DA CHE PARTE STANNO LE ISTITUZIONI?


Fotografia de Alberto Manca

Riporto quanto scritto da un mio amico, parlamentare del MoVimento 5 Stelle e rappresentante del territorio del Nuorese, Alberto Manca, che denuncia l’inquinamento nel mio paese confinante, Ottana. In modo particolare, però, denuncia la reazione del Sindaco di Ottana, che invece di attaccare chi avvelena costantemente il territorio attacca chi denuncia i veleni. Queste le sue parole:

Apprendo con stupore le lamentele del primo cittadino di #Ottana in merito al mio impegno, teso evidentemente alla tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Mi sarei aspettato un aiuto, una richiesta di collaborazione per lavorare uniti e per risolvere definitivamente le criticità ambientali dell’area in questione, e invece no!
Il problema sarei io che, a suo parere, rovinerei le eccellenze gastronomiche ottanesi (come se nella zona industriale tali prodotti siano coltivati o trasformati). Probabilmente è sfuggito al Sindaco il mio impegno proprio a tutela delle piccole produzioni #agrozootecniche, anche attraverso l’approvazione di importanti strumenti finanziari, come il pegno rotativo, per il quale avevo presentato apposita proposta di legge.

Voglio comunque ringraziare la massima rappresentanza istituzionale di quel territorio, poiché attraverso la sua presa di posizione scomposta, mi dà l’occasione per ricostruire l’impegno che porto avanti per il territorio di Ottana, vittima di speculazioni politiche e prenditoriali. Rammarica la presa di posizione del Sindaco, il quale ritiene addirittura che la mia attività, tra le quali la richiesta d’intervento dell’Autorità Giudiziaria, debba ricevere la sua preventiva approvazione (oltre Sindaco è anche Pretore?).

L’esposto che ho presentato per la vicenda delle #ceneri pesanti nella piana di Ottana (dove, a seguito dell’inchiesta della Procura sono stati rinvenuti rifiuti interrati) ha causato così tanti danni agli #agricoltori e agli #allevatori? Questi non hanno diritto di condurre le proprie aziende in un territorio libero dall’#inquinamento?

L’Arpas, nel monitoraggio costante e continuo della falda sotterranea, rileva concentrazioni di elementi chimici (ad esempio #mercurio) fuori norma, oramai da tanto tempo, da definirlo inquinamento storico. Per me questo è un problema grave, da risolvere attraverso un impegno forte e determinato da parte delle istituzioni proprio per garantire la salute della popolazione, dell’ambiente e per fornire garanzie agli imprenditori che operano nel territorio.

Il Sindaco è a conoscenza del fatto che ad oggi, nonostante siano passati oltre 8 anni, nulla è stato ancora fatto per determinare i valori di fondo per alcune sostanze nella zona industriale.
Ebbene, questa per me è una situazione insostenibile e proprio per questo ho attivato un confronto con gli enti competenti, tra i quali l’#ISPRA.

Il Sindaco è a conoscenza del fatto che alcune imprese, nonostante operino da anni, non hanno mai proceduto a redigere il piano di caratterizzazione. Lo #Stato, attraverso la sua partecipata, ha ottemperato a quanto la norma richiede.
Perché il Sindaco ha un atteggiamento dicotomico?
Perché ha richiesto a queste imprese il suddetto piano solo dopo il mio accesso agli atti?
Perché per anni è stato consentito a tali aziende di non ottemperare a quanto la norma impone, privando il territorio di informazioni fondamentali per definire lo status ambientale?
Veramente si ritiene che il problema sia chi grida a gran voce e pretende legalità a fronte di silenzi decennali?

Il Sindaco è a conoscenza del piano di caratterizzazione relativo al depuratore del Consorzio industriale, ove si indica chiaramente che quest’ultimo è “bersaglio” della contaminazione? Vogliamo pretendere, in maniera corale, di capire la causa delle fonti d’inquinamento?
O dobbiamo ancora tacere?

Il Sindaco è a conoscenza del fatto che le macerie abbandonate a seguito dell’abbattimento degli stabilimenti ex Lorica, spolpati dei materiali valorizzabili e abbandonati in quell’area da anni, presumono la presenza di una discarica.
Dai documenti che ho acquisito non ho alcun documento che esclude la presenza dell’amianto (credo che la vicenda degli ex esposti all’amianto e le loro battaglie mi porti a pormi qualche dubbio). Ma indipendentemente dalla presenza di questo pericoloso elemento, l’abbandono di rifiuti speciali ha profili penali da verificare. Per questo ho richiesto all’UNICA autorità preposta alla verifica del rispetto della legge. Non il parlamentare, non il Sindaco. Spero solo che la #Procura agisca senza far passare ulteriore tempo, per questa e tutte le criticità presenti nella zona industriale.

Il Sindaco è a conoscenza del fatto che nella Zona Industriale di Ottana si è avuta la cessione di stabilimenti, terreni dal pubblico al privato (attraverso un intervento politico indecente) praticamente a costo zero ma con la clausola dell’onere ambientale a carico degli acquirenti. Perché si ostina a richiedere risorse pubbliche per le bonifiche e non richiede, con altrettanta forza, che chi ha goduto dei benefici concessi a suo tempo (nonostante il licenziamento dei dipendenti e la chiusura della maggior parte delle attività) proceda in egual modo? Io sono impegnato in questo Signor Sindaco, e chiedo un suo impegno, a gran voce o in sordina, veda Lei.

Il Sindaco minimizza l’inquinamento nella zona industriale di Ottana ma nel contempo richiede l’inserimento della stessa come “Sito d’interesse nazionale” (basterebbe fare una semplice ricerca normativa per capire che Ottana non può rientrare in tale categoria).

Considerati i suoi intensi rapporti (sinora poco proficui) con la Regione, suggerisco allo stesso di richiedere l’inquadramento della zona industriale come SIR (Siti di Bonifica di Interesse Regionale – ndr), richiedere finanziamenti per certificare in maniera chiara e definitiva lo status ambientale, evitare di creare inutili, demagogiche commissioni d’inchiesta pre-elettorali che nulla hanno portato a galla (tranne alcune simpatiche esternazioni sull’origine naturale del mercurio). Impegnare risorse pubbliche non per assumere per qualche mese una decina di operai in modalità pre-elettorale, bensì investire per strutturare l’area, una volta bonificata, rendendola pronta per accogliere imprenditori che già hanno manifestato interesse, ma pretendono chiarezza, in primis in campo ambientale.

Sono disponibile a qualsiasi confronto e a lavorare assieme per ottenere questi obiettivi, ma se la richiesta rivolta al sottoscritto prevede il silenzio o l’omissione su fatti palesemente noti a tutti, non perdete ulteriore tempo. Sono stato eletto per rappresentare il territorio, tra cui la piana di Ottana e accendere un faro nella zona industriale di Ottana, dove orde di politici e prenditori hanno costruito fortune politiche a discapito degli ottanesi, della loro salute e del loro reddito”.

