LE PICCOLE VITTIME DELLA TERRA DEI FUOCHI


terra dei fuochi

La zona compresa tra le province di Napoli e di Caserta, in Campania, nota tristemente come “Terra dei Fuochi“, è una zona altamente inquinata da roghi tossici di rifiuti bruciati all’aria aperta. Da anni ormai la “munnezza” viene bruciata all’aria aperta, contaminando tutta la zona. Cumuli di rifiuti e discariche abusive e imposte dall’alto sono dappertutto, nonostante l’emergenza rifiuti sia stata risolta in diverse zone della “terra”.

Questa situazione sta portando a un’epidemia senza precedenti, con un’impennata di tumori, di ricoveri, di malattie cardiorespiratorie e di morti da far tremare tutto il corpo, non solo i polsi. L’epidemia colpisce indistintamente persone di tutte le età. Anche bambini. Bambini e neonati subiscono anch’essi un’impennata di tumori e di mortalità infantile.

Secondo l’ISS, l’Istituto Superiore di Sanità, si osservano eccessi di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tumori di tutti i tipi, ed eccessi di tumori del sistema nervoso centrale, questi ultimi anche nella fascia 0-14 anni. E questo a causa, prevalentemente, di “esposizioni a emissioni e rilasci dei siti di smaltimento e combustione illegale dei rifiuti“.

Fonte: Huffington Post

Quando anche i bambini e i neonati si ammalano, vuol dire che la situazione è fuori controllo. Lì persino un inceneritore (fatto come si deve, non “all’italiana”) farebbe molti meno danni dei rifiuti arsi all’aria aperta, e di discariche, abusive ed imposte, che inquinano le falde acquifere e i campi della “Terra dei Fuochi”. Bisognerebbe evacuare tutti i comuni di quelle terre fino a quando non saranno risanate, e se non è possibile risanarle… bisognerebbe creare una zona di divieto d’accesso come per l’area di Chernobyl. Ma siccome tutto ciò non è chiaramente possibile, mi crollano le braccia…

DISASTRO ECOLOGICO IN CALIFORNIA


fuga di gas

Ogni anno la California soffre di disastri ambientali di ingenti dimensioni. Super incendi che distruggono decine di migliaia di ettari di verde e che durano per tantissime settimane. Quest’anno il disastro è un altro.

Il disastro è stato provocato da un “incidente” avvenuto il 23 ottobre scorso in un pozzo di metano, a Porter Ranch, una cittadina di 30 mila persone. A causa della fuga di metano da mesi diversi abitanti della zona soffrono di nausea, sangue dal naso e mal di testa.

La fuga di gas è talmente sostenuta da aver aumentato l’emissione di gas serra sulla California del 25%. Pensate che riversa nell’atmosfera 30mila kg di metano e di altri gas ogni ora, 1200 tonnellate al giorno. Il governatore ha assicurato che la compagnia responsabile del disastro ambientale, la Southern California Gas Co, si assumerà i costi relativi alla fuga di gas e alle bonifiche.

Oltre alla fuga di gas c’è anche quella della popolazione locale. Intanto le autorità locali hanno fatto chiudere due scuole.

Fonte: beppegrillo.it

ANCHE L’AUSTRIA DICE NO AL NUCLEARE


austria

Protagoniste indiscusse della scena della (fu) Unione Europea in questi giorni sono sicuramente la Grecia (con il NO alla “proposta” di accordo dell’Unione), e… la Germania che si mette contro la Grecia? No: l’Austria. Anche l’Austria vorrebbe uscire dall’Euro e ritornare alla sua valuta nazionale, notizia di questi giorni. E non è tutto! Infatti l’Austria ha detto NO anche al nucleare. Vorrebbe puntare sulle energie rinnovabili.

A dire il vero anche l’Austria ha votato un referendum nel 1978 contro il nucleare, perciò la centrale nucleare che era in costruzione alle porte di Vienna è rimasta come un’incompiuta. Da quel momento il governo austriaco cominciò ad investire molto in fonti energetiche alternative. Ora vogliono smantellare quella centrale, recuperare il sito e puntare sulle energie rinnovabili. E in Italia?

