SUONO DI…VINO


Sapevate che la musica può produrre vino più buono? E’ un po’ come le galline, delle quali si dice che negli allevamenti dove ascoltano la musica, producono più uova. Un allevatore di nome Carlo Cignozzi, a Frassina, utilizza degli altoparlanti che diffondono nell’aria le note di Mozart, in mezzo a tralci, acini e filari. Si trova nel “Paradiso di Frassina”, un podere risalente all’anno 1000.

Numerosi diffusori trasmettono Mozart in tutto il vigneto. Il tutto è nato da una ricerca scientifica, avente ad oggetto gli effetti benefici delle frequenze sonore sulla vignadell’Università di Pisa e di Firenze. Il risultato è davvero sorprendente. Il vino è delizioso, sublime.

Ulteriori informazioni su questo link. E’ incredibile come la musica riesca ad addolcire tutte le note, anche quelle del vino. Cosa ne pensate di questo?

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NON TUTTI I VERMI SONO DA DISPREZZARE!


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Non tutti i vermi sono da disprezzare! Infatti una biologa italiana ha scoperto il bruco che mangia la plastica! Ha visto i vermi forare in poco tempo un sacchetto di polietilene, materiale che in natura si smaltisce in più di 400 anni. 

I vermi “eroi” sono chiamati “tarme della cera”, e secondo la biologa “sono animali che si cibano della cera d’api. E la cera è un ricco complesso di molecole diverse, che però contiene un legame analogo a quello che sostiene la robusta struttura molecolare del polietilene: una catena di atomi di carbonio che si ripete. Quindi, dal punto di vista evolutivo, ha senso che il baco riesca a nutrirsi di plastica”.

Fonte: repubblica.it

E’ davvero sbalorditivo come la natura riesca a sorprenderci, a ribaltare le cose. Uno degli animali più disprezzati e schifosi per noi uomini, in realtà si fa nostro amico, amico dell’ambiente. Anche la vita capovolge il mondo: a me è capitato che le persone che prima erano le più antipatiche ed intrattabili, ora siano le mie migliori amiche. Anvedi ‘sti vermi! Cosa ne pensate?

EGITTO: SCOPERTA FARAONICA


Scoperta archeologica letteralmente faraonica in Egitto: hanno infatti scoperto una statua gigantesca del Faraone Ramses II. E’ lunga ben 8 metri, ed era sepolta sotto il fango in una baraccopoli del Cairo, tra le rovine di Eliopoli. Il Ministro dell’Antichità egiziano riferisce che si tratta di una delle scoperte più importanti per l’Egitto. Accanto a questa statua, anche un’altra di circa un metro d’altezza raffigurante il Faraone Seti II.

Fonte e immagini: Il Fatto Quotidiano

E’ una scoperta che andrà ad arricchire il già importante patrimonio archeologico egiziano.

UN PO… DI ENERGIA


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Il nostro fiume Po può creare… un Po di energia, tanta quanto ne crea tre centrali nucleari. A dirlo sono due ricercatori italiani, due cervelli in fuga, eccellenti ricercatori all’Università di Standford: Fabio La Mantia e Mauro Pasta, che fanno subito capire di che Pasta sono fatti. Coadiuvati dai professori Yu Cui e Bruce Logan, i loro studi sull’argomento sono finiti in due importantissime riviste scientifiche: Nature e ACS Nano Letters.

Ma come può il fiume Po produrre energia? Il principio è molto complesso, ma intuitivo. Quando un corso d’acqua dolce incontra il mare (acqua salata) alla foce, avviene una miscelazione. La differenza di salinità tra i due liquidi innesca un processo chimico dal quale si sprigiona energia, che senza qualcosa che la raccoglie, viene sprecata.

I due ricercatori spiegano il procedimento di produzione di energia in quattro passi:

1- Caricamento della batteria in acqua dolce. Durante il primo step vengono rilasciati sodio e cloruro, presenti in origine nei due elettrodi;
2- Sostituiamo la soluzione con l’acqua marina. La maggiore entropia dell’acqua salata rispetto a quella dolce permette un aumento di voltaggio;
3- Scaricamento della batteria. A questo punto “catturiamo” il sodio e il cloruro dell’acqua di mare e li convogliamo nei due elettrodi;
4- Re-immissione dell’acqua dolce nel sistema. Dal momento che l’acqua dolce ha una minore entropia di quella marina, il voltaggio della batteria tenderà a diminuire.

Secondo i calcoli di questi due ricercatori, un sistema di questo genere soddisferebbe, a livello mondiale, il 13% del fabbisogno energetico. Secondo calcoli teorici, se la “Batteria di Miscelazione Entropica”, cioè questo sistema di produzione dell’energia, venisse posta alla foce dei principali fiumi mondiali, si potrebbero ricavare circa 2 Tera Watt: l’equivalente di 2mila centrali nucleari.

