DA CHE PARTE STANNO LE ISTITUZIONI?


Fotografia de Alberto Manca

Riporto quanto scritto da un mio amico, parlamentare del MoVimento 5 Stelle e rappresentante del territorio del Nuorese, Alberto Manca, che denuncia l’inquinamento nel mio paese confinante, Ottana. In modo particolare, però, denuncia la reazione del Sindaco di Ottana, che invece di attaccare chi avvelena costantemente il territorio attacca chi denuncia i veleni. Queste le sue parole:

Apprendo con stupore le lamentele del primo cittadino di #Ottana in merito al mio impegno, teso evidentemente alla tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Mi sarei aspettato un aiuto, una richiesta di collaborazione per lavorare uniti e per risolvere definitivamente le criticità ambientali dell’area in questione, e invece no!
Il problema sarei io che, a suo parere, rovinerei le eccellenze gastronomiche ottanesi (come se nella zona industriale tali prodotti siano coltivati o trasformati). Probabilmente è sfuggito al Sindaco il mio impegno proprio a tutela delle piccole produzioni #agrozootecniche, anche attraverso l’approvazione di importanti strumenti finanziari, come il pegno rotativo, per il quale avevo presentato apposita proposta di legge.

Voglio comunque ringraziare la massima rappresentanza istituzionale di quel territorio, poiché attraverso la sua presa di posizione scomposta, mi dà l’occasione per ricostruire l’impegno che porto avanti per il territorio di Ottana, vittima di speculazioni politiche e prenditoriali. Rammarica la presa di posizione del Sindaco, il quale ritiene addirittura che la mia attività, tra le quali la richiesta d’intervento dell’Autorità Giudiziaria, debba ricevere la sua preventiva approvazione (oltre Sindaco è anche Pretore?).

L’esposto che ho presentato per la vicenda delle #ceneri pesanti nella piana di Ottana (dove, a seguito dell’inchiesta della Procura sono stati rinvenuti rifiuti interrati) ha causato così tanti danni agli #agricoltori e agli #allevatori? Questi non hanno diritto di condurre le proprie aziende in un territorio libero dall’#inquinamento?

L’Arpas, nel monitoraggio costante e continuo della falda sotterranea, rileva concentrazioni di elementi chimici (ad esempio #mercurio) fuori norma, oramai da tanto tempo, da definirlo inquinamento storico. Per me questo è un problema grave, da risolvere attraverso un impegno forte e determinato da parte delle istituzioni proprio per garantire la salute della popolazione, dell’ambiente e per fornire garanzie agli imprenditori che operano nel territorio.

Il Sindaco è a conoscenza del fatto che ad oggi, nonostante siano passati oltre 8 anni, nulla è stato ancora fatto per determinare i valori di fondo per alcune sostanze nella zona industriale.
Ebbene, questa per me è una situazione insostenibile e proprio per questo ho attivato un confronto con gli enti competenti, tra i quali l’#ISPRA.

Il Sindaco è a conoscenza del fatto che alcune imprese, nonostante operino da anni, non hanno mai proceduto a redigere il piano di caratterizzazione. Lo #Stato, attraverso la sua partecipata, ha ottemperato a quanto la norma richiede.
Perché il Sindaco ha un atteggiamento dicotomico?
Perché ha richiesto a queste imprese il suddetto piano solo dopo il mio accesso agli atti?
Perché per anni è stato consentito a tali aziende di non ottemperare a quanto la norma impone, privando il territorio di informazioni fondamentali per definire lo status ambientale?
Veramente si ritiene che il problema sia chi grida a gran voce e pretende legalità a fronte di silenzi decennali?

Il Sindaco è a conoscenza del piano di caratterizzazione relativo al depuratore del Consorzio industriale, ove si indica chiaramente che quest’ultimo è “bersaglio” della contaminazione? Vogliamo pretendere, in maniera corale, di capire la causa delle fonti d’inquinamento?
O dobbiamo ancora tacere?

