MA COSA STIAMO FACENDO? / 2


Groenlandia quasi scomparsa, con temperature mai toccate prima d’ora (23 gradi)! Orsi polari che muoiono e non hanno più terreno sotto i loro piedi. L’Earth Overshoot Day che è arrivato il 29 luglio, mai così presto, perciò in quel giorno abbiamo consumato tutte le risorse che la Terra ha preparato per il 2019, Salvini che vuole rilanciare le trivelle, rifiuti e plastica in mare e ovunque, comprese le piazzole di sosta delle strade. Ma cosa stiamo facendo? Fermiamoci!

M5S: COSì NON VA


Parliamo delle atuorizzazioni alle trivellazioni in mare. Sul Fatto Quotidiano si legge: “I Verdi e il Movimento No Triv accusano l’esecutivo di non aver mantenuto la promessa di un’inversione di rotta in materia di estrazione di idrocarburi, denunciando la concessione di nuovi permessi. Ma il vicepremier smentisce, parla di eredità del vecchio governo e plaude l’eventuale impugnazione annunciata da Emiliano: <<Sarà un ricorso di un governatore Pd contro una autorizzazione rilasciata dal Pd>>”.

Intanto Bonelli (Verdi) denuncia: “Andiamo in procura. La Regione Puglia aveva espresso parere negativo”. Il Governatore della Puglia, Emiliano, accusa il governo di aver affermato che, “una volta intervenuta la Via favorevole, l’autorizzazione sarebbe un ‘atto dovuto’ e il dirigente, a meno di non compiere un reato, non avrebbe potuto negarla. I ministri, trincerandosi dietro una assurda e inesistente ipotesi di reato, hanno volutamente omesso di considerare che, in sede di autotutela, l’amministrazione statale avrebbe potuto disporre il riesame Via”. 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Così non va. Se il Ministro dell’Ambiente Costa ha dichiarato di voler inserire nel dl Semplificazioni una norma per “bloccare i 40 permessi pendenti come ha proposto il Mise” lo deve fare. Staremo a vedere se lo fa veramente oppure se tira fuori qualche scusa… Non è che se è una autorizzazione del governo precedente non si possa annullare in nessun modo. Voi siete lì al governo per cambiare le cose, non per lasciare le cose come stanno.

SARROCH: DANNI ALLA RAFFINERIA


la saras (foto archivio unione sarda)

Un nubifragio a Sarroch (CA), ha causato un allagamento nel compartimento delle vasche API della raffineria, seguito da una scarica di fulmini che hanno colpito le stesse vasche per l’accumulo di acqua e di idrocarburi, in conseguenza della quale hanno preso fuoco. In una nota dell’azienda si legge che l’incendio è partito tra l’1:30 e le 2:00 di notte, ed è stato spento attorno alle 7:30 del mattino, grazie al tempestivo intervento delle squadre d’emergenza.

L’incendio ha raggiunto le pompe di carica dei principali impianti della raffineria, e ha danneggiato una cabina elettrica. I danni sarebbero ingenti, quantificabili in milioni di euro. Non si registrano danni alle persone tranne una lieve contusione ad uno degli operatori della squadra di sicurezza intervenuti. Eventuali danni agli impianti di servizio sono attualmente in corso di valutazione.

Ad aver subìto danni non è solo la raffineria, ma anche il centro abitato di Sarroch: abitazioni e cantine allagate, famiglie ancora senza corrente elettrica e un muro abbattuto dalla furia dell’acqua. L’ingresso di via Cagliari è stato chiuso al traffico perché non transitabile, e sono state recuperate tre auto che ieri erano rimaste bloccate dall’acqua, arrivata a un metro e mezzo. In Via del Mare la pioggia ha buttato giù il muro di recinzione della Palestra comunale. L’Enel ha poi ripristinato la corrente elettrica in tutto il territorio: a Sarroch sono state 181 le famiglie vittime di blackout, mentre a Villa San Pietro sono 252 e a Pula 14.

Fonte: Unione Sarda

ACQUE TERRITORIALI: QUAL E’ LA VERITA’?


Risultati immagini per giù le mani dai confini

Continua la diatriba sulla notizia della probabile cessione gratuita di acque territoriali alla Francia da parte dell’Italia, per via di un accordo che avrebbe ridefinito i nuovi confini marittimi tra i due Paesi. “L’accordo, prevedente la cessione a titolo gratuito da parte dell’Italia verso la Francia di acque territoriali, era stato giustificato da Gentiloni come “un atto necessario per aggiornare i confini alla luce della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) del 1982”. Il medesimo atto prevede che le acque territoriali francesi in prossimità della Corsica passino da 12 a 40 miglia, mentre il confine al largo della parte nordoccindentale della Sardegna si allarghi fino alle 200 miglia”.

Fonte: wallstreet italia

Questa notizia è stata però smentita dalla Farnesina (leggete qua). Qual è la verità? Io credo a quello che dice la Farnesina, secondo la quale l’accordo “bilaterale” non è stato ratificato dall’Italia. E spero che non lo ratifichi mai. Voi ne sapete qualcosa di più?

L’ISOLA DEL METANO


Risultati immagini per saras

Dal 2020 la Sardegna potrà essere metanizzata. Potranno iniziare i lavori per la metanizzazione dell’isola. Parola dell’Ex Premier Matteo Renzi, in visita in Sardegna per alcune tappe del suo tour pre-elettorale. Matzeu è stato accolto come un fratello, perché noi siamo sempre ospitali, l’ospitalità è il nostro marchio di fabbrica, guai se manca. Anche io lo avrei accolto così, nonostante le nostre idee siano distanti anni luce.

Ognuno può venire in Sardegna ed essere ospitato come uno di noi. Per noi l’accoglienza è sacra, purché venga “in pace”. Però il Signor Matzeu tanto in pace non viene, perché sappiamo che vuole distruggere l’ambiente e proporre infrastrutture che, per carità, mancano, e quindi servirebbero. Bisogna però vedere in che termini e in che misure, quali sono i progetti.