ECCO COSA PREVEDE IL DECRETO SUGLI ECOREATI


ecoreati
Ieri è stato approvato il decreto sugli ecoreati, tanto contestato dagli ecologisti, ma appoggiato da associazioni come Legambiente, WWF e Greenpeace. Un provvedimento amato e odiato, appoggiato e contestato; e approvato a larga maggioranza non solo dal Governo, ma anche da SEL e persino dal MoVimento 5 Stelle. Si contesta al provvedimento una parolina che potrebbe causare danni enormi in termini di giustizia. Quella parolina è abusivamente. Ma vediamo nei dettagli cosa prevede questo provvedimento:
La norma introduce nel codice penale il titolo VI-bis: dei delitti contro l’ambiente. Il provvedimento affronta tantissimi punti. Vediamoli uno per uno:
Inquinamento ambientale: Pena da 2 a 6 anni di carcere per chiunque, abusivamente, provoca “una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna”. Previste aggravanti in caso di lesioni o morte a una o più persone: da 2 anni e 6 mesi fino a 7 anni per lesioni che comportino più di 20 giorni di malattia; da 3 a 8 anni per lesioni gravi; da 4 a 9 per lesioni gravissime; da 5 a 10 in caso di morte.
Disastro ambientale: Chiunque, abusivamente, provoca un disastro ambientale è punito con la reclusione da 5 a 15 anni.
Reati in aree protette: Sia per il reato di inquinamento ambientale che di disastro ambientale la pena viene aumentata nel caso in cui i reati vengono commessi in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, o nel caso in cui vengano danneggiate specie animali o vegetali protette.
Delitti colposi: Nel caso in cui i reati di inquinamento e di disastro ambientale vengano commessi per colpaanziché per dolole pene sono ridotte da un terzo a due terzi.
Punizione del pericolo per l’ambiente: La messa in pericolo colposa dell’ambiente viene punita con le stesse pene previste dalle fattispecie di inquinamento e di disastro ambientalea seconda dei casiridotte di un terzo.
Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività: previste pene da 2 a 6 anni di carcere, e multa da 10mila a 50mila euro.
Impedimento del controllo: reclusione da 6 mesi a 3 anni per chiunque, negando l’accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, ovvero ne compromette gli esiti.
Aggravanti: in caso di associazione a delinquere di stampo mafioso. Pene aumentate da un terzo alla metà.
Aggravante ambientale: nel caso in cui uno dei reati previsti dal codice penale venga commesso allo scopo di danneggiare l’ambiente. Le pene, a seconda dei casi, possono essere aumentate fino alla metà.
Ravvedimento operoso: per chi si pente e si adopera per ripristinare le condizioni iniziali ambientali e chi collabora con l’autorità giudiziaria si vedrà ridotta da un terzo a metà la sua pena. Il corso della prescrizione del processo viene sospesa da due a tre anni.
Confisca: ad essere confiscati sono “beni che costituiscono il prodotto o il profitto del reato o che servirono a commettere il reato”, salvo che i beni appartengano a persona estranea al reato. Niente confisca per l’imputato che abbia efficacemente provveduto alla messa in sicurezza e, ove necessario, alle attività di bonifica e di ripristino dello stato luoghi.
Ripristino dello stato dei luoghi: Il condannato viene sempre obbligato al recupero o, dove tecnicamente possibile, al ripristino dello stato dei luoghi.
Omessa bonifica: nasce il reato di omessa bonifica con reclusione da 1 a 4 anni e multa da 20mila a 80mila euro.
Raddoppio dei termini di prescrizione: per i nuovi delitti contro l’ambiente.
Procuratore Antimafia e Agenzia delle Entrate: Quando il procuratore della Repubblica procede a indagini per i delitti contro l’ambiente, dovrà darne notizia anche all’Agenzia delle entrate “ai fini dei necessari accertamenti” e al procuratore nazionale antimafia.
Nuove sanzioni amministrative per le imprese: vengono previste a carico dell’ente sanzioni pecuniarie per la commissione dei nuovi reati ambientali.
“Prescrizione” per rimediare ad illeciti amministrativi: la norma contiene delle forme di ravvedimento che gli stessi organi di vigilanza (nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria) possono impartire ai contravventori e che, una volta attuate, possono portare alla estinzione della contravvenzione comminata e all’archiviazione del reato. Nel caso in cui l’adempimento avvenga in un tempo superiore a quello indicato dalla prescrizione la contravvenzione sarà ridotta della metà.
Come avrete potuto notare è una norma abbastanza corposa e buona. Ma la parolina “abusivamente” mi incute angoscia. Cosa ne pensate di questo decreto?

LA TERRA DEI FUOCHI MIETE UN’ALTRA PICCOLA VITTIMA


terra dei fuochi

La Terra dei Fuochi miete un’altra piccola vittima. Un bambino di soli quattro anni ha perduto la vita a causa del cancro che lo aveva colpito a causa del disastro ambientale (e umano) di quella devastata terra compresa tra Napoli e Caserta. Lo scorso 21 marzo ha incontrato ed abbracciato il Papa, in braccio alla mamma disperata.

Storie di (stra)ordinaria disperazione, troppe vittime innocenti del malaffare e dell’inquinamento. Come un ragazzo stroncato a soli 16 anni nella notte di Pasqua, pochi giorni fa. Vite stroncate dal patto scellerato e criminale tra camorra, politici, istituzioni e imprenditori di tutta Italia che mandavano a sversare i loro rifiuti tossici proprio lì.

Padre Maurizio Patricello, prete coraggioso che lotta contro i roghi tossici e le discariche che affiorano da ogni zolla di quei terreni, denuncia: <<Dicono che non sono provate le cause di questi decessi? Be’, però sono provati gli effetti. E poi questi studi chi li deve fare? La storia del nesso di causalità è un paravento dietro al quale si nasconde chi cerca di minimizzare il problema. I morti, però, ci sono. O il nostro Dna è improvvisamente impazzito?>>. 