Il Sindaco è a conoscenza del fatto che le macerie abbandonate a seguito dell’abbattimento degli stabilimenti ex Lorica, spolpati dei materiali valorizzabili e abbandonati in quell’area da anni, presumono la presenza di una discarica.
Dai documenti che ho acquisito non ho alcun documento che esclude la presenza dell’amianto (credo che la vicenda degli ex esposti all’amianto e le loro battaglie mi porti a pormi qualche dubbio). Ma indipendentemente dalla presenza di questo pericoloso elemento, l’abbandono di rifiuti speciali ha profili penali da verificare. Per questo ho richiesto all’UNICA autorità preposta alla verifica del rispetto della legge. Non il parlamentare, non il Sindaco. Spero solo che la #Procura agisca senza far passare ulteriore tempo, per questa e tutte le criticità presenti nella zona industriale.

Il Sindaco è a conoscenza del fatto che nella Zona Industriale di Ottana si è avuta la cessione di stabilimenti, terreni dal pubblico al privato (attraverso un intervento politico indecente) praticamente a costo zero ma con la clausola dell’onere ambientale a carico degli acquirenti. Perché si ostina a richiedere risorse pubbliche per le bonifiche e non richiede, con altrettanta forza, che chi ha goduto dei benefici concessi a suo tempo (nonostante il licenziamento dei dipendenti e la chiusura della maggior parte delle attività) proceda in egual modo? Io sono impegnato in questo Signor Sindaco, e chiedo un suo impegno, a gran voce o in sordina, veda Lei.

Il Sindaco minimizza l’inquinamento nella zona industriale di Ottana ma nel contempo richiede l’inserimento della stessa come “Sito d’interesse nazionale” (basterebbe fare una semplice ricerca normativa per capire che Ottana non può rientrare in tale categoria).

Considerati i suoi intensi rapporti (sinora poco proficui) con la Regione, suggerisco allo stesso di richiedere l’inquadramento della zona industriale come SIR (Siti di Bonifica di Interesse Regionale – ndr), richiedere finanziamenti per certificare in maniera chiara e definitiva lo status ambientale, evitare di creare inutili, demagogiche commissioni d’inchiesta pre-elettorali che nulla hanno portato a galla (tranne alcune simpatiche esternazioni sull’origine naturale del mercurio). Impegnare risorse pubbliche non per assumere per qualche mese una decina di operai in modalità pre-elettorale, bensì investire per strutturare l’area, una volta bonificata, rendendola pronta per accogliere imprenditori che già hanno manifestato interesse, ma pretendono chiarezza, in primis in campo ambientale.

Sono disponibile a qualsiasi confronto e a lavorare assieme per ottenere questi obiettivi, ma se la richiesta rivolta al sottoscritto prevede il silenzio o l’omissione su fatti palesemente noti a tutti, non perdete ulteriore tempo. Sono stato eletto per rappresentare il territorio, tra cui la piana di Ottana e accendere un faro nella zona industriale di Ottana, dove orde di politici e prenditori hanno costruito fortune politiche a discapito degli ottanesi, della loro salute e del loro reddito”.

Si vuole veramente bonificare il territorio? Cominciamo a lottare contro i veleni. Ma le istituzioni locali perché proteggono chi le avvelena e attaccano chi vuole bonificare? È mai possibile che per questi stramaledettissimi soldi si voglia lasciare che il male e le malattie dilaghino, e soprattutto che i criminali ambientali restino al loro posto di comando continuando ad avvelenare tutto e tutti?

CHI E’ SERGIO COSTA?


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Sergio Costa, neo Ministro dell’Ambiente del Governo Conte, è nato a Napoli nel 1959, e si è laureato in Scienze Agrarie con un master in Diritto dell’Ambiente. Entrato nel Corpo Forestale, ne è diventato Comandante nella Regione Campania. Nei primi anni del 2000 ha condotto l’indagine sulla Terra dei Fuochi, sui rifiuti tossici sotterrati dal Clan dei Casalesi nella piana agricola compresa tra le province di Caserta e Napoli.

