ADDIO SOPRINTENDENZE, ADDIO TERRITORIO ITALIANO


soprintendenza

Certo che questo Governo, il terzo non eletto, si sta dando da fare per indebolire il territorio, un territorio troppo fragile come quello italiano. Talmente fragile che alle prime piogge estive provoca alluvioni e frane tremende, come è successo a Belluno, il Cadore devastato, tre vittime tra cui una quattordicenne (leggete qui).

Innumerevoli sono gli attentati all’ambiente: dal Decreto sui reati ambientali, il quale dice che deve pagare solo chi inquina “abusivamente“, e quindi chi è stato autorizzato a “lavorare“, a “costruire” è stato autorizzato anche ad inquinare, non è “abusivo” e quindi non paga; agli innumerevoli decreti “Salva-Ilva”, l’ultimo quest’oggi per riaprire il primo altoforno chiuso da una sentenza (leggete qui), per difendere una industria altamente inquinante, ma strategica per il governo (anche se non si sa chi ne beneficia di questa “strategia”) chiusa dalle sentenze, riaperta dal Governo, il quale, quando era all’opposizione diceva che si dovevano accettare e rispettare tutte le sentenze, e ora che sono al Governo le sopprimono.

Dalla mala gestione della questione Xylella Fastidiosa (il batterio killer degli ulivi nel Salento, con l’Europa che ci impone di tagliare anche gli alberi sani!!!), alle trivellazioni, all’ultima trovata, il Ddl Madia sulla Riforma della Pubblica Amministrazione. Ma come si può dire che si rovina l’ambiente con una riforma che riguarda un altro settore? Eppure lo hanno fatto, con la soppressione delle Soprintendenze.

Per chi non lo sapesse, le Soprintendenze sono enti periferici del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, con compiti in ambito territoriale in materia di beni culturali, paesaggistici, museali, archivistici ed affini. Sopprimendo le Soprintendenze quindi, il territorio non sarebbe più tutelato, perderebbe i suoi “anticorpi”, che lo proteggono da attacchi esterni.

Per il Professor Tomaso Montanari, il DDL Madìa sulla pubblica amministrazione rappresentail più grave attacco al sistema della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale mai perpetrato da un Governo della Repubblica Italiana. Anzi, l’attacco finale e definitivo“. Questo perché “se il Governo vuol fare un’autostrada in un bosco secolare o in un centro storico, lo chiede a qualcuno che è diretto dai prefetti: cioè sostanzialmente a se stesso. Addio territorio italiano” (leggete qui).

E ricordiamoci pure che questo governo non è stato eletto da nessuno. Che dobbiamo fare? Non vi pare sia abbastanza? Io spero che qualcuno prenda la decisione di far partire una petizione anche online contro l’abolizione delle soprintendenze. Non possiamo più continuare a subire così.

SBLOCCA TRIVELLE


trivellazioni

Ancora effetti del decreto “sfascia-Italia“: il Mare Adriatico viene di fatto regalato alle multinazionali che lo trivelleranno. Ma i media non dicono nulla. Tranne noi. E’ inutile che Renzi vada a parlare di ambiente, sostenibilità, energie rinnovabili e quant’altro alla Casa Bianca, e poi favorisce l’invasione delle trivelle multinazionali. Nemmeno il governo Berlusconi e i governi “tecnici” Monti e Letta hanno fatto così tanto male.

Il decreto “sblocca-Italia” (o “sfascia-Italia“) prevede uno snellimento delle autorizzazioni per le trivellazioni in mare, prevedendo una sola autorizzazione per le concessioni che potranno durare anche più di 40 anni! Nel mare Adriatico sono state già concesse tre autorizzazioni, a due multinazionali diverse: l’inglese Spectrum Geo (e già il nome dice tutto) e la norvegese Petroleum Geo Service.

E’ ovvio che le conseguenze per l’ambiente e per il mare e per i suoi abitanti sarebbero devastanti.

Fonte: grandecocomero.com

Un governo che è salito al potere senza consensi elettorali, con una maggioranza trasversale in Parlamento (ma non nel Paese), che si dichiara di “centrosinistra” ma realizza il programma elettorale di Alfano e del centrodestra e che attira consensi da destra, e soprattutto che distrugge l’ambiente va buttato giù, rovesciato, il prima possibile.

