ACQUA ALTA E MOSE


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A Venezia l’acqua alta non è un fenomeno raro. E’ anzi piuttosto frequente, forse come lo è la Bora a Trieste. Solo che stavolta si è sfiorato il record di cinquantatre anni fa. Il livello dell’acqua ha toccato quota 150 cm. Danni incalcolabili ai beni culturali, quali chiese, librerie, mosaici. Due sono state le vittime.

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Ironia della sorte, in quegli istanti il Consiglio Regionale di destra (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia), la cui sede è a Venezia, bocciano una mozione del PD sul cambiamento climatico. Per la maggioranza non esiste. Dopo due minuti l’aula consiliare si allaga. Ecco che allora torna di moda l’argomento del Mose di Venezia, una infrastruttura sottomarina che consentirebbe alla città di non essere continuamente allagata dal fenomeno dell’acqua alta, che fa sentire i suoi effetti soprattutto con l’alta marea.

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Realizzato con tante paratoie che si innalzano, o dovrebbero innalzarsi, per evitare che l’alta marea investa la città lagunare. Non è mai stato inaugurato il MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico), perché non funzionante, bloccato anche da scandali delle mazzette, la più grande “ruberia degli ultimi 50 anni”, come lo definisce il proprietario dello Harry’s Bar di Venezia.

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Eppure, Elisabetta Spitz, ex direttrice dell’Agenzia del Demanio, sarà il Commissario Straordinario per l’opera duramente contestata dagli ambientalisti. Un ministro del Governo afferma che l’opera sarà completata nel 2021.

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ITALIA IN CONTROTENDENZA


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Come direbbe Fabri Fibra in “rap futuristico”: Tutti votano Verdi… “Tranne te…”. Sì, perché l’Italia ha deciso di virare per altri lidi. In modo particolare gli euroscettici della Lega, confermando, se pur ribaltando le percentuali, che i due partiti al governo sono ancora la maggioranza del Paese.

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Analizzando il voto in Italia posso trarre le seguenti conclusioni:

  • L’Italia ha scelto la politica sull’immigrazione e sulla sicurezza nazionale proposta dalla Lega, e anche Lampedusa, capitale dell’accoglienza in Italia con il suo famoso centro di accoglienza, e con la disobbedienza civile del Sindaco contro il Ministro dell’Interno, ha scelto la Lega come primo partito;
  • Ha scelto le grandi opere. Da sempre i 5 Stelle si battono contro la realizzazione della TAV, eppure in Val di Susa si è votato in massa la Lega, scegliendo anche il candidato della destra come nuovo Presidente della Regione;
  • Il tema dell’ambiente per gli italiani non è così forte e sentito come si sperava, nonostante i due “green fridays”, le due grandi manifestazioni sul tema dei cambiamenti climatici che hanno visto le più grandi piazze italiane gremite di giovani che protestavano contro l’unico cambiamento che non vogliono: quello climatico;
  • I Verdi italiani hanno sì triplicato i loro consensi, ma sono ben al di sotto della soglia di sbarramento del 4%, avendo ottenuto un misero 2,29%, nonostante si siano smarcati dal PD e vogliono correre da soli, scelta che avrebbe potuto premiarli con un risultato di ben altra importanza.

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In Francia i Verdi sono al 12,8% dei consensi (terza forza); in Germania hanno superato il 20% (seconda forza); in Finlandia si attestano al 16% (seconda forza); in Irlanda sono passati dall’1,6 al 15%, divenendo la terza forza del Paese. In Danimarca, Olanda e Gran Bretagna sono la quarta forza. Alla luce di questo i Verdi conquistano una settantina di seggi, dei quali nessuno sarà occupato da un italiano.

INCENERITORE? NO GRAZIE


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No all’Inceneritore di Case Passerini. Lo dice il sottoscritto? No, lo dice il Consiglio di Stato, che ha confermato la sentenza con cui il TAR, un anno e mezzo fa, aveva accolto i ricorsi dei comitati e bocciato l’autorizzazione rilasciata il 23 novembre 2015 dalla città metropolitana di Firenze.

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Esulta il Presidente della Regione (del PD) Enrico Rossi, contrario alla realizzazione del “termovalorizzatore”, a differenza della maggioranza PD che lo sostiene, che difende l’inceneritore come “struttura strategica nella politica regionale sui rifiuti”. Esultano i Comitati Civici e Ambientalisti (WWF, Italia Nostra, Forum Ambientalista), oltre ai Comuni di Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino.

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Il Governatore Rossi, però, non si accontenta di dire solo no all’inceneritore: mercoledì scorso ha presentato un piano dei rifiuti per i prossimi cinque anni, caratterizzato dall’obiettivo dell’aumento della raccolta differenziata dal 50% attuale al 70%; dalla riduzione di un terzo della quantità dei rifiuti da conferire in discarica, dall’attuale 36 al 10%; nonché dal tetto del 15% dei rifiuti da bruciare negli inceneritori regionali.

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A questo piano hanno votato a favore anche MdP, Sinistra Italiana e il MoVimento 5 Stelle.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Quando oltre a dire dei NO sacrosanti si propongono delle alternative valide, è chiaro che meritano di essere votate e sostenute con forza. Viva le alternative!

LA GRANDE MURAGLIA VERDE


In Africa si sta costruendo uno sconfinato muro verde, per combattere gli effetti del cambiamento climatico. La costruzione è iniziata nel 2007, e l’opera è ancora in corso. Coprirà tutta la larghezza del continente, costeggiando l’immenso deserto del Sahara. Sarà lungo 8.000 km, largo 15 km, e attraverserà ben 11 Paesi africani.

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Il Senegal ha già piantato 11 milioni di alberi per cercare di contrastare la continua desertificazione, e per tentare di ripristinare quella che un tempo era una distesa rigogliosa. Il progetto costa complessivamente 8 miliardi di dollari. Mancano diversi anni per completare l’opera, però la Banca Mondiale, le Nazioni Unite, l’Unione Africana e altri organi sono pronti a concedere prestiti per finanziare il progetto.

Fonte: beppegrillo.it

Se portata a termine, questa sarà la più grande e la più bella opera che l’uomo abbia mai costruito, l’ottava meraviglia del mondo, una nuova foresta amazzonica. Cosa ne pensate di questo progetto? Funzionerà?

