ACQUA ALTA E MOSE


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A Venezia l’acqua alta non è un fenomeno raro. E’ anzi piuttosto frequente, forse come lo è la Bora a Trieste. Solo che stavolta si è sfiorato il record di cinquantatre anni fa. Il livello dell’acqua ha toccato quota 150 cm. Danni incalcolabili ai beni culturali, quali chiese, librerie, mosaici. Due sono state le vittime.

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Ironia della sorte, in quegli istanti il Consiglio Regionale di destra (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia), la cui sede è a Venezia, bocciano una mozione del PD sul cambiamento climatico. Per la maggioranza non esiste. Dopo due minuti l’aula consiliare si allaga. Ecco che allora torna di moda l’argomento del Mose di Venezia, una infrastruttura sottomarina che consentirebbe alla città di non essere continuamente allagata dal fenomeno dell’acqua alta, che fa sentire i suoi effetti soprattutto con l’alta marea.

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Realizzato con tante paratoie che si innalzano, o dovrebbero innalzarsi, per evitare che l’alta marea investa la città lagunare. Non è mai stato inaugurato il MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico), perché non funzionante, bloccato anche da scandali delle mazzette, la più grande “ruberia degli ultimi 50 anni”, come lo definisce il proprietario dello Harry’s Bar di Venezia.

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Eppure, Elisabetta Spitz, ex direttrice dell’Agenzia del Demanio, sarà il Commissario Straordinario per l’opera duramente contestata dagli ambientalisti. Un ministro del Governo afferma che l’opera sarà completata nel 2021.

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L’ODIO DEI POLITICI ITALIANI E DEI GIORNALAI (I LORO LECCHINI) PER L’AMBIENTE


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I c.d. “giornalai” di destra, in particolar modo il quotidiano “Libero”, oggi si mette a favore del diesel. Vorrei ricordare che ci hanno fregato col diesel, dipingendolo come meno inquinante delle auto a benzina. Inoltre costava di meno (adesso il gasolio ha quasi raggiunto la benzina), era meno pericoloso perché ci vogliono più calorie per prendere fuoco. Infine è meno inquinante perché hanno inventato i filtri anti particolato.

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Tutta questa pubblicità ingannevole (a parte il fatto che ci vogliono più calorie per prendere fuoco, e questo è vero, ed è per questo che i tir e i mezzi pubblici vanno a diesel anziché a benzina), ha indotto gli italiani ad acquistare auto a gasolio anziché a benzina, peggiorando lo smog e aumentando la puzza. Me ne accorgo anche io, quando vado a camminare, che quando passa un’auto a benzina il puzzo non è così tremendo come quando passa un’auto a diesel.

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Libero scrive che la guerra al diesel sta affossando l’industria. Crollano fatturato, ordini e immatricolazioni. Poveri noi… Il governo gialloverde ha rifiutato di dichiarare l’emergenza climatica. I giornalai di destra sono tutti per lo “sviluppo” e contro l’ambiente e la salute degli italiani. E lo sono anche quelli del PD. Prima i “gretini”, ora il sostegno al diesel. Tante volte contro le energie rinnovabili. Ma quanto siamo messi male!

LA CGE BOCCIA IL PIANO INCENERITORI


inceneritore

La Corte di Giustizia Europea boccia il piano per gli inceneritori promosso dal PD di Renzi, in modo particolare l’articolo 35 dello Sblocca Italia. Secondo la CGE, la scorciatoia per il trattamento dei rifiuti individuata dall’allora Governo Renzi non era solo dannosa, ma anche in contrasto con la normativa europea, specialmente per la mancanza di Valutazione Ambientale Strategica.

La combustione di rifiuti genera solo l’incremento di polveri sottili e diossine nell’aria che respiriamo, con deposito nei terreni agricoli. Perciò l’aumento del numero di inceneritori presenti sul territorio nazionale, per di più basati su tecnologie obsolete e altamente impattanti, è decisamente controcorrente rispetto alle Direttive UE sul trattamento dei rifiuti, secondo cui è necessario perseguire una vera strategia che preveda la riduzione della produzione, l’ottimizzazione della raccolta differenziata, il riutilizzo, il riciclo, il recupero di materia e solo da ultimo il conferimento in impianti di diverso tipo.

CAPO TEULADA E PORTO TRAMATZU LIBERE


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Capo Teulada e Porto Tramatzu sono soltanto due delle spiagge occupate dalle Servitù Militari, ma oggi è stato raggiunto un accordo per liberare dalla servitù due delle spiagge più belle della Sardegna. Esulta il Governatore della Sardegna Francesco Pigliaru, il quale, nella Sede del Ministero della Difesa ha incontrato la ministra competente, Trenta.

Perché la spiaggia torni libera è infatti necessario avviare l’iter legislativo per cancellare la spiaggia di Porto Tramatzu dall’elenco delle zone portuali e delle aree demaniali di interesse di sicurezza nazionale. Il decreto, che dovrà essere firmato dal Presidente del Consiglio prevede anche l’avvio delle procedure per liberare dalle operazioni militari anche le spiagge di S’Enna e S’Arca a Capo Frasca e Punta de S’Achivoni.

Per maggiori informazioni: Repubblica.it

Sono felice per questo accordo raggiunto tra Regione e Governo, anche se mi puzza molto di campagna elettorale, che è già di fatto cominciata, in vista delle elezioni regionali del prossimo 24 febbraio. Ma questo è un altro passo in avanti verso la liberazione della Sardegna dalle Servitù Militari.

TOSCANA: EMERGENZA RIFIUTI


Firenze non riesce a smaltire i rifiuti, Rossi li manda in altre città. I sindaci sul piede di guerra: “Non siamo la discarica”

Eccola la politica della sinistra: per ridurre i rifiuti punta su inceneritori e discariche anziché su un aumento spinto della raccolta differenziata. Ed eccoli i risultati: gli inceneritori non riescono a smaltire la grande mole di rifiuti che si è accumulata nelle discariche fiorentine. Il Governatore Rossi (Liberi e Uguali), con una legge, vorrebbe bypassare le assemblee dei tre ambiti territoriali e spedire la monnezza negli inceneritori delle altre zone. Oltre ai sindaci e alle popolazioni protesta anche il PD in maggioranza regionale.

La protesta dei Sindaci: “non siamo la discarica dove la Regione è libera di decidere, senza confrontarsi, quanti rifiuti scaricare”. L’emergenza nasce dal fatto che ogni anno in Toscana si producono 2,3 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, con una raccolta differenziata che a stento arriva al 50%. Il problema, però, sono gli impianti ormai saturi e quelle 10.500 tonnellate di rifiuti in eccedenza che al dicembre 2017 i tre Ato non sono riusciti a smaltire. 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

E voi credete ancora che gli inceneritori e le discariche risolvano il problema dell’eccedenza dei rifiuti?

