QUEI BAMBINI? CHE MUOIANO PURE


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<<Non mi importa nulla dei bambini che si sentono male e che si ammalano in quella scuola. Che muoiano pure>>. E’ la frase shock che gli inquirenti che stavano intercettando un gruppo di uomini hanno dovuto udire e registrare come prova inconfutabile della loro colpevolezza e malvagità.

Parole dette da chi senza scrupoli raggira le leggi, le normative, gli obblighi, e dichiarano rifiuti speciali e tossici come normali rifiuti solidi urbani. Tra questi rifiuti anche i toner per le stampanti, gettati come normali rifiuti solidi urbani nella discarica adiacente ad una scuola. Una metodologia che, secondo gli inquirenti, sarebbe simile a quella utilizzata per avvelenare la “Terra dei Fuochi”.

Così sei persone sono finite agli arresti domiciliari (i nomi li trovate su questo link. Io preferisco non fare nomi), altri trenta sono indagati. Tra questi, imprenditori e proprietari delle grosse aziende che riuscivano a raggirare i controlli e a smaltire tutto con facilità. Le aziende in questione sono la RARI Srl e la LONZI METALLI srl, che trasportavano i rifiuti nelle discariche di Rimateria di Piombino e di Rea di Rosignano.

Affari d’oro, un giro che fruttava alle aziende 26 milioni di euro ai danni del fisco, ma soprattutto ai danni dei bambini di quella scuola ignari di essere costretti a seguire la lezione nei pressi di una maledetta discarica, che è poi diventata una discarica di rifiuti speciali tossici.

Fonte: Blasting News

Questi sono i maggiori pericoli delle discariche e degli inceneritori italiani: una serie di controlli e di regole raggirate per meri interessi personali, zozzi e criminali. Ancora una volta ribadisco il mio NO a discariche e inceneritori sul territorio italiano. Perché il metodo di gestione delle discariche autorizzate, come vedete, potrebbe essere questo. Questo episodio potrebbe rappresentare solo la punta dell’iceberg di un sistema marcio che in Italia non sarebbe più sorprendente. Perciò diffidate da discariche e “termovalorizzatori”. Occhi ben aperti! Mi raccomando, entrambi gli occhi…

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L’ITALIA AL TAP-PETO


Austria, esplosione in centrale gas. Il flusso per l'Italia si interrompe, poi riattivato in nottata

In Austria esplode una centrale del gas a Baumgarten, provocando un morto. A causa di questa esplosione, l’Italia, che non ha gassificatori, ma ha i gasdotti che arrivano dalla Russia, è al TAPpeto. Il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda dichiara lo Stato di Emergenza per il nostro Paese, e afferma che con il TAP, ovvero il Gasdotto Trans-Adriatico che porterà il gas del Mar Caspio nel Salento, non ci troveremmo in questa situazione.

Del TAP (Trans-Adriatic Pipeline) ne ho già parlato in altri post, sottolineando la contrarietà dei cittadini, degli amministratori locali e degli ambientalisti, per il fatto che hanno trapiantato gli ulivi secolari per far posto al gasdotto. Da tempo l’Italia e anche la Sardegna sta cercando soluzioni per avere gas a basso costo proveniente dall’estero: Algeria e Russia in primis. Il gasdotto di Baumgarten soddisfa poco più del 30% del fabbisogno di gas del nostro Paese.

I Verdi, col loro Presidente Angelo Bonelli, protestano contro il Ministro per lo Sviluppo Economico. Dal Ministro si aspettavano parole che favorissero un cambio di strategia, visto che i gasdotti sono soggetti a questo tipo di incidenti, magari puntando tutto sulle fonti energetiche rinnovabili.

I 5 Stelle denunciano invece la pericolosità dell’impianto e la contrarità al Tap: “L’incidente dimostra quanto simili infrastrutture possano rivelarsi delle vere e proprie bombe a orologeria, causando danni irreversibili per le persone e per l’ambiente circostante. Un’altra ragione per ribadire la nostra profonda contrarietà al Tap, perché quello che è accaduto oggi in Austria non si verifichi anche da noi”.

Fonte: Repubblica.it

L’AGONIA DEGLI AGRUMETI


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C’era una volta la Sicilia Terra degli Agrumeti: Arance e Limoni continuano a colorare di giallo e di arancione questa meravigliosa isola, ma stanno morendo. La situazione è tragica. Gli agrumeti italiani muoiono per via della concorrenza sleale di quelli Nord Africani.

