PATTO CON LA NATURA


Fotografia de Questo lo riciclo, ti Piace L'Idea?

Vogliamo farlo questo patto con la natura?

TRUMP: UN COLPO AL CERCHIO E UNO ALLA BOTTE


trump

Trump ha fatto capire a tutti subito di che pasta è fatto. Una pasta scaduta, velenosa. Ha abolito il TTIP (bene!), ma ha abolito pure il surriscaldamento globale, e ha imposto la costruzione di due giganteschi oleodotti. Sono il Dakota Access, che attraversa le terre sacre dei Sioux, e il Keysonte Xl, il serpentone per trasportare 800 mila barili di petrolio al giorno appunto dal Canada alle raffinerie di Texas e Louisiana.

Fonte: repubblica.it

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Ma il colpo alla botte è davvero grosso. Proteste degli ambientalisti e degli abitanti di quella zona, anche perché l’oleodotto andrebbe a sfrattarli della loro terra. Si ripete ancora una volta la lotta del far west tra gli Indiani d’America e gli sceriffi, ex eroi, ma in realtà sempre estirpatori. Io sto dalla parte degli Indiani del Dakota.

Un oleodotto che Barack Obama ha bloccato, perché impegnato nella lotta contro i cambiamenti climatici, perché ha scoperto l’acqua calda, cioè, che esiste un nuovo modo per produrre energia, molto più economico ed ecologico, pulito e che dà tanto benessere. Invece Trump ha già detto che gli ambientalisti sono fuori controllo. Ma Trump non intende fermarsi qua. Vuole costruire anche nuovi oleodotti, con acciaio americano, promette.

Per creare nuovi posti di lavoro. Sì, è vero, ma questa è solo sporca propaganda. Esistono posti di lavoro puliti. La verità è che non vogliono cambiare strada. Non vogliono proseguire la via intrapresa dall’ex Presidente Obama. Vogliono solo ciò che fa guadagnare loro di più: il petrolio e le fonti sporche e che puzzano di morte. Ovviamente di quella dei poveri abitanti delle zone usurpate e deturpate.

Gongolano i petrolieri, felici di completare l’opera. Alzano la voce gli ambientalisti, come Annie Leonard, direttore di Greenpeace, che ha detto subito: “Nativi, agricoltori, attivisti: abbiamo bloccato questi progetti in passato e non ci arrenderemo certo ora”. La guerra è dichiarata.  Io sto con gli ambientalisti. E voi da che parte state? Non ditemi dalla parte di Trump!

SANPOLINO: LOTTA INFINITA TRA VERDE E CEMENTO


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Siamo a Sanpolino, un quartiere di Brescia, che ha cambiato più volte “identità”. In principio era una “area verde” della città, fino a quando nel 2000 l’amministrazione comunale non decide di coprirlo di cemento e di asfalto, trasformandola in “area edificabile”. Non contenta, tra il 2005 e il 2008 sono stati realizzati 1.900 alloggi, costruiti da imprese appaltatrici che, come succede spesso e volentieri in Italia, poi falliscono. Questo fallimento ha però determinato la salvezza di 16 ettari di terreno, che si sono trasformati in “bosco”: sono infatti cresciuti in particolare olmi, e vi si sono insediati lepri e uccelli.

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Dal 2014 al 2016 il terreno è stato concesso in comodato ad alcune realtà legate al mondo del volontariato, che vi hanno realizzato un orto sinergico, su 7.000 mq non ancora boscati. La nuova realtà dell’ortobosco ha poi dato lo spunto per realizzare attività di sensibilizzazione, laboratori, corsi ed eventi per la cittadinanza. Tutto è bene quel che finisce bene? Macchè, in Italia non finisce mai. Infatti l’amministrazione cementizia torna all’attacco volendovi realizzare, al posto del bosco, altri 1.000 nuovi alloggi, e costruirvi una pista di atletica.

Il gruppo informale attivo da due anni “Terra e Partecipazione”, però, non la pensa così, e vuole che quel terreno rimanga così, salvo dal cemento.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Là dove c’era l’erba… E’ l’Italia, bellezza.

CORRUZIONE E APPALTI TRUCCATI: IL CANCRO DELLE GRANDI OPERE


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Appalti truccati e corruzione. Sono i due mali principali dell’Italia intera, da sud a nord, nel settore delle grandi opere. Per quanto riguarda il terzo valico di Genova, la polizia ha eseguito 14 provvedimenti. Si tratta soprattutto di Manager del COCIV, il consorzio che sta realizzando il terzo valico.

Sono tre i filoni di inchiesta in cui gli investigatori ipotizzano “condotte corruttive per ottenere contratti di subappalto”: i lavori di una tratta della Tav Milano-Genova, del 6° Macrolotto dell’A3 Salerno-Reggio Calabria e della People Mover di Pisa, l’impianto a fune che mette in collegamento l’aeroporto Galileo Galilei con la stazione centrale della città.

Fonte: Repubblica.it

Ora capite perché siamo così ostili nei confronti delle grandi opere? Perché dietro ogni grande opera in Italia c’è puzza di truffa, di appalti truccati, di tangenti, di corruzione; e anche perché c’è puzza di distruzione e di inquinamento.

PER CHI PENSA ANCORA CHE L’OLIO DI PALMA SIA INNOCUO


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Indonesia: incendi dolosi per far spazio alle coltivazioni di olio di palma. Centomila morti a causa di malattie dovute a questi incendi. Leggete qua.

Continuiamo a consumare prodotti con olio di palma. Continuiamo a considerare l’olio di palma come olio vegetale, come prodotto della natura. Sempre di più NO all’Olio di Palma.

