COCIV O NOCIV?


terzo-valico

L’inchiesta sul Terzo Valico che ha portato all’arresto di alcuni manager del COCIV (COnsorzio Collegamenti Integrati Veloci), ha fatto emergere una intercettazione che mette la pelle d’oca. A un dipendente del Consorzio, al quale era stato assegnato il compito di costruire il Terzo Valico, che si lamentava della presenza consistente di amianto, uno dei supermanager arrestati lo aveva tranquillizzato: “Tanto la malattia arriva tra trent’anni”.

Fonte: La Stampa

Ecco perché siamo contrari alle “grandi opere”. Perché speculano sulla pelle dei cittadini. Questo è il NOCIV.

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IN NOME DELL’INTERESSE (MULTI)NAZIONALE


interesse-nazionale

Interesse Nazionale. Due parole che mi fanno rabbrividire. Un concetto che mi mette la pelle d’oca, se penso alle sue conseguenze. E’ uno dei motivi che mi fa votare NO al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Il c.d. “interesse nazionale” riguarda le opere “pubbliche”, cioè quelle che dovrebbero servire per lo sviluppo economico dell’Italia.

Grazie a questa riforma lo Stato acquista un potere che va a superare tutti gli ostacoli e i veti di ciascun individuo e regione. Due parole che sovrastano qualsiasi tentativo di veto. Con questa riforma il Governo potrebbe dichiarare “di interesse nazionale” qualsiasi porcheria e industria di veleni e di morte: discariche, inceneritori, depositi di scorie nucleari, centri commerciali, palazzi, grattacieli, super condomini, acciaierie, raffinerie, centrali a carbone, concerie, trivellazioni, fabbriche di bombe, poligoni di tiro, eccetera…

Insomma, tutte queste opere potrebbero essere dichiarate di “interesse strategico nazionale”. Con buona pace dei soliti noiosoni ambientalisti sempre pronti a dire NO a tutto, dei cittadini preoccupati per la loro salute e dell’aria che respirano i loro figli, dei comuni e delle regioni. Se vince il sì vince l’interesse (multi)nazionale. Sì, perché in realtà chi ci guadagna sono proprio le multinazionali dei veleni, che fanno campare gli Stati, ma che fanno crepare le solite capre che siamo noi, i cittadini comuni.

Ricordatevi questo termine: “Clausola di supremazia”. E’ questo il “pacco” che contiene questa “riforma”, e che consente al Governo di avvelenare il Paese. Ecco perché vi invito fortemente a recarvi alle urne il 4 dicembre prossimo, e inondare di NO questo governo di nominati, di non eletti, di padroni in grado di sovrastare qualsiasi ostacolo e di avvelenare il nostro presente e futuro.

LICENZIATA PERCHE’ NO TAV


No TAV

Non finisce mai di stupirci questa Italia. Sembrava fatta giustizia quando Erri de Luca, scrittore, veniva assolto ieri per “non aver commesso il fatto“, quello di “istigazione a delinquere“, perché la libertà di parola è e deve essere sacra. Purché non offenda. E la parola “sabotaggionon offende. Sembrava una vittoria dei NO TAV, e invece ecco oggi un’altra mazzata. Una donna viene licenziata perché NO TAV, e perché è andata a lavoro con una maglia con la scritta “NO TAV“.

E’ accaduto a Torino. Angela Giordano, educatrice a contratto nel carcere delle Vallette, a Torino, ha perso il lavoro per aver indossato una maglietta con la scritta No Tav mentre faceva terapia ai suoi pazienti. A questo si aggiunga la colpa di aver abbracciato, mentre usciva dalla struttura di reclusione, un’amica che manifestava all’esterno per solidarietà agli arrestati per gli assalti al cantiere di Chiomonte.

La Giordano lavorava per l’Associazione Morgana che gestisce i percorsi riabilitativi per detenuti tossicodipendenti. Da settembre ovviamente l’associazione ha smesso di passarle lo stipendio. Lei non sa che dire. Ammette di simpatizzare per il movimento No Tav, ma precisa di non aver mai avuto rapporti con esponenti anarchici. E’ vero che ha indossato una t-shirt di quelle che pubblicizzano la campagna contro la Tav ma dopo “quella volta” quella maglietta – considerata “abbigliamento non consono che può essere visto come una provocazione” dai superiori – non l’ha per altro più messa addosso. Anche per questo non si aspettava di essere licenziata. “Sono sempre stata corretta, mi negano il lavoro“, dice l’educatrice.

Fonte: Tiscali.it

Spero solo che venga reintegrata nel suo posto di lavoro, il prima possibile, e che venga retribuita degli stipendi arretrati. I commenti li lascio a voi.

ANCORA SUL DECRET(IN)O SFASCIA-ITALIA


sfasciaitalia

Riporto un articolo dal sito libertaegiustizia.it, dedicato al decret(in)o sfascia-italia.

