IN NOME DELLA CRESCITA, DELLO SVILUPPO E DEL LAVORO


trivellazioni

Sblocca Italia. E’ questo il nome dato al decret(in)o che avrebbe l’obiettivo di rilanciare la crescita, lo sviluppo e il lavoro in Italia. Ma questo decreto in pratica toglie tutti i veti che possono sorgere all’udire di ciò che in nome della crescita, dello sviluppo e del lavoro vogliono fare.

“Grazie” a questo “Sblocca-Italia“, infatti, sono arrivate diverse richieste al Ministero dell’Ambiente da parte di società che vogliono trivellare l’Emilia Romagna, già duramente provata dal terremoto di due anni e mezzo fa. Sono tre le nuove richieste di trivellazioni arrivate appena un mese dopo l’approvazione di questa “Legge dello Stato”:

1- Ostellato, proposto dalla società AleAnna Resources, nella “Valle di Comacchio e Bonifica del Mezzano”, area di importanza internazionale per l’avifauna in provincia di Ferrara;
2- Il pozzo di Solarolo, proposto dalla società AleAnna Resources, è a 1 km dal centro abitato di Solarolo e poco meno di 5 km da Granarolo (Ravenna), area di produzioni di altissima qualità Dop collegate proprio alle caratteristiche ambientali;
3- A 1 km dal centro abitato del comune di San Pietro in Casale (Bologna), a pochi chilometri da Cento, in piena area terremotata nel 2012, è proposto dalla società Po Valley Operations PTY LTD.

Oltre a questi tre “progetti” nell’Emilia Romagna, ve ne sono altri tre richiesti: uno nelle Marche, uno in Piemonte, e uno a largo delle Coste della Sardegna. Le associazioni “No Triv” e “Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua” invitano tutti i cittadini e le amministrazioni locali a mobilitarsi per fermare l’aggressione al territorio e alla salute dei cittadini stessi promossa dal decret(in)o Sblocca Italia.

Fonte: sulpanaro.net

Perché è pericoloso lo Sblocca Italia? Perché sottrae alle Regioni il parere sulla Valutazione di Impatto Ambientale, lasciando allo Stato un potere quasi esclusivo in questa materia. E’ pericoloso perché in nome dello sviluppo, della crescita e dell’occupazione (che ricatto!) si promuovono progetti e azioni dannose e velenose per la salute e il vero benessere di tutti.

ANCORA CI PROVANO?


trivellazioni

Trivellare per cercare petrolio. Un’energia passata di moda, inquinante, velenosa, non più funzionante, non più necessaria. Le trivellazioni per la ricerca del c.d. “oro neronon trovano giustificazione se non per il fatto che sono un business dei sostenitori delle energie fossili e “convenzionali”. Ma convengono soltanto a loro. A noi lasciano soltanto inquinamento e morte.

Non convengono le fonti energetiche convenzionali. Eppure pare che il mercato sia ancora attivo. Infatti ci provano ancora. Si parla ancora di trivellazioni in mare al largo della costa occidentale della Sardegna. Una società norvegese avrebbe presentato al Ministero dell’Ambiente una domanda di Valutazione di Impatto Ambientale per la ricerca di idrocarburi.

Scontate le proteste degli ambientalisti, in particolare del Gruppo di Intervento Giuridico che hanno impugnato la suscritta domanda per via del fatto che il luogo che vogliono trivellare è stata dichiarataarea marina protetta di interesse internazionale“. Una zona abitata da cetacei e tartarughe marine, specie a rischio estinzione. E dunque potrebbe rappresentare un grave danno anche per l’economia locale.

Cosa ne pensate?

NO ALLE TRIVELLAZIONI IN SARDEGNA


trivellazioni

Legambiente protesta contro le trivellazioni in Sardegna che dovrebbero essere previste dal Decreto “Sblocca-Italia”, decreto per il quale il premier ha dichiarato di voler andare contro le lobby del no. Facendo così gli interessi delle lobby del sì a tutti i costi.