IL 2017 IN 12 FOTO


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Cari Amici,

eccoci alla fine dell’anno, del 2017. Un anno duro per me per via di diversi lutti, familiari e musicali (la morte di Chester Bennington dei Linkin Park, avvenuta il 20 luglio scorso), che mi hanno colpito, e per la mancanza di lavoro (nemmeno mezza giornata di lavoro retribuita); per la Sardegna (a causa dell’interminabile siccità con la quale ha dovuto fare i conti); per l’ambiente, a causa di diversi provvedimenti e fatti accaduti in Italia e nel mondo che hanno inflitto duri colpi al nostro ecosistema. Stiamo per salutare e mettere nel dimenticatoio questo anno “sfigato” (nel 2017 ci sono stati tre Venerdì 17 – Febbraio, Marzo e Novembre).

In questo post pubblicherò 12 foto, una per ogni mese dell’anno, per ricordare gli avvenimenti di questo sfigato 2017. Ecco le 12 foto con le spiegazioni.

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Gennaio: Inchiesta COCIV sul Terzo Valico: “Facciamolo, tanto la malattia arriva tra trent’anni”. Vari arresti.

terra dei fuochi

Febbraio: A causa dei continui roghi nella c.d. “Terra dei Fuochi”, bambini e ragazzini, vittime innocenti, muoiono di malattie che di solito colpiscono gli anziani o i fumatori davvero incalliti.

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Marzo: è ormai certo l’arrivo del TAP (Trans Atlantic Pipeline), il Gasdotto che taglia in due mezza Europa, nel Salento, tra la protesta di ambientalisti, sindaci, Presidente della Regione e cittadini.

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Aprile: Thailandia –  Arrivano le Bombe Seme, che piovono dal cielo per contrastare il fenomeno della deforestazione, che sta devastando le campagne Thailandesi.

Maggio: incendio in un deposito di rifiuti plastici a Pomezia. Diossina e fibre d’amianto vengono sprigionate nell’incendio.

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Giugno: Come non ricordare la strage del Portogallo, in cui in un devastante e vasto incendio (provocato dai fulmini, non dolosi quindi) sono morte asfissiate o addirittura carbonizzate almeno 59 persone, tra cui intere famiglie?

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Luglio: Vari incendi hanno devastato il Sud Italia, con roghi quasi sempre dolosi.

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Agosto: La grande siccità. La grande sete dell’Italia, da nord a sud, e che in parte continua ancora, nonostante la pioggia e la neve di questo mese.

Settembre: arriva la prima auto elettrica Made In Italy.

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Ottobre: L’agonia degli agrumeti siciliani, strozzati dalla concorrenza di quelli nord africani, che abbattono i dazi e anche la concorrenza dei prodotti nostrani.

Ddl spettacolo: ok norma circhi,'graduale superamento' © EPA

Novembre: La Camera approva una legge delega di riordino del settore dello Spettacolo, che prevede l’abolizione graduale dell’utilizzo degli animali nei circhi.

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Dicembre: <<Quei bambini? Che muoiano pure>>. E’ la frase shock di un intercettato che se ne frega della salute dei poveri innocenti costretti a seguire le lezioni in una scuola adiacente a una discarica (veramente è la discarica adiacente alla scuola), e che sversava di tutto spacciando il tutto come Rifiuti Solidi Urbani.

E’ stato un anno duro, come detto prima. Spero che il 2018 porti molta più serenità e molto più rispetto dell’ambiente e della natura, del paesaggio, dell’aria, del suolo, dell’acqua, del sottosuolo, e della terra. Che sia un anno molto positivo per l’ambiente e per ciascuno di voi. Felice 2018 a tutti voi, ricco di ciò che più desiderate e di cui avete bisogno, dal vostro Evergreen.

L’ITALIA AL TAP-PETO


Austria, esplosione in centrale gas. Il flusso per l'Italia si interrompe, poi riattivato in nottata

In Austria esplode una centrale del gas a Baumgarten, provocando un morto. A causa di questa esplosione, l’Italia, che non ha gassificatori, ma ha i gasdotti che arrivano dalla Russia, è al TAPpeto. Il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda dichiara lo Stato di Emergenza per il nostro Paese, e afferma che con il TAP, ovvero il Gasdotto Trans-Adriatico che porterà il gas del Mar Caspio nel Salento, non ci troveremmo in questa situazione.

Del TAP (Trans-Adriatic Pipeline) ne ho già parlato in altri post, sottolineando la contrarietà dei cittadini, degli amministratori locali e degli ambientalisti, per il fatto che hanno trapiantato gli ulivi secolari per far posto al gasdotto. Da tempo l’Italia e anche la Sardegna sta cercando soluzioni per avere gas a basso costo proveniente dall’estero: Algeria e Russia in primis. Il gasdotto di Baumgarten soddisfa poco più del 30% del fabbisogno di gas del nostro Paese.

I Verdi, col loro Presidente Angelo Bonelli, protestano contro il Ministro per lo Sviluppo Economico. Dal Ministro si aspettavano parole che favorissero un cambio di strategia, visto che i gasdotti sono soggetti a questo tipo di incidenti, magari puntando tutto sulle fonti energetiche rinnovabili.

I 5 Stelle denunciano invece la pericolosità dell’impianto e la contrarità al Tap: “L’incidente dimostra quanto simili infrastrutture possano rivelarsi delle vere e proprie bombe a orologeria, causando danni irreversibili per le persone e per l’ambiente circostante. Un’altra ragione per ribadire la nostra profonda contrarietà al Tap, perché quello che è accaduto oggi in Austria non si verifichi anche da noi”.

Fonte: Repubblica.it

TAP…PETO DI GAS


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Il TAP (Trans Adriatic Pipeline) arriverà nel Salento. A dare il via libera al gasdotto lungo 870 km che attraversa diverse nazioni, partendo dal Mar Caspio, toccando Turchia, Grecia, Albania e Mar Adriatico fino ad arrivare a San Foca, nel Salento, sono i giudici del Consiglio di Stato. A nulla è valsa la lotta degli attivisti NO-TAP e del Governatore della Puglia Michele Emiliano, che ha fatto dell’opposizione al TAP la sua carta vincente per essere eletto Presidente della Regione Puglia.