Si vuole veramente bonificare il territorio? Cominciamo a lottare contro i veleni. Ma le istituzioni locali perché proteggono chi le avvelena e attaccano chi vuole bonificare? È mai possibile che per questi stramaledettissimi soldi si voglia lasciare che il male e le malattie dilaghino, e soprattutto che i criminali ambientali restino al loro posto di comando continuando ad avvelenare tutto e tutti?

TORNA L’INQUINAMENTO


Fotografia de Paolo Brundu

Inizia la fase 2, riparte l’industria, tornano gli sversamenti, l’acqua torna torbida, tornano i veleni e l’inquinamento. Noi non riusciamo a smentirci mai, non cambieremo mai. Forse l’epidemia è servita solo alla natura per respirare meglio, per riprendere fiato. Ricordiamoci che siamo solo ospiti, siamo solo turisti, siamo di passaggio, purtroppo o per fortuna.

FAKE NEWS?


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Spero siano solo Fake News:

Anzio: apre la Biogas vicino a 350 bambini: invitati i cittadini all’accensione: qui;

Al Parco del Circeo parte lo sterminio dei daini: qui;

Un milione di quintali di grano estero è arrivato nel porto di Bari: qui;

Cercano di affogare il cane legandogli una pietra al collo: qui;

L’Italia non ferma il consumo di suolo: qui;

Gatto preso a fucilate alla periferia di Ancona: è gravissimo: qui;

Giudice decide tramite sentenza di tagliare le corde vocali dei cani: qui.

 

AMBIENTE: LA SPERANZA NEI GIOVANI


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Venerdì scorso c’era il famoso “Black Friday”, la più grande giornata di sconti soprattutto nel mondo dell’elettronica, dove si ammassano tante persone per acquistare la tecnologia a prezzi scontati e decisamente più accessibili. Ma di fronte a questo mondo c’è un mondo parallelo, di giovani e giovanissimi che, pur stando ore e ore su internet con i cellulari, tengono gli occhi ben aperti sul mondo che li circonda.

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Così, in contrapposizione al Black Friday, milioni di giovani in tutto il mondo sono scesi in piazza per il loro Green Friday, il quarto venerdì di proteste noto come Fridays For Future, della giovanissima “influencer” ecologista Greta Thunberg. Il consumismo sfrenato e idolatrato contro la difesa della terra e del mondo che ci circonda.

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A proposito di Greta, lei è a Lisbona, e parteciperà al summit mondiale Cop25 a Madrid. Inutile dire che ha ripetuto l’impresa di spostarsi in catamarano, a emissioni zero, rifiutando i continui inviti di passaggio in aereo e di biglietti pagati per partecipare al summit di Madrid, cominciato avantieri. E’ rientrata dagli Stati Uniti così come era partita, salpando il 13 novembre scorso con la speranza di arrivare in tempo per il summit. Ieri l’attracco a Lisbona, e ora si sposterà a Madrid. Un grande esempio di come sia possibile spostarsi nel pieno rispetto dell’ambiente.

Ed ecco che dall’Africa arriva un altro giovanissimo, di nome Ismael Essome Ebone, Camerunense, che, durante un temporale aveva visto alcune bottiglie di plastica galleggiare. Così ha deciso di andare in giro per raccogliere le bottiglie di plastica e costruire una canoa in attesa della successiva bufera. I pescatori sono rimasti esterrefatti nel vedere la sua EcoBoats galleggiare.

L’ambiente soffre, geme, per il comportamento degli uomini del nostro tempo. Ma gli anticorpi ci sono, e sono giovani, forti, brillanti, come Greta, come Ismael, come i milioni di giovani che partecipano ai Fridays For Future per il clima, impegnandosi anche nel proprio piccolo, in prima persona.

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C’è ancora speranza per un mondo migliore, ed è tutta riposta nei giovani, nei quali credo moltissimo. E nonostante stia inesorabilmente uscendo dalla mia gioventù, mi sento ancora parte di questa nuova generazione. Tecnologica, sì, ma anche innovativa e attenta all’ambiente.

UNA SETTIMANA PER IL CLIMA


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E’ in corso in tante città del mondo uno sciopero globale di una settimana per il clima, con in piazza una marea di giovani e giovanissimi per manifestare contro i cambiamenti climatici e l’inquinamento. Gli eventi in tutto il mondo sono oltre cinquemila, in attesa del summit ONU sul clima in programma a New York da lunedì.

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L’obiettivo di questi scioperi è quello di convincere politici e imprenditori ad adottare misure drastiche per bloccare l’aumento delle temperature provocato dalle attività umane. In Italia, dove però lo sciopero è previsto il 27, gli attivisti del movimento Fridays for Future Roma si sono dati appuntamento a Piazza Montecitorio, dove hanno scandito alcuni slogan. ‘Ma quale mercato, ma quale profitto, distruggere l’ambiente non ne hai il diritto’ e ancora ‘Undici anni questo ci rimane se non agiamo adesso il Pianeta poi scompare’.

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Tre le loro rivendicazioni: abbandono delle fonti di energia fossili e riduzione a zero delle emissioni di gas serra, giustizia climatica per i popoli di tutto il mondo e fiducia nella scienza. Questi temi saranno al centro del summit. In Europa, oltre a Roma, manifestazioni a Londra, Berlino, Parigi, Praga, Varsavia e Helsinki.

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In Australia erano più di 300mila, e poi in Thailandia, Indonesia ed India, ma anche in Giappone, Birmania e Filippine, arcipelago gravemente minacciato dall’innalzamento del livello degli oceani. E ancora: Johannesburg, Uganda, Kenya, New York, Hong Kong. In Asia e in Australia: scioperi a Vanuatu, alle Isole Salomone e a Kiribati, e in tante città indiane.

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Fonte: Il Fatto Quotidiano

Questa è la speranza del mondo. Sono molto fiducioso sul nostro futuro. Cosa ne pensate?

L’ODIO DEI POLITICI ITALIANI E DEI GIORNALAI (I LORO LECCHINI) PER L’AMBIENTE


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I c.d. “giornalai” di destra, in particolar modo il quotidiano “Libero”, oggi si mette a favore del diesel. Vorrei ricordare che ci hanno fregato col diesel, dipingendolo come meno inquinante delle auto a benzina. Inoltre costava di meno (adesso il gasolio ha quasi raggiunto la benzina), era meno pericoloso perché ci vogliono più calorie per prendere fuoco. Infine è meno inquinante perché hanno inventato i filtri anti particolato.

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Tutta questa pubblicità ingannevole (a parte il fatto che ci vogliono più calorie per prendere fuoco, e questo è vero, ed è per questo che i tir e i mezzi pubblici vanno a diesel anziché a benzina), ha indotto gli italiani ad acquistare auto a gasolio anziché a benzina, peggiorando lo smog e aumentando la puzza. Me ne accorgo anche io, quando vado a camminare, che quando passa un’auto a benzina il puzzo non è così tremendo come quando passa un’auto a diesel.