Nel 2017, quando il Corpo Forestale dello Stato è stato accorpato all’Arma dei Carabinieri è diventato Generale di Brigata dell’Arma. Saranno tante le questioni aperte sul tavolo del Ministero, in modo particolare dovrà affrontare due questioni: i continui sforamenti dei limiti di inquinamento atmosferico per quanto riguarda le polveri sottili, le cosiddette  “pm10”, a causa delle quali l’Italia è stata più volte deferita dalla Corte Europea alla Commissione di Giustizia; e quella del Deposito Unico di Scorie Radioattive Nucleari.

Fonte: La Nuova Ecologia

Il Comandante Sergio Costa è, a mio avviso, una delle persone più affidabili per quanto riguarda le questioni ambientali. Personalmente sono contento che sia stato scelto lui a guidare il Ministero dell’Ambiente. Cosa ne pensate della sua nomina?

PORTO TORRES: LIQUAMI IN MARE


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Porto Torres è un comune di circa 22.300 abitanti, che ospita un importante complesso industriale, andato però in fallimento nel 2009 con la progressiva chiusura di numerose fabbriche e la conseguente perdita di numerosi posti di lavoro (Fonte: Wikipedia). Ora quelle industrie ci presentano un altro conto da pagare: quello dei liquami, dei rifiuti non correttamente smaltiti e che quando piove vanno a finire in mare.

Così è successo anche oggi. I tombini saltano come tappi di bottiglia e vomitano ciò che per anni hanno ingurgitato. Ed ecco la situazione. Il video lo potete vedere cliccando qui.

LATINA: 22 ARRESTI PER DISCARICA


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Sversavano di notte rifiuti velenosi e li sotterravano in una cava dismessa. 22 arresti a Latina. Decine di camion e macchinari utilizzati per il trasporto e l’interramento immediato delle sostanze pericolose. E’ quanto ha scoperto la Polizia al termine di un’inchiesta che ha portato all’arresto di una ventina di persone accusate, a vario titolo, di far parte di un’associazione dedita al traffico illecito di rifiuti pericolosi.

Qui potete trovare l’articolo completo e il video delle telecamere nascoste che hanno scoperto il malaffare.

CAGLIARI: 7 ARRESTI PER DISASTRO AMBIENTALE


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Con la grave accusa di disastro ambientale sono stati arrestati i vertici della “Fluorsid” di “Macchiareddu”, la Zona Industriale del capoluogo sardo, e di altre aziende esterne. L’azienda, che fa capo al Presidente del Cagliari Calcio, Tommaso Giulini (che al momento non risulta indagato), produce acido fluoridico, ed è collegata alla miniera di Silius (Gerrei).

Il blitz del Nucleo Investigativo del Corpo Forestale della Sardegna, è stato eseguito ieri mattina, ed è stata posta sotto sequestro l’area di stoccaggio dell’impianto industriale. Secondo l’accusa, i rifiuti speciali non sarebbero stati trattati secondo le precauzioni, e in alcuni casi sarebbero stati stoccati. Le conseguenze?

Forte contaminazione per dispersione di polveri nocive contenenti fluoro, contaminazione del terreno per diffusione di polveri di fluoro, poi andate a finire sui pascoli, e delle falde da metalli pesanti e composti inorganici, e contaminazione da fluoro degli allevamenti di Macchiareddu.

Le indagini sono partite, da quanto si apprende, da un esposto denuncia a seguito delle analisi a cui erano stati sottoposti alcuni capi di bestiame. I veterinari della Asl avevano diagnosticato la fluorosi, una patologia che provoca la crescita a dismisura delle ossa e dei denti degli animali che non riescono più a cibarsi. 

Gli abitanti di Macchiarddu, lo riporta anche il Gip nell’ordinanza, avrebbero lamentato la presenza di polveri bianche nelle case, bruciore agli occhi e alle vie respiratorie. In alcuni casi anche “effetti nocivi sui figli minori”, pare continue polmoniti. Tra le altre contestazioni l’interramento e sversamento di fluorsilicati, fanghi acidi, amianto, oli, cloruro e lavorazione all’aperto di sostanze velenose.

