KENYA, LO STERMINIO DEI VOLATILI


In Kenya la situazione è preoccupante. Si sono sempre nutriti dei semi di una specifica erba nativa i Quelea Beccorosso, ma la siccità estrema che sta colpendo il Corno d’Africa (Kenya, Etiopia e Somalia) ha bloccato la crescita della stessa, mettendo a serio rischio la vita di milioni di volatili che ora non possono far altro che divorare ciò che trovano nei campi coltivati. Gli agricoltori sono sul piede di guerra, e presto agiranno cospargendo le colture con un avicida che risulta esser letale per gli uccelli, ma anche estremamente pericoloso per l’uomo.

Ora i passeriformi hanno preso di mira i campi di riso. Negli ultimi mesi hanno distrutto la produzione di 120 ettari di campi, ma altri 800 ettari sarebbero altamente a rischio. Secondo la FAO ogni singolo esemplare di quelea beccorosso può consumare fino a 10 grammi di cereali al giorno. A prima vista potrebbero sembrare pochi, ma va moltiplicato per milioni di individui: si stima che – a livello globale – i quelea producano in media danni per 50 milioni di dollari all’anno.

E la cura rischia di essere peggiore della malattia: il Kenya infatti ha dichiarato guerra ai passeriformi decidendo di intervenire col pugno di ferro. Si stima uno sterminio di 6 milioni di esemplari, avvelenandoli col Fenthion, un composto chimico che funge da insetticida, acaricida e avicida. Questo composto è pericolosissimo anche per molte specie di animali, uomo compreso.

Fonte: Tiscali Notizie

Auspico lo studio di altre soluzioni che evitino questo sterminio di esseri viventi. Spero ci sia la volontà di farlo, di trovare altre soluzioni e di applicarle per il bene di tutti, e spero che queste soluzioni vengano trovate.

MIMOSE IN FIORE


Foto Shutterstock

Cari amici (come amavo iniziare i miei post molti anni fa e qualche capello fa),

anzitutto rinnovo i miei più sinceri auguri di un 2023 ricco di belle notizie per l’ambiente e per tutti voi. Il 2023 è iniziato con gli attivisti di “Ultima Generazione” che hanno imbrattato uno dei simboli del Parlamento, il Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica. A voi i commenti su questo episodio.

Ma oggi mi voglio soffermare su come è cominciato il 2023 a livello di clima. Di certo siamo sempre abituati a idealizzare il Natale con la neve e con il gelo fuori, e un’atmosfera calda e accogliente dentro casa. Purtroppo da parecchio tempo non è più così. Il Natale e il Capodanno sono sempre più miti, così come i nostri inverni. La neve a Natale? Soltanto negli spot e nei film. Ora non è più così.

Il 2023 a livello climatico, almeno qui in Sardegna, è cominciato e sta proseguendo con temperature quasi primaverili che stanno facendo sbocciare le mimose con ben due mesi d’anticipo. Le api, confuse, stanno già uscendo dal loro letargo, e si affacciano agli alberi e alle piante attratte dal bel profumo dei fiori che stanno sbocciando. Se questo però da un punto di vista estetico è poetico e meraviglioso, dal punto di vista climatico e delle coltivazioni, ma anche delle api, non lo è per niente! Infatti le ondate di gelo e di freddo, che comunque sono previste, ammazzano le colture, e le produzioni corrono un grave rischio.

Infatti, secondo uno studio di Coldiretti, esiste “la concreta possibilità che nelle prossime settimane le repentine ondate di gelo notturno brucino fiori e gemme di piante e alberi, con pesanti effetti sui prossimi raccolti futuri. In Sicilia dove si sono registrate punte di 20 gradi sono già fioriti i limoni in anticipo rispetto alla primavera. Ma in difficoltà è anche il mondo animale con casi di api che disorientate dalle alte temperature si risvegliano ed escono dagli alveari con il pericolo concreto di venire decimate dall’arrivo del freddo”.

L'Italia alla prova della siccità, mai così poveri d'acqua

Il caldo anomalo però è solo una conseguenza del cambiamento climatico. A questo è accompagnata una forte siccità. Mancano all’Italia ben 50 miliardi di metri cubi d’acqua, e il livello dei grandi laghi è allarmante. Infatti, il Lago di Como è al 18% della sua portata, il Lago Maggiore è al 26% e il Lago di Garda al 34%, mentre il Po è sceso di tre metri sotto lo zero idrometrico! Temperature e condizioni idriche da fine estate, non da inizio inverno. Speriamo che le ondate di pioggia e neve non facciano danni e soprattutto riempiano a un livello accettabile i fiumi e i laghi del nostro bel Paese. E speriamo che non ci siano danni importanti alle colture e alle produzioni.

D’altronde concordo con ciò che ha detto un climatologo: il 2022 non è stato l’anno più caldo degli ultimi 50 anni, ma sarà l’anno meno caldo dei prossimi 50 anni. Dove andremo a parare?

PERCHÉ DICO NO AGLI INCENERITORI?


inceneritore

Perché dico NO agli inceneritori? Non perché sono un noiosone ecologista che dice no a tutto. Se andate a leggere la mia pagina “About” scoprirete che non dico NO a tutto. Dico NO agli inceneritori a queste condizioni.

Dico NO perché in Italia i cancrostimolatori sono cattedrali nel deserto:

Dico NO perché mancano i controlli su cosa viene buttato dentro, e se i controlli ci sono sappiamo come funzionano in Italia: vengono truccati. I controllori sono a loro volta dei controllati, o pagati per truccare i risultati, o per chiudere uno o entrambi gli occhi. Direi di SI se questi controlli vengono effettuati da chi è contrario agli inceneritori e non si fa pagare da chi gestisce gli impianti.