MERANO AVRA’ IL SUO PRIMO SINDACO VERDE


paul rosch

Paul Rösch. Immagine: Ansa.it

Un risultato storico per i Verdi: alle elezioni comunali, la cittadina di Merano, nella Provincia Autonoma di Bolzano, ha infatti eletto un Sindaco dei Verdi: Paul Rösch. Rösch si era candidato con una lista civica contro la lista di SVP, primo partito in Alto Adige, appoggiata pure dal PD. Ha ottenuto il 60% dei voti al ballottaggio. I Verdi si erano infatti presentati da soli e al primo turno avevano ottenuto il 23% dei consensi.

Si tratta di un risultato definito storico. Nella cittadina termale, seconda in Alto Adige per numero di abitanti, mai un esponente dei Verdi era infatti giunto sino ad occupare la poltrona di primo cittadino. Esultano i due esponenti nazionali dei Verdi Bonelli e Zanella: “Agli amici Verdi dell’Alto Adige Sud Tirolo, che guidano i Verdi in autonomia, i nostri più fervidi auguri e un forte abbraccio ai Verdi del Trentino. I risultati del Trentino Alto Adige dimostrano che i Verdi sono una forza necessaria e responsabile per il futuro del Paese“. 

E lo spero veramente. E spero sia l’inizio di un’età verde per l’Italia. E voi cosa ne pensate?

ECCO COSA PREVEDE IL DECRETO SUGLI ECOREATI


ecoreati
Ieri è stato approvato il decreto sugli ecoreati, tanto contestato dagli ecologisti, ma appoggiato da associazioni come Legambiente, WWF e Greenpeace. Un provvedimento amato e odiato, appoggiato e contestato; e approvato a larga maggioranza non solo dal Governo, ma anche da SEL e persino dal MoVimento 5 Stelle. Si contesta al provvedimento una parolina che potrebbe causare danni enormi in termini di giustizia. Quella parolina è abusivamente. Ma vediamo nei dettagli cosa prevede questo provvedimento:
La norma introduce nel codice penale il titolo VI-bis: dei delitti contro l’ambiente. Il provvedimento affronta tantissimi punti. Vediamoli uno per uno:
Inquinamento ambientale: Pena da 2 a 6 anni di carcere per chiunque, abusivamente, provoca “una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna”. Previste aggravanti in caso di lesioni o morte a una o più persone: da 2 anni e 6 mesi fino a 7 anni per lesioni che comportino più di 20 giorni di malattia; da 3 a 8 anni per lesioni gravi; da 4 a 9 per lesioni gravissime; da 5 a 10 in caso di morte.
Disastro ambientale: Chiunque, abusivamente, provoca un disastro ambientale è punito con la reclusione da 5 a 15 anni.
Reati in aree protette: Sia per il reato di inquinamento ambientale che di disastro ambientale la pena viene aumentata nel caso in cui i reati vengono commessi in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, o nel caso in cui vengano danneggiate specie animali o vegetali protette.
Delitti colposi: Nel caso in cui i reati di inquinamento e di disastro ambientale vengano commessi per colpaanziché per dolole pene sono ridotte da un terzo a due terzi.
Punizione del pericolo per l’ambiente: La messa in pericolo colposa dell’ambiente viene punita con le stesse pene previste dalle fattispecie di inquinamento e di disastro ambientalea seconda dei casiridotte di un terzo.
Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività: previste pene da 2 a 6 anni di carcere, e multa da 10mila a 50mila euro.
Impedimento del controllo: reclusione da 6 mesi a 3 anni per chiunque, negando l’accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, ovvero ne compromette gli esiti.
Aggravanti: in caso di associazione a delinquere di stampo mafioso. Pene aumentate da un terzo alla metà.
Aggravante ambientale: nel caso in cui uno dei reati previsti dal codice penale venga commesso allo scopo di danneggiare l’ambiente. Le pene, a seconda dei casi, possono essere aumentate fino alla metà.
Ravvedimento operoso: per chi si pente e si adopera per ripristinare le condizioni iniziali ambientali e chi collabora con l’autorità giudiziaria si vedrà ridotta da un terzo a metà la sua pena. Il corso della prescrizione del processo viene sospesa da due a tre anni.
Confisca: ad essere confiscati sono “beni che costituiscono il prodotto o il profitto del reato o che servirono a commettere il reato”, salvo che i beni appartengano a persona estranea al reato. Niente confisca per l’imputato che abbia efficacemente provveduto alla messa in sicurezza e, ove necessario, alle attività di bonifica e di ripristino dello stato luoghi.
Ripristino dello stato dei luoghi: Il condannato viene sempre obbligato al recupero o, dove tecnicamente possibile, al ripristino dello stato dei luoghi.
Omessa bonifica: nasce il reato di omessa bonifica con reclusione da 1 a 4 anni e multa da 20mila a 80mila euro.
Raddoppio dei termini di prescrizione: per i nuovi delitti contro l’ambiente.
Procuratore Antimafia e Agenzia delle Entrate: Quando il procuratore della Repubblica procede a indagini per i delitti contro l’ambiente, dovrà darne notizia anche all’Agenzia delle entrate “ai fini dei necessari accertamenti” e al procuratore nazionale antimafia.
Nuove sanzioni amministrative per le imprese: vengono previste a carico dell’ente sanzioni pecuniarie per la commissione dei nuovi reati ambientali.
“Prescrizione” per rimediare ad illeciti amministrativi: la norma contiene delle forme di ravvedimento che gli stessi organi di vigilanza (nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria) possono impartire ai contravventori e che, una volta attuate, possono portare alla estinzione della contravvenzione comminata e all’archiviazione del reato. Nel caso in cui l’adempimento avvenga in un tempo superiore a quello indicato dalla prescrizione la contravvenzione sarà ridotta della metà.
Come avrete potuto notare è una norma abbastanza corposa e buona. Ma la parolina “abusivamente” mi incute angoscia. Cosa ne pensate di questo decreto?

