L’ODIO DEI POLITICI ITALIANI E DEI GIORNALAI (I LORO LECCHINI) PER L’AMBIENTE


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I c.d. “giornalai” di destra, in particolar modo il quotidiano “Libero”, oggi si mette a favore del diesel. Vorrei ricordare che ci hanno fregato col diesel, dipingendolo come meno inquinante delle auto a benzina. Inoltre costava di meno (adesso il gasolio ha quasi raggiunto la benzina), era meno pericoloso perché ci vogliono più calorie per prendere fuoco. Infine è meno inquinante perché hanno inventato i filtri anti particolato.

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Tutta questa pubblicità ingannevole (a parte il fatto che ci vogliono più calorie per prendere fuoco, e questo è vero, ed è per questo che i tir e i mezzi pubblici vanno a diesel anziché a benzina), ha indotto gli italiani ad acquistare auto a gasolio anziché a benzina, peggiorando lo smog e aumentando la puzza. Me ne accorgo anche io, quando vado a camminare, che quando passa un’auto a benzina il puzzo non è così tremendo come quando passa un’auto a diesel.

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Libero scrive che la guerra al diesel sta affossando l’industria. Crollano fatturato, ordini e immatricolazioni. Poveri noi… Il governo gialloverde ha rifiutato di dichiarare l’emergenza climatica. I giornalai di destra sono tutti per lo “sviluppo” e contro l’ambiente e la salute degli italiani. E lo sono anche quelli del PD. Prima i “gretini”, ora il sostegno al diesel. Tante volte contro le energie rinnovabili. Ma quanto siamo messi male!

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LA GRANDE MANIFESTAZIONE


Greta Thunberg

Il Quotidiano dei Vescovi, “l’Avvenire”, la chiama “Tutti giù per Terra”, la grande manifestazione mondiale che in 1.325 città del mondo, 140 solo in Italia, su iniziativa della piccola paladina dell’ambiente Greta Thunberg, vedrà scendere in piazza milioni di giovani e di ragazzi, nel grande Black Friday per il clima. La manifestazione si chiamerà “Global Strike For Future”.

La sedicenne Greta, fondatrice del movimento “Fridays for Future”, non ha dubbi: non siamo noi giovani che dobbiamo salvare il pianeta. Sono gli adulti a doverlo fare, e lo devono fare subito, non c’è tempo da perdere. Non c’è tempo per aspettare che si intervenga in futuro.

Sciopero scuola e studenti 15 marzo per il clima: cosa sapere su cortei e manifestazioni

Numerose sono le manifestazioni anche nel nostro Paese. In un’intervista, il giovane Luca Polidori, forte di una nuova associazione che è nata, denominata “Futuro Verde”, dice che “Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare i governi a cambiare strategia di fronte ad una emergenza globale che può essere fermata. Abbiamo undici anni per invertire la rotta, siamo l’ultima generazione a poter fare qualcosa“. Loro chiedono di rispettare gli accordi per il Clima raggiunti a Parigi, e di metterli in atto subito, senza rinvii.

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C’è ancora speranza per il pianeta, ma purtroppo non sono i giovani a decidere. Sono comunque i governi di tutto il mondo a poterlo fare. Se i governi non ascoltassero i giovani che scenderanno in piazza domani, sarebbe meglio scendere in piazza ogni venerdì, in massa. Perché dalla manifestazione di domani i risultati devono arrivare. Costanti, concreti ed immediati. Non si può più attendere. Cosa ne pensate della manifestazione? Io partecipo con il cuore.

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TRUMP: UN COLPO AL CERCHIO E UNO ALLA BOTTE


trump

Trump ha fatto capire a tutti subito di che pasta è fatto. Una pasta scaduta, velenosa. Ha abolito il TTIP (bene!), ma ha abolito pure il surriscaldamento globale, e ha imposto la costruzione di due giganteschi oleodotti. Sono il Dakota Access, che attraversa le terre sacre dei Sioux, e il Keysonte Xl, il serpentone per trasportare 800 mila barili di petrolio al giorno appunto dal Canada alle raffinerie di Texas e Louisiana.