“Un terribile ritorno a un passato che speravamo di aver lasciato per sempre. Un passato in cui “sviluppo” era uguale a “cemento”. In cui per “fare” era necessario violare la legge, o aggirarla. In cui i diritti fondamentali delle persone (come la salute) erano considerati ostacoli superabili, e non obiettivi da raggiungere” (Tomaso Montanari).

L’Italia è il paese dei dissesti ambientali che fanno vittime ogni anno, della Terra dei Fuochi, dell’Ilva, della Solvay che con l’aiuto delle amministrazioni locali ha ridotto a discariche di veleni le più belle spiagge toscane, dei cornicioni di incuria che crollano dai vecchi palazzi e ammazzano i bambini, delle rovine di Roma e di Pompei che vanno in briciole. Ha una capitale che affoga nell’immondizia, dove a volte pascolano i maiali. È sconciata dalle cementificazioni (otto metri al secondo di consumo del suolo), dalle grandi opere inutili che sventrano le montagne o sfigurano le lagune, dalle autostrade che sfasciano quel che resta di fragili paesaggi celebrati nel mondo (celebrati sulla base ormai di photo shopping che cancellano le brutture), dalla sistematica distruzione dei litorali, delle dune, delle pinete che vi si affacciano, della demenziale proliferazione dei cosiddetti porti turistici, puri pretesti all’edificazione sfrenata, finanziati a volte addirittura coi soldi pubblici stanziati per la difesa dei litorali dall’erosione marina. Se dovessimo proseguire l’elenco consumeremmo troppe pagine ancora.
Ma c’è un aspetto di questo fenomeno – l’apatia, l’indifferenza al male – che ne dice il peculiare aspetto di mentalità, l’aspetto che sembra culturalmente specifico del nostro paese – oggi. E per questo può servire la piccola frase di un Presidente del Consiglio che di mentalità vincenti se ne intende assai bene. Eccola nella sua interezza.
“’Sovrintendente’ è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia. È una di quelle parole che suonano grigie. Stritola entusiasmo e fantasia fin dalla terza sillaba. Sovrintendente de che?”.

Questa frase – un paradigma di cinismo, speriamo inconsapevole – parla dell’istituzione posta a difesa del patrimonio culturale della Repubblica, anche in ottemperanza all’Art. 9 della nostra Costituzione. Proviene dal libro di Matteo Renzi, Stilnovo. La rivoluzione della bellezza da Dante a Twitter, Rizzoli 2012.

Dice con quale spirito il Governo si appresta a varare il decreto Sblocca-Italia.
Ogni cittadino oggi dovrebbe informarsi – lo aiutano in questo gli autori di Rottama Italia: Paolo Maddalena, Giovanni Losavio, Massimo Bray, Edoardo Salzano, Paolo Berdini, Vezio Di Lucia, Salvatore Settis e Tomaso Montanari. Dovremmo prestare un po’ d’ascolto a queste ultime sentinelle nella notte.

Un contributo – di discussione, di informazione, di proposta – anche sulle iniziative che si potrebbero prendere per fermare questa derivapuò venire da ciascuno di noi: perché infine è di tutto quel che ci resta, che si tratta. Del volto stesso del Paese, di ciò che resta della sua bellezza, della sua memoria. Che oggi non vuol dire solo il suo passato, con le sue povere antiche ossa che vanno in polvere. Vuol dire anche ciò che rimane ai nostri figli, al loro futuro. Il tesoro che ci si appresta a distruggere del tutto.
Il futuro, appunto – non solo il passato.
Come leggiamo fin dalla prima pagina di Rottama Italia:
Perché vogliamo che l’Italia cambi verso. Ma davvero. Vogliamo un Paese moderno. E cioè un Paese che guardi avanti. Un Paese che sappia distinguere tra cemento e futuro. E scelga il futuro”.

PRIMO MAGGIO: UNA “LOTTA” ETERNA TRA AMBIENTE E LAVORO


primo maggio

Sembra una lotta eterna tra ambiente e lavoro, tra salute e sviluppo, tra inquinamento e difesa dei posti di lavoro. In questo primo maggio vorrei riflettere sullo scontro tra lavoro e ambiente. Da che parte sta la “verità”? Da che parte dobbiamo stare? Perché non si riesce a conciliare l’ambiente con il lavoro?

Acciaierie, centrali e miniere di carbone, raffinerie, la c.d. “chimica verde” (che di verde ha solo il nome), inceneritori, multinazionali che oggi ci sono, e domani scappano con tutti i soldi dei finanziamenti statali ed europei, lasciando malattie, inquinamento, fame, morte. Sono tante le vertenze aperte su questi fronti.

