L’EUROPA SI E’ GLIFOSATA


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Il glifosato, usato in agricoltura, è un pesticida, e come tutti i pesticidi fanno venire la peste a chi li mangia. E’ infatti considerato uno degli erbicidi più cancerogeni al mondo. Ieri si è votato sul prolungamento dell’uso del glifosato in Europa. Nove Stati, compresa Italia e Francia, hanno votato contro il prolungamento.

La Germania a sorpresa, dopo aver dichiarato la sua astensione, ha votato a favore, nella persona del Ministro dell’Agricoltura tedesco Christian Schmidt, del Partito della Cancelliera Angela Merkel, la tze-de-ù (CDU). La quale è andata su tutte le furie, perché lei personalmente si è dichiarata contraria.

Per la cronaca: 18 Stati hanno votato a favore del rinnovo, 9 contro e 1 astenuto. Menomale che l’Italia ha già preso provvedimenti in merito: usa già il 25% di glifosato in meno rispetto a quello consentito da “mamma” Europa.

L’AGONIA DEGLI AGRUMETI


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C’era una volta la Sicilia Terra degli Agrumeti: Arance e Limoni continuano a colorare di giallo e di arancione questa meravigliosa isola, ma stanno morendo. La situazione è tragica. Gli agrumeti italiani muoiono per via della concorrenza sleale di quelli Nord Africani.

Dazi molto bassi e frutta spacciata per italiana. Ma non è solo questo: c’è l’agonia degli agricoltori, che devono vendere a prezzi risicati per poi vedersi quadruplicato il costo dei loro frutti al termine della filiera produttiva. E infine: c’è l’agonia degli alberi da frutto, lasciati marcire dall’indifferenza della politica e delle istituzioni.

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Lasciati al loro destino, le arance e i limoni marciscono. “Oltre il 30% degli agrumeti nella piana di Catania è abbandonato. Non ci sono i soldi nemmeno per raccogliere le arance: le enormi, succose arance della Sicilia rimangono sugli alberi, appassiscono e rotolano a terra” si legge nell’articolo dal quale riporto la notizia.

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Fonte: animanaturale.com

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Lo ripeto, basta con questa maledetta globalizzazione alimentare. Anche a costo di rinunciare al cioccolato, di cui sono molto goloso, se il cacao proviene dall’estero. Basta con l’indifferenza delle istituzioni e con le irregole della UE che ci impongono assurde prescrizioni. Basta con lo spacciare per italiani i prodotti esteri che finiscono sulle nostre tavole. Ma basta soprattutto, e una volta per tutte, con le manfrine che portano a far costare di meno i prodotti esteri rispetto a quelli italiani! Basta, e non smetterò mai di chiederlo, con la globalizzazione alimentare, che causa tutto questo e molto altro.

GRECIA: UN PARADISO IN CUI VIVERE


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La Grecia… Un paradiso di sole e di mare. Le case bianche con il mare blu come la sua bandiera, ci offrono un paesaggio unico, da ammirare e rispettare per tutta la bellezza che ci offre. Godiamoci questo panorama stupendo.

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CAGLIARI: PROTESTE DEI PASTORI CONTRO LE FRODI ALIMENTARI


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Globalizzazione: una parola che, almeno nelle sue intenzioni, dovrebbe unire popoli, culture e tradizioni diverse, amalgamandole per farne un unico popolo, un’unica cultura, un’unica tradizione. In realtà questo sistema può avere degli effetti collaterali anche molto gravi, come le frodi.

Se il sistema non è controllato succede (come sta succedendo) che prodotti di altre nazioni vengono spacciati come prodotti italiani. Succede che, in un sistema fuori controllo così come è la Globalizzazione Alimentare, i prodotti che vengono da fuori costano ai locali molto meno rispetto ai prodotti effettivamente locali. Succede che a perderci sono sempre gli stessi: i coltivatori locali.

Parliamo del Pecorino Sardo (ingiustamente spacciato per Romano: le pecore sono sarde, allevate in Sardegna, che pascolano sulla terra sarda, e il loro latte viene munto e lavorato in Sardegna, perciò non capisco cosa ci sia di Romano nel nostro Pecorino). Il Pecorino importato dall’Estero, in particolare dalla Romania, viene spacciato per Romano, anziché per Romeno.