L’idea di metanizzare la Sardegna è balzata in testa a molti, e sembrava finalmente andare in porto il progetto “GALSI” Gasdotto ALgeria Sardegna Italia. Invece non se n’è fatto più niente, il progetto è stato bocciato.

E’ da premettere che in Sardegna abbiamo la SARAS, la terza raffineria più grande d’Europa, di proprietà del fratello dell’Ex Patron dell’Inter Massimo Moratti, Angelo. E’ sita a Sarroch, un comune in Provincia di Cagliari. Inquina, avvelena, miete morti e malattie come tutte le raffinerie, anche se in verità, man mano che si va avanti con gli anni sembra che la Società si stia impegnando sempre di più a ridurre le sue emissioni inquinanti. O almeno è quello che pubblicizza sul suo sito.

Con una raffineria vicina, secondo i ragionamenti di molti, dovremmo avere la benzina meno cara d’Italia e il gas meno caro d’Italia… E invece no. La benzina, a causa delle accise, la paghiamo tanto, fino a superare 1,70 € al litro in alcuni punti. Voi quanto la pagate la benzina?

Il gas! Perché la SARAS raffina anche il gas, tramite l’IGCC, la “Sarlux”, sempre a Sarroch. Quanto lo paghiamo? Ogni bombola di gas ci costa 35,00 €. E a voi quanto vi costa una bombola di gas? Perché noi dobbiamo pagare queste cifre nonostante ospitiamo una raffineria gigantesca?

Ora: avremmo noi bisogno di un gasdotto quando c’è una raffineria? E quanto potremmo risparmiare in bolletta e nell’acquisto delle bombole? E la qualità del gas? Il GALSI è stato bocciato per via del percorso che avrebbe dovuto seguire il gasdotto, perché si sarebbero dovuti tagliare troppi alberi e sarebbero sorti dei problemi con l’agricoltura. Qual è il progetto del signor Matteo Mattei? Ci mostri le carte e noi le studieremo e le valuteremo. Perché noi non siamo più disposti ad accettare ulteriori prese in giro.

TRUMP: UN COLPO AL CERCHIO E UNO ALLA BOTTE


trump

Trump ha fatto capire a tutti subito di che pasta è fatto. Una pasta scaduta, velenosa. Ha abolito il TTIP (bene!), ma ha abolito pure il surriscaldamento globale, e ha imposto la costruzione di due giganteschi oleodotti. Sono il Dakota Access, che attraversa le terre sacre dei Sioux, e il Keysonte Xl, il serpentone per trasportare 800 mila barili di petrolio al giorno appunto dal Canada alle raffinerie di Texas e Louisiana.

Fonte: repubblica.it

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Ma il colpo alla botte è davvero grosso. Proteste degli ambientalisti e degli abitanti di quella zona, anche perché l’oleodotto andrebbe a sfrattarli della loro terra. Si ripete ancora una volta la lotta del far west tra gli Indiani d’America e gli sceriffi, ex eroi, ma in realtà sempre estirpatori. Io sto dalla parte degli Indiani del Dakota.

Un oleodotto che Barack Obama ha bloccato, perché impegnato nella lotta contro i cambiamenti climatici, perché ha scoperto l’acqua calda, cioè, che esiste un nuovo modo per produrre energia, molto più economico ed ecologico, pulito e che dà tanto benessere. Invece Trump ha già detto che gli ambientalisti sono fuori controllo. Ma Trump non intende fermarsi qua. Vuole costruire anche nuovi oleodotti, con acciaio americano, promette.

Per creare nuovi posti di lavoro. Sì, è vero, ma questa è solo sporca propaganda. Esistono posti di lavoro puliti. La verità è che non vogliono cambiare strada. Non vogliono proseguire la via intrapresa dall’ex Presidente Obama. Vogliono solo ciò che fa guadagnare loro di più: il petrolio e le fonti sporche e che puzzano di morte. Ovviamente di quella dei poveri abitanti delle zone usurpate e deturpate.

Gongolano i petrolieri, felici di completare l’opera. Alzano la voce gli ambientalisti, come Annie Leonard, direttore di Greenpeace, che ha detto subito: “Nativi, agricoltori, attivisti: abbiamo bloccato questi progetti in passato e non ci arrenderemo certo ora”. La guerra è dichiarata.  Io sto con gli ambientalisti. E voi da che parte state? Non ditemi dalla parte di Trump!

IN NOME DELL’INTERESSE (MULTI)NAZIONALE


interesse-nazionale

Interesse Nazionale. Due parole che mi fanno rabbrividire. Un concetto che mi mette la pelle d’oca, se penso alle sue conseguenze. E’ uno dei motivi che mi fa votare NO al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Il c.d. “interesse nazionale” riguarda le opere “pubbliche”, cioè quelle che dovrebbero servire per lo sviluppo economico dell’Italia.

Grazie a questa riforma lo Stato acquista un potere che va a superare tutti gli ostacoli e i veti di ciascun individuo e regione. Due parole che sovrastano qualsiasi tentativo di veto. Con questa riforma il Governo potrebbe dichiarare “di interesse nazionale” qualsiasi porcheria e industria di veleni e di morte: discariche, inceneritori, depositi di scorie nucleari, centri commerciali, palazzi, grattacieli, super condomini, acciaierie, raffinerie, centrali a carbone, concerie, trivellazioni, fabbriche di bombe, poligoni di tiro, eccetera…

Insomma, tutte queste opere potrebbero essere dichiarate di “interesse strategico nazionale”. Con buona pace dei soliti noiosoni ambientalisti sempre pronti a dire NO a tutto, dei cittadini preoccupati per la loro salute e dell’aria che respirano i loro figli, dei comuni e delle regioni. Se vince il sì vince l’interesse (multi)nazionale. Sì, perché in realtà chi ci guadagna sono proprio le multinazionali dei veleni, che fanno campare gli Stati, ma che fanno crepare le solite capre che siamo noi, i cittadini comuni.