NO ALLE OLIMPIADI: VANTAGGI E SVANTAGGI


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La Sindaca di Roma, Virginia Raggi, del MoVimento 5 Stelle, come tutti sapete ha detto no alle Olimpiadi di Roma del 2024. Una scelta discutibile, che ha le sue motivazioni e i suoi svantaggi. La Raggi motiva la sua scelta paventando una lievitazione dei costi previsti in fase di approvazione del progetto; inoltre definisce questa manifestazione come le “Olimpiadi del Mattone, in quanto per costruire i nuovi stadi e le nuove strutture, si devono costruire anche centri commerciali, strade, alberghi e nuovi quartieri residenziali.

Mi sembrano motivazioni più che valide per rinunciare alle Olimpiadi. Altra motivazione valida sono i numeri delle precedenti edizioni delle Olimpiadi, in cui qualcuno arriva ad affermare che le medaglie vinte dagli atleti, in conto di soldi pagati agli atleti, non riescono a coprire la spesa affrontata per organizzare i giochi.

Gli svantaggi riguardano sicuramente i mancati investimenti, i mancati “posti di lavoro” che crea questo tipo di manifestazione. Ad esempio, Cagliari perde molto in conto di mancati introiti per l’organizzazione della regata.

C’è una cosa, a mio avviso, che la Raggi ha sbagliato: aveva promesso, in campagna elettorale, un referendum a livello cittadino per verificare se i cittadini Romani fossero d’accordo o meno nell’organizzare i Giochi Olimpici nella città eterna, e questo non lo ha fatto. Ma c’è pure un’altra cosa da dire: ovunque si sono organizzati i giochi olimpici, hanno sterminato gatti e cani randagi, perché la città doveva risultare “pulita”. Su questo punto possiamo tirare un sospiro di sollievo.

E voi? Come valutate la decisione della Sindaca Raggi di rinunciare ai Giochi Olimpici?

BASTA TAGLI CEDUI NEI PARCHI


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I cedui sono dei tagli a raso che vengono effettuati nelle zone boschive, purtroppo anche nei parchi nazionali, come succede per il Pollino e per il Parco Nazionale d’Abruzzo, in modo che i tronchi ricaccino e si riformi la foresta nell’arco di qualche decennio.

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L’ex Presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, il biologo Franco Tassi accoglie una lettera-denuncia di una coppia Italo-Statunitense che nel tempo hanno fotografato la zona riprendendo i danni dei tagli cedui. Quali sono gli interessi che spingono a ceduare anche senza tenere conto dei vincoli dei Parchi Nazionali? Sicuramente ci sono interessi che riguardano attività imprenditoriali (o speculative?) dei giorni nostri, come le imprese di produzione del Pellet o le Biomasse.

Il biologo si chiede, su facebook, come mai non ci sia stata una levata di scudi generale contro questi interventi, e punta il dito contro alcuni ambientalisti che contro il taglio della legna nel mezzogiorno non spendono nemmeno una parola di indignazione.

Fonte: Tiscali Ambiente

Ed eccovi le immagini degli scempi nel Parco Nazionale d’Abruzzo e nel Pollino.

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Pollino nel 2003

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Pollino nel 2016

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Lucano nel 2012

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Lucano nel 2015

TERREMOTO CENTRO ITALIA: I NUMERI DELLA SOLIDARIETA’


sms solidaleSono profondamente colpito da questa tragedia. Un giorno tristissimo, che ha mietuto più di 120 morti, tra cui diversi bambini. Evito di parlare dei probabili motivi di tutti questi crolli, che tanto già lo sapete come la penso in proposito. Oggi è solo il giorno del dolore. Vi do solamente i numeri della solidarietà, per poter aiutare le popolazioni del centro Italia, in particolare Lazio, Marche e Umbria colpite dal terremoto.

E’ stato attivato un sms solidale che si può inviare da qualsiasi gestore telefonico al costo di 2 euro: il 45500. I fondi raccolti saranno trasferiti dagli operatori, senza alcun ricarico, alla Protezione Civile, che provvederà a destinarle alle regioni colpite dal sisma. Anche la Croce Rossa ha attivato un numero e un conto corrente per le donazioni e le coordinate per effettuarle sono state diffuse via Twitter: “Attivato il servizio donazioni della #CroceRossa Italiana per il #terremoto di Amatrice, Rieti“. Il numero di telefono è 06-5510, l’IBAN è IT40F0623003204000030631681, la email è aiuti@cri.it

Fonte: il sussidiario

SALVIAMO I POPOLI INDIGENI


indios

Papa Francesco, pochi giorni fa, nella Giornata dei Popoli Indigeni, ha chiesto, con un tweet, “che vengano rispettati i popoli indigeni, minacciati nella loro identità e nella loro stessa esistenza“. E in particolare per quelli del Brasile, il Paese al centro dell’attenzione mediatica per le Olimpiadi di Rio, “Survival International“, movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, ha lanciato la campagna “Fermiamo il genocidio in Brasile“.

