GIORNO DELLA TERRA 2022


22 aprile, Earth Day, come nasce la giornata mondiale della Terra

Oggi è il Giorno della Terra, Earth Day 2022. Il tema di quest’anno, la 52esima edizione, è “Investiamo nel nostro pianeta”. “Dobbiamo agire (coraggiosamente), innovare (ampiamente) e implementare (equamente). Ci vogliono tutti. Tutti”, spiega la rete internazionale Earthday.org. L’organizzatore della Giornata mondiale della Terra 2022 chiama a raccolta “imprese, governi e cittadini – tutti responsabilizzati e tutti responsabili” per creare una “partnership per il pianeta”.

22 aprile 2022: ritorna la maratona #OnePeopleOnePlanet | focolaritalia.it

Sembra quasi una presa in giro, un ossimoro questo “investiamo nel nostro pianeta”, in un mondo dove tutto funziona al contrario di come dovrebbe, dove invece i potenti investono (di nuovo) sul nucleare, sul petrolio, sul carbone, sul gas e sulle armi, tutte cose che distruggono la terra e quanto contiene, il mondo con i suoi abitanti. Buona Giornata della Terra…

LE CONSEGUENZE DELLA GUERRA


Il discorso di Putin su Lenin e l'Ucraina: cosa ha detto per dare il via  all'invasione, e perché è il più importante degli ultimi 20 anni-  Corriere.it

Prima la decisione di quel gran figlio di Putin di aumentare a dismisura il prezzo del gas russo che ha portato il Ministro Cingolani a decidere di trivellare in Italia alla ricerca di gas nostrano per abbattere il prezzo delle bollette, schizzate fin sopra le stelle. Ora la guerra porta a un’altra conseguenza avversa all’ambiente (a parte la devastazione con i bombardamenti vari): la possibile decisione da parte del Governo di riaprire le centrali a carbone dismesse e qualche rigassificatore.

Impegni e transizione ecologica addio. E la scusa è subito pronta. Tranquilli, fra sei anni (visto che fra un anno si vota e vinceranno le destre nemiche giurate dell’ambiente) forse inizieranno ad impegnarsi. Forse…

MA QUALE TRANSIZIONE?


Trivelle in Adriatico, via libera del governo. L'ira dei sindaci: "Così  scivoliamo sotto l'acqua. Addio a vongole e turismo" - la Repubblica

Il Ministro per la “Transizione Ecologica” Cingolani dà il via libera alla ripresa delle trivellazioni al largo del Mar Adriatico per cercare il gas che ci salva dal caro bollette. Se l’intento dichiarato è ampiamente condivisibile, la strada per arrivare a quel risultato è completamente sbagliata.

Gli ecologisti e i comuni delle aree interessate protestano contro questa decisione che, a loro dire, è una “presa in giro”, e dichiarano guerra a colpi di carte bollate per contrastare questo provvedimento che “non risolverà il problema energetico del Paese e al contrario distruggerà molte aree”. La preoccupazione degli ecologisti è quella di non riuscire, di questo passo, a raggiungere gli obiettivi prefissati entro il 2050, quelli che permettono di ottenere la neutralità climatica. Per ulteriori informazioni leggete questo articolo.

La mia vera preoccupazione, invece, è quella derivante dalla pericolosità degli incidenti che possono capitare durante la ricerca e/o estrazione del gas sotto il livello del mare, oltre all’inquinamento che provoca la trivellazione. Incidenti che possono causare disastri ambientali. Ma quale transizione ecologica, qui stiamo prendendo decisioni sbagliate, che non rappresentano delle soluzioni “tampone”, poiché si parla sempre di provvisorietà, ma finiscono sovente col diventare soluzioni definitive.

IL 2021 IN (PIÙ DI) 12 FOTO


Eccoci all’appuntamento di fine anno! Come di consueto Ambiente sul Web ricorda gli avvenimenti più importanti mese per mese dell’anno che sta finendo. Ecco in breve quello che è successo nel 2021 (purtroppo non c’è stato il tanto annunciato Mangoni Campovolo 2021 che attendevo per la reunion degli Elio e le Storie Tese, ma comunque…).

Si è chiuso il buco dell’ozono sopra l’Antartide: “Era il più grande e profondo degli ultimi quarant’anni”

Gennaio: si chiude il buco dell’ozono.