Fonte: Sardinia Post

IN NOME DELL’INTERESSE (MULTI)NAZIONALE


interesse-nazionale

Interesse Nazionale. Due parole che mi fanno rabbrividire. Un concetto che mi mette la pelle d’oca, se penso alle sue conseguenze. E’ uno dei motivi che mi fa votare NO al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Il c.d. “interesse nazionale” riguarda le opere “pubbliche”, cioè quelle che dovrebbero servire per lo sviluppo economico dell’Italia.

Grazie a questa riforma lo Stato acquista un potere che va a superare tutti gli ostacoli e i veti di ciascun individuo e regione. Due parole che sovrastano qualsiasi tentativo di veto. Con questa riforma il Governo potrebbe dichiarare “di interesse nazionale” qualsiasi porcheria e industria di veleni e di morte: discariche, inceneritori, depositi di scorie nucleari, centri commerciali, palazzi, grattacieli, super condomini, acciaierie, raffinerie, centrali a carbone, concerie, trivellazioni, fabbriche di bombe, poligoni di tiro, eccetera…

Insomma, tutte queste opere potrebbero essere dichiarate di “interesse strategico nazionale”. Con buona pace dei soliti noiosoni ambientalisti sempre pronti a dire NO a tutto, dei cittadini preoccupati per la loro salute e dell’aria che respirano i loro figli, dei comuni e delle regioni. Se vince il sì vince l’interesse (multi)nazionale. Sì, perché in realtà chi ci guadagna sono proprio le multinazionali dei veleni, che fanno campare gli Stati, ma che fanno crepare le solite capre che siamo noi, i cittadini comuni.

Ricordatevi questo termine: “Clausola di supremazia”. E’ questo il “pacco” che contiene questa “riforma”, e che consente al Governo di avvelenare il Paese. Ecco perché vi invito fortemente a recarvi alle urne il 4 dicembre prossimo, e inondare di NO questo governo di nominati, di non eletti, di padroni in grado di sovrastare qualsiasi ostacolo e di avvelenare il nostro presente e futuro.

PORTO TORRES: DEPOSITO SCORIE NUCLEARI


deposito scorie nucleari

Vi ricordate che qualche mese fa si parlava dell’individuazione di un Deposito Unico Nazionale di Scorie Nucleari Radioattive? Ecco, quel deposito c’è già. E’ stato scoperto a Porto Torres. Ad annunciarlo è stato il Sindaco cinquestelle di Porto Torres Sean Wheeler.

Il Deposito è stato sequestrato, e contiene ben settemila tonnellate di rifiuti tossici nucleari. Le scorie sono di proprietà della Syndial, società appartenente ad ENI. Il Sindaco denuncia il fatto, e dichiara che “Syindial non ha mai provveduto a mettere in sicurezza quell’area, nonostante sia stata sollecitata a più riprese nel corso degli anni“.

Sostanzialmente quei rifiuti andavano smaltiti in strutture apposite, dato il pericolo per il materiale estremamente tossico. Fatto estremamente grave questo, per l’inquinamento del territorio e la salute dei cittadini.

Fonte: italiainmovimento.it

ANCHE L’AUSTRIA DICE NO AL NUCLEARE


austria

Protagoniste indiscusse della scena della (fu) Unione Europea in questi giorni sono sicuramente la Grecia (con il NO alla “proposta” di accordo dell’Unione), e… la Germania che si mette contro la Grecia? No: l’Austria. Anche l’Austria vorrebbe uscire dall’Euro e ritornare alla sua valuta nazionale, notizia di questi giorni. E non è tutto! Infatti l’Austria ha detto NO anche al nucleare. Vorrebbe puntare sulle energie rinnovabili.

A dire il vero anche l’Austria ha votato un referendum nel 1978 contro il nucleare, perciò la centrale nucleare che era in costruzione alle porte di Vienna è rimasta come un’incompiuta. Da quel momento il governo austriaco cominciò ad investire molto in fonti energetiche alternative. Ora vogliono smantellare quella centrale, recuperare il sito e puntare sulle energie rinnovabili. E in Italia?