La campagna di sensibilizzazione si pone tre obiettivi:

  1. Porre fine alle violenze e al furto di terra dei Guaranì del Brasile, che sono a rischio genocidio. Gran parte delle loro terre, infatti, sono state derubate per far spazio ad allevamenti di bestiame o a piantagioni di canna da zucchero e soia. La tribù si trova quindi a vivere ai margini delle strade, in accampamenti di fortuna, dove dilagano malnutrizione, malattie e purtroppo anche molte violenze da parte dei sicari al soldo degli allevatori. Per questo, “Survivalchiede al governo del Brasile di intervenire per fermare le violenze e rispettare i diritti territoriali dei Guaraní, demarcando le loro terre;
  2. Proteggere la terra della tribù incontattata dei Kawahiva: una tribù dell’Amazzonia brasiliana che non ha contatti con il mondo esterno e uno dei popoli più vulnerabili del pianeta. Purtroppo, i Kawahiva vivono in fuga ormai da molti anni perché le loro terre sono state invase dai taglialegna, che stanno abbattendo la foresta a un ritmo vertiginoso. Sono estremamente vulnerabili a malattie e a violenze e quindi rischiano l’estinzione;
  3. Il terzo obiettivo, che è stato già raggiunto, è quello di ottenere, grazie alla presenza dei sostenitori dell’opinione pubblica internazionale, che il ministro della Giustizia firmasse un decreto di demarcazione della terra dei Kawahiva. Tuttavia, il decreto non è stato ancora attuato e spetta ora al Dipartimento brasiliano agli Affari indigeni rendere esecutiva la demarcazione. Fino a quando ciò non accadrà, non si potrà dire che questi indigeni vengano protetti.

Sempre l’associazione denuncia che in tutto il mondo i popoli indigeni vengono molto spesso sottoposti a violenza genocida, schiavitù e razzismo nel nome del progresso e della civilizzazione. Ma è un progresso presunto: in realtà, il fine è quello di poterli derubare di terre, risorse e forza lavoro

E’ fondamentale – conclude “Survival International” – che i popoli indigeni vedano rispettato il loro diritto alla terra. Quando hanno la loro terra, possono prosperare e vivere tranquillamente. Per questo, è importante dire che si può fare qualcosa: si può intervenire per fermare le violazioni dei diritti umani e chiedere il rispetto dei diritti indigeni.

Fonte: papanews

ALBERI D’ULIVO FASTIDIOSI… PER I METANODOTTI


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Vi ricordate l’imposizione dell’Europa di far tagliare non solo gli alberi d’ulivo affetti da “Xylella Fastidiosa, ma anche quelli sani, nel Salento? Di alberi sani ne sono stati abbattuti parecchi, “grazie” a quell’imposizione dall’alto. Ora qualcuno intuisce perché: non è la Xylella la fastidiosa, ma sono gli alberi d’ulivo ad essere fastidiosi, perché proprio nella zona del focolaio dovrebbe passare il Metanodotto Snam.

Infatti, come si legge in questo articolo, tra i possibili tracciati del metanodotto, che dovrebbe collegare il Tap di Melendugno allo snodo di Mesagne, da alcune carte visionate, vi sono i territori su cui sono stati rinvenuti i maggiori focolai di Xylella fastidiosa e su cui sono previsti gli abbattimenti più massicci, a Veglie, Oria e Torchiarolo. Coincidenza? Per il momento è solo questo, nulla più. Ma tanto basta a far sorgere dubbi. E dunque a porre interrogativi. A sollevarli è il Comitato No Tap, che rende note le cartine dei sospetti.

Il Sindaco di Torchiarolo, il quale ha affermato che il gasdotto è “provvidenziale” per lo sviluppo del territorio, tranquillizza tutti però sul fatto che il Consiglio Comunale si è espresso negativamente in merito a un possibile approdo del Tap nel Brindisino, e che valuterà se questa “coincidenza” sia casuale o voluta, e se ci siano dei subdoli interessi da parte delle lobby del “fare” (o disfare?).

A mio avviso non è solo una coincidenza. “E’ la terra toa, amala e difendila! De cine? De ci ole specula e corrompe, difendila!” (E’ la tua Terra, amala e difendila! Da chi? Da chi ci specula e corrompe, difendila!). Tratta da “Sud Sound System – Le Radici Ca Tieni“.

Le Radici Ca Tieni – Sud Sound System

PALMA-LEAKS


olio di palma

Abbiamo sentito parlare di Wiki-Leaks, di Vati-Leaks, e da oggi sentirete parlare anche dello scandalo Palma-Leaks. E’ stato accertato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare che l’Olio di Palma è ricco di contaminanti che sono altamente cancerogeni, e che quindi possono provocare seri rischi per la salute.

Le Multinazionali del cibo sono state sempre attaccate su diversi aspetti: in passato a causa di sfruttamento del lavoro minorile e delle comunità locali, e di disastri ambientali. Attualmente ci si concentra di più sui danni alla salute causate da condotte irresponsabili delle multinazionali, come l’impiego massiccio di glifosato e l’alta concentrazione di zucchero e di sodio che possono provocare diabete e obesità.

Tutt’oggi l’olio di palma viene estratto provocando deforestazioni in vaste regioni del mondo, specialmente in Asia e in Africa, ma anche nell’America Centro-Meridionale. Il suo eccessivo utilizzo in campo alimentare, nel corso di pochi anni ha causato malattie incurabili e processi infiammatori.

E come si sono difese da questi attacchi le multinazionali? Con delle pubblicità false, ingannevoli e di disinformazione, con la favola del c.d. “Olio di Palma Sostenibile“, indispensabile per l’industria e addirittura benefico per la salute, nonché rispettoso dell’ambiente… Fino a che l’EFSA, appunto l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, non ha messo le cose in chiaro:

Le sostanze tossiche contenute nell’olio di palma – e così, in tutti gli alimenti che lo contengono – sono gravemente pericolose per la salute umana. E non è la dose a fare il veleno, poiché trattasi di veleno micidiale, cancerogeno e genotossico anche in minime quantità. I bambini e gli adolescenti sono più esposti al rischio, in ragione dell’onnipresenza dell’olio di palma nei cibi a essi propinati, e del loro ridotto peso corporeo su cui la tossicità incide maggiormente.