IL PD TOSCANO SCOINVOLGE IL PIANO PAESAGGISTICO


cave marmo carrara

Il PD toscano, “figlio” del Presidente del Consiglio, fa razzia di ambiente, scoinvolgendo il piano paesaggistico regionale. In un maxiemendamento ha infatti raccolto le idee di Forza Italia, da buon “figlio” del Patto del Nazareno. Le idee più contestate sono “nessun limite all’estrazione di marmo” e “via libera alle piscine in spiaggia“. Con buona pace di chi sperava che gli amministratori locali, e dunque le elezioni regionali, fossero tutt’altra cosa rispetto ai politici di “Serie A”, cioè quelli che stanno in Parlamento.

In breve: il maxiemendamento prevede le seguenti misure: Via limiti agli ampliamenti dei siti estrattivi. Via limiti alla riapertura di cave dismesse da oltre vent’anni. Tutto continuerà a essere estraibile. Gli unici angoli off limits alle ruspe saranno le vette sopra i 1200 metri, ma solo dove non siano ancora state aperte cave: quelle aperte potranno continuare ad ampliarsi, e senza limiti. Per il PD toscanole cave sono un paesaggio nel paesaggio” e “una grande attrazione turistica”.

Norme più permissive arrivano anche per gli stabilimenti balneari. Gli emendamenti introducono la possibilità di realizzare piscine. Viene quindi cancellato l’obbligo di salvaguardia della “qualità percettiva dei luoghi” e di evitare “l’impermeabilizzazione permanente del suolo”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

SPAZI VERDI NELLE SCUOLE


garden

E’ stato presentato un Disegno di Legge da parte della Senatrice del PD Monica Cirinnà. Il Disegno di Legge vuole riconoscere gli spazi verdi all’interno delle scuole come elementi fondamentali nel percorso educativo e formativo della scuola primaria.

“In Italia, sebbene non manchino coraggiosi tentativi da parte di istituti e associazioni di genitori di realizzare orti e giardini negli spazi comuni delle scuole – afferma la Senatrice – gli esempi restano ad oggi isolati e non particolarmente sostenuti, ovvero non in modo normativo o comunque programmatico, dalle istituzioni“.