Si parla di lobby che bloccano lo sviluppo, ma intanto quelle “lobby” di cui parlano sono fuori dal parlamento. E’ il Parlamento che deve decidere, e quelle “lobby” ecologiste non possono più legiferare, nè impedire di legiferare. Visto che all’interno del Parlamento c’è solo la lobby del Sì, la lobby del fare, del cementificare, del distruggere l’ambiente per uno sviluppo sbagliato.

Così se la prendono di nuovo con gli ecologisti, con i Verdi, perché non li lasciano lavorare. I verdi strano caso prendono sempre meno dell’1% dei voti, e sono fuori dagli organi decisionali da nove anni. Ma volete dire che i Verdi sono così forti da bloccare il 99% degli altri che vorrebbero fare e sviluppare il Paese? Attenti a credere alle loro parole, a cedere ai loro falsi slogan dello sviluppo. Di chi hanno paura? Di meno dell’1% degli italiani? Non fatevi ingannare dunque.

Ecco che così il decreto “sblocca italia” è aspramente contestato dagli ambientalisti, per via di alcune infrastrutture che vogliono sbloccare. Tra queste dovrebbe esserci, uso il condizionale perché il decreto non è ancora passato e può anche non esserci più, trivellazioni per la ricerca di nuovi giacimenti di idrocarburi, tra la Sardegna e le Baleari.

Legambiente Sardegna, altra lobby del NO da combattere per il governo, dice NO (ma và?) alle trivellazioni. Sempre a dire di no… Il presidente di Legambiente Sardegna ha infatti dichiarato: “Questa classe dirigente sta andando verso il ventunesimo secolo con gli occhi rivolti al secolo passato, nonostante i numeri dimostrino l’assoluta insensatezza di continuare a puntare sul petrolio”. Le informazioni le potrete trovare qui.

Siamo alle solite dunque. Il mancato sviluppo dipende da chi è fuori dal parlamento, fuori dai luoghi decisionali.

L’ENI INVESTE IN AFRICA


eni

Che l’ENI fosse una multinazionale lo sappiamo. Una multinazionale italiana, nata in Italia. Che faccia ricerche di gas e di petrolio in tutto il mondo lo sappiamo. E che investisse in Mozambico, Angola e Congo da decenni lo sappiamo.

Ora l’ENI annuncia nuovi investimenti in Mozambico, di 50 miliardi di dollari, per la ricerca e l’estrazione di gas e di petrolio, e dunque per la crescita del Paese. Ecco, spacciano uno “sviluppovecchio di sessant’anni come modernità, come sviluppo del Paese, come benessere. Come se stessero facendo un’opera di carità. In realtà quello che sviluppano è soltanto morte, fame e inquinamento.

POSSIBILI TRIVELLAZIONI IN MARE IN SARDEGNA


Lo denuncia il Presidente uscente della Regione Ugo Cappellacci: “Un decreto del ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato apre la strada alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in un’area di 21 mila km quadrati fra il Mar di Sardegna e il Mare Balearico con una profondità tra i 2.330 metri e i 2.850 metri, ad una distanza fra i 45 e i 75 km dall’isola“.

(FONTE: Ansa.it)

sardegna mare

Ora non trivellano solo per estrarre gas o petrolio, ora trivellano pure per cercarlo! E voi credete che questa operazione dia lavoro a tanti giovani sardi disoccupati? Ovvio che no. Mi auguro che venga respinto al mittente questo decreto. Possibile che vogliano rovinare una bellezza così rara per cercare petrolio e gas, che tra l’altro sono fuori moda perché ci sono le fonti rinnovabili, molto più sicure e pulite, oltre che efficienti? Salviamo il nostro mare.