Il fiume Po, unito alle acque del Mar Adriatico, potrebbe produrre circa 3,8 GigaWatt di energia, tanta quanta ne producono 3 centrali nucleari. Questa è solo una teoria, perché ragionevolmente il Po potrebbe creare 1,5-2 GW di energia, l’equivalente di una grossa centrale nucleare.

Fonte: ambientebio

LA PIANTA CHE COMBATTE I TUMORI


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In Molise c’è una pianta che, secondo la tradizione e il sapere degli anziani del posto, curerebbe i tumori. Pare che questa pianta abbia importanti proprietà antitumorali. Ora questa credenza è stata confermata dall’Istituto di Sanità! Il nome latino è “Prunus Spinosa Trigno”, un arbusto spinoso che cresce nelle più incontaminate aree del Molise.

Il suo estratto, secondo l’Istituto di Sanità, se viene addizionato ad un mix di aminoacidi, sarebbe in grado di uccidere tra il 70 e il 78% delle cellule tumorali e di inibirne la proliferazione. La Ricercatrice dell’ISS Stefania Meschini ha spiegato, in occasione del IV congresso internazionale di medicina biointegrata, che “Nella sperimentazione in laboratorio, abbiamo trattato con l’estratto della pianta cellule cancerose di pazienti affetti da cancro a colon, polmone e cervice uterina. Abbiamo quindi osservato che, da solo, l’estratto non aveva effetti, ma addizionato ad un particolare complesso a base di aminoacidi, minerali e vitamine, denominato Can, è stato in grado di ridurre la sopravvivenza delle cellule tumorali ed ha portato a distruzione tra il 70 e il 78% delle cellule cancerose nell’arco di 24 ore”.

I prossimi passi, secondo la ricercatrice, saranno quelli di sperimentare la cura sugli animali, con l’obiettivo di arrivare, nell’arco di qualche anno, alla produzione di un nuovo farmaco antitumorale. 

Fonte: direttanews.it

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Speriamo sia il passo in avanti decisivo per la cura di qualsiasi tipo di tumore, di modo che il cancro si possa definitivamente sconfiggere in poco tempo, e come diceva Umberto Veronesi, speriamo che “ci siano sempre meno motivi per piangere, e sempre di più per sorridere”.

I PESCI PARLANO


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Sì, e gli asini volano” mi potrebbe rispondere qualcuno… In realtà è stata registrata la “voce” dei pesci. Noi diciamo “muto come un pesce“, ma i pesci parlano e comunicano tra di loro. L’oceano non è silenzioso, siamo noi che non riusciamo a percepire la frequenza del suono. Alcuni scienziati della Curtin University di Pearth lo hanno scoperto.

Questo team di scienziati afferma che la stragrande maggioranza dei pesci scambia quotidianamente dialoghi incessanti che si diffondono anche per decine o centinaia di chilometri. Le acque degli Oceani, di conseguenza, non sono così silenziose come potrebbero apparire alle nostre orecchie. I pesci comunicano tra loro e, garantiscono i ricercatori, cantano, formando persino dei cori, soprattutto all’alba e al tramonto.

Per maggiori informazioni leggete l’articolo pubblicato su Tiscali Ambiente.

Insomma, i pesci parlano e cantano, addirittura in coro. E dialogano tra di loro. Chi sa cosa penseranno degli uomini, in particolare riguardo ai pescatori e a chi scarica rifiuti e veleni in mare. Come cantava l’indimenticabile Lucio Dalla: “Frattanto i pesci dai quali discendiamo tutti assistettero curiosi al dramma collettivo di questo mondo che a loro indubbiamente doveva sembrar cattivo e cominciarono a pensare nel loro grande mare com’è profondo il mare. E’ chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce anzi è un pesce. E come pesce è difficile da bloccare perchè lo protegge il mare, com’è profondo il mare“.

TARTARUGA RITROVATA VIVA DOPO 34 ANNI


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Realengo, Rio de Janeiro – Siamo nel 1982 quando la famiglia Almeida effettua alcuni lavori di ristrutturazione della propria casa. Hanno una tartaruga dalle zampe rosse, che si chiama “Manuela“. D’improvviso non la vedono più. La porta è aperta, e loro pensano che si sia allontanata un attimo per immergersi nella foresta. Ma Manuela non torna. Passano gli anni, i figli crescono, lasciano la loro casa, e il loro padre rimane vedovo. Quest’ultimo comincia ad accatastare in soffitta televisori e mobili trovati per strada.

Quando l’uomo viene a mancare, circa un mese fa, i figli ritornano nella loro casa per svuotarla, quando, dopo 34 anni, ritrovano Manuela viva e vegeta. La tartaruga è sopravvissuta in tutti questi anni mangiando le termiti che minacciavano il legno.

Fonte e immagine: quotidiano.net

Della serie “A volte ritornano“. Ma si sa, ognuno ha i suoi tempi. 🙂