Dazi molto bassi e frutta spacciata per italiana. Ma non è solo questo: c’è l’agonia degli agricoltori, che devono vendere a prezzi risicati per poi vedersi quadruplicato il costo dei loro frutti al termine della filiera produttiva. E infine: c’è l’agonia degli alberi da frutto, lasciati marcire dall’indifferenza della politica e delle istituzioni.

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Lasciati al loro destino, le arance e i limoni marciscono. “Oltre il 30% degli agrumeti nella piana di Catania è abbandonato. Non ci sono i soldi nemmeno per raccogliere le arance: le enormi, succose arance della Sicilia rimangono sugli alberi, appassiscono e rotolano a terra” si legge nell’articolo dal quale riporto la notizia.

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Fonte: animanaturale.com

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Lo ripeto, basta con questa maledetta globalizzazione alimentare. Anche a costo di rinunciare al cioccolato, di cui sono molto goloso, se il cacao proviene dall’estero. Basta con l’indifferenza delle istituzioni e con le irregole della UE che ci impongono assurde prescrizioni. Basta con lo spacciare per italiani i prodotti esteri che finiscono sulle nostre tavole. Ma basta soprattutto, e una volta per tutte, con le manfrine che portano a far costare di meno i prodotti esteri rispetto a quelli italiani! Basta, e non smetterò mai di chiederlo, con la globalizzazione alimentare, che causa tutto questo e molto altro.

INQUINAMENTO E CEMENTO: ITALIA SOFFOCATA


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Riciclavano le polveri e le ceneri industriali dell’ILVA e di Enel Produzione per costruire blocchi di cemento. Il GIP del Tribunale di Lecce, su richiesta della Procura della Repubblica della città salentina, ha così disposto il sequestro degli impianti Cementir, oltre che quelli dell’ILVA e di Enel Produzione del Comune di Tuturano (BR).

Secondo il DDA di Taranto sarebbe stato “un espediente dietro il quale si è celato l’intento di reperire un canale di smaltimento di questi rifiuti, alternativo e più economico rispetto a quelli conformi alla normativa vigente”.

Ed ecco perché l’Italia detiene il desolante primato delle morti per inquinamento tra tutti i Paesi membri dell’Unione Europea. Le cifre mettono la pelle d’oca: 90mila morti premature, corrispondenti a 1500 decessi per milione di abitanti, contro i 1100 della Germania, gli 800 della Francia e della Gran Bretagna, e i 600 della Spagna.

La situazione dell’aria resta molto critica in tante parti d’Italia. Spicca in questa speciale classifica la Pianura Padana, ma preoccupano anche Roma e Napoli, Firenze, Taranto, e la costa sud est della Sicilia. I responsabili? Traffico automobilistico (soprattutto il motore diesel), industria, riscaldamento residenziale, ma anche riscaldamento a biomasse legnose, tradizionali o a pellet (soprattutto a Milano e Firenze), nonché agricoltura, che genera molta ammoniaca.

L’Italia soffoca, dunque, sotto i colpi dell’inquinamento e degli illeciti ambientali.

ECCO L’AUTO ELETTRICA MADE IN ITALY


Finalmente ecco l’auto elettrica (forse la prima) prodotta in Italia, Made in Italy, o per meglio dire, Made in Bari. E’ stata presentata alla Fiera del Levante 2017, edizione n° 81, in corso dal 9 Settembre e che si concluderà domenica 17. Questo veicolo del presente-futuro è in grado di percorrere 200 km con una sola carica elettrica.

E’ stata realizzata dalla Tua Industries. Il Presidente della Regione Michele Emiliano l’ha presentata sabato scorso, in occasione dell’apertura della Fiera: “Questa vicenda è iniziata quando ero sindaco di Bari con un presidio vicino alla fabbrica perché una grande multinazionale, che aveva sostanzialmente preso brand, fatturato e apparecchiature, voleva chiudere l’attività per acquisire le quote di mercato. L’orgoglio degli operai ha impedito questo destino. Abbiamo provato in tutti i modi a trovare un progetto di reindustrializzazione, e oggi siamo arrivati al prototipo finalmente autorizzato dagli organismi competenti”.

Nel corso della stessa intervista dalla quale sono state riportare le parole di cui sopra ha dichiarato: “oggi si presenta il prototipo, ma che ci sono buone intese per la rete commerciale con importanti case automobilistiche per vendere queste automobili”.

Fonte: pugliareporter.com

Una piccola auto per un grande futuro. Un’auto Made in Italy, Made in Puglia, che deve diventare davvero il prototipo di uno sviluppo sostenibile con l’ambiente. Che Dio benedica questo gioiello italiano, e che segni l’inizio di un grande presente-futuro!