Da una dozzina d’anni a questa parte, queste Multinazionali sono a conoscenza dei gravi rischi per la salute derivanti dall’Olio di Palma e da altri componenti. Tuttavia, all’insegna del maggior profitto, anziché preoccuparsi di sostituire questo veleno per garantire la sicurezza degli alimenti e la salute dei consumatori, soprattutto i più piccoli, ne ha incrementato l’utilizzo. Raddoppiandolo, in pochi anni.

Per almeno quindici anni ‘Big Food’ ha deliberatamente prodotto e immesso sul mercato alimentare globale alimenti tossici, al solo scopo di risparmiare sui costi di produzione e incrementare i margini di guadagno. Il “rischio-palma” è gravissimo, poiché non si tratta di “possibili mal di pancia”, ma di malattie incurabili e trasmissibili alle prossime generazioni. Tumori e danni al DNA soprattutto.

Fonte: GIFT.it

Qui di marcio non c’è solo l’olio di palma e le multinazionali del cibo. E’ marcio anche il sistema dei controlli ufficiali, che chiude entrambi gli occhi, in favore dello sviluppo, della produzione, del consumismo sfrenato, del guadagno spietato. L’unica cosa che possiamo fare noi comuni mortali è quella di acquistare solo prodotti privi di Olio di Palma. Per sopravvivere, queste Multinazionali del cibo dovranno adattarsi ai cambiamenti e rinunciare a questo prodotto.

IL CANADA BRUCIA


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Stato di emergenza in Canada. Numerosi ettari di boschi in fiamme stanno mettendo in ginocchio l’Alberta. Evacuata parte della popolazione di Fort Murray.

L’incendio è divampato domenica scorsa, e la situazione si è aggravata successivamente, tanto che è stata organizzata quella che il primo ministro della provincia Rachel Notley ha definito come “la più grande evacuazione legata a un incendio nella storia della nostra provincia.

Circa 250 pompieri sono al lavoro per tentare di spegnere le fiamme e dall’aria forniscono il supporto nove aerei e una dozzina di elicotteri. Fino a questo momento non c’è stata alcuna vittima. L’area maggiormente danneggiata è stata il quartiere di Beacon Hill, all’interno della municipalità di Wood Buffalo, dove sono andate in fumo l’80% delle abitazioni.

Fonte: ecoblog.it

Un incendio che non si riesce a domare, simile a quegli incendi estivi che colpiscono ogni anno la California, e che possono protrarsi anche per una ventina di giorni. Spero che questo incendio venga spento prima, il prima possibile, e che si accerti se sia stato di origine colposa o dolosa.

TEMPA ROSSA


tempa rossa

Tempa Rossa è un progetto della compagnia petrolifera francese Total E&P, in condivisione con la britannica Shell e la giapponese Mitsui. E’ nata un’inchiesta su questo progetto, che ha coinvolto la Ministra dimissionaria allo Sviluppo Economico Federica Guidi.

Il progetto dichiarato “strategico per il Paese“, prevede l’estrazione di gas e di petrolio in Basilicata, sì da avere un giacimento stimato di 50mila barili di petrolio, 230mila metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di GPL e 80 tonnellate di zolfo al giorno. Sono 8 in totale i pozzi previsti nell’ambito del progetto: sei già perforati e due, invece, da trivellare non appena saranno arrivate le autorizzazioni necessarie.

Quello di Tempa Rossa è il secondo giacimento della Basilicata: il primogià in funzione – si trova a Val D’Agri ed è gestito da Eni. Due impianti, racchiusi in un fazzoletto di terra, che rendono questo pezzo d’Italia il maggior giacimento petrolifero di tutta l’Europa continentale.

Il prodotto sarà lavorato in loco attraverso la realizzazione di un centro oli e di un centro di stoccaggio del GPL. Parte del prodotto sarà destinato all’esportazione, e si prevede, attraverso un oleodotto già esistente, di inviarlo a Taranto, dove sorge la Raffineria ENI, che per accoglierlo però bisognerà fare lavori di adeguamento logistico. Lavori duramente contestati dagli ambientalisti.

Fonte: formiche.net

Non sanno, anzi, non vogliono proporre altro tipo di sviluppo e di lavoro, imponendoci il bivio tumori-fame, lavoro-ambiente, salute-sviluppo. Ci danno pane avvelenato, da metalli pesanti e da poteri forti: o malattie o fame. Questa è la loro proposta, inaccettabile.

Mi chiedo sempre: Chi è che deve mettersi una mano sulla coscienza: gli ambientalisti, pronti a dire no a tutto pur di avere salute e qualità di vita e lavoro pulito, perché per colpa loro c’è tanta disoccupazione e fame; o gli industriali, i petrolieri, il governo, le multinazionali che mascherano la malattia, il degrado e i veleni con i nomi di lavoro, sviluppo e occupazione?

LIGURIA: IL GOVERNO IMPUGNA IL PIANO CASA


cemento liguria

Il Governo ha impugnato il Piano Casa redatto dal Presidente della Regione Liguria Toti. Protestano contro il Piano Casa non solo le opposizioni in Consiglio Regionale ma anche le associazioni ambientaliste Italia Nostra, FAI Liguria e WWF, perché cementifica la Liguria e i suoi parchi naturali

Le motivazioni del Governo riguardano alcune disposizioni che,”consentendo interventi edilizi in aree tutelate, senza prevedere il necessario rispetto delle procedure previste dalla legge statale e dall’ordinamento comunitario, violano la competenza legislativa esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente e del paesaggio (art. 117 Costituzione, secondo comma, lettera S).