Procida capitale della cultura 2022: l'annuncio

Procida diventa la prima isola ad essere capitale italiana della cultura, e lo sarà nel 2022.

Luoghi del Cuore FAI: ecco i 20 siti e tesori da salvare più votati dagli italiani

Febbraio: la ferrovia del tratto Cuneo – Ventimiglia è stata eletta come luogo del cuore 2021.

Lithophaga lithophaga - Wikipedia

Marzo: i Faraglioni di Capri sono stati devastati dai pescatori di frodo per prelevare i datteri di mare.

Covid, viaggi estate 2021, Italia chiusa e turisti all'estero: ultima beffa  per gli albergatori

Il Governo Draghi blocca l’Italia ma sblocca l’estero: bar, ristoranti, pizzerie, alberghi, musei, parchi archeologici, beni culturali in Italia chiusi, mentre si può andare all’estero bastando un tampone negativo all’andata e uno al ritorno. Un danno e una beffa per le nostre imprese e per il nostro turismo.

 © ANSA

Aprile: il Parco Nazionale della Maiella diventa Geoparco.

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Maggio: Il 13 Maggio in Italia è l’Overshoot Day. Pessima notizia per l’unico pianeta che abbiamo.

Disastro ambientale in Sri Lanka: cosa sta succedendo e quali specie sono a rischio

Giugno: L’incendio a bordo di una nave mercantile nello Sri Lanka provoca una strage di tartarughe marine e di vari tipi di pesci.

Foto Ansa

I laghi sono sempre più poveri di ossigeno.

Luglio: il Panda Gigante non è più considerato un esemplare a rischio estinzione.

Sardegna, gli incendi bruciano l'oristanese: tanti danni, 400 evacuati a  Cuglieri (Video)

La Sardegna brucia: in cenere un albero millenario, migliaia di ettari  distrutti e persone sfollate

Luglio – Agosto: Più di 20mila ettari di terreno sono andati in cenere in Sardegna, specialmente nell’Oristanese, a Scano di Montiferru. Più di 1.500 sfollati, animali arsi vivi, campi e coltivazioni distrutte, case bruciate, produzioni irrimediabilmente compromesse, un albero millenario ridotto in cenere.

Towards Cop26: Uae and Youth4Climate initiative

Settembre: Ripartono i Fridays For Future e Greta Thunberg pronuncia le sue più celebri parole: “Bla Bla Bla”, pronunciate di fronte ai “Giganti”. Sono solo parole, lo sappiamo da anni. Impegni non seguiti ai fatti.

Sorpresa nel deserto di Atacama: spuntano fiori con cinque anni d'anticipo  - La Stampa

Fiorisce il deserto Atacama, tra Perù e Cile.

california petrolio

Ottobre: disastro ambientale in California: 3000 barili di petrolio si sono riversati in mare devastando ben 33 kmq di costa.

Bruciato Sa Tanca Manna, l'olivo millenario di Cuglieri

Novembre: La rinascita di Cuglieri (OR), uno dei comuni maggiormente colpiti dagli incendi, dalle sue ceneri: 100 alberi piantati dai ragazzi delle medie e delle superiori arrivati da ogni parte della Sardegna.

Maltempo, tornado oggi a Catania: nubifragio e alberi divelti. VIDEO | Sky  TG24

Nubifragi a Catania e Siracusa. Danni e morti.

Enas - Ente Acque della Sardegna - RAS - - Monte su Rei

Dicembre: Dopo la siccità dei mesi estivi in Sardegna arriva la pioggia, abbondante, anzi, sovrabbondante rispetto alla quantità dei nostri invasi, che infatti in alcuni comuni sono stati “costretti” a sversare l’acqua in mare per evitare le inondazioni. E le tubature sono a colabrodo. Assurdo.

Armi nucleari: perché il rischio ora è più alto – Orizzonti Politici

Il Ministro della Finzione Ecologica Cingolani appoggia Macron e sostiene il Nucleare e il Gas come indispensabili per la transizione ecologica del nostro Paese. Assurdo anche questo.

E con questo è tutto per quest’anno. Per me è stato un anno duro, ma sono ancora qua 🙂 Speriamo che il 2022 porti tanta serenità, felicità, salute, lavoro e soprattutto amore reciproco. Auguri a tutti, e come si dice in sardo: “bonas fines e menzus printzipios”: buona fine (anno) e inizio ancora migliore. E spero che lo sia. Per tutti voi (e anche per me)… Ci rileggiamo l’anno prossimo!

