ENI, LE BUGIE HANNO LE ZAMPE CORTE


Cane a sei zampe - Wikipedia

Greenpeace ha sbugiardato le dichiarazioni pubblicitarie di ENI, Ente Nazionale Idrocarburi. Ecco l’articolo:

La storia del marchio Eni | Eni

Il colosso petrolifero italiano infatti è uno dei più grandi emettitori di CO2 del mondo, il primo in Italia, e il suo maggiore azionista è proprio lo Stato Italiano, attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (4,37%) e Cassa Depositi e Prestiti SPA (25,96%). Da questo punto di vista, non lo ripeteremo mai abbastanza, è come se tutti noi cittadini e cittadine fossimo suoi “azionisti”. La domanda è: ma se davvero Eni appartiene in parte anche a noi, cosa fa per accelerare la transizione ecologica di cui tanto abbiamo bisogno? La risposta purtroppo è: ben poco, anzi, quasi nulla.

Il diesel non è "green": ENI multata di 5 milioni di euro per pubblicità  ingannevole | DMove.it

La scienza infatti ci dice che abbiamo meno di 10 anni per dimezzare le emissioni globali di CO2 per evitare la catastrofe climatica. Il piano strategico Eni nei prossimi 10 anni invece prevede di aumentare l’estrazione di fossili e dunque le emissioni di CO2. Lo scollamento è enorme, ma è anche ben nascosto… soprattutto perché Eni sa bene come “riverniciarsi” di verde e far passare le proprie attività addirittura come “green” e sostenibili.  Niente di più discutibile: abbiamo controllato i loro piani e sappiamo che nel quadriennio 2020-23 Eni ha stabilito investimenti per 24 miliardi in idrocarburi e solo 2,6 miliardi in rinnovabili. Praticamente oltre il 70% andrà alle fossili e solo un misero 8% alle rinnovabili.Al 2050 l’85% della sua produzione sarà a base di gas fossile. 

ENI Green Data Center a Ferrera Erbognone | Arketipo

Ma non è tutto, e non è certo la prima volta che la compagnia cerca di indorare la pillola petrolifera… pochi mesi fa l’azienda è stata anche multata dall’Antitrust per pubblicità ingannevole perché reclamizzava come green il proprio “Diesel+”. nel quadriennio 2020-23 Eni ha stabilito investimenti per 24 miliardi in idrocarburi e solo 2,6 miliardi in rinnovabili. Praticamente oltre il 70% andrà alle fossili e solo un misero 8% alle rinnovabili.Al 2050 l’85% della sua produzione sarà a base di gas fossile. 

Eni fa affari in Cina - Industria Italiana

Eni promette da tempo di voler abbattere le proprie emissioni, lo avrete magari letto anche voi, e qui vengono al pettine le sue bugie: la compagnia infatti non sembrerebbe affatto intenzionata a diminuire il proprio ruolo nella crisi climatica, ma preferisce “compensare” le proprie emissioni, con progetti di riforestazione o con tecnologie di cattura e stoccaggio di CO2: finte soluzioni, pericolose e costose. In pratica, si prosegue con il business as usual e al posto di lasciare sottoterra le fonti fossili, si opta per estrarle e sfruttarle ugualmente, andando poi a seppellire la CO2 prodotta, con tecnologie discutibili anche sul piano economico, e a ripiantare alberi.

Eni, scarso impegno nelle rinnovabili e il palliativo degli alberi in  Africa | QualEnergia.it

Non solo le bugie, ma anche le strategie di breve termine hanno le zampe corte e non vanno lontano: l’unica soluzione possibile è smantellare una volta per tutte questo sistema, smettere di rimandare gli investimenti più verdi e puntare davvero sulle rinnovabili, energie pulite che porterebbero vantaggi ambientali, economici e sociali per il bene nostro e quello del Pianeta.

Greenpeace Italia

Greenpeace a tal proposito ha lanciato anche una petizione che ho firmato e che vi condivido. Per leggerla e firmarla cliccate su questo link.