Emiliano voleva far spostare il TAP in zone meno turistiche  rispetto a Melendugno, come Brindisi, a forte vocazione industriale, o Squinzano, che ha già dato la sua disponibilità a ricevere il TAP. Uno dei punti più controversi dei lavori per il TAP è quello dello spostamento degli ulivi dal sito di approdo a quello di stoccaggio, distante 8 km, ed è una delle maggiori cause della protesta della popolazione. Lo scorso 20 marzo sono stati spostati già 33 dei 211 ulivi complessivi. Il trasferimento, per il momento interrotto, deve essere completato entro il mese di aprile.

Fonte: Corriere.it

Secondo il Consiglio di Stato, dunque, non ci sarebbe alcun impatto ambientale rilevante derivante dalla costruzione del gasdotto. Anche perché lo spostamento degli ulivi sarebbe solo temporaneo: al termine dei lavori, infatti, dovrebbero ritornare al loro posto. A dire il vero, se così fosse non lo vedo così malvagio. Ma chi pagherà i danni ambientali in caso di rottura del tubo e quindi di fuoriuscita del gas?

TRUMP: UN COLPO AL CERCHIO E UNO ALLA BOTTE


trump

Trump ha fatto capire a tutti subito di che pasta è fatto. Una pasta scaduta, velenosa. Ha abolito il TTIP (bene!), ma ha abolito pure il surriscaldamento globale, e ha imposto la costruzione di due giganteschi oleodotti. Sono il Dakota Access, che attraversa le terre sacre dei Sioux, e il Keysonte Xl, il serpentone per trasportare 800 mila barili di petrolio al giorno appunto dal Canada alle raffinerie di Texas e Louisiana.

Fonte: repubblica.it

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Ma il colpo alla botte è davvero grosso. Proteste degli ambientalisti e degli abitanti di quella zona, anche perché l’oleodotto andrebbe a sfrattarli della loro terra. Si ripete ancora una volta la lotta del far west tra gli Indiani d’America e gli sceriffi, ex eroi, ma in realtà sempre estirpatori. Io sto dalla parte degli Indiani del Dakota.

Un oleodotto che Barack Obama ha bloccato, perché impegnato nella lotta contro i cambiamenti climatici, perché ha scoperto l’acqua calda, cioè, che esiste un nuovo modo per produrre energia, molto più economico ed ecologico, pulito e che dà tanto benessere. Invece Trump ha già detto che gli ambientalisti sono fuori controllo. Ma Trump non intende fermarsi qua. Vuole costruire anche nuovi oleodotti, con acciaio americano, promette.

Per creare nuovi posti di lavoro. Sì, è vero, ma questa è solo sporca propaganda. Esistono posti di lavoro puliti. La verità è che non vogliono cambiare strada. Non vogliono proseguire la via intrapresa dall’ex Presidente Obama. Vogliono solo ciò che fa guadagnare loro di più: il petrolio e le fonti sporche e che puzzano di morte. Ovviamente di quella dei poveri abitanti delle zone usurpate e deturpate.

Gongolano i petrolieri, felici di completare l’opera. Alzano la voce gli ambientalisti, come Annie Leonard, direttore di Greenpeace, che ha detto subito: “Nativi, agricoltori, attivisti: abbiamo bloccato questi progetti in passato e non ci arrenderemo certo ora”. La guerra è dichiarata.  Io sto con gli ambientalisti. E voi da che parte state? Non ditemi dalla parte di Trump!

COCIV O NOCIV?


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L’inchiesta sul Terzo Valico che ha portato all’arresto di alcuni manager del COCIV (COnsorzio Collegamenti Integrati Veloci), ha fatto emergere una intercettazione che mette la pelle d’oca. A un dipendente del Consorzio, al quale era stato assegnato il compito di costruire il Terzo Valico, che si lamentava della presenza consistente di amianto, uno dei supermanager arrestati lo aveva tranquillizzato: “Tanto la malattia arriva tra trent’anni”.

Fonte: La Stampa

Ecco perché siamo contrari alle “grandi opere”. Perché speculano sulla pelle dei cittadini. Questo è il NOCIV.

IN NOME DELL’INTERESSE (MULTI)NAZIONALE


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Interesse Nazionale. Due parole che mi fanno rabbrividire. Un concetto che mi mette la pelle d’oca, se penso alle sue conseguenze. E’ uno dei motivi che mi fa votare NO al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Il c.d. “interesse nazionale” riguarda le opere “pubbliche”, cioè quelle che dovrebbero servire per lo sviluppo economico dell’Italia.

Grazie a questa riforma lo Stato acquista un potere che va a superare tutti gli ostacoli e i veti di ciascun individuo e regione. Due parole che sovrastano qualsiasi tentativo di veto. Con questa riforma il Governo potrebbe dichiarare “di interesse nazionale” qualsiasi porcheria e industria di veleni e di morte: discariche, inceneritori, depositi di scorie nucleari, centri commerciali, palazzi, grattacieli, super condomini, acciaierie, raffinerie, centrali a carbone, concerie, trivellazioni, fabbriche di bombe, poligoni di tiro, eccetera…

Insomma, tutte queste opere potrebbero essere dichiarate di “interesse strategico nazionale”. Con buona pace dei soliti noiosoni ambientalisti sempre pronti a dire NO a tutto, dei cittadini preoccupati per la loro salute e dell’aria che respirano i loro figli, dei comuni e delle regioni. Se vince il sì vince l’interesse (multi)nazionale. Sì, perché in realtà chi ci guadagna sono proprio le multinazionali dei veleni, che fanno campare gli Stati, ma che fanno crepare le solite capre che siamo noi, i cittadini comuni.

Ricordatevi questo termine: “Clausola di supremazia”. E’ questo il “pacco” che contiene questa “riforma”, e che consente al Governo di avvelenare il Paese. Ecco perché vi invito fortemente a recarvi alle urne il 4 dicembre prossimo, e inondare di NO questo governo di nominati, di non eletti, di padroni in grado di sovrastare qualsiasi ostacolo e di avvelenare il nostro presente e futuro.

