L’INCENERITORE “ALL’AVANGUARDIA” DI COPENAGHEN


Inceneritori, quello di Copenaghen non produce solo vapore acqueo. Lo dice la stessa azienda: “Emissioni al minimo”

Questo che vedete nella foto è il “termovalorizzatore” di Copenaghen. E’ un impianto sicuramente all’avanguardia, se confrontato con gli inceneritori italiani. Ma non produce solo vapore acqueo, come qualcuno dice. L’azienda stessa, quella che gestisce questo impianto, afferma che emetterà un minimo di monossido di carbonio, ammoniaca, carbonio organico e ossidi di azoto, ma assicura comunque “prestazioni avanzate”.

Sarà un impianto “turistico”, con alberi, pista da sci, percorsi di trekking, un’area verde per il picnic, una parete di arrampicata di oltre 80 metri, nonché un ristorante e un bar! E’ costato 500 milioni di euro, e grazie alle sue dimensioni può raggiungere alti livelli di efficienza.

La Vølund, società che gestisce l’inceneritore, assicura che l’impianto manterrà le emissioni degli ossidi di azoto entro i 15 mg/Nm3, il monossido di carbonio sotto i 50, ammoniaca non oltre i 3, così come il carbonio organico totale. Per fare un confronto, l’inceneritore di Torino, stando ai dati pubblicati dall’azienda, in media nel mese di settembre 2018 la linea 1 dell’impianto ha emesso 2 mg/Nm3 di ossido di carbonio, 0,1 di carbonio organico totale, 0,7 ammoniaca, ma quasi 26 mg/Nm3 di ossidi azoto.

“Copenhill” (collina verde di Copenaghen) ha iniziato a funzionare a settembre 2017 in sostituzione di un altro inceneritore arrivato a 45 anni di anzianità. Con due linee di combustione, brucia in totale 70 tonnellate di rifiuti all’ora: in un anno, può trattare circa 400mila tonnellate di spazzatura, prodotta da 550-700mila cittadini e 46mila imprese. L’energia sprigionata dalla combustione torna alle famiglie sotto forma di elettricità per 50mila utenze e calore per 120mila. Per avere un termine di paragone, l’impianto di Brescia, il più grande d’Italia con oltre 700mila tonnellate incenerite nel 2017 ma una tecnologia più datata, produce energia elettrica pari al fabbisogno di oltre 200mila famiglie e calore per oltre 60mila appartamenti.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Nonostante l’indubbia efficienza del mega impianto di Copenaghen e le emissioni ridotte al “minimo”, resta il fatto che si deve puntare a ridurre gradualmente ed inesorabilmente i rifiuti da incenerire. Solo così le emissioni si ridurrebbero, non di certo costruendo impianti stratosferici. Il sistema più efficiente resta quello della raccolta differenziata spinta e del riciclaggio creativo (con laboratori scolastici) di ogni sorta di rifiuti.

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NON SOLO SURRISCALDAMENTO GLOBALE


Artico, enorme massa d’acqua calda sotto il ghiaccio: “In 30 anni la temperatura è raddoppiata, è una bomba a orologeria”

Non è solo il surriscaldamento globale a far sciogliere i ghiacciai. Sotto il Mar Artico c’è una bomba ad orologeria che potrebbe cambiare radicalmente e in breve tempo il panorama del Polo Nord. A causa dei cambiamenti climatici si è formata, a 50 metri di profondità nel Bacino del Canada, una enorme massa d’acqua calda, che ha raddoppiato la sua temperatura in soli 30 anni.
Di solito l’acqua calda è più leggera rispetto a quella fredda, quindi dovrebbe stare in superficie. Invece questa massa d’acqua calda rimane intrappolata sotto i ghiacciai perché si tratta di acqua salata, ma in caso di forte vento, come spiega una ricercatrice, “se la massa di acqua calda dovesse essere rimescolata con quella in superficie ci sarà abbastanza caldo da sciogliere completamente la banchisa di ghiaccio marino che copre questa regione per la maggior parte dell’anno”.
Secondo gli scienziati quest’acqua calda proviene dai confini del bacino, dove la riduzione del ghiaccio marino ha lasciato la superficie dell’oceano più esposta ai raggi del sole. Il resto lo hanno fatto i venti artici, che hanno portato l’acqua più calda a nord.
Ma quali sono le possibili conseguenze? Scioglimento dei ghiacciai, innalzamento della temperatura dell’Oceano Artico, con effetti permanenti. 
Immagine e articolo completo sono su Il Fatto Quotidiano.it
Una situazione drammatica dagli esiti imprevedibili.

