TANDEM DI FOTOVOLTAICO


Creata in Italia una super cella solare “tandem” che rivoluzionerà il settore delle rinnovabili

È da un po’ di tempo che non tratto l’argomento delle fonti rinnovabili, ma ora vi voglio parlare di una innovazione “Made in Italy”: la Super Cella Solare che funziona in “tandem”: non c’è infatti solo una cella in silicio, tipica delle celle fotovoltaiche. C’è anche una cella fatta in perovskite. Lo studio è stato pubblicato su Joule da un team di ricercatori italiani da ricercatori Enea del Laboratorio di Tecnologie Fotovoltaiche, Università di Roma “Tor Vergata”, l’IIT – Istituto Italiano di Tecnologia.

L’unione delle celle in perovskite e in silicio avrebbe un’efficienza record superiore al 26%, anche se il loro obiettivo è quello di far superare alle celle il 30% in più di efficienza rispetto a una normale cella fotovoltaica in silicio. I ricercatori spiegano il funzionamento delle due celle accoppiate: “La cella frontale, a base di perovskite, opportunamente dimensionata, converte bene la luce blu e verde dello spettro solare, lasciando passare la luce solare rossa ed infrarossa verso la cella posteriore realizzata in silicio.

La combinazione dei due materiali massimizza l’assorbimento dei raggi solari e produce un’elevata foto-tensione, pari alla somma delle tensioni generate dalle due singole celle, producendo in questo modo una maggiore efficienza rispetto ad una singola cella solare. Due elementi chiave nella realizzazione della cella tandem hanno permesso di ottenere alta efficienza: il grafene ha migliorato le prestazioni nella cella in perovskite, mentre l’eterogiunzione con film amorfi nella cella posteriore in silicio ha consentito di aumentarne la tensione”.

Fonte: tiscali ambiente

Una bella innovazione nel campo delle energie rinnovabili, ma che mi lascia una domanda: come si ricicla la perovskite? Quali sono i costi di smaltimento delle singole celle, ma soprattutto il loro procedimento?

NUOVA ENERGIA RINNOVABILE?


La nuova tecnologia verde che produce elettricità dall’umidità dell’aria

In una Università del Massachusetts, ma non si tratta del MIT, hanno sviluppato un dispositivo, chiamato AirGen, che utilizza una proteina naturale per creare elettricità dall’umidità presente nell’aria. Questa tecnologia potrebbe avere implicazioni significative per il futuro delle energie rinnovabili, dei cambiamenti climatici e in il futuro della medicina.

«Con nanofili proteici elettricamente conduttivi prodotti dal microbo Geobacter. L’Air-gen collega gli elettrodi ai nanofili proteici in modo tale che la corrente elettrica sia generata dal vapore acqueo naturalmente presente nell’atmosfera». L’ingegnere elettrico Jun Yao sottolinea che «stiamo letteralmente producendo elettricità dal nulla. L’Air-gen genera energia pulita 24 ore su 24».

La nuova tecnologia sviluppata nel laboratorio di Yao è non inquinante, rinnovabile ed economica. Può produrre energia anche in aree con umidità estremamente bassa come il deserto del Sahara. Ha vantaggi significativi rispetto ad altre forme di energia rinnovabile tra cui il solare e l’eolico perché a differenza di queste altre fonti di energia rinnovabile, l’Air-gen non richiede luce solare o energia eolica e funziona anche al chiuso.

All’Università asseriscono che «l’attuale generazione di dispositivi Air-gen è in grado di alimentare piccoli componenti elettronici» e pensano che presto le applicazioni dell’invenzione potranno essere commercializzate. I loro prossimi passi prevedono lo sviluppo di una piccola “patch” Air-gen in grado di alimentare dispositivi elettronici indossabili come monitor per la salute e il fitness e orologi intelligenti, che eliminerebbero il bisogno delle batterie tradizionali, ma i ricercatori sperano anche di sviluppare l’Air-gens per eliminare la ricarica periodica dei telefoni cellulari.

Oltre ad Air-gen, il laboratorio di Yao ha sviluppato molte altre applicazioni con i nanofili proteici e Yao conclude: «Questo è solo l’inizio della nuova era dei dispositivi elettronici basati sulle proteine».

Fonte: Tiscali.it

Una scoperta molto interessante, e sono fiducioso. Cosa ne pensate voi? Siete ottimisti?

IL 2019 IN 12 FOTO


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Gennaio: Capo Teulada e Porto Tramatzu liberate dalle servitù militari.

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Febbraio: la protesta del latte in Sardegna: ai pastori viene imposto un prezzo che non copre le spese di gestione. Per protesta versano il frutto del loro lavoro per le strade.

Greta Thunberg

Marzo: Iniziano le manifestazioni di Fridays For Future. Il 2019 deve essere ricordato come l’anno delle manifestazioni degli studenti a favore del clima e contro l’inquinamento. Il movimento è stato fondato dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, diventata la piccola paladina dell’ambiente.

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Aprile: il rogo nella cattedrale di Notre Dame, che si è poi scoperto essere accidentale, non doloso.