INCENERITORE? NO GRAZIE


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No all’Inceneritore di Case Passerini. Lo dice il sottoscritto? No, lo dice il Consiglio di Stato, che ha confermato la sentenza con cui il TAR, un anno e mezzo fa, aveva accolto i ricorsi dei comitati e bocciato l’autorizzazione rilasciata il 23 novembre 2015 dalla città metropolitana di Firenze.

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Esulta il Presidente della Regione (del PD) Enrico Rossi, contrario alla realizzazione del “termovalorizzatore”, a differenza della maggioranza PD che lo sostiene, che difende l’inceneritore come “struttura strategica nella politica regionale sui rifiuti”. Esultano i Comitati Civici e Ambientalisti (WWF, Italia Nostra, Forum Ambientalista), oltre ai Comuni di Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino.

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Il Governatore Rossi, però, non si accontenta di dire solo no all’inceneritore: mercoledì scorso ha presentato un piano dei rifiuti per i prossimi cinque anni, caratterizzato dall’obiettivo dell’aumento della raccolta differenziata dal 50% attuale al 70%; dalla riduzione di un terzo della quantità dei rifiuti da conferire in discarica, dall’attuale 36 al 10%; nonché dal tetto del 15% dei rifiuti da bruciare negli inceneritori regionali.

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A questo piano hanno votato a favore anche MdP, Sinistra Italiana e il MoVimento 5 Stelle.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Quando oltre a dire dei NO sacrosanti si propongono delle alternative valide, è chiaro che meritano di essere votate e sostenute con forza. Viva le alternative!

SARDEGNA: RISCHIO EROSIONE PER 84 KM DI COSTA


La Sardegna conta oltre 2.000 km di costa, 84 dei quali è a rischio erosione. Questo dato è emerso in un convegno organizzato a Cagliari dall’Assessorato per la Difesa dell’Ambiente e del Mare nell’ambito del progetto “MAREGOT”: MAnagement dei Rischi derivanti dall’Erosione costiera e azioni di GOvernance Transfrontaliera.  Stabilità della falesie, moto ondoso, posidonia, incidenza delle strutture portuali e tutela degli habitat sono gli altri argomenti affrontati nel corso dell’incontro.

Se da un lato questo numero può rassicurare (si tratta del 14,5% di coste a rischio erosione, e se confrontato con i dati di altre regioni è abbastanza confortante), dall’altra preoccupa: la Sardegna potrebbe perdere il 14,5% delle sue coste. Il 14,5% delle coste sarde potrebbero scomparire per sempre. Inoltre, per quanto riguarda le coste rocciose, sono stati classificati 314 tratti franosi (802 chilometri): di questi, 138 ad alta criticità per uno sviluppo di 83 chilometri totali, pari al 5,4 per cento del totale delle coste alte.

La Regione Sardegna ha sottoscritto la Carta di Bologna, documento che rafforza il ruolo delle regioni mediterranee sulle politiche europee costiere e marittime. “Tra le varie iniziative promosse dalla Carta – spiega l’Assessora all’Ambiente Donatella Spano –  è significativa la rilevazione quantitativa del fenomeno erosivo e del rischio di sommersione marina lungo le coste del Mediterraneo, anche in funzione della direttiva Alluvioni. Un’analisi necessaria per attuare una concreta politica di adattamento ai rischi naturali e antropici delle zone costiere, favorendo così la riqualificazione dei territori costieri per una crescita sostenibile”.

L’Assessora rivendica, inoltre, l’operato della giunta di centrosinistra in merito alla tutela delle coste: “In questi ultimi quattro anni sono stati finanziati interventi di tutela delle coste e mitigazione del rischio idrogeologico nei Comuni di Alghero, Arbus, Badesi, Budoni, Cagliari, Calasetta, Capoterra, Dorgali, Pula, Posada, Porto Torres, San Teodoro, San Vero Milis, Sinnai, Sarroch, Sorso e Valledoria. Dal 2014 a oggi, poi, sono stati investiti 18,4 milioni di euro finanziando interventi su ambiti costieri rocciosi o spiagge di sabbia ricadenti nei diversi comuni”.

Fonti: Unione Sarda, Sardinia Post e Sardegna Oggi

LO SPRECO


Invaso troppo pieno: buttate l’acqua al mare. E’ paradossale, in un lunghissimo periodo di siccità come quello che si è appena concluso, sentire questa frase. Eppure quello che è successo in Sardegna, nella Diga “Maccheronis”, sul Rio Posada è davvero sconcertante. Si ordina di aprire le paratie per far tornare la diga a livelli di sicurezza relativi al mese di febbraio. Visto che ha piovuto molto di più, si rischia l’esondazione, perciò bisogna svuotare l’invaso. Con il rischio (per niente remoto) che a marzo, aprile, maggio e giugno piova molto meno rispetto a quanto previsto.

Ma come riporta il bollettino dei serbatoi artificiali del sistema idrico della Sardegna del 31 gennaio: “i quantitativi d’acqua presenti nel sistema degli invasi sardi era pari al 47%, corrispondenti a 831 milioni di metri cubi d’acqua. Sempre al 31 gennaio, relativamente alla siccità si è registrata complessivamente una condizione di “Livello di pericolo” (allerta) con un valore dell’indicatore pari allo 0,18″. Una situazione quindi alquanto critica, denuncia la Consigliera Regionale del PD Daniela Forma, “se si pensa che la forbice che individua una condizione di ‘allerta siccità’ oscilla tra lo 0,15 e lo 0,3 e che ci troviamo nel pieno della stagione invernale“.

Situazione ancor più delicata se si considera che l’invaso del Maccheronis serve Posada, Torpè, Siniscola, San Teodoro e Budoni, comuni, a forte vocazione agricola e turistica, interessati nei mesi scorsi da importanti restrizioni idriche per uso irriguo.

Fonte: admaiora media

Speriamo si ravvedino e che si studino soluzioni per risparmiare acqua e per condividerla con chi non ne ha. Cosa ne pensate di questa situazione?

IL CASO DELLE BUSTE DELLA SPESA A PAGAMENTO


Sacchetti ortofrutta a pagamento, il divieto di quelli in plastica non l’ha imposto la Ue. La decisione è del governo

“Ce lo chiede l’Europa!”. E’ la solita scusa, la solita frase-alibi di chi vuole imporre cose “impopolari” perché quelle popolari fanno solo danni, mentre le cose “impopolari” sono come la punturina che serve per guarire dalla malattia, e quindi nel lungo periodo sono molto efficaci. Stavolta la “punturina” riguarda la tassa sulle buste della spesa, i sacchettini in bioplastica o biodegradabili che dal primo gennaio abbiamo cominciato a pagare, da 1 a 5 centesimi.