NUCLEARE “SOSTENIBILE”?


Armi nucleari: perché il rischio ora è più alto – Orizzonti Politici

Macron ha chiesto all’U.E. di considerare il nucleare e il gas tra le energie sostenibili, anziché come fonti fossili. Ecco per dove passa la strada della transizione energetica dalle fonti fossili alle rinnovabili. Ecco la famosa “transizione ecologica” tanto sbandierata anche in Italia. Gas e nucleare vengono considerati fondamentali per la transizione ecologica, inseriti addirittura nella lista green. Una via di mezzo, insomma. Il mondo di mezzo.

Macron ha chiesto di inserirli probabilmente perché l’energia nucleare prodotta dalla Francia permette loro di sprecarla, poiché sono in sovrapproduzione. Tant’è che lì funziona tutto a elettricità. Anche le cucine funzionano tutte a elettricità. Dovete sapere, infatti, che l’energia nucleare non può essere accumulata. La produzione è talmente tanta che bisogna consumarla subito, “appena sfornata”.

La Germania, con i Verdi tedeschi, dopo un sì iniziale, ora si oppongono a questa scelta. E l’Italia? Sarà d’accordo il Ministro della Transinzione Ecologica Cingolani o si opporrà? Ai posteri l’ardua sentenza.

Come la penso io? Ovviamente mi oppongo, anche perché sostenibile non lo è per niente: né dal punto di vista economico, né dal punto di vista ambientale, poiché, se è vero che non produce gas a effetto serra, è altrettanto vero che produce delle radiazioni pericolosissime per l’uomo e per l’ambiente. Chernobyl insegna.

DISASTRO AMBIENTALE IN CALIFORNIA


california petrolio

Un’enorme chiazza di petrolio al largo della costa meridionale della California ha causato un terribile disastro ambientale. Il paradiso dei surfisti Huntington Beach è devastato. 3mila barili di petrolio si sono riversati su 33 km quadrati di costa. La perdita sembrerebbe avere la portata di quasi 500mila litri di greggio. La fuoriuscita proviene dalla piattaforma petrolifera Elly e si troverebbe oltre 20 metri sotto la superficie del mare. Sono stati rinvenuti numerosi pesci e volatili morti.

L’attività di estrazione, su cui si basa parte dell’economia di questa zona, viene ampiamente criticata da decenni. Le trivellazioni offshore sono state limitate dopo una devastante fuoriuscita di petrolio del 1969 al largo di Santa Barbara, dove sono stati riversati nell’oceano 80mila barili di petrolio. Trent’anni fa la petroliera America Trader riversò 1,6 milioni di litri di greggio sulle coste di Orange, uccidendo oltre 3mila animali. Nel 2015 altri 24mila barili sono finiti in acqua a largo di Santa Barbara, arrecando un danno enorme alla fauna locale. Il primo ottobre questo disastro.

Immagini e articolo completo su Greenme.it

sversamento petrolio california

Quanti disastri devono ancora accadere prima che vengano riconsiderati certi posti di lavoro? Quante lacrime di coccodrillo dovranno essere versate prima che vengano chiuse certe attività?

DISASTRO AMBIENTALE A SRI LANKA


Disastro ambientale in Sri Lanka: cosa sta succedendo e quali specie sono a rischio

Qualche giorno fa è scoppiato un incendio all’interno di una nave mercantile a largo della costa orientale dello Sri Lanka, un incendio che ne ha provocato il naufragio. Ora si sta trasformando in un disastro ambientale, “il peggiore” che il Paese abbia mai dovuto affrontare, stando a quanto dicono le autorità locali. Un disastro anche economico, visto che l’economia dello Sri Lanka si basa soprattutto sulla pesca.

Inoltre la nave trasportava oltre mille container contenenti prodotti tossici e cosmetici, tra cui una quantità pari a 25 tonnellate di acido nitrico. Questa è la quantità a cui ammonta l’ingente carico di prodotti velenosi che proprio in queste ore si sta riversando nel mare di uno dei Paesi più incontaminati al mondo.