Persone, non numeri, non percentuali. Persone, che hanno perso la loro vita in quelle terre da evacuare ed abbanonare il più presto possibile.

SARDEGNA: CANNABIS PER BONIFICARE I TERRENI INQUINATI


cannabis

La coltivazione della Cannabis in Sardegna diventa legale, ma solo per bonificare i terreni inquinati. Infatti il Consiglio Regionale ha approvato una norma che consentirà di coltivare le piantine nei terreni da bonificare. Infatti la Cannabis, oltre ad avere proprietà terapeutiche riconosciute a livello internazionale, avrebbe anche la capacità di assorbire le sostanze nocive presenti nei terreni.

Una legge destinata a creare inevitabili polemiche, anche perché le coltivazioni saranno finanziate con soldi pubblici (si parla di mezzo milione di euro), e saranno costantemente sorvegliate. Sarà l’Agenzia Regionale Agris a dover individuare i terreni ove dovranno essere coltivate le piantine.

In Italia la Cannabis è ancora illegale, anche se da tempo si pensa di renderla legale. Chi coltiva la Cannabis rischia fino a 7 anni di carcere, e chi la vende, anche in piccole quantità, rischia fino a quattro anni di carcere.

Fonte: Il Secolo XIX

Beh, io principalmente sono contrario alla droga, e quindi anche alla Cannabis. Avrei preferito altro tipo di intervento, a dire il vero. E voi cosa ne pensate di questa legge regionale?

I VELENI DI TERNI


inquinamento

Mentre la città intera lotta per salvare gli operai delle acciaierie AST Thyssenkrupp, con tanto di sciopero generale dei tre più grandi sindacati, la città muore di veleni. La Thyssenkrupp vuole mandare sotto i ponti 537 lavoratori (e famiglie). Ma a Terni si respirano decine di sostanze chimiche nocive. Nei polmoni finisce piombo, cromo, nichel, benzene e altre sostanze impronunciabili ma micidiali.

Terni è uno dei 44 centri oggetto dello studio SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio Inquinamento), poiché presenta un SIN Sito di Interesse Nazionale per le Bonifiche, che è l’ex discarica di Papigno.

Dal sito “ternioggi.it“:

Lo studio dell’Iss non è comunque il solo a mettere in evidenza come i cittadini della Conca paghino con la propria salute l’inconsapevole convivenza con tanti veleni. Ci sono dossier dell’Arpa, appelli di associazioni, pareri di medici e professori espressi di recente e nel corso degli anni passati. Le loro voci si sono spesso levate alte occupando qualche pagina di giornale per poi sistematicamente cadere nel dimenticatoio, chiuse nell’armadietto della cattiva coscienza.
E mentre l’eco delle denunce sulle gravi conseguenze per la salute si spegnevano, intanto Terni accendeva un inceneritore dietro l’altro, continuava ad essere inondata di polveri degli stabilimenti delle acciaierie e progettava una viabilità sostanzialmente priva di piste ciclabili. Una combinazione di fattori che non poteva che dar luogo ad un’orgia di polveri sottili permanentemente presenti nell’aria. Una presenza talmente radicata da essere ormai diventata parte integrante dell’ambiente: come spiega una relazione dell’Arpa pubblicata nel maggio 2012, alti valori di Nichel e Cromo sono ormai entrati a far parte anche della composizione dei suoli dell’area ternana.
Per l’analisi completa dello studio vi rimandiamo al sito.

SULL’ALLUVIONE DI GENOVA, L’EDITORIALE DI MASSIMO GRAMELLINI


alluvione 1

Per quanto riguarda l’alluvione di Genova, vi lascio un editoriale di Massimo Gramellini, vice direttore de “La Stampa”, che ieri ha rilasciato in diretta su raitre a “Che Fuori Tempo Che Fa”. Parole che fanno riflettere:

Il Sindaco era a teatro, il numero della protezione civile non ha funzionato e l’allarme è stato dato dopo l’alluvione. In Italia a ogni tragedia si ripete sempre l’8 settembre. Cioè, ognuno va per i fatti suoi nel vuoto dello Stato e in un alternarsi di fallimenti collettivi ed eroismi individuali. Come quel Vigile Urbano che due ore prima dell’alluvione, di sua iniziativa (sembra che nessuno glielo avesse detto), girava da solo per le strade di un quartiere di Genova e suonava i citofoni per consigliare a tutti di non uscire di casa.

Ecco, dopo l’alluvione di Genova, la quarta in mezzo secolo, l’ennesimo disastro prevedibile che ha colto la patria degli “Schettini” di sorpresa, viene da chiedersi se più che di uno “Sblocca-Italia”, il decreto che sta preparando Renzi, questo Paese non avrebbe bisogno di un “Rattoppa-Italia”.

Cioè, se più che scaricare sul territorio martoriato altre tonnellate di cemento, non servirebbe invece bonificare, riparare, consolidare tutto quello che c’è già. Nel farlo, però, andrebbe definitivamente impedita la pratica tutta italiana delle ditte che perdono l’appalto e immediatamente dopo fanno ricorso contro chi lo ha vinto, bloccando il cantiere per anni, come è successo a Genova.