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Maggio: durante le corse e le maratone vengono utilizzate, al posto delle bottigliette di plastica, delle sfere d’acqua commestibili, contenenti 250ml d’acqua ciascuna, realizzate in materiale derivante dalle alghe e dalle piante, smaltibili in sei settimane.

Ponte Morandi, ditta che l’ha abbattuto: ‘Nel 2003 Autostrade ci chiese di buttarlo giù. Non si fece per costi e complessità”

Giugno: ultimo crollo del Ponte Morandi. Lo hanno fatto esplodere studiando un sistema per non disperdere le polveri nell’aria. Un piano studiato e riuscito alla perfezione.

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Luglio: brucia l’Amazzonia, e il Presidente del Brasile Bolsonaro non interviene per spegnere i roghi, quasi tutti dolosi, e rifiuta persino gli aiuti dagli altri Paesi.

Agosto: pesci morti, un oceano di rifiuti di plastica, animali che muoiono perché hanno ingerito chili di plastica, la Groenlandia che scompare, con gli Orsi Polari che non hanno più il terreno sotto i piedi. E’ un disastro di enormi proporzioni.

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Settembre: riprende la marcia studentesca per il clima, un successo planetario, mentre la piccola Greta partecipa alla Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite con il suo discorso accorato diventato celebre: “How Dare You?”, come osate? “le persone stanno soffrendo, le persone stanno morendo, interi ecosistemi stanno collassando, siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto ciò di cui parlate sono soldi e favole di eterna crescita economica? Come osate?”. E’ anche utile ricordare che lei ha raggiunto l’America con un catamarano, senza motore, dunque senza emissioni, in due settimane. Ed è rientrata con lo stesso catamarano.

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Ottobre: scoperta discarica in fondo al Lago d’Iseo

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Novembre: Venezia invasa dall’acqua alta per una settimana. Sfiorato il record in conto di altezza dell’acqua. Ingenti i danni. Si è riaperto il cantiere per il contestatissimo Mose.

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Dicembre: il politico locale Mauro Pili, ex Presidente della Regione, gira un video in cui alcuni operai sversano fanghi tossici arrivati dal sud Italia, ma appena scoprono la telecamera scappano via, senza terminare il loro “lavoro”.

E con queste immagini vi saluto e vi auguro un felice 2020, ricco di protezione dell’ambiente, di protezione anche per voi, amore, fortuna, serenità e lavoro (compatibile con l’ambiente) per tutti. Auguri!

SFERE D’ACQUA


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Si chiamano Ooho Balls, e potrebbero rappresentare il futuro ecologico dell’acqua, una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda le bottiglie di plastica. Sono piccole sfere contenenti ciascuna fino a 250ml di acqua, e sono state sperimentate per la prima volta nella maratona di Londra del mese scorso. Sì, queste piccole sfere potrebbero surrogare le bottiglie di plastica. Sono leggere, comode, e anche commestibili, e hanno lo scopo di ridurre i rifiuti, soprattutto nelle manifestazioni sportive.
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Scordatevi dunque le immagini dei tifosi che passano le bottigliette d’acqua agli atleti, che poi vengono buttate a terra dagli stessi. Il presente-futuro potrebbe essere diverso. Le sfere Ooho sono realizzate dalla Skipping Rocks Lab, sono realizzate in Notpla, un materiale ecologico realizzato da alghe e piante che si smaltiscono entro sei settimane, contengono cinque volte meno anidride carbonica rispetto al polietilene tereftalato utilizzato per le bottiglie in plastica, e richiedono nove volte meno energia per produrle. Gli ingegneri stanno già lavorando su altre bevande da inserire all’interno di queste piccole sfere. Insomma, il futuro è già iniziato.
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Cosa ne pensate di questa bella invenzione?

COSTUMI RICICLATI


Dal problema alla soluzione. Ecco i costumi riciclati realizzati con la plastica raccolta in fondo al mare. Si stanno moltiplicando i provvedimenti in vista dell’estate 2019, che per quanto riguarda l’emergenza ambientale si preannuncia rovente. Infatti su tante spiagge italiane vengono imposti nuovi divieti, come quello di utilizzare prodotti per la protezione dai raggi solari con agenti chimici pericolosi per l’ecosistema marino.

L’idea è venuta a due ragazze: Alessia Porrello e Vanessa Sillano. Due cugine che hanno in comune la passione per l’ambiente, e soprattutto per il mare, che hanno creato una nuova linea di abbigliamento chiamato “Mermazing“, realizzati con la plastica riciclata. I costumi, attualmente, si possono acquistare solo dal loro sito ufficiale.

Fonte: Il Sole 24 Ore

Fantastiche! Cosa ne pensate della loro grande idea, e soprattutto: acquisterete i loro costumi da bagno?

EUROPA: ADDIO ALLE LAMPADINE ALOGENE


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Addio alle lampadine alogene, cioè quelle ad incandescenza, che utilizziamo ancora adesso in casa: consumano troppo e ci fanno pagare molto in bolletta. La Commissione Europea ha deciso che dal primo settembre, in tutta Europa, si potranno utilizzare solo le lampadine a LED, cioè quelle a basso consumo energetico.