Dico NO perché manca il monitoraggio giornaliero sulla qualità dell’aria, dell’acqua, del suolo e del sottosuolo nei comuni “serviti” dall’impianto. C’è qualcuno che monitora la presenza o meno di diossina nei campi, nelle acque, nel latte, nei prodotti? No, non c’è, ecco perché dico NO. Direi di SI solo se ci sono queste analisi su ogni singolo prodotto e su ogni singolo palmo di terra dei comuni coinvolti, e ovviamente se i risultati non vengono truccati.

Dico NO perché manca un registro tumori a livello comunale, precedente all’inceneritore e durante la sua attività, con gli ammalati (anche quale organo ha colpito il tumore), i morti e i guariti. Direi di SI se ci fosse. Ma c’è solo a livello di ASL provinciale, e non va bene, perché troppo generico.

Dico NO perché gli inceneritori non sono costruiti come dicono per eliminare il problema delle discariche, ma per rendere vana la raccolta differenziata, buttandoci dentro di tutto, come ho visto in TV, dove i camion scaricano e i rifiuti, anziché come avviene in altri Paesi europei, dove degli operai lavorano al nastro trasportatore per togliere quello che non si può bruciare, o perché è pericoloso o perché è riciclabile; qui i rifiuti vengono buttati nel forno con la benna senza alcun minimo controllo su ciò che si sta buttando. Direi di SI se assumono gli operai per separare, come avviene in altri Paesi europei, i rifiuti da incenerire da quelli pericolosi per la salute o riciclabili.

Dico NO perché è un business, e guardano solo al proprio tornaconto personale, allo stramaledetto guadagno. Perché siamo in Italia, il Paese dove nulla funziona come dovrebbe.

TANTE COSE DA DIRVI


Ho tante cose da dirvi, da raccontarvi, di cui postare. Ma per fortuna non trovo il tempo, grazie al lavoro che ho trovato, al sito web che sto curando, e a mille altre cose da fare durante l’arco della giornata.

Potrei, per esempio, dirvi che il Po è terribilmente secco, che Draghi ha deciso di sostenere l’invio di nuove armi in Ucraina continuando a far esplodere i prezzi della benzina, del diesel e di tutto il resto, e che ha deciso di far ripartire la ex Ilva di Taranto, adesso “Arcelor Mittal”, volendo farne di nuovo la più grande acciaieria d’Europa, nonostante i casi di tumore accertati sui bambini e nonostante il fatto che si continua a morire.

Oppure potrei dirvi che in Sardegna siamo di nuovo invasi dalle cavallette, e anche qua nelle case l’acqua scarseggia. Siccità e tubature vecchie, logore, rotte, che viene riparato il guasto in un posto e si rompe la tubatura in altri tre o quattro posti diversi. E ancora i primi incendi in Sardegna, ma credo che non sia interessata solo la mia Regione.

Potrei però raccontarvi di una meravigliosa iniziativa che apprezzo e che approvo in pieno: la produzione della birra dal pane raffermo o indurito, che altrimenti finirebbe in discarica o nella spazzatura. Una vera e propria arte del riciclo utile, gustosa, e sono curioso di assaggiarla.

Potrei e dovrei raccontarvi tante cose, ma ho poco tempo per farlo. Ma quando posso lo farò volentieri, perché per me la cronaca verde conta. Un saluto a tutti e un abbraccio.

A presto!

LA SARDEGNA BRUCIA


La Sardegna brucia. I vescovi: la politica affronti l'emergenza

“Montiferru”, il Monte Inferno. Lo chiamano così il vulcano, ormai spento da migliaia di anni, uno dei trentadue vulcani, tutti disattivi, mappati in Sardegna. Oggi è in cenere, ma non perché ha ripreso la sua attività eruttiva. 20.000 ettari di terreno in fumo, più di 1.500 sfollati, animali arsi vivi, campi e coltivazioni distrutte, case bruciate, produzioni irrimediabilmente compromesse, un albero millenario ridotto in cenere. È questo il bilancio di diversi giorni di fuoco e fiamme che hanno devastato la nostra Regione. La Sardegna brucia, è stato di calamità. 

La Sardegna brucia: in cenere un albero millenario, migliaia di ettari  distrutti e persone sfollate

Sardegna, gli incendi bruciano l'oristanese: tanti danni, 400 evacuati a  Cuglieri (Video)

EARTH OVERSHOOT DAY ITALIA


 

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Oggi è l’Earth Overshoot Day per l’Italia. L’Earth Overshoot Day non è un evento musicale o una ricorrenza in chiave ecologica: è il giorno della fine delle risorse della Terra, e oggi tocca all’Italia. Secondo il Global Foot Print Network (Rete Globale di Impronta Ecologica) all’Italia servirebbero 2,7 terre per il nostro ritmo di consumo. Come si vede dall’immagine pubblicata, il mondo in media ha bisogno delle risorse di poco più di una terra e mezzo (1,6), Spagna e Portogallo di due terre e mezzo, Francia e Gran Bretagna assieme all’Italia di 2,7 terre, la Svizzera di 2,8 terre e la Germania di 3 terre.

