MA PIANTIAMOLI!


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NON SOLO AMAZZONIA


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Mentre il mondo si preoccupa (giustamente) per l’Amazzonia, un’altra Amazzonia, quella africana, va in fiamme, nel silenzio dei media. Si tratta della foresta pluviale del Bacino del Congo, estesa tra il Congo e l’Angola, la seconda più grande del mondo, dopo quella amazzonica. Oltre diecimila incendi in una sola settimana. Per rendervi l’idea vi dico che la foresta del bacino del Congo ospita milioni di indigeni che ne sono anche i principali custodi, nonché migliaia di specie animali e vegetali.

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Immagazzina inoltre 115 miliardi di tonnellate di CO2 – equivalenti alle emissioni di combustibili fossili prodotte dagli Stati Uniti in 12 anni – giocando quindi un ruolo fondamentale per regolare il clima del pianeta. La crescente domanda globale di risorse naturali come legname e petrolio, e di materie prime agricole, rappresenta una seria minaccia per la regione. Circa un quarto della superficie forestale totale del bacino del Congo (50 milioni di ettari) appartiene già a multinazionali che deforestano per fini industriali.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

La foresta amazzonica continua a bruciare, e si è addirittura arrivata alla sospensione di una partita di calcio perché adiacente alla foresta amazzonica che stava bruciando senza l’intervento di nessun mezzo aereo o a terra. In Siberia non so più qual è la situazione perché non se ne parla. Ora brucia anche la seconda foresta pluviale, sita in Africa.

Quando ci fermiamo?

SCEMPIO AL LUNGOLAGO DI BRACCIANO


Fotografia de Giulio Laurenti

Il lungolago di Trevignano è splendido. Una vista mozzafiato. Il lago di Bracciano è incantevole. Un paradiso a una manciata di chilometri dalla città eterna. I pini adornano la strada panoramica… ah no, non più. Già, perché l’amministrazione ha deciso di tagliare i 23 pini di settant’anni per aggiustare la strada, che le radici degli alberi stava rovinando.

Fotografia de Giulio Laurenti

Da una relazione presentata nel 2017 si legge che “un intervento di rifacimento del fondo stradale che comporta lo scavo di tutta la sede della viabilità per una profondità pari a circa 30 cm […] possa determinare un’interferenza con i cordoni radicali principali e pertanto compromettere la stabilità delle alberature stesse”. Dunque “si ritiene opportuno provvedere all’abbattimento dei soggetti arborei di pino domestico in esame”.

Fotografia de Giulio Laurenti

Tuttavia, il vicesindaco Luca Galloni spiega che “abbiamo deciso di sostituire le alberature rimosse con delle nuove, le quali cresceranno nello stesso punto. Dunque non ci saranno ripercussioni sull’ecosistema”. Sulla stessa relazione si legge che le radici arrivano a invadere le proprietà private, e questo ha spinto la popolazione a sostenere la scelta drastica dell’amministrazione comunale. Ma non tutti sono d’accordo.

Fotografia de Giulio Laurenti

Lo scrittore Giulio Laurenti pubblica una serie di foto sui social protestando contro la decisione del comune e addirittura invocando la revoca della “bandiera blu”. Le immagini che vedete sono sue, e colgo l’occasione per ringraziarlo di avermi concesso di pubblicarle su questo post.

Fotografia de Giulio Laurenti

E in un’intervista al Fatto Quotidiano dice: “Altro che ‘circa 23 alberi’, come si dice in delibera. Gli operai mi hanno detto di aver ricevuto l’ordine di tagliare tutti gli alberi necessari per il rifacimento della strada. Il nostro lungolago non sarà mai più come prima. Nei prossimi mesi i fusti abbattuti potrebbero arrivare anche a 100, è una vergogna”.

Fotografia de Giulio Laurenti

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Fotografia de Giulio Laurenti

Siamo alle solite. Per sicurezza si fa strage di alberi. Per “proprietà” privata si divora la proprietà pubblica. E poco importa se davvero stanno ripiantando. Fra settant’anni succederà la stessa cosa.

NUOVA VITA PER GLI ABETI


Gli abeti di Asiago, travolti dalla straordinaria ondata di maltempo che ha colpito la Val di Fienne, hanno una nuova vita: sono diventati alberi di natale. L’iniziativa, nata per aiutare la ripresa dei territori feriti e regalare una seconda vita alle piante colpite lo scorso 29 Ottobre, ha avuto uno straordinario successo, al di sopra di ogni più rosea aspettativa.

Lo rende noto la Coldiretti, che ha sposato l’iniziativa e si è impegnata a rimuovere gli alberi affinché nelle case degli italiani ci sia un albero di Natale della solidarietà. «Una opportunità colta da molti cittadini – aggiunge la Coldiretti – per portare nelle case durante le feste con una offerta di 15 euro un simbolo concreto della solidarietà ed accompagnare la ripresa» ma anche «per far conoscere l’importanza di scegliere per Natale l’albero vero made in Italy che concilia il rispetto della tradizione con quello dell’ambiente, a differenza di quelli di plastica».