E CI RIPROVANO ANCORA!


deposito nucleare

Ancora una volta dobbiamo difenderci contro gli attacchi dello Stato nei nostri confronti. Ancora una volta la Sardegna viene vista come la spazzatura d’Italia, vista la sua proverbiale antisismicità. E proprio a causa di questa nostra “qualità”, per via della mancanza di vulcani attivi e per via della lontananza dalla terraferma, ancora una volta la Sardegna viene presa di mira da chi vuole scaricare le scorie nucleari sul nostro territorio regionale.

Ancora una volta siamo costretti a lottare con le unghie e con i denti per difendere la nostra isola dallo sfruttamento. Si è costituito il Comitato contro lo Stoccaggio di Scorie Nucleari sul nostro territorio. Il 15 dicembre dovrebbe essere approvato il decreto che individua il deposito unico di stoccaggio delle scorie radioattive. La Sardegna rischia di essere la principale indiziata.

La prima mossa del comitato sarà quella di mobilitare la Regione Sardegna contro questa scelta scellerata che potrebbe annullare gli effetti dello storico referendum del 2011 che ha sancito la volontà dei sardi di opporsi al conferimento di scorie radioattive e nucleari sul territorio sardo.

“Oggi con l’approvazione dello sblocca Italia la legislazione è cambiata in peggio e la competenza esclusiva per quanto riguarda i controlli e le autorizzazioni relative all’ambiente è stata accentrata su Roma – denunciano gli attivisti – Il governo nazionale potrebbe quindi non tenere conto dei pareri della Giunta e del Consiglio regionale sia in materia di trivellazioni sia rispetto alla localizzazione dei depositi delle scorie nucleari“. Ma il Comitato avverte: “Dovranno passare sui nostri corpi prima di obbligarci a subire questo disastro ambientale“.

Fonte: l’Unione Sarda.

Basta con lo sfruttamento. Procurad’e moderare sa bostra tirannia.

SARDEGNA PATTUMIERA NUCLEARE?


deposito nucleare

Il deputato sardo Mauro Pili denuncia la possibilità che la Sardegna possa ricevere le scorie radioattive nucleari. Infatti si continua a dire che la Sardegna, per la bassa possibilità di fenomeni sismici, sarebbe il sito ideale per il deposito unico nazionale delle scorie radioattive nucleari. La Sardegna sarà davvero la pattumiera nucleare d’Italia?

METALLI PESANTI A PORTOSCUSO


portoscuso

E adesso? Chi è che deve “portare scusa” agli abitanti di Portoscuso? Chi è che deve portare scusa per la presenza di metalli pesanti sulle tavole degli abitanti? Questo perché a Portoscuso si mangiano e si bevono metalli pesanti. Prodotti altamente contaminati dai metalli pesanti, dal latte di pecora al latte di capra, contenenti piombo e diossina. Dai prodotti ortofrutticoli al vino. Tutti contaminati.
Gli abitanti di Portoscuso vivono in un ambiente fortemente degradato e contaminato da diverse attività “economiche”. Si va dai fumi di acciaieria al bacino dei fanghi rossi, dagli sversamenti di inquinanti in mare alle discariche abusive di rifiuti tossici, dalle nubi di fluoro ai traffici illeciti di rifiuti industriali. E’ questa la denuncia del Gruppo di Intervento Giuridico Onlus.

(Foto e informazioni prese dal sito globalist.it)