Da questo calcolo emerge quindi che l’Italia avrebbe bisogno di risorse di un territorio grande quasi 3 volte la nostra penisola per soddisfare i nostri consumi. Soltanto il Giappone ha registrato un dato peggiore. Quando l’impronta ecologica del Paese, cioè la quantità terrestre e acquatica che serve a ogni individuo per produrre le risorse consumate, supera la biocapacità globale, cioè le capacità della Terra di rigenerare le sue risorse, si parla di Earth Overshoot. A livello mondiale quella data è stimata attorno al 5 giugno. L’Italia l’ha raggiunta già da oggi, quasi un mese prima.

Da domani l’Italia inizierà a consumare le risorse delle generazioni future, e a fine anno ne avremmo utilizzate 2,7 volte in più di quanto ci spetta. Un dato terribile, pauroso, tragico. Un dato che ci costringe a riflettere sul nostro stile di vita. La Terra è l’unico pianeta che abbiamo, non abbiamo un pianeta B. Non ne abbiamo 2,7. Ne abbiamo solo uno. E ci deve bastare e avanzare per tutti. Altrimenti a piangere saranno i nostri figli e nipoti.

Ma noi vorremmo che i nostri figli e nipoti piangano e manchino del necessario? Credo di no. Allora impegnamoci a limitarci al necessario, al vero e proprio necessario, non a quello che i media ci fanno credere che lo sia. Altrimenti oltre alla pandemia sopraggiungerà anche una carestia che coinvolgerà anche i nostri figli e nipoti.

UNA DOLCE NOTIZIA


Foto Ansa

Arriva dall’Università di Cambridge un nuovo tipo di zucchero che promette di essere sostenibile e in grado di sostituire lo zucchero e i dolcificanti artigianali come l’aspartame. Diversamente dagli altri tipi di zucchero, la molecola della SupPlant non esporrebbe i consumatori al rischio obesità, iperglicemia, diabete o a disturbi cardiovascolari. Inoltre la produzione potrà essere totalmente sostenibile: le coltivazioni richiederebbero pochissima acqua e meno superfici agricole. “Produciamo il nostro zucchero dalla fibra, e quindi non dobbiamo estrarre lo zucchero dalla canna da zucchero. Ha la stessa consistenza, massa, caramellizzazione e cristallizzazione dello zucchero, ed anche la stessa quantità di dolcezza prodotta per grammo”, dichiara Tom Simmons, uno dei fondatori di SupPlant.

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, con sede a Parma, ha già dato il suo ok al prodotto, dichiarando che la molecola risulta sicura per l’uso alimentare. Ora lo zucchero SupPlant potrebbe soddisfare le aspettative dell’industria, conquistando importanti fette di mercato che, globalmente, vale oltre 100 miliardi di dollari all’anno.

Una dolce notizia per la nostra salute!

GIORNATA MONDIALE DELLA BIODIVERSITÀ


Giornata Mondiale della Biodiversità, il rapporto di Legambiente: “Il Covid fa riflettere sull’urgenza di tutelare gli ecosistemi”

Oggi è la Giornata Mondiale della Biodiversità. Il Covid-19 ci ha ricordato quanto sia importante tutelare la diversità biologica del Pianeta, dato che il 31% delle epidemie di malattie emergenti, come l’Ebola, è legato al cambiamento nell’uso del suolo causato dall’invasione umana delle foreste pluviali tropicali. Eppure la biodiversità è sempre più a rischio. Accade in tutto il mondo, dall’Amazzonia al Mediterraneo. Secondo i dati dell’Ipbes, il panel di ricerca delle Nazioni Unite dedicato alla biodiversità, tre quarti delle terre emerse sono stati significativamente alterati dall’uomo. Tra le cause più impattanti sugli habitat ci sono l’agricoltura e l’allevamento per l’industria. Il 2020 avrebbe dovuto essere l’anno cruciale per il raggiungimento degli obiettivi decennali sulla conservazione della natura, ma così non è stato.

Per quanto riguarda il nostro mare, pur rappresentando lo 0,82% delle superfici marine e lo 0,32% del volume di tutti i mari del globo, il Mar Mediterraneo ospita oltre 12mila specie marine, tra il 4 e il 18% di tutte le specie marine viventi del Pianeta, moltissime delle quali endemiche. Le principali minacce sono rappresentate dall’eccessivo prelievo di pesca, dallo sviluppo urbano costiero, dall’inquinamento delle acque e dalle modificazioni dell’habitat indotte dalle attività umane. Per diverse specie minacciate, come la cernia e lo sgombro, o a rischio come il nasello, è da tenere presente il loro interesse commerciale, che le rende più soggette a pressione e a un potenziale futuro declino.

Il quadro globale è molto preoccupante. Se quella amazzonica è la più grande foresta pluviale del Pianeta, casa di almeno 30mila specie di piante, di 30 milioni di specie animali e di tantissime specie ancora da scoprire, è anche vero che nei primi quattro mesi del 2020, la deforestazione è aumentata del 61% rispetto al 2019. Lo ricorda Greenpeace, spiegando che l’Amazzonia si è già ridotta del 15% rispetto alla sua estensione degli anni ’70, quando copriva oltre sei milioni di chilometri quadrati. Greenpeace lancia l’allarme, spiegando che di questo passo si rischia di arrivare al punto di non ritorno climatico. Tra le cause deforestazione, incendi, agricoltura e allevamenti intensivi, ma anche la costruzione di strade che rende le foreste di tutto il mondo più accessibili e vulnerabili, l’estrazione mineraria, di petrolio e di gas.

Un ruolo importante è quello giocato finora da agricoltura e allevamenti intensivi.

Per altre informazioni: Il Fatto Quotidiano

La biodiversità è fondamentale anche per la sopravvivenza dell’uomo. Tutelare le specie protette o a rischio estinzione è un compito difficile e delicato da portare avanti, anche perché ci vuole l’impegno di tutti noi.