SISMA: PERICOLO PER LA DIGA DI CAMPOTOSTO


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Campotosto è un piccolo centro in provincia dell’Aquila. Il suo omonimo lago è il secondo più grande d’Europa, e si trova a 1.300 metri d’altezza. Nasce nel periodo fascista come bacino artificiale per alimentare le centrali idroelettriche della Valle del Vomano. Il lago ha un’estensione di 14 km/q, ha una profondità massima di 35 metri e ha una capacità di 300 milioni di metri cubi d’acqua, e, grazie al suo dislivello, può produrre quasi 800 milioni di kw

Lungo le sue sponde ci sono tre centri abitati: Campotosto, Mascioni e Poggio Cancelli. La diga di Campotosto è la sorvegliata speciale, perché è costruita proprio su una faglia sismica che, a detta degli esperti, è ancora molto attiva. In caso di sisma molto intenso, questa enorme diga artificiale, lunga ben 44 metri, potrebbe cedere, causando danni incalcolabili.

Il Centro Europeo di Formazione e Ricerca in Ingegneria Sismica (Eucentre) ha studiato il caso, e ha auspicato interventi di rafforzamento della barriera. Il gestore della diga (l’Enel) però, ha sempre difeso l’affidabilità dell’impianto. Ha retto benissimo alle scosse di questi anni e di queste ultime settimane, e – secondo altri studi compiuti da alcuni geologi – la mappa della faglia e la diga non sono del tutto sovrapponibili ma la prima sarebbe ad una distanza di trecento metri, il che renderebbe ancora più sicura la barriera di Fucino.

Fonte e immagine: Tiscali Notizie

Nessuna paura, quindi, secondo l’Enel, nessuna preoccupazione, nessun allarme. E allora tutto tace, tutto deve tacere, bisogna assopire gli animi e le coscienze, è tutto sotto controllo, non bisogna creare allarmismi. Ma ora che il sisma ha colpito la zona, e che la faglia è attiva, chi è che spegne la paura degli abitanti? E perché tutto questo silenzio, tutta questa omertà? Che interesse hanno quelli dell’Enel a tacere su questo pericolo?

CORRUZIONE E APPALTI TRUCCATI: IL CANCRO DELLE GRANDI OPERE


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Appalti truccati e corruzione. Sono i due mali principali dell’Italia intera, da sud a nord, nel settore delle grandi opere. Per quanto riguarda il terzo valico di Genova, la polizia ha eseguito 14 provvedimenti. Si tratta soprattutto di Manager del COCIV, il consorzio che sta realizzando il terzo valico.

Sono tre i filoni di inchiesta in cui gli investigatori ipotizzano “condotte corruttive per ottenere contratti di subappalto”: i lavori di una tratta della Tav Milano-Genova, del 6° Macrolotto dell’A3 Salerno-Reggio Calabria e della People Mover di Pisa, l’impianto a fune che mette in collegamento l’aeroporto Galileo Galilei con la stazione centrale della città.

Fonte: Repubblica.it

Ora capite perché siamo così ostili nei confronti delle grandi opere? Perché dietro ogni grande opera in Italia c’è puzza di truffa, di appalti truccati, di tangenti, di corruzione; e anche perché c’è puzza di distruzione e di inquinamento.

NO ALLE OLIMPIADI: VANTAGGI E SVANTAGGI


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La Sindaca di Roma, Virginia Raggi, del MoVimento 5 Stelle, come tutti sapete ha detto no alle Olimpiadi di Roma del 2024. Una scelta discutibile, che ha le sue motivazioni e i suoi svantaggi. La Raggi motiva la sua scelta paventando una lievitazione dei costi previsti in fase di approvazione del progetto; inoltre definisce questa manifestazione come le “Olimpiadi del Mattone, in quanto per costruire i nuovi stadi e le nuove strutture, si devono costruire anche centri commerciali, strade, alberghi e nuovi quartieri residenziali.

Mi sembrano motivazioni più che valide per rinunciare alle Olimpiadi. Altra motivazione valida sono i numeri delle precedenti edizioni delle Olimpiadi, in cui qualcuno arriva ad affermare che le medaglie vinte dagli atleti, in conto di soldi pagati agli atleti, non riescono a coprire la spesa affrontata per organizzare i giochi.

Gli svantaggi riguardano sicuramente i mancati investimenti, i mancati “posti di lavoro” che crea questo tipo di manifestazione. Ad esempio, Cagliari perde molto in conto di mancati introiti per l’organizzazione della regata.

C’è una cosa, a mio avviso, che la Raggi ha sbagliato: aveva promesso, in campagna elettorale, un referendum a livello cittadino per verificare se i cittadini Romani fossero d’accordo o meno nell’organizzare i Giochi Olimpici nella città eterna, e questo non lo ha fatto. Ma c’è pure un’altra cosa da dire: ovunque si sono organizzati i giochi olimpici, hanno sterminato gatti e cani randagi, perché la città doveva risultare “pulita”. Su questo punto possiamo tirare un sospiro di sollievo.

E voi? Come valutate la decisione della Sindaca Raggi di rinunciare ai Giochi Olimpici?

ALBERI D’ULIVO FASTIDIOSI… PER I METANODOTTI


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Vi ricordate l’imposizione dell’Europa di far tagliare non solo gli alberi d’ulivo affetti da “Xylella Fastidiosa, ma anche quelli sani, nel Salento? Di alberi sani ne sono stati abbattuti parecchi, “grazie” a quell’imposizione dall’alto. Ora qualcuno intuisce perché: non è la Xylella la fastidiosa, ma sono gli alberi d’ulivo ad essere fastidiosi, perché proprio nella zona del focolaio dovrebbe passare il Metanodotto Snam.

Infatti, come si legge in questo articolo, tra i possibili tracciati del metanodotto, che dovrebbe collegare il Tap di Melendugno allo snodo di Mesagne, da alcune carte visionate, vi sono i territori su cui sono stati rinvenuti i maggiori focolai di Xylella fastidiosa e su cui sono previsti gli abbattimenti più massicci, a Veglie, Oria e Torchiarolo. Coincidenza? Per il momento è solo questo, nulla più. Ma tanto basta a far sorgere dubbi. E dunque a porre interrogativi. A sollevarli è il Comitato No Tap, che rende note le cartine dei sospetti.

Il Sindaco di Torchiarolo, il quale ha affermato che il gasdotto è “provvidenziale” per lo sviluppo del territorio, tranquillizza tutti però sul fatto che il Consiglio Comunale si è espresso negativamente in merito a un possibile approdo del Tap nel Brindisino, e che valuterà se questa “coincidenza” sia casuale o voluta, e se ci siano dei subdoli interessi da parte delle lobby del “fare” (o disfare?).