Partiamo col dire che l’Europa stavolta non c’entra proprio nulla. A chiedercelo stavolta è solo il Governo Gentiloni. Infatti l’ultimo governo non eletto, la scorsa estate ha inserito, nel DL sul Mezzogiorno, un emendamento di recepimento di una Direttiva dell’Unione Europea del 2015, ma attenzione, tale Direttiva, come scritto nel Fatto Quotidiano, “si focalizzava soprattutto sulle borse in plastica per insacchettare la spesa (quelle che in Italia sono state messe fuori legge già dal 2012) e precisava esplicitamente la possibilità di escludere dalle misure le bustine trasparenti per frutta e verdura. Tanto che solo la Francia ha imboccato la stessa strada dell’Italia, mentre la maggior parte degli stati membri si è limitato alle buste per la spesa in plastica tradizionale, mettendole a pagamento”.

Ma allora, chi ci guadagna da questo provvedimento? I vantaggi ambientali sono tutti da verificare. Chi invece ci guadagna veramente sarà chi produce polimeri a base vegetale e sacchettini in bioplastica. Cioè l’azienda piemontese Novamont, guidata da Catia Bastioli, che ha inventato la bioplastica biodegradabile e compostabile Mater-bi. Bastioli nel 2011 ha partecipato alla Leopolda e nell’aprile 2014, due mesi dopo l’insediamento di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, è stata da lui nominata presidente della partecipata pubblica Terna (ecco gli interessi del governo…).

C’è da dire però che la Novamont non è l’unica che ci guadagna. Infatti, secondo le stime della Società Plastic Consult, il giro d’affari dei sacchetti frutterebbe all’Italia 100 milioni di euro l’anno, per un volume di 25 mila tonnellate. Non male come mercato! A livello mondiale sono dieci le aziende chimiche attive in questo settore.

Fonte e immagine: Il Fatto Quotidiano

Io consiglio a tutti voi di portarvi le buste della spesa da casa vostra, quelle riutilizzabili, quelle che avete conservato, di modo da non pagare nulla, e da risparmiare veramente sui rifiuti. In Svizzera sono in circolazione dei sacchetti a retina, riutilizzabili e lavabili in lavatrice a 30°C, su cui si possono attaccare e staccare le etichette con il prezzo dei prodotti acquistati. Svizzera Docet!

ASCOLTATE IL MARE


Stop a cotton-fioc non biodegradabili e microplastiche nei cosmetici. Realacci: 'L’Italia è il primo Paese al mondo a farlo'

Sturatevi le orecchie e ascoltate la voce del mare, purché poi non buttiate i cotton-fioc sott’acqua. L’Italia, dichiara Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente alla Camera, dice basta ai cotton-fioc e a tutta la plastica nel Mar Mediterraneo. Secondo un recente studio di Legambiente il 91% dei rifiuti plastici presenti nel “grande lago salato” del Mediterraneo sarebbero proprio composti da cotton-fioc.

Soddisfatto anche il Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, che ringrazia Realacci per aver “portato avanti nel tempo questa battaglia in Parlamento, condividendola con diverse realtà ambientaliste”. Esulta anche Legambiente, annunciando che vigilerà affinché si arrivi all’approvazione definitiva da parte del Parlamento.

Saranno stanziati 250mila euro per favorire la promozione, la produzione e la commercializzazione dei cotton fioc bio e previsto l’obbligo di indicare sulle confezioni “informazioni chiare sul corretto smaltimento” citando “il divieto di gettarli nei servizi igienici e negli scarichi”. Multe che arrivano a 25mila euro e sospensione della produzione per i trasgressori.

Fonte: notizie.tiscali.it

Ed esulto anche io per questa notizia confortante. Musica per le mie orecchie. Cosa ne pensate?

IL PARTITO DEL CEMENTO


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CARLOFORTE – HOTEL “LA CALETTA”

Il Partito Sardo del Cemento, il PD, che guida la Regione con il Presidente Pigliaru, ha dato il via libera a una serie di interventi sulle coste per “migliorare qualitativamente l’offerta ricettiva” (art. 31 della nuova legge). L’obiettivo della maggioranza è di portare in consiglio regionale un testo blindato, da approvare in tempi stretti, senza modifiche, subito dopo l’estate.

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COSTA VERDE RESIDENCE

Sulla carta avrebbe dovuto trattarsi della nuova legge urbanistica che la Sardegna attendeva da un decennio per completare la riforma di Soru, con impegni precisi: stop all’edilizia speculativa, obbligo per tutti i comuni di rispettare limiti chiari anche fuori dalla fascia costiera, per difendere tutto il territorio, fermare il consumo di suolo e favorire il recupero o la ristrutturazione dei fabbricati già esistenti. Invece l’articolo 31 stabilisce che «sono consentiti interventi di ristrutturazione, anche con incremento volumetrico, delle strutture destinate all’esercizio di attività turistico-ricettive».

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BAIA DELLE MIMOSE

Vi ricordate la pubblicità di un noto gestore telefonico mobile in cui i volumi delle case erano aumentate del 20% perché quella compagnia regalava il 20% di ricarica in più? Da quella pubblicità nacque l’idea del c.d. “Piano Casa” del Governo Berlusconi, che si è “inventato” un aumento volumetrico delle abitazioni fino ad un massimo del 20%. Il governatore del PD Pigliaru fa di più. Si può aumentare la cubatura fino al 25% in più, «anche in deroga agli strumenti urbanistici» in vigore, compresa la legge salvacoste.

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MURAVERA RESIDENCE

Dall’articolo di Repubblica da cui riporto queste informazioni e le immagini, si legge che «In pratica si può costruire un secondo hotel o residence in aggiunta al primo anche nella fascia costiera in teoria totalmente inedificabile», denuncia l’avvocato Stefano Deliperi, presidente del Gruppo d’intervento giuridico (Grig), che per primo ha lanciato l’allarme. «Ma non basta: i nuovi aumenti di volume si possono anche sommare agli incrementi autorizzati in passato, ad esempio con il piano casa o con le famigerate 235 deroghe urbanistiche che furono approvate tra il 1990 e il 1992 dall’allora giunta sarda», sottolinea il legale, che esemplifica: «Un hotel di 30 mila metri cubi che deturpa una spiaggia, per effetto dei due aumenti cumulativi del 25 per cento ciascuno, sale quasi a quota 50 mila: per l’esattezza, si arriva a 46.875 metri cubi di cemento».

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SAN TEODORO – CALA GIRGOLU

Per ulteriori approfondimenti vi invito a leggere questo articolo. E’ sconcertante. Il Partito della Distruzione è a lavoro.