IL FU…. KUSHIMA, 3 ANNI FA


nucleare

Tre anni fa una violentissima scossa di terremoto, seguita da uno tsunami, ha colpito il Giappone. Lo tsunami ha anche provocato un incidente nucleare nella cittadina di Fukushima. Un incidente che ha a sua volta provocato la fuoriuscita di radiazioni, e un rischio di esplosione che è stato scongiurato da 50 volontari operai della Centrale Nucleare.
Un gesto eroico, perché hanno messo a forte repentaglio la loro vita per salvare quella di milioni di giapponesi. E infatti l’operaio che dirigeva i lavori di “spegnimento” del reattore è morto un anno fa, il primo martire. Tanti altri si sono ammalati. Evitando, scongiurando l’esplosione che avrebbe contaminato l’intero pianeta.
Purtroppo l’incidente ha provocato la contaminazione dell’intera cittadina, cibo e acque comprese. A tre anni dal disastro, è tutto contaminato, 200mila sono le persone sfollate non ancora rientrate nelle loro case a Fukushima, che non è stata ancora bonificata, e aumentano in modo esponenziale i casi di tumore e di leucemie.
Fukushima da tre anni è una città fantasma. Una città non ancora bonificata. Una città colpita da un sistema industriale completamente sbagliato, ma che i governi si ostinano a perseguire.

PORTO TORRES: OLTRE IL DANNO, LA BEFFA


petrolchimico

Tutti assolti per prescrizione sopravvenuta. E’ questa la sentenza shock emessa dal Tribunale di Sassari per i vertici dell’ex petrolchimico accusati di avvelenamento colposo, disastro ambientale colposo e violazione delle norme che fissano quali sostanze possono essere smaltite attraverso gli scarichi industriali. E per i veleni di Porto Torres, della “Collina dei Veleni“, nessuno pagherà. Per anni in mare è stato sversato cadmio, mercurio, il letale PBC, benzene, rame, zinco e cianuri.

L’inchiesta partì nel 2003, a seguito di uno spettacolare blitz degli indipendentisti di IRS (Indipendentzia Repubrica de Sardigna), i quali, armati di pale, maschere antigas e ruspe, scavarono la collina Minciaredda, ribattezzata “Collina dei Veleni”, per mostrare a tutti ciò che tutti sospettavano ci fosse:  un cimitero di scorie industriali tra il Petrolchimico e Fiume Santo. Oggi gli attivisti di IRS chiedono al nuovo governatore della Sardegna di prendere una posizione chiara sulla vicenda, definita, ovviamente, inaccettabile.

Nessun colpevole, nessun responsabile. Tutti prosciolti. Prima il danno, con l’inquinamento e le tante malattie e morti, ora la beffa.

ARMI CHIMICHE SIRIANE IN SARDEGNA?


armi chimiche

In questi giorni si sta vociferando su un possibile arrivo di navi cariche di armi chimiche provenienti dalla Siria in Italia, in una località segreta. Quella località segreta potrebbe essere in Sardegna: o La Maddalena o l’Isola di Santo Stefano. Il Comitato Gettiamo Le Basi denuncia strani “movimenti” a La Maddalena, e temono stiano preparando il terreno per poter accogliere le armi chimiche, per poterle poi distruggere. Addirittura si dice sia sparita dalla rotta una nave di linea “sospetta”.

Secondo gli antimilitaristi ”si potrebbe trattare di un’attività di sgombero effettuata nei depositi della base Nato per fare spazio alle armi chimiche siriane“. Il tutto “sarebbe una conferma alle nostre certezze sull’uso della Sardegna come pattumiera bellica e sul fatto che La Maddalena sia la migliore location a livello europeo in  quanto a stoccaggio di armi non convenzionali“.

(FONTE: itenovas)

Tutto questo è INACCETTABILE.

SIRIA: SI RISCHIA CONTAMINAZIONE DA URANIO IMPOVERITO


stop war on siria

La guerra, si sa, porta degli effetti devastanti, in conto di vite umane, di feriti, di sofferenza, di dolore atroce per i familiari, di lutto, di famiglie distrutte, di carestie… Se poi ci si aggiunge pure l’uranio impoverito, allora la guerra costa ancora di più. Senza contare il costo dei soldati che si devono pagare profumatamente, il costo degli aerei e degli arsenali

Secondo Falco Accame, Presidente dell’Anavafaf (che non è una parolaccia), ovvero dell’Associazione Nazionale Assistenza Vittime Arruolate nelle Forze Armate e delle Famiglie dei Caduti, dice che in caso di attacco dello U.S. ARMY, l’esercito degli Stati Uniti, potrebbero piovere sulla Siria fino a 84 tonnellate di uranio impoverito! Questo perché ognuno dei 280 Tomahawk contiene trecento chili di uranio impoverito! I danni alla popolazione nei prossimi decenni sarebbe INESTIMABILE

Altro motivo per chiedere di SCUNGIURARE questa guerra bastarda.