Il primo commento arriva da Ilaria Borletti, sottosegretario del Mibact, che si dichiara soddisfatta per l’impugnazione della legge cemento. Secondo lei la tutela dell’ambiente “deve necessariamente rimanere in mano allo Stato, in particolare trattandosi di una Regione, il cui patrimonio paesaggistico è già stato gravemente compromesso, con le conseguenze in termini di dissesto idrogeologico che hanno portato ai tragici episodi degli ultimi anni“.

Il Governatore Giovanni Toti commenta invece: “Non ci preoccupano le rilevazioni del governo che si riferiscono comunque ad aspetti non sostanziali della legge, ma a  richieste  di precisazioni di natura tecnica. La demagogia e l’ostilità dei signori del no e della sinistra compatta non fermeranno la nostra volontà di cambiare la nostra regione e di farla uscire dall’immobilismo che l’ha caratterizzata negli ultimi 10 anni. Andremo avanti“.

Fonte: repubblica.it

Mi sembra strano che un Governo “del fare”, un Governo del “disfare” il paesaggio e il territorio con trivellazioni, che è sempre stato favorevole al cemento, impugni questo provvedimento. Da che pulpito vengono le prediche, se impone la costruzione di nuovi inceneritori in diverse regioni, se salva l’Ilva di Taranto nonostante le condanne già perpetrate ai danni dei suoi proprietari? Mi sembrano due bambini che litigano perché “quello lo voglio fare io“, e quindi glielo vuole impedire, e badate: non per il rispetto del paesaggio e dell’ambiente, ma perché lo vuole fare lui.

Perché la distruzione del creato è di competenza esclusiva dello Stato.

A BURGOS UN CASTELLO DI DISNEYLAND AL POSTO DI QUELLO ATTUALE


Una proposta indecente sarebbe stata fatta dal colosso dei divertimenti Disney. Demolire il Castello di Burgos, una località sarda in provincia di Sassari, situata nel territorio del Goceano, per farci un Castello della Disneyland, un nuovo parco divertimenti.

Attirerà il turismo, la gente, farà aumentare l’economia, sì certo! Tutto è concesso per far girare l’economia, tutto si può sacrificare sull’altare dello sviluppo. Così si sarebbe deciso di sacrificare l’antico Castello di Burgos, che sì, andrebbe restaurato, ma che attira ancora tantissima gente.

Un castello la cui costruzione risalirebbe, secondo alcune fonti, al 1.134, ad opera del Giudice Gonario I di Torres, allo scopo di controllare i confini del giudicato. Alla fine del XIII secolo il castello passò prima nelle mani di Genova, poi alla famiglia dei Doria; alla metà del XIV secolo fu acquisito dai giudici d’Arborea, che per mezzo di esenzioni e privilegi favorirono il ripopolamento di tutta la zona. Infine, dopo l’abolizione del giudicato di Arborea, gli Aragonesi si disinteressarono sia del castello che della vallata, lasciandoli in balia di devastazioni e distruzione.

Fonte: sardegnaturismo.it

Secoli di storia e di cultura, di archeologia e di turismo che si vorrebbe cancellare per costruire un altro castello, al suo posto, spettacolare (promettono). In questo articolo, da dove ho preso la fonte, si dice che sia il Presidente della Regione ad aver autorizzato la demolizione, ma è meglio essere prudenti su questo, e anche su questa notizia.

Ad ogni modo, a mio avviso, sarebbe solo una follia. Ristrutturarlo e renderlo più sicuro, mantenendo il suo aspetto originario, magari facendo passare i piccoli visitatori anche dentro il castello sarebbe già più accettabile.

Nei prossimi giorni vi darò notizie certe. Sono piuttosto incredulo riguardo questa notizia. Vi informerò se questa notizia è vera oppure se è una bufala di carnevale, come in fondo credo che sia… 🙂

castello burgos

Castello di Burgos

fotomontaggio

Fotomontaggio

1980 APOCALISSE IN CAMPANIA E IN BASILICATA


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Era il 23 novembre 1980. Alle 19:34 una forte e lunga scossa di terremoto colpì la Campania e la Basilicata, con epicentro in Irpinia. Un minuto e mezzo in cui arrivò l’apocalisse. Un minuto e mezzo che ha provocato più di 3.000 vittime, più di 9.000 feriti e 150mila abitazioni rase al suolo, con 300mila senzatetto.

I soccorsi furono tardivi e inefficienti, ma l’impegno e lo sforzo dei volontari è stato notevole. Ci sono state tante polemiche per quanto riguarda il post terremoto e la ricostruzione, anche se in Basilicata è stato ricostruito il 90% delle abitazioni private.

Anche in Irpinia è stato ricostruito quasi tutto, ma un paio di anni fa alcuni cittadini si sono rivolti a Striscia La Notizia per denunciare la mancanza di una sistemazione definitiva, promessa da tanti anni ma ancora non attuata, ma si spera che tutta quella gente che viveva in container fatiscenti e che si è rivolta a Striscia ora sia potuta passare a una casa più dignitosa e salubre. In caso contrario è davvero una vergogna.

Non ero ancora nato nel 1980; a “ricordarmi” quella tragedia è stato questo articolo. Spero con tutto il cuore che quanto prima tutte le persone possano tornare ad avere una casa dignitosa.

EXPO 2015: COSA RESTERA’


albero della vita

Si è conclusa ieri a mezzanotte l’esposizione universale del 2015 svoltasi a Milano. Sei mesi, dal primo maggio al trentuno ottobre, di autentico successo. Un successo confermato dai numeri: 21 milioni e mezzo di visitatori nei 54 padiglioni espositivi. Il picco assoluto di visitatori si è registrato il 10 ottobre, con ben 272.785 biglietti staccati. Due milioni di studenti in gita scolastica. E tanti altri numeri li potete trovare in questo articolo.