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Se le lampadine ad incandescenza hanno una durata media di due anni, la lampadina a LED può durare anche fino a vent’anni,  e può consumare fino a 5 volte in meno. Un bel risparmio per l’ambiente… e anche per le nostre tasche. Secondo i primi calcoli, le famiglie europee, utilizzando solo lampadine a LED, risparmierebbero fino a 115 euro all’anno. Il passaggio alle lampadine a basso consumo, secondo Confindustria, porterà un risparmio energetico annuale pari al consumo annuo di elettricità del Portogallo.

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Per maggiori informazioni leggete questo articolo.

C’è da precisare che ad essere messe al bando saranno solo le lampadine alogene in vetro, ma la rivoluzione luminosa sta per iniziare.

LA “FORMULA E” FA TAPPA A ROMA


Formula E

La Formula E fa tappa a Roma! La Formula E è una competizione nata nel 2014, da un’idea concepita nel 2012 dalla Federazione Internazionale Automobilistica (FIA). La categoria è basata su macchine tutte identiche: stesso motore, batterie, telaio ed elettronica, ma soprattutto sono tutte elettriche, e ad altissime prestazioni. Quello che cambia sono solo i colori delle squadre e l’abilità dei piloti.

E’ in corso la quarta stagione della competizione, e a Roma si correrà domani la settima gara. La “location” sarà il quartiere residenziale Eur. 21 curve su 2,7 km e spettacolo assicurato… e anche il silenzio! Infatti queste auto sono silenziose, nonostante sfreccino ad altissima velocità. Nessun inquinamento acustico, nessun inquinamento atmosferico.

Il motore è dotato di “inverter”, che converte la corrente continua della batteria in corrente alternata. E quando si frena si attiva il “freno motore rigenerativo”, con la corrente che fa il percorso inverso, ricaricando la batteria. “Non si può spingere solo l’acceleratore” canta Vasco Rossi. Specialmente nelle auto elettriche 🙂

Per maggiori informazioni: wired.it

Una corsa silenziosa ma emozionante! Evviva la Formula E!

LA SFIDA RICICLONA


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Da due anni, a Barrali, un paesino di poco più di 1.100 abitanti in Provincia di Cagliari, è in atto una “sfida riciclona”. Sono stati sistemati, nell’ecocentro cittadino, dei compattatori di rifiuti per il conferimento di plastica, vetro e lattine. Ogni cittadino riceve degli ecopunti per effetto dei quali, chi ricicla di più usufruirà di un premio: un “ecosconto” in bolletta.

Ieri il Sindaco Fausto Piga ha ritirato a Milano il premio nazionale di Legambiente, la targa “Innovazione amica dell’Ambiente” per la categoria “Abitare in comunità smart”. Gli sconti possono andare da 50 a 200 euro, e per i più virtuosi lo sconto arriva anche al 50% sul costo della bolletta.

Cliccate sul seguente indirizzo per guardare questo bellissimo video del TG della principale emittente sarda Videolina:

http://www.videolina.it/articolo/tg/2017/11/16/barrali_e_la_sfida_riciclona_il_premio_nazionale_di_legambiente-78-666871.html

Cosa ne pensate? Magari si potesse fare in ogni comune italiano… Provate a chiedere ai vostri sindaci se accettano la sfida!

ECCO L’AUTO ELETTRICA MADE IN ITALY


Finalmente ecco l’auto elettrica (forse la prima) prodotta in Italia, Made in Italy, o per meglio dire, Made in Bari. E’ stata presentata alla Fiera del Levante 2017, edizione n° 81, in corso dal 9 Settembre e che si concluderà domenica 17. Questo veicolo del presente-futuro è in grado di percorrere 200 km con una sola carica elettrica.

E’ stata realizzata dalla Tua Industries. Il Presidente della Regione Michele Emiliano l’ha presentata sabato scorso, in occasione dell’apertura della Fiera: “Questa vicenda è iniziata quando ero sindaco di Bari con un presidio vicino alla fabbrica perché una grande multinazionale, che aveva sostanzialmente preso brand, fatturato e apparecchiature, voleva chiudere l’attività per acquisire le quote di mercato. L’orgoglio degli operai ha impedito questo destino. Abbiamo provato in tutti i modi a trovare un progetto di reindustrializzazione, e oggi siamo arrivati al prototipo finalmente autorizzato dagli organismi competenti”.

Nel corso della stessa intervista dalla quale sono state riportare le parole di cui sopra ha dichiarato: “oggi si presenta il prototipo, ma che ci sono buone intese per la rete commerciale con importanti case automobilistiche per vendere queste automobili”.

Fonte: pugliareporter.com

Una piccola auto per un grande futuro. Un’auto Made in Italy, Made in Puglia, che deve diventare davvero il prototipo di uno sviluppo sostenibile con l’ambiente. Che Dio benedica questo gioiello italiano, e che segni l’inizio di un grande presente-futuro!

