CALA D’OLIVA


Le parole non servono…

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Fotografia de Paolo Brundu

Fotografia de Paolo Brundu

Fotografia de Paolo Brundu

Fotografia de Paolo Brundu

Avete mai visto colori così? Rifatevi gli occhi. Cala d’Oliva – Isola dell’Asinara. Dalla gita di ieri.

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ITALIA CONDANNATA A RISARCIRE I PALAZZINARI


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Vi ricordate di Punta Perotti, il famoso ecomostro abbattuto a Bari nel 2006? Ora l’Italia viene condannata dalla Corte di Strasburgo per la confisca dei terreni che serviva per far implodere l’ecomostro. La sentenza riguarda anche i casi di Testa di Cane, Fiumarella di Pellaro e Golfo Aranci, in quanto il provvedimento è stato eseguito in assenza di condanne definitive degli imputati. Secondo il giudice l’Italia ha violato il rispetto del diritto di proprietà privata.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Dunque pare che il diritto alla proprietà privata prevalga su tutto il resto, compresi gli impatti ambientali e sociali delle opere che ci costruiscono i privati? Cosa ne pensate voi di questa sentenza?

LA MORTE DI UNA CIMINIERA


E’ stata demolita una delle due ciminiere della Centrale Elettrica a Carbone di Fiume Santo, in Provincia di Sassari. Si chiude così una lunga epoca, iniziata nel 1982, con la loro edificazione, con l’inizio delle attività nell’anno successivo e il definitivo spegnimento il 31/12/2013. Le due torri, alte 150 metri, erano in grado di produrre ciascuna 160 MW di energia elettrica da carbone.

Alla sua demolizione si è opposto con fermezza l’ISDE Sardegna, l’Associazione dei Medici per l’Ambiente: “La torre bianca e rossa – si legge in una nota – verrà fatta esplodere mediante utilizzo di micro cariche, senza alcuna propedeutica attività di bonifica e confidando nelle condizioni meteorologiche favorevoli quanto a direzione e velocità del vento”.

Quali conseguenze avrà questa demolizione? I Medici per l’Ambiente parlano di “festival del POP’s”, che, denuncia l’ISDE, “rappresentano un’ampia categoria di sostanze nocive per la salute, comprendenti anche le temutissime diossine e i PCB-diossino simili. Tali sostanze, contenute all’interno della struttura che si vuole far esplodere, hanno la capacità di concentrarsi e di ‘farsi trasportare’ per molti chilometri, anche in luoghi dove non sono state prodotte, sfruttando come veicolo il vento e la catena alimentare, terrestre e marina.

Viaggiano sotto forma di piccolissime particelle (note con la sigla PM 2,5- PM1 – PM 0,01- PM 0,001 micron), penetrano nel nostro organismo attraverso l’apparato respiratorio, l’acqua, i cibi, per diffondersi, attraverso il sangue, in ogni organo e apparato, dove ‘soggiornano’ anche per decenni, innescando la comparsa di patologie neoplastiche e non”. L’ISDE ha chiesto che prima della demolizione venisse effettuata la Valutazione di Impatto Ambientale e quella sulla salute.

Fonte: L’Unione Sarda

“La dispersione della polvere dovuta alla demolizione è stata minimizzata attraverso l’impiego di appositi nebulizzatori ad acqua, mentre la separazione dei materiali, la riduzione volumetrica e il loro smaltimento avverrà nei prossimi mesi”, fa sapere in una nota “EP”, proprietaria della centrale. Per guardare il video dell’implosione della ciminiera, cliccate su questo link.

E’ la fine ingloriosa dell’industria del Nord Sardegna, che per 35 anni ha portato lavoro, sviluppo, benefici ma anche puzza, malattie e morti.

CHI E’ SERGIO COSTA?


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Sergio Costa, neo Ministro dell’Ambiente del Governo Conte, è nato a Napoli nel 1959, e si è laureato in Scienze Agrarie con un master in Diritto dell’Ambiente. Entrato nel Corpo Forestale, ne è diventato Comandante nella Regione Campania. Nei primi anni del 2000 ha condotto l’indagine sulla Terra dei Fuochi, sui rifiuti tossici sotterrati dal Clan dei Casalesi nella piana agricola compresa tra le province di Caserta e Napoli.

Nel 2017, quando il Corpo Forestale dello Stato è stato accorpato all’Arma dei Carabinieri è diventato Generale di Brigata dell’Arma. Saranno tante le questioni aperte sul tavolo del Ministero, in modo particolare dovrà affrontare due questioni: i continui sforamenti dei limiti di inquinamento atmosferico per quanto riguarda le polveri sottili, le cosiddette  “pm10”, a causa delle quali l’Italia è stata più volte deferita dalla Corte Europea alla Commissione di Giustizia; e quella del Deposito Unico di Scorie Radioattive Nucleari.

