, ma se si abbrevia la procedura per gli inceneritori, tanto prima verranno realizzati gli impianti di trattamento a freddo, mantenendo inalterata la proporzione. Peccato che tali impianti non siano compresi nel De-cret(in)o.

Ma se organizzassimo dibattiti locali e li proponessimo in cambio degli inceneritori, e sottolineassimo tutte le contraddizioni dell’articolo, forse riusciremmo ad evitare questi disastrosi vulcani di morte. Vale la pena provarci.

MILAZZO: INCENDIO NELLA RAFFINERIA


incendio milazzo

Notte di fuoco a Milazzo. Un grosso incendio è divampato stanotte dopo la mezzanotte nella raffineria della cittadina. Le fiamme altissime si sono sprigionate a causa di un incendio in un deposito di carburanti che conteneva un milione di litri. Non si registrano feriti. La popolazione, nonostante non sia stata fatta evacuare, si è allontanata dalla zona con la propria auto.

Le fiamme, pensate, erano visibili a diversi chilometri di distanza. I vigili del fuoco sono ancora a lavoro in quanto l’incendio non si è ancora spento. Stanno raffreddando con dei getti d’acqua il serbatoio in attesa che si esaurisca il carburante. L’operazione potrebbe durare ancora diverse ore. Secondo la centrale operativa la situazione è sotto controllo, anche se si temono ingenti danni ambientali per via dei fumi neri che si stanno ancora sprigionando. A Milazzo si è rivissuto l’incubo del 1993, quando in un’esplosione morirono 7 persone.

Certo, è stato un incidente, una cosa che in teoria accade solo raramente. Ma siamo davvero disposti ad accettare ancora questi rischi, questo inquinamento, le sue conseguenze, in cambio di lavoro? Per quanto tempo ancora dovremmo contrapporre il lavoro alla salute e all’ambiente? Ma è davvero questo lo sviluppo e il lavoro che vogliamo? E’ davvero questa l’unica possibilità di lavorare ai giorni d’oggi? Distruggendo e inquinando l’ambiente? Davvero l’inquinamento ci salverà dalla fame e dalla povertà?

IL PARROCO CONTRO IL PETROLCHIMICO


petrolchimico augusta

Ad Augusta c’è un parroco che ogni mese legge il registro dei morti di tumore a causa del petrolchimico durante l’omelia. A Don Palmiro il cancro ha portato via una sorella, mentre il fratello combatte ancora contro il male del secolo, e ha visto nascere due nipotini con gravissime malformazioni. E’ Don Palmiro, il parroco che da tempo lotta contro l’inquinamento, e che non accetta compromessi: “c’è gente che mi dice “meglio morire di cancro, che di fame”. Non ne posso più di sentire questa frase: o il lavoro o la salute: questo è il ricatto”.

Don Palmiro da gennaio ha iniziato una nuova protesta: ogni 28 del mese, durante la messa, legge i nomi dei morti ammazzati dall’inquinamento. “Questi sono 477 nomi – racconta sfogliando quel raccoglitore – con data di morte e patologia. Ho invitato i familiari delle vittime a realizzare questo censimento e ormai abbiamo raccolto più di cinquecento casi. Il 28 del mese leggo questo elenco, durante la messa, come si fa per ricordare le vittime della mafia, perché qui ad Augusta abbiamo vissuto una strage. Silenziosa. E questo silenzio va rotto una volta per tutte: voglio che questa strage venga riconosciuta. Soltanto dopo potremo fermarla e ottenere un risarcimento per le vittime”. I primi cinque nomi di quel lunghissimo elenco di nove pagine non avevano nemmeno vent’anni.

Il Parroco ha scritto addirittura una lettera al Presidente della Repubblica Napolitano, invitandolo ad Augusta alla messa il 28 settembre prossimo. Nessuna risposta da parte del Presidente finora. “Il Presidente – conclude – deve degnarci della sua attenzione, deve rompere questo silenzio, e continueremo a scrivergli finché non verrà qui, in questa chiesa, ad ascoltare i nomi delle vittime di questa strage: invito a scrivergli chiunque, da qualsiasi parte d’Italia, voglia rompere questo silenzio”. La gente ha paura della protesta, perché ha paura di perdere il suo lavoro. Perciò non sono in tanti ad appoggiare il sacerdote nella sua lotta quasi solitaria.

Un sacerdote coraggioso, che non accetta compromessi. Perché sull’ambiente e la salute non bisogna accettare compromessi.

FROSINONE: TROPPE EMISSIONI DALL’INCENERITORE


inceneritore frosinone

L’inceneritore di San Vittore, a Frosinone, emette troppa diossina. Talmente troppa da superare di ben 120 volte il limite consentito dalla legge. L’allarme è partito dall’Arpal, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Lazio. Già nel 2012 l’Arpa Lazio ha denunciato un aumento di malattie cardiorespiratorie legate alle emissioni dell’inceneritore. La relazione dell’Arpa del Lazio ha preoccupato persino quella della Campania, per quanto riguarda la vicinissima provincia di Caserta.

Il caso dell’impianto di San Vittore è arrivato anche in Parlamento. La relazione dell’Arpa, infatti, viene riportata nell’interrogazione del MoVimento 5 Stelle, depositata a fine giugno, ma ancora senza risposta. Nell’interrogazione al Ministro dell’Ambiente si chiede a quest’ultimo di disporre le necessarie verifiche sullo stato di inquinamento di “tutte le matrici ambientali presenti in loco”. Inquinamento del San Vittore che merita il San Vittore (il carcere).

