PERNICI E LEPRI SARDE SONO SALVE


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Il TAR della Sardegna ha accolto il ricorso presentato dall’Associazione ambientalista Gruppo di Intervento Giuridico ONLUS, con Ordinanza Cautelare 308/17 del 15 settembre 2017, contro il Calendario Venatorio approvato con Decreto dell’Assessorato alla Difesa dell’Ambiente n. 25/15746 del 21 luglio 2017 (qui trovate il PDF), relativo alla parte in cui prevede la caccia alla Lepre Sarda e alla Pernice Sarda.

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Il provvedimento impugnato prevede per le due giornate di caccia previste (24 settembre e 1 ottobre 2017) un assurdo “carniere” potenziale complessivo di ben 71.974 Lepri sarde e 143.948 Pernici sarde per i 35.987 cacciatori autorizzati alla caccia in Sardegna. La caccia alla Lepre e alla Pernice sarda è stata autorizzata nonostante la consistenza delle rispettive popolazioni non siano puntualmente conosciute, pur definite “tendenti alla diminuzione” dallo stesso Piano faunistico-venatorio isolano.

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Ulteriori informazioni le potrete trovare sul blog del Gruppo di Intervento Giuridico, dove è spiegato tutto nei minimi dettagli. Per quest’anno dunque sospiro di sollievo. Teniamo alta la guardia.

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STORIA DELLA CASA-FANTASMA SOTTO IL LAGO OMODEO


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A causa del prolungato periodo di siccità è riemersa in tutto il suo splendore la Casa Fantasma, la casa sommersa nel Lago Omodeo, in Sardegna. Ecco una breve storia di questo lago artificiale.

Nel 1917, quindi esattamente un secolo fa, si decise di realizzare quello che sarebbe poi diventato come il più grande lago artificiale d’Europa: il Lago Omodeo, che prende il nome dall’ingegnere che lo ha progettato. Il suo scopo era quello di produrre energia elettrica e di sfruttare le acque del Fiume Tirso per irrigare il Campidano. Ma prima di iniziare i lavori hanno dovuto risolvere un problema: Zuri, un piccolo borgo di circa venti case che si trovava a 88 metri sul livello del mare, sarebbe stato sommerso, poiché l’acqua del lago sarebbe arrivata a 105 metri. Perciò si decise di demolirlo e di ricostruirlo più in alto. Anche una chiesetta romanica del 1291 è stata smontata e ricomposta mattone per mattone in un luogo più sicuro.

I lavori vanno avanti fino al 1923, e nell’aprile del 1924 ci fu l’inaugurazione ufficiale della diga con tanto di visita del re. A valle della diga fu costruita anche la centrale idroelettrica. La vecchia diga “andò in pensione” nel 1997, quando fu inaugurata la nuova, più alta e più capiente, che comportò un innalzamento del livello dell’acqua. Così la valle venne sommersa e tutto, animali estinti, foresta tropicale, resti di Zuri, sparì per sempre sotto l’acqua. O quasi.  Ogni tanto, infatti, quando il livello dell’acqua cala, viene fuori il passato: la foresta pietrificata, qualche nuraghe, pali della luce e anche quella che viene chiamata la casa del capocentrale o da alcuni “casa del custode”.

In realtà in questa casa erano ospitati il capocentrale, il vicecapo e le loro famiglie. Si trova proprio sotto la vecchia diga, di fronte al ponte che la sovrasta. Era una bella villa a due piani circondata da un giardino con un laghetto, un frutteto, delle palme e un banano. L’edificio era costituito da due appartamenti perfettamente simmetrici: al piano terra la cucina con camino, un salone, un piccolo soggiorno e uno stanzino dov’era posizionato il telefono (collegato con la centrale del Tirso); al secondo piano quattro camere da letto e il bagno, e sopra un sottotetto. Sul fronte opposto rispetto alla casa del capocentrale, si trova un altro edificio, oggi decisamente vandalizzato, che in passato ospitava i carabinieri di Ulà Tirso e successivamente i custodi della diga.