A mio avviso non è solo una coincidenza. “E’ la terra toa, amala e difendila! De cine? De ci ole specula e corrompe, difendila!” (E’ la tua Terra, amala e difendila! Da chi? Da chi ci specula e corrompe, difendila!). Tratta da “Sud Sound System – Le Radici Ca Tieni“.

Le Radici Ca Tieni – Sud Sound System

TEMPA ROSSA


tempa rossa

Tempa Rossa è un progetto della compagnia petrolifera francese Total E&P, in condivisione con la britannica Shell e la giapponese Mitsui. E’ nata un’inchiesta su questo progetto, che ha coinvolto la Ministra dimissionaria allo Sviluppo Economico Federica Guidi.

Il progetto dichiarato “strategico per il Paese“, prevede l’estrazione di gas e di petrolio in Basilicata, sì da avere un giacimento stimato di 50mila barili di petrolio, 230mila metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di GPL e 80 tonnellate di zolfo al giorno. Sono 8 in totale i pozzi previsti nell’ambito del progetto: sei già perforati e due, invece, da trivellare non appena saranno arrivate le autorizzazioni necessarie.

Quello di Tempa Rossa è il secondo giacimento della Basilicata: il primogià in funzione – si trova a Val D’Agri ed è gestito da Eni. Due impianti, racchiusi in un fazzoletto di terra, che rendono questo pezzo d’Italia il maggior giacimento petrolifero di tutta l’Europa continentale.

Il prodotto sarà lavorato in loco attraverso la realizzazione di un centro oli e di un centro di stoccaggio del GPL. Parte del prodotto sarà destinato all’esportazione, e si prevede, attraverso un oleodotto già esistente, di inviarlo a Taranto, dove sorge la Raffineria ENI, che per accoglierlo però bisognerà fare lavori di adeguamento logistico. Lavori duramente contestati dagli ambientalisti.

Fonte: formiche.net

Non sanno, anzi, non vogliono proporre altro tipo di sviluppo e di lavoro, imponendoci il bivio tumori-fame, lavoro-ambiente, salute-sviluppo. Ci danno pane avvelenato, da metalli pesanti e da poteri forti: o malattie o fame. Questa è la loro proposta, inaccettabile.

Mi chiedo sempre: Chi è che deve mettersi una mano sulla coscienza: gli ambientalisti, pronti a dire no a tutto pur di avere salute e qualità di vita e lavoro pulito, perché per colpa loro c’è tanta disoccupazione e fame; o gli industriali, i petrolieri, il governo, le multinazionali che mascherano la malattia, il degrado e i veleni con i nomi di lavoro, sviluppo e occupazione?

IL PETROLIO SCENDE, LA BENZINA AUMENTA


benzina

A scuola ci hanno insegnato che se il prezzo diminuisce a monte, diminuirà anche a valle, di conseguenza. Cosa che può succedere per tutto, tranne che per la benzina. O meglio, tranne in Italia.

Infatti in tutti i Paesi del mondo la benzina sta scendendo, per via del prezzo del petrolio ai minimi storici, mai raggiunti finora. Ma qui siamo in Italia, perciò la benzina diminuisce molto, molto meno. E questo per colpa soprattutto delle c.d. “accise“, cioè le tasse sulla benzina.

Quando il prezzo del petrolio ha raggiunto i suoi massimi nel 2008, la benzina era schizzata. Il petrolio poi ha perso quota, e molta, e la benzina era rimasta invariata. “E’ la benzina derivata da quel petrolio che abbiamo acquistato a caro prezzo, quando era ancora alto!” dicevano…

Salvo poi il petrolio continuare a scendere, e la benzina scendere molto meno. Ma non ce l’hanno spiegato perché, se hanno acquistato il petrolio che costava meno, la benzina non è scesa della stessa percentuale.

Oggi il petrolio è ai suoi minimi storici. La benzina, almeno in Italia, è ancora molto alta. Che ci sia un “cartello“? O è solo colpa delle “accise“, aumentate del 32% in questi anni, e dell’Iva aumentata dal 20 al 22%?

In Europa, nella zona euro, soltanto gli olandesi pagano più accise di noi. Infatti in Olanda le accise sono al 70,3%. In Italia sono al 68,2%. Se guardiamo ai nostri confini, ci accorgiamo che paghiamo il 14,4% in più rispetto ai francesi, il 18,9% in più degli sloveni, e addirittura il 30,7% in più rispetto agli austriaci.

Fonte: Stadio24.it

Non lasciamoci prendere in giro da chi ci dice che un rigassificatore fa risparmiare le famiglie abbattendo il costo del gas; o da chi ci dice che una raffineria è un toccasana per l’economia, visto che abbatte i costi della benzina e del petrolio. Non è assolutamente vero. In Sardegna paghiamo molto cara la benzina, nonostante la presenza della terza raffineria più grande e più inquinante d’Europa: la SARAS dell’ex patron dell’Inter Massimo Moratti.

Ecco perché sono completamente contrario a queste “grandi opere“, che danno pane avvelenato agli operai e malattie e morti per tutta la popolazione. Che sia per colpa delle accise o di qualche cartello, o di entrambe le cose, la benzina aumenta o diminuisce molto poco, ma soltanto in Italia. Nonostante tutto.

TAV: ANCORA AMIANTO


amianto

Da anni i No Tav denunciano la presenza di amianto nelle montagne da “bucare” per costruire delle gallerie. Il problema della TAV non è il treno, nemmeno le ferrovie. Il problema vero sono le gallerie, perché le montagne che vogliono perforare per costruirle sono ricche d’amianto. Il problema non si presenta solo in Val di Susa, ma anche a ValVerde, nel terzo valico del cantiere di Cravasco, vicino a Genova.

Qui è stata rilevata un’elevata quantità di polveri d’amianto, nocive per l’uomo. A rilevarlo non sono stati i NO TAV, non sono stati i noiosoni “blocca-sviluppo” che vogliono solo dire NO ai lavori senza proposte alternative. A rilevarlo è l’Arpal, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Liguria. Secondo l’analisi dell’Arpal, la presenza del minerale è risultata di 1,7 grammi per chilogrammo di roccia o terra esaminata. Il limite massimo è stabilito in 1 grammo per chilo. Quasi il doppio dunque rispetto al consentito dalla legge.