L’idea della Senatrice è nata da un questionario proposto dalla LIPU a genitori e insegnanti sulle condizioni degli spazi scolastici. Il 90% dei genitori preferirebbe che la ricreazione si svolgesse all’aperto, mentre il 70% degli insegnanti dichiara che gli spazi dedicati alle pause tra una lezione e un’altra sono inadeguati.

L’idea della LIPU sarebbe quella di inserire dei birdgarden (giardini per uccelli) all’interno delle scuole, che sono un rifugio per quegli uccelli che non riescono a trovare un habitat favorevole nel contesto cittadino, e sarebbe anche una lezione pratica di educazione ambientale da impartire ai bambini. In base alla proposta presentata al Senato spetterebbe alle Regioni e ai Comuni l’adeguamento degli spazi verdi, che andranno dimensionati in base alla cubatura degli edifici e al numero degli alunni.

Immagine e articolo presi dal sito rinnovabili.it

Cosa ne pensate di questa proposta?

#GIULEZAMPE


animali

Giù le zampe. E’ questa la proposta del Presidente della Commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci. Fino ad ora la legge italiana sui pignoramenti ai debitori, infatti, reputa come “cosa“, e quindi come oggetto pignorabile al debitore, anche gli animali da compagnia e di affezione, come cani, gatti e ogni sorta di animale domestico. Alla stregua di un oggetto qualsiasi come mobili, televisori, auto, moto

Per cui il Presidente della Commissione Ambiente ha presentato un’interrogazione ai Ministri del Governo per sollecitarli a cambiare questa legge. Ed inoltre ha sottoscritto una petizione dal titolo #giulezampe, lanciata da Tessia Gelisio, che ha già raccolto migliaia di firme per chiedere al governo di non considerare più gli animali domestici come semplici oggetti. Se volete sottoscrivere pure voi, questo è il link: http://change.org/giulezampe

Io sottoscrivo. E voi?

IL GRANDE ABBAGLIO


Immagine

WWF, Legambiente e Greenpeace, forse le tre più grandi associazioni ambientaliste d’Italia, hanno preso un grande abbaglio: sostenere la riforma che il Governo ha varato un paio mesi fa, quella sui delitti ambientali. E’ il DDL 1345, voluta fortemente dal Ministro dell’Ambiente Galletti. E le tre associazioni la sostengono con una petizione.

Ma nonostante i proclami, il testo in effetti peggiora il codice penale nei c.d. “ecoreati“. Dicono che prevedono una severa punizione per chi inquina, ma in realtà, come scritto in questo articolo, il decreto definisce il disastro ambientale come “reato di danno“, molto difficile da dimostrare, piuttosto che come “reato di pericolo“, più facile da documentare con le perizie.

Inoltre definisce il reato ambientale come evento “in violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificamente poste a tutela dell’ambiente e la cui inosservanza costituisce di per sé illecito amministrativo o penale“. Questo significa che i disastri ambientali come quello dell’ILVA sono praticamente legittimi, perché le emissioni dell’Ilva sono “a norma di legge”. Sarebbe una vera amnistia.

L’ILVA ha emesso diossina rimanendo ben al di sotto dei 10.000 nanogrammi a metro cubo in concentrazione totale, che è il limite previsto dal Codice dell’Ambiente. Pensate che ne emetteva in concentrazione totale “solo” 277 contro un limite di 10.000! Tale limite abnorme per la diossina rimane indisturbato nella nostra legislazione, senza che Legambiente, Greenpeace e Wwf abbiano mai fatto alcuna protesta o proposta nazionale di revisione della legge. Perciò l’ILVA non potrà essere accusata di violare le norme di legge.

Il pericolo viene fiutato dai magistrati e da esperti di diritto: questa legge farebbe saltare in aria molti processi per reati ambientali, come quello sull’ILVA. E’ l’ennesima dimostrazione di come chi ci governa (senza tra l’altro avere il consenso delle urne, il terzo consecutivo) ci vuole tanto male prendendoci in giro spudoratamente. Quando è che finirà la nostra schiavitù, il nostro sfruttamento, la nostra tortura?

E CI RIPROVANO ANCORA!


deposito nucleare

Ancora una volta dobbiamo difenderci contro gli attacchi dello Stato nei nostri confronti. Ancora una volta la Sardegna viene vista come la spazzatura d’Italia, vista la sua proverbiale antisismicità. E proprio a causa di questa nostra “qualità”, per via della mancanza di vulcani attivi e per via della lontananza dalla terraferma, ancora una volta la Sardegna viene presa di mira da chi vuole scaricare le scorie nucleari sul nostro territorio regionale.