E’ di scarsa qualità, pericoloso per la salute, perché non si sa come vengono allevate le pecore, non si sa su che prati pascolino, non si sa quale sia la qualità dell’aria in quelle zone, non si sa come vengono trattate quelle pecore. Eppure l’Italia ha conosciuto un boom di importazioni che nel 2015 ha raggiunto il +181% rispetto all’anno precedente, per un totale di 2,9 milioni di chili. Mica briciole!

In un sistema fuori controllo così come è la Globalizzazione Alimentare, succede infine che il prezzo dei prodotti veramente locali viene tagliato. Ma non il prezzo del prodotto finito: è il prezzo del latte che viene ulteriormente tagliato. Tanto che i pastori non ce la fanno più.

Il prezzo del latte viene tagliato, quello del formaggio, alla fine della filiera produttiva, viene aumentato. Oltre al danno la beffa: i nostri formaggi costano di più ai consumatori, i formaggi esteri, spacciati per italiani, costano molto di meno. E ovviamente i consumatori comprano i prodotti esteri spacciati per italiani perché costano di meno. Danneggiando, inconsapevolmente, i produttori locali che loro pensano di “aiutare”.

In questo scenario nasce la protesta dei coltivatori sardi, che, al grido di “Pecorino Made In Italy sotto attacco“, “Senza i pastori la Sardegna muore“, “Il nostro futuro non si svende“, “Basta inganni, scegli Italia“, hashtag #iomangioitaliano, hashtag #NOpastoriNOsardegna, “Stop al cibo sfalso“, e tanti altri slogan, si sono presentati a Cagliari con le loro pecore e i loro trattori, e hanno cominciato a mungere e a produrre il loro latte, il vero, autentico Pecorino. L’immagine dell’articolo si rifersce proprio alla protesta di ieri.

La manifestazione è stata “benedetta” dal Presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru, dal neo ri-eletto Sindaco di Cagliari Massimo Zedda, e soprattutto dalla Coldiretti.

Fonte: Agensir.it

E’ un sistema che va interrotto, fermato, bloccato. Almeno per quanto riguarda l’alimentazione. O forse va regolamentato: da più lontano viene il prodotto, più deve costare. Mi sembra banale e scontato dirlo. Ma purtroppo non è così. E la situazione deve tornare sotto controllo. VERO controllo, non quello all’Italiana, che spesso chi controlla viene controllato, oppure chiude uno e molte volte entrambi gli occhi, rendendosi complice di questo sistema marcio e criminale. Stop alla Globalizzazione Alimentare.

ALBERI D’ULIVO FASTIDIOSI… PER I METANODOTTI


metanodotto snam

Vi ricordate l’imposizione dell’Europa di far tagliare non solo gli alberi d’ulivo affetti da “Xylella Fastidiosa, ma anche quelli sani, nel Salento? Di alberi sani ne sono stati abbattuti parecchi, “grazie” a quell’imposizione dall’alto. Ora qualcuno intuisce perché: non è la Xylella la fastidiosa, ma sono gli alberi d’ulivo ad essere fastidiosi, perché proprio nella zona del focolaio dovrebbe passare il Metanodotto Snam.

Infatti, come si legge in questo articolo, tra i possibili tracciati del metanodotto, che dovrebbe collegare il Tap di Melendugno allo snodo di Mesagne, da alcune carte visionate, vi sono i territori su cui sono stati rinvenuti i maggiori focolai di Xylella fastidiosa e su cui sono previsti gli abbattimenti più massicci, a Veglie, Oria e Torchiarolo. Coincidenza? Per il momento è solo questo, nulla più. Ma tanto basta a far sorgere dubbi. E dunque a porre interrogativi. A sollevarli è il Comitato No Tap, che rende note le cartine dei sospetti.

Il Sindaco di Torchiarolo, il quale ha affermato che il gasdotto è “provvidenziale” per lo sviluppo del territorio, tranquillizza tutti però sul fatto che il Consiglio Comunale si è espresso negativamente in merito a un possibile approdo del Tap nel Brindisino, e che valuterà se questa “coincidenza” sia casuale o voluta, e se ci siano dei subdoli interessi da parte delle lobby del “fare” (o disfare?).