Da una parte c’è chi ci lavora dentro, ci sono gli OPERAI, che hanno sicuramente il diritto di lavorare, e difendono a spada tratta il loro lavoro, con disperazione, con tutte le loro forze. E ne hanno tutto il diritto! Dall’altra parte c’è l’ambiente, che noi difendiamo, e l’inquinamento che producono questi mostri, anche in conto di morti, di malattie, di intere regioni del pianeta mai più abitabili, insanabili. Che tra l’altro Aprile 2014 è stato il mese più inquinato della storia. E noi? Da che parte dobbiamo stare?

L’Italia si è affidata a un modello di sviluppo che ha portato benessere nel breve-medio periodo, ma che nel lungo periodo ha portato disoccupazione, morti, malattie, fame, miseria, disperazione.
Adesso è il momento di cambiare modello di sviluppo, basato sul rispetto dell’ambiente, e sulla sua valorizzazione: fonti rinnovabili, agriturismi, parchi naturali, escursioni e gite in natura, riparazione e valorizzazione dei nostri beni culturali, storici e paesaggistici, che rappresentano la nostra grande bellezza, puntando sul turismo, sulle nostre bellezze, sull’agricoltura, sul Made in Italy, sulla valorizzazione dei nostri prodotti agricoli e delle nostre carni, abolendo la globalizzazione alimentare. Stop alle esportazioni e alle importazioni dagli altri paesi di prodotti che poi vengono spacciati per italiani, danneggiando i nostri produttori.

Bisognerebbe ripensare a questo modello di sviluppo: stop al consumo del territorio per costruire grandi opere: la vera grande opera è la messa in sicurezza del nostro territorio, che si sgretola ogni volta che scende un pò di pioggia; stop al consumio del territorio, alla cementificazione selvaggia, alle concessioni edilizie fin troppo facili: si cambi a un modello che punti sul “riciclaggio” del cemento, restaurando vecchie (e ormai in disuso) abitazioni ed edifici (e fino a quando non saranno restaurate, lasciamo gli abusivi dentro le case abusive, poi trasferiamoli e abbattiamo quelle case); basta inceneritori, ce ne sono già troppi, si dia via libera al riciclaggio, anche creativo, dei rifiuti.
Ma fino a quando non si trovano soluzioni alternative e concrete bisognerebbe “sopportare” questi mostri, lasciarli eruttare e poi bonificare e trasferire i loro operai accompagnandoli nel loro nuovo lavoro, anche attraverso dei corsi di formazione. Affinché il lavoro non manchi davvero mai.

Ma qui siamo in Italia, e queste cose non si vogliono fare. Le mie sono solo proposte inascoltate. E voi da che parte state?

GRANDI OPERE NON SONO SINONIMO DI RIPRESA E DI SVILUPPO


no tav

E’ in corso a Roma una manifestazione contro le grandi opere, oltre che contro l’austerity e la (porka) troika. Una manifestazione boicottata da alcuni media, ma noi la diffondiamo e la ricordiamo lo stesso. Le grandi opere non sono necessariamente sinonimo di ripresa e di sviluppo. A volte sono sinonimo di distruzione, devastazione, guadagno di pochissimi, dolore del restante 99%. No alle grandi opere, sì a piccole opere di interventi urbani che non devastano l’ambiente.

QUANDO LA STAMPA DENIGRA L’AMBIENTALISMO


no tav     scie chimiche

Tra l’ambientalismo e la stampa, specialmente quella di partito, non corre buon sangue. Ma nemmeno tra l’ambientalismo e la stampaequilibrata“. Su “La Stampa” di oggi vi è un articolo che parla della TAV, e riporta le parole di questo fantomatico gruppo che si firma “Nuove BR”, di fatto denigrando chi lotta per l’ambiente, contro la Galleria in Val di Susa. Perché dicono, non tanto La Stampa di oggi, quanto altri quotidiani nei giorni scorsi, che i NO TAV hanno cambiato stile di lotta. Da lanci di sassi e pietre e scontri con le forze del disordine, al sabotaggio. Di fatto rendendo vana la lotta democratica dei veri NO TAV, criminalizzati e fatti passare per burattini manovrati dalle nuove Brigate Rosse

Altro articolo che mi ha lasciato perplesso è il fatto che negano l’evidente, che cercano di dirci che le scie chimiche sono scie lasciate dagli aerei che passano, e non da aerei speciali che rilasciano dolosamente veleni nell’aria. Cercano di smentire ciò che non si può smentire. Avete mai sentito parlare di progetto HAARP?

Questo mi lascia sgomento, e mi chiedo che interessi abbiano i giornalisti, con le loro opinioni, a denigrare chi lotta per l’ambiente, di fatto rendendoli inutili e non credibili, una massa di buffoni che manifestano, ma tanto non li crede più nessuno. Qualcuno ci sostenga.