Fonte: sardegnaabbandonata.it

In questi giorni la casa è riemersa completamente in tutto il suo splendore. Segno che siamo quasi agli sgoccioli. La siccità è una terribile piaga che la Sardegna sta soffrendo tanto, ovviamente senza dimenticare le altre regioni. Ma piove sempre più in là, sempre più in ritardo. E sempre meno. E’ un disastro. E’ la desertificazione. L’unica soluzione, o una delle poche, sarebbe quello di desalinizzare l’acqua del mare, di vendere il sale, di potabilizzarla e di distribuirla a tutti i comuni con un sistema di acquedotti che garantisca l’acqua con costanza.

Magari si potesse fare… Cosa ne pensate di questa soluzione?

SICCITA’ IN TUTTA ITALIA


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L’Italia ormai è entrato in uno stato di calamità naturale per via dell’assenza di piogge. Da Nord a Sud la situazione è drammatica. Qui in Sardegna, dopo i due giorni di nevicate intense a Gennaio seguiti da un acquazzone che ha sciolto in fretta tutta la neve non ha piovuto. Solo quattro ore di pioggia leggera in primavera, poi più nulla. D’estate un solo giorno due ore e mezza di pioggia, anche intensa, poi più nulla.

Dieci regioni italiane, mezza Italia, ha chiesto o sta per chiedere il riconoscimento dello Stato di Calamità Naturale. I danni all’agricoltura italiana sarebbero già stimati in due miliardi di euro. A causa degli acquedotti colabrodo, però, in Italia vengono persi ben 9 miliardi di litri di acqua al giorno! Servirebbe un ammodernamento dell’intero sistema infrastrutturale idrico, e un ritorno alla gestione nazionale o regionale (e quindi non privata) dell’acqua.

IL PARTITO DEL CEMENTO


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CARLOFORTE – HOTEL “LA CALETTA”

Il Partito Sardo del Cemento, il PD, che guida la Regione con il Presidente Pigliaru, ha dato il via libera a una serie di interventi sulle coste per “migliorare qualitativamente l’offerta ricettiva” (art. 31 della nuova legge). L’obiettivo della maggioranza è di portare in consiglio regionale un testo blindato, da approvare in tempi stretti, senza modifiche, subito dopo l’estate.

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COSTA VERDE RESIDENCE

Sulla carta avrebbe dovuto trattarsi della nuova legge urbanistica che la Sardegna attendeva da un decennio per completare la riforma di Soru, con impegni precisi: stop all’edilizia speculativa, obbligo per tutti i comuni di rispettare limiti chiari anche fuori dalla fascia costiera, per difendere tutto il territorio, fermare il consumo di suolo e favorire il recupero o la ristrutturazione dei fabbricati già esistenti. Invece l’articolo 31 stabilisce che «sono consentiti interventi di ristrutturazione, anche con incremento volumetrico, delle strutture destinate all’esercizio di attività turistico-ricettive».

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BAIA DELLE MIMOSE

Vi ricordate la pubblicità di un noto gestore telefonico mobile in cui i volumi delle case erano aumentate del 20% perché quella compagnia regalava il 20% di ricarica in più? Da quella pubblicità nacque l’idea del c.d. “Piano Casa” del Governo Berlusconi, che si è “inventato” un aumento volumetrico delle abitazioni fino ad un massimo del 20%. Il governatore del PD Pigliaru fa di più. Si può aumentare la cubatura fino al 25% in più, «anche in deroga agli strumenti urbanistici» in vigore, compresa la legge salvacoste.

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MURAVERA RESIDENCE

Dall’articolo di Repubblica da cui riporto queste informazioni e le immagini, si legge che «In pratica si può costruire un secondo hotel o residence in aggiunta al primo anche nella fascia costiera in teoria totalmente inedificabile», denuncia l’avvocato Stefano Deliperi, presidente del Gruppo d’intervento giuridico (Grig), che per primo ha lanciato l’allarme. «Ma non basta: i nuovi aumenti di volume si possono anche sommare agli incrementi autorizzati in passato, ad esempio con il piano casa o con le famigerate 235 deroghe urbanistiche che furono approvate tra il 1990 e il 1992 dall’allora giunta sarda», sottolinea il legale, che esemplifica: «Un hotel di 30 mila metri cubi che deturpa una spiaggia, per effetto dei due aumenti cumulativi del 25 per cento ciascuno, sale quasi a quota 50 mila: per l’esattezza, si arriva a 46.875 metri cubi di cemento».