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Libero scrive che la guerra al diesel sta affossando l’industria. Crollano fatturato, ordini e immatricolazioni. Poveri noi… Il governo gialloverde ha rifiutato di dichiarare l’emergenza climatica. I giornalai di destra sono tutti per lo “sviluppo” e contro l’ambiente e la salute degli italiani. E lo sono anche quelli del PD. Prima i “gretini”, ora il sostegno al diesel. Tante volte contro le energie rinnovabili. Ma quanto siamo messi male!

DALLA PADELLA ALLA BRACE


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Il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha tenuto un comizio a Orvieto, mercoledì sera, davanti a migliaia di persone, in vista del ballottaggio del 9 giugno prossimo che vede impegnata la candidata a sindaco della Lega, Roberta Tardani, contro il Sindaco uscente Giuseppe Germani.

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Salvini tocca subito il tema ambientale: “La discarica è il passato non il futuro. Io voglio zero discariche, il ​futuro è termovalorizzazione, raccolta differenziata, riciclo: in tutta Europa funziona così”. Se la mettiamo così ha ragione: l’inceneritore è meno peggio della discarica, se si aggiunge anche e soprattutto la raccolta differenziata e il riciclo. Ma il peggio è che poi ha aggiunto: “I rifiuti sono una risorsa ovunque, diventano calore ed energia non si può continuare a imballarli, interrarli o a buttarli in discarica”.

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Ecco il cruccio: qui siamo in Italia, e gli inceneritori non vengono controllati, così come non vengono gestite bene e controllate le discariche. Buttano dentro di tutto senza alcun tipo di controllo e senza una corretta Valutazione di Impatto Ambientale, che indaga sui possibili danni alla salute degli abitanti “serviti” dal cancro-valorizzatore.

Risultati immagini per discarica orvieto

Siccome qui non si pensa mai alla salute, ma prima di tutto sempre al guadagno, alla “produzione”; e visto che i rifiuti sono una “risorsa che dà calore ed energia”, la priorità è sempre quella: lo “sviluppo”, la “produzione”, il “guadagno”, la “quantità”. Con buona pace della raccolta differenziata e del riciclo. Noi respiriamo aria metallica, quella cancerogena. E la gente continua ad ammalarsi e a morire di pestilenze.

Risultati immagini per orvieto

Tra l’altro l’Umbria è “servita” da un altro inceneritore, quello di Terni, città ora governata proprio dalla Lega, che da sempre deve fare i conti con le proteste delle associazioni e dei movimenti ambientalisti. Chi sa perché… 

Risultati immagini per inceneritore

Intanto Italia Nostra onlus invia una lettera ai Ministri dell’Agricoltura, Centinaio; dell’Ambiente, Costa; e della Cultura, Bonisoli, chiedendo di prendere una posizione netta proprio su quella discarica, “collocata all’interno dell’area Doc dell’Orvieto, non ha fasce di rispetto. Dovrebbe essere di due chilometri – dicono dall’associazione – ma il vigneto più vicino è ad appena 23 metri dal limite della discarica. Chiediamo che venga effettuata un’indagine, da istituti terzi, per verificare il contenuto della discarica. Un’indagine approvata dal consiglio regionale, su richiesta di un consigliere della Lega, ma non ancora effettuata. Chiediamo infine che venga bloccato l’ennesimo ampliamento in corso”.

Fonte: Il Messaggero.

E l’inceneritore sarebbe il futuro? Ma mi faccia il piacere!

LA CGE BOCCIA IL PIANO INCENERITORI


inceneritore

La Corte di Giustizia Europea boccia il piano per gli inceneritori promosso dal PD di Renzi, in modo particolare l’articolo 35 dello Sblocca Italia. Secondo la CGE, la scorciatoia per il trattamento dei rifiuti individuata dall’allora Governo Renzi non era solo dannosa, ma anche in contrasto con la normativa europea, specialmente per la mancanza di Valutazione Ambientale Strategica.

La combustione di rifiuti genera solo l’incremento di polveri sottili e diossine nell’aria che respiriamo, con deposito nei terreni agricoli. Perciò l’aumento del numero di inceneritori presenti sul territorio nazionale, per di più basati su tecnologie obsolete e altamente impattanti, è decisamente controcorrente rispetto alle Direttive UE sul trattamento dei rifiuti, secondo cui è necessario perseguire una vera strategia che preveda la riduzione della produzione, l’ottimizzazione della raccolta differenziata, il riutilizzo, il riciclo, il recupero di materia e solo da ultimo il conferimento in impianti di diverso tipo.

LA GRANDE MANIFESTAZIONE


Greta Thunberg

Il Quotidiano dei Vescovi, “l’Avvenire”, la chiama “Tutti giù per Terra”, la grande manifestazione mondiale che in 1.325 città del mondo, 140 solo in Italia, su iniziativa della piccola paladina dell’ambiente Greta Thunberg, vedrà scendere in piazza milioni di giovani e di ragazzi, nel grande Black Friday per il clima. La manifestazione si chiamerà “Global Strike For Future”.

La sedicenne Greta, fondatrice del movimento “Fridays for Future”, non ha dubbi: non siamo noi giovani che dobbiamo salvare il pianeta. Sono gli adulti a doverlo fare, e lo devono fare subito, non c’è tempo da perdere. Non c’è tempo per aspettare che si intervenga in futuro.

Sciopero scuola e studenti 15 marzo per il clima: cosa sapere su cortei e manifestazioni

Numerose sono le manifestazioni anche nel nostro Paese. In un’intervista, il giovane Luca Polidori, forte di una nuova associazione che è nata, denominata “Futuro Verde”, dice che “Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare i governi a cambiare strategia di fronte ad una emergenza globale che può essere fermata. Abbiamo undici anni per invertire la rotta, siamo l’ultima generazione a poter fare qualcosa“. Loro chiedono di rispettare gli accordi per il Clima raggiunti a Parigi, e di metterli in atto subito, senza rinvii.

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C’è ancora speranza per il pianeta, ma purtroppo non sono i giovani a decidere. Sono comunque i governi di tutto il mondo a poterlo fare. Se i governi non ascoltassero i giovani che scenderanno in piazza domani, sarebbe meglio scendere in piazza ogni venerdì, in massa. Perché dalla manifestazione di domani i risultati devono arrivare. Costanti, concreti ed immediati. Non si può più attendere. Cosa ne pensate della manifestazione? Io partecipo con il cuore.