UN PO… DI ENERGIA


po

Il nostro fiume Po può creare… un Po di energia, tanta quanto ne crea tre centrali nucleari. A dirlo sono due ricercatori italiani, due cervelli in fuga, eccellenti ricercatori all’Università di Standford: Fabio La Mantia e Mauro Pasta, che fanno subito capire di che Pasta sono fatti. Coadiuvati dai professori Yu Cui e Bruce Logan, i loro studi sull’argomento sono finiti in due importantissime riviste scientifiche: Nature e ACS Nano Letters.

Ma come può il fiume Po produrre energia? Il principio è molto complesso, ma intuitivo. Quando un corso d’acqua dolce incontra il mare (acqua salata) alla foce, avviene una miscelazione. La differenza di salinità tra i due liquidi innesca un processo chimico dal quale si sprigiona energia, che senza qualcosa che la raccoglie, viene sprecata.

I due ricercatori spiegano il procedimento di produzione di energia in quattro passi:

1- Caricamento della batteria in acqua dolce. Durante il primo step vengono rilasciati sodio e cloruro, presenti in origine nei due elettrodi;
2- Sostituiamo la soluzione con l’acqua marina. La maggiore entropia dell’acqua salata rispetto a quella dolce permette un aumento di voltaggio;
3- Scaricamento della batteria. A questo punto “catturiamo” il sodio e il cloruro dell’acqua di mare e li convogliamo nei due elettrodi;
4- Re-immissione dell’acqua dolce nel sistema. Dal momento che l’acqua dolce ha una minore entropia di quella marina, il voltaggio della batteria tenderà a diminuire.

Secondo i calcoli di questi due ricercatori, un sistema di questo genere soddisferebbe, a livello mondiale, il 13% del fabbisogno energetico. Secondo calcoli teorici, se la “Batteria di Miscelazione Entropica”, cioè questo sistema di produzione dell’energia, venisse posta alla foce dei principali fiumi mondiali, si potrebbero ricavare circa 2 Tera Watt: l’equivalente di 2mila centrali nucleari.

Il fiume Po, unito alle acque del Mar Adriatico, potrebbe produrre circa 3,8 GigaWatt di energia, tanta quanta ne producono 3 centrali nucleari. Questa è solo una teoria, perché ragionevolmente il Po potrebbe creare 1,5-2 GW di energia, l’equivalente di una grossa centrale nucleare.

Fonte: ambientebio

QUANDO IL RICICLO CREATIVO DIVENTA SOLIDALE


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Un gruppo di volontarie di Union City, città dello Stato del Tennessee (USA), che si fa chiamare “Big Ladies“, ha messo a punto una strategia per poter riciclare tante borse di plastica dei supermercati in materassi destinati ai senzatetto. Per fare ciò ci vogliono una miriade di sacchetti di plastica, un ferro per l’ucinetto e… tanto amore. Il risultato è avere dei materassi resistenti, impermeabili ed isolanti.

Le buste vengono ridotte in anelli, collegati tra loro tramite un semplice nodo piano, creando un gomitolo di filo di plastica col quale dar vita ad una trama compatta, regolare, spessa qualche centimetroPatty Arnold, una delle volontarie, ha aggiunto che per ottenere un solo materasso sono necessarie dalle 600 alle 700 buste. Solo quest’anno le signore di Union City hanno realizzato 88 materassi, riciclando circa 52 mila buste.

Fonte e immagine: meteoweb.eu

Le Big Ladies, che sono davvero delle grandi donne, meritano davvero tanto successo, tanta stima e, come si usa dire da quelle parti per applaudire e acclamare qualcuno fino a sgolarsi, “Big Noise“, cioè “gran rumore“. Cosa ne pensate di queste “Big Ladies“?

RISPARMIARE CUCINANDO


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Risparmiare cucinando? Da oggi si può. Almeno un pò. Con “Wonderbag“, il cuscino termico che permette di continuare la cottura dei cibi senza utilizzare altro fuoco. L’idea è della sudafricana Sarah Collins, che sfrutta un principio semplice: i cibi continuano a cuocere se inseriti in un ambiente isolato termicamente, e che consente al calore di non disperdersi.

Si stima in questo modo che ciascuna famiglia possa risparmiare il 30% di utilizzo del combustibile (gas) rispetto alla cottura tradizionale. Insomma, i vantaggi sono molti: riduzione dei consumi energetici e delle emissioni nocive (– 250 mila tonnellate di co2 all’anno), meno fumi tossici e risparmio idrico, perché l’isolamento termico riduce la quantità di acqua che evapora e quindi ne serve meno per cucinare.

Il costo, non economico di 30 sterline, ha però un valore solidale: per ciascun cuscino acquistato, uno verrà regalato ad una famiglia povera nel mondo. Il Wonderbag viene infatti utilizzato nei posti dove le famiglie non possono permettersi il lusso di avere il gas in casa. Nella sola Sud Africa sono stati distribuiti ben 500 mila sacchetti. Ed è diffuso anche in altri 15 paesi africani, tra cui Nigeria, Rwanda e Kenya.