Un allarme ignorato dal Cociv, il consorzio di imprese che si è aggiudicato l’appalto per la costruzione del tunnel di 37 chilometri sul tracciato di complessivi 53, fra Liguria e Piemonte, che dovrebbe ospitare il Treno ad Alta velocità. Un’opera che costerà, anzi costerebbe visto che i tempi si stanno allungando, 6,4 miliardi di euro e certamente sarà terminata dopo il 2020.

E’ stata anche aperta un’inchiesta sul cantiere di Cravasco, in modo particolare sulle modalità di smaltimento delle rocce e del terreno provenienti dal cantiere, che il Cociv stesso ammette siano ricche di amianto. Si sospetta che le imprese dedite allo smaltimento di tali rifiuti abbiano raggirato le severissime norme sullo stoccaggio e trasporto di queste rocce pericolose. I risultati delle perizie confermano il rischio per la salute umana insito nel cantiere della Tav a Cravasco, che è fermo da un paio di mesi.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Io non sono contrario all’alta velocità, né ai nuovi treni moderni e veloci, né alle ferrovie. Anzi ritengo che le ferrovie siano un modo per disincentivare il trasporto su gomma, decisamente più impattante sull’ambiente e sul paesaggio. Sono contrario a che i lavori vengano svolti raggirando le norme ambientali, severe ma necessarie. Sono contrario alle imposizioni dall’alto, alle decisioni imposte senza ascoltare le paure delle popolazioni coinvolte, ai trafori di montagne ricche di polveri d’amianto, un materiale velenosissimo responsabile di centinaia di migliaia di tumori e di morti nelle zone ove è presente questo veleno.

SALVIAMO LA FORESTA SUL MONTE GARIWANG


foresta

I grandi eventi sportivi sono sempre stati una vera e propria speculazione, edilizia e non solo. Olimpiadi: è questa la parola d’ordine, la parolina magica che droga tutte le coscienze. Una sorta di pifferaio magico. Ed ecco che eventi che magari durano solo pochi giorni sono sufficienti a far accettare alle popolazioni locali la distruzione di una foresta plurisecolare. 500 anni per formarsi, 4 giorni per farla morire, attraverso una lenta e dolorosissima agonia, costituita dal taglio di tutti gli alberi e delle piante.

Sta per accadere a Pyeongchang, sul monte Gariwang, nella Corea del Sud. Su questa foresta vivono diverse specie in via d’estinzione, perciò protette, come la lontra, il gatto leopardo, la martora e lo scoiattolo volante. La foresta sta cominciando a morire, perché stanno già cominciando i lavori per la costruzione di un enorme resort sciistico, e la montagna dunque presenta già degli enormi sfregi lungo i suoi fianchi.

Ecco perché hanno lanciato una petizione sul sito Avaaz.org per salvare la foresta coreana. L’obiettivo è quello di salvarla dalle colossali speculazioni edilizie in vista dei Giochi Olimpici Invernali del 2018. Le firme attuali sono più di 915mila. Si deve arrivare ad almeno un milione di firme. Si può firmare qua.

Non lasciamoci incantare da questi pifferai magici, che ci portano solo alla rovina della natura, quindi alla nostra. Firmiamo tutti.

ADDIO SOPRINTENDENZE, ADDIO TERRITORIO ITALIANO


soprintendenza

Certo che questo Governo, il terzo non eletto, si sta dando da fare per indebolire il territorio, un territorio troppo fragile come quello italiano. Talmente fragile che alle prime piogge estive provoca alluvioni e frane tremende, come è successo a Belluno, il Cadore devastato, tre vittime tra cui una quattordicenne (leggete qui).

Innumerevoli sono gli attentati all’ambiente: dal Decreto sui reati ambientali, il quale dice che deve pagare solo chi inquina “abusivamente“, e quindi chi è stato autorizzato a “lavorare“, a “costruire” è stato autorizzato anche ad inquinare, non è “abusivo” e quindi non paga; agli innumerevoli decreti “Salva-Ilva”, l’ultimo quest’oggi per riaprire il primo altoforno chiuso da una sentenza (leggete qui), per difendere una industria altamente inquinante, ma strategica per il governo (anche se non si sa chi ne beneficia di questa “strategia”) chiusa dalle sentenze, riaperta dal Governo, il quale, quando era all’opposizione diceva che si dovevano accettare e rispettare tutte le sentenze, e ora che sono al Governo le sopprimono.

Dalla mala gestione della questione Xylella Fastidiosa (il batterio killer degli ulivi nel Salento, con l’Europa che ci impone di tagliare anche gli alberi sani!!!), alle trivellazioni, all’ultima trovata, il Ddl Madia sulla Riforma della Pubblica Amministrazione. Ma come si può dire che si rovina l’ambiente con una riforma che riguarda un altro settore? Eppure lo hanno fatto, con la soppressione delle Soprintendenze.

Per chi non lo sapesse, le Soprintendenze sono enti periferici del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, con compiti in ambito territoriale in materia di beni culturali, paesaggistici, museali, archivistici ed affini. Sopprimendo le Soprintendenze quindi, il territorio non sarebbe più tutelato, perderebbe i suoi “anticorpi”, che lo proteggono da attacchi esterni.

Per il Professor Tomaso Montanari, il DDL Madìa sulla pubblica amministrazione rappresentail più grave attacco al sistema della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale mai perpetrato da un Governo della Repubblica Italiana. Anzi, l’attacco finale e definitivo“. Questo perché “se il Governo vuol fare un’autostrada in un bosco secolare o in un centro storico, lo chiede a qualcuno che è diretto dai prefetti: cioè sostanzialmente a se stesso. Addio territorio italiano” (leggete qui).

E ricordiamoci pure che questo governo non è stato eletto da nessuno. Che dobbiamo fare? Non vi pare sia abbastanza? Io spero che qualcuno prenda la decisione di far partire una petizione anche online contro l’abolizione delle soprintendenze. Non possiamo più continuare a subire così.

IN NOME DELLA CRESCITA, DELLO SVILUPPO E DEL LAVORO


trivellazioni

Sblocca Italia. E’ questo il nome dato al decret(in)o che avrebbe l’obiettivo di rilanciare la crescita, lo sviluppo e il lavoro in Italia. Ma questo decreto in pratica toglie tutti i veti che possono sorgere all’udire di ciò che in nome della crescita, dello sviluppo e del lavoro vogliono fare.