Ancora una volta siamo costretti a lottare con le unghie e con i denti per difendere la nostra isola dallo sfruttamento. Si è costituito il Comitato contro lo Stoccaggio di Scorie Nucleari sul nostro territorio. Il 15 dicembre dovrebbe essere approvato il decreto che individua il deposito unico di stoccaggio delle scorie radioattive. La Sardegna rischia di essere la principale indiziata.

La prima mossa del comitato sarà quella di mobilitare la Regione Sardegna contro questa scelta scellerata che potrebbe annullare gli effetti dello storico referendum del 2011 che ha sancito la volontà dei sardi di opporsi al conferimento di scorie radioattive e nucleari sul territorio sardo.

“Oggi con l’approvazione dello sblocca Italia la legislazione è cambiata in peggio e la competenza esclusiva per quanto riguarda i controlli e le autorizzazioni relative all’ambiente è stata accentrata su Roma – denunciano gli attivisti – Il governo nazionale potrebbe quindi non tenere conto dei pareri della Giunta e del Consiglio regionale sia in materia di trivellazioni sia rispetto alla localizzazione dei depositi delle scorie nucleari“. Ma il Comitato avverte: “Dovranno passare sui nostri corpi prima di obbligarci a subire questo disastro ambientale“.

Fonte: l’Unione Sarda.

Basta con lo sfruttamento. Procurad’e moderare sa bostra tirannia.

ANCORA SUL DECRET(IN)O SFASCIA-ITALIA


sfasciaitalia

Riporto un articolo dal sito libertaegiustizia.it, dedicato al decret(in)o sfascia-italia.

“Un terribile ritorno a un passato che speravamo di aver lasciato per sempre. Un passato in cui “sviluppo” era uguale a “cemento”. In cui per “fare” era necessario violare la legge, o aggirarla. In cui i diritti fondamentali delle persone (come la salute) erano considerati ostacoli superabili, e non obiettivi da raggiungere” (Tomaso Montanari).

L’Italia è il paese dei dissesti ambientali che fanno vittime ogni anno, della Terra dei Fuochi, dell’Ilva, della Solvay che con l’aiuto delle amministrazioni locali ha ridotto a discariche di veleni le più belle spiagge toscane, dei cornicioni di incuria che crollano dai vecchi palazzi e ammazzano i bambini, delle rovine di Roma e di Pompei che vanno in briciole. Ha una capitale che affoga nell’immondizia, dove a volte pascolano i maiali. È sconciata dalle cementificazioni (otto metri al secondo di consumo del suolo), dalle grandi opere inutili che sventrano le montagne o sfigurano le lagune, dalle autostrade che sfasciano quel che resta di fragili paesaggi celebrati nel mondo (celebrati sulla base ormai di photo shopping che cancellano le brutture), dalla sistematica distruzione dei litorali, delle dune, delle pinete che vi si affacciano, della demenziale proliferazione dei cosiddetti porti turistici, puri pretesti all’edificazione sfrenata, finanziati a volte addirittura coi soldi pubblici stanziati per la difesa dei litorali dall’erosione marina. Se dovessimo proseguire l’elenco consumeremmo troppe pagine ancora.
Ma c’è un aspetto di questo fenomeno – l’apatia, l’indifferenza al male – che ne dice il peculiare aspetto di mentalità, l’aspetto che sembra culturalmente specifico del nostro paese – oggi. E per questo può servire la piccola frase di un Presidente del Consiglio che di mentalità vincenti se ne intende assai bene. Eccola nella sua interezza.
“’Sovrintendente’ è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia. È una di quelle parole che suonano grigie. Stritola entusiasmo e fantasia fin dalla terza sillaba. Sovrintendente de che?”.

Questa frase – un paradigma di cinismo, speriamo inconsapevole – parla dell’istituzione posta a difesa del patrimonio culturale della Repubblica, anche in ottemperanza all’Art. 9 della nostra Costituzione. Proviene dal libro di Matteo Renzi, Stilnovo. La rivoluzione della bellezza da Dante a Twitter, Rizzoli 2012.