Fonte: La Nuova Ecologia

Il Comandante Sergio Costa è, a mio avviso, una delle persone più affidabili per quanto riguarda le questioni ambientali. Personalmente sono contento che sia stato scelto lui a guidare il Ministero dell’Ambiente. Cosa ne pensate della sua nomina?

TORNA A VOLARE L’AQUILA DEL BONELLI


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L’Aquila Fasciata, o “Aquila del Bonelli”, ritorna a volare in Sardegna. Sul sito Sardegna Ambiente si legge che è “lunga 65-70 cm, con apertura alare di 150-160 cm, e peso medio di 2 kg. Le parti superiori sono bruno scuro, in contrasto con quelle inferiori più chiare, con una macchia bianca sul dorso. Testa piccola ma sporgente. Le ali ampie appaiono squadrate da margini quasi parallelo, con un leggero assottigliamento all’estremità.

Coda lunga, grigia e con una banda nera terminale. Becco grigio-bluastro con punte nere e cera gialla. Tarsi calzati. Zampe gialle. Iride giallo brillante. Volo attivo caratterizzato da battute non profonde ma frequenti e potenti. In volteggio le ali sono piatte e la coda chiusa o parzialmente spiegata.

Frequenta ambienti rocciosi e aperti, a quote non molto elevate, nelle valli fluviali, boschi a macchia mediterranea, pascoli, zone paludose. Si nutre di piccoli mammiferi e di uccelli, talvolta lucertole e serpenti. Caccia gli uccelli in volo con estrema destrezza. Nidifica su pareti rocciose. La deposizione delle uova (1-3) avviene tra febbraio e marzo”.

Specie considerata estinta, ora ritorna in Sardegna, in particolare nel Parco di Tepilòra. Gli operai di Forestas stanno ultimando i lavori della voliera dove saranno ospitati i primi esemplari provenienti dalla Spagna. Nei prossimi tre anni si conta di arrivare a far nidificare tre coppie.

Fonte: La Nuova Sardegna

Bentornata aquila, speriamo che gli umani ti trattino come tu meriti, e che non ci siano bracconieri pronti a farti estinguere ancora una volta. A chent’annos, Aquila del Bonelli.

INCENERITORE? NO GRAZIE


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No all’Inceneritore di Case Passerini. Lo dice il sottoscritto? No, lo dice il Consiglio di Stato, che ha confermato la sentenza con cui il TAR, un anno e mezzo fa, aveva accolto i ricorsi dei comitati e bocciato l’autorizzazione rilasciata il 23 novembre 2015 dalla città metropolitana di Firenze.

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Esulta il Presidente della Regione (del PD) Enrico Rossi, contrario alla realizzazione del “termovalorizzatore”, a differenza della maggioranza PD che lo sostiene, che difende l’inceneritore come “struttura strategica nella politica regionale sui rifiuti”. Esultano i Comitati Civici e Ambientalisti (WWF, Italia Nostra, Forum Ambientalista), oltre ai Comuni di Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino.

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Il Governatore Rossi, però, non si accontenta di dire solo no all’inceneritore: mercoledì scorso ha presentato un piano dei rifiuti per i prossimi cinque anni, caratterizzato dall’obiettivo dell’aumento della raccolta differenziata dal 50% attuale al 70%; dalla riduzione di un terzo della quantità dei rifiuti da conferire in discarica, dall’attuale 36 al 10%; nonché dal tetto del 15% dei rifiuti da bruciare negli inceneritori regionali.

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A questo piano hanno votato a favore anche MdP, Sinistra Italiana e il MoVimento 5 Stelle.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Quando oltre a dire dei NO sacrosanti si propongono delle alternative valide, è chiaro che meritano di essere votate e sostenute con forza. Viva le alternative!

L’ALBERO PIU’ VECCHIO D’EUROPA


È in Italia l’albero più vecchio d’Europa: ha 1230 anni ed è nel Parco del Pollino

Si trova in Italia l’albero più vecchio d’Europa. E’ un Pino Loricato, sito nel Parco del Pollino, ed è diventato il simbolo dell’area protetta estesa tra le province di Matera, Potenza e Cosenza. E’ stato ribattezzato “Italus”, e ha la bellezza di 1230 anni! A stabilirne l’età è stato un gruppo di ricercatori che ha pubblicato il lavoro sulla rivista “Ecology, Ecological Society Of America”.

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In un comunicato del Parco del Pollino si legge che la ricerca è stata condotta con un metodo innovativo, che combina la dendrocronologia e la datazione al radiocarbonio di campioni di tronchi e radici.

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Il Pino Loricato vive in Europa nella Penisola Balcanica e in Italia, in particolar modo nell’Appennino Calabro-Lucano “rientrante nel perimetro del Parco Nazionale del Pollino, con popolamenti localizzati sui gruppi montuosi”. Per questo il Pino Loricato è stato scelto come simbolo del Parco Nazionale del Pollino.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Speriamo che quest’albero venga veramente protetto e tutelato, e che possa vivere ancora per molti millenni a venire.