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TEULADA

PERICOLO PROLUNGAMENTO DEL CALENDARIO VENATORIO


caccia

L’opposizione di centrodestra al Governo Regionale chiede con forza alla maggioranza del PD guidata da Pigliaru di prorogare il calendario dell’attività venatoria in Sardegna, sostenendo che sia un diritto dei nostri cacciatori prolungare il periodo in cui si può sparare a tordi e beccacce. Nei prossimi giorni verrà presentata una proposta per estendere il calendario venatorio fino alla prima settimana di febbraio. Una proposta a mio avviso inaccettabile e assurda. Ma purtroppo la maggioranza è del PD, il che è a favore dei poteri forti. Non ho fiducia sul fatto che venga respinta la proposta…

Cosa ne pensate?

IN NOME DELL’INTERESSE (MULTI)NAZIONALE


interesse-nazionale

Interesse Nazionale. Due parole che mi fanno rabbrividire. Un concetto che mi mette la pelle d’oca, se penso alle sue conseguenze. E’ uno dei motivi che mi fa votare NO al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Il c.d. “interesse nazionale” riguarda le opere “pubbliche”, cioè quelle che dovrebbero servire per lo sviluppo economico dell’Italia.

Grazie a questa riforma lo Stato acquista un potere che va a superare tutti gli ostacoli e i veti di ciascun individuo e regione. Due parole che sovrastano qualsiasi tentativo di veto. Con questa riforma il Governo potrebbe dichiarare “di interesse nazionale” qualsiasi porcheria e industria di veleni e di morte: discariche, inceneritori, depositi di scorie nucleari, centri commerciali, palazzi, grattacieli, super condomini, acciaierie, raffinerie, centrali a carbone, concerie, trivellazioni, fabbriche di bombe, poligoni di tiro, eccetera…

Insomma, tutte queste opere potrebbero essere dichiarate di “interesse strategico nazionale”. Con buona pace dei soliti noiosoni ambientalisti sempre pronti a dire NO a tutto, dei cittadini preoccupati per la loro salute e dell’aria che respirano i loro figli, dei comuni e delle regioni. Se vince il sì vince l’interesse (multi)nazionale. Sì, perché in realtà chi ci guadagna sono proprio le multinazionali dei veleni, che fanno campare gli Stati, ma che fanno crepare le solite capre che siamo noi, i cittadini comuni.

Ricordatevi questo termine: “Clausola di supremazia”. E’ questo il “pacco” che contiene questa “riforma”, e che consente al Governo di avvelenare il Paese. Ecco perché vi invito fortemente a recarvi alle urne il 4 dicembre prossimo, e inondare di NO questo governo di nominati, di non eletti, di padroni in grado di sovrastare qualsiasi ostacolo e di avvelenare il nostro presente e futuro.

POLCEVERA: NUOVO SVERSAMENTO


liquido polcevera

Ancora uno sversamento nel Fiume Polcevera, stavolta di un liquido infiammabile. E’ successo ieri sera, e i Vigili del Fuoco sono a lavoro in zona San Quirico, poco distante dal luogo dove lo scorso 17 aprile si è rotto l’oleodotto che ha sversato tonnellate e tonnellate di petrolio. I cittadini lamentano un forte odore di benzina. Anche l’Arpal, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Liguria, sta effettuando i rilievi del caso.

Intanto il Ministro dell’Ambiente Galletti ha voluto effettuare un suo sopralluogo, tranquillizzando la popolazione sul fatto che la situazione sia sotto controllo, e che  non c’è emergenza.

Fonte: ecoblog.it

E’ partita la campagna referendaria del Premier Renzi per le riforme costituzionali. E’ partita addirittura cinque mesi prima della data del referendum, che si terrà ad Ottobre. E comincia a dire già da ora che ha bisogno di tanti voti per poter portare a casa le riforme. C’è chi dice sempre no, e siamo noi. E c’è, sostiene Renzi, chi dice sì al futuro.

Noi che diciamo no siamo i retrogradi, siamo gli antisviluppo, siamo coloro che bloccano l’Italia, siamo coloro che non vogliamo il futuro, siamo coloro che vogliono che l’Italia sia ferma, bloccata. Intanto prima l’ha bloccata lui l’Italia, l’ha invitata lui a rimanere ferma, a rimanere a casa, o ad andarsene al mare, il giorno del primo disastro del Polcevera, il giorno del primo castigo, la notte subito dopo il referendum.

Lui e l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si sono spesi per invitare i cittadini a rimanere fermi, bloccati, nelle loro case, e non andare a votare il referendum sulle trivellazioni al largo delle (e anche vicino alle) nostre coste. Ora, addirittura si spende cinque mesi prima per smuovere l’Italia ad andare a votare?!

Ma che ipocrisia è mai questa? Anch’io invito ad andare a votare al referendum di Ottobre, tutti i 13 milioni di italiani che hanno votato Sì contro le trivellazioni in mare. E a travolgerlo di NO.

Ma come? Prima invita a non andare a votare, ora si sveglia cinque mesi prima per invitare la gente ad andare alle urne? Ha forse paura che vincano i NO? Ha forse paura che i suoi sostenitori (a proposito, dove sono?) non vadano a votare?

Sì, perché a differenza di quel referendum che ha voluto boicottare, questo è valido anche se non va a votare nessuno. Ogni SI e ogni NO ha il suo valore. Così come avrebbe dovuto essere per il referendum abrogativo, quello della legge sulle trivellazioni. Avrei votato SI, almeno all’Italicum, ma voto NO, anche a costo di pentirmene, per come si è comportato. Per aver voluto boicottare il referendum.

Ad ottobre inondiamolo di NO.

PRIMA LEZIONE: DISASTRO AMBIENTALE IN LIGURIA


petrolio polcevera

Disastro ambientale ieri notte in Liguria a causa della rottura di un oleodotto, che ha causato lo sversamento, nel letto del fiume Polcevera, di migliaia di litri di petrolio. Ironia della sorte, questo disastro ambientale è avvenuto esattamente nelle stesse ore in cui si votava per il referendum sulle trivelle.

Questo è ciò che rischiamo continuando a investire sulle energie fossili: una fonte energetica obsoleta, antieconomica e antiecologica che distrugge la nostra salute ed il nostro ambiente. Questo è il disastro che ci siamo andati a cercare per via del forte astensionismo sul referendum per smantellare le trivelle. E questa è solo una prima (ma spero unica) lezione. Un primo (ma spero unico) castigo, per non aver fermato i petrolieri.

Questo è ciò che provoca lo sviluppo voluto dal Governo Renzi. Questi sono gli unici posti di lavoro che il Governo vuole mantenere e aumentare. Queste sono le conseguenze della maledizione del lavoro sporco, l’unico tipo di lavoro che un Governo amico dei petrolieri sa dare. “L’albero buono non può dare frutti cattivi, né l’albero cattivo può dare frutti buoni“. Dai frutti che dà si riconosce una persona. E anche un Governo.