Questo è un Paese, l’Italia, dove su cento persone che lavorano, trenta cercano di fare le cose, e le altre settanta cercano di impedirle. Per dirla con uno di quei giochini di parole che fanno la gioia del nostro Presidente del Consiglio, “non è possibile che i TAR blocchino sempre i TIR”, cioè che la burocrazia ostacoli qualsiasi iniziativa, pubblica o privata, salvo poi chiudere entrambi gli occhi nelle Terre di Mafia, dove gli appalti seguono evidentemente logiche più sbrigative.

Non è possibile che ci si accapigli su chi doveva lanciare l’allarme, e a che ora lo ha veramente lanciato, quando sono anni che gli abitanti di Genova lanciano l’allarme sull’incuria dei loro torrenti, e nessuno li ha mai ascoltati, confidando nel solito stellone. Ma soprattutto non è possibile che la colpa sia sempre di qualcun altro, e mai di chi ne condivide la responsabilità. E non è possibile che nessuno di costoro abbia l’umiltà, per una volta, di abbassare la testa e di chiederci scusa.

Di questo editoriale mi colpiscono soprattutto queste parole, una domanda a cui lascio a voi un commento: “dopo l’alluvione di Genova, la quarta in mezzo secolo (…) viene da chiedersi se più che di uno “Sblocca-Italia”, il decreto che sta preparando Renzi, questo Paese non avrebbe bisogno di un “Rattoppa-Italia”. Cioè, se più che scaricare sul territorio martoriato altre tonnellate di cemento, non servirebbe invece bonificare, riparare, consolidare tutto quello che c’è già”.

MOLENTARGIUS: IL PARADISO DEL CEMENTO


molentargius

Il Parco del Molentargius è uno dei tanti paradisi naturali della Sardegna. Purtroppo però è molestato dal cemento. L’associazione Gruppo di Intervento Giuridico denuncia addirittura centinaia e centinaia di abusi edilizi più o meno gravi, in alcuni casi gravissimi. Addirittura nella sola area Medau su Cramu – Is Arenas si contano ben 190 casi di abusivismo. Tra gli abusi riscontrati, 39 casi sono oggetto di procedure di demolizione coatta e ripristino ambientale, ma ben 150 casi sono sotto esame per l’istanza di condono.

“È un po’ il segreto di Pulcinella“, scrive l’associazione, “che l’abusivismo edilizio entro l’area naturale protetta costituisca il più pesante ostacolo alla predisposizione del piano del parco e, in definitiva, allo stesso positivo decollo sotto tutti gli aspetti del parco naturale, che ha, come ampiamente noto, avuto vita stentata fin dalla sua nascita proprio per tali motivi. Non bastano le centinaia di milioni di euro investiti negli anni per il disinquinamento di una delle zone umide d’importanza internazionale più rilevanti del Mediterraneo, il mattone abusivo frena qualsiasi prospettiva“.

Il condono edilizio è uno degli oltraggi più violenti e devastanti per l’ambiente. Il PD con Bersani diceva “noi non abbiamo mai condonato e non permetteremo nessun condono”. Ora ecco i fatti: nello “sblocca-italia”è prevista pure la possibilità di condonare gli abusi edilizi. E temiamo che le conseguenze sull’ambiente e sul paesaggio siano catastrofiche.

LIBERA LA SPIAGGIA DAI MOZZICONI


di pasquale

Un pensionato compra le cicche a 1 centesimo l’una e pulisce la spiaggia. E’ successo a Noto, dove il pensionato, Gianni di Pasquale, ha esposto un cartello con suscritto:

Liberiamo la nostra spiaggia dai mozziconi. Compro mozziconi di sigarette a un centesimo l’uno, e non è uno scherzo.

L’offerta ha convinto i bagnanti che sono partiti tutti a caccia di mozziconi di sigaretta. Ebbene, grazie all’impegno di grandi e piccini, sono riusciti a raccogliere ben 6.000 mozziconi. Una grande iniziativa, che potrebbe dare l’idea per altre iniziative simili.

Notizia e foto prese dal sito ecoblog.it.

TUTTI UNITI CONTRO LE SERVITU’ MILITARI IN SARDEGNA


no servitù

Dopo l’incendio che è divampato nel Poligono Militare di Capo Frasca, è divampata la protesta di tutta l’Isola contro le servitù militari. Diverse sono le iniziative di protesta contro le servitù, tra cui una manifestazione promossa da tutti i movimenti indipendentisti sardi, di destra e di sinistra, con la bandiera che vedete nella foto.

Tutti in marcia verso Capo Frasca questo pomeriggio intorno alle 16:30 per gridare no alle servitù militari in Sardegna. Dai movimenti ecologisti e partiti politici a tanti enti locali e alla gente comune, tutti uniti per chiedere la liberazione della Sardegna dal filo spinato, lo stop a tempo indeterminato alle esercitazioni militari, il risarcimento, la bonifica e la riconversione delle servitù militari presenti in Sardegna da ormai più di mezzo secolo, e che occupano circa 35mila ettari di terreno.