L’ITALIA AL TAP-PETO


Austria, esplosione in centrale gas. Il flusso per l'Italia si interrompe, poi riattivato in nottata

In Austria esplode una centrale del gas a Baumgarten, provocando un morto. A causa di questa esplosione, l’Italia, che non ha gassificatori, ma ha i gasdotti che arrivano dalla Russia, è al TAPpeto. Il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda dichiara lo Stato di Emergenza per il nostro Paese, e afferma che con il TAP, ovvero il Gasdotto Trans-Adriatico che porterà il gas del Mar Caspio nel Salento, non ci troveremmo in questa situazione.

Del TAP (Trans-Adriatic Pipeline) ne ho già parlato in altri post, sottolineando la contrarietà dei cittadini, degli amministratori locali e degli ambientalisti, per il fatto che hanno trapiantato gli ulivi secolari per far posto al gasdotto. Da tempo l’Italia e anche la Sardegna sta cercando soluzioni per avere gas a basso costo proveniente dall’estero: Algeria e Russia in primis. Il gasdotto di Baumgarten soddisfa poco più del 30% del fabbisogno di gas del nostro Paese.

I Verdi, col loro Presidente Angelo Bonelli, protestano contro il Ministro per lo Sviluppo Economico. Dal Ministro si aspettavano parole che favorissero un cambio di strategia, visto che i gasdotti sono soggetti a questo tipo di incidenti, magari puntando tutto sulle fonti energetiche rinnovabili.

I 5 Stelle denunciano invece la pericolosità dell’impianto e la contrarità al Tap: “L’incidente dimostra quanto simili infrastrutture possano rivelarsi delle vere e proprie bombe a orologeria, causando danni irreversibili per le persone e per l’ambiente circostante. Un’altra ragione per ribadire la nostra profonda contrarietà al Tap, perché quello che è accaduto oggi in Austria non si verifichi anche da noi”.

Fonte: Repubblica.it

AMIANTO: ARRIVANO I PRIMI RISARCIMENTI


Risultati immagini per torri ottana

Arrivano i primi risarcimenti ad Ottana per i lavoratori dell’ex Enichem, in uno stabilimento ricco di amianto, che ha portato alla malattia e alla morte numerosi operai e famiglie. Il deputato sardo di Articolo Uno, Michele Piras, nel suo profilo Facebook, commenta questo riconoscimento con le seguenti parole:

“Nel nome dei padri, delle madri, dei figli e delle figlie. Oggi è un giorno da non scordare mai, un giorno che non scorderò mai. Nel profondo della mia Sardegna, nel centro devastato della mia Sardegna, a casa delle vedove dell’amianto sono iniziati ad arrivare i primi riconoscimenti dell’Inail per le malattie contratte dai lavoratori Enichem. Vittoria di una battaglia aspra che abbiamo condotto insieme all’Aiea, alla Cgil, alle rappresentanze istituzionali del territorio, soprattutto insieme a migliaia di persone in carne ed ossa, vittime e familiari delle vittime, esposti per anni all’amianto e finora discriminati.

E non ci fermeremo finché giustizia completa e verità non saranno fatte. Questo è certo. Continueremo a rivendicare vigilanza sanitaria gratuita e l’istituzione a Ottana del sito d’interesse nazionale. Continueremo a chiedere che l’Eni riconosca e risarcisca il danno fatto, alle persone e al territorio.

Ma oggi è una giornata da non scordare mai. E il mio pensiero va a quanti hanno sofferto lutti e malattie indescrivibili. A quelli che sopravvivono e a coloro che non ce l’hanno fatta. Ai loro figli e nipoti guerrieri, che si battono per la giustizia e non si arrendono mai. Perché non può esistere politica senza radici. E le mie stanno lì, testardamente piantate nel vissuto di un popolo di pastori divenuti operai. In un sogno di futuro interrotto, nel deserto sociale e nella devastazione ambientale. E voglio anche dire che davvero per me questo risultato vale l’intera legislatura. Mi sento fiero, felice e orgoglioso. E di questi tempi è già tanto, veramente tanto. Tanto che non lo scorderò mai. “Agitatevi, istruitevi, organizzatevi… perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo, la nostra intelligenza, la nostra forza” (Antonio Gramsci)”.

Finalmente arriva un pò di giustizia per i lavoratori e per le loro famiglie. Spero che l’aria sia definitivamente bonificata, per sempre.