IL RITORNO DELLE CAVALLETTE


Invasione di cavallette

Nella Valle del Tirso, nel centro Sardegna, sono ricomparse le cavallette, che l’anno scorso avevano infestato il territorio e distrutto diversi ettari di coltivazioni nelle campagne di Ottana, Bolotana, Orotelli e Orani, tra fine maggio e inizio giugno. Quest’anno la situazione è ancora peggiore. Infatti, oltre ai cambiamenti climatici che comportano l’alternanza di lunghi periodi di siccità a violente precipitazioni, e alle terre incolte, dovute alle remunerazioni dei prodotti agricoli sotto i costi di produzione che costringono le aziende ad abbandonare la produzione o a lasciare incolti alcuni terreni, c’è anche la pandemia del Coronavirus.

L’allarme è stato lanciato dal direttore della Coldiretti Nuoro-Ogliastra: “Un anno orribile con le aziende già seriamente provate dall’emergenza del Coronavirus oltre che da tutte le altre problematiche che conosciamo, non ultima quella dei cambiamenti climatici. Da oltre 20 giorni stiamo monitorando la situazione insieme alle aziende agricole interessate e allo stesso tempo ci stiamo già attivando presso le istituzioni per chiedere interventi immediati per contenerne la diffusione, ma arrivati a questa fase è anche difficile intervenire per bloccarle. L’unica speranza la riponiamo nei predatori naturali, in particolare nell’avifauna che potrebbe rappresentare l’unico mezzo di contrasto alle locuste”.

Fonte: sangavinomonreale.net

FAKE NEWS?


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Spero siano solo Fake News:

Anzio: apre la Biogas vicino a 350 bambini: invitati i cittadini all’accensione: qui;

Al Parco del Circeo parte lo sterminio dei daini: qui;

Un milione di quintali di grano estero è arrivato nel porto di Bari: qui;

Cercano di affogare il cane legandogli una pietra al collo: qui;

L’Italia non ferma il consumo di suolo: qui;

Gatto preso a fucilate alla periferia di Ancona: è gravissimo: qui;

Giudice decide tramite sentenza di tagliare le corde vocali dei cani: qui.

 

ROMA: COMPOST VELENOSO


Traffico rifiuti Latina-Roma, compost irregolare interrato nei campi: “Danni irrimediabili per ambiente e salute pubblica”

Scoperto un traffico illecito di rifiuti con del compost tossico, fatto di scarti di ogni tipo: vetro, plastica, metalli vari. Perfino siringhe. Con tanto di analisi chimiche falsate. Pagando i proprietari perché se lo prendessero, per risparmiare sullo smaltimento. E i proprietari dei campi lo seppellivano e poi ci coltivavano “olivi e granturco”. La Sep srl (Società Ecologica Pontina) non si faceva scrupoli. Non importa se crea danni irreparabili e devastanti per l’ambiente e per la salute. Secondo la DDA di Roma questo illecito dura da anni.

Il compost esalava un puzzo di spazzatura simile a quello proveniente dalle discariche ufficiali. La cosa incredibile è che anche le cinque aziende agricole di Sabaudia, Cori, Maenza, Pontinia e Roma, che adesso sono state incriminate, sapevano e hanno tacciuto, e questo perché non solo non pagavano il compost incriminato, ma addirittura venivano pagate dalla Sep per sotterrarlo nei loro terreni. Ed è proprio dall’odore sprigionato dai rifiuti interrati in un terreno tra Aprilia e Ardea che è partita l’indagine della Dda.

Si stima che in quattro anni siano stati sversati in quei terreni almeno 57mila tonnellate di compost, che puntualmente veniva classificato come “rifiuto speciale non pericoloso”. Ma il rischio che questi sversamenti abbiano avvelenato le falde acquifere e le coltivazioni è molto elevato.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

LO SPRECO


Invaso troppo pieno: buttate l’acqua al mare. E’ paradossale, in un lunghissimo periodo di siccità come quello che si è appena concluso, sentire questa frase. Eppure quello che è successo in Sardegna, nella Diga “Maccheronis”, sul Rio Posada è davvero sconcertante. Si ordina di aprire le paratie per far tornare la diga a livelli di sicurezza relativi al mese di febbraio. Visto che ha piovuto molto di più, si rischia l’esondazione, perciò bisogna svuotare l’invaso. Con il rischio (per niente remoto) che a marzo, aprile, maggio e giugno piova molto meno rispetto a quanto previsto.

Ma come riporta il bollettino dei serbatoi artificiali del sistema idrico della Sardegna del 31 gennaio: “i quantitativi d’acqua presenti nel sistema degli invasi sardi era pari al 47%, corrispondenti a 831 milioni di metri cubi d’acqua. Sempre al 31 gennaio, relativamente alla siccità si è registrata complessivamente una condizione di “Livello di pericolo” (allerta) con un valore dell’indicatore pari allo 0,18″. Una situazione quindi alquanto critica, denuncia la Consigliera Regionale del PD Daniela Forma, “se si pensa che la forbice che individua una condizione di ‘allerta siccità’ oscilla tra lo 0,15 e lo 0,3 e che ci troviamo nel pieno della stagione invernale“.

Situazione ancor più delicata se si considera che l’invaso del Maccheronis serve Posada, Torpè, Siniscola, San Teodoro e Budoni, comuni, a forte vocazione agricola e turistica, interessati nei mesi scorsi da importanti restrizioni idriche per uso irriguo.