L’unica salvezza è investire fortemente sulle energie rinnovabili: eolico, fotovoltaico, idroelettrico, geotermico, eccetera. Cosa che il Governo Renzi si rifiuta di fare, e mentisce spudoratamente, dicendo che sta investendo sulle energie rinnovabili.

E’ strano però che da quando c’è lui gli incentivi a petrolio, carbone e gas crescono, e quelli alle fonti rinnovabili diminuiscono. Nel 2012 erano entrati in esercizio quasi 150mila nuovi impianti fotovoltaici, mentre nel 2014, anno di insediamento del Governo Renzi, i nuovi impianti entrati in esercizio sono stati appena 722.

Fonte: Repubblica.it

Non è possibile chiudere gli occhi di fronte all’evidenza: petrolio = morte, rinnovabili = presente e futuro. Non è possibile continuare a far finta di nulla. Il petrolio e le energie fossili danneggiano, inquinano, danno pane avvelenato, morte, tanta sofferenza. Basta con le energie fossili, basta con il petrolio, basta con le infrastrutture sporche. E’ il momento di cambiare, sul serio.

ALCUNE RIFLESSIONI SUL REFERENDUM DI IERI


fac simile scheda

Non si è raggiunto il quorum per il referendum sulle trivellazioni in mare. Renzi esulta, brinda, alza i calici per i posti di lavoro salvati. Ma i posti di lavoro che ha salvato, e i posti di lavoro che ha dato finora sono solo quelli che danneggiano l’ambiente e ci avvelenano.

Se ci pensate bene: prima l’Ilva, con mille decreti Salva-Ilva e salva produzione (con i proprietari indagati per disastro ambientale doloso e inquinamento), poi il decreto ambiente sulle norme ambientali nel Codice Penale con l’aggiunta di una parolina “abusivamente” che taglia le gambe alle speranze dei familiari delle vittime dell’amianto e delle vittime dell’ILVA, perché l’ILVA non è abusiva, perché le fabbriche di amianto non sono abusive.

Pochi giorni fa aprendo il cantiere per l’estrazione di petrolioTempa Rossa” in Basilicata (con i proprietari della Total arrestati per disastro ambientale, inquinamento e sversamento sulle acque di liquidi velenosi). E infine con il Decreto Sblocca-Italia che dà il via alle perforazioni per l’estrazione di gas e di petrolio a largo delle nostre coste (e anche vicino) a tempo indeterminato.

Lui brinda per aver dato lavoro. “Alziamo i calici“, inneggia. Per i posti di lavoro che non si sono persi! Mentre nel 2015 si sono chiuse 150 stalle e 120mila posti di lavoro sono andati persi (leggete qua). Per loro non c’è salvezza. Per noi giovani il lavoro a tempo indeterminatonon esiste più“, è cosa vecchia, passata, da cambiare. Come non esistono più 4.000 posti di lavoro nel settore dell’energia eolica (leggete qua). Per loro il Governo non si è impegnato a salvare i posti di lavoro. Per i petrolieri e i trivellatori il lavoro è diventato a tempo indeterminato. Anche grazie all’esito di questo referendum, per via del quorum che non si è raggiunto.

Ma, dati del viminale (leggete qua), coloro che nel complesso, tra italiani residenti all’estero e votanti qua in Italia, hanno votato, sono stati 13.334.764. Quasi tredici milioni e mezzo di italiani hanno votato per l’abolizione della legge che consente (purtroppo tutt’ora) di rinnovare, alla scadenza, la concessione delle piattaforme anche entro le 12 miglia, a tempo indeterminato, fino ad esaurimento dei giacimenti di petrolio e di gas.

Se confrontiamo i tredici milioni di voti con i risultati del PD alle ultime elezioni politiche, si consta che coloro che sono contrari alle politiche del governo, se fossero un partito, sarebbero il primo partito in assoluto. 13.334.764 contro gli 8.646.034 voti ottenuti alla Camera dal PD (leggete qua). Quasi cinque milioni di persone in più che non condividono le male scelte politiche del PD e del governo.

Ad ottobre ci sarà un referendum confermativo per le riforme costituzionali volute dalla maggioranza del Parlamento. Il referendum sarà valido anche senza il quorum. A differenza dei referendum abrogativi. Sarà un’occasione imperdibile per inondare di NO le riforme volute dal Governo. Una tentata rivincita contro chi vuole solo il nostro male. Uno tsunami di NO senza se e senza ma a tutte queste riforme imposte con autorità che non gli è stata conferita da alcun voto.

Auspico solamente che non avvenga nessun incidente, nè di grandi, nè di piccole dimensioni, nessuno sversamento a mare di gas e di petrolio.

DOMENICA 17 APRILE SI VOTA


Domenica 17 aprile si vota per il referendum sulle trivellazioni al largo delle nostre coste. In quest’ultimo mese ho ascoltato (a volte con disgusto) il dibattito in TV sul referendum, tra i sostenitori del SI, quelli del NO e gli astensionisti. Ne ho viste e sentite di tutti i colori. Soprattutto è la disinformazione a farla da padrona.

E tra gli astensionisti si schierano l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Premier Matteo Renzi. L’ex Segretario del PD Pierluigi Bersani e il Presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru si schierano invece per il NO, nonostante la Sardegna sia proprio una delle nove Regioni che ha promosso il Referendum a livello nazionale.

Ieri Sky TG24 ha disinformato, sostenendo che si vada al voto soltanto in nove regioni. Il referendum è a livello nazionale. Si vota in tutte le regioni italiane. Invece sono nove le regioni che hanno avviato le raccolte delle firme per il referendum abrogativo. Ecco l’immagine.

sky tg24

Il quesito del referendum, come si vede dal fac-simile della scheda, è il seguente:

Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, 3° periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

fac simile scheda

Se vince il SI verrà vietato l’ulteriore sfruttamento degli impianti già esistenti una volta che saranno scadute le relative concessioni, ovvero nel 2018. Le piattaforme piazzate attualmente in mare a meno di 12 miglia dalla costa verranno smantellate una volta scaduta la concessione, senza poter sfruttare completamente il gas o il petrolio nascosti sotto i fondali. Non cambierà invece nulla per le perforazioni su terra e in mare oltre le 12 miglia, che proseguiranno, né ci saranno variazioni per le nuove perforazioni entro le 12 miglia, già proibite dalla legge.

Se vince il NO o l’astensione, la normativa non subirà alcuna modifica e le estrazioni in corso potranno continuare sino a che il giacimento non verrà esaurito.

Potranno votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto i 18 anni di età e che sono in possesso della scheda elettorale.

Per votare occorre recarsi al proprio seggio domenica 17 Aprile dalle ore 7:00 alle ore 23:00. Perché il referendum sia valido occorre che vadano a votare il 50%+1 dei cittadini italiani aventi diritto al voto. Per maggiori chiarimenti e informazioni sulle conseguenze del referendum vi invio a questo articolo di Repubblica.