Fonte: repubblica.it

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Ma il colpo alla botte è davvero grosso. Proteste degli ambientalisti e degli abitanti di quella zona, anche perché l’oleodotto andrebbe a sfrattarli della loro terra. Si ripete ancora una volta la lotta del far west tra gli Indiani d’America e gli sceriffi, ex eroi, ma in realtà sempre estirpatori. Io sto dalla parte degli Indiani del Dakota.

Un oleodotto che Barack Obama ha bloccato, perché impegnato nella lotta contro i cambiamenti climatici, perché ha scoperto l’acqua calda, cioè, che esiste un nuovo modo per produrre energia, molto più economico ed ecologico, pulito e che dà tanto benessere. Invece Trump ha già detto che gli ambientalisti sono fuori controllo. Ma Trump non intende fermarsi qua. Vuole costruire anche nuovi oleodotti, con acciaio americano, promette.

Per creare nuovi posti di lavoro. Sì, è vero, ma questa è solo sporca propaganda. Esistono posti di lavoro puliti. La verità è che non vogliono cambiare strada. Non vogliono proseguire la via intrapresa dall’ex Presidente Obama. Vogliono solo ciò che fa guadagnare loro di più: il petrolio e le fonti sporche e che puzzano di morte. Ovviamente di quella dei poveri abitanti delle zone usurpate e deturpate.

Gongolano i petrolieri, felici di completare l’opera. Alzano la voce gli ambientalisti, come Annie Leonard, direttore di Greenpeace, che ha detto subito: “Nativi, agricoltori, attivisti: abbiamo bloccato questi progetti in passato e non ci arrenderemo certo ora”. La guerra è dichiarata.  Io sto con gli ambientalisti. E voi da che parte state? Non ditemi dalla parte di Trump!

SION, LA PRIMA AUTO SOLARE PER TUTTI


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Si chiama Sion, la prima auto solarepopolare“, cioè ad un prezzo accessibile a tutti. Promette di stravolgere l’intero mercato automobilistico, e sarà in commercio verso Gennaio 2018. Offre dai 120 ai 250 km di autonomia, e costerà a partire da 12.000 €. C’è da dire, però, che nel prezzo non è inclusa la batteria per ricaricare i pannelli solari, per la quale è previsto un canone mensile.

E’ nata in Germania, progettata dalla start-up Sono Motors, grazie all’idea di tre giovani neolaureati che per ben 4 anni hanno lavorato “al buio” di un garage a Monaco di Baviera, riuscendo a creare un prototipo. All’inizio del 2018 verranno immesse sul mercato due versioni: la Urban, dotata di batteria che offre autonomia per 120 km al prezzo di 12mila euro; e la Extender, modello dotato di celle solari da 30 kw/h e con autonomia di 250 km al costo di 16.000 €.

Entrambi i modelli saranno dotati di 7,5 mq di pannelli fotovoltaici che, durante la giornata, potrebbero far recuperare una carica sufficiente a percorrere ulteriori 30 km. Inoltre ci sarà un accumulatore che, attaccato a una spina, fornirà 2.000 watt di energia. Infine c’è una curiosità: per purificare l’aria i tre ragazzi hanno pensato di piantare dei licheni sul cruscotto, che il guidatore dovrà curare.

Fonte: tiscali ambiente

Complimenti a questi piccoli grandi geni che meritano il premio nobel. Io la voglio! E voi?

IL PETROLIO ARRIVA A MARE


L’incidente avvenuto la notte tra il 17 e il 18 aprile scorso a Genova, dove la rottura di un oleodotto ha provocato lo sversamento di settecento metri cubi di petrolio sul fiume Polcevera, ha danneggiato gravemente l’ecosistema genovese. Il dramma continua.