“Grazie” a questo “Sblocca-Italia“, infatti, sono arrivate diverse richieste al Ministero dell’Ambiente da parte di società che vogliono trivellare l’Emilia Romagna, già duramente provata dal terremoto di due anni e mezzo fa. Sono tre le nuove richieste di trivellazioni arrivate appena un mese dopo l’approvazione di questa “Legge dello Stato”:

1- Ostellato, proposto dalla società AleAnna Resources, nella “Valle di Comacchio e Bonifica del Mezzano”, area di importanza internazionale per l’avifauna in provincia di Ferrara;
2- Il pozzo di Solarolo, proposto dalla società AleAnna Resources, è a 1 km dal centro abitato di Solarolo e poco meno di 5 km da Granarolo (Ravenna), area di produzioni di altissima qualità Dop collegate proprio alle caratteristiche ambientali;
3- A 1 km dal centro abitato del comune di San Pietro in Casale (Bologna), a pochi chilometri da Cento, in piena area terremotata nel 2012, è proposto dalla società Po Valley Operations PTY LTD.

Oltre a questi tre “progetti” nell’Emilia Romagna, ve ne sono altri tre richiesti: uno nelle Marche, uno in Piemonte, e uno a largo delle Coste della Sardegna. Le associazioni “No Triv” e “Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua” invitano tutti i cittadini e le amministrazioni locali a mobilitarsi per fermare l’aggressione al territorio e alla salute dei cittadini stessi promossa dal decret(in)o Sblocca Italia.

Fonte: sulpanaro.net

Perché è pericoloso lo Sblocca Italia? Perché sottrae alle Regioni il parere sulla Valutazione di Impatto Ambientale, lasciando allo Stato un potere quasi esclusivo in questa materia. E’ pericoloso perché in nome dello sviluppo, della crescita e dell’occupazione (che ricatto!) si promuovono progetti e azioni dannose e velenose per la salute e il vero benessere di tutti.

ENERGIE RINNOVABILI: ITALIA IN NETTA CONTROTENDENZA


fonti rinnovabili

Come spiega questo articolo di ecoblog, dal rapporto annuale della Bloomberg New Energy Finance emerge un quadro positivo a livello globale per quanto riguarda gli investimenti nelle fonti rinnovabili nell’anno appena trascorso, registrando una crescita degli investimenti in fonti rinnovabili, rispetto al 2013, del 16%. A livello globale sono stati investiti 310 miliardi di dollari in nuovi impianti di fonti rinnovabili.

A questo dato positivo hanno concorso sicuramente gli investimenti nell’eolico offshore in Europa, e nel solare in Cina e negli Stati Uniti. Il settore dove si sono registrati maggiori investimenti è stato quello del fotovoltaico, con un aumento del 25% degli investimenti rispetto all’anno precedente. In Europa la crescita è stata appena dell’1% per quanto riguarda gli investimenti, e si sono concentrati tutti sull’Eolico Offshore (quello in mare, per intenderci).

L’Italia, da buona Italia come la conosciamo noi con tutti i suoi difetti, è in netta controtendenza rispetto al resto del mondo. Pensate che gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili in Italia sono crollati del 60%. -60% di investimenti in energie rinnovabili. Questo è dovuto soprattutto al taglio degli investimenti per agevolare le tariffe degli impianti fotovoltaici.

Come volevasi dimostrare: l’Italia ha perso la sua cultura ambientalista, ecologista. Ha perso le sue radici, affondate nel cemento e nelle grandi e piccole opere più dannose che benefiche. E infatti si vede anche dai risultati elettorali che gli ecologisti in Italia sono meno dell’1% della popolazione. Un dato davvero scoraggiante e che fa sentire tutti i suoi effetti negativi. Destiamoci.

LA VIA DEGLI ULIVI


ulivi

Non è il titolo di un romanzo. E’ la via degli ulivi. Una strada che passa proprio dove sono piantati degli ulivi. E’ una strada provinciale che vogliono ampliare abbattendo per sempre gli ulivi secolari piantati in quella zona. Succede in una delle città più inquinate d’Italia, se non la più inquinata. Succede dove si muore di tumore e non si respira più aria pulita. Succede a Taranto. La città dell’Ilva.

L’associazione Legambiente tarantina lancia l’allarme, avendo ricevuto diverse segnalazioni di ulivi perimetrati e che potrebbero essere “sacrificati” nell’altare del lavoro, dello sviluppo, dell’economia, dello “sblocca-Italia“.

Legambiente propone l’ampliamento della carreggiata, semmai, dal lato opposto agli ulivi, per coniugare lo sviluppo delle infrastrutture con la conservazione dell’ambiente, del paesaggio, e anche della storia, visto che si tratta di ulivi secolari.

Sarebbe bello se chi passa in quella provinciale fosse circondato da tanti begli ulivi invece di essere circondato da ecomostri e da palazzi.

ANCORA SUL DECRET(IN)O SFASCIA-ITALIA


sfasciaitalia

Riporto un articolo dal sito libertaegiustizia.it, dedicato al decret(in)o sfascia-italia.

“Un terribile ritorno a un passato che speravamo di aver lasciato per sempre. Un passato in cui “sviluppo” era uguale a “cemento”. In cui per “fare” era necessario violare la legge, o aggirarla. In cui i diritti fondamentali delle persone (come la salute) erano considerati ostacoli superabili, e non obiettivi da raggiungere” (Tomaso Montanari).

L’Italia è il paese dei dissesti ambientali che fanno vittime ogni anno, della Terra dei Fuochi, dell’Ilva, della Solvay che con l’aiuto delle amministrazioni locali ha ridotto a discariche di veleni le più belle spiagge toscane, dei cornicioni di incuria che crollano dai vecchi palazzi e ammazzano i bambini, delle rovine di Roma e di Pompei che vanno in briciole. Ha una capitale che affoga nell’immondizia, dove a volte pascolano i maiali. È sconciata dalle cementificazioni (otto metri al secondo di consumo del suolo), dalle grandi opere inutili che sventrano le montagne o sfigurano le lagune, dalle autostrade che sfasciano quel che resta di fragili paesaggi celebrati nel mondo (celebrati sulla base ormai di photo shopping che cancellano le brutture), dalla sistematica distruzione dei litorali, delle dune, delle pinete che vi si affacciano, della demenziale proliferazione dei cosiddetti porti turistici, puri pretesti all’edificazione sfrenata, finanziati a volte addirittura coi soldi pubblici stanziati per la difesa dei litorali dall’erosione marina. Se dovessimo proseguire l’elenco consumeremmo troppe pagine ancora.
Ma c’è un aspetto di questo fenomeno – l’apatia, l’indifferenza al male – che ne dice il peculiare aspetto di mentalità, l’aspetto che sembra culturalmente specifico del nostro paese – oggi. E per questo può servire la piccola frase di un Presidente del Consiglio che di mentalità vincenti se ne intende assai bene. Eccola nella sua interezza.
“’Sovrintendente’ è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia. È una di quelle parole che suonano grigie. Stritola entusiasmo e fantasia fin dalla terza sillaba. Sovrintendente de che?”.