A mio avviso non è solo una coincidenza. “E’ la terra toa, amala e difendila! De cine? De ci ole specula e corrompe, difendila!” (E’ la tua Terra, amala e difendila! Da chi? Da chi ci specula e corrompe, difendila!). Tratta da “Sud Sound System – Le Radici Ca Tieni“.

Le Radici Ca Tieni – Sud Sound System

PALMA-LEAKS


olio di palma

Abbiamo sentito parlare di Wiki-Leaks, di Vati-Leaks, e da oggi sentirete parlare anche dello scandalo Palma-Leaks. E’ stato accertato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare che l’Olio di Palma è ricco di contaminanti che sono altamente cancerogeni, e che quindi possono provocare seri rischi per la salute.

Le Multinazionali del cibo sono state sempre attaccate su diversi aspetti: in passato a causa di sfruttamento del lavoro minorile e delle comunità locali, e di disastri ambientali. Attualmente ci si concentra di più sui danni alla salute causate da condotte irresponsabili delle multinazionali, come l’impiego massiccio di glifosato e l’alta concentrazione di zucchero e di sodio che possono provocare diabete e obesità.

Tutt’oggi l’olio di palma viene estratto provocando deforestazioni in vaste regioni del mondo, specialmente in Asia e in Africa, ma anche nell’America Centro-Meridionale. Il suo eccessivo utilizzo in campo alimentare, nel corso di pochi anni ha causato malattie incurabili e processi infiammatori.

E come si sono difese da questi attacchi le multinazionali? Con delle pubblicità false, ingannevoli e di disinformazione, con la favola del c.d. “Olio di Palma Sostenibile“, indispensabile per l’industria e addirittura benefico per la salute, nonché rispettoso dell’ambiente… Fino a che l’EFSA, appunto l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, non ha messo le cose in chiaro:

Le sostanze tossiche contenute nell’olio di palma – e così, in tutti gli alimenti che lo contengono – sono gravemente pericolose per la salute umana. E non è la dose a fare il veleno, poiché trattasi di veleno micidiale, cancerogeno e genotossico anche in minime quantità. I bambini e gli adolescenti sono più esposti al rischio, in ragione dell’onnipresenza dell’olio di palma nei cibi a essi propinati, e del loro ridotto peso corporeo su cui la tossicità incide maggiormente.

Da una dozzina d’anni a questa parte, queste Multinazionali sono a conoscenza dei gravi rischi per la salute derivanti dall’Olio di Palma e da altri componenti. Tuttavia, all’insegna del maggior profitto, anziché preoccuparsi di sostituire questo veleno per garantire la sicurezza degli alimenti e la salute dei consumatori, soprattutto i più piccoli, ne ha incrementato l’utilizzo. Raddoppiandolo, in pochi anni.

Per almeno quindici anni ‘Big Food’ ha deliberatamente prodotto e immesso sul mercato alimentare globale alimenti tossici, al solo scopo di risparmiare sui costi di produzione e incrementare i margini di guadagno. Il “rischio-palma” è gravissimo, poiché non si tratta di “possibili mal di pancia”, ma di malattie incurabili e trasmissibili alle prossime generazioni. Tumori e danni al DNA soprattutto.

Fonte: GIFT.it

Qui di marcio non c’è solo l’olio di palma e le multinazionali del cibo. E’ marcio anche il sistema dei controlli ufficiali, che chiude entrambi gli occhi, in favore dello sviluppo, della produzione, del consumismo sfrenato, del guadagno spietato. L’unica cosa che possiamo fare noi comuni mortali è quella di acquistare solo prodotti privi di Olio di Palma. Per sopravvivere, queste Multinazionali del cibo dovranno adattarsi ai cambiamenti e rinunciare a questo prodotto.