DIESELGATE: IL RITORNO


Il caso dei test sulle scimmie, compiuti ad Albuquerque negli Stati Uniti, è iniziato venerdì, con un'inchiesta del New York Times in cui si parlava di un coinvolgimento dell'European Research Group on Environment and Health in the Transport Sector (Eugt), un istituto fondato dalle principali case automobilistiche tedesche. Gli stessi marchi avevano commissionato lo studio nel 2014, poco prima del Dieselgate, lo scandalo legato alle emissioni cancerogene prodotte dalle vetture vendute negli Stati Uniti e in Europa. L'Eugt, che è stato rimosso lo scorso anno, riceveva tutti i suoi finanziamenti proprio dai marchi tedeschi (Volkswagen, Daimler e Bmw) ma non è chiaro se le case automobilistiche – che hanno già preso le distanze dallo studio dell'Eugt con dei comunicati – fossero a conoscenza delle metodologie usate nel realizzare i test.

Dieselgate 2.0. Ritorna lo scandalo Dieselgate in Germania, e stavolta è ancora peggio del primo scandalo, quello sul software che truccava i dati sulle emissioni diesel nelle auto della Volkswagen. Secondo il New York Times, le industrie automobilistiche tedesche avrebbero finanziato ricerche sui gas di scarico su scimmie ed esseri umani.

Secondo lo Stuttgarter Zeitung, il Giornale di Stoccarda, un gruppo formato da BMW, Daimler e Volkswagen, avrebbe condotto dei test su 25 persone giovani e in salute, volontari, ma anche sulle scimmie (che volontarie non sono), esaminate dopo aver inalato per 28 giorni consecutivi, per 3 ore al giorno, biossido di azoto in diverse concentrazioni nei laboratori di Aquisgrana in Germania.

La Cancelliera Tedesca Angela Merkel ha commentato: “i test sugli animali e perfino sulle persone non trovano alcuna giustificazione sul piano etico e l’indignazione di tante persone è assolutamente comprensibile”. Uno studio recente dell’Istituto Iiasa ha rivelato che sono almeno 425mila le morti annue riconducibili all’inquinamento dell’aria nei 28 Paesi dell’Unione europea più Norvegia e Svizzera. Poco meno di 10mila decessi sono attribuibili alle emissioni di ossidi di azoto dei motori diesel e, di questi, 4.560 sono collegabili alle emissioni in eccesso rispetto ai limiti dichiarati dai produttori di veicoli.

L’Italia avrebbe un triste primato, con il più alto numero di morti premature riconducibili alle polveri sottili generate dai veicoli diesel: 2.810 morti all’anno, di cui 1.250 legate al surplus di emissioni rispetto a quanto certificato dalle case automobilistiche nei test di laboratorio.

Fonte: lifegate.it

Quando il diesel è andato di moda perché hanno abbassato il prezzo del gasolio rispetto a quello della benzina, avevano detto che il diesel inquinava meno rispetto agli altri tipi di carburante. Ci avevano fregato. Il gasolio inquina di più rispetto alla benzina e al GPL. E noi ci siamo lasciati abbindolare da parole come “Dieseltech”, o “Filtro Anti Particolato”, che garantivano minori emissioni nell’atmosfera, e quindi minor impatto ambientale. E molti continuano a comprare auto a diesel perché il pieno costa sicuramente di meno.

LA NUOVA ALIMENTAZIONE


“Pasta all’uovo artigianale ai grilli. Millepiedi cinesi arrostiti al forno, per diventare croccanti, e poi affumicati. Tarantole del Laos arrostite senza conservanti né coloranti. Farfalle delle palme dalla Guyana francese, fritte e condite. Cimici d’acqua dalla Thailandia, ricche di fibre, proteine e vitamine. Scorpioni dorati dalla Cina, scarabei thailandesi serviti in spiedini. E poi “aperinsetti” made in Belgio, vermi della farina aromatizzati alla paprica, al curry e al sale marino, da mandare giù con un sorso di vodka con bachi da seta”.

Sono questi, secondo la Coldiretti, alcuni esempi di piatti che potremmo “gustare” nel 2018. Insetti ricchi di proteine, facilmente reperibili (certo, basta andare in quelle zone, lì a un passo dall’Italia), ed economici… Il sondaggio dice che il 54% degli italiani intervistati si sono detti contrari alla nuova cucina, ma che questa trova i suoi maggiori consensi nei giovani, negli uomini più che nelle donne, nelle persone attente all’ambiente, e nelle fasce più istruite della società. Toh, io sono uomo, sono istruito, laureato, giovane, attento all’ambiente… e appartengo all’altra categoria.

Insetti commestibili © Gloria Schiavi

Mangiare insetti sarà pure sostenibile perché si risparmia sulla carne, il cui consumo incide pesantemente sulle emissioni di gas serra, ma sono letteralmente disgustato e ho il voltastomaco nel sapere che nel nuovo anno che sta per arrivare posso trovarmi ad assaggiare, anche nei matrimoni, cibi di questo tipo. Non so a voi, ma a me fa venire la nausea. Naturalmente la FAO è favorevole a questa Nouvelle Cuisine, perché per tutti gli insetti che ci sono nel mondo si potrebbe saziare tra il 30 e il 50% della popolazione mondiale. Un bel colpo di grazia alla fame nel mondo! La Coldiretti però ci mette in guardia dai rischi igienici e per la salute legati al consumo di questi insetti provenienti da determinate aree del pianeta.