Fonte: Il Corriere delle Alpi

Una bellissima iniziativa, che condivido. E voi la condividete?

LA STORIA DI FELIX


Felix Finkbeiner ha solo 21 anni, ma in 12 anni ha contribuito a piantare 15 miliardi di piante nel mondo, ma vorrebbe arrivare all’obiettivo del trilione di alberi. E’ il fondatore e l’attivista di “Plant for the Planet”, un’organizzazione che tutela e rafforza le foreste della terra.

“Vogliamo piantare mille miliardi di alberi, che saranno in grado di assorbire un quarto delle emissioni di Co2 prodotte dall’uomo globalmente”. Sognatore? Non troppo. Lo ha dimostrato in quarta elementare, quando l’insegnante gli aveva chiesto di fare alcune ricerche sul cambiamento climatico e di realizzare una presentazione da mostrare al resto della classe. Quella estate bavarese era particolarmente calda, e questo divenne argomento di dibattito a scuola. Felix passò l’intero week end a studiare l’impresa dell’ambientalista e vincitrice del premio Nobel per la Pace Wangari Muta Maathai, che aveva contribuito a piantare 30 milioni di alberi in Kenya in 30 anni.

La figura del premio nobel ha colpito il bambino, tanto che aveva suggerito alla classe di “piantare anche noi 30 milioni di alberi in ogni paese del mondo”. Quel discorso ha convinto la sua classe, e poi la sua scuola. Dopo poche settimane piantarono il primo albero. In breve tempo anche altri istituti fecero la stessa cosa. “Dopo solo un anno ne avevamo piantati 50 mila. Nel 2011 abbiamo sfondato quota 1 milione in Germania”.

“Piantare questi nuovi alberi servirà anche a combattere la desertificazione, a rendere l’agricoltura più efficace grazie all’agroforestazione. Inoltre, questi regolano il ciclo dell’acqua e rendono il suolo più produttivo, proteggendo anche la nostra biodiversità”.

Fonte: business insider

Che grande questo ragazzo! Cosa ne pensate della sua iniziativa, e come moltiplicarla?

L’INCENERITORE “ALL’AVANGUARDIA” DI COPENAGHEN


Inceneritori, quello di Copenaghen non produce solo vapore acqueo. Lo dice la stessa azienda: “Emissioni al minimo”

Questo che vedete nella foto è il “termovalorizzatore” di Copenaghen. E’ un impianto sicuramente all’avanguardia, se confrontato con gli inceneritori italiani. Ma non produce solo vapore acqueo, come qualcuno dice. L’azienda stessa, quella che gestisce questo impianto, afferma che emetterà un minimo di monossido di carbonio, ammoniaca, carbonio organico e ossidi di azoto, ma assicura comunque “prestazioni avanzate”.

Sarà un impianto “turistico”, con alberi, pista da sci, percorsi di trekking, un’area verde per il picnic, una parete di arrampicata di oltre 80 metri, nonché un ristorante e un bar! E’ costato 500 milioni di euro, e grazie alle sue dimensioni può raggiungere alti livelli di efficienza.

La Vølund, società che gestisce l’inceneritore, assicura che l’impianto manterrà le emissioni degli ossidi di azoto entro i 15 mg/Nm3, il monossido di carbonio sotto i 50, ammoniaca non oltre i 3, così come il carbonio organico totale. Per fare un confronto, l’inceneritore di Torino, stando ai dati pubblicati dall’azienda, in media nel mese di settembre 2018 la linea 1 dell’impianto ha emesso 2 mg/Nm3 di ossido di carbonio, 0,1 di carbonio organico totale, 0,7 ammoniaca, ma quasi 26 mg/Nm3 di ossidi azoto.

“Copenhill” (collina verde di Copenaghen) ha iniziato a funzionare a settembre 2017 in sostituzione di un altro inceneritore arrivato a 45 anni di anzianità. Con due linee di combustione, brucia in totale 70 tonnellate di rifiuti all’ora: in un anno, può trattare circa 400mila tonnellate di spazzatura, prodotta da 550-700mila cittadini e 46mila imprese. L’energia sprigionata dalla combustione torna alle famiglie sotto forma di elettricità per 50mila utenze e calore per 120mila. Per avere un termine di paragone, l’impianto di Brescia, il più grande d’Italia con oltre 700mila tonnellate incenerite nel 2017 ma una tecnologia più datata, produce energia elettrica pari al fabbisogno di oltre 200mila famiglie e calore per oltre 60mila appartamenti.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Nonostante l’indubbia efficienza del mega impianto di Copenaghen e le emissioni ridotte al “minimo”, resta il fatto che si deve puntare a ridurre gradualmente ed inesorabilmente i rifiuti da incenerire. Solo così le emissioni si ridurrebbero, non di certo costruendo impianti stratosferici. Il sistema più efficiente resta quello della raccolta differenziata spinta e del riciclaggio creativo (con laboratori scolastici) di ogni sorta di rifiuti.