Dice con quale spirito il Governo si appresta a varare il decreto Sblocca-Italia.
Ogni cittadino oggi dovrebbe informarsi – lo aiutano in questo gli autori di Rottama Italia: Paolo Maddalena, Giovanni Losavio, Massimo Bray, Edoardo Salzano, Paolo Berdini, Vezio Di Lucia, Salvatore Settis e Tomaso Montanari. Dovremmo prestare un po’ d’ascolto a queste ultime sentinelle nella notte.

Un contributo – di discussione, di informazione, di proposta – anche sulle iniziative che si potrebbero prendere per fermare questa derivapuò venire da ciascuno di noi: perché infine è di tutto quel che ci resta, che si tratta. Del volto stesso del Paese, di ciò che resta della sua bellezza, della sua memoria. Che oggi non vuol dire solo il suo passato, con le sue povere antiche ossa che vanno in polvere. Vuol dire anche ciò che rimane ai nostri figli, al loro futuro. Il tesoro che ci si appresta a distruggere del tutto.
Il futuro, appunto – non solo il passato.
Come leggiamo fin dalla prima pagina di Rottama Italia:
Perché vogliamo che l’Italia cambi verso. Ma davvero. Vogliamo un Paese moderno. E cioè un Paese che guardi avanti. Un Paese che sappia distinguere tra cemento e futuro. E scelga il futuro”.

DECRETO “BRUCIA-ITALIA”?


inceneritore acerra

Ho appena letto un articolo riportato nel sito dell’Ecoistituto della Valle del Ticino, che riguarda l’articolo 35 del De-cret(in)o “Sblocca-Italia”. Riporterò in sintesi quello che è scritto nel post.

L’articolo 35 è un sostenitore sfegatato dell’incenerimento dei rifiuti, anziché del loro trattamento a freddo. Il pensiero implicto di quell’articolo è che “l’Italia è indietro perché mancano gli inceneritori“. A parte che di inceneritori ce ne sono già un’ottantina attivi in tutta Italia, quanti dovrebbero farne ancora perché basti?

Nell’articolo in questione si dice che gli inceneritori concorrano “allo sviluppo della raccolta differenziata e del riciclaggio“. E già questo aspetto è contradditorio. Dove c’è inceneritore non c’è raccolta differenziata. Ma ci sono altri due aspetti contradditori di quell’articolo 35. Anzitutto il passaggio in cui si dice che tali impianti sono necessari “per superare le procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee del settore”. Il fatto è che non c’è nessuna Direttiva Europea che obbliga ad incenerire una certa quota di rifiuti. Nessuna Direttiva Europea richiede questo.

E poi vi è l’obbligo di pretattamento, che deriva dalla Direttiva discariche, che punisce l’Italia con diverse procedure d’infrazione (vedere quella clamorosa relativa alla discarica di Roma). Ecco, se il legislatore intendeva dire che gli inceneritori servono a rispettare tale obbligo, allora gli vanno fatte presenti alcune segnalazioni. Prima di tutto: in Italia ci vogliono mediamente 7 o 8 anni per realizzare un inceneritore, dalla valutazione alla costruzione, avviamento e collaudo.

Ci vuole invece molto meno tempo per realizzare gli impianti di trattamento a freddo, molto più rispettosi dell’ambiente e dell’aria che respiriamo. E’ vero che l’articolo 35 del De-cret(in)o ha l’obiettivo di abbreviare i tempi, ma se si abbrevia la procedura per gli inceneritori, tanto prima verranno realizzati gli impianti di trattamento a freddo, mantenendo inalterata la proporzione. Peccato che tali impianti non siano compresi nel De-cret(in)o.

Ma se organizzassimo dibattiti locali e li proponessimo in cambio degli inceneritori, e sottolineassimo tutte le contraddizioni dell’articolo, forse riusciremmo ad evitare questi disastrosi vulcani di morte. Vale la pena provarci.

