GALSI E TAP: LE NUOVE FRONTIERE DELLO “SVILUPPO” DEL GOVERNO?


gasdotto

GALSI (Gasdotto ALgeria Sardegna Italia) e TAP sono due gasdotti: uno (GALSI) proviene dall’Algeria, l’altro (TAP) proviene dall’Azerbaijan. Sono queste, forse, le nuove frontiere di sviluppo del Governo. In realtà, se l’idea del GALSI sembra essere stata accantonata, ora esce fuori un nuovo gasdotto: dall’Azerbaijan.

Due cose:
1- il GALSI passava dalla Sardegna, la attraversava quasi tutta, e arrivava fino a Livorno, con la promessa che il gas costasse molto meno rispetto a quanto lo stiamo pagando. Se ora viene accantonato il GALSI e ci portano il TAP dall’Azerbaijan? Lo pagheremo addirittura più caro perché non è il nostro gas?
2- Questo gasdotto passerà dalla Puglia, già tormentata dal passaggio dell’Ilva e dalle trivellazioni nell’Adriatico. Alla Puglia costerà davvero meno il gas? Ma a quale prezzo?

TRATTORI CONTRO LE TRIVELLE


no progetto eleonora

Da una parte la SARAS, azienda di proprietà dei fratelli Moratti, sì, proprio lui, quello dai denti ingialliti dal fumo delle sue raffinerie, il Patron dell’Inter. Dall’altra, la Provincia di Oristano fino all’ultimo abitante delle zone da trivellare. Trattori contro le trivelle. e migliaia di cartellini monosillaba: “NO“. Questo matrimonio con “Eleonora” non s’ha da fare, né domani, né mai. Infatti il progetto di trivellazioni si chiama “Progetto Eleonora“, di cui vi avevo già parlato in un altro post.

I tecnici SARAS sono stati circondati da mille persone che hanno riempito il centro congressi del resort Horse Country, più altre centinaia che sono rimasti fuori.

Ci ha messo la faccia Giuseppe Citterio, direttore pianificazione e sviluppo Saras. Spiegando perché è importante per l’isola (e per Saras) scoprire se il metano c’è davvero e, dopo la conferma, tirarlo fuori per abbattere i costi energetici. Saras sembra sicura: il metano c’è, manca solo la conferma di una trivella che scenda ai diversi livelli in cui si può trovare, giù fino a 2800 metri di profondità.
Giulio Casula, il geologo della Saras, padre del Progetto Eleonora, chiede sei mesi: due per il cantiere, 40 giorni per perforare e fare la prova di produzione, il resto per smantellare e ripristinare il prato, “che tornerà come prima”. Infine Alenia Meloni, responsabile dello studio di impatto ambientale, illustra il lavoro suo e dei suoi collaboratori accademici, secondo il quale l’impatto è praticamente nullo, i rischi quasi inesistenti. Almeno per quanto riguarda questa fase. “Poi, se il metano c’è davvero, serviranno altri permessi, altre valutazioni d’impatto ambientale”, cerca di tranquillizzare la sala, che rischia continuamente di esplodere.

L’opposizione è radicale: le donne e gli uomini che hanno riempito la sala, come hanno fatto nei mesi scorsi con le piazze, non vogliono mettere a rischio le loro certezze, un lavoro sicuro per un futuro incerto. Oggi ad Arborea ci sono aziende agricole che funzionano. Non vogliono lasciare una certezza e una ipotesi di ulteriore sviluppo agricolo per qualcosa che potrebbe danneggiare l’ambiente e le persone. O quantomeno l’immagine dei loro prodotti. Qualcuno cita gli studi sulla zona di Sarroch, vicino a Cagliari, dove la Saras ha la sua raffineria sarda: ci sarebbe un alto numero di bambini il cui patrimonio genetico è stato danneggiato dall’inquinamento della fabbrica. Non c’entra niente con il metano, ma serve a ribadire: di questi signori non ci fidiamo.

(FONTE: mentiinformatiche.com)

MA ANCORA CREDONO A QUESTA IDEA DI LAVORO E SVILUPPO?


petrolio

Cari Amici,
oggi è il primo maggio, festa dei lavoratori. Sta per iniziare il maxi concertone di Roma in Piazza San Giovanni organizzato da CGIL, CISL e UIL. Una “festa” dei lavoratori. Del lavoro che non c’è. Del lavoro che si perde. E la disperazione porta alla pazzia, come togliersi la vita o toglierla agli altri. Altre volte porta alla rassegnazione. E in quest’ottica vedo la manifestazione dei sindacati in Basilicata, a Corleto Perticara, in provincia di Potenza.

Ora, pare che la Basilicata sia ricca di petrolio (ma è anche la Regione più povera, con uno spopolamento giovanile tra i più alti d’Italia), e che la Total ne voglia estrarre 50mila barili. E proprio in quel centro oggi si celebra il primo maggio che io chiamo della “rassegnazione“, della soggezione al Petrolio, al miraggio del Lavoro. Mentre nella confinante Regione Puglia, a Taranto, si manifesta per un lavoro pulito e libero dall’inquinamento e dal ricatto occupazionale, libero dall’eterno contrasto tra lavoro e ambiente, in Basilicata i sindacati dicono sì all’inquinamento e al petrolio, purché “dia occupazione“.

Ma ancora credono a questa idea di lavoro e sviluppo? Siamo ritornati ai tempi del secondo dopoguerra, della ricostruzione? Non credono che ci sia un modello di sviluppo basato sul vero petrolio dell’Italia: il Sole? Ma che lo dico a fare… Tanto le mie sono solo parole al vento…

PROGETTO ELEONORA


no progetto eleonora

In Sardegna, il Patron dell’Inter, nonché Petrolier Moratti, decine di anni fa ha fatto edificare una cattedrale nel deserto del Sarroch, in Provincia di Cagliari. La cattedrale porta il nome di SARAS, ed è una raffineria, che ha dato e sta dando insieme lavoro e malattie a tante persone. Ora, questa società si vuole prodigare nel ricercare altro oro: dall’oro nero al gas. E vuole avviare un progetto chiamato “Eleonora“, da Eleonora d’Arborea. Ma, contrariamente a ciò che fa pensare il nome, il Progetto Eleonora è un progetto devastante, fatto di trivellazioni, alla ricerca del gas.

Ieri la SARAS ha presentato lo studio di impatto ambientale. Secondo la società ci sarebbero almeno cinque serbatoi geologici di gas sovrapposti tra i 600 e i 2.850 metri di profondità, contenenti almeno tre miliardi di metri cubi di gas metano. Tra l’altro si legge che la società non venderà direttamente il gas ai sardi, ma lo cederà ad operatori sardi che si faranno carico della fase di vendita ai consumatori! Il che vuol dire, sottointeso, un prezzo raddoppiato. Visto che non si va dal produttore al consumatore, ma la filiera si allunga a questi fantomatici “operatori sardi”. Oltre al danno, la beffa.

La Regione Sardegna dovrà pronunciarsi entro sessanta giorni. Intanto il Comitato Spontaneo “No al Progetto Eleonora” prepara iniziative che saranno annunciate a breve, mentre il Movimento Indipendentista ProgRes ha organizzato una manifestazione di protesta che partirà da S’Ena Arrubia fino ad Arborea. La manifestazione è prevista domenica 17 marzo.