Fonte e immagine: green.it

SION, LA PRIMA AUTO SOLARE PER TUTTI


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Si chiama Sion, la prima auto solarepopolare“, cioè ad un prezzo accessibile a tutti. Promette di stravolgere l’intero mercato automobilistico, e sarà in commercio verso Gennaio 2018. Offre dai 120 ai 250 km di autonomia, e costerà a partire da 12.000 €. C’è da dire, però, che nel prezzo non è inclusa la batteria per ricaricare i pannelli solari, per la quale è previsto un canone mensile.

E’ nata in Germania, progettata dalla start-up Sono Motors, grazie all’idea di tre giovani neolaureati che per ben 4 anni hanno lavorato “al buio” di un garage a Monaco di Baviera, riuscendo a creare un prototipo. All’inizio del 2018 verranno immesse sul mercato due versioni: la Urban, dotata di batteria che offre autonomia per 120 km al prezzo di 12mila euro; e la Extender, modello dotato di celle solari da 30 kw/h e con autonomia di 250 km al costo di 16.000 €.

Entrambi i modelli saranno dotati di 7,5 mq di pannelli fotovoltaici che, durante la giornata, potrebbero far recuperare una carica sufficiente a percorrere ulteriori 30 km. Inoltre ci sarà un accumulatore che, attaccato a una spina, fornirà 2.000 watt di energia. Infine c’è una curiosità: per purificare l’aria i tre ragazzi hanno pensato di piantare dei licheni sul cruscotto, che il guidatore dovrà curare.

Fonte: tiscali ambiente

Complimenti a questi piccoli grandi geni che meritano il premio nobel. Io la voglio! E voi?

COLTIVARE “SENZ’ACQUA”? SI PUO’


roller crimper

Federico Felli ha abbandonato la città nel 1998 per ritornare alla terra, alla campagna, a Casale Monferrato. Una scelta che tanti giovani stanno intraprendendo, ma la sua storia desta curiosità ed interesse. Infatti lui, grazie ad un progetto realizzato dal Rodale Institute riesce ad irrigare il terreno senza sprecare un goccio d’acqua, se non quella che cade dal cielo.

Come ci riesce? Grazie ad una tecnica che consente di coltivare senz’acqua: il Roller Crimper, un rullo piegatore che viene attaccato al trattore e aiuta a concimare il terreno schiacciando le “piante da sovescio”, vale a dire quelle utilizzate tra una coltura e l’altra per arricchire il terreno.

Nei periodi di pausa – per esempio fra il taglio del grano di luglio e la semina del mais in primavera – Felli pianta un mix di 36 erbe che vengono successivamente schiacciate dal rullo diventando una speciale pacciamatura e una concimazione naturale. E l’irrigazione? Con questo metodo non serve più. E’ sufficiente l’acqua che scende dal cielo. Niente acqua, niente concimi chimici, nessun intervento invasivo, tutto quello che serve è naturale.

Fonte: ecoblog.it

Si può davvero coltivare senz’acqua? No, ma senza utilizzare l’acqua, se non esclusivamente quella che scende dal cielo, a quanto pare . Sperando che piova a sufficienza… Già, perché purtroppo piove sempre meno, ed è per questo che sono un pò scettico su questa “innovazione” agricola.

Certo è che se la pioggia non basta, questo metodo contribuirà, se non ad eliminarla del tutto, quanto meno a ridurre la quantità di acqua utilizzata per l’irrigazione, e quindi avrà sicuramente un impatto ambientale decisamente leggero o quasi nullo, rispetto a quanta se ne utilizza ai giorni d’oggi per l’irrigazione.

LAMPIONI STRADALI “STEAMPUNK”


Non c’è limite alla “ricicreatività“, ovvero al riciclaggio creativo di qualsiasi cosa. Così un gruppo di portoghesi si è inventato il lampione stradale steampunk, fatto con cestelli di lavatrice. In tutto 133 cestelli di vecchie lavatrici, e per raccoglierli tutti ci hanno impiegato circa sei mesi, per la festa della città di Camara de Lobos, sull’Isola di Madeira.

Fonte: greenme

Guardate l’effetto.

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QUANDO L’INNOVAZIONE SPOSA LA SOLIDARIETA’


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Si parla spesso e volentieri di voler abbattere le barriere architettoniche, di modo che i disabili motori possano facilmente spostarsi per strada sulle loro carrozzine. A volte si fa tanto, in altri casi questo servizio è davvero carente. Oggi vi voglio raccontare un’innovazione a favore dei disabili motori.

Stasera alle 18:00 verrà presentata a Bologna la bici “Aspasso“, la bici che porta a spasso i disabili. Questa innovativa bicicletta è stata già “inaugurata” a Senigallia. Quest’oggi è la volta di Bologna, esattamente nella prima velostazione d’Italia: Dynamo. Resterà a disposizione di bolognesi e turisti che vorranno servirsene fino al prossimo autunno, al costo di noleggio di una normale bici.