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SCUOLE CHIUSE


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A Taranto scuole chiuse per un mese. E’ quanto ha deciso il Sindaco con un’ordinanza che vieta ai bambini e ai ragazzi del Quartiere “Tamburi”, quello più vicino all’acciaieria più grande d’Italia, di entrare nelle aule degli istituti scolastici adiacenti all’ILVA. Gli alunni seguiranno comunque le lezioni su altri istituti scolastici più lontani dal loro quartiere, dove c’è meno possibilità di ammalarsi. La decisione è stata presa per permettere agli inquirenti di avviare le indagini sul livello di inquinamento degli edifici scolastici.

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Il 25 febbraio scorso è stata indetta una fiaccolata, non solo per ricordare Giorgio di Ponzio, morto a soli 15 anni dopo tre anni di lotta contro un sarcoma, ma anche per ricordare tutti i giovani che sono morti per malattie legate all’inquinamento. A proposito, quest’ultimo è tornato a salire a livelli del 2009 (qui intervista su Radio Radicale).

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Proprio per questo motivo ieri un centinaio di manifestanti hanno chiuso con catene i cancelli della direzione dello stabilimento di Arcelor Mittal, l’azienda che ha rilevato i Riva, e hanno affisso un cartello con scritto “Oggi vi chiudiamo noi”, con le loro firme, la prima della quale è quella del padre di Giorgio.

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Il Comune di Taranto ha convocato per i prossimi giorni un tavolo tecnico al quale ha invitato il ministero dell’Ambiente, la Regione, l’Arpa e la Asl. I manifestanti chiedono che la riunione si svolga al quartiere Tamburi, e che sia presente una delegazione di cittadini. In questo articolo potrete trovare i dati relativi all’inquinamento dell’aria nei primi due mesi del 2019.

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E’ ora di chiuderla questa maledetta industria.

IL LATTE VERSATO


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In Sardegna è in atto una protesta singolare e disperata dei pastori sardi, che li sta portando a sversare per strada e sulle campagne migliaia di litri di latte appena munto. Bloccano i tir per strada e a forza di minacce fanno svuotare le loro cisterne. Quello che fa disperare i pastori sardi è il prezzo del latte che, già troppo basso di suo, è sceso a 60 centesimi al litro, insufficiente per coprire i soli costi di produzione e di sostentamento delle pecore.

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La protesta è arrivata agli scranni del governo, dove il Ministro dell’Agricoltura Centinaio ha dichiarato: “La settimana prossima sarò in Sardegna a parlare con gli agricoltori. Come governo stiamo ripensando a tutta la questione dei Consorzi per quanto riguarda il latte di pecora”.

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“Si allarga il numero dei pastori che posta sui social il video in cui aprono i rubinetti dei refrigeratori per buttare il proprio latte, a testimonianza che la tensione nelle campagne rimane altissima”, denuncia la Coldiretti Sardegna, che parla di “situazione esplosiva” e “migliaia di litri di latte buttati”.

Prezzo del latte troppo basso e filiera lunga stanno ammazzando  il comparto agropastorale, già pesantemente penalizzato di suo. Bisogna tagliare la filiera e far aumentare i ricavi dei pastori. Bisogna farlo in fretta. Ed ecco alcuni video di protesta.

M5S: COSì NON VA


Parliamo delle atuorizzazioni alle trivellazioni in mare. Sul Fatto Quotidiano si legge: “I Verdi e il Movimento No Triv accusano l’esecutivo di non aver mantenuto la promessa di un’inversione di rotta in materia di estrazione di idrocarburi, denunciando la concessione di nuovi permessi. Ma il vicepremier smentisce, parla di eredità del vecchio governo e plaude l’eventuale impugnazione annunciata da Emiliano: <<Sarà un ricorso di un governatore Pd contro una autorizzazione rilasciata dal Pd>>”.

Intanto Bonelli (Verdi) denuncia: “Andiamo in procura. La Regione Puglia aveva espresso parere negativo”. Il Governatore della Puglia, Emiliano, accusa il governo di aver affermato che, “una volta intervenuta la Via favorevole, l’autorizzazione sarebbe un ‘atto dovuto’ e il dirigente, a meno di non compiere un reato, non avrebbe potuto negarla. I ministri, trincerandosi dietro una assurda e inesistente ipotesi di reato, hanno volutamente omesso di considerare che, in sede di autotutela, l’amministrazione statale avrebbe potuto disporre il riesame Via”. 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Così non va. Se il Ministro dell’Ambiente Costa ha dichiarato di voler inserire nel dl Semplificazioni una norma per “bloccare i 40 permessi pendenti come ha proposto il Mise” lo deve fare. Staremo a vedere se lo fa veramente oppure se tira fuori qualche scusa… Non è che se è una autorizzazione del governo precedente non si possa annullare in nessun modo. Voi siete lì al governo per cambiare le cose, non per lasciare le cose come stanno.

IL 2018 IN 12 FOTO


Il caso dei test sulle scimmie, compiuti ad Albuquerque negli Stati Uniti, è iniziato venerdì, con un'inchiesta del New York Times in cui si parlava di un coinvolgimento dell'European Research Group on Environment and Health in the Transport Sector (Eugt), un istituto fondato dalle principali case automobilistiche tedesche. Gli stessi marchi avevano commissionato lo studio nel 2014, poco prima del Dieselgate, lo scandalo legato alle emissioni cancerogene prodotte dalle vetture vendute negli Stati Uniti e in Europa. L'Eugt, che è stato rimosso lo scorso anno, riceveva tutti i suoi finanziamenti proprio dai marchi tedeschi (Volkswagen, Daimler e Bmw) ma non è chiaro se le case automobilistiche – che hanno già preso le distanze dallo studio dell'Eugt con dei comunicati – fossero a conoscenza delle metodologie usate nel realizzare i test.

Gennaio 2018: scoppia lo scandalo Dieselgate. Le più grandi industrie automobilistiche tedesche sono messe sotto accusa per aver taroccato i dati sulle emissioni di anidride carbonica delle nuove auto “Euro 6” grazie ad un software furbetto installato nelle auto stesse che faceva registrare livelli di inquinanti inferiori al momento della revisione.

Febbraio 2018: Nonostante l’evidente siccità che ha fatto soffrire la Sardegna, si decide di buttare a mare l’acqua della diga “Maccheronis”, perché l’invaso, grazie alle piogge degli ultimi due mesi del 2017 e i primi due del 2018, si è riempito troppo. Uno spreco inaccettabile. Intanto in Russia è in corso la mattanza dei cani randagi in vista dei Mondiali di Calcio.

Morto l'ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco settentrionale

Marzo 2018: muore in Kenya (per vecchiaia) l’ultimo rinoceronte bianco. La specie è estinta.

Aprile 2018: Si costruisce in Africa la grande muraglia verde, per contrastare la desertificazione del Continente.

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Maggio 2018: L’Aquila Fasciata, o “Aquila del Bonelli”, torna a volare sui cieli della Sardegna, in modo particolare nel Parco di Tepilòra, dopo decenni di estinzione.