Ricordatevi questo termine: “Clausola di supremazia”. E’ questo il “pacco” che contiene questa “riforma”, e che consente al Governo di avvelenare il Paese. Ecco perché vi invito fortemente a recarvi alle urne il 4 dicembre prossimo, e inondare di NO questo governo di nominati, di non eletti, di padroni in grado di sovrastare qualsiasi ostacolo e di avvelenare il nostro presente e futuro.

TRIVELLATORI ALL’ATTACCO


trivellazioni

Gli effetti scellerati del fallito referendum sulle trivellazioni del 17 aprile scorso si fanno sentire. Un gruppo di trivellatori norvegesi, la TGS-Nopec chiede al Ministero dell’Ambiente l’autorizzazione a ricercare petrolio sui fondali sardi, con la speranza di trovarne, vicino al Santuario dei Cetacei.

La loro arma è il cannone ad aria compressa, che spara bolle in grado di generare suoni tra i 240 e i 260 decibel, mediante una tecnica chiamata “sismica a riflessione”. Insomma, una cannonata di onde che dovrebbe aiutare a capire se sotto al fondale c’è una sacca di idrocarburi. Questa operazione potrebbe provocare l’allontanamento di delfini, capodogli, tartarughe e balene.

Non è bastato il coro di no da parte di Regione, Comuni costieri, Associazioni ambientaliste e politici. L’azienda, che trivella per conto terzi, si rivolge al Ministero dell’Ambiente. E il Ministro Galletti che farà?

PERCHE’ VOTARE NO AL REFERENDUM


io-voto-no

Il 4 dicembre prossimo si vota per il referendum costituzionale, per confermare le modifiche apportate dal Governo e dal Parlamento alla Costituzione Italiana. Il referendum è valido anche senza il quorum, perché confermativo, non abrogativo, perciò contano i soli voti effettivi.

Il quesito è il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?». Si vota sì per confermare le modifiche, si vota no per per annullare le modifiche.

Il suscritto quesito è stato contestato duramente da Sinistra Italiana e dal MoVimento 5 Stelle, addirittura fino ad arrivare ad un ricorso al TAR, il quale si pronuncerà in merito tra una settimana. Oggetto della contestazione è il testo del quesito, che sarebbe fuorviante annunciando finalità che non sarebbero pienamente perseguite dalla riforma, celando quelli che sono gli aspetti negativi della stessa. I pentastellati chiedono un quesito più imparziale e in cui siano elencati tutti gli articoli della Costituzione che saranno modificati in caso di vittoria del sì.

Perché votare no? A mio motivo per due ragioni:

1 – C’è una ragione di fondo che mi spinge a dire no, e riguarda il merito della riforma pasticciata: i senatori non vengono più eletti. “E perché? Con il porcellum venivano eletti? Siamo anni che non li votiamo più”. Questo è vero, ma se il porcellum è stato dichiarato incostituzionale proprio a causa delle liste bloccate e quindi dell’ineleggibilità dei senatori, ora perché me lo riproponi?
Altra ragione: i senatori, oltre ad essere ineleggibili godono dell’immunità parlamentare. Altro motivo di incostituzionalità. Infine: viene abolita solo una parte del Senato. O lo abolisci del tutto, o reinserisci la possibilità di eleggere i nostri candidati.

2- La seconda è una ragione di “vendetta”: vi ricordate la battaglia di Renzi per far boicottare (e in parte ci è riuscito) il referendum sulle trivellazioni in mare? Vi ricordate che “l’astensione è una scelta legittima”? Perché ora tutta questa enfasi per invitare i cittadini a partecipare al referendum, che essendo costituzionale non ha bisogno del quorum? Da quanti mesi sta predicando di andare a votare?

Facciamolo fallire! Se tutti coloro che hanno votato SI al referendum sulle trivellazioni in mare, e sono 13 milioni di italiani, si scomodassero per votare NO a questa riforma sbagliata, pasticciata per far fallire Renzi e i suoi intenti, quest’ultimo ne dovrebbe trarre le dovute conseguenze. Vendichiamoci, inondiamolo di NO, e poi… salutiamolo. CIAONE! E allora saremo noi ad alzare i calici.

ADDIO PLASTICA NELLE SCUOLE DI MILANO


rifiuti usa e getta

La plastica è un prodotto derivante dal petrolio che viene ormai utilizzato per qualsiasi cosa, specie per imballaggi e, purtroppo, anche per oggetti di uso comune “usa e getta“. In Italia si è cominciato a riciclare la plastica nel 2012, in particolare quella usa e getta, che viene considerata come “imballaggio“, e perciò meritevole di finanziamenti destinati al Consorzio Nazionale Imballaggi per il loro riciclo.

Si tratta di un traguardo importante, o meglio, di un punto di partenza, dato che il destino di questi “usa e getta” era quello di essere bruciati, trasformandoli in combustibile per il “recupero” dell’energia elettrica. Ormai il progresso avanza, e si può riciclare sempre più materiale.

Ma c’è qualcuno che decide di non aspettare l’avanzamento del progresso, e interviene a monte di questa soluzione: è il Comune di Milano, che ha annunciato, già dall’inizio dell’anno scolastico, l’intenzione di mettere al bando le posate, i piatti e i bicchieri di plastica nelle scuole milanesi, in modo da essere la prima città ecosostenibile al 100%.

A partire da settembre, dunque, i piatti e i bicchieri utilizzati nelle mense scolastiche saranno tutti in materiale biodegradabile e compostabile. Si stima che nel corso dell’anno scolastico verranno risparmiati più di 12,3 milioni di bicchieri, 8,5 milioni di piatti e 5 milioni di coppette, per un totale stimato di 200 mila kg di plastica in meno.