Aspasso, unica in Italia, ha il pregio di essere semplice da utilizzare. Nella parte posteriore è una normale bicicletta, in quella anteriore ha una sorta di pedana che si integra con la sedia a rotelle in modo che il passeggero non sia costretto a scendere dal suo mezzo.

In pochi secondi la sedia a rotelle viene agganciata, e grazie al sistema di pedalata assistita e di retromarcia, tutti possono guidare la bicicletta senza sforzi e condurre il disabile a destinazione in totale sicurezza.

Fonte: ecoblog.it

Una grande innovazione al servizio dei disabili. Quando l’innovazione sposa la solidarietà. Io penso che una bicicletta del genere debba essere presente in ogni comune, ma non una sola: diverse biciclette.

ENERGIA DALLA FOTOSINTESI CLOROFILLIANA: DA OGGI SI PUO’!


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Può la Scienza estrarre l’energia che un albero produce dalla fotosintesi clorofilliana per ricavarne energia elettrica? Sì, da oggi si può! Gli uomini della WCCF (World Climate Change FightingLotta ai Cambiamenti Climatici Mondiali) ci sono riusciti!

La Fotosintesi Clorofilliana è un processo mediante il quale gli alberi e le piante producono sostanze organiche, di solito carboidrati, a partire dall’anidride carbonica e dall’acqua presenti nell’atmosfera, in presenza di luce solare. Durante la fotosintesi, la pianta cattura la luce del sole per trarre energia e nutrimento, e ne cattura in quantità tale da poter produrre 100 terawatt di energia elettrica, cioè sei volte in più di quello che consuma l’intera umanità (Fonte Wikipedia).

Alcuni ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) che appartengono alla WCCF, martedì scorso sono riusciti ad estrapolare ben 20 kw di energia prodotta dalla fotosintesi di alcuni alberi del Parco “Arnold Arboretum” di Boston.

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Gli scienziati hanno scoperto un metodo non invasivo per “condividerel’energia prodotta dalla fotosintesi, di modo che anche l’albero possa continuare a nutrirsi. Lo hanno chiamato “Energy Sharing” (condivisione di energia). Si tratta di estrarre l’energia solare dalle piante tramite una serie di miniaspiratori installati nel tronco principale dell’albero, che aspirano un pò di energia.

Gli aspiratori sono collegati ad una centrale elettrica, che riceve l’energia dagli stessi, e che alimentano delle turbine interne alla centrale, e producono elettricità. Attualmente la quantità prodotta martedì scorso, il giorno di prova di questa nuova tecnologia, è pari a 20 kw. Una quantità tale da poter alimentare 5 o 6 abitazioni.

Ecco un altro modo per produrre energia elettrica, pulita, a costo zero, e rispettando la natura. Peccato che questo sia solo un fake, ma potrebbe tornare molto utile. Provare non costa nulla. Spero che con questo Pesce d’Aprile possa aver dato una nuova idea di produzione di energia elettrica ricavata dalla natura.

Cosa ne pensate di questa idea? Ah, felice Pesce d’Aprile a tutti!

ROLL-ARRAY: IL FOTOVOLTAICO CHE SI SROTOLA


fotovoltaico srotolabile

Ecco un’altra bella ecoinnovazione che mi piace: Roll-Array, il primo impianto fotovoltaico che si può arrotolare, portare via con se dappertutto e srotolare. Ormai la tecnologia non conosce limiti o confini. Va sempre avanti, e ogni ulteriore scoperta in ambito delle fonti rinnovabili serve sicuramente a migliorare il nostro futuro, e anche il nostro presente.

Roll-Array è costituito da moduli in seleniuro di rame indio giallo, molto flessibili, e soprattutto costano meno dei moduli in silicio e si dice abbiano una minore perdita di efficienza rispetto ai normali moduli che conosciamo. L’impianto può essere trasportato facilmente all’interno di un container, permettendo all’energia solare di raggiungere luoghi finora inaccessibili.

Secondo le stime fornite dalla compagnia Renovagen, produttrice dell’impianto, quest’ultimo, largo 5 metri e lungo fino a 200 metri, raggiunge una potenza di 100kWp, pari a 10 volte in più la potenza degli impianti solari portatili in commercio.

Grazie al “tappeto fotovoltaico” i tempi di installazione di un impianto standard si riducono da una media di 22 ore ad appena 2 minuti. I pannelli, una volta installati vengono ancorati al suolo e sono in grado di resistere a venti molto forti. Le batterie per l’accumulo dell’energia e gli inverter sono fissati alla base dei pannelli. Il processo di installazione richiede in tutto appena 5 minuti. Trascorso questo tempo l’impianto fotovoltaico è pronto a generare e a stoccare energia pulita.  

La compagnia produttrice dell’impianto spiega che questa tipologia di impianto è indicata soprattutto per i terreni pianeggianti e laddove ci siano grandi superfici da ricoprire di pannelli in tempi brevi.

Fonte: greenstyle.it

Davvero una bella ecoinnovazione che ci consentirà di produrre e di consumare energia completamente pulita e a costo zero. E come dico sempre: a ogni kw in più prodotto da una fonte rinnovabile deve corrispondere un kw in meno prodotto da fonti fossili o nucleari. Con queste scoperte si può davvero raggiungere l’indipendenza energetica da combustibili fossili, nel più totale rispetto dell’ambiente e di noi stessi.