LE SALINE DI CONTI VECCHI


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E’ l’oro bianco: il sale. Intorno a voi montagne di sale purissimo, candido, bianchissimo. Sono le Saline di Conti Vecchi, site ad Assemini (CA). Inaugurate nel 1929, sono ancora in attività. Eppure diventano sito archeologico. Un sito archeologico “vivente”, perché di solito l’archeologia fa pensare a qualcosa che ha a che fare col passato remoto.

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Il FAI, Fondo Ambiente Italiano, ha restaurato l’impianto originario di inizio ‘900, assieme ai vecchi uffici ed officine. Assieme a questo, è visitabile pure l’impianto in funzione. Vicino alle saline c’è l’impianto del cloro, la Syndial, gestita dall’ENI. Un’area forgiata dal sale e dall’inquinamento dell’industria.

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Fonte: repubblica.it

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Un’area archeologica viva, da visitare, da ammirare. Una visita che darà sapore ai vostri sensi. Visitate questo nuovo sito archeologico. Ajò!

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IN NOME DELL’INTERESSE (MULTI)NAZIONALE


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Interesse Nazionale. Due parole che mi fanno rabbrividire. Un concetto che mi mette la pelle d’oca, se penso alle sue conseguenze. E’ uno dei motivi che mi fa votare NO al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Il c.d. “interesse nazionale” riguarda le opere “pubbliche”, cioè quelle che dovrebbero servire per lo sviluppo economico dell’Italia.

Grazie a questa riforma lo Stato acquista un potere che va a superare tutti gli ostacoli e i veti di ciascun individuo e regione. Due parole che sovrastano qualsiasi tentativo di veto. Con questa riforma il Governo potrebbe dichiarare “di interesse nazionale” qualsiasi porcheria e industria di veleni e di morte: discariche, inceneritori, depositi di scorie nucleari, centri commerciali, palazzi, grattacieli, super condomini, acciaierie, raffinerie, centrali a carbone, concerie, trivellazioni, fabbriche di bombe, poligoni di tiro, eccetera…

Insomma, tutte queste opere potrebbero essere dichiarate di “interesse strategico nazionale”. Con buona pace dei soliti noiosoni ambientalisti sempre pronti a dire NO a tutto, dei cittadini preoccupati per la loro salute e dell’aria che respirano i loro figli, dei comuni e delle regioni. Se vince il sì vince l’interesse (multi)nazionale. Sì, perché in realtà chi ci guadagna sono proprio le multinazionali dei veleni, che fanno campare gli Stati, ma che fanno crepare le solite capre che siamo noi, i cittadini comuni.

Ricordatevi questo termine: “Clausola di supremazia”. E’ questo il “pacco” che contiene questa “riforma”, e che consente al Governo di avvelenare il Paese. Ecco perché vi invito fortemente a recarvi alle urne il 4 dicembre prossimo, e inondare di NO questo governo di nominati, di non eletti, di padroni in grado di sovrastare qualsiasi ostacolo e di avvelenare il nostro presente e futuro.

DONNE CORAGGIO CONTRO L’INQUINAMENTO


donne di gela

raffineria eni gela

All’inizio erano in otto, poi sono diventate una trentina. Ora sono più di cento. Nonne, madri, mogli, sorelle, donne di Gela che per la prima volta hanno deciso di mettersi insieme e fare sentire la propria voce dando vita ad un Coordinamento di donne per il territorio: “Bonificate la nostra città, datele un futuro”, dicono.

Una storia iniziata in sordina a febbraio scorso e che ricorda quella di Erin Broncovich, l’attivista americana che nel 1993 scoperchiò il caso delle contaminazioni delle acque causate dalla Pacific gas a Hinkley in California, trovando accanto a sé innanzitutto le donne di quella città.

Solo che qui a Gela, 70 mila abitanti in provincia di Caltanissetta, dove i bambini continuano a nascere malformati e dove si registrano tra i livelli più alti d’Italia per morti di tumore, la voce di queste donne-coraggio è diventata una sveglia per tutti, attirando l’attenzione anche degli ex operai del petrolchimico.

Non si può chiedere di barattare il lavoro con la salute. Non lo permetteremo più”, dicono. E la prima ad aprire loro le porte è stata la Presidente della Camera, Laura Boldrini.