Tra i manifestanti anche l’associazione Amicizia Sardegna-Palestina, che esprime tutta la sua preoccupazione per la presenza di basi militari, non solo perché producono tanto inquinamento e mettono in pericolo la nostra salute, ma anche perché ci rende complici dell’occupazione militare della Striscia di Gaza da parte degli Israeliani.

E mentre tutta la Sardegna chiede libertà, lo Stato sembra volerla affossare. Infatti, denuncia Cotti del MoVimento 5 Stelle, sono stati “rimossi d’autorità i poster NO SERVITU’“.

Una manifestazione di rivendicazione del diritto alla libertà, alla salute, al territorio, all’incolumità, a un ambiente sano e pulito.

CAPO FRASCA: BRUCIANO 25 ETTARI DI TERRENO A CAUSA DELLE ESERCITAZIONI MILITARI


incendio capo frasca

A Capo Frasca, un pezzo di Sardegna recintato da un poligono militare, a causa di un’esercitazione militare si è propagato un grosso incendio che ha mandato in fumo circa 25 ettari di terreno. Successivamente è esplosa anche una bomba. Per domare l’incendio ci è voluta la forestale e un elicottero. I militari si sono rifiutati di aiutare, dicendo “l’incendio lo spenga la forestale“.

E oltre alle fiamme sono divampate pure le polemiche. Anche perché, come dice il Presidente della Regione Pigliaru, non è un episodio isolato. In una precedente esercitazione è andato in fumo anche un altro ettaro di cespugli e macchia mediterranea. Il Presidente chiede degli osservatori ambientali che siano indipendenti, e che non chiudano gli occhi di fronte all’evidenza.

I cittadini convivono da decenni con questi poligoni per le esercitazioni militari, e in alcuni casi con conseguenze drammatiche, come la nascita di bimbi malformati, tumori del sangue e troppe morti bianche, anche tra i militari stessi. E’ chiaro che questi poligoni devono essere SMANTELLATI, non si può continuare a convivere tra armi e bombardamenti, tra fili spinati e occupazioni, tra terreni espropriati e malattie. Questi poligoni vanno smantellati, e le aree bonificate e restituite ai sardi.

L’OSSIMORO DELLA “CHIMICA VERDE”


chimica verde

Ieri è stato inaugurato un impianto di “chimica verde” a Porto Torres, per la produzione di bioplastiche. Con la benedizione di tutti. Un mega impianto che darà lavoro a circa trecento operai, più tutti gli agricoltori della zona, che coltiveranno il combustibile

Si celebra la chimica verde. Un ossimoro che ormai sta scomparendo dalle idee dei politicanti. Non è più un ossimoro per loro. Basta che inquini di meno e subito diventa verde. Ma inquina.

Ora, se questo impianto serve a trasferire gli operai degli impianti di Porto Torres allora è “accettabile”, ma se si integra a questi impianti senza assumere gli operai di quegli impianti, allora bisogna sopprimerlo.

PRIMO MAGGIO: UNA “LOTTA” ETERNA TRA AMBIENTE E LAVORO


primo maggio

Sembra una lotta eterna tra ambiente e lavoro, tra salute e sviluppo, tra inquinamento e difesa dei posti di lavoro. In questo primo maggio vorrei riflettere sullo scontro tra lavoro e ambiente. Da che parte sta la “verità”? Da che parte dobbiamo stare? Perché non si riesce a conciliare l’ambiente con il lavoro?

Acciaierie, centrali e miniere di carbone, raffinerie, la c.d. “chimica verde” (che di verde ha solo il nome), inceneritori, multinazionali che oggi ci sono, e domani scappano con tutti i soldi dei finanziamenti statali ed europei, lasciando malattie, inquinamento, fame, morte. Sono tante le vertenze aperte su questi fronti.

Da una parte c’è chi ci lavora dentro, ci sono gli OPERAI, che hanno sicuramente il diritto di lavorare, e difendono a spada tratta il loro lavoro, con disperazione, con tutte le loro forze. E ne hanno tutto il diritto! Dall’altra parte c’è l’ambiente, che noi difendiamo, e l’inquinamento che producono questi mostri, anche in conto di morti, di malattie, di intere regioni del pianeta mai più abitabili, insanabili. Che tra l’altro Aprile 2014 è stato il mese più inquinato della storia. E noi? Da che parte dobbiamo stare?

L’Italia si è affidata a un modello di sviluppo che ha portato benessere nel breve-medio periodo, ma che nel lungo periodo ha portato disoccupazione, morti, malattie, fame, miseria, disperazione.
Adesso è il momento di cambiare modello di sviluppo, basato sul rispetto dell’ambiente, e sulla sua valorizzazione: fonti rinnovabili, agriturismi, parchi naturali, escursioni e gite in natura, riparazione e valorizzazione dei nostri beni culturali, storici e paesaggistici, che rappresentano la nostra grande bellezza, puntando sul turismo, sulle nostre bellezze, sull’agricoltura, sul Made in Italy, sulla valorizzazione dei nostri prodotti agricoli e delle nostre carni, abolendo la globalizzazione alimentare. Stop alle esportazioni e alle importazioni dagli altri paesi di prodotti che poi vengono spacciati per italiani, danneggiando i nostri produttori.

