TRAGEDIA IN PORTOGALLO


Portogallo, apocalisse di fuoco a Pedrógão Grande. Il governo: "Le vittime sono 58"

In Portogallo, un violento incendio è divampato nel cuore della notte, poco prima delle tre del mattino ora locale, nella città di Pedrògao Grande, nel distretto di Leìria. Gli inquirenti escludono la pista dolosa. A scatenare l’inferno sarebbe stata una tempesta di fulmini caduta su un’area boschiva resa secca dal caldo di questi giorni, che arriva a toccare anche i 40° C.

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Numerose sono le vittime: 58 accertate, con 59 feriti, tra cui 5 gravissimi. Le vittime sarebbero in gran parte automobilisti, rimasti intrappolati tra le fiamme, morti carbonizzati, in alcuni casi intere famiglie. L’incendio continua a divampare in queste ore. I Vigili del Fuoco sono ancora impegnati in molti focolai, e hanno fatto evacuare numerose persone dalle loro abitazioni.

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Fonte: Repubblica.it

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LE BOMBE SEME


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In Thailandia la deforestazione cresce a dismisura. Dei 16 milioni di foreste ne rimangono solo 6,2. Una situazione che sta mettendo in ginocchio uno dei polmoni verdi del Paese. Per questo il governo Thailandese ha deciso di sganciare dall’alto delle “bombe seme”, per provare a limitare i danni. Questo esperimento durerà cinque anni. Le bombe seme lanciate dall’alto raggiungono una percentuale di successo del 70%, e sono considerate delle “armi buone” per ripristinare le foreste e le aree verdi che sono state distrutte.

bombe seme thailandia 2

La deforestazione in Thailandia è causata soprattutto dalle attività umane, in particolare l’abbattimento degli alberi per fare spazio alle coltivazioni necessarie per la produzione della gomma e, udite udite: dell’olio di palma.

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Fonte e immagini: greenme.it

PATTO CON LA NATURA


Fotografia de Questo lo riciclo, ti Piace L'Idea?

Vogliamo farlo questo patto con la natura?

TRUMP: UN COLPO AL CERCHIO E UNO ALLA BOTTE


trump

Trump ha fatto capire a tutti subito di che pasta è fatto. Una pasta scaduta, velenosa. Ha abolito il TTIP (bene!), ma ha abolito pure il surriscaldamento globale, e ha imposto la costruzione di due giganteschi oleodotti. Sono il Dakota Access, che attraversa le terre sacre dei Sioux, e il Keysonte Xl, il serpentone per trasportare 800 mila barili di petrolio al giorno appunto dal Canada alle raffinerie di Texas e Louisiana.

Fonte: repubblica.it

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Ma il colpo alla botte è davvero grosso. Proteste degli ambientalisti e degli abitanti di quella zona, anche perché l’oleodotto andrebbe a sfrattarli della loro terra. Si ripete ancora una volta la lotta del far west tra gli Indiani d’America e gli sceriffi, ex eroi, ma in realtà sempre estirpatori. Io sto dalla parte degli Indiani del Dakota.

Un oleodotto che Barack Obama ha bloccato, perché impegnato nella lotta contro i cambiamenti climatici, perché ha scoperto l’acqua calda, cioè, che esiste un nuovo modo per produrre energia, molto più economico ed ecologico, pulito e che dà tanto benessere. Invece Trump ha già detto che gli ambientalisti sono fuori controllo. Ma Trump non intende fermarsi qua. Vuole costruire anche nuovi oleodotti, con acciaio americano, promette.

Per creare nuovi posti di lavoro. Sì, è vero, ma questa è solo sporca propaganda. Esistono posti di lavoro puliti. La verità è che non vogliono cambiare strada. Non vogliono proseguire la via intrapresa dall’ex Presidente Obama. Vogliono solo ciò che fa guadagnare loro di più: il petrolio e le fonti sporche e che puzzano di morte. Ovviamente di quella dei poveri abitanti delle zone usurpate e deturpate.

Gongolano i petrolieri, felici di completare l’opera. Alzano la voce gli ambientalisti, come Annie Leonard, direttore di Greenpeace, che ha detto subito: “Nativi, agricoltori, attivisti: abbiamo bloccato questi progetti in passato e non ci arrenderemo certo ora”. La guerra è dichiarata.  Io sto con gli ambientalisti. E voi da che parte state? Non ditemi dalla parte di Trump!

SANPOLINO: LOTTA INFINITA TRA VERDE E CEMENTO


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Siamo a Sanpolino, un quartiere di Brescia, che ha cambiato più volte “identità”. In principio era una “area verde” della città, fino a quando nel 2000 l’amministrazione comunale non decide di coprirlo di cemento e di asfalto, trasformandola in “area edificabile”. Non contenta, tra il 2005 e il 2008 sono stati realizzati 1.900 alloggi, costruiti da imprese appaltatrici che, come succede spesso e volentieri in Italia, poi falliscono. Questo fallimento ha però determinato la salvezza di 16 ettari di terreno, che si sono trasformati in “bosco”: sono infatti cresciuti in particolare olmi, e vi si sono insediati lepri e uccelli.

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Dal 2014 al 2016 il terreno è stato concesso in comodato ad alcune realtà legate al mondo del volontariato, che vi hanno realizzato un orto sinergico, su 7.000 mq non ancora boscati. La nuova realtà dell’ortobosco ha poi dato lo spunto per realizzare attività di sensibilizzazione, laboratori, corsi ed eventi per la cittadinanza. Tutto è bene quel che finisce bene? Macchè, in Italia non finisce mai. Infatti l’amministrazione cementizia torna all’attacco volendovi realizzare, al posto del bosco, altri 1.000 nuovi alloggi, e costruirvi una pista di atletica.

Il gruppo informale attivo da due anni “Terra e Partecipazione”, però, non la pensa così, e vuole che quel terreno rimanga così, salvo dal cemento.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Là dove c’era l’erba… E’ l’Italia, bellezza.

CORRUZIONE E APPALTI TRUCCATI: IL CANCRO DELLE GRANDI OPERE


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Appalti truccati e corruzione. Sono i due mali principali dell’Italia intera, da sud a nord, nel settore delle grandi opere. Per quanto riguarda il terzo valico di Genova, la polizia ha eseguito 14 provvedimenti. Si tratta soprattutto di Manager del COCIV, il consorzio che sta realizzando il terzo valico.

Sono tre i filoni di inchiesta in cui gli investigatori ipotizzano “condotte corruttive per ottenere contratti di subappalto”: i lavori di una tratta della Tav Milano-Genova, del 6° Macrolotto dell’A3 Salerno-Reggio Calabria e della People Mover di Pisa, l’impianto a fune che mette in collegamento l’aeroporto Galileo Galilei con la stazione centrale della città.

Fonte: Repubblica.it

Ora capite perché siamo così ostili nei confronti delle grandi opere? Perché dietro ogni grande opera in Italia c’è puzza di truffa, di appalti truccati, di tangenti, di corruzione; e anche perché c’è puzza di distruzione e di inquinamento.