Questa frase – un paradigma di cinismo, speriamo inconsapevole – parla dell’istituzione posta a difesa del patrimonio culturale della Repubblica, anche in ottemperanza all’Art. 9 della nostra Costituzione. Proviene dal libro di Matteo Renzi, Stilnovo. La rivoluzione della bellezza da Dante a Twitter, Rizzoli 2012.

Dice con quale spirito il Governo si appresta a varare il decreto Sblocca-Italia.
Ogni cittadino oggi dovrebbe informarsi – lo aiutano in questo gli autori di Rottama Italia: Paolo Maddalena, Giovanni Losavio, Massimo Bray, Edoardo Salzano, Paolo Berdini, Vezio Di Lucia, Salvatore Settis e Tomaso Montanari. Dovremmo prestare un po’ d’ascolto a queste ultime sentinelle nella notte.

Un contributo – di discussione, di informazione, di proposta – anche sulle iniziative che si potrebbero prendere per fermare questa derivapuò venire da ciascuno di noi: perché infine è di tutto quel che ci resta, che si tratta. Del volto stesso del Paese, di ciò che resta della sua bellezza, della sua memoria. Che oggi non vuol dire solo il suo passato, con le sue povere antiche ossa che vanno in polvere. Vuol dire anche ciò che rimane ai nostri figli, al loro futuro. Il tesoro che ci si appresta a distruggere del tutto.
Il futuro, appunto – non solo il passato.
Come leggiamo fin dalla prima pagina di Rottama Italia:
Perché vogliamo che l’Italia cambi verso. Ma davvero. Vogliamo un Paese moderno. E cioè un Paese che guardi avanti. Un Paese che sappia distinguere tra cemento e futuro. E scelga il futuro”.

NON AVETE ALCUN DIRITTO DI PIANGERE


alluvione

Riporto un articolo di Domenico Finiguerra, grande ambientalista che stimo, scritto il primo marzo scorso, ma che è purtroppo più attuale di allora. A chi ci accusa di bloccare lo sviluppo:

Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie: “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandi speculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle. Non avete alcun diritto di piangere!
Nessun diritto di piangere le dieci vittime dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo Paese. Siete i veri barbari di questo nostro Paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango. No. Non avete alcun diritto di piangere!
E gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente, che prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questi Paese, di questo pianeta.

SULL’ALLUVIONE DI GENOVA, L’EDITORIALE DI MASSIMO GRAMELLINI


alluvione 1

Per quanto riguarda l’alluvione di Genova, vi lascio un editoriale di Massimo Gramellini, vice direttore de “La Stampa”, che ieri ha rilasciato in diretta su raitre a “Che Fuori Tempo Che Fa”. Parole che fanno riflettere:

Il Sindaco era a teatro, il numero della protezione civile non ha funzionato e l’allarme è stato dato dopo l’alluvione. In Italia a ogni tragedia si ripete sempre l’8 settembre. Cioè, ognuno va per i fatti suoi nel vuoto dello Stato e in un alternarsi di fallimenti collettivi ed eroismi individuali. Come quel Vigile Urbano che due ore prima dell’alluvione, di sua iniziativa (sembra che nessuno glielo avesse detto), girava da solo per le strade di un quartiere di Genova e suonava i citofoni per consigliare a tutti di non uscire di casa.

Ecco, dopo l’alluvione di Genova, la quarta in mezzo secolo, l’ennesimo disastro prevedibile che ha colto la patria degli “Schettini” di sorpresa, viene da chiedersi se più che di uno “Sblocca-Italia”, il decreto che sta preparando Renzi, questo Paese non avrebbe bisogno di un “Rattoppa-Italia”.

Cioè, se più che scaricare sul territorio martoriato altre tonnellate di cemento, non servirebbe invece bonificare, riparare, consolidare tutto quello che c’è già. Nel farlo, però, andrebbe definitivamente impedita la pratica tutta italiana delle ditte che perdono l’appalto e immediatamente dopo fanno ricorso contro chi lo ha vinto, bloccando il cantiere per anni, come è successo a Genova.

Questo è un Paese, l’Italia, dove su cento persone che lavorano, trenta cercano di fare le cose, e le altre settanta cercano di impedirle. Per dirla con uno di quei giochini di parole che fanno la gioia del nostro Presidente del Consiglio, “non è possibile che i TAR blocchino sempre i TIR”, cioè che la burocrazia ostacoli qualsiasi iniziativa, pubblica o privata, salvo poi chiudere entrambi gli occhi nelle Terre di Mafia, dove gli appalti seguono evidentemente logiche più sbrigative.

Non è possibile che ci si accapigli su chi doveva lanciare l’allarme, e a che ora lo ha veramente lanciato, quando sono anni che gli abitanti di Genova lanciano l’allarme sull’incuria dei loro torrenti, e nessuno li ha mai ascoltati, confidando nel solito stellone. Ma soprattutto non è possibile che la colpa sia sempre di qualcun altro, e mai di chi ne condivide la responsabilità. E non è possibile che nessuno di costoro abbia l’umiltà, per una volta, di abbassare la testa e di chiederci scusa.

Di questo editoriale mi colpiscono soprattutto queste parole, una domanda a cui lascio a voi un commento: “dopo l’alluvione di Genova, la quarta in mezzo secolo (…) viene da chiedersi se più che di uno “Sblocca-Italia”, il decreto che sta preparando Renzi, questo Paese non avrebbe bisogno di un “Rattoppa-Italia”. Cioè, se più che scaricare sul territorio martoriato altre tonnellate di cemento, non servirebbe invece bonificare, riparare, consolidare tutto quello che c’è già”.