MADE IN… TUNISI


olio extravergine d'oliva

Ah, l’Italia… Il “Bel Paese“! Il Paese con i luoghi più belli del mondo, con monumenti talmente belli che se li guardisvieni. Il Paese dell’Expò… ma anche dell’Impò. Un Paese di Santi, di Poeti, di Navigatori, di Artisti della Moda, che primeggia nelle auto, nelle tasse, nelle accise sulla benzina! Ma anche in cucina. La Pasta la esportiamo in tutto il mondo, e poi siamo grandi produttori di Olio Extravergine d’Oliva.

Produciamo un olio talmente buono che, grazie all’intervento dell’Europa di qualche giorno fa, e al consenso del Governo nostrano (più strano che no), è diventato Olio Extravergine d’Oliva D.O.T., Denominazione di OrigineTunisina. Sì, perché il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza (500 voti a favore, 107 contrari e 42 astenuti), un provvedimento per sostenere l’economia tunisina, colpita dagli attentati dell’Isis al Museo del Bardo e dal terrorismo Jihaddista.

Che brava l’Europa. Un’Europa santa! Dopo aver risollevato le sorti delle economie di tutti i suoi Paesi membri (eeeeeeh!!…), ora vuole risollevare anche quelle dei Paesi che non appartengono nemmeno al Continente Europeo! Ma dobbiamo davvero essere orgogliosi di appartenere ad un’Europa così santa!

Il provvedimento provvede ad eliminare i dazi alle importazioni di olio che viene dalla Tunisia per due anni (2016/2017), per un’importazione di 35.000 tonnellate all’anno. Ma introduce anche l’obbligo di tracciabilità delle merci, per evitare che i dazi zero si applichino anche ad oli provenienti da altri Paesi, per evitare l’invasione dell’olio abusivo, temuto da alcuni Paesi membri produttori di Olio, come l’Italia, appunto.

Fonte: La Stampa

Ironia a parte, credo che l’importazione di Olio Tunisino rappresenti un grave danno per la nostra economia e per i produttori, nostri e di tutta l’Unione Europea. Rappresenterebbe il colpo di grazia… Soprattutto nel Salento. E io dico: perché non aiutare e sostenere l’economia salentina, colpita dal virus della Xylella?

SARDEGNA INCENERITA


inceneritore

Nuovo inceneritore e migliaia di tonnellate di rifiuti in più da smaltire. Sarebbe questo il nuovo progetto del Governo Renzi. Un nuovo impianto per bruciare 120.000 tonnellate di rifiuti in più all’anno. In più… Rispetto a quanto già non facciamo. Vorrebbe dire importare rifiuti dalle altre regioni?

Della possibilità che un nuovo inceneritore sorga nell’Isola si è molto parlato nelle scorse settimane, ma a grandi linee. Oggi, documenti alla mano, si scopre che il governo ha addirittura aumentato di 50.000 tonnellate/anno la capacità di smaltimento che la Sardegna dovrebbe installare ex novo, portandola a 120.000 dalle 70.000 previste nella bozza del decreto circolata a luglio. “Nel complesso, il fabbisogno totale d’incenerimento dell’Isola passa dalle 249.000 tonnellate di luglio alle 300.000 di dicembre”, nota Franca Battelli di Zero Waste Sardegna.

E pensare che appena sei mesi fa a Palazzo Chigi dicevano che sarebbe bastato un “revamping”, un ammodernamento dei due inceneritori già presenti per poter ottimizzare lo smaltimento dei rifiuti.

Enzo Favoino, presidente dell’Associazione Zero Waste Europa, commenta la decisione del Governo: “Quando, come avviene in Sardegna, la differenziazione dell’organico raggiunge ottimi risultati, il residuo del rifiuto è pulito e facilmente lavorabile. Per evitare l’incenerimento e minimizzare il ricorso alla discarica, ci si può allora dotare di sistemi di separazione magnetica per differenziare ulteriormente il secco, e recuperare così metalli e plastica. In questo modo, finirebbe in discarica solo materiale inertizzato“. Ma il Governo terrà conto di questo? Bah…

Pensate che l’energia prodotta dalla combustione dei rifiuti è, secondo le stime del Piano energetico regionale, pari a poco meno dell’1% del fabbisogno isolano. Bazzecole, insomma, soprattutto se si considera che la Sardegna esporta il 46% dell’energia prodotta (dati Terna). Dunque un nuovo inceneritore sarebbe non solo dannoso per l’ambiente e per la salute, ma sarebbe soprattutto inutile!