Fonte: Repubblica.it

Una storia di donne coraggiose che alzano il loro grido di dolore contro l’inquinamento e i ricatti occupazionali. Un esempio che deve spronare tutti verso una rivoluzione pulita del lavoro. Basta lavoro sporco. Basta contrasti occupazione/ambiente. Basta ricatti. In una sola parola: Basta.

TEMPA ROSSA


tempa rossa

Tempa Rossa è un progetto della compagnia petrolifera francese Total E&P, in condivisione con la britannica Shell e la giapponese Mitsui. E’ nata un’inchiesta su questo progetto, che ha coinvolto la Ministra dimissionaria allo Sviluppo Economico Federica Guidi.

Il progetto dichiarato “strategico per il Paese“, prevede l’estrazione di gas e di petrolio in Basilicata, sì da avere un giacimento stimato di 50mila barili di petrolio, 230mila metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di GPL e 80 tonnellate di zolfo al giorno. Sono 8 in totale i pozzi previsti nell’ambito del progetto: sei già perforati e due, invece, da trivellare non appena saranno arrivate le autorizzazioni necessarie.

Quello di Tempa Rossa è il secondo giacimento della Basilicata: il primogià in funzione – si trova a Val D’Agri ed è gestito da Eni. Due impianti, racchiusi in un fazzoletto di terra, che rendono questo pezzo d’Italia il maggior giacimento petrolifero di tutta l’Europa continentale.

Il prodotto sarà lavorato in loco attraverso la realizzazione di un centro oli e di un centro di stoccaggio del GPL. Parte del prodotto sarà destinato all’esportazione, e si prevede, attraverso un oleodotto già esistente, di inviarlo a Taranto, dove sorge la Raffineria ENI, che per accoglierlo però bisognerà fare lavori di adeguamento logistico. Lavori duramente contestati dagli ambientalisti.

Fonte: formiche.net

Non sanno, anzi, non vogliono proporre altro tipo di sviluppo e di lavoro, imponendoci il bivio tumori-fame, lavoro-ambiente, salute-sviluppo. Ci danno pane avvelenato, da metalli pesanti e da poteri forti: o malattie o fame. Questa è la loro proposta, inaccettabile.

Mi chiedo sempre: Chi è che deve mettersi una mano sulla coscienza: gli ambientalisti, pronti a dire no a tutto pur di avere salute e qualità di vita e lavoro pulito, perché per colpa loro c’è tanta disoccupazione e fame; o gli industriali, i petrolieri, il governo, le multinazionali che mascherano la malattia, il degrado e i veleni con i nomi di lavoro, sviluppo e occupazione?

REFERENDUM 17 APRILE


referendum

Manca un mese e dieci giorni all’appuntamento del referendum contro le trivellazioni in mare al largo delle nostre coste. E’ un referendum abrogativo, il cui testo del quesito è il seguente: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

Tradotto: Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?“. Se il referendum passa, alla scadenza delle concessioni già in atto le aziende non potranno più rinnovare la concessione, e quindi non potranno più trivellare. Affinché l’esito del referendum sia valido, è richiesta la partecipazione al voto della maggioranza degli aventi diritto (quorum). La norma sarà abrogata se il numero dei voti favorevoli avrà superato il numero dei voti contrari.

Intanto il Mare Adriatico soffre delle trivellazioni già in atto, tanto che le cozze e i sedimenti sono contaminati vicino alle piattaforme (attualmente ospita ben cento piattaforme offshore, installate a partire dagli anni ’60).

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Ecco dunque cosa provocano le trivellazioni. Non ne vale la pena. Vale la pena, invece, il 17 aprile andare a votare il referendum abrogativo delle trivellazioni entro le 12 miglia dalle nostre coste. Andiamo in massa a votare. Trivelliamo di SI (all’abrograzione) la legge del Governo abusivo. SI vota.

PORTO TORRES: DEPOSITO SCORIE NUCLEARI


deposito scorie nucleari

Vi ricordate che qualche mese fa si parlava dell’individuazione di un Deposito Unico Nazionale di Scorie Nucleari Radioattive? Ecco, quel deposito c’è già. E’ stato scoperto a Porto Torres. Ad annunciarlo è stato il Sindaco cinquestelle di Porto Torres Sean Wheeler.