Ma cosa resterà a Milano a partire da oggi? L’albero della vita, il simbolo dell’Expo, rimarrà a Rho. Domani inizieranno i lavori di smantellamento dei 54 padiglioni. Tanti di essi saranno riciclati nel proprio Paese d’origine (a tal proposito la Repubblica Popolare Cinese è stata premiata per la miglior recuperabilità del padiglione), altri verranno venduti all’asta. Alcuni rimarranno a Milano e subiranno un cambiamento di destinazione d’uso. Ad esempio il Padiglione Coca-Cola diventerà un centro sportivo. Le altre strutture che resteranno saranno il Palazzo Italia e il Padiglione Zero. Per conoscere nel dettaglio tutte le destinazioni dei vari padiglioni vi rimando a quest’altro articolo, dove potrete lèggere anche i riconoscimenti e gli altri premi vinti.

Ma una volta demoliti? Che si farà della grande area espositiva di Milano, che ricordiamo è di 1,1 milioni di metri quadri? Si darà il via alla più grande speculazione edilizia? Oppure si penserà come spero (ma non credo affatto), ad aumentare il verde pubblico cittadino magari con un grande parco, anche tematico, curando il verde e la pulizia dell’area, e tutelarlo vietando qualsiasi tipo di costruzione? Ai posteri l’ardua sentenza.

ALTRO COLPO DEL GOVERNO, ALTRA COSA DA LEGARE AL DITO


forestale

Il Governo, non eletto, sta mettendo a segno un colpo dietro l’altro contro l’ambiente e il territorio, indebolendo o distruggendo le sue difese naturali. E dopo il grande colpo dell’abolizione delle soprintendenze di pochi giorni fa, ecco arrivare l’abolizione del Corpo Forestale dello Stato. Infatti a quanto si legge verrà assorbito dall’arma dei Carabinieri.

Venerdì 25 Settembre i tre sindacati ritroveranno la loro unità. Infatti CGIL, CISL e UIL organizzeranno per tale data un’assemblea nazionale presso il Ministero delle Politiche Agricole. A quest’assemblea si unirà pure l’UGL, il cui segretario generale Danilo Scipio denuncia che “il ministro Madia, pur di ottenere i voti necessari a far approvare il ddl sulle amministrazioni pubbliche, ha raccontato al parlamento un sacco di balle sulla riorganizzazione del corpo forestale dello Stato. E’ chiaro che aver previsto l’assorbimento in altra forza di polizia quale mera eventualità è una presa in giro per il Parlamento e, soprattutto, per i cittadini italiani, che verranno privati dell’unica forza di polizia specializzata nella lotta ai reati ambientali ed alle ecomafie“.

Per ulteriori informazioni vi rimando a questo articolo. Ecco un’altra cosa da legare al dito, da ricordare quando si va a votare (se non aboliscono pure le elezioni). Ricordatevelo però, perché gli italiani sono un popolo di misericordiosi, perdonano tutto. E perdonare è sbagliato… almeno in politica.

TAV: ANCORA AMIANTO


amianto

Da anni i No Tav denunciano la presenza di amianto nelle montagne da “bucare” per costruire delle gallerie. Il problema della TAV non è il treno, nemmeno le ferrovie. Il problema vero sono le gallerie, perché le montagne che vogliono perforare per costruirle sono ricche d’amianto. Il problema non si presenta solo in Val di Susa, ma anche a ValVerde, nel terzo valico del cantiere di Cravasco, vicino a Genova.

Qui è stata rilevata un’elevata quantità di polveri d’amianto, nocive per l’uomo. A rilevarlo non sono stati i NO TAV, non sono stati i noiosoni “blocca-sviluppo” che vogliono solo dire NO ai lavori senza proposte alternative. A rilevarlo è l’Arpal, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Liguria. Secondo l’analisi dell’Arpal, la presenza del minerale è risultata di 1,7 grammi per chilogrammo di roccia o terra esaminata. Il limite massimo è stabilito in 1 grammo per chilo. Quasi il doppio dunque rispetto al consentito dalla legge.

Un allarme ignorato dal Cociv, il consorzio di imprese che si è aggiudicato l’appalto per la costruzione del tunnel di 37 chilometri sul tracciato di complessivi 53, fra Liguria e Piemonte, che dovrebbe ospitare il Treno ad Alta velocità. Un’opera che costerà, anzi costerebbe visto che i tempi si stanno allungando, 6,4 miliardi di euro e certamente sarà terminata dopo il 2020.

E’ stata anche aperta un’inchiesta sul cantiere di Cravasco, in modo particolare sulle modalità di smaltimento delle rocce e del terreno provenienti dal cantiere, che il Cociv stesso ammette siano ricche di amianto. Si sospetta che le imprese dedite allo smaltimento di tali rifiuti abbiano raggirato le severissime norme sullo stoccaggio e trasporto di queste rocce pericolose. I risultati delle perizie confermano il rischio per la salute umana insito nel cantiere della Tav a Cravasco, che è fermo da un paio di mesi.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Io non sono contrario all’alta velocità, né ai nuovi treni moderni e veloci, né alle ferrovie. Anzi ritengo che le ferrovie siano un modo per disincentivare il trasporto su gomma, decisamente più impattante sull’ambiente e sul paesaggio. Sono contrario a che i lavori vengano svolti raggirando le norme ambientali, severe ma necessarie. Sono contrario alle imposizioni dall’alto, alle decisioni imposte senza ascoltare le paure delle popolazioni coinvolte, ai trafori di montagne ricche di polveri d’amianto, un materiale velenosissimo responsabile di centinaia di migliaia di tumori e di morti nelle zone ove è presente questo veleno.