Bisognerebbe ripensare a questo modello di sviluppo: stop al consumo del territorio per costruire grandi opere: la vera grande opera è la messa in sicurezza del nostro territorio, che si sgretola ogni volta che scende un pò di pioggia; stop al consumio del territorio, alla cementificazione selvaggia, alle concessioni edilizie fin troppo facili: si cambi a un modello che punti sul “riciclaggio” del cemento, restaurando vecchie (e ormai in disuso) abitazioni ed edifici (e fino a quando non saranno restaurate, lasciamo gli abusivi dentro le case abusive, poi trasferiamoli e abbattiamo quelle case); basta inceneritori, ce ne sono già troppi, si dia via libera al riciclaggio, anche creativo, dei rifiuti.
Ma fino a quando non si trovano soluzioni alternative e concrete bisognerebbe “sopportare” questi mostri, lasciarli eruttare e poi bonificare e trasferire i loro operai accompagnandoli nel loro nuovo lavoro, anche attraverso dei corsi di formazione. Affinché il lavoro non manchi davvero mai.

Ma qui siamo in Italia, e queste cose non si vogliono fare. Le mie sono solo proposte inascoltate. E voi da che parte state?

INIZIA LA DEMOLIZIONE DI CASE ABUSIVE A LA MADDALENA: TENSIONI E DISPERAZIONE


abbattimento case abusive

Tensione, lacrime e disperazione accompagnano da sempre la decisione di demolire case abusive. Stamattina le ruspe sono entrate in azione a La Maddalena, demolendo una casa abusiva, tra la disperazione del proprietario e tra le proteste dei tanti abusivi che difendono le loro case, costruite con sacrifici per oltre vent’anni, e viste crollare in pochi secondi. Sono 35 gli edifici totalmente o parzialmente abusivi e costruiti in pregiate zone ambientali, e quindi da abbattere. Il Sindaco si schiera dalla parte degli abusivi.
Per quanto riguarda gli abbattimenti di case abusive, ci sono spesso di mezzo storie di gente disperata, che magari quella era l’unica casa che avevano. Altre volte invece sono seconde case. Più volte ho scritto come poter affrontare questi problemi: prima di abbattere le case abusive bisognerebbe fare un censimento di case abusive, edifici abbandonati o inabitati in ogni comune italiano, e trasferire gli abusivi dopo aver ristrutturato l’edificio, prima di abbattere quelli abusivi.
Foto e notizia prese dal sito tiscali.it.

PUNTA PEROTTI DIVENTA PARCO. MA TUTTO INTORNO…


punta perotti

Tanti di voi ricorderanno il caso di Punta Perotti, a Bari: due ecomostri sequestrati nel 2001 e abbattuti nel 2006. Ora quell’area diventa parco. Il “Parco della Legalità“. E quella zona è stata dichiarata “inedificabile“. Là dove c’era il cemento, ora c’è un parco. La vicenda continua a far parlare di sè, visto che i Matarrese, proprietari dei terreni, fecero ricorso alla Corte dei Diritti dell’Uomo contro lo Stato italiano, che è stato condannato a risarcire i Matarrese di ben 31 milioni di euro, per mancati introiti.
Quell’area, ora, spiega il Sindaco di Bari, resterà inedificabile, ma intorno a quell’area il Sindaco sta pensando ad una sorta di riqualificazione, per non lasciare l’area al degrado. Una sorta di concessione edilizialeggera“. Non un diritto a cementificare, spiega, ma “è necessario costruire qualcosa“, per “risanare il lungomare“.

(FONTE: lifegate.it)

Cosa ne pensate voi della questione, soprattutto del fatto che il Sindaco voglia “costruire qualcosa” intorno? Anche se lui afferma di non voler esagerare, di fare qualcosa di piccolo, io penso che col passare del tempo, visto che si è già costruito, verrà concesso di costruire ancora, e da piccolo diventa enorme. Questi sono i miei timori. Voi cosa ne pensate?

VADO… VIA


centrale carbone

La centrale a carbone di Vado LigureTirreno Power“, proprietà del Gruppo Sorgenia di De Benedetti, è stata posta sotto sequestro, per il mancato rispetto delle prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. In questo articolo vi spiegai che era stata aperta un’inchiesta da parte della Procura di Savona per verificare se ci fosse il nesso di causalità tra le emissioni inquinanti della centrale a carbone e i numerosissimi casi di malattie e decessi negli ultimi anni.
La Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, Maria Grazia Midulla, ha commentato così:

Le centrali a carbone sono antistoriche, comportano emissioni di anidride carbonica superiori a qualsiasi altro impianto, fanno male alla salute. Il nostro Paese ha una overcapacity di produzione di energia elettrica che le impone, non solo le permette, di cominciare a chiudere le centrali più inquinanti. Invitiamo dunque l’azienda a prendere atto che la centrale di Vado Ligure è indifendibile, e a non riaprire i gruppi a carbone. Questa è l’occasione per pensare alla riconversione dei posti di lavoro verso l’efficienza energetica e le rinnovabili: ci auguriamo che sindacati , regione Liguria, azienda, ci pensino seriamente. Intanto Vado Ligure non deve riaprire e i progetti di ampliamento dell’uso del carbone non devono partire.