Fonte: Repubblica.it

Una bella iniziativa che dovrebbero prendere tutte le scuole d’Italia. Cosa ne pensate di questa iniziativa?

DISASTRO AMBIENTALE IN CANADA


marea nera canada

Ancora un disastro ambientale, stavolta in Canada. In una settimana, infatti, la rottura di un oleodotto ha causato la fuoriuscita dell’equivalente di 1.600 barili di petrolio. Giovedì scorso le autorità canadesi sostenevano che tutto era sotto controllo. La fuoriuscita ha raggiunto uno dei più importanti fiumi del Canada occidentale, provocando una lunga marea nera che scorre verso valle minacciando diverse città e l’ecosistema.

L’azienda responsabile dell’0leodotto, la Husky Energy Inc., domenica scorsa ha fatto sapere di aver già ripulito il 40% della perdita di petrolio. Non sono ancora note le stime sui danni all’ecosistema.

Fonte: Rinnovabili.it

DONNE CORAGGIO CONTRO L’INQUINAMENTO


donne di gela

raffineria eni gela

All’inizio erano in otto, poi sono diventate una trentina. Ora sono più di cento. Nonne, madri, mogli, sorelle, donne di Gela che per la prima volta hanno deciso di mettersi insieme e fare sentire la propria voce dando vita ad un Coordinamento di donne per il territorio: “Bonificate la nostra città, datele un futuro”, dicono.

Una storia iniziata in sordina a febbraio scorso e che ricorda quella di Erin Broncovich, l’attivista americana che nel 1993 scoperchiò il caso delle contaminazioni delle acque causate dalla Pacific gas a Hinkley in California, trovando accanto a sé innanzitutto le donne di quella città.

Solo che qui a Gela, 70 mila abitanti in provincia di Caltanissetta, dove i bambini continuano a nascere malformati e dove si registrano tra i livelli più alti d’Italia per morti di tumore, la voce di queste donne-coraggio è diventata una sveglia per tutti, attirando l’attenzione anche degli ex operai del petrolchimico.

Non si può chiedere di barattare il lavoro con la salute. Non lo permetteremo più”, dicono. E la prima ad aprire loro le porte è stata la Presidente della Camera, Laura Boldrini.

Fonte: Repubblica.it

Una storia di donne coraggiose che alzano il loro grido di dolore contro l’inquinamento e i ricatti occupazionali. Un esempio che deve spronare tutti verso una rivoluzione pulita del lavoro. Basta lavoro sporco. Basta contrasti occupazione/ambiente. Basta ricatti. In una sola parola: Basta.

POLCEVERA: NUOVO SVERSAMENTO


liquido polcevera

Ancora uno sversamento nel Fiume Polcevera, stavolta di un liquido infiammabile. E’ successo ieri sera, e i Vigili del Fuoco sono a lavoro in zona San Quirico, poco distante dal luogo dove lo scorso 17 aprile si è rotto l’oleodotto che ha sversato tonnellate e tonnellate di petrolio. I cittadini lamentano un forte odore di benzina. Anche l’Arpal, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Liguria, sta effettuando i rilievi del caso.

Intanto il Ministro dell’Ambiente Galletti ha voluto effettuare un suo sopralluogo, tranquillizzando la popolazione sul fatto che la situazione sia sotto controllo, e che  non c’è emergenza.

Fonte: ecoblog.it

E’ partita la campagna referendaria del Premier Renzi per le riforme costituzionali. E’ partita addirittura cinque mesi prima della data del referendum, che si terrà ad Ottobre. E comincia a dire già da ora che ha bisogno di tanti voti per poter portare a casa le riforme. C’è chi dice sempre no, e siamo noi. E c’è, sostiene Renzi, chi dice sì al futuro.

Noi che diciamo no siamo i retrogradi, siamo gli antisviluppo, siamo coloro che bloccano l’Italia, siamo coloro che non vogliamo il futuro, siamo coloro che vogliono che l’Italia sia ferma, bloccata. Intanto prima l’ha bloccata lui l’Italia, l’ha invitata lui a rimanere ferma, a rimanere a casa, o ad andarsene al mare, il giorno del primo disastro del Polcevera, il giorno del primo castigo, la notte subito dopo il referendum.

Lui e l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si sono spesi per invitare i cittadini a rimanere fermi, bloccati, nelle loro case, e non andare a votare il referendum sulle trivellazioni al largo delle (e anche vicino alle) nostre coste. Ora, addirittura si spende cinque mesi prima per smuovere l’Italia ad andare a votare?!

Ma che ipocrisia è mai questa? Anch’io invito ad andare a votare al referendum di Ottobre, tutti i 13 milioni di italiani che hanno votato Sì contro le trivellazioni in mare. E a travolgerlo di NO.

Ma come? Prima invita a non andare a votare, ora si sveglia cinque mesi prima per invitare la gente ad andare alle urne? Ha forse paura che vincano i NO? Ha forse paura che i suoi sostenitori (a proposito, dove sono?) non vadano a votare?

Sì, perché a differenza di quel referendum che ha voluto boicottare, questo è valido anche se non va a votare nessuno. Ogni SI e ogni NO ha il suo valore. Così come avrebbe dovuto essere per il referendum abrogativo, quello della legge sulle trivellazioni. Avrei votato SI, almeno all’Italicum, ma voto NO, anche a costo di pentirmene, per come si è comportato. Per aver voluto boicottare il referendum.

Ad ottobre inondiamolo di NO.

IL PETROLIO ARRIVA A MARE


L’incidente avvenuto la notte tra il 17 e il 18 aprile scorso a Genova, dove la rottura di un oleodotto ha provocato lo sversamento di settecento metri cubi di petrolio sul fiume Polcevera, ha danneggiato gravemente l’ecosistema genovese. Il dramma continua.

E’ corsa contro il tempo, prima che il petrolio arrivi al mare, ma purtroppo ci è già arrivato. E’ corsa contro il tempo, prima che arrivi la pioggia, che può far raggiungere le coste e contaminare altri animali. Già, altri, perché come si vede dalle immagini, alcuni volontari soccorrono già i volatili contaminati.

petrolio animale

animali polcevera

animali polcevera 2

Intanto i cittadini della zona sono scesi in strada in corteo con le mascherine per proteggersi dalle esalazioni del greggio. Temono gli effetti delle esalazioni, avvertono bruciori agli occhi e mal di gola, tosse e dolore alla trachea.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Domenico Finiguerra, promotore del movimento nazionale “Stop al Consumo del Territorio“, nel suo Profilo Facebook scrive: “E’ stata avvistata a Varazze. A Pegli ha inquinato 300 metri del Lungomare. E’ una chiazza oleosa, che dopo aver superato le barriere alla foce del Polcevera, vaga in mare, spinta dalle correnti. Va verso ponente, ha già percorso undici miglia fuori controllo, il rischio è che arrivi sulle coste della Francia, innescando un incidente internazionale. Ma guardiamo il lato positivo. Sta creando posti di lavoro!!!  Posti di lavoro per fermarla. Posti di lavoro per bonificare. Posti di lavoro per pulire le spiagge. Posti di lavoro per pulire i piedi“.

Alziamo i calici, allora. Brindiamo ai posti di lavoro! Che intanto a brindare sono i c.d. “Grandi della Terra”, che con un’ipocrisia grande come l’universo parlano di fonti rinnovabili, di sviluppo sostenibile, di difesa della Terra, ma intanto brindano al petrolio, e firmano accordi che non faranno altro che peggiorare la gravità dei cambiamenti climatici.

PRIMA LEZIONE: DISASTRO AMBIENTALE IN LIGURIA


petrolio polcevera

Disastro ambientale ieri notte in Liguria a causa della rottura di un oleodotto, che ha causato lo sversamento, nel letto del fiume Polcevera, di migliaia di litri di petrolio. Ironia della sorte, questo disastro ambientale è avvenuto esattamente nelle stesse ore in cui si votava per il referendum sulle trivelle.

Questo è ciò che rischiamo continuando a investire sulle energie fossili: una fonte energetica obsoleta, antieconomica e antiecologica che distrugge la nostra salute ed il nostro ambiente. Questo è il disastro che ci siamo andati a cercare per via del forte astensionismo sul referendum per smantellare le trivelle. E questa è solo una prima (ma spero unica) lezione. Un primo (ma spero unico) castigo, per non aver fermato i petrolieri.

Questo è ciò che provoca lo sviluppo voluto dal Governo Renzi. Questi sono gli unici posti di lavoro che il Governo vuole mantenere e aumentare. Queste sono le conseguenze della maledizione del lavoro sporco, l’unico tipo di lavoro che un Governo amico dei petrolieri sa dare. “L’albero buono non può dare frutti cattivi, né l’albero cattivo può dare frutti buoni“. Dai frutti che dà si riconosce una persona. E anche un Governo.

L’unica salvezza è investire fortemente sulle energie rinnovabili: eolico, fotovoltaico, idroelettrico, geotermico, eccetera. Cosa che il Governo Renzi si rifiuta di fare, e mentisce spudoratamente, dicendo che sta investendo sulle energie rinnovabili.

E’ strano però che da quando c’è lui gli incentivi a petrolio, carbone e gas crescono, e quelli alle fonti rinnovabili diminuiscono. Nel 2012 erano entrati in esercizio quasi 150mila nuovi impianti fotovoltaici, mentre nel 2014, anno di insediamento del Governo Renzi, i nuovi impianti entrati in esercizio sono stati appena 722.

Fonte: Repubblica.it

Non è possibile chiudere gli occhi di fronte all’evidenza: petrolio = morte, rinnovabili = presente e futuro. Non è possibile continuare a far finta di nulla. Il petrolio e le energie fossili danneggiano, inquinano, danno pane avvelenato, morte, tanta sofferenza. Basta con le energie fossili, basta con il petrolio, basta con le infrastrutture sporche. E’ il momento di cambiare, sul serio.

ALCUNE RIFLESSIONI SUL REFERENDUM DI IERI


fac simile scheda

Non si è raggiunto il quorum per il referendum sulle trivellazioni in mare. Renzi esulta, brinda, alza i calici per i posti di lavoro salvati. Ma i posti di lavoro che ha salvato, e i posti di lavoro che ha dato finora sono solo quelli che danneggiano l’ambiente e ci avvelenano.

Se ci pensate bene: prima l’Ilva, con mille decreti Salva-Ilva e salva produzione (con i proprietari indagati per disastro ambientale doloso e inquinamento), poi il decreto ambiente sulle norme ambientali nel Codice Penale con l’aggiunta di una parolina “abusivamente” che taglia le gambe alle speranze dei familiari delle vittime dell’amianto e delle vittime dell’ILVA, perché l’ILVA non è abusiva, perché le fabbriche di amianto non sono abusive.

Pochi giorni fa aprendo il cantiere per l’estrazione di petrolioTempa Rossa” in Basilicata (con i proprietari della Total arrestati per disastro ambientale, inquinamento e sversamento sulle acque di liquidi velenosi). E infine con il Decreto Sblocca-Italia che dà il via alle perforazioni per l’estrazione di gas e di petrolio a largo delle nostre coste (e anche vicino) a tempo indeterminato.

Lui brinda per aver dato lavoro. “Alziamo i calici“, inneggia. Per i posti di lavoro che non si sono persi! Mentre nel 2015 si sono chiuse 150 stalle e 120mila posti di lavoro sono andati persi (leggete qua). Per loro non c’è salvezza. Per noi giovani il lavoro a tempo indeterminatonon esiste più“, è cosa vecchia, passata, da cambiare. Come non esistono più 4.000 posti di lavoro nel settore dell’energia eolica (leggete qua). Per loro il Governo non si è impegnato a salvare i posti di lavoro. Per i petrolieri e i trivellatori il lavoro è diventato a tempo indeterminato. Anche grazie all’esito di questo referendum, per via del quorum che non si è raggiunto.

Ma, dati del viminale (leggete qua), coloro che nel complesso, tra italiani residenti all’estero e votanti qua in Italia, hanno votato, sono stati 13.334.764. Quasi tredici milioni e mezzo di italiani hanno votato per l’abolizione della legge che consente (purtroppo tutt’ora) di rinnovare, alla scadenza, la concessione delle piattaforme anche entro le 12 miglia, a tempo indeterminato, fino ad esaurimento dei giacimenti di petrolio e di gas.

Se confrontiamo i tredici milioni di voti con i risultati del PD alle ultime elezioni politiche, si consta che coloro che sono contrari alle politiche del governo, se fossero un partito, sarebbero il primo partito in assoluto. 13.334.764 contro gli 8.646.034 voti ottenuti alla Camera dal PD (leggete qua). Quasi cinque milioni di persone in più che non condividono le male scelte politiche del PD e del governo.

Ad ottobre ci sarà un referendum confermativo per le riforme costituzionali volute dalla maggioranza del Parlamento. Il referendum sarà valido anche senza il quorum. A differenza dei referendum abrogativi. Sarà un’occasione imperdibile per inondare di NO le riforme volute dal Governo. Una tentata rivincita contro chi vuole solo il nostro male. Uno tsunami di NO senza se e senza ma a tutte queste riforme imposte con autorità che non gli è stata conferita da alcun voto.

Auspico solamente che non avvenga nessun incidente, nè di grandi, nè di piccole dimensioni, nessuno sversamento a mare di gas e di petrolio.

CAPITO PERCHE’ DOBBIAMO ANDARE A VOTARE DOMANI?


VOTA

VOTA SI

VOTA SI 2

Qualunque sia la vostra opinione, stavolta esprimetela, anche per evitare di sprecare 300 milioni di euro per nulla. Per chi ha deciso di andare a votare, suggerisco di andare tutti di mattina, di modo che il quorum si possa raggiungere, e il prima possibile. Di modo che chi è sfiduciato sul quorum possa essere incoraggiato e andare a votare. Avete capito ora perché bisogna andare a votare domani, dalle 7:00 alle 23:00? Avete capito perché bisogna investire solo cinque minuti della propria giornata? Ecco, io più di così non posso fare…

DOMENICA 17 APRILE SI VOTA


Domenica 17 aprile si vota per il referendum sulle trivellazioni al largo delle nostre coste. In quest’ultimo mese ho ascoltato (a volte con disgusto) il dibattito in TV sul referendum, tra i sostenitori del SI, quelli del NO e gli astensionisti. Ne ho viste e sentite di tutti i colori. Soprattutto è la disinformazione a farla da padrona.

E tra gli astensionisti si schierano l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Premier Matteo Renzi. L’ex Segretario del PD Pierluigi Bersani e il Presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru si schierano invece per il NO, nonostante la Sardegna sia proprio una delle nove Regioni che ha promosso il Referendum a livello nazionale.

Ieri Sky TG24 ha disinformato, sostenendo che si vada al voto soltanto in nove regioni. Il referendum è a livello nazionale. Si vota in tutte le regioni italiane. Invece sono nove le regioni che hanno avviato le raccolte delle firme per il referendum abrogativo. Ecco l’immagine.

sky tg24

Il quesito del referendum, come si vede dal fac-simile della scheda, è il seguente:

Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, 3° periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

fac simile scheda

Se vince il SI verrà vietato l’ulteriore sfruttamento degli impianti già esistenti una volta che saranno scadute le relative concessioni, ovvero nel 2018. Le piattaforme piazzate attualmente in mare a meno di 12 miglia dalla costa verranno smantellate una volta scaduta la concessione, senza poter sfruttare completamente il gas o il petrolio nascosti sotto i fondali. Non cambierà invece nulla per le perforazioni su terra e in mare oltre le 12 miglia, che proseguiranno, né ci saranno variazioni per le nuove perforazioni entro le 12 miglia, già proibite dalla legge.

Se vince il NO o l’astensione, la normativa non subirà alcuna modifica e le estrazioni in corso potranno continuare sino a che il giacimento non verrà esaurito.

Potranno votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto i 18 anni di età e che sono in possesso della scheda elettorale.

Per votare occorre recarsi al proprio seggio domenica 17 Aprile dalle ore 7:00 alle ore 23:00. Perché il referendum sia valido occorre che vadano a votare il 50%+1 dei cittadini italiani aventi diritto al voto. Per maggiori chiarimenti e informazioni sulle conseguenze del referendum vi invio a questo articolo di Repubblica.

Tra disinformazione, boicotaggio delle notizie, tifo spudorato per il NO e per l’astensionismo da parte delle più alte cariche dello Stato, l’unica cosa certa è che dopodomani, domenica 17 aprile, si vota dalle ore 7:00 alle ore 23:00.

L’unica cosa che vi invito a fare è quella di recarvi alle urne. Se siete favorevoli all’abolizione di questa norma VOTATE SI, se siete contrari e volete mantenere questa norma NON ASTENETEVI, ma VOTATE NO. Sarebbe anche uno spreco di denaro pubblico, visto che, per mala volontà politica di non far raggiungere il quorum non si è voluto accorpare il referendum alle amministrative del 5 giugno. Si sarebbero potuti risparmiare 300 milioni di euro. A questo punto cerchiamo di utilizzarli al meglio, di limitare i danni.

Rechiamoci tutti alle urne. Bastano 5 minuti del vostro tempo. Poi potete pure tornare alla vostra vita di sempre. Ma si deve votare. Ognuno ha diritto di esprimere la propria opinione.

TEMPA ROSSA


tempa rossa

Tempa Rossa è un progetto della compagnia petrolifera francese Total E&P, in condivisione con la britannica Shell e la giapponese Mitsui. E’ nata un’inchiesta su questo progetto, che ha coinvolto la Ministra dimissionaria allo Sviluppo Economico Federica Guidi.

Il progetto dichiarato “strategico per il Paese“, prevede l’estrazione di gas e di petrolio in Basilicata, sì da avere un giacimento stimato di 50mila barili di petrolio, 230mila metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di GPL e 80 tonnellate di zolfo al giorno. Sono 8 in totale i pozzi previsti nell’ambito del progetto: sei già perforati e due, invece, da trivellare non appena saranno arrivate le autorizzazioni necessarie.

Quello di Tempa Rossa è il secondo giacimento della Basilicata: il primogià in funzione – si trova a Val D’Agri ed è gestito da Eni. Due impianti, racchiusi in un fazzoletto di terra, che rendono questo pezzo d’Italia il maggior giacimento petrolifero di tutta l’Europa continentale.

Il prodotto sarà lavorato in loco attraverso la realizzazione di un centro oli e di un centro di stoccaggio del GPL. Parte del prodotto sarà destinato all’esportazione, e si prevede, attraverso un oleodotto già esistente, di inviarlo a Taranto, dove sorge la Raffineria ENI, che per accoglierlo però bisognerà fare lavori di adeguamento logistico. Lavori duramente contestati dagli ambientalisti.

Fonte: formiche.net

Non sanno, anzi, non vogliono proporre altro tipo di sviluppo e di lavoro, imponendoci il bivio tumori-fame, lavoro-ambiente, salute-sviluppo. Ci danno pane avvelenato, da metalli pesanti e da poteri forti: o malattie o fame. Questa è la loro proposta, inaccettabile.

Mi chiedo sempre: Chi è che deve mettersi una mano sulla coscienza: gli ambientalisti, pronti a dire no a tutto pur di avere salute e qualità di vita e lavoro pulito, perché per colpa loro c’è tanta disoccupazione e fame; o gli industriali, i petrolieri, il governo, le multinazionali che mascherano la malattia, il degrado e i veleni con i nomi di lavoro, sviluppo e occupazione?

ROLL-ARRAY: IL FOTOVOLTAICO CHE SI SROTOLA


fotovoltaico srotolabile

Ecco un’altra bella ecoinnovazione che mi piace: Roll-Array, il primo impianto fotovoltaico che si può arrotolare, portare via con se dappertutto e srotolare. Ormai la tecnologia non conosce limiti o confini. Va sempre avanti, e ogni ulteriore scoperta in ambito delle fonti rinnovabili serve sicuramente a migliorare il nostro futuro, e anche il nostro presente.

Roll-Array è costituito da moduli in seleniuro di rame indio giallo, molto flessibili, e soprattutto costano meno dei moduli in silicio e si dice abbiano una minore perdita di efficienza rispetto ai normali moduli che conosciamo. L’impianto può essere trasportato facilmente all’interno di un container, permettendo all’energia solare di raggiungere luoghi finora inaccessibili.

Secondo le stime fornite dalla compagnia Renovagen, produttrice dell’impianto, quest’ultimo, largo 5 metri e lungo fino a 200 metri, raggiunge una potenza di 100kWp, pari a 10 volte in più la potenza degli impianti solari portatili in commercio.

Grazie al “tappeto fotovoltaico” i tempi di installazione di un impianto standard si riducono da una media di 22 ore ad appena 2 minuti. I pannelli, una volta installati vengono ancorati al suolo e sono in grado di resistere a venti molto forti. Le batterie per l’accumulo dell’energia e gli inverter sono fissati alla base dei pannelli. Il processo di installazione richiede in tutto appena 5 minuti. Trascorso questo tempo l’impianto fotovoltaico è pronto a generare e a stoccare energia pulita.  

La compagnia produttrice dell’impianto spiega che questa tipologia di impianto è indicata soprattutto per i terreni pianeggianti e laddove ci siano grandi superfici da ricoprire di pannelli in tempi brevi.

Fonte: greenstyle.it

Davvero una bella ecoinnovazione che ci consentirà di produrre e di consumare energia completamente pulita e a costo zero. E come dico sempre: a ogni kw in più prodotto da una fonte rinnovabile deve corrispondere un kw in meno prodotto da fonti fossili o nucleari. Con queste scoperte si può davvero raggiungere l’indipendenza energetica da combustibili fossili, nel più totale rispetto dell’ambiente e di noi stessi.

REFERENDUM 17 APRILE


referendum

Manca un mese e dieci giorni all’appuntamento del referendum contro le trivellazioni in mare al largo delle nostre coste. E’ un referendum abrogativo, il cui testo del quesito è il seguente: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

Tradotto: Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?“. Se il referendum passa, alla scadenza delle concessioni già in atto le aziende non potranno più rinnovare la concessione, e quindi non potranno più trivellare. Affinché l’esito del referendum sia valido, è richiesta la partecipazione al voto della maggioranza degli aventi diritto (quorum). La norma sarà abrogata se il numero dei voti favorevoli avrà superato il numero dei voti contrari.

Intanto il Mare Adriatico soffre delle trivellazioni già in atto, tanto che le cozze e i sedimenti sono contaminati vicino alle piattaforme (attualmente ospita ben cento piattaforme offshore, installate a partire dagli anni ’60).

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Ecco dunque cosa provocano le trivellazioni. Non ne vale la pena. Vale la pena, invece, il 17 aprile andare a votare il referendum abrogativo delle trivellazioni entro le 12 miglia dalle nostre coste. Andiamo in massa a votare. Trivelliamo di SI (all’abrograzione) la legge del Governo abusivo. SI vota.

IL PETROLIO SCENDE, LA BENZINA AUMENTA


benzina

A scuola ci hanno insegnato che se il prezzo diminuisce a monte, diminuirà anche a valle, di conseguenza. Cosa che può succedere per tutto, tranne che per la benzina. O meglio, tranne in Italia.

Infatti in tutti i Paesi del mondo la benzina sta scendendo, per via del prezzo del petrolio ai minimi storici, mai raggiunti finora. Ma qui siamo in Italia, perciò la benzina diminuisce molto, molto meno. E questo per colpa soprattutto delle c.d. “accise“, cioè le tasse sulla benzina.

Quando il prezzo del petrolio ha raggiunto i suoi massimi nel 2008, la benzina era schizzata. Il petrolio poi ha perso quota, e molta, e la benzina era rimasta invariata. “E’ la benzina derivata da quel petrolio che abbiamo acquistato a caro prezzo, quando era ancora alto!” dicevano…

Salvo poi il petrolio continuare a scendere, e la benzina scendere molto meno. Ma non ce l’hanno spiegato perché, se hanno acquistato il petrolio che costava meno, la benzina non è scesa della stessa percentuale.

Oggi il petrolio è ai suoi minimi storici. La benzina, almeno in Italia, è ancora molto alta. Che ci sia un “cartello“? O è solo colpa delle “accise“, aumentate del 32% in questi anni, e dell’Iva aumentata dal 20 al 22%?

In Europa, nella zona euro, soltanto gli olandesi pagano più accise di noi. Infatti in Olanda le accise sono al 70,3%. In Italia sono al 68,2%. Se guardiamo ai nostri confini, ci accorgiamo che paghiamo il 14,4% in più rispetto ai francesi, il 18,9% in più degli sloveni, e addirittura il 30,7% in più rispetto agli austriaci.

Fonte: Stadio24.it

Non lasciamoci prendere in giro da chi ci dice che un rigassificatore fa risparmiare le famiglie abbattendo il costo del gas; o da chi ci dice che una raffineria è un toccasana per l’economia, visto che abbatte i costi della benzina e del petrolio. Non è assolutamente vero. In Sardegna paghiamo molto cara la benzina, nonostante la presenza della terza raffineria più grande e più inquinante d’Europa: la SARAS dell’ex patron dell’Inter Massimo Moratti.

Ecco perché sono completamente contrario a queste “grandi opere“, che danno pane avvelenato agli operai e malattie e morti per tutta la popolazione. Che sia per colpa delle accise o di qualche cartello, o di entrambe le cose, la benzina aumenta o diminuisce molto poco, ma soltanto in Italia. Nonostante tutto.

SUMMIT-BUFFONATA


proteste parigi

Un periodo ero affascinato dai summit sul clima. I più potenti del mondo che si riuniscono per cercare soluzioni per combattere il surriscaldamento globale. Già… Solo che poi ho scoperto la fregatura. E’ solo un incontro amichevole per fare finta di discutere di questi temi, per fare finta di cercare di risolvere questi problemi, salvo poi “promettere” soluzioni che suonano come una tachipirina a un malato terminale.

E’ solo un’occasione come un’altra per “spuntinare“, per incontrarsi tra amici. E le soluzioni che propongono superano il limite del ridicolo e della beffa, perché al Governo fanno di tutto per salvare mega industrie altamente inquinanti e nocive per lavoratori e famiglie. E sorpattutto ponendo come modello di sviluppo ulteriori inceneritori e trivellazioni per la ricerca del petrolio. Non per l’estrazione, per la ricerca. Intanto fuori dal palazzo la gente protesta.

Io non mi fido più. E voi?

DISASTRO AMBIENTALE IN CALIFORNIA


marea nera

Disastro ambientale in California. La rottura di un oleodotto ha provocato la formazione di un’enorme chiazza di “oro nero” nei pressi della spiaggia di “Refugio State”, in California. L’azienda ha chiuso immediatamente (mica tanto però) la conduttura rotta. Le prime stime parlano di 80mila litri di oro nero sversati in acqua, provocando una chiazza ampia ben 14 km.

Decine sono i volontari che stanno ripulendo la spiaggia in queste ore e che sono impegnati per salvare la fauna selvatica, oltre alla Guardia Costiera, che sembra aver recuperato circa tremila litri di petrolio. E’ notizia di un paio di giorni fa quella per cui Obama avrebbe autorizzato altre trivellazioni. L’ultima volta che l’aveva autorizzato, pochi giorni dopo è successo il disastro della British Petroleum. La storia si ripete, per chi non vuole ricordarla…

FOTOVOLTAICO RICICLABILE ED EFFICIENTE


fotovoltaico

Ancora una ecoinnovazione, ancora Made in Italy. Dopo la bicicletta con i pannelli fotovoltaici, di cui vi ho parlato alcuni post fa, eccovi il fotovoltaico applicabile ovunque, su moltissime superfici, efficientissimo (il triplo dei moduli in silicio) e realizzato su supporti in plastica riciclabile. Ed è prodotto in Italia, dalla fiorentina EnEco Group, specializzata proprio nel settore delle rinnovabili.

Possono essere utilizzati per “l’alimentazione di batterie in auto elettriche, camper e caravan, per la refrigerazione di veicoli frigo, per l’alimentazione di aria condizionata su autobus, o per la produzione di energia di bordo nella nautica, nelle costruzioni, o in droni alimentati elettricamente, in pensiline e stazioni di ricarica e molte altre“.

Per conoscere gli altri usi che si possono fare del fotovoltaico riciclabile vi rimando a questo articolo.

Io penso che ci voglia un EXPO dedicato ai passi da gigante che l’energia rinnovabile ha fatto in questi anni, e all’alternativa credibile che può rappresentare rispetto al carbone, al nucleare, al petrolio, eccetera. E’ meraviglioso. Voi cosa ne pensate?