E’ corsa contro il tempo, prima che il petrolio arrivi al mare, ma purtroppo ci è già arrivato. E’ corsa contro il tempo, prima che arrivi la pioggia, che può far raggiungere le coste e contaminare altri animali. Già, altri, perché come si vede dalle immagini, alcuni volontari soccorrono già i volatili contaminati.

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Intanto i cittadini della zona sono scesi in strada in corteo con le mascherine per proteggersi dalle esalazioni del greggio. Temono gli effetti delle esalazioni, avvertono bruciori agli occhi e mal di gola, tosse e dolore alla trachea.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Domenico Finiguerra, promotore del movimento nazionale “Stop al Consumo del Territorio“, nel suo Profilo Facebook scrive: “E’ stata avvistata a Varazze. A Pegli ha inquinato 300 metri del Lungomare. E’ una chiazza oleosa, che dopo aver superato le barriere alla foce del Polcevera, vaga in mare, spinta dalle correnti. Va verso ponente, ha già percorso undici miglia fuori controllo, il rischio è che arrivi sulle coste della Francia, innescando un incidente internazionale. Ma guardiamo il lato positivo. Sta creando posti di lavoro!!!  Posti di lavoro per fermarla. Posti di lavoro per bonificare. Posti di lavoro per pulire le spiagge. Posti di lavoro per pulire i piedi“.

Alziamo i calici, allora. Brindiamo ai posti di lavoro! Che intanto a brindare sono i c.d. “Grandi della Terra”, che con un’ipocrisia grande come l’universo parlano di fonti rinnovabili, di sviluppo sostenibile, di difesa della Terra, ma intanto brindano al petrolio, e firmano accordi che non faranno altro che peggiorare la gravità dei cambiamenti climatici.

PRIMA LEZIONE: DISASTRO AMBIENTALE IN LIGURIA


petrolio polcevera

Disastro ambientale ieri notte in Liguria a causa della rottura di un oleodotto, che ha causato lo sversamento, nel letto del fiume Polcevera, di migliaia di litri di petrolio. Ironia della sorte, questo disastro ambientale è avvenuto esattamente nelle stesse ore in cui si votava per il referendum sulle trivelle.

Questo è ciò che rischiamo continuando a investire sulle energie fossili: una fonte energetica obsoleta, antieconomica e antiecologica che distrugge la nostra salute ed il nostro ambiente. Questo è il disastro che ci siamo andati a cercare per via del forte astensionismo sul referendum per smantellare le trivelle. E questa è solo una prima (ma spero unica) lezione. Un primo (ma spero unico) castigo, per non aver fermato i petrolieri.

Questo è ciò che provoca lo sviluppo voluto dal Governo Renzi. Questi sono gli unici posti di lavoro che il Governo vuole mantenere e aumentare. Queste sono le conseguenze della maledizione del lavoro sporco, l’unico tipo di lavoro che un Governo amico dei petrolieri sa dare. “L’albero buono non può dare frutti cattivi, né l’albero cattivo può dare frutti buoni“. Dai frutti che dà si riconosce una persona. E anche un Governo.

L’unica salvezza è investire fortemente sulle energie rinnovabili: eolico, fotovoltaico, idroelettrico, geotermico, eccetera. Cosa che il Governo Renzi si rifiuta di fare, e mentisce spudoratamente, dicendo che sta investendo sulle energie rinnovabili.

E’ strano però che da quando c’è lui gli incentivi a petrolio, carbone e gas crescono, e quelli alle fonti rinnovabili diminuiscono. Nel 2012 erano entrati in esercizio quasi 150mila nuovi impianti fotovoltaici, mentre nel 2014, anno di insediamento del Governo Renzi, i nuovi impianti entrati in esercizio sono stati appena 722.