Giugno 2018: abbattuta a Porto Torres una delle due ciminiere della dismessa Centrale a Carbone. Si temono ripercussioni sanitarie per quanto riguarda il possibile inquinamento da POP’s, inquinanti ai quali appartiene anche la diossina.

Risultati immagini per grecia

Luglio 2018: la Grecia brucia. E’ stato appurato che gli incendi che hanno devastato quella che io definisco la mia terza patria dopo la Sardegna e l’Italia, sono di natura dolosa.

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Agosto 2018: Nella meravigliosa isola greca Santorini il turismo è molto pesante, soprattutto per dei poveri asinelli, costretti a salire più di cinquecento gradoni con i turisti, sempre più pesanti ed obesi, in groppa. I carichi pesanti che sono costretti a portare provocano agli animali escoriazioni, traumi e anche ferite croniche. In più vengono forzati a fare questo percorso quattro o cinque volte al giorno, senza riparo all’ombra, e senza un adeguato rifornimento di acqua e di cibo. E se non riescono a trasportare i turisti vengono addirittura percossi dai loro padroni.

Ma il Sindaco ha preso provvedimenti: orari prestabiliti, riposo all’ombra, acqua garantita, limitazione dei carichi da trasportare.

Inferno sul Monte Serra, 500 sfollati

Settembre 2018: Il Monte Serra va a fuoco. Gli sfollati sono più di 500, circa 70 famiglie, perché le fiamme hanno lambito le case. I danni sono ingenti.

Risultati immagini per ottana

Ottobre 2018: a soli 15 km stradali da casa mia, nella zona industriale del Comune di Ottana, sono stati rilevati livelli di trielina mille volte superiori al limite consentito dalla legge. La situazione sanitaria dalle nostre parti è drammatica. I tumori spuntano come funghi dappertutto, anche nel mio paese.

Novembre 2018: La Val di Fienne, famosa per gli abeti rossi dai quali prendono forma i violini Stradivari, viene abbattuta dalla forza del vento. In poche ore il vento ha raso al suolo un numero di alberi superiore a quanti ne possano tagliare tutti i boscaioli del Trentino in tre anni: ben un milione e mezzo di metri cubi di legname, secondo i tecnici dell’ufficio foreste della Provincia autonoma di Trento. Raffiche fino a 120 km/h hanno sollevato gli alberi e sradicato le radici.

Dicembre 2018: alcuni studenti hanno creato una biblioteca all’aperto, nella foresta di Võru, in Estonia, dei megafoni giganteschi, per poter dare una sensazione di riposo assoluto immersi nei suoni (amplificati) della natura. Lì si riesce a studiare meglio e a riposare di più. Inoltre può anche essere utilizzato come luogo di aggregazione sociale, di concerti, di spettacoli.

E con queste immagini vi auguro un 2019 meraviglioso, ricco di gioia, serenità, felicità, fortuna, e tutto quello che desiderate. E soprattutto sia meraviglioso per la salvaguardia dell’ambiente. Ci risentiamo l’anno prossimo 🙂

L’INCENERITORE “ALL’AVANGUARDIA” DI COPENAGHEN


Inceneritori, quello di Copenaghen non produce solo vapore acqueo. Lo dice la stessa azienda: “Emissioni al minimo”

Questo che vedete nella foto è il “termovalorizzatore” di Copenaghen. E’ un impianto sicuramente all’avanguardia, se confrontato con gli inceneritori italiani. Ma non produce solo vapore acqueo, come qualcuno dice. L’azienda stessa, quella che gestisce questo impianto, afferma che emetterà un minimo di monossido di carbonio, ammoniaca, carbonio organico e ossidi di azoto, ma assicura comunque “prestazioni avanzate”.

Sarà un impianto “turistico”, con alberi, pista da sci, percorsi di trekking, un’area verde per il picnic, una parete di arrampicata di oltre 80 metri, nonché un ristorante e un bar! E’ costato 500 milioni di euro, e grazie alle sue dimensioni può raggiungere alti livelli di efficienza.

La Vølund, società che gestisce l’inceneritore, assicura che l’impianto manterrà le emissioni degli ossidi di azoto entro i 15 mg/Nm3, il monossido di carbonio sotto i 50, ammoniaca non oltre i 3, così come il carbonio organico totale. Per fare un confronto, l’inceneritore di Torino, stando ai dati pubblicati dall’azienda, in media nel mese di settembre 2018 la linea 1 dell’impianto ha emesso 2 mg/Nm3 di ossido di carbonio, 0,1 di carbonio organico totale, 0,7 ammoniaca, ma quasi 26 mg/Nm3 di ossidi azoto.

“Copenhill” (collina verde di Copenaghen) ha iniziato a funzionare a settembre 2017 in sostituzione di un altro inceneritore arrivato a 45 anni di anzianità. Con due linee di combustione, brucia in totale 70 tonnellate di rifiuti all’ora: in un anno, può trattare circa 400mila tonnellate di spazzatura, prodotta da 550-700mila cittadini e 46mila imprese. L’energia sprigionata dalla combustione torna alle famiglie sotto forma di elettricità per 50mila utenze e calore per 120mila. Per avere un termine di paragone, l’impianto di Brescia, il più grande d’Italia con oltre 700mila tonnellate incenerite nel 2017 ma una tecnologia più datata, produce energia elettrica pari al fabbisogno di oltre 200mila famiglie e calore per oltre 60mila appartamenti.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Nonostante l’indubbia efficienza del mega impianto di Copenaghen e le emissioni ridotte al “minimo”, resta il fatto che si deve puntare a ridurre gradualmente ed inesorabilmente i rifiuti da incenerire. Solo così le emissioni si ridurrebbero, non di certo costruendo impianti stratosferici. Il sistema più efficiente resta quello della raccolta differenziata spinta e del riciclaggio creativo (con laboratori scolastici) di ogni sorta di rifiuti.

OTTANA: INQUINAMENTO DA TRIELINA


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A soli 15 km stradali da casa mia, nella Zona Industriale del Paese di Ottana, è stato riscontrato un inquinamento da trielina mille volte superiore al limite consentito dalla legge. La trielina è un solvente utilizzato dall’industria chimica, la cui tossicità provoca il cancro. Martedì 2 ottobre è stato presentato un report da parte della Commissione d’Inchiesta presieduta dal Consigliere Regionale Pierluigi Crisponi, nella sede della Provincia di Nuoro, il quale ha evidenziato questi dati allarmanti.

L'ingresso a uno degli stabilimenti nella zona industriale di Ottana (foto S.Novellu)

Inoltre è stata rilevata la presenza di mercurio nel territorio di Bolotana, ma secondo le prime indiscrezioni sarebbe da ricondurre a fenomeni naturali, e non all’attività industriale. Pensate che dal 2014 sono stati finanziati 20mila euro per l’installazione di 20 rilevatori di inquinanti nel suolo e nell’acqua, ma questi soldi sono stati spesi per ben altre finalità.