NON AVETE ALCUN DIRITTO DI PIANGERE


alluvione

Riporto un articolo di Domenico Finiguerra, grande ambientalista che stimo, scritto il primo marzo scorso, ma che è purtroppo più attuale di allora. A chi ci accusa di bloccare lo sviluppo:

Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie: “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie. Non avete alcun diritto di piangere!
Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandi speculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle. Non avete alcun diritto di piangere!
Nessun diritto di piangere le dieci vittime dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo Paese. Siete i veri barbari di questo nostro Paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango. No. Non avete alcun diritto di piangere!
E gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente, che prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questi Paese, di questo pianeta.

MOLENTARGIUS: IL PARADISO DEL CEMENTO


molentargius

Il Parco del Molentargius è uno dei tanti paradisi naturali della Sardegna. Purtroppo però è molestato dal cemento. L’associazione Gruppo di Intervento Giuridico denuncia addirittura centinaia e centinaia di abusi edilizi più o meno gravi, in alcuni casi gravissimi. Addirittura nella sola area Medau su Cramu – Is Arenas si contano ben 190 casi di abusivismo. Tra gli abusi riscontrati, 39 casi sono oggetto di procedure di demolizione coatta e ripristino ambientale, ma ben 150 casi sono sotto esame per l’istanza di condono.

“È un po’ il segreto di Pulcinella“, scrive l’associazione, “che l’abusivismo edilizio entro l’area naturale protetta costituisca il più pesante ostacolo alla predisposizione del piano del parco e, in definitiva, allo stesso positivo decollo sotto tutti gli aspetti del parco naturale, che ha, come ampiamente noto, avuto vita stentata fin dalla sua nascita proprio per tali motivi. Non bastano le centinaia di milioni di euro investiti negli anni per il disinquinamento di una delle zone umide d’importanza internazionale più rilevanti del Mediterraneo, il mattone abusivo frena qualsiasi prospettiva“.

Il condono edilizio è uno degli oltraggi più violenti e devastanti per l’ambiente. Il PD con Bersani diceva “noi non abbiamo mai condonato e non permetteremo nessun condono”. Ora ecco i fatti: nello “sblocca-italia”è prevista pure la possibilità di condonare gli abusi edilizi. E temiamo che le conseguenze sull’ambiente e sul paesaggio siano catastrofiche.

TANTO PER FARE


caccia

Il PD è sempre più a destra. La sigla sembra essere non Partito Democratico, ma Partito di Destra. Ed è più a destra, più estremista dell’ex PdL, di nuovo Forza Italia. Già, perché di solito uno pensa che tra gli ideali di sinistra ci sia anche l’ecologia, l’ambiente, mentre a destra sono per la cementificazione, per la caccia, contro gli ambientalisti accusati di “immobilismo”.

Ecco, il PD, che si dichiara essere di “centrosinistra“, di sinistra e di centro non ha proprio nulla. E con le sue riforme “tanto pè cambià, tanto pè fà, tanto pè modennizzà“, fa di tutto per farsi odiare dagli elettori di sinistra, specialmente dagli ecologisti. E allora ecco l’ultimo attacco alla natura da parte di chi, almeno ideologicamente, avrebbe dovuto difenderla: un ennesimo provvedimento in sfregio a quegli antipatici e noiosoni degli ambientalisti, sempre a bloccare lo sviluppo, sempre a dire di no. Si tratta della caccia.

A colpi di fiducia, peggio dei colpi di fucile da caccia, è passato un provvedimento all’interno del “Decreto Competitività“, che prevede: caccia di selezione agli ungulati anche sulla neve, sterminio delle nutrie, caricatori delle carabine semi-automatiche a cinque colpi anziché due, richiami vivi. Un decreto fortemente osteggiato da tutte le opposizioni: SEL, MoVimento 5 Stelle, Forza Italia e Scelta Civica.

E tra l’altro sul provvedimento il PD è stato l’unico partito a non aver lasciato libertà di voto ai suoi. E si chiama “democratico“?

Siamo alle solite: terzo governo non eletto (e arriveremo anche al quarto), che pensa di essere stato legittimato dal successo alle europee per affondare ancora di più il coltello nel burro della popolazione, stregata da un ragazzo che ha tanta voglia di fare, ma di fare del male. Tanto per fare. Tanto perché la politica deve dare delle risposte. Peccato che le domande siano diverse dalle risposte, e le risposte siano il contrario di ciò che chiede la popolazione.