Fonte: admaiora media

Speriamo si ravvedino e che si studino soluzioni per risparmiare acqua e per condividerla con chi non ne ha. Cosa ne pensate di questa situazione?

INCENDI


Lo scorso 3 gennaio ha preso fuoco un capannone in provincia di Pavia. Nelle dodici ore successive all’incendio (pare si tratti di origine dolosa), i livelli di diossine e di furani che si sono sprigionati hanno superato di 40 volte il limite di guardia, secondo l’ARPA. Nel frattempo ha piovuto, e si teme che la pioggia abbia depositato nel suolo e nel sottosuolo, oltre che nelle falde acquifere, i veleni derivanti dalla combustione dei rifiuti.

La Procura di Pavia ha aperto un’inchiesta per incendio doloso. Da mesi i cittadini avevano denunciato un continuo traffico di camion che sversavano rifiuti in un capannone dismesso, ma le denunce sono rimaste inascoltate, salvo poi intervenire solo dopo la “tragedia”. Per quanto riguarda la qualità dell’aria, la situazione sta ritornando lentamente alla normalità.

Ieri sera, attorno alle 21, è divampato un altro incendio, all’interno di alcuni capannoni di un’azienda che opera nel settore del riciclo rifiuti, la Fg Riciclaggi di Cairo Montenotte, in provincia di Savona. Le quattro centraline di monitoraggio a Bragno, Mazzucca, bivio Farina e Carcare, non hanno evidenziato valori superiori al limite per i parametri di monossido di carbonio, ossidi di azoto e ossidi di zolfo. La ASL non segnala al momento alcun rischio per la salute.

Attualmente non sono previste ordinanze per quanto riguarda frutta o verdura coltivate nelle zone colpite, se non la raccomandazione di lavarle bene. Invece per quanto riguarda l’incendio divampato nel capannone sito tra Corteolona e Genzone, nei giorni scorsi è scattato l’allarme, ed è stato ordinato di tenere le finestre e le porte chiuse, di non uscire e di non consumare i prodotti dei campi adiacenti al capannone distrutto dal rogo tossico. Si pensa anche di tenere le scuole chiuse per precauzione.

IL 2017 IN 12 FOTO


Immagine correlata

Cari Amici,

eccoci alla fine dell’anno, del 2017. Un anno duro per me per via di diversi lutti, familiari e musicali (la morte di Chester Bennington dei Linkin Park, avvenuta il 20 luglio scorso), che mi hanno colpito, e per la mancanza di lavoro (nemmeno mezza giornata di lavoro retribuita); per la Sardegna (a causa dell’interminabile siccità con la quale ha dovuto fare i conti); per l’ambiente, a causa di diversi provvedimenti e fatti accaduti in Italia e nel mondo che hanno inflitto duri colpi al nostro ecosistema. Stiamo per salutare e mettere nel dimenticatoio questo anno “sfigato” (nel 2017 ci sono stati tre Venerdì 17 – Febbraio, Marzo e Novembre).

In questo post pubblicherò 12 foto, una per ogni mese dell’anno, per ricordare gli avvenimenti di questo sfigato 2017. Ecco le 12 foto con le spiegazioni.

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Gennaio: Inchiesta COCIV sul Terzo Valico: “Facciamolo, tanto la malattia arriva tra trent’anni”. Vari arresti.

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Febbraio: A causa dei continui roghi nella c.d. “Terra dei Fuochi”, bambini e ragazzini, vittime innocenti, muoiono di malattie che di solito colpiscono gli anziani o i fumatori davvero incalliti.

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Marzo: è ormai certo l’arrivo del TAP (Trans Atlantic Pipeline), il Gasdotto che taglia in due mezza Europa, nel Salento, tra la protesta di ambientalisti, sindaci, Presidente della Regione e cittadini.

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Aprile: Thailandia –  Arrivano le Bombe Seme, che piovono dal cielo per contrastare il fenomeno della deforestazione, che sta devastando le campagne Thailandesi.

Maggio: incendio in un deposito di rifiuti plastici a Pomezia. Diossina e fibre d’amianto vengono sprigionate nell’incendio.

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Giugno: Come non ricordare la strage del Portogallo, in cui in un devastante e vasto incendio (provocato dai fulmini, non dolosi quindi) sono morte asfissiate o addirittura carbonizzate almeno 59 persone, tra cui intere famiglie?

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Luglio: Vari incendi hanno devastato il Sud Italia, con roghi quasi sempre dolosi.

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Agosto: La grande siccità. La grande sete dell’Italia, da nord a sud, e che in parte continua ancora, nonostante la pioggia e la neve di questo mese.

Settembre: arriva la prima auto elettrica Made In Italy.

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Ottobre: L’agonia degli agrumeti siciliani, strozzati dalla concorrenza di quelli nord africani, che abbattono i dazi e anche la concorrenza dei prodotti nostrani.

Ddl spettacolo: ok norma circhi,'graduale superamento' © EPA

Novembre: La Camera approva una legge delega di riordino del settore dello Spettacolo, che prevede l’abolizione graduale dell’utilizzo degli animali nei circhi.

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Dicembre: <<Quei bambini? Che muoiano pure>>. E’ la frase shock di un intercettato che se ne frega della salute dei poveri innocenti costretti a seguire le lezioni in una scuola adiacente a una discarica (veramente è la discarica adiacente alla scuola), e che sversava di tutto spacciando il tutto come Rifiuti Solidi Urbani.

E’ stato un anno duro, come detto prima. Spero che il 2018 porti molta più serenità e molto più rispetto dell’ambiente e della natura, del paesaggio, dell’aria, del suolo, dell’acqua, del sottosuolo, e della terra. Che sia un anno molto positivo per l’ambiente e per ciascuno di voi. Felice 2018 a tutti voi, ricco di ciò che più desiderate e di cui avete bisogno, dal vostro Evergreen.