Fonte: Cronache Nuoresi

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La situazione sanitaria nella Media Valle del Tirso è terribile. Sono arrivato a definire tutti questi casi di tumori nel mio paese e in quelli del circondario di Ottana una vera e propria epidemia. I malati e gli abitanti non possono più aspettare i tempi burocratici delle bonifiche. Spero che queste possano partire quanto prima, in men che non si dica, e che si facciano a dovere, senza omissioni, che si facciano per intero, in tutta l’area industriale di Ottana-Bolotana. Ogni perdita di tempo può essere fatale.

SARROCH: DANNI ALLA RAFFINERIA


la saras (foto archivio unione sarda)

Un nubifragio a Sarroch (CA), ha causato un allagamento nel compartimento delle vasche API della raffineria, seguito da una scarica di fulmini che hanno colpito le stesse vasche per l’accumulo di acqua e di idrocarburi, in conseguenza della quale hanno preso fuoco. In una nota dell’azienda si legge che l’incendio è partito tra l’1:30 e le 2:00 di notte, ed è stato spento attorno alle 7:30 del mattino, grazie al tempestivo intervento delle squadre d’emergenza.

L’incendio ha raggiunto le pompe di carica dei principali impianti della raffineria, e ha danneggiato una cabina elettrica. I danni sarebbero ingenti, quantificabili in milioni di euro. Non si registrano danni alle persone tranne una lieve contusione ad uno degli operatori della squadra di sicurezza intervenuti. Eventuali danni agli impianti di servizio sono attualmente in corso di valutazione.

Ad aver subìto danni non è solo la raffineria, ma anche il centro abitato di Sarroch: abitazioni e cantine allagate, famiglie ancora senza corrente elettrica e un muro abbattuto dalla furia dell’acqua. L’ingresso di via Cagliari è stato chiuso al traffico perché non transitabile, e sono state recuperate tre auto che ieri erano rimaste bloccate dall’acqua, arrivata a un metro e mezzo. In Via del Mare la pioggia ha buttato giù il muro di recinzione della Palestra comunale. L’Enel ha poi ripristinato la corrente elettrica in tutto il territorio: a Sarroch sono state 181 le famiglie vittime di blackout, mentre a Villa San Pietro sono 252 e a Pula 14.

Fonte: Unione Sarda

TRA INCENERITORI E INQUINAMENTO DEI LAGHI


Il mare di schiuma che ha invaso il...

La Sardegna sta vivendo un periodo difficile in conto di fatti e di decisioni che riguardano l’ambiente e la nostra salute. Nel Lago Omodeo, sabato scorso, è stata trovata della schiuma in superficie, come si può vedere dall’immagine in sovraimpressione. Appare ancora incerta la causa di questo fenomeno stranissimo. Potete approfondire questo argomento cliccando su questo link.

Ora, un altro fatto turba la nostra quiete. Il Consiglio di Stato ha dato l’OK alla costruzione di un nuovo inceneritore di rifiuti, più grande rispetto a quello attuale, a Tossilo (che io chiamo “Tossico”), la Zona Industriale di Macomer (NU), a circa 40 km da casa mia. Ha respinto uno per uno tutti i ricorsi presentati dalle varie associazioni ambientaliste come il Comitato “Non bruciamoci il futuro”, “Zero Waste Sardegna”; e anche l’Unione dei Comuni Barbagia. Si prevede che il nuovo forno brucerà 60mila tonnellate di rifiuti l’anno, in barba alla raccolta differenziata che tutti noi ci stiamo sforzando di attuare, con buonissimi risultati anche a livello regionale. Potete approfondire questo argomento cliccando su questo link.

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Sopra, l’attuale termovalorizzatore di Tossilo

Non si è fatta attendere la reazione dei comitati: «La Regione Sardegna sconfigge i cittadini», per il fatto che precedentemente la stessa giunta regionale ha sospeso le procedure di Tossilo in attesa della modifica del Piano regionale dei rifiuti e di uno studio epidemiologico. Ora invece «ha accettato passivamente tutti i passaggi dell’assessorato all’Ambiente e della Giunta che tradivano l’impegno preso davanti a tutti i sardi».

Ma i comitati non si arrendono: «non smetteremo di aver fiducia nella giustizia e attendiamo il giudizio della Corte di giustizia europea alla quale il Tar Lazio ha rimesso il ricorso del Movimento legge rifiuti zero per l’economia nazionale, di cui noi facciamo parte, proprio per l’annullamento dello scellerato Piano nazionale pro inceneritori». Potete approfondire questo argomento cliccando su questo link.

Non bastava quello che c’è già? Non basta ampliare quello anzichè costruirlo nuovo e farli funzionare entrambi? Anche per questo delitto tutte le giunte e le amministrazioni pagheranno dazio alle prossime elezioni.

TOSCANA: EMERGENZA RIFIUTI


Firenze non riesce a smaltire i rifiuti, Rossi li manda in altre città. I sindaci sul piede di guerra: “Non siamo la discarica”

Eccola la politica della sinistra: per ridurre i rifiuti punta su inceneritori e discariche anziché su un aumento spinto della raccolta differenziata. Ed eccoli i risultati: gli inceneritori non riescono a smaltire la grande mole di rifiuti che si è accumulata nelle discariche fiorentine. Il Governatore Rossi (Liberi e Uguali), con una legge, vorrebbe bypassare le assemblee dei tre ambiti territoriali e spedire la monnezza negli inceneritori delle altre zone. Oltre ai sindaci e alle popolazioni protesta anche il PD in maggioranza regionale.

La protesta dei Sindaci: “non siamo la discarica dove la Regione è libera di decidere, senza confrontarsi, quanti rifiuti scaricare”. L’emergenza nasce dal fatto che ogni anno in Toscana si producono 2,3 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, con una raccolta differenziata che a stento arriva al 50%. Il problema, però, sono gli impianti ormai saturi e quelle 10.500 tonnellate di rifiuti in eccedenza che al dicembre 2017 i tre Ato non sono riusciti a smaltire. 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

E voi credete ancora che gli inceneritori e le discariche risolvano il problema dell’eccedenza dei rifiuti?

DOVE C’E’ PIU’ INQUINAMENTO CI SONO PIU’ TUMORI


Inquinamento:  aumentano del 9% i casi di tumore nei bambini e nei teen ager

Sì, ho sfondato una porta spalancata, o inesistente, vista l’evidenza dell’affermazione. Ieri Repubblica.it ha pubblicato un articolo che riporta uno studio di Ivano Iavarone, ricercatore dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) e direttore del Centro Collaborativo OMS Ambiente e Salute nei siti contaminati. Tale studio, condotto tra il 2006 e il 2013, rivela che dove c’è più inquinamento ci sono più tumori. Ma scendiamo nei dettagli:

Il dato sui tumori maligni per quanto riguarda i giovani da 0 a 24 anni è impietoso: +9% rispetto a chi vive in zone incontaminate. L’eccesso di incidenza rispetto ai coetanei che vivono in zone non contaminate è del 62% per quanto riguarda i sarcomi dei tessuti molli, il 66% per le leucemie mielodi acute, il 50% per i linfomi Non-Hodgkin e il 66% per i tumori al testicolo.