Si rischia di sopprimere e scoraggiare la raccolta differenziata, arrivata al 50,9% a livello regionale. E poi non mancano le preoccupazioni per la salute: “Pur ammettendo che ci siano dei filtri migliori, incrementando del 70% i quantitativi di rifiuti portati a incenerimento, si assisterà a un peggioramento delle condizioni ambientali, che peraltro non vengono monitorate come dovrebbero: Capoterra aspetta le centraline per il rilevamento delle emissioni dell’inceneritore del 2010. E non esistono analisi sulla diffusione delle diossine” dice Vincenzo Migaleddu, presidente Isde-Medici per l’Ambiente Sardegna.

Fonte: sardiniapost.it

Un nuovo inceneritore sarebbe dannoso e completamente inutile. Molto meglio l’ammodernamento, con nuovi filtri, dei due inceneritori già presenti. Inoltre, dove vorrebbe costruire il nuovo inceneritore? Ancora è un mistero…

POLVERI SOTTILI: IL PARLAMENTO EUROPEO RADDOPPIA


smog

L’Europa raddoppia. Non gli europarlamentari (che sarebbe già una cosa grave), ma il limite massimo consentito di emissioni di ossidi di azoto delle automobili. Per maggiori informazioni leggete questo link. Ieri ha segnalato la notizia, a modo suo, la comica Luciana Littizzetto a “Che Tempo Che Fa” di Fabio Fazio. E ci dice anche chi, dei nostri Europarlamentari, ha votato a favore e chi ha votato contro. Ecco le sue parole.

“Il regolamento europeo aveva stabilito, per i veicoli Euro6, che il limite per le emissioni degli ossidi di azoto doveva essere 80 milligrammi al chilometro. Adesso è passata la norma che alza i limiti del 110%, cioè in sostanza il Parlamento Europeo ha detto che è consentito scaricare nell’aria il doppio di quello previsto, quindi, da 80 a 168. Alla faccia dell’Europa Green!

E’ come se uno andasse dal medico e il medico gli dicesse “guardi che lei ha 200 di colesterolo, e dovrebbe abbassarlo almeno a 100“. E il paziente dice “eh, ma sa, io non riesco a non mangiare due cotechini al giorno“. “Ah beh, allora facciamo una cosa: se non riesce ad abbassare i cotechini, alziamo noi il livello massimo del colesterolo. Facciamo che… è a 400“.

E’ così. Ma ti sembra una soluzione? Ma guarda che questi li paghiamo noi! Questa legge qua l’ha votata anche Salvini, che probabilmente passava da Bruxelles per caso in quel momento. Ma ti rendi conto? La Pianura Padana è una delle zone più inquinate d’Europa e adesso, grazie a loro, lo sarà ancora di più. Si vede che la Lega ce li ha duri… anche i polmoni.

Adesso io vi dico come hanno votato al Parlamento Europeo. Hanno votato contro questa legge il MoVimento 5 Stelle, i Socialisti, i Verdi, una parte del PD (l’altra parte si è astenuta, …). Hanno votato a favore di questa legge, a favore dell’innalzamento dei limiti la Lega, il gruppo di Fitto e Forza Italia. No, io lo dico, così poi ci sappiamo regolare.

Ma che cosa hanno pensato questi qua? Che le polveri sottili sono troppo sottili, non si vedono e quindi fanno malissimo, e invece se le polveri diventano spesse, come il passato di verdura, uno le vede e si scansa? Allora esageriamo. Facciamo delle polveri grosse come delle albicocche, così non solo non ti entrano nel naso, rimbalzano pure! Facciamo uscire fuori dai tubi di scappamento delle polveri grosse come cacche di cavallo, così almeno le vediamo bene. E’ vero che polvere siamo e polvere ritorneremo, ma ora polvere siamo e polvere raddoppieremo“.

Teniamone conto.