RIFLESSIONI SUI RIGASSIFICATORI


rigassificatore

Cari Amici,
forse in altre occasioni vi ho parlato del GALSI (Gasdotto ALgeria Sardegna Italia), un gasdotto i cui tubi dovrebbero attraversare buona parte del Mediterraneo, raggiungere la Sardegna, “tagliarla in due” con i tubi che toccano quasi tutte le province, per poi di nuovo immergersi fino ad arrivare a Livorno. Ora, forse il GALSI sarebbe costoso, perché il gas proverrebbe dall’Algeria, e infatti ora stanno pensando di costruirci due rigassificatori, in zone strategiche, come il Sulcis e Porto Torres. Due zone in gravi difficoltà economiche e lavorative. E i rigassificatori per quelle zone rappresenterebbero una vera boccata d’ossigeno.

Ma questo mi sembra un pò demagogico, anche perché per anni ci hanno convinto che con la raffineria di Sarroch (CA) la benzina sarebbe costata di meno. La paghiamo più di tante altre zone d’Italia. E così pure l’energia che produce. Non sarebbe così anche per il gas? Non è che con i rigassificatori il costo delle bombole di gas (che già le paghiamo a 35 euro!!) aumenterà ancora di più? Non è che per la scusa della crisi ci vogliano convincere ad accettare lavori inquinanti? Cosa ne pensate voi?

INVASIONI STRANIERE IN SARDEGNA


sardegna

La Sardegna è sempre stata terra di conquista, per via delle splendide coste, degli interni sempreverdi e ancora miracolosamente intatti, nell’era della cementificazione. Pensavano: i sardi sonopocos, locos e malunidos“: pochi, matti e disuniti. Perciò ognuno veniva e conquistava un pezzo della nostra preziosa terra. Così pure i piemontesi.

Ma i sardi non sono sempre stati “malunidos“. Delle volte è successo che i sardi si sono uniti, come per quella battaglia contro i “barones” piemontesi, che il 28 aprile 1794 abbiamo cacciato via a pedate. Ci siamo uniti e abbiamo difeso la nostra Terra con le unghie e con i denti. Perché la Sardegna appartiene a NOI, non è terra di conquista, non è terra che si può “comprare”, per chi se lo può permettere.

E se tutti i sardi si unissero di nuovo per cacciare via anche gli emirati arabi da Portocervo e Portorotondo, e anche la SARAS che vorrebbe trivellare le coste dell’Oristanese, allora potremo cacciare ancora una volta gli invasori: in questo caso gli arabi, che vorrebbero speculare, e la SARAS. Custa, populos, est s’ora de estirpare sos abusos: “è questa l’ora, o popoli, di estirpare gli abusi“, cantavano nel nostro “inno“.

Ah, se tutti, non solo i sardi, ma anche gli italiani, lottassero con le unghie e con i denti per difendere la propria terra

GALSI E TAP: LE NUOVE FRONTIERE DELLO “SVILUPPO” DEL GOVERNO?


gasdotto

GALSI (Gasdotto ALgeria Sardegna Italia) e TAP sono due gasdotti: uno (GALSI) proviene dall’Algeria, l’altro (TAP) proviene dall’Azerbaijan. Sono queste, forse, le nuove frontiere di sviluppo del Governo. In realtà, se l’idea del GALSI sembra essere stata accantonata, ora esce fuori un nuovo gasdotto: dall’Azerbaijan.

Due cose:
1- il GALSI passava dalla Sardegna, la attraversava quasi tutta, e arrivava fino a Livorno, con la promessa che il gas costasse molto meno rispetto a quanto lo stiamo pagando. Se ora viene accantonato il GALSI e ci portano il TAP dall’Azerbaijan? Lo pagheremo addirittura più caro perché non è il nostro gas?
2- Questo gasdotto passerà dalla Puglia, già tormentata dal passaggio dell’Ilva e dalle trivellazioni nell’Adriatico. Alla Puglia costerà davvero meno il gas? Ma a quale prezzo?