Le specie marine travolte dal disastro ambientale non sono poche. Sulla spiaggia sono stati ritrovati numerose tartarughe morte a causa dei veleni. Insieme alle tartarughe, anche diverse tipologie di pesci sono approdate finendo la loro vita sulla spiaggia.

Lo Sri Lanka è famoso proprio per la fauna marina e in modo particolare per la pesca dei caratteristici gamberetti bianchi. Questa specie potrebbe essere tra quelle colpite all’interno dell’ecosistema, così come altre tipologie di pesce (seppie e triglie giganti).Tra i pesci più famosi dell’attività economica principale dello Sri Lanka (e anche dell’alimentazione del Paese stesso) è quello che viene definito il “pesce di scoglio”. Si tratta, in particolare, del dentice grigio o dentice di mangrovie, un pesce di selvaggina originario della parte ovest dell’oceano Atlantico.

Fonte e immagine: money.it

Insomma, è una potenziale bomba ecologica che ovviamente speriamo non scoppi mai, che tutto il lavoro fatto dai volontari serva per scongiurare il peggio. 

ENI, LE BUGIE HANNO LE ZAMPE CORTE


Cane a sei zampe - Wikipedia

Greenpeace ha sbugiardato le dichiarazioni pubblicitarie di ENI, Ente Nazionale Idrocarburi. Ecco l’articolo:

La storia del marchio Eni | Eni

Il colosso petrolifero italiano infatti è uno dei più grandi emettitori di CO2 del mondo, il primo in Italia, e il suo maggiore azionista è proprio lo Stato Italiano, attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (4,37%) e Cassa Depositi e Prestiti SPA (25,96%). Da questo punto di vista, non lo ripeteremo mai abbastanza, è come se tutti noi cittadini e cittadine fossimo suoi “azionisti”. La domanda è: ma se davvero Eni appartiene in parte anche a noi, cosa fa per accelerare la transizione ecologica di cui tanto abbiamo bisogno? La risposta purtroppo è: ben poco, anzi, quasi nulla.

Il diesel non è "green": ENI multata di 5 milioni di euro per pubblicità  ingannevole | DMove.it

La scienza infatti ci dice che abbiamo meno di 10 anni per dimezzare le emissioni globali di CO2 per evitare la catastrofe climatica. Il piano strategico Eni nei prossimi 10 anni invece prevede di aumentare l’estrazione di fossili e dunque le emissioni di CO2. Lo scollamento è enorme, ma è anche ben nascosto… soprattutto perché Eni sa bene come “riverniciarsi” di verde e far passare le proprie attività addirittura come “green” e sostenibili.  Niente di più discutibile: abbiamo controllato i loro piani e sappiamo che nel quadriennio 2020-23 Eni ha stabilito investimenti per 24 miliardi in idrocarburi e solo 2,6 miliardi in rinnovabili. Praticamente oltre il 70% andrà alle fossili e solo un misero 8% alle rinnovabili.Al 2050 l’85% della sua produzione sarà a base di gas fossile. 

ENI Green Data Center a Ferrera Erbognone | Arketipo

Ma non è tutto, e non è certo la prima volta che la compagnia cerca di indorare la pillola petrolifera… pochi mesi fa l’azienda è stata anche multata dall’Antitrust per pubblicità ingannevole perché reclamizzava come green il proprio “Diesel+”. nel quadriennio 2020-23 Eni ha stabilito investimenti per 24 miliardi in idrocarburi e solo 2,6 miliardi in rinnovabili. Praticamente oltre il 70% andrà alle fossili e solo un misero 8% alle rinnovabili.Al 2050 l’85% della sua produzione sarà a base di gas fossile. 

Eni fa affari in Cina - Industria Italiana

Eni promette da tempo di voler abbattere le proprie emissioni, lo avrete magari letto anche voi, e qui vengono al pettine le sue bugie: la compagnia infatti non sembrerebbe affatto intenzionata a diminuire il proprio ruolo nella crisi climatica, ma preferisce “compensare” le proprie emissioni, con progetti di riforestazione o con tecnologie di cattura e stoccaggio di CO2: finte soluzioni, pericolose e costose. In pratica, si prosegue con il business as usual e al posto di lasciare sottoterra le fonti fossili, si opta per estrarle e sfruttarle ugualmente, andando poi a seppellire la CO2 prodotta, con tecnologie discutibili anche sul piano economico, e a ripiantare alberi.