L’ISOLA DEL METANO


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Dal 2020 la Sardegna potrà essere metanizzata. Potranno iniziare i lavori per la metanizzazione dell’isola. Parola dell’Ex Premier Matteo Renzi, in visita in Sardegna per alcune tappe del suo tour pre-elettorale. Matzeu è stato accolto come un fratello, perché noi siamo sempre ospitali, l’ospitalità è il nostro marchio di fabbrica, guai se manca. Anche io lo avrei accolto così, nonostante le nostre idee siano distanti anni luce.

Ognuno può venire in Sardegna ed essere ospitato come uno di noi. Per noi l’accoglienza è sacra, purché venga “in pace”. Però il Signor Matzeu tanto in pace non viene, perché sappiamo che vuole distruggere l’ambiente e proporre infrastrutture che, per carità, mancano, e quindi servirebbero. Bisogna però vedere in che termini e in che misure, quali sono i progetti.

L’idea di metanizzare la Sardegna è balzata in testa a molti, e sembrava finalmente andare in porto il progetto “GALSI” Gasdotto ALgeria Sardegna Italia. Invece non se n’è fatto più niente, il progetto è stato bocciato.

E’ da premettere che in Sardegna abbiamo la SARAS, la terza raffineria più grande d’Europa, di proprietà del fratello dell’Ex Patron dell’Inter Massimo Moratti, Angelo. E’ sita a Sarroch, un comune in Provincia di Cagliari. Inquina, avvelena, miete morti e malattie come tutte le raffinerie, anche se in verità, man mano che si va avanti con gli anni sembra che la Società si stia impegnando sempre di più a ridurre le sue emissioni inquinanti. O almeno è quello che pubblicizza sul suo sito.

Con una raffineria vicina, secondo i ragionamenti di molti, dovremmo avere la benzina meno cara d’Italia e il gas meno caro d’Italia… E invece no. La benzina, a causa delle accise, la paghiamo tanto, fino a superare 1,70 € al litro in alcuni punti. Voi quanto la pagate la benzina?

Il gas! Perché la SARAS raffina anche il gas, tramite l’IGCC, la “Sarlux”, sempre a Sarroch. Quanto lo paghiamo? Ogni bombola di gas ci costa 35,00 €. E a voi quanto vi costa una bombola di gas? Perché noi dobbiamo pagare queste cifre nonostante ospitiamo una raffineria gigantesca?

Ora: avremmo noi bisogno di un gasdotto quando c’è una raffineria? E quanto potremmo risparmiare in bolletta e nell’acquisto delle bombole? E la qualità del gas? Il GALSI è stato bocciato per via del percorso che avrebbe dovuto seguire il gasdotto, perché si sarebbero dovuti tagliare troppi alberi e sarebbero sorti dei problemi con l’agricoltura. Qual è il progetto del signor Matteo Mattei? Ci mostri le carte e noi le studieremo e le valuteremo. Perché noi non siamo più disposti ad accettare ulteriori prese in giro.

L’EUROPA SI E’ GLIFOSATA


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Il glifosato, usato in agricoltura, è un pesticida, e come tutti i pesticidi fanno venire la peste a chi li mangia. E’ infatti considerato uno degli erbicidi più cancerogeni al mondo. Ieri si è votato sul prolungamento dell’uso del glifosato in Europa. Nove Stati, compresa Italia e Francia, hanno votato contro il prolungamento.

La Germania a sorpresa, dopo aver dichiarato la sua astensione, ha votato a favore, nella persona del Ministro dell’Agricoltura tedesco Christian Schmidt, del Partito della Cancelliera Angela Merkel, la tze-de-ù (CDU). La quale è andata su tutte le furie, perché lei personalmente si è dichiarata contraria.

Per la cronaca: 18 Stati hanno votato a favore del rinnovo, 9 contro e 1 astenuto. Menomale che l’Italia ha già preso provvedimenti in merito: usa già il 25% di glifosato in meno rispetto a quello consentito da “mamma” Europa.

SUONO DI…VINO


Sapevate che la musica può produrre vino più buono? E’ un po’ come le galline, delle quali si dice che negli allevamenti dove ascoltano la musica, producono più uova. Un allevatore di nome Carlo Cignozzi, a Frassina, utilizza degli altoparlanti che diffondono nell’aria le note di Mozart, in mezzo a tralci, acini e filari. Si trova nel “Paradiso di Frassina”, un podere risalente all’anno 1000.

Numerosi diffusori trasmettono Mozart in tutto il vigneto. Il tutto è nato da una ricerca scientifica, avente ad oggetto gli effetti benefici delle frequenze sonore sulla vignadell’Università di Pisa e di Firenze. Il risultato è davvero sorprendente. Il vino è delizioso, sublime.

Ulteriori informazioni su questo link. E’ incredibile come la musica riesca ad addolcire tutte le note, anche quelle del vino. Cosa ne pensate di questo?

L’AGONIA DEGLI AGRUMETI


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C’era una volta la Sicilia Terra degli Agrumeti: Arance e Limoni continuano a colorare di giallo e di arancione questa meravigliosa isola, ma stanno morendo. La situazione è tragica. Gli agrumeti italiani muoiono per via della concorrenza sleale di quelli Nord Africani.