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E voi? Avete fegato e stomaco così duro da degustare questi nuovi cibi succulenti?

TORINO: EMERGENZA SMOG


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L’inquinamento, ogni anno, in Italia produce 9 milioni di morti: 6,5 milioni dovuti all’inquinamento atmosferico e 1,5 milioni dovuti all’inquinamento idrico. Dati del 2015 della Rivista “Lancet”. A Torino, in questo lunghissimo periodo di secca, lo smog ha costretto le autorità della Città della Mole ad obbligare i cittadini a non aprire le finestre. Sono 25 le città ad aver superato il limite annuale dei 35 giorni per il superamento di emissioni dei limiti consentiti dalla legge.

A causarlo, oltre all’industria e al traffico, è, come dicevo prima, il lunghissimo periodo di siccità. La Pianura Padana è coperta da una preoccupante cappa di smog. Già da ieri la Sindaca di Torino ha preso provvedimenti, impedendo ai veicoli fino ad Euro 4 di circolare dalle 8 alle 19. A partire da domani questo provvedimento verrà esteso anche ai veicoli Euro 5. Legambiente e Verdi contestano il ritardo nell’intervento delle autorità e l’abulìa delle stesse nel combattere questi fenomeni.

Fonte: TGcom24

ANTARTIDE, ECCO COME STA CAMBIANDO


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L’Antartide, più noto come Polo Sud, sta cambiando rapidamente. Dal 1950 ad oggi infatti gli studiosi hanno notato la nascita del muschio al posto del ghiaccio. Là dove c’era il ghiaccio ora c’è… il muschio, che si fa spazio, sensibile alla frescura che sta lentamente prendendo il posto del gelo inospitale. E’ l’ennesima prova di un surriscaldamento globale fuori controllo.

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Nelle zone polari le temperature hanno aumentato più di quanto hanno aumentato in altre parti del pianeta, raggiungendo anche il +2,5 gradi in mezzo secolo. C’è da dire che attualmente solo il 2% del territorio antartico non è coperto da ghiacci, ma la situazione sta cambiando molto rapidamente. Come testimoniano alcuni giornalisti del New York Times, affiancati dai ricercatori della Columbia University, “in alcune zone i ghiacciai sono stati erosi dal basso dall’azione di acque più calde, e il flusso di ghiaccio sta diventando sempre più veloce”. Ciò significa che se i ghiacci della penisola antartica dovessero fondere, si calcola che i mari si alzerebbero di circa 5 metri, anche se questa è una prospettiva ancora molto lontana.

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Fonte e immagini: Repubblica.it

Solo tagliando drasticamente e in tempi molto rapidi il consumo dei combustibili fossili si potrà riportare l’aumento delle temperature a livelli accettabili. Ma come sapete manca la volontà politica di farlo, e soprattutto c’è la mala volontà di alcuni potenti, come il Presidente degli Stati Uniti Trump, che hanno più volte dichiarato che l’aumento delle temperature non è una preoccupazione. Molto meglio il lavoro che tagliarsi le gambe per colpa del clima… dicono.

RISPARMIARE CUCINANDO


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Risparmiare cucinando? Da oggi si può. Almeno un pò. Con “Wonderbag“, il cuscino termico che permette di continuare la cottura dei cibi senza utilizzare altro fuoco. L’idea è della sudafricana Sarah Collins, che sfrutta un principio semplice: i cibi continuano a cuocere se inseriti in un ambiente isolato termicamente, e che consente al calore di non disperdersi.

Si stima in questo modo che ciascuna famiglia possa risparmiare il 30% di utilizzo del combustibile (gas) rispetto alla cottura tradizionale. Insomma, i vantaggi sono molti: riduzione dei consumi energetici e delle emissioni nocive (– 250 mila tonnellate di co2 all’anno), meno fumi tossici e risparmio idrico, perché l’isolamento termico riduce la quantità di acqua che evapora e quindi ne serve meno per cucinare.

Il costo, non economico di 30 sterline, ha però un valore solidale: per ciascun cuscino acquistato, uno verrà regalato ad una famiglia povera nel mondo. Il Wonderbag viene infatti utilizzato nei posti dove le famiglie non possono permettersi il lusso di avere il gas in casa. Nella sola Sud Africa sono stati distribuiti ben 500 mila sacchetti. Ed è diffuso anche in altri 15 paesi africani, tra cui Nigeria, Rwanda e Kenya.

Fonte e immagine: green.it