IL PROTOMARTIRE DI FUKUSHIMA


masao

E’ morto Masao Yoshida. Stroncato a 58 anni da un tumore all’esofago. Il primo martire di Fukushima, il primo “kamikaze”, il primo eroe che, assieme ad altri cinquanta suoi colleghi, invece di scappare da quell’inferno, ha voluto compromettere definitivamente la sua vita, ha accettato la quasi certezza matematica di essere avvelenato dalle radiazioni della centrale nucleare di Fukushima.

L’11 marzo 2011, il Giappone è scosso da un terremoto fortissimo, devastante, che ha provocato diversi crolli, diversi morti (molto pochi rispetto alla potenza del terremoto, quasi tre volte più forte di quello che ha provocato il disastro dell’Aquila, segno che i giapponesi sono davvero un esempio di efficienza, di sicurezza, maestri nell’edilizia e nella sicurezza antisismica).

Ma soprattutto ha causato uno tsunami, che a sua volta ha provocato un surriscaldamento dei reattori nucleari della centrale di Fukushima, una fuga radioattiva che ha fatto registrare un livello di radiazioni di mille volte superiore rispetto al limite tollerabile, e che ha scatenato una fuga di massa dal luogo dell’incidente.

E mentre tutti vengono fatti evacuare, cinquanta degli ottocento operai della centrale nucleare, tra cui Masao Yoshida, all’epoca direttore della centrale che ha diretto i lavori di contenimento del danno, decidono di restare. Decidono di fare tutto il possibile per abbassare la temperatura dei reattori, ormai fuori controllo e a rischio esplosione. Decidono addirittura di buttarvi l’acqua del mare.

I cinquanta si danno il cambio, una manciata di secondi per uno, superprotetti sotto le loro tute, per limitare la contaminazione, per limitare la quantità di radiazioni e di veleno da ricevere, da respirare. Ma troppo forti le radiazioni, le tute non bastano a difendersi. Lo sanno benissimo. Hanno accettato il rischio di essere avvelenati per tutta la loro vita, per evitare che altre centinaia, migliaia e milioni di connazionali giapponesi venissero contaminati e avvelenati.

Cinquanta kamikaze, cinquanta martiri, cinquanta angeli, cinquanta EROI, che hanno deciso di andare a MORIRE, di una morte lenta, atroce, dolorosissima, al posto di centinaia, migliaia o milioni di loro connazionali. Nove mesi dentro l’inferno della centrale nucleare, nove mesi di contaminazioni dirette, nove mesi che hanno scatenato in lui un tumore all’esofago, diagnosticatogli appena dopo il termine delle operazioni di spegnimento.

E nonostante la società smentisca che la sua malattia sia legata all’incidente, perché dicono che simili malattie si sviluppano dopo almeno 5 anni dalle radiazioni, io sono convinto che nove mesi (sempre a rischio esplosione) di radiazioni siano stati fatali a questo vero EROE. Forse la quantità di radiazioni è stata troppa.

E nonostante lui continuasse a sostenere sino all’ultimo il nucleare, e lottò non solo contro la malattia, ma anche per migliorare, a seguito di quell’incidente, la sicurezza nelle centrali nucleari di tutto il mondo, resta un grande eroe, un grande “kamikaze”, un martire, il primo di quell’incidente che avrebbe dovuto far riflettere il Giappone sulla pericolosità di queste centrali anche in caso di terremoti e tsunami, e che invece continuano a sostenere, con ancora più forza.