500 KM CON UN LITRO… D’ACQUA!


moto ad acqua

Amici, buona domenica e buone vacanze al mare o in montagna per chi ha la fortuna di andarci. Oggi vi voglio mostrare un video sorprendente. Una scoperta eccezionale. Un uomo beve dell’acqua da un contenitore e poi lo versa alla sua moto. Facendo capire che non si tratta di combustibile, ma di acqua da bere. E riesce a fare 500 km con un litro d’acqua.

L’inventore di questa “moto d’acqua” è il brasiliano Ricardo Azevedo. La sua moto si chiama T Power H20. Utilizza la batteria di un’auto che produce energia elettrica separando l’idrogeno dall’ossigeno. Il motore può funzionare anche con l’acqua raccolta da un fiume inquinato, come si vede nel video. Il vantaggio di questa moto è che dalla marmitta esce solo vapore acqueo e nient’altro. Senza monossido di carbonio.

Geniale! Che ne pensate? P.S. Se non sono riuscito ad inserire il video, date un’occhiata a questo articolo, e potrete vedere anche il video 😉 P.S. 2: Come si fa ad inserire un video di youtube in un articolo su wordpress? Grazie.

LE LAMPADE LED CHE CONCILIANO IL SONNO


LED

LED: Light Emitting Diode (Diodo ad Emissione di Luce). E’ una tecnologia utilizzata nelle lampade di nuova generazione, che permette di risparmiare tantissimi watt illuminando quanto una lampada ad incandescenza con potenza più alta: ad esempio, una lampada LED che consuma 25 Watt illumina quanto una sua concorrente ad incandescenza di 75 watt, consumandone realmente solo 25. Ma il bello delle LED è che ne fanno di vari colori: azzurre, rosse, verdi, viola, gialle, bianche… Di fatto le luminarie di Natale sono costituite da lampadine a LED.

Adesso la tecnologia LED si evolve, e sono nate le lampadine LED che conciliano il sonno: si chiamano Definity Digital Awake & Alert. Questa tecnologia “potenzia l’attenzione naturale del corpo ed è adatta per l’uso quotidiano al mattino, per i disturbi del cambio di stagione e per chi fatica a prendere sonno la sera“.

Ma come funziona? “Le lampadine Definity Digital migliorano il sonno perché interagiscono con la melatonina naturale del corpo attraverso un sistema LED che emette meno luce blu rispetto alle altre fonti di luce; ciò che permette di definirle biocompatibili è che eliminano le lunghezze d’onda della luce che le ricerche indicano come dannose per la nostra salute e che sono presenti in quasi ogni altra fonte di illuminazione elettrica”.

Fonte: ideegreen.it

Insomma, direi che con le lampadine a LED possiamodormire sogni tranquilli 🙂 Cosa ne pensate di questa nuova tecnologia?

FOTOVOLTAICO RICICLABILE ED EFFICIENTE


fotovoltaico

Ancora una ecoinnovazione, ancora Made in Italy. Dopo la bicicletta con i pannelli fotovoltaici, di cui vi ho parlato alcuni post fa, eccovi il fotovoltaico applicabile ovunque, su moltissime superfici, efficientissimo (il triplo dei moduli in silicio) e realizzato su supporti in plastica riciclabile. Ed è prodotto in Italia, dalla fiorentina EnEco Group, specializzata proprio nel settore delle rinnovabili.

Possono essere utilizzati per “l’alimentazione di batterie in auto elettriche, camper e caravan, per la refrigerazione di veicoli frigo, per l’alimentazione di aria condizionata su autobus, o per la produzione di energia di bordo nella nautica, nelle costruzioni, o in droni alimentati elettricamente, in pensiline e stazioni di ricarica e molte altre“.

Per conoscere gli altri usi che si possono fare del fotovoltaico riciclabile vi rimando a questo articolo.

Io penso che ci voglia un EXPO dedicato ai passi da gigante che l’energia rinnovabile ha fatto in questi anni, e all’alternativa credibile che può rappresentare rispetto al carbone, al nucleare, al petrolio, eccetera. E’ meraviglioso. Voi cosa ne pensate?

BICI ELETTRICA CON PANNELLI SOLARI


bici elettrica

Spesso sono costretto a raccontarvi di scoperte ed invenzioni americane, soprattutto del MIT, Massachusetts Institute of Technology, e mi chiedo sempre: perché in Italia non c’è un istituto del genere? Perché in Italia non si fanno scoperte e non si investe nella ricerca? Oggi invece vi racconterò un’invenzione tutta Fatta in Italia: la bici elettricasolare“, con i pannelli fotovoltaici nel telaio.

Questa bicicletta, in vendita da giugno, garantisce un’autonomia di 15 km. I pannelli solari sfruttano sia l’energia diretta che quella passiva, ma se l’energia solare non dovesse bastare, si può passare facilmente alle fonti di energia tradizionali che garantiscono un’autonomia di 90 chilometri.