Per quanto riguarda il dato sui ricoveri ospedalieri, si registra un eccesso tra il 6 e l’8% di bimbi e ragazzi ricoverati per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai coetanei che vivono in zone non a rischio. Per quanto riguarda il primo anno di vita vi è un eccesso di ricoverati del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei; e un eccesso compreso tra l’8 e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani.

Fonte: Repubblica.it

Una situazione alla quale bisogna porre rimedio immediato con le bonifiche delle aree contaminate.

LA MORTE DI UNA CIMINIERA


E’ stata demolita una delle due ciminiere della Centrale Elettrica a Carbone di Fiume Santo, in Provincia di Sassari. Si chiude così una lunga epoca, iniziata nel 1982, con la loro edificazione, con l’inizio delle attività nell’anno successivo e il definitivo spegnimento il 31/12/2013. Le due torri, alte 150 metri, erano in grado di produrre ciascuna 160 MW di energia elettrica da carbone.

Alla sua demolizione si è opposto con fermezza l’ISDE Sardegna, l’Associazione dei Medici per l’Ambiente: “La torre bianca e rossa – si legge in una nota – verrà fatta esplodere mediante utilizzo di micro cariche, senza alcuna propedeutica attività di bonifica e confidando nelle condizioni meteorologiche favorevoli quanto a direzione e velocità del vento”.

Quali conseguenze avrà questa demolizione? I Medici per l’Ambiente parlano di “festival del POP’s”, che, denuncia l’ISDE, “rappresentano un’ampia categoria di sostanze nocive per la salute, comprendenti anche le temutissime diossine e i PCB-diossino simili. Tali sostanze, contenute all’interno della struttura che si vuole far esplodere, hanno la capacità di concentrarsi e di ‘farsi trasportare’ per molti chilometri, anche in luoghi dove non sono state prodotte, sfruttando come veicolo il vento e la catena alimentare, terrestre e marina.

Viaggiano sotto forma di piccolissime particelle (note con la sigla PM 2,5- PM1 – PM 0,01- PM 0,001 micron), penetrano nel nostro organismo attraverso l’apparato respiratorio, l’acqua, i cibi, per diffondersi, attraverso il sangue, in ogni organo e apparato, dove ‘soggiornano’ anche per decenni, innescando la comparsa di patologie neoplastiche e non”. L’ISDE ha chiesto che prima della demolizione venisse effettuata la Valutazione di Impatto Ambientale e quella sulla salute.

Fonte: L’Unione Sarda

“La dispersione della polvere dovuta alla demolizione è stata minimizzata attraverso l’impiego di appositi nebulizzatori ad acqua, mentre la separazione dei materiali, la riduzione volumetrica e il loro smaltimento avverrà nei prossimi mesi”, fa sapere in una nota “EP”, proprietaria della centrale. Per guardare il video dell’implosione della ciminiera, cliccate su questo link.

E’ la fine ingloriosa dell’industria del Nord Sardegna, che per 35 anni ha portato lavoro, sviluppo, benefici ma anche puzza, malattie e morti.

INCENERITORE? NO GRAZIE


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No all’Inceneritore di Case Passerini. Lo dice il sottoscritto? No, lo dice il Consiglio di Stato, che ha confermato la sentenza con cui il TAR, un anno e mezzo fa, aveva accolto i ricorsi dei comitati e bocciato l’autorizzazione rilasciata il 23 novembre 2015 dalla città metropolitana di Firenze.

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Esulta il Presidente della Regione (del PD) Enrico Rossi, contrario alla realizzazione del “termovalorizzatore”, a differenza della maggioranza PD che lo sostiene, che difende l’inceneritore come “struttura strategica nella politica regionale sui rifiuti”. Esultano i Comitati Civici e Ambientalisti (WWF, Italia Nostra, Forum Ambientalista), oltre ai Comuni di Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino.

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Il Governatore Rossi, però, non si accontenta di dire solo no all’inceneritore: mercoledì scorso ha presentato un piano dei rifiuti per i prossimi cinque anni, caratterizzato dall’obiettivo dell’aumento della raccolta differenziata dal 50% attuale al 70%; dalla riduzione di un terzo della quantità dei rifiuti da conferire in discarica, dall’attuale 36 al 10%; nonché dal tetto del 15% dei rifiuti da bruciare negli inceneritori regionali.

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A questo piano hanno votato a favore anche MdP, Sinistra Italiana e il MoVimento 5 Stelle.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Quando oltre a dire dei NO sacrosanti si propongono delle alternative valide, è chiaro che meritano di essere votate e sostenute con forza. Viva le alternative!

MILLE ALBERI CONTRO L’INCENERITORE


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A Torino, la Sindaca Chiara Appendino, per la quarta volta in due anni dà appuntamento ai suoi concittadini, stavolta in Via Paolo Gorini 50, nei pressi dell’inceneritore, per piantare altri seicento alberi! Il primo appuntamento con tanti alberi da piantare era datato 21 novembre 2016, nella “Circoscrizione 6”, lungo Stura Lazio. Il secondo appuntamento, il 14 maggio 2017 nella “Circoscrizione 8”, in Via Zino Zini. Il terzo appuntamento, sempre in Via Gorini, è datato 19 novembre 2017.

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Il progetto, promosso dalla sindaca di Torino Chiara Appendino e dall’assessore all’Ambiente Alberto Unia, prevede la messa a dimora partecipata, nei prossimi cinque anni, di molti nuovi alberi in tutte le Circoscrizioni della Città.

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Mille alberi contro l’inceneritore. Una bella sfida alle emissioni di veleni, di diossine, di furani e di metalli pesanti eruttati da questo mostro. L’immagine che vedete qui sopra si riferisce al primo appuntamento in Via Gorini, del 19 novembre scorso.

Fonte: Torino Oggi

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Gli alberi assorbono e intrappolano l’anidride carbonica, limitando, in questo modo, la quantità di veleni che l’uomo deve respirare. Dunque un grande plauso a questa bella iniziativa, anche se l’incenerimento si combatte con il riciclaggio, anche creativo, dei rifiuti e con una raccolta differenziata spinta, in tal modo riducendo la quantità di rifiuti da incenerire.

1 MAGGIO TARANTO: TEMA E SCALETTA


 © ANSA

Amici, buon Primo Maggio a tutti! Primo maggio Festa dei Lavoratori, condito, come sempre, dai Concertoni evento. Quello che mi interessa di più è il Concerto di Taranto, giunto alla sua quinta edizione (l’anno scorso non si è tenuto per “non condizionare campagna elettorale per le comunali”). La location è il Parco Archeologico delle Mura Greche. Il tema di quest’anno, organizzato dal “Comitato dei Lavoratori Liberi e Pensanti” sarà “Riprogrammiamo il nostro futuro”.