Dazi molto bassi e frutta spacciata per italiana. Ma non è solo questo: c’è l’agonia degli agricoltori, che devono vendere a prezzi risicati per poi vedersi quadruplicato il costo dei loro frutti al termine della filiera produttiva. E infine: c’è l’agonia degli alberi da frutto, lasciati marcire dall’indifferenza della politica e delle istituzioni.

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Lasciati al loro destino, le arance e i limoni marciscono. “Oltre il 30% degli agrumeti nella piana di Catania è abbandonato. Non ci sono i soldi nemmeno per raccogliere le arance: le enormi, succose arance della Sicilia rimangono sugli alberi, appassiscono e rotolano a terra” si legge nell’articolo dal quale riporto la notizia.

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Fonte: animanaturale.com

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Lo ripeto, basta con questa maledetta globalizzazione alimentare. Anche a costo di rinunciare al cioccolato, di cui sono molto goloso, se il cacao proviene dall’estero. Basta con l’indifferenza delle istituzioni e con le irregole della UE che ci impongono assurde prescrizioni. Basta con lo spacciare per italiani i prodotti esteri che finiscono sulle nostre tavole. Ma basta soprattutto, e una volta per tutte, con le manfrine che portano a far costare di meno i prodotti esteri rispetto a quelli italiani! Basta, e non smetterò mai di chiederlo, con la globalizzazione alimentare, che causa tutto questo e molto altro.

SICCITA’ IN TUTTA ITALIA


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L’Italia ormai è entrato in uno stato di calamità naturale per via dell’assenza di piogge. Da Nord a Sud la situazione è drammatica. Qui in Sardegna, dopo i due giorni di nevicate intense a Gennaio seguiti da un acquazzone che ha sciolto in fretta tutta la neve non ha piovuto. Solo quattro ore di pioggia leggera in primavera, poi più nulla. D’estate un solo giorno due ore e mezza di pioggia, anche intensa, poi più nulla.

Dieci regioni italiane, mezza Italia, ha chiesto o sta per chiedere il riconoscimento dello Stato di Calamità Naturale. I danni all’agricoltura italiana sarebbero già stimati in due miliardi di euro. A causa degli acquedotti colabrodo, però, in Italia vengono persi ben 9 miliardi di litri di acqua al giorno! Servirebbe un ammodernamento dell’intero sistema infrastrutturale idrico, e un ritorno alla gestione nazionale o regionale (e quindi non privata) dell’acqua.

LE BOMBE SEME


bombe seme thailandia

In Thailandia la deforestazione cresce a dismisura. Dei 16 milioni di foreste ne rimangono solo 6,2. Una situazione che sta mettendo in ginocchio uno dei polmoni verdi del Paese. Per questo il governo Thailandese ha deciso di sganciare dall’alto delle “bombe seme”, per provare a limitare i danni. Questo esperimento durerà cinque anni. Le bombe seme lanciate dall’alto raggiungono una percentuale di successo del 70%, e sono considerate delle “armi buone” per ripristinare le foreste e le aree verdi che sono state distrutte.

bombe seme thailandia 2

La deforestazione in Thailandia è causata soprattutto dalle attività umane, in particolare l’abbattimento degli alberi per fare spazio alle coltivazioni necessarie per la produzione della gomma e, udite udite: dell’olio di palma.

bombe seme thailandia 1

Fonte e immagini: greenme.it

BLOGUMENTARY: SPECIALE AGNELLO


agnello

Cari amici! E’ da un pò che non aggiorno il blog. Nulla di preoccupante, è solo che non riuscivo a trovare nessuna notizia interessante.

Oggi è il Giovedì più sentito dai cristiani, il Giovedì Santo. Come ogni giovedì, oggi voglio riprendere la rubrica “blogumentary”, che son da molto senza trattare. Non posso che dedicare questo speciale blogumentary all’animale che in questo periodo viene ucciso più di altri animali: l’agnello.

agnello

Agnello si nasce, è il piccolo della pecora. E’ il simbolo della mitezza, della bontà, della mansuetudine. Lo stesso Gesù, il Re che governa tutto l’Universo, si è definito l’Agnello di Dio, per la sua mitezza, bontà e mansuetudine. In questo periodo si sacrificano, purtroppo, tanti agnelli, per via della tradizione pasquale.

Infatti nell’Antico Testamento si legge che per liberare il Popolo d’Israele dalla Schiavitù dell’Egitto, Dio abbia ordinato al suo popolo di immolare un agnello puro e senza macchia, di spargere il suo sangue negli stipiti delle case e di consumarlo “in fretta”, con azzimi ed erbe amare. Da allora ogni anno si immolano numerosissimi agnelli innocenti.

agnellino

In questi giorni è sotto gli occhi di tutti la scena in cui l’ex Presidente del ConSilvio Berlusconi abbia “salvato” cinque agnellini dalla macellazione allattandoli con il biberon. Non so se per ipocrisia o per convinzione, solo per farsi vedere o per sincera conversione.

berlusconi agnello

Ad ogni modo gli animalisti e i vegetariani/vegani sono sul piede di guerra. Da una parte loro, dall’altra parte gli allevatori e i pastori che possono portare il pane a casa soprattutto in questo periodo dell’anno, vendendo la carne. E io li capisco.

Poi c’è una terza parte: quella degli speculatori, del mercato, della concorrenza spietata. Quella dei falsari. Quella, cioè, che spaccia per carne italiana la carne estera, e che vende la carne estera a prezzi stracciati rispetto alla carne nostrana. Nonostante i costi di trasporto di cui evidentemente non tengono conto.