GLI ALBERI TOSSICI DI TARANTO


alberi taranto

A Taranto ciò che causa l’inquinamento, il cancro, i tumori della popolazione non è l’Ilva, l’acciaieria di proprietà dei Riva, chissà perché tutti arrestati. Ma la causa sono gli alberi, i pini secolari. Tanto che il Sindaco Stefàno, di SEL (Sinista Ecologia e Libertà – poi mi chiedo quale ecologia), ha fatto tagliare tutti gli alberi. Uno scempio.

A Taranto ogni mese muoiono due persone di tumore per inquinamento industriale. Questi pini secolari rappresenterebbero un pericolo alla pubblica incolumità. Numerosissimi cittadini hanno contattato PeaceLink per segnalare questa decisione.

Il sindaco deve spiegare perché sono pericolosi gli alberi a Talsano mentre nulla fa per avvisare la popolazione della contaminazione da  Piombo e i Policlorobifenili nel terreno dell’area verde del quartiere Tamburi. Non ci sono cartelli che avvisino della contaminazione e i bambini ci vanno a giocare. Ce lo deve spiegare prima il sindaco e poi il pediatra con quale coraggio ai Tamburi le aree vengano lasciate senza segnalazione di pericolo di contaminazione” si legge nel sito di PeaceLink.

Mi chiedo cos’abbia di ecologista il partito di SEL. Se ora si definiscono “Sinistra e Libertà” anziché “Sinistra, ECOLOGIA e Libertà”. Mi chiedo se il suo leader sia contrario a questo scempio e se butti fuori dal partito questi suoi rappresentanti. Mi chiedo soprattutto quante persone moriranno in futuro per mancanza d’aria buona e di ossigeno, oltre che di inquinamento, a Taranto.

DECRETO COMPETITIVITA’: INNALZATI I LIMITI DELLE SOSTANZE PERICOLOSE


petrolchimico

Il Decreto Competitività è sotto l’occhio del ciclone. Prevede un innalzamento dei limiti delle sostanze pericolose. Per essere più competitivi dobbiamo inquinare di più. Con questo Decreto il profitto viene prima della salute, l’industria prima dell’ambiente.

Le associazioni ambientaliste sono sul piede di guerra, e denunciano il fatto che i livelli di inquinamento siano stati equiparati a quelli delle aree industriali, quindi molto più alti rispetto ad aree verdi e residenziali. I valori dei cianuri potranno essere centuplicati (da 1 a 100 mg/kg). Per quanto riguarda gli impianti industriali di grandi dimensioni, quali raffinerie, acciaierie, inceneritori, centrali a carbone, cementifici: più si produce, più alto sarà il quantitativo dei reflui che si può scaricare in mare.

Questo è quello che sfornano le grandi coalizioni. La morte è servita. Una morte lenta e dolorosissima. A loro il profitto, a noi il conto da pagare.

METALLI PESANTI A PORTOSCUSO


portoscuso

E adesso? Chi è che deve “portare scusa” agli abitanti di Portoscuso? Chi è che deve portare scusa per la presenza di metalli pesanti sulle tavole degli abitanti? Questo perché a Portoscuso si mangiano e si bevono metalli pesanti. Prodotti altamente contaminati dai metalli pesanti, dal latte di pecora al latte di capra, contenenti piombo e diossina. Dai prodotti ortofrutticoli al vino. Tutti contaminati.
Gli abitanti di Portoscuso vivono in un ambiente fortemente degradato e contaminato da diverse attività “economiche”. Si va dai fumi di acciaieria al bacino dei fanghi rossi, dagli sversamenti di inquinanti in mare alle discariche abusive di rifiuti tossici, dalle nubi di fluoro ai traffici illeciti di rifiuti industriali. E’ questa la denuncia del Gruppo di Intervento Giuridico Onlus.

(Foto e informazioni prese dal sito globalist.it)

COLDIRETTI IN DIFESA DEL VERO “MADE IN ITALY”


protesta tir brennero

Hanno bloccato i TIR in passaggio al Brennero per protestare contro i falsi cibi “Made in Italy”. Migliaia di allevatori e agricoltori in marcia ieri mattina hanno sfidato il freddo invadendo la frontiera del Brennero tra Italia ed Austria, per la mobilitazioneLa battaglia di Natale: scegli l’Italia“. Hanno fermato i TIR per sapere che merce trasportavano e dove va a finire.

Gli striscioni sono eloquenti: «615mila maiali in meno in Italia grazie alle importazioni alla diossina dalla Germania», «1 mozzarella su 4 è senza latte», «Il falso prosciutto italiano ha fatto perdere il 10% dei posti di lavoro», «Fuori i nomi di chi fa i formaggi con caseine e cagliate». Con la crisi sono state chiuse in Italia 140mila stalle ed aziende anche a causa della concorrenza sleale dei prodotti di minor qualità importati dall’estero che vengono spacciati come Made in Italy. È quanto emerge da un’analisi Coldiretti su dati Unioncamere relativi ai primi nove mesi 2013 rispetto all’inizio della crisi nel 2007. Per ulteriori informazioni, cliccate qui.

Ecco cosa rovina gli allevatori e agricoltori italiani: prodotti di minor qualità importati dall’estero che vengono spacciati come Made in Italy, ma anche prodotti venduti all’estero come Made in Italy, ma come denunciano tanti servizi di Striscia la Notizia, sono taroccati e altamente pericolosi per la salute. Ribadisco la mia idea, NO ALLA GLOBALIZZAZIONE ALIMENTARE.