IL FU…. KUSHIMA, 3 ANNI FA


nucleare

Tre anni fa una violentissima scossa di terremoto, seguita da uno tsunami, ha colpito il Giappone. Lo tsunami ha anche provocato un incidente nucleare nella cittadina di Fukushima. Un incidente che ha a sua volta provocato la fuoriuscita di radiazioni, e un rischio di esplosione che è stato scongiurato da 50 volontari operai della Centrale Nucleare.
Un gesto eroico, perché hanno messo a forte repentaglio la loro vita per salvare quella di milioni di giapponesi. E infatti l’operaio che dirigeva i lavori di “spegnimento” del reattore è morto un anno fa, il primo martire. Tanti altri si sono ammalati. Evitando, scongiurando l’esplosione che avrebbe contaminato l’intero pianeta.
Purtroppo l’incidente ha provocato la contaminazione dell’intera cittadina, cibo e acque comprese. A tre anni dal disastro, è tutto contaminato, 200mila sono le persone sfollate non ancora rientrate nelle loro case a Fukushima, che non è stata ancora bonificata, e aumentano in modo esponenziale i casi di tumore e di leucemie.
Fukushima da tre anni è una città fantasma. Una città non ancora bonificata. Una città colpita da un sistema industriale completamente sbagliato, ma che i governi si ostinano a perseguire.

PORTO TORRES: OLTRE IL DANNO, LA BEFFA


petrolchimico

Tutti assolti per prescrizione sopravvenuta. E’ questa la sentenza shock emessa dal Tribunale di Sassari per i vertici dell’ex petrolchimico accusati di avvelenamento colposo, disastro ambientale colposo e violazione delle norme che fissano quali sostanze possono essere smaltite attraverso gli scarichi industriali. E per i veleni di Porto Torres, della “Collina dei Veleni“, nessuno pagherà. Per anni in mare è stato sversato cadmio, mercurio, il letale PBC, benzene, rame, zinco e cianuri.

L’inchiesta partì nel 2003, a seguito di uno spettacolare blitz degli indipendentisti di IRS (Indipendentzia Repubrica de Sardigna), i quali, armati di pale, maschere antigas e ruspe, scavarono la collina Minciaredda, ribattezzata “Collina dei Veleni”, per mostrare a tutti ciò che tutti sospettavano ci fosse:  un cimitero di scorie industriali tra il Petrolchimico e Fiume Santo. Oggi gli attivisti di IRS chiedono al nuovo governatore della Sardegna di prendere una posizione chiara sulla vicenda, definita, ovviamente, inaccettabile.

Nessun colpevole, nessun responsabile. Tutti prosciolti. Prima il danno, con l’inquinamento e le tante malattie e morti, ora la beffa.

BRUCIARE I RIFIUTI E’ DIVENTATO REATO


terra dei fuochi

E’ stato approvato ieri dal Consiglio dei Ministri il Decreto per affrontare l’emergenza Terra dei Fuochi, una terra avvelenata, e che si tenta di gestire e bonificare. Si vuole perimentare la zona avvelenata, per capire dove inizia e dove finisce il problema, successivamente avviare le bonifiche e inasprire ulteriormente le pene per chi avvelena, per chi brucia rifiuti.

Bruciare abusivamente i rifiuti diventa ufficialmente reato. Rubricato “Combustione Abusiva dei Rifiuti“. Per maggiori dettagli su questo articolo, cliccate qui.

Bruciare abusivamente i rifiuti dunque diventa reato! E se diventasse reato anche bruciare i rifiuti negli inceneritori? Magari!

L’AQUILA: LA MAFIA NELLE RICOSTRUZIONI


terremoto

Secondo un dossier dell’Unione Europea, in particolare di un eurodeputato danese, Søndergaard, a quattro anni dal disastro, la situazione del centro storico rimane sostanzialmente invariata: “solo un paio di edifici (uno pubblico e uno privato) sono stati ricostruiti nella cosiddetta zona rossa“. Ricostruzione a rilento, norme non rispettate, soldi comunitari spesi in malo modo, dubbi su infiltrazioni mafiose nei lavori, materiali di scarsa qualità e case e abitazioni pagate decisamente più dell’effettivo valore di mercato.