Eni, scarso impegno nelle rinnovabili e il palliativo degli alberi in  Africa | QualEnergia.it

Non solo le bugie, ma anche le strategie di breve termine hanno le zampe corte e non vanno lontano: l’unica soluzione possibile è smantellare una volta per tutte questo sistema, smettere di rimandare gli investimenti più verdi e puntare davvero sulle rinnovabili, energie pulite che porterebbero vantaggi ambientali, economici e sociali per il bene nostro e quello del Pianeta.

Greenpeace Italia

Greenpeace a tal proposito ha lanciato anche una petizione che ho firmato e che vi condivido. Per leggerla e firmarla cliccate su questo link.

CAPELLI PER CONTENERE LA MAREA NERA?


“Capelli umani per contenere la marea nera alle Mauritius dopo incidente della petroliera”: l’iniziativa dei parrucchieri australiani

Un mese fa si è incagliata una petroliera nel mare delle isole delle Mauritius. Purtroppo, se in un primo momento sembrava che il disastro si potesse contenere, ora non è più così. Per assorbire la marea nera (si stima che siano stati sversati in mare già mille tonnellate di carburante) che rischia di espandersi e quindi di creare disastri ambientali ben peggiori di quello attuale, l’ente no profit Sustainable Salons, che da anni raccoglie dai parrucchieri e ricicla i resti, le sostanze chimiche o le lamette, raccoglie le donazioni di capelli per arginare il disastro.

L’ente in questione ha raccolto ben 10 tonnellate di capelli, con cui costruire barriere galleggianti che possano assorbire l’agente inquinante. L’idea nasce da uno studio realizzato dall’Università della Tecnologia di Sydney, e pubblicato appena una settimana prima dell’incidente, in cui dimostra come i capelli siano in grado di trattenere il petrolio.

A proposito dell’incidente, sono stati arrestati il Comandante e il suo secondo, per indagare sulle cause dell’incidente. Secondo alcune indiscrezioni i due si sono avvicinati volontariamente alla riva per captare meglio il segnale Wi-Fi mentre a bordo si festeggiava un compleanno. Tuttavia queste restano solo indiscrezioni che lasciano il tempo che trovano.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Voi credete che possa funzionare questa tecnologia naturale?

MA COSA STIAMO FACENDO? / 2


Groenlandia quasi scomparsa, con temperature mai toccate prima d’ora (23 gradi)! Orsi polari che muoiono e non hanno più terreno sotto i loro piedi. L’Earth Overshoot Day che è arrivato il 29 luglio, mai così presto, perciò in quel giorno abbiamo consumato tutte le risorse che la Terra ha preparato per il 2019, Salvini che vuole rilanciare le trivelle, rifiuti e plastica in mare e ovunque, comprese le piazzole di sosta delle strade. Ma cosa stiamo facendo? Fermiamoci!

M5S: COSì NON VA


Parliamo delle atuorizzazioni alle trivellazioni in mare. Sul Fatto Quotidiano si legge: “I Verdi e il Movimento No Triv accusano l’esecutivo di non aver mantenuto la promessa di un’inversione di rotta in materia di estrazione di idrocarburi, denunciando la concessione di nuovi permessi. Ma il vicepremier smentisce, parla di eredità del vecchio governo e plaude l’eventuale impugnazione annunciata da Emiliano: <<Sarà un ricorso di un governatore Pd contro una autorizzazione rilasciata dal Pd>>”.

Intanto Bonelli (Verdi) denuncia: “Andiamo in procura. La Regione Puglia aveva espresso parere negativo”. Il Governatore della Puglia, Emiliano, accusa il governo di aver affermato che, “una volta intervenuta la Via favorevole, l’autorizzazione sarebbe un ‘atto dovuto’ e il dirigente, a meno di non compiere un reato, non avrebbe potuto negarla. I ministri, trincerandosi dietro una assurda e inesistente ipotesi di reato, hanno volutamente omesso di considerare che, in sede di autotutela, l’amministrazione statale avrebbe potuto disporre il riesame Via”. 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Così non va. Se il Ministro dell’Ambiente Costa ha dichiarato di voler inserire nel dl Semplificazioni una norma per “bloccare i 40 permessi pendenti come ha proposto il Mise” lo deve fare. Staremo a vedere se lo fa veramente oppure se tira fuori qualche scusa… Non è che se è una autorizzazione del governo