Tra disinformazione, boicotaggio delle notizie, tifo spudorato per il NO e per l’astensionismo da parte delle più alte cariche dello Stato, l’unica cosa certa è che dopodomani, domenica 17 aprile, si vota dalle ore 7:00 alle ore 23:00.

L’unica cosa che vi invito a fare è quella di recarvi alle urne. Se siete favorevoli all’abolizione di questa norma VOTATE SI, se siete contrari e volete mantenere questa norma NON ASTENETEVI, ma VOTATE NO. Sarebbe anche uno spreco di denaro pubblico, visto che, per mala volontà politica di non far raggiungere il quorum non si è voluto accorpare il referendum alle amministrative del 5 giugno. Si sarebbero potuti risparmiare 300 milioni di euro. A questo punto cerchiamo di utilizzarli al meglio, di limitare i danni.

Rechiamoci tutti alle urne. Bastano 5 minuti del vostro tempo. Poi potete pure tornare alla vostra vita di sempre. Ma si deve votare. Ognuno ha diritto di esprimere la propria opinione.

MADE IN… TUNISI


olio extravergine d'oliva

Ah, l’Italia… Il “Bel Paese“! Il Paese con i luoghi più belli del mondo, con monumenti talmente belli che se li guardisvieni. Il Paese dell’Expò… ma anche dell’Impò. Un Paese di Santi, di Poeti, di Navigatori, di Artisti della Moda, che primeggia nelle auto, nelle tasse, nelle accise sulla benzina! Ma anche in cucina. La Pasta la esportiamo in tutto il mondo, e poi siamo grandi produttori di Olio Extravergine d’Oliva.

Produciamo un olio talmente buono che, grazie all’intervento dell’Europa di qualche giorno fa, e al consenso del Governo nostrano (più strano che no), è diventato Olio Extravergine d’Oliva D.O.T., Denominazione di OrigineTunisina. Sì, perché il Parlamento Europeo ha approvato a larga maggioranza (500 voti a favore, 107 contrari e 42 astenuti), un provvedimento per sostenere l’economia tunisina, colpita dagli attentati dell’Isis al Museo del Bardo e dal terrorismo Jihaddista.

Che brava l’Europa. Un’Europa santa! Dopo aver risollevato le sorti delle economie di tutti i suoi Paesi membri (eeeeeeh!!…), ora vuole risollevare anche quelle dei Paesi che non appartengono nemmeno al Continente Europeo! Ma dobbiamo davvero essere orgogliosi di appartenere ad un’Europa così santa!

Il provvedimento provvede ad eliminare i dazi alle importazioni di olio che viene dalla Tunisia per due anni (2016/2017), per un’importazione di 35.000 tonnellate all’anno. Ma introduce anche l’obbligo di tracciabilità delle merci, per evitare che i dazi zero si applichino anche ad oli provenienti da altri Paesi, per evitare l’invasione dell’olio abusivo, temuto da alcuni Paesi membri produttori di Olio, come l’Italia, appunto.

Fonte: La Stampa

Ironia a parte, credo che l’importazione di Olio Tunisino rappresenti un grave danno per la nostra economia e per i produttori, nostri e di tutta l’Unione Europea. Rappresenterebbe il colpo di grazia… Soprattutto nel Salento. E io dico: perché non aiutare e sostenere l’economia salentina, colpita dal virus della Xylella?

LIGURIA: IL GOVERNO IMPUGNA IL PIANO CASA


cemento liguria

Il Governo ha impugnato il Piano Casa redatto dal Presidente della Regione Liguria Toti. Protestano contro il Piano Casa non solo le opposizioni in Consiglio Regionale ma anche le associazioni ambientaliste Italia Nostra, FAI Liguria e WWF, perché cementifica la Liguria e i suoi parchi naturali

Le motivazioni del Governo riguardano alcune disposizioni che,”consentendo interventi edilizi in aree tutelate, senza prevedere il necessario rispetto delle procedure previste dalla legge statale e dall’ordinamento comunitario, violano la competenza legislativa esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente e del paesaggio (art. 117 Costituzione, secondo comma, lettera S).

Il primo commento arriva da Ilaria Borletti, sottosegretario del Mibact, che si dichiara soddisfatta per l’impugnazione della legge cemento. Secondo lei la tutela dell’ambiente “deve necessariamente rimanere in mano allo Stato, in particolare trattandosi di una Regione, il cui patrimonio paesaggistico è già stato gravemente compromesso, con le conseguenze in termini di dissesto idrogeologico che hanno portato ai tragici episodi degli ultimi anni“.

Il Governatore Giovanni Toti commenta invece: “Non ci preoccupano le rilevazioni del governo che si riferiscono comunque ad aspetti non sostanziali della legge, ma a  richieste  di precisazioni di natura tecnica. La demagogia e l’ostilità dei signori del no e della sinistra compatta non fermeranno la nostra volontà di cambiare la nostra regione e di farla uscire dall’immobilismo che l’ha caratterizzata negli ultimi 10 anni. Andremo avanti“.

Fonte: repubblica.it

Mi sembra strano che un Governo “del fare”, un Governo del “disfare” il paesaggio e il territorio con trivellazioni, che è sempre stato favorevole al cemento, impugni questo provvedimento. Da che pulpito vengono le prediche, se impone la costruzione di nuovi inceneritori in diverse regioni, se salva l’Ilva di Taranto nonostante le condanne già perpetrate ai danni dei suoi proprietari? Mi sembrano due bambini che litigano perché “quello lo voglio fare io“, e quindi glielo vuole impedire, e badate: non per il rispetto del paesaggio e dell’ambiente, ma perché lo vuole fare lui.

Perché la distruzione del creato è di competenza esclusiva dello Stato.

SARDEGNA INCENERITA


inceneritore

Nuovo inceneritore e migliaia di tonnellate di rifiuti in più da smaltire. Sarebbe questo il nuovo progetto del Governo Renzi. Un nuovo impianto per bruciare 120.000 tonnellate di rifiuti in più all’anno. In più… Rispetto a quanto già non facciamo. Vorrebbe dire importare rifiuti dalle altre regioni?

Della possibilità che un nuovo inceneritore sorga nell’Isola si è molto parlato nelle scorse settimane, ma a grandi linee. Oggi, documenti alla mano, si scopre che il governo ha addirittura aumentato di 50.000 tonnellate/anno la capacità di smaltimento che la Sardegna dovrebbe installare ex novo, portandola a 120.000 dalle 70.000 previste nella bozza del decreto circolata a luglio. “Nel complesso, il fabbisogno totale d’incenerimento dell’Isola passa dalle 249.000 tonnellate di luglio alle 300.000 di dicembre”, nota Franca Battelli di Zero Waste Sardegna.