BENVENUTI AL LAGO NORD


polo nord

Son talmente ecologista che quando mia mamma sbrina il frigorifero, porto il ghiaccio direttamente al Polo Nord“. Questa mia battuta in realtà potrebbe anche tornare utile, perché il ghiaccio si sta sciogliendo veramente al Polo Nord, e ad alta velocità, tanto che, come denunciano gli esperti, sta diventando un grande LAGO. Il Lago Nord. Attualmente nel Mar Glaciale Artico le temperature registrate sono da uno a tre gradi centigradi superiori alla media di stagione.

Luglio è il mese di maggiore fusione per l’Artico, tuttavia quest’anno la situazione è destinata a peggiorare: durante la settimana, infatti, è previsto l’arrivo di un ciclone artico che frantumerà ulteriormente il ghiaccio e porterà acqua calda, accellerando lo scioglimento. Tuttavia, il record storico per la minore quantità di ghiaccio rimane quello del 16 settembre 2012: il livello più basso da quando sono iniziati i rilevamenti nel 1970.

Insomma, l’Artico è in grande pericolo, tanto che addirittura lo Stretto di Bering si è aperto! Un allarme da non sottovalutare lo scioglimento dei ghiacciai nell’Artico, e non solo per via dell’innalzamento delle acque del mare fino a sette metri. E ora pensano addirittura di specularci sopra, con “nuove rotte commerciali“!

E’ giunta l’ora di lasciare il petrolio, il carbone, il nucleare, il gas. E’ FINITA l’era del petrolio. Inizia l’era delle Fonti Rinnovabili: Fotovoltaico, Eolico, Geotermia, Idroelettrico. A ogni chilowatt in più prodotta e consumata da fonti rinnovabili, DEVE CORRISPONDERE un chilowatt in meno prodotto e consumato da fonti fossili e nucleari. Solo così potremo, pian piano, migliorare le cose.

TRATTORI CONTRO LE TRIVELLE


no progetto eleonora

Da una parte la SARAS, azienda di proprietà dei fratelli Moratti, sì, proprio lui, quello dai denti ingialliti dal fumo delle sue raffinerie, il Patron dell’Inter. Dall’altra, la Provincia di Oristano fino all’ultimo abitante delle zone da trivellare. Trattori contro le trivelle. e migliaia di cartellini monosillaba: “NO“. Questo matrimonio con “Eleonora” non s’ha da fare, né domani, né mai. Infatti il progetto di trivellazioni si chiama “Progetto Eleonora“, di cui vi avevo già parlato in un altro post.

I tecnici SARAS sono stati circondati da mille persone che hanno riempito il centro congressi del resort Horse Country, più altre centinaia che sono rimasti fuori.

Ci ha messo la faccia Giuseppe Citterio, direttore pianificazione e sviluppo Saras. Spiegando perché è importante per l’isola (e per Saras) scoprire se il metano c’è davvero e, dopo la conferma, tirarlo fuori per abbattere i costi energetici. Saras sembra sicura: il metano c’è, manca solo la conferma di una trivella che scenda ai diversi livelli in cui si può trovare, giù fino a 2800 metri di profondità.
Giulio Casula, il geologo della Saras, padre del Progetto Eleonora, chiede sei mesi: due per il cantiere, 40 giorni per perforare e fare la prova di produzione, il resto per smantellare e ripristinare il prato, “che tornerà come prima”. Infine Alenia Meloni, responsabile dello studio di impatto ambientale, illustra il lavoro suo e dei suoi collaboratori accademici, secondo il quale l’impatto è praticamente nullo, i rischi quasi inesistenti. Almeno per quanto riguarda questa fase. “Poi, se il metano c’è davvero, serviranno altri permessi, altre valutazioni d’impatto ambientale”, cerca di tranquillizzare la sala, che rischia continuamente di esplodere.

