BASTA TAGLI CEDUI NEI PARCHI


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I cedui sono dei tagli a raso che vengono effettuati nelle zone boschive, purtroppo anche nei parchi nazionali, come succede per il Pollino e per il Parco Nazionale d’Abruzzo, in modo che i tronchi ricaccino e si riformi la foresta nell’arco di qualche decennio.

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L’ex Presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, il biologo Franco Tassi accoglie una lettera-denuncia di una coppia Italo-Statunitense che nel tempo hanno fotografato la zona riprendendo i danni dei tagli cedui. Quali sono gli interessi che spingono a ceduare anche senza tenere conto dei vincoli dei Parchi Nazionali? Sicuramente ci sono interessi che riguardano attività imprenditoriali (o speculative?) dei giorni nostri, come le imprese di produzione del Pellet o le Biomasse.

Il biologo si chiede, su facebook, come mai non ci sia stata una levata di scudi generale contro questi interventi, e punta il dito contro alcuni ambientalisti che contro il taglio della legna nel mezzogiorno non spendono nemmeno una parola di indignazione.

Fonte: Tiscali Ambiente

Ed eccovi le immagini degli scempi nel Parco Nazionale d’Abruzzo e nel Pollino.

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Pollino nel 2003

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Pollino nel 2016

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Lucano nel 2012

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Lucano nel 2015

SARDEGNA GREEN


fonti rinnovabili

Secondo l’ultimo rapporto dell’Ufficio Studi di Confartigianato, in Sardegna cresce la produzione procapite di energia da fonti rinnovabili (1.083 watt procapite), e si assesta il numero delle imprese delle rinnovabili (2.000). Con questi dati la Sardegna si aggiudica il terzo posto nella classifica delle regioni più green.

Nei vari settori di produzione, la Sardegna occupa una posizione di spicco anche nell’eolico (terza in Italia con 599 w), nel fotovoltaico (settima con 440 w per abitante), nell’idroelettrico (nona con 280 w) e nelle biomasse (dodicesima con 54 w).

Fonte: cagliaripad.it

Questi dati confermano che nonostante la crisi e i grossi tagli agli incentivi, un settore così importante e strategico come quello delle fonti rinnovabili e pulite offre grandi opportunità di sviluppo e di occupazione, e dimostra come questo settore sia imprescindibile per il nostro presente e futuro.

L’OSSIMORO DELLA “CHIMICA VERDE”


chimica verde

Ieri è stato inaugurato un impianto di “chimica verde” a Porto Torres, per la produzione di bioplastiche. Con la benedizione di tutti. Un mega impianto che darà lavoro a circa trecento operai, più tutti gli agricoltori della zona, che coltiveranno il combustibile

Si celebra la chimica verde. Un ossimoro che ormai sta scomparendo dalle idee dei politicanti. Non è più un ossimoro per loro. Basta che inquini di meno e subito diventa verde. Ma inquina.

Ora, se questo impianto serve a trasferire gli operai degli impianti di Porto Torres allora è “accettabile”, ma se si integra a questi impianti senza assumere gli operai di quegli impianti, allora bisogna sopprimerlo.

FURTO DI LEGNAME


furto legna

Da mesi è in aumento il triste e sconvolgente fenomeno del furto di legname. Dopo i furti dei pannelli solari, fenomeno che sembra ormai essere stato debellato, arriva il furto di legna. Nel mirino negli ultimi mesi è finita la biomassa, e in particolare la legna dei parchi nazionali e dei boschi demaniali, sempre più spesso oggetto delle attenzioni dei ladri. Secondo i dati del Corpo forestale dello Stato, nel 2012 sono stati rilevati più di 800 illeciti penali, con 20 arresti, e 4.000 illeciti amministrativi a fronte di circa 40.000 controlli effettuati nelle regioni a statuto ordinario, per un totale che supera 3 milioni di euro. E dai primi dati 2013, si riscontrano sensibili incrementi dei reati complessivi, con circa 25 persone già arrestate in flagranza di reato.

Il fenomeno registrato va probabilmente legato alle difficoltà economiche che stanno attraversando molte famiglie italiane, ma anche alla riscoperta della legna come fonte energetica, sia sotto forma di ciocchi da camino, sia sotto forma di pellets per le stufe.

Il fenomeno del furto di legna ha anche diversi effetti collaterali, tra i quali l’indebolimento del terreno, che alle prime piogge potrebbe cedere e franare. E aumenta quindi il dissesto idrogeologico, in un’Italia già altamente ferita, in tanti comuni, in tante sue “cellule“.