Non vogliamo rinunciare alla carne d’agnello? Almeno blocchiamo l’importazione di carne dall’estero, che sicuramente viene spacciata per italiana (e la gente ci crede perché costa anche molto meno), ma che in realtà non si sa né come vengono macellati, né come vengono trattati in vita questi agnelli, né quale mangime viene dato loro, né se vengono trattati con prodotti che fanno sembrare la carne più sana e più fresca… E compriamo la carne dai nostri produttori a km quasi zero, che ne hanno molto più bisogno rispetto agli speculatori, perché loro vivono solo di quello.

Come dico sempre: no alla globalizzazione alimentare. A meno che non si proponga al Parlamento Europeo di far inserire nella etichetta non solo la zona di provenienza, ma anche nome e cognome dell’allevatore e magari l’indirizzo. Così sappiamo da chi stiamo comprando la nostra carne.

SICCITA’ EMERGENZA INFINITA


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In Gallura, nel Nord della Sardegna, è sempre emergenza siccità. I bacini sono semivuoti, sono già scattate le restrizioni per gli agricoltori, ma tra pochi giorni scatteranno pure per la popolazione. Il bacino di Liscia è quasi a secco nonostante le pioggie che si sono registrate a Novembre. Secondo le analisi diffuse dal Distretto Idrografico della Sardegna, il 30 novembre la diga conteneva 27,17milioni di metri cubi d’acqua (il 26,13percento della capienza totale) contro i 28,22milioni di fine ottobre.

Fonte: Notizie Alguer

Nonostante le precipitazioni i bacini, soprattutto a Liscia di Vacca, sono a secco. Qui abbiamo grossi problemi di infrastrutture colabrodo. Bisogna intervenire al più presto. Non so come, ma bisogna intervenire. Altrimenti sarà sempre peggio.

LA SARDEGNA HA SETE


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In Sardegna è emergenza siccità. Non piove da mesi, l’agricoltura è in ginocchio e gli invasi sono quasi vuoti. Il livello dell’acqua del Lago Omodeo è sceso di 12 metri. E’ ricomparso persino il nuraghe di Urasala, sommerso dalle acque del lago artificiale. Le immagini registrate da un drone hanno ripreso uno scenario lunare: chilometri di sabbia bianca e terra secca.

In Gallura e in Baronia il bestiame non trova più pascolo. Gli allevatori hanno esaurito le scorte di foraggio che avevano messo da parte per l’inverno. Il mondo agropastorale è in ginocchio. La Sardegna ha sete. E pare che la stagione delle pioggie voglia farsi aspettare ancora a lungo…

NASCE IL SUPERMERCATO “SFUSO”


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Nasce a Berlino il primo supermercato “sfuso”, vale a dire che vende prodotti senza traccia di imballaggi. Si chiama Original Unverpackt. In questo supermercato la gente si porta le buste da casa propria e acquista solo quello che le serve. Non è un supermarket di grandi marche, ma di prodotti puramente locali e soprattutto biologici.

Le due fondatrici Sara Wolf e Milena Glimbovski l’hanno aperto dopo aver organizzato una raccolta fondi importante, per merito di “una crescente domanda di prodotti e servizi che si occupano di sostenibilità”. E’ questione di educazione alimentare: tutto ciò che è sfuso non ha additivi chimici, non ha conservanti, non è “a lunga scadenza”, ma è sano, biologico e puro.

Nasce un nuovo modo di fare la spesa, all’insegna del necessario e del rispetto dell’ambiente, che privilegia la qualità ed evita inutili sprechi di cibo, e che riduce notevolmente la quantità di imballaggi che sono difficili da riciclare. 

Fonte e immagine: dionidream.com

Questo tipo di supermercato dovrebbe diffondersi ovunque. Cosa ne pensate voi?

COLTIVARE “SENZ’ACQUA”? SI PUO’


roller crimper

Federico Felli ha abbandonato la città nel 1998 per ritornare alla terra, alla campagna, a Casale Monferrato. Una scelta che tanti giovani stanno intraprendendo, ma la sua storia desta curiosità ed interesse. Infatti lui, grazie ad un progetto realizzato dal Rodale Institute riesce ad irrigare il terreno senza sprecare un goccio d’acqua, se non quella che cade dal cielo.

Come ci riesce? Grazie ad una tecnica che consente di coltivare senz’acqua: il Roller Crimper, un rullo piegatore che viene attaccato al trattore e aiuta a concimare il terreno schiacciando le “piante da sovescio”, vale a dire quelle utilizzate tra una coltura e l’altra per arricchire il terreno.

Nei periodi di pausa – per esempio fra il taglio del grano di luglio e la semina del mais in primavera – Felli pianta un mix di 36 erbe che vengono successivamente schiacciate dal rullo diventando una speciale pacciamatura e una concimazione naturale. E l’irrigazione? Con questo metodo non serve più. E’ sufficiente l’acqua che scende dal cielo. Niente acqua, niente concimi chimici, nessun intervento invasivo, tutto quello che serve è naturale.

Fonte: ecoblog.it

Si può davvero coltivare senz’acqua? No, ma senza utilizzare l’acqua, se non esclusivamente quella che scende dal cielo, a quanto pare . Sperando che piova a sufficienza… Già, perché purtroppo piove sempre meno, ed è per questo che sono un pò scettico su questa “innovazione” agricola.

Certo è che se la pioggia non basta, questo metodo contribuirà, se non ad eliminarla del tutto, quanto meno a ridurre la quantità di acqua utilizzata per l’irrigazione, e quindi avrà sicuramente un impatto ambientale decisamente leggero o quasi nullo, rispetto a quanta se ne utilizza ai giorni d’oggi per l’irrigazione.