IL FU-KUSHIMA


Esattamente un anno fa, l’11 marzo 2011, il Giappone viene scosso da un fortissimo terremoto, oltre il settimo grado della Scala Richter, un terremoto dalle proporzioni devastanti. A seguito di quella scossa nessuna casa, e ripeto, nessuna casa è crollata, segno che i giapponesi sono veramente un popolo attento, ben organizzato, che fanno le cose per bene. Ma la scossa ha causato uno tsunami di enormi dimensioni, il quale ha provocato la fusione del nocciolo di tre dei sei reattori della centrale nucleare di Fukushima. Una serie di incidenti e calamità naturali a catena che hanno messo in ginocchio una superpotenza tecnologica ed economica come il Giappone.
Oltre 19mila tra morti e sfollati, soprattutto a Fukushima, città teatro del terribile incidente nucleare. Gli abitanti della città sono stati evacuati oltre il raggio di trenta chilometri dal luogo dell’incidente.
I giapponesi hanno dimostrato comunque grande compostezza nel loro dolore, grande organizzazione, grande spirito di squadra e di
sacrificio. Sì, sacrificio. Come quello dei cinquanta degli ottocento operai della centrale nucleare di Fukushima, che hanno sacrificato per sempre la loro vita, la loro salute, inondati dalle altissime radiazioni, letali per chiunque, per evitare l’esplosione dell’intera centrale, e quindi per evitare ulteriori disastri. Cinquanta eroi, i nuovi “kamikaze“, i nuovi martiri.
Cinquanta angeli che giorno e notte, senza sosta, hanno lavorato per cercare di scongiurare l’esplosione, e la fissione nucleare. A seguito di quell’incidente il Governo giapponese decide di disattivare 52 delle 54 centrali nucleari  attive in Giappone.
Tutto il mondo politico si è mobilitato, e anche l’Italia, col suo governo favorevole al ritorno del nucleare dopo il referendum del 1987, ha dovuto calmare i bollenti spiriti, e si è arreso solo dopo il grande referendum del giugno scorso, quando gli italiani hanno dato la seconda botta a chi voleva violare la sovranità del popolo.
Siamo fieri di quel risultato, storico come quello del 1987. Dopo tanti anni di referendum falliti (e fatti fallire), stavolta il nostro impegno è stato finalmente premiato.
Siamo stati sempre contrari al nucleare, ben prima dell’incidente di Fukushima, e ci siamo battuti per far raggiungere il quorum. Il nucleare infatti è una buonissima fonte di energia, che produce vapore acqueo, e quindi non emette co2, ma ha tanti difetti e tanti svantaggi:
– le radiazioni che seguono ogni fase di produzione dell’energia;
– l’uranio: materiale non rinnovabile, finito, che si deve lavorare bene prima di essere usato per la produzione di energia;
– l’utilizzo militare: il nucleare serve, non solo per produrre energia, e quindi per scopi civili. Serve anche, purtroppo, per scopi militaristici e bellici, come la costruzione della bomba atomica e delle armi all’uranio impoverito, che hanno causato, soprattutto nella missione balcanica, tanti malati di leucemie, linfomi, e tante, tante morti, soprattutto a seguito di queste terribili malattie;
– in caso di incidente (come quello di Fukushima del 2011, o quello di Chernobyl del 1986), le centrali rilasciano radiazioni in quantità letale per chiunque abiti nelle vicinanze (e non solo nelle vicinanze), tali da rendere inabitabili intere regioni del pianeta;
– la centrale nucleare costa tanto, sia per la sua costruzione, sia per la sua manutenzione, e questo toglierebbe fondi agli investimenti sulle fonti rinnovabili e veramente pulite;
– e infine (ultimo ma non ultimo svantaggio), produce
scorie radioattive, che rimangono tali per 25.000 anni. Scorie che non possono essere depositate in nessuna parte del pianeta. Scorie altamente pericolose.
Per tutti questi motivi siamo sempre stati contrari alla produzione di energia da fonte nucleare.
Fukushima oggi è una città vuota, inabitata, sfollata, e lo sarà ancora per tanto tempo. Vogliamo sperare che incidenti come questo non si verifichino mai più.
No alla costruzione di nuove centrali nucleari, sì al futuro: le energie rinnovabili.