L’opposizione è radicale: le donne e gli uomini che hanno riempito la sala, come hanno fatto nei mesi scorsi con le piazze, non vogliono mettere a rischio le loro certezze, un lavoro sicuro per un futuro incerto. Oggi ad Arborea ci sono aziende agricole che funzionano. Non vogliono lasciare una certezza e una ipotesi di ulteriore sviluppo agricolo per qualcosa che potrebbe danneggiare l’ambiente e le persone. O quantomeno l’immagine dei loro prodotti. Qualcuno cita gli studi sulla zona di Sarroch, vicino a Cagliari, dove la Saras ha la sua raffineria sarda: ci sarebbe un alto numero di bambini il cui patrimonio genetico è stato danneggiato dall’inquinamento della fabbrica. Non c’entra niente con il metano, ma serve a ribadire: di questi signori non ci fidiamo.

(FONTE: mentiinformatiche.com)

RICARICARE IL TELEFONINO CON L’ACQUA


ricarica ad acqua

Quando la batteria dello smartphone muore, può tornare alla vita grazie a caricabatterie a energia solare, oppure al dispositivo Voto che trae energia elettrica dal calore. Pensare al calore o al sole come fonte di energia ormai è una convenzione ma pensare all’acqua…? Grazie a una piccola cella a combustibile, per ricaricare il cellulare fuori casa, vi basterà versare qualche goccia d’acqua in un piccolo contenitore plastico e il gioco è fatto, avrete energia elettrica pronta all’uso!

Versiamo dell’acqua in un contenitore e lasciamo che la chimica faccia il suo corso! Il particolare caricabatteria portatile si chiama myFC PowerTrekk, è costituito da una batteria e da una cella a combustibile che con l’aggiunta di un cucchiaio d’acqua, inizia immediatamente a produrre energia. La batteria funge da tampone di conservazione per l’elettricità appena erogata.

Il dispositivo sarà in vendita entro il terzo trimestre di questo 2013. Il piccolo alimentatore di emergenza è compatibile con tutti gli smartphone e altri dispositivi portatili che possono essere ricaricati mediante un’uscita USB. Il prezzo previsto potrebbe essere di circa 229 dollari, circa 175 euro… è questo il prezzo per avere una cella a combustibile in tasca!

EUREKA! Altra gran bella innovazione, che vi dimostra che non c’è bisogno del carbone, del gas o del petrolio per produrre energia e per far funzionare le cose. Cosa ne pensate?

PROGETTO ELEONORA


no progetto eleonora

In Sardegna, il Patron dell’Inter, nonché Petrolier Moratti, decine di anni fa ha fatto edificare una cattedrale nel deserto del Sarroch, in Provincia di Cagliari. La cattedrale porta il nome di SARAS, ed è una raffineria, che ha dato e sta dando insieme lavoro e malattie a tante persone. Ora, questa società si vuole prodigare nel ricercare altro oro: dall’oro nero al gas. E vuole avviare un progetto chiamato “Eleonora“, da Eleonora d’Arborea. Ma, contrariamente a ciò che fa pensare il nome, il Progetto Eleonora è un progetto devastante, fatto di trivellazioni, alla ricerca del gas.

Ieri la SARAS ha presentato lo studio di impatto ambientale. Secondo la società ci sarebbero almeno cinque serbatoi geologici di gas sovrapposti tra i 600 e i 2.850 metri di profondità, contenenti almeno tre miliardi di metri cubi di gas metano. Tra l’altro si legge che la società non venderà direttamente il gas ai sardi, ma lo cederà ad operatori sardi che si faranno carico della fase di vendita ai consumatori! Il che vuol dire, sottointeso, un prezzo raddoppiato. Visto che non si va dal produttore al consumatore, ma la filiera si allunga a questi fantomatici “operatori sardi”. Oltre al danno, la beffa.

La Regione Sardegna dovrà pronunciarsi entro sessanta giorni. Intanto il Comitato Spontaneo “No al Progetto Eleonora” prepara iniziative che saranno annunciate a breve, mentre il Movimento Indipendentista ProgRes ha organizzato una manifestazione di protesta che partirà da S’Ena Arrubia fino ad Arborea. La manifestazione è prevista domenica 17 marzo.