E pensare che appena sei mesi fa a Palazzo Chigi dicevano che sarebbe bastato un “revamping”, un ammodernamento dei due inceneritori già presenti per poter ottimizzare lo smaltimento dei rifiuti.

Enzo Favoino, presidente dell’Associazione Zero Waste Europa, commenta la decisione del Governo: “Quando, come avviene in Sardegna, la differenziazione dell’organico raggiunge ottimi risultati, il residuo del rifiuto è pulito e facilmente lavorabile. Per evitare l’incenerimento e minimizzare il ricorso alla discarica, ci si può allora dotare di sistemi di separazione magnetica per differenziare ulteriormente il secco, e recuperare così metalli e plastica. In questo modo, finirebbe in discarica solo materiale inertizzato“. Ma il Governo terrà conto di questo? Bah…

Pensate che l’energia prodotta dalla combustione dei rifiuti è, secondo le stime del Piano energetico regionale, pari a poco meno dell’1% del fabbisogno isolano. Bazzecole, insomma, soprattutto se si considera che la Sardegna esporta il 46% dell’energia prodotta (dati Terna). Dunque un nuovo inceneritore sarebbe non solo dannoso per l’ambiente e per la salute, ma sarebbe soprattutto inutile!

Si rischia di sopprimere e scoraggiare la raccolta differenziata, arrivata al 50,9% a livello regionale. E poi non mancano le preoccupazioni per la salute: “Pur ammettendo che ci siano dei filtri migliori, incrementando del 70% i quantitativi di rifiuti portati a incenerimento, si assisterà a un peggioramento delle condizioni ambientali, che peraltro non vengono monitorate come dovrebbero: Capoterra aspetta le centraline per il rilevamento delle emissioni dell’inceneritore del 2010. E non esistono analisi sulla diffusione delle diossine” dice Vincenzo Migaleddu, presidente Isde-Medici per l’Ambiente Sardegna.

Fonte: sardiniapost.it

Un nuovo inceneritore sarebbe dannoso e completamente inutile. Molto meglio l’ammodernamento, con nuovi filtri, dei due inceneritori già presenti. Inoltre, dove vorrebbe costruire il nuovo inceneritore? Ancora è un mistero…

MARE SVENDUTO?


pan di zucchero

L’accusa parte dalla Liguria e dalla Sardegna: “La Farnesina ‘svende’ il mare alla Francia“. Diversi esponenti politici di destra hanno sollevato queste accuse, a cominciare dal Governatore della Regione Liguria Giovanni Toti, per via dell’accordo che sarebbe stato concluso con Parigi sul territorio marino.

Ieri il leghista Roberto Calderoli ha acceso i riflettori su quell’accordo siglato nel 2015 tra il Ministro degli Esteri francese Fabius, e il Ministro Gentiloni. Un accordo, denuncia l’ex Ministro, firmato “nel silenzio assoluto e senza informare il Parlamento“, un accordo per il quale “abbiamo perso decine di miglia di acque territoriali al largo delle coste liguri e sarde“.

A farne le spese, i pescherecci, perché dopo la modifica dei confini territoriali, è accaduto che le autorità francesi ne abbiano fermati alcuni “intimandogli di lasciare le zone di pesca”. Così il governatore Toti ricorda il caso del “peschereccio Mina, sequestrato a gennaio nelle acque antistanti a Ventimiglia dalle autorità francesi e poi rilasciato con tanto di scuse“.

Dalla Liguria è già partita una nota formale al ministro degli Esteri e a quello delle Politiche alimentari, Martina, per chiedere un incontro congiunto con le Regioni Toscana e Sardegna. E proprio dalla Sardegna arrivano altre proteste: “La Regione – afferma Mauro Pili, deputato di Unidosnon può continuare a dormire, i francesi stanno bloccando i pescatori sardi e questo non solo è fuorilegge, ma deve essere impedito con azioni immediate“.

Reagisce anche Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, che in un post su facebook scrive: “E’ evidente che il governo Renzi ha accettato la cessione di zone di mare a nord della Sardegna non informando il Parlamento. Chiedo al Parlamento di non ratificare questa ennesima infamia contro l’Italia“.

Nessuna svendita, assicura invece il PD. “L’accordo Italia-Francia – dichiara il senatore Dem, Silvio Lainon è stato ratificato e dunque non è ancora in vigore e sono in corso ulteriori approfondimenti prima che possa essere avviato l’eventuale iter di ratifica parlamentare“.

Fonte: ansa.it

Se il Parlamento non ha ancora ratificato quell’accordo, nulla è stato (ancora) svenduto. Il Governo dice che si è trattato di un errore, e che non lo ratificheranno. Staremo a vedere. Terrò d’occhio la vicenda, perché mi riguarda molto da vicino.

POLVERI SOTTILI: IL PARLAMENTO EUROPEO RADDOPPIA


smog

L’Europa raddoppia. Non gli europarlamentari (che sarebbe già una cosa grave), ma il limite massimo consentito di emissioni di ossidi di azoto delle automobili. Per maggiori informazioni leggete questo link. Ieri ha segnalato la notizia, a modo suo, la comica Luciana Littizzetto a “Che Tempo Che Fa” di Fabio Fazio. E ci dice anche chi, dei nostri Europarlamentari, ha votato a favore e chi ha votato contro. Ecco le sue parole.

“Il regolamento europeo aveva stabilito, per i veicoli Euro6, che il limite per le emissioni degli ossidi di azoto doveva essere 80 milligrammi al chilometro. Adesso è passata la norma che alza i limiti del 110%, cioè in sostanza il Parlamento Europeo ha detto che è consentito scaricare nell’aria il doppio di quello previsto, quindi, da 80 a 168. Alla faccia dell’Europa Green!

E’ come se uno andasse dal medico e il medico gli dicesse “guardi che lei ha 200 di colesterolo, e dovrebbe abbassarlo almeno a 100“. E il paziente dice “eh, ma sa, io non riesco a non mangiare due cotechini al giorno“. “Ah beh, allora facciamo una cosa: se non riesce ad abbassare i cotechini, alziamo noi il livello massimo del colesterolo. Facciamo che… è a 400“.

E’ così. Ma ti sembra una soluzione? Ma guarda che questi li paghiamo noi! Questa legge qua l’ha votata anche Salvini, che probabilmente passava da Bruxelles per caso in quel momento. Ma ti rendi conto? La Pianura Padana è una delle zone più inquinate d’Europa e adesso, grazie a loro, lo sarà ancora di più. Si vede che la Lega ce li ha duri… anche i polmoni.

Adesso io vi dico come hanno votato al Parlamento Europeo. Hanno votato contro questa legge il MoVimento 5 Stelle, i Socialisti, i Verdi, una parte del PD (l’altra parte si è astenuta, …). Hanno votato a favore di questa legge, a favore dell’innalzamento dei limiti la Lega, il gruppo di Fitto e Forza Italia. No, io lo dico, così poi ci sappiamo regolare.