Fonte: Repubblica.it

Non è possibile chiudere gli occhi di fronte all’evidenza: petrolio = morte, rinnovabili = presente e futuro. Non è possibile continuare a far finta di nulla. Il petrolio e le energie fossili danneggiano, inquinano, danno pane avvelenato, morte, tanta sofferenza. Basta con le energie fossili, basta con il petrolio, basta con le infrastrutture sporche. E’ il momento di cambiare, sul serio.

ALCUNE RIFLESSIONI SUL REFERENDUM DI IERI


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Non si è raggiunto il quorum per il referendum sulle trivellazioni in mare. Renzi esulta, brinda, alza i calici per i posti di lavoro salvati. Ma i posti di lavoro che ha salvato, e i posti di lavoro che ha dato finora sono solo quelli che danneggiano l’ambiente e ci avvelenano.

Se ci pensate bene: prima l’Ilva, con mille decreti Salva-Ilva e salva produzione (con i proprietari indagati per disastro ambientale doloso e inquinamento), poi il decreto ambiente sulle norme ambientali nel Codice Penale con l’aggiunta di una parolina “abusivamente” che taglia le gambe alle speranze dei familiari delle vittime dell’amianto e delle vittime dell’ILVA, perché l’ILVA non è abusiva, perché le fabbriche di amianto non sono abusive.

Pochi giorni fa aprendo il cantiere per l’estrazione di petrolioTempa Rossa” in Basilicata (con i proprietari della Total arrestati per disastro ambientale, inquinamento e sversamento sulle acque di liquidi velenosi). E infine con il Decreto Sblocca-Italia che dà il via alle perforazioni per l’estrazione di gas e di petrolio a largo delle nostre coste (e anche vicino) a tempo indeterminato.

Lui brinda per aver dato lavoro. “Alziamo i calici“, inneggia. Per i posti di lavoro che non si sono persi! Mentre nel 2015 si sono chiuse 150 stalle e 120mila posti di lavoro sono andati persi (leggete qua). Per loro non c’è salvezza. Per noi giovani il lavoro a tempo indeterminatonon esiste più“, è cosa vecchia, passata, da cambiare. Come non esistono più 4.000 posti di lavoro nel settore dell’energia eolica (leggete qua). Per loro il Governo non si è impegnato a salvare i posti di lavoro. Per i petrolieri e i trivellatori il lavoro è diventato a tempo indeterminato. Anche grazie all’esito di questo referendum, per via del quorum che non si è raggiunto.

Ma, dati del viminale (leggete qua), coloro che nel complesso, tra italiani residenti all’estero e votanti qua in Italia, hanno votato, sono stati 13.334.764. Quasi tredici milioni e mezzo di italiani hanno votato per l’abolizione della legge che consente (purtroppo tutt’ora) di rinnovare, alla scadenza, la concessione delle piattaforme anche entro le 12 miglia, a tempo indeterminato, fino ad esaurimento dei giacimenti di petrolio e di gas.

Se confrontiamo i tredici milioni di voti con i risultati del PD alle ultime elezioni politiche, si consta che coloro che sono contrari alle politiche del governo, se fossero un partito, sarebbero il primo partito in assoluto. 13.334.764 contro gli 8.646.034 voti ottenuti alla Camera dal PD (leggete qua). Quasi cinque milioni di persone in più che non condividono le male scelte politiche del PD e del governo.

Ad ottobre ci sarà un referendum confermativo per le riforme costituzionali volute dalla maggioranza del Parlamento. Il referendum sarà valido anche senza il quorum. A differenza dei referendum abrogativi. Sarà un’occasione imperdibile per inondare di NO le riforme volute dal Governo. Una tentata rivincita contro chi vuole solo il nostro male. Uno tsunami di NO senza se e senza ma a tutte queste riforme imposte con autorità che non gli è stata conferita da alcun voto.

Auspico solamente che non avvenga nessun incidente, nè di grandi, nè di piccole dimensioni, nessuno sversamento a mare di gas e di petrolio.