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L’attore Michele Riondino, direttore artistico del Concerto di Taranto, ha dichiarato: “Noi quest’anno, più degli altri anni, vorremmo parlare di chiusura dell’Ilva. Non bisogna avere paura di parlarne”. Così la pensano pure tutti gli organizzatori dell’evento. Il “main event” del concerto sarà l’esibizione di Vinicio Capossela, che tributa Antonio Infantino, poeta e artista scomparso nello scorso gennaio.

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A partire dalle ore 14:00 (diretta streaming anche dal sito del Fatto Quotidiano), insieme a Vinicio Capossela, si alterneranno sul palco i seguenti artisti: Brunori Sas, Levante, Noemi, Emma Marrone, Mezzosangue, Irene Grandi, Ghemon, Teresa De Sio, Colapesce, Rezophonic, Bud Spencer Blues Explosion, Coma Cose, Er Piotta, Bluebeaters, Luca De Gennaro, Modena City Ramblers, Mama Marjas, Fido Guido, Francesco Di Bella, Lacuna Coil, Meganoidi, Terraross, Med Free Orchestra, Melga, Ombre Cinesi, Mother Nature, Pizzicati int’allu core e i gruppi vincitori del contest #Destinazioneunomaggio: Moinè, Corporal Roots, Turco, I Figli dell’Officina, Tano e l’Ora d’Aria.

Felice primo maggio a tutti!

L’ARIA DI SARROCH


Sarroch è un piccolo paese in provincia di Cagliari, immerso nel verde ed è a due passi dal mare. Solo che tra il paese e il mare c’è l’industria petrolchimica della SARAS, di cui abbiamo già parlato più volte. Vi è un’associazione, Salva il Mare, che a seguito delle numerose sollecitazioni dei cittadini ha richiesto l’accesso ai dati ambientali dell’ultimo periodo da parte della popolazione.

Un'immagine aerea della raffineria Saras Sarlux di Sarroch

Fumi persistenti, odori maleodoranti e riversamenti in mare: questo è quello che quasi ogni giorno devono sopportare i cittadini. In questo articolo è riportata un’intervista al Presidente dell’Associazione Salva il Mare di Sarroch, Gesuino Mura, che vi invito a leggere.

la raffineria di sarroch

Quello di cui vi voglio parlare, però, è il paradosso di questi dati. Infatti, per le centraline di rilevamento la qualità dell’aria è migliorata, ma secondo il naso dei Sarrochesi c’è ancora più di un problema da risolvere. Come la puzza di gas e di idrocarburi, e i miasmi che sono costretti a respirare per molti giorni all’anno.

Durante un’assemblea pubblica è stato presentato uno studio portato avanti da gennaio a dicembre 2017, a seguito del quale è stato reso noto che le sostanze inquinanti come anidride solforosa, monossido di carbonio, benzene, e polveri sottili sono al di sotto delle soglie di legge, ma ora l’obiettivo è ridurre l’odore delle emissioni.

Purtroppo non esiste nessun limite di legge per quanto riguarda la puzza, però si può fare molto per cercare di limitarla. Come, ad esempio, attraverso l’installazione di nasi elettronici nei pressi dell’area per catturare subito queste particelle. Ed è proprio quello che si propone di fare Davide Atzei, docente del dipartimento di Scienze Chimiche dell’Università di Cagliari.

Il Sindaco di Sarroch Salvatore Mattana rivendica i meriti del progetto, partito nel marzo del 2006. “Sarroch, ambiente e salute ha permesso di conoscere i problemi del paese e di intervenire – dice. – Grazie agli studi sulla qualità dell’aria e sulla salute dei cittadini abbiamo avuto gli strumenti per richiedere delle prescrizioni nei confronti dell’industria, recepite poi nella Autorizzazione Integrata Ambientale. Negli ultimi anni la concentrazione di anidride solforosa è scesa del 40 per cento, e anche gli studi condotti su malattie come asma che colpiscono i bambini, hanno dimostrato che l’aria è più salubre”.

Questo studio però non è esente da critiche. Francesco Murgia, medico e consigliere comunale di minoranza, avrebbe preferito che si parlasse meno di dati sterili e più delle conseguenze di queste emissioni sulla salute dei cittadini. Anche l’Associazione Ambientale Aria Noa, con la Presidente Teresa Perra, si dice stanca “di sentirci dire che va tutto bene, quando invece ormai di frequente siamo costretti a convivere con una puzza di gas insopportabile. Abbiamo rinunciato a segnalare questi problemi alla prefettura, conclude – ci sentiamo abbandonati”.

Fonte: L’Unione Sarda

GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA… SI SPRECA ANCORA.


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Oggi si celebra la 25esima Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite per sottolineare l’importanza del cosiddetto “Oro Blu” e la necessità di renderla accessibile a tutti. A proposito di accessibilità, ad oggi 840 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile. In India la situazione è drammatica: nonostante sia uno dei Paesi più piovosi, a causa dell’alta densità di popolazione e di industrializzazione, le acque superficiali sono inquinate, o rese tossiche dall’attività industriale, e le falde acquifere sono in esaurimento.

Si calcola che entro il 2050 le persone che soffriranno di carenze idriche nel mondo cresceranno fino a toccare i 6 miliardi a fronte di una popolazione globale che raggiungerà i 10 miliardi di abitanti.

Fonte: Rainews.it

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A fronte di questa situazione che potremmo paragonare ad una bomba ad orologeria, c’è chi ancora spreca l’acqua, e la butta a mare perché gli invasi sono troppo pieni. Nei giorni scorsi ho parlato del Rio Posada, ma in Sardegna si registra anche un altro caso, nella piccola Diga di Fordongianus, Pranu Antoni (nella foto).

Dopo anni di siccità, culminati nel 2017 con un anno disastroso in conto di precipitazioni, è inaccettabile, secondo il Presidente della Coldiretti di Oristano Giovanni Murru, buttare a mare questa risorsa preziosa per “ragioni” di sicurezza pubblica, per evitare le alluvioni. Secondo il vice Presidente della Coldiretti Oristano, Emanuele Spanò, occorrerebbe approfittare di situazioni come quella  attuale  per accumulare risorse idriche per i tempi di secca.

“Sono tanti anche nel nostro territorio – afferma – i rivi stagionali con buone portate che vanno direttamente a finire sul mare. Per quanto sia fisiologico  che una parte dell’ acqua scorra verso il mare, appare sempre più indispensabile addivenire alla realizzazione di un programma organico di raccolta delle acque”. Se mai si dovrebbe “aumentare  la capacità della diga. Sarebbe già questa una risposta duratura alle periodiche stagioni siccitose”, conclude Spanò.

Fonte: sardegna reporter.it