Unica nota negativa è il prezzo: 5.900 euro. Per questo l’azienda produttrice ha pensato di dotarla di un sistema antifurto e GPS che la rende rintracciabile.

A mio parere, prezzo a parte, ciò che non mi convince molto è la poca autonomia che garantiscono i pannelli fotovoltaici. Forse i pannelli sono troppo piccoli, e dunque possono produrre pochissima energia. Date le loro dimensioni posso pensare che siano molto efficienti se garantiscono 15 km di autonomia. Però direi che questo è già l’inizio di una nuova era. E voi cosa ne pensate di questa nuova tecnologia?

ENERGIA CONDIVISA, ARRIVA IL SOLAR SHARE


solar share

Arriva in Italia la Solar Share, la condivisione dell’energia solare. Direttamente dal Massachusetts in Italia attraverso il primo impianto nazionale per la condivisione a distanza dell’energia solare. Il servizio è in grado di superare qualsiasi limite geografico, sfruttando l’energia prodotta dall’impianto solare di Lecce: “La Masseria del Sole“.

In Massachusetts, chi ha un tetto adatto, può entrare a far parte del “Solar Sharing Network” installando gratuitamente i pannelli e condividendo l’energia con la comunità; coloro che non ne hanno la possibilità, perché i tetti sono ombreggiati o magari vivono in appartamenti, possono acquistarla a loro piacimento. Così sarà pure in Italia, grazie ad una Cooperativa. L’impianto produrrà ogni giorno energia che la Cooperativa fornirà direttamente a casa dell’utente, anche se l’impianto fotovoltaico è a Lecce e la casa da alimentare si trova a Milano.

La Condivisione Energetica non è una novita. In Europa, infatti, vi sono diversi esempi: in Belgio, la Cooperativa Ecopower ha oltre 45.000 soci, 26 MW di impianti installati e 95 milioni di chilowattora all’anno di energia verde prodotta. In Germania, sono oltre 80.000 le famiglie che partecipano a cooperative per l’autoproduzione di energia rinnovabile. In Italia, esistono diverse cooperative solari e un importante esempio è la Cooperativa Energyland di Verona, in cui circa 100 famiglie producono la propria energia con un impianto fotovoltaico collettivo.

Fonte: pianetacellulare.it

Una bella opportunità di sviluppo per questo settore che deve diventare strategico per il nostro “Paese del Sole”. Cosa ne pensate?

LA PEDALATA CHE PRODUCE ACQUA


fontus

E’ Fontus, un dispositivo che installato sulla bicicletta permette di produrre mezzo litro di acqua in un’ora di pedalata. E’ stato ideato da un giovane viennese, Kristof Retezàr. Mentre la bici si muove, l’aria viene convogliata nella fondina superiore e fatta passare su una struttura di condensazione. Un elemento di raffreddamento ad energia solare la trasforma in umidità e così le gocce d’acqua, attraverso un tubo, riempiono d’acqua la bottiglia montata sotto. Il suo ideatore spiega che Fontus funziona con tutte le bottiglie PET da mezzo litro.

Kristof, nel sito dell’iniziativa, racconta come è nata la sua idea: “Nel 2030, il 47% della popolazione mondiale vivrà in aree ad alto stress idrico. La scarsità d’acqua potrebbe essere oggi il problema più sottovalutato. Ogni misura per alleviare questa crisi è benvenuta“. Le condizioni ottimali stimate prevedono una temperatura minima di 20° e un’umidità del 50%. Solo in questo caso Fontus riuscirebbe a produrre circa una goccia di acqua al minuto.

Fonte: ehabitat.it

Finora è solo un prototipo, ma si spera quanto prima possa diventare un prodotto vendibile in commercio.

L’ALBERO EOLICO


albero eolico

A Parigi verrà presto installato un albero eolico, che produce energia eolica “camuffata”. Accusate da molti di deturpare il paesaggio e di essere rumorose, le pale eoliche oggi si trasformano e si camuffano in alberi. E diventano silenziosissime. L’albero “a vento”, progettato tre anni fa in Francia, viene ribattezzato dall’azienda produttrice “eolico 2.0“.

E’ una struttura alta undici metri e larga otto, realizzato con 72 foglie che in realtà sono delle mini turbine che ruotano silenziosamente, progettate per raccogliere anche il più lieve alito di vento, indipendentemente dalla direzione in cui spira. L’azienda produttrice, la New Wind, calcola che un albero può arrivare a produrre energia per oltre 280 giorni l’anno, per una potenza di 3,1 kw.

La prima dimostrazione pubblica avverrà a Parigi dal 12 marzo al 12 maggio, a Place de la Concorde, e se la dimostrazione convince, l’azienda conterà di poter vendere gli alberi a 29.500 euro ciascuno. Una spesa piuttosto limitata per un Comune che volesse installare questa nuova tecnologia su qualche parco cittadino. Limitata rispetto al costo delle normali turbine eoliche. Una tecnologia che potrebbe convincere anche gli scettici dell’eolico. Cosa ne pensate?

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