Ma che cosa hanno pensato questi qua? Che le polveri sottili sono troppo sottili, non si vedono e quindi fanno malissimo, e invece se le polveri diventano spesse, come il passato di verdura, uno le vede e si scansa? Allora esageriamo. Facciamo delle polveri grosse come delle albicocche, così non solo non ti entrano nel naso, rimbalzano pure! Facciamo uscire fuori dai tubi di scappamento delle polveri grosse come cacche di cavallo, così almeno le vediamo bene. E’ vero che polvere siamo e polvere ritorneremo, ma ora polvere siamo e polvere raddoppieremo“.

Teniamone conto.

DA DOMANI MULTE PER CHI BUTTA MOZZICONI PER TERRA


mozziconi di sigaretta

Da domani gettare un mozzicone di sigaretta per terra costerà molto caro: fino a trecento euro di multa. Entra in vigore domani, infatti, il DdL Green Economy. Puniti, anche se in misura inferiore, coloro che getteranno a terra, nei tombini, al di fuori dei cassonetti, scontrini, fazzoletti di carta e gomme da masticare. In questo caso la sanzione arriverà ad un massimo di 150 euro.

Si tratta di provvedimenti adottati: “al fine di preservare il decoro urbano dei centri abitati e per limitare gli impatti negativi derivanti dalla dispersione incontrollata nell’ambiente di rifiuti di piccolissime dimensioni“. I soldi derivanti dalle multe verranno destinati per un cinquanta per cento allo Stato e verranno inseriti in uno specifico fondo del ministero dell’Ambiente. La restante metà verrà invece incassata dai Comuni.

Fonte: savonanews.it

Questa è una buona legge. Per i fumatori ci sarebbero gli ecoastucci per conservare le cicche e buttarle poi a casa loro negli appositi contenitori dell’organico (penso). Non mi dispiace del tutto questo governo. Alcuni provvedimenti li trovo buoni e giusti. E questo è uno di quelli. Perciò da 0 a 100 a questo governo darei ben 0,5.

LA MORTE DI UN PARCO?


stelvio

Questa è una notizia che non avrei mai voluto dare. E’ “morto” il Parco dello Stelvio. Un angolo di paradiso, un polmone verde del meraviglioso Trentino Alto Adige.

Dopo ottant’anni di vita, è stato soppresso l’Ente Parco, da parte del Governo Renzi. Ma l’agonia è durata 5 anni. Un’agonia provocata dal Ministero dell’Ambiente, che non ha mai rinnovato gli organi collegiali, e non ha mai approvato il piano del parco.

Salvatore Ferrari, consigliere della sezione trentina di Italia Nostra, distribuisce le responsabilità: “tra le forze politiche regionali (Svp, Parr e Pd) che nel patto elettorale,  firmato a gennaio 2013 da Bersani e dai segretari dei partiti autonomisti, avevano inserito la provincializzazione dello Stelvio; al Parlamento italiano che nella Finanziaria 2014 ha di fatto posto le basi giuridiche per questa controriforma dell’Ente parco“.

Come sarà allora il nuovo assetto del Parco dello Stelvio? “Non ci sarà più una Direzione scientifica unitaria, il futuro Piano sarà il risultato di un collage di piani redatti in autonomia dalle 2 province autonome e da Regione Lombardia in base a normative differenti”.

Il Presidente di Italia Nostra trentina conclude dicendo: “Come associazioni di protezione ambientale, credo, abbiamo il dovere di continuare a promuovere il progetto di Parco europeo delle Alpi centrali, puntando alla collaborazione e al coordinamento delle aree protette alpine italiane, svizzere e austriache. Certo, oggi con un Parco nazionale in meno e allora questa prospettiva  mi pare un po’ più lontana“.

Fonte: Report-Age

GLI INCENERITORI NON LI VUOLE NESSUNO, TRANNE IL GOVERNO RENZI


inceneritore

Attacchi mirati agli impianti di compostaggio e riciclaggio dei rifiuti: in due mesi ben 18 roghi.

– A Pontedera, nella notte tra il 27 e il 28 maggio due uomini incappucciati hanno dato fuoco a 70mila pneumatici;
2 giugno: a Roma prende fuoco l’impianto del Trattamento Meccanico Biologico (TMB) della municipalizzata AMA, provocando seri danni alla struttura, mentre a Perugia, sempre lo stesso giorno, prende fuoco l’impianto di trattamento dei rifiuti “Genesu“;
27 giugno: Limbiate – Milano: un vero e proprio commando ha attaccato nella notte l’impianto di trattamento e separazione dei rifiuti della Ddb, aggredendo anche una guardia giurata alla quale hanno tentato di dare fuoco;
28 giugno: Chieti: incendio di vaste proporzioni divampa in una mega discarica abusiva;
10 luglio: Macerata: bruciato e ridotto del 20% l’efficienza dell’impianto di Tolentino.

Fonte: il fatto quotidiano

E questi sono solo alcuni dei diversi attentati (18) negli ultimi 75 giorni. Attacchi perpetrati, secondo alcuni, per favorire il business degli inceneritori. Il copione è lo stesso: scoppia un incendio all’alba in un’impianto di compostaggio o di riciclaggio dei rifiuti. Questo ha un duplice effetto: si mette fuori gioco un concorrente insidioso per il sistema discariche-inceneritori e poi c’è sempre un politico locale che grida all’inquinamento e chiede l’immediata chiusura dell’impianto pericoloso e inquinante.

E così può tranquillamente essere attuato l’articolo 35 del deCret(in)o Brucia-Italia, che prevede la costruzione di ben 12 impianti di incenerimento in dieci Regioni: uno in Piemonte, Veneto, Liguria, Umbria, Marche, Abruzzo, Campania e Puglia, due in Toscana e Sicilia. Ovviamente all’insaputa dei diretti interessati Presidenti delle Regioni coinvolti. I quali dicono tutti di no, anche Presidenti di Regione del PD. In questo articolo troverete tutte le reazioni dei Presidenti delle Regioni coinvolte: leggete qui.

Questo perché gli inceneritori sono anti-economici e anti-ecologici, alternativi alla raccolta differenziata e hanno un impatto ambientale che puntualmente scatena le proteste furiose delle comunità a cui toccherebbe farsene carico. Tutti contro dunque: nemmeno un governatore vuole autorizzare il piano del governo. Il problema per loro è che Renzi potrebbe non averne bisogno, se decidesse di forzare la mano: l’articolo 35 del decret(in)o definisce i termovalorizzatoriinfrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente” (cosa?!). E il comma 7 stabilisce l’applicazione del “potere sostitutivo”: se le Regioni negano il consenso all’impianto o “perdono tempo”, il Consiglio dei Ministri può decidere di scavalcarle.

Se questa è democrazia