L’UE DICE Sì ALLA BIODIVERSITA’


biodiversità

Le direttive europee sulla biodiversità vanno rispettate in tutti gli Stati Membri. E’ quanto è stato deciso ieri dal Parlamento Europeo con ben 592 sì e solo 52 no (anche se voglio sapere chi è che ha votato no). Ad esultare sono le associazioni Legambiente, Lipu-Bird Life Italia e WWF Italia. Queste direttive consentono di tutelare le specie e gli habitat più preziosi d’Europa. Il voto finale è previsto al Parlamento Europeo per il prossimo mese di aprile.

Un voto indispensabile per permettere alla Strategia sulla Biodiversità di raggiungere gli obiettivi prefissati, anche grazie al rafforzamento delle due direttive sulla tutela della natura. Le associazioni si dichiarano molto soddisfatte del risultato del voto di Strasburgo, anche se resta ancora molto da fare in conto delle direttive Habitat e Uccelli.

Questo voto è stato reso possibile grazie alla petizione internazionale firmata da 500mila cittadini europei per chiedere che le direttive Uccelli e Habitat fossero applicate con pienezza e determinazione.

Fonte: lanuovaecologia.it

Un bel passo in avanti verso la tutela della biodiversità è stato fatto. Resta ancora molto da fare. Speriamo che almeno su questi temi anziché maggioranza bulgara ci sia unanimità di vedute.

SUMMIT-BUFFONATA


proteste parigi

Un periodo ero affascinato dai summit sul clima. I più potenti del mondo che si riuniscono per cercare soluzioni per combattere il surriscaldamento globale. Già… Solo che poi ho scoperto la fregatura. E’ solo un incontro amichevole per fare finta di discutere di questi temi, per fare finta di cercare di risolvere questi problemi, salvo poi “promettere” soluzioni che suonano come una tachipirina a un malato terminale.

E’ solo un’occasione come un’altra per “spuntinare“, per incontrarsi tra amici. E le soluzioni che propongono superano il limite del ridicolo e della beffa, perché al Governo fanno di tutto per salvare mega industrie altamente inquinanti e nocive per lavoratori e famiglie. E sorpattutto ponendo come modello di sviluppo ulteriori inceneritori e trivellazioni per la ricerca del petrolio. Non per l’estrazione, per la ricerca. Intanto fuori dal palazzo la gente protesta.

Io non mi fido più. E voi?

FORMAGGIO COL LATTE IN POLVERE O SENZA LATTE? CE LO CHIEDE L’EUROPA!


formaggio

Ancora una volta l’Europa dimostra tutta la sua malvagità: frontiere chiuse agli immigrati (e lasciatemi dire che sono fiero dei nostri veri eroi, che sono quelli della Guardia Costiera che vanno a salvare i migranti dai barconi in avaria), e imposizioni assurde: prima l’aranciata senza arance, poi il cioccolato senza traccia di cioccolato, e ora il formaggio prodotto con latte in polvere o senza latte. Pena una sanzione salatissima.

Un’Europa violenta, malvagia, che stravolge la natura (aranciata senza arance, formaggio senza latte… assurdo), chiusa a chi bussa alle sue porte in cerca di futuro, chiusa alla remissione del debito greco, dimenticandosi del fatto che anche tanti anni fa anche la Germania è stata salvata grazie alla remissione di tutti i suoi debiti, altrimenti avrebbe subito la stessa sorte che l’Europa in questi anni sta infliggendo alla Grecia. Ora arriva l’ennesimo atto di violenza:

L’Europa diffida l’Italia per le sue norme troppo stringenti e per il divieto di utilizzo del latte in polvere concentrato e ricostituito per la fabbricazione del formaggio. Una cosa che si fa in tutta Europa, tranne che da noi. Risultato? Il formaggio italiano è il più buono di tutti. Questo viene considerato come un ostacolo alla libera circolazione delle merci.

Allora, cosa dovremmo fare? Sottometterci al diktat o pagare la sanzione? Direi che questa sia la strada giusta, soprattutto per tutelare i nostri produttori, che hanno visto l’esportazione dei formaggi aumentata del 9,3% nel primo trimestre del 2015. Un motivo ci sarà. L’Italia, almeno sul cibo, è prima in tutto il mondo. Basta con i diktat europei. Basta con imposizioni assurde.