Il Deposito è stato sequestrato, e contiene ben settemila tonnellate di rifiuti tossici nucleari. Le scorie sono di proprietà della Syndial, società appartenente ad ENI. Il Sindaco denuncia il fatto, e dichiara che “Syindial non ha mai provveduto a mettere in sicurezza quell’area, nonostante sia stata sollecitata a più riprese nel corso degli anni“.

Sostanzialmente quei rifiuti andavano smaltiti in strutture apposite, dato il pericolo per il materiale estremamente tossico. Fatto estremamente grave questo, per l’inquinamento del territorio e la salute dei cittadini.

Fonte: italiainmovimento.it

DISASTRO AMBIENTALE A FIUMICINO: PESCI E ANIMALI MORTI


inquinamento fiume

Da qualche giorno è in corso un’imponente contaminazione a Fiumicino, con tanto di sversamento di kerosene contenuto in un deposito dell’ENI. L’onda di kerosene sta scivolando a mare, e ha contaminato decine di ettari di terreno, in buona parte agricoli, trasportando con se una serie di pesci morti e agonizzanti. A denunciare la situazione è la LIPU e il WWF. Aironi cinerini, garzette e cormorani che mangiano il pesce galleggiante sono condannati alla stessa fine, come pure le volpi che hanno predato alcuni dei germani reali rinvenuti senza vita nei campi.

All’origine dello sversamento ci sono due ipotesi. L’ENI denuncia un furto di carburante andato male, ma si suppone anche un collasso strutturale dell’oleodotto. Il WWF denuncia la sottovalutazione dell’allarme e il ritardo negli interventi di bonifica:

“Già notevoli i danni, in termini di perdita di biodiversità e di compromissione degli habitat. Colpita anche la nostra oasi della Foce Arrone, realizzata qualche anno fa con la partecipazione di molti sostenitori. Ancora una volta per dolo o colpa,  a farne le spese sono decine e decine di animali. Cormorani, gallinelle, germani reali, testuggini d’acqua, nutrie sono le specie tra le più colpite, oltre a numerosi pesci. Soprattutto in aree di estremo valore, sia per qualità ambientale che di testimonianza storica del paesaggio originario, occorrerebbe il massimo dell’attenzione”.

Un disastro ambientale di enormi dimensioni. Che sia un collasso dell’oleodotto, o che sia un tentativo di furto, è un’emergenza ambientale e sanitaria che mette i brividi. Si lotta per evitare che i liquami finiscano in mare, per evitare un disastro ancora peggiore.

L’ENI INVESTE IN AFRICA


eni

Che l’ENI fosse una multinazionale lo sappiamo. Una multinazionale italiana, nata in Italia. Che faccia ricerche di gas e di petrolio in tutto il mondo lo sappiamo. E che investisse in Mozambico, Angola e Congo da decenni lo sappiamo.

Ora l’ENI annuncia nuovi investimenti in Mozambico, di 50 miliardi di dollari, per la ricerca e l’estrazione di gas e di petrolio, e dunque per la crescita del Paese. Ecco, spacciano uno “sviluppovecchio di sessant’anni come modernità, come sviluppo del Paese, come benessere. Come se stessero facendo un’opera di carità. In realtà quello che sviluppano è soltanto morte, fame e inquinamento.

TARANTO: BLACKOUT CAUSA FUORIUSCITA LIQUIDO GRIGIASTRO IN MARE E FUMO NELL’ARIA


raffineria

Ieri a Taranto un fulmine ha provocato un blackout che ha causato la fuoriuscita di  un liquido grigiastro in mare dalla raffineria ENI, e fumo nell’aria, che è diventata irrespirabile.

Appena si è diffusa la notizia, Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi, ha manifestato l’intenzione di presentare una denuncia in procura a Taranto perché le centraline perimetrali di monitoraggio previste dall’Aia non sarebbero attive.

Ma comunque la Capitaneria di Porto ha assicurato che il liquido fuoriuscito si tratta di un prodotto idrocarburico molto leggero. L’Arpa sta comunque effettuando le dovute analisi.