SALVIAMO LA FORESTA SUL MONTE GARIWANG


foresta

I grandi eventi sportivi sono sempre stati una vera e propria speculazione, edilizia e non solo. Olimpiadi: è questa la parola d’ordine, la parolina magica che droga tutte le coscienze. Una sorta di pifferaio magico. Ed ecco che eventi che magari durano solo pochi giorni sono sufficienti a far accettare alle popolazioni locali la distruzione di una foresta plurisecolare. 500 anni per formarsi, 4 giorni per farla morire, attraverso una lenta e dolorosissima agonia, costituita dal taglio di tutti gli alberi e delle piante.

Sta per accadere a Pyeongchang, sul monte Gariwang, nella Corea del Sud. Su questa foresta vivono diverse specie in via d’estinzione, perciò protette, come la lontra, il gatto leopardo, la martora e lo scoiattolo volante. La foresta sta cominciando a morire, perché stanno già cominciando i lavori per la costruzione di un enorme resort sciistico, e la montagna dunque presenta già degli enormi sfregi lungo i suoi fianchi.

Ecco perché hanno lanciato una petizione sul sito Avaaz.org per salvare la foresta coreana. L’obiettivo è quello di salvarla dalle colossali speculazioni edilizie in vista dei Giochi Olimpici Invernali del 2018. Le firme attuali sono più di 915mila. Si deve arrivare ad almeno un milione di firme. Si può firmare qua.

Non lasciamoci incantare da questi pifferai magici, che ci portano solo alla rovina della natura, quindi alla nostra. Firmiamo tutti.

ADDIO SOPRINTENDENZE, ADDIO TERRITORIO ITALIANO


soprintendenza

Certo che questo Governo, il terzo non eletto, si sta dando da fare per indebolire il territorio, un territorio troppo fragile come quello italiano. Talmente fragile che alle prime piogge estive provoca alluvioni e frane tremende, come è successo a Belluno, il Cadore devastato, tre vittime tra cui una quattordicenne (leggete qui).

Innumerevoli sono gli attentati all’ambiente: dal Decreto sui reati ambientali, il quale dice che deve pagare solo chi inquina “abusivamente“, e quindi chi è stato autorizzato a “lavorare“, a “costruire” è stato autorizzato anche ad inquinare, non è “abusivo” e quindi non paga; agli innumerevoli decreti “Salva-Ilva”, l’ultimo quest’oggi per riaprire il primo altoforno chiuso da una sentenza (leggete qui), per difendere una industria altamente inquinante, ma strategica per il governo (anche se non si sa chi ne beneficia di questa “strategia”) chiusa dalle sentenze, riaperta dal Governo, il quale, quando era all’opposizione diceva che si dovevano accettare e rispettare tutte le sentenze, e ora che sono al Governo le sopprimono.

Dalla mala gestione della questione Xylella Fastidiosa (il batterio killer degli ulivi nel Salento, con l’Europa che ci impone di tagliare anche gli alberi sani!!!), alle trivellazioni, all’ultima trovata, il Ddl Madia sulla Riforma della Pubblica Amministrazione. Ma come si può dire che si rovina l’ambiente con una riforma che riguarda un altro settore? Eppure lo hanno fatto, con la soppressione delle Soprintendenze.

Per chi non lo sapesse, le Soprintendenze sono enti periferici del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, con compiti in ambito territoriale in materia di beni culturali, paesaggistici, museali, archivistici ed affini. Sopprimendo le Soprintendenze quindi, il territorio non sarebbe più tutelato, perderebbe i suoi “anticorpi”, che lo proteggono da attacchi esterni.

Per il Professor Tomaso Montanari, il DDL Madìa sulla pubblica amministrazione rappresentail più grave attacco al sistema della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale mai perpetrato da un Governo della Repubblica Italiana. Anzi, l’attacco finale e definitivo“. Questo perché “se il Governo vuol fare un’autostrada in un bosco secolare o in un centro storico, lo chiede a qualcuno che è diretto dai prefetti: cioè sostanzialmente a se stesso. Addio territorio italiano” (leggete qui).

E ricordiamoci pure che questo governo non è stato eletto da nessuno. Che dobbiamo fare? Non vi pare sia abbastanza? Io spero che qualcuno prenda la decisione di far partire una petizione anche online contro l’abolizione delle soprintendenze. Non possiamo più continuare a subire così.

DISASTRO AMBIENTALE IN CALIFORNIA


marea nera

Disastro ambientale in California. La rottura di un oleodotto ha provocato la formazione di un’enorme chiazza di “oro nero” nei pressi della spiaggia di “Refugio State”, in California. L’azienda ha chiuso immediatamente (mica tanto però) la conduttura rotta. Le prime stime parlano di 80mila litri di oro nero sversati in acqua, provocando una chiazza ampia ben 14 km.