Tra i vari risvolti della realtà aquilana che vengono sbugiardati dal report del deputato europeo ci sono, ad esempio, i proclami fatti dall’allora premier Silvio Berlusconi il quale annunciò che i soldi che sarebbero stati utilizzati per la ricostruzione sarebbero arrivati, fino all’ultimo centesimo, dalle casse dello Stato, mentre invece secondo Søndergaard il 42% degli edifici è stato realizzato grazie ai contribuenti dell’unione europea. Edifici, appartamenti, case e palazzi che sono costati ben il 158% in più del valore di mercato, surplus di prezzo che è stato registrato dal danese anche nei materiali, con calcestruzzo per cui sono stati spesi 4 milioni più del previsto e 21 milioni i pilastri utilizzati per i palazzi. Insomma un vero e proprio ‘rigonfiamento‘ dei costi. Su tutto, dai prefabbricati ai bagni chimici.

Prosegue il Commissario: “nelle case e nelle scuole non ci sono pannelli a indicare che sono state costruite con i fondi Ue ma al contrario ci sono pannelli che specificano ‘edifici realizzati con donazioni da enti privati e amministrazioni locali’. Ciò è in contraddizione con le norme europee“. E ancora parla di materiale “generalmente scarso”, di intonaco “infiammabile” e di abitazioni fatte evacuare perché pericolose e “insalubri”, il tutto ‘condito’ da un sospetto pressante di infiltrazioni mafiose: “Un numero di sub appaltatori non disponeva del certificato antimafia obbligatorio“, accusando la Protezione Civile di aver “aumentato l’uso del sub appalto consentito dal 30 al 50%” e aggiungendo che “una parte dei fondi per i progetti Case e Map sono stati pagati a società con legami diretti o indiretti con la criminalità organizzata“.

Altro problema che viene sottolineato dal report del danese è il rischio che l’Italia si trovi a dover restituire, non si sa in quale quantità, i soldi arrivati dall’Ue: teoricamente i fondi comunitari non possono essere utilizzati per fare profitto, ma tra poco nelle nuove abitazioni si dovrà pagare l’affitto, aspetto che ha già fatto partire censimenti e controlli dall’Unione Europea.

Una domanda mi sorge spontanea: Dove sono finiti i soldi degli sms solidali e dei bonifici bancari? Dove sono finiti i soldi di quel concerto fatto qualche mese più tardi, dove hanno presentato la canzone Donna D’Onna? Un consiglio? Diffidate dagli sms solidali. Da quella volta non ne ho più inviati. Perché non si sa dove finiscono.

Infine: le case non erano crollate perché si è risparmiato sul calcestruzzo, perché si è utilizzata sabbia marina?? E perché anche ora il materiale e l’intonaco è scarso e insicuro? Perché, nonostante abbiano promesso di vigilare sulla ricostruzione, di modo che non venisse fatta da aziende “prestanome” legate alla mafia, queste ricostruzioni sono sospette?

RIFLESSIONI SULLA TERRA DEI FUOCHI


terra dei fuochi

Viene chiamata “Terra dei Fuochi“, la zona che va da Napoli Nord alla provincia di Caserta. I fuochi sono i roghi che dolosamente vengono appiccati ai cumuli di rifiuti abbandonati da anni e anni. La gente respira l’aria, si ammala. Ma si ammala anche la terra, impossibile bonificare la terra e i corsi d’acqua, ormai definitivamente compromessi. Frutto della Camorra, dell’indifferenza della politica, della mala volontà di alcuni amministratori, della mancanza di raccolta differenziata e di un minimo di coscienza civica.

Ci si ammala, ma soprattutto si ammalano e muoiono i più deboli: anziani, donne, BAMBINI. Mamme che hanno perso per malattie gravissime i loro figli, tasso di tumore elevatissimo. Vedove, orfani, lacrime, disperazione, morte. Perché? Cosa ci vorrebbe per risolvere questo enorme problema?

La Terra dei Fuochi è fuori controllo da decenni. Senza alcuna infrastruttura, senza alcun impianto efficiente, funzionante e non inquinante. Ognuno rifiuta la raccolta differenziata. Ma non basta. Purtroppo ci vorrebbe anche qualche inceneritore. Sono sempre stato contrario agli inceneritori, ma lì, anziché bruciare all’aria aperta, dovrebbero aprire tre inceneritori “moderni”, dotati di filtri, fatti BENE, però, NON all’Italiana, alla “menefrego“. Bisogna scegliere il male minore, e nel frattempo avviare il bene: raccolta differenziata, centri di riciclaggio, moderni, funzionanti ed efficienti come quello di Vedelago. E poi bonifiche.

Altrimenti, se le bonifiche non è più possibile farle, l’unica soluzione, visto che nessuno può bere o mangiare della propria terra, e che si ammalano nel respirare quell’aria, non ci resta che l’evacuazione generale.

Intanto tra poco, alle 16 partirà una mobilitazione generale per gridare basta a questa situazione. Anche un sacerdote si mobilita. Addirittura chiama Papa Francesco, e attende risposta da lui. Certo è che chi subisce da decenni questa situazione, una risposta la aspetta da qualcun altro. Spero di potervi fornire presto la diretta della manifestazione.