LA PISTA CICLABILE PANORAMICA


Una pista ciclabile panoramica, spettacolare, che sta per essere costruita in Trentino Alto Adige. 140 km di percorsi ciclabili che passano su panorami mozzafiato che sorvolano il Lago di Garda, e collegherà Capo Reamol a Limone sul Garda. Sarà larga 2.5 metri e sarà anche pedonale.

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Secondo l’Assessore ai Lavori Pubblici, Martinelli, “si avrà la sensazione di ‘camminare’ in biciletta sulle acque. Ci saranno alcuni punti panoramici stupendi, come per esempio Capo Reamol e il punto di confine tra la provincia di Brescia e di Trento, con promontori da dove si può ammirare tutto il lago”.

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La pavimentazione sarà realizzata con un materiale simile al legno, ma resistente alle intemperie, e lungo tutto il tratto correrà una sottilissima barriera protettiva d’acciaio che avrà meno impatto visivo sul paesaggio. Costo dell’opera: 7 milioni di euro.

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Fonte: SiViaggia.it

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Che bello! Sarà sicuramente un’attrazione turistica che rende ancora più stupenda una meravigliosa Regione qual è quella del Trentino Alto Adige!

GIORNATA DELLA TERRA 2017


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Oggi si festeggia la Giornata della Terra, l’Earth Day 2017! Ogni 22 aprile, a partire dal 1970 quando si tenne la prima edizione, ricorre la Giornata della Terra, una iniziativa internazionale per sensibilizzare le popolazioni ad un uso rispettoso delle risorse della Natura. Ideata dal senatore statunitense Gaylord Nelson e promosso ancor prima dal presidente John Fitzgerald Kennedy, la prima fu celebrata il 22 aprile del 1970. Coinvolge ogni anno fino a un miliardo di persone in ben 192 paesi del mondo.

In oltre 45 anni, la Giornata della Terra ha contribuito in modo determinante allo svolgimento di iniziative ambientali in tutto il mondo che, nel 1992, portarono all’organizzazione a Rio de Janeiro del cosiddetto Summit della Terra, la prima conferenza mondiale dei capi di stato sull’ambiente. Da allora la Giornata della Terra è anche diventata l’occasione per divulgare informazioni scientifiche, e rendere più consapevoli le persone, sui rischi che comporta il riscaldamento globale e sulle soluzioni che possono essere adottate per contrastarlo.

Ecco alcuni consigli su come aiutare il pianeta, per ridurre la nostra “impronta ecologica”:

  • l’utilizzo di lampadine a basso consumo consente di ridurre di molto la quantità di energia necessaria per illuminare gli ambienti di casa; inoltre, le nuove lampadine LED sono molto più pratiche e durano più a lungo delle precedenti generazioni di lampadine fluorescenti a basso consumo;
  • seguire le indicazioni per la raccolta differenziata – a partire dalla separazione di vetro, plastica, carta e umido – rende più semplice ed economico il riciclo dei materiali, e al tempo stesso contribuisce a ridurre i costi della tassa per i rifiuti;
  • aria condizionata e riscaldamento dovrebbero essere tenuti entro un intervallo di 5 °C in meno o in più rispetto alla temperatura esterna, per ottenere la massima resa e al tempo stesso ridurre i consumi di energia elettrica o gas;
  • mezzi pubblici, biciclette o i piedi sono ottimi sostituti dell’automobile, e una alternativa più salutare (poi, certo, molto dipende dall’offerta di servizi per questo tipo di trasporti nella propria città, ma anche su questo si può migliorare esigendo più attenzione da parte delle amministrazioni cittadine);
  • l’acqua non è una risorsa infinita, oltre al classico consiglio di non lasciare il rubinetto aperto mentre ci si lavano i denti o di preferire la doccia al bagno, è bene utilizzare elettrodomestici come lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico, oltre all’acqua si risparmia qualcosa anche in bolletta;
  • se state pensando di cambiare un elettrodomestico, scegliete quelli di categoria A, che consumano molta meno energia rispetto alla loro resa e sono spesso costruiti con materiali più ecologici;
  • rifiuti speciali come batterie, computer, smartphone e tablet devono essere portati nei centri di raccolta del proprio comune e non lasciati nei normali cassonetti; se il dispositivo è lento, ma funziona comunque ancora, può essere donato a scuole o altre istituzioni.

Ad oggi però si riscontra uno scarso impegno, non da parte dei singoli, ma da parte della politica, per tutelare il pianeta.