Decine sono i volontari che stanno ripulendo la spiaggia in queste ore e che sono impegnati per salvare la fauna selvatica, oltre alla Guardia Costiera, che sembra aver recuperato circa tremila litri di petrolio. E’ notizia di un paio di giorni fa quella per cui Obama avrebbe autorizzato altre trivellazioni. L’ultima volta che l’aveva autorizzato, pochi giorni dopo è successo il disastro della British Petroleum. La storia si ripete, per chi non vuole ricordarla…

ECCO COSA PREVEDE IL DECRETO SUGLI ECOREATI


ecoreati
Ieri è stato approvato il decreto sugli ecoreati, tanto contestato dagli ecologisti, ma appoggiato da associazioni come Legambiente, WWF e Greenpeace. Un provvedimento amato e odiato, appoggiato e contestato; e approvato a larga maggioranza non solo dal Governo, ma anche da SEL e persino dal MoVimento 5 Stelle. Si contesta al provvedimento una parolina che potrebbe causare danni enormi in termini di giustizia. Quella parolina è abusivamente. Ma vediamo nei dettagli cosa prevede questo provvedimento:
La norma introduce nel codice penale il titolo VI-bis: dei delitti contro l’ambiente. Il provvedimento affronta tantissimi punti. Vediamoli uno per uno:
Inquinamento ambientale: Pena da 2 a 6 anni di carcere per chiunque, abusivamente, provoca “una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna”. Previste aggravanti in caso di lesioni o morte a una o più persone: da 2 anni e 6 mesi fino a 7 anni per lesioni che comportino più di 20 giorni di malattia; da 3 a 8 anni per lesioni gravi; da 4 a 9 per lesioni gravissime; da 5 a 10 in caso di morte.
Disastro ambientale: Chiunque, abusivamente, provoca un disastro ambientale è punito con la reclusione da 5 a 15 anni.
Reati in aree protette: Sia per il reato di inquinamento ambientale che di disastro ambientale la pena viene aumentata nel caso in cui i reati vengono commessi in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, o nel caso in cui vengano danneggiate specie animali o vegetali protette.
Delitti colposi: Nel caso in cui i reati di inquinamento e di disastro ambientale vengano commessi per colpaanziché per dolole pene sono ridotte da un terzo a due terzi.
Punizione del pericolo per l’ambiente: La messa in pericolo colposa dell’ambiente viene punita con le stesse pene previste dalle fattispecie di inquinamento e di disastro ambientalea seconda dei casiridotte di un terzo.
Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività: previste pene da 2 a 6 anni di carcere, e multa da 10mila a 50mila euro.
Impedimento del controllo: reclusione da 6 mesi a 3 anni per chiunque, negando l’accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, ovvero ne compromette gli esiti.
Aggravanti: in caso di associazione a delinquere di stampo mafioso. Pene aumentate da un terzo alla metà.
Aggravante ambientale: nel caso in cui uno dei reati previsti dal codice penale venga commesso allo scopo di danneggiare l’ambiente. Le pene, a seconda dei casi, possono essere aumentate fino alla metà.
Ravvedimento operoso: per chi si pente e si adopera per ripristinare le condizioni iniziali ambientali e chi collabora con l’autorità giudiziaria si vedrà ridotta da un terzo a metà la sua pena. Il corso della prescrizione del processo viene sospesa da due a tre anni.
Confisca: ad essere confiscati sono “beni che costituiscono il prodotto o il profitto del reato o che servirono a commettere il reato”, salvo che i beni appartengano a persona estranea al reato. Niente confisca per l’imputato che abbia efficacemente provveduto alla messa in sicurezza e, ove necessario, alle attività di bonifica e di ripristino dello stato luoghi.
Ripristino dello stato dei luoghi: Il condannato viene sempre obbligato al recupero o, dove tecnicamente possibile, al ripristino dello stato dei luoghi.
Omessa bonifica: nasce il reato di omessa bonifica con reclusione da 1 a 4 anni e multa da 20mila a 80mila euro.
Raddoppio dei termini di prescrizione: per i nuovi delitti contro l’ambiente.
Procuratore Antimafia e Agenzia delle Entrate: Quando il procuratore della Repubblica procede a indagini per i delitti contro l’ambiente, dovrà darne notizia anche all’Agenzia delle entrate “ai fini dei necessari accertamenti” e al procuratore nazionale antimafia.
Nuove sanzioni amministrative per le imprese: vengono previste a carico dell’ente sanzioni pecuniarie per la commissione dei nuovi reati ambientali.
“Prescrizione” per rimediare ad illeciti amministrativi: la norma contiene delle forme di ravvedimento che gli stessi organi di vigilanza (nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria) possono impartire ai contravventori e che, una volta attuate, possono portare alla estinzione della contravvenzione comminata e all’archiviazione del reato. Nel caso in cui l’adempimento avvenga in un tempo superiore a quello indicato dalla prescrizione la contravvenzione sarà ridotta della metà.
Come avrete potuto notare è una norma abbastanza corposa e buona. Ma la parolina “abusivamente” mi incute angoscia. Cosa ne pensate di questo decreto?

EUROPA FUORI DI TESTA


ulivo

Per combattere la Xylella, il batterio killer degli alberi d’ulivo che sta colpendo soprattutto la Puglia in questi mesi, la Francia dice di voler boicottare tutti i prodotti provenienti dalla Puglia. Ora l’Europa ci indica la sua “soluzione”: fare piazza pulita: tagliare non solo le piante malate, ma anche tutte quelle piante che si trovano a 100 metri dall’albero malato. Inoltre blocco totale dell’attività vivaistica e divieto di impiantare nuovi alberi d’ulivo. Infine, stop totale alla commercializzazione delle specie indiziate e nessuna deroga per le viti, sebbene il ceppo di Xylella fastidiosa riscontrato in Puglia, come è stato dimostrato scientificamente, non sia in grado di attaccarle.

E’ quello che ha deciso a Bruxelles il Comitato permanente per la salute delle piante. Per il Salento, la tagliola imposta rischia di provocare, in prospettiva, più danni di quelli che sta già procurando la malattia. Ha provato ad opporsi l’Italia, ma è rimasta isolata davanti al fronte comune di Francia, Grecia e Spagna, a cui si sono aggiunti tutti gli altri Paesi membri. Ora la Puglia vuole adire le vie legali.

Fonte: italaw

E’ una scelta assurda, irrazionale, senza logica, senza senso.