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SAN TEODORO – CALA GIRGOLU

Per ulteriori approfondimenti vi invito a leggere questo articolo. E’ sconcertante. Il Partito della Distruzione è a lavoro.

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TEULADA

SARDEGNA: IL CEMENTO AVANZA


Secondo i dati pubblicati dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, in Sardegna, nel 2016, sono stati consumati 239 ettari di territorio, pari a 334 campi di calcio. La crescita del territorio consumato nel 2016 è pari allo 0,26% rispetto all’anno precedente. Un tasso di crescita che mette la Sardegna al quarto posto tra le Regioni italiane, dietro solo a Sicilia, Campania e Liguria.

Aree incontaminate vengono trasformate in zone urbane o ancora peggio industriali. Case, capannoni, strade, sterminati campi fotovoltaici, serre, e tutto quello che cancella il verde con l’avanzata ingombrante dell’antropizzazione.

Fino ad oggi sono stati consumati 904 km/q di territorio, il che significa che ogni sardo ha bruciato 545 metri quadrati, pari al 3,75% dell’intera Isola. Ma il dato più allarmante è che la crescita annua in Sardegna è dello 0,25%, ed è più alta rispetto alla media nazionale dello 0,22%. La Gallura è l’area che ha la crescita maggiore nel 2016, con 7,8 metri quadrati consumati per abitante, seguito da Nuoro con 5,1 mq, Ogliastra 4,1, Sassari 3,9, Cagliari 1,6, Oristano 1,1, Sulcis 0,5 e Medio Campidano 0,3.

Fonte: La Nuova Sardegna

Bisogna porre un freno al consumo del territorio con il cosiddetto “Riciclo del Cemento”. Sarebbe opportuno dunque censire tutti gli edifici di ogni comune, quelli abitati, quelli sfitti, quelli abusivi e quelli in rovina, valutando in seguito la possibilità di cambiare anche la destinazione d’uso di qualche edificio. In teoria è tutto semplice, lo dicono tutti. In pratica… non lo fa quasi nessuno.

NAPALM SOTTERRATO A QUIRRA


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La denuncia arriva dal Deputato sardo di “Unidos”, Mauro Pili, ex Governatore della Sardegna: dentro il Poligono di Quirra sarebbe sotterrato del Napalm. Le prove sono nelle carte tenute segrete per anni dall’Aeronautica Militare. Secondo Pili, nel Poligono è stato sotterrato il micidiale ingrediente delle bombe utilizzate, tra gli altri, dagli americani anche in Vietnam.

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In una delle carte desegretate, datata 23 agosto 1984, si legge: “Per quanto concerne i 50 fusti in cattive condizioni, essi dovranno essere esaminati secondo i criteri prescritti dal T.C.; se da tali criteri il prodotto dovesse risultare non più utilizzabile, dovranno essere dichiarati fuori uso, e il prodotto distrutto. Tale distruzione pone problemi non indifferenti. Il prodotto infatti brucia con difficoltà generando fumo ed è assolutamente impensabile disperderlo in acqua; pertanto la soluzione più ragionevole appare l’interramento, eventualmente dopo averlo rinchiuso in robusti sacchi di plastica per evitare l’inquinamento delle falde”.

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Pili attacca la Regione con le seguenti parole: “Dinanzi a questo documento qualcuno deve intervenire. Deve essere ricercata questa discarica di Napalm e individuati i responsabili sia del seppellimento che della mancata bonifica. Si tratta di un vero disastro ambientale per il quale non è accettabile il silenzio e l’omertà di Stato. La mancata bonifica costituisce ancor oggi un pericolo gravissimo per tutta la zona, ma anche per la Sardegna tutta. Stiamo parlando di sostanze utilizzate per la distruzione di massa. La Regione batta un colpo. Occorre reagire. È ora di buttar giù quel muro di omertà e complicità su fatti di questa gravità che offendono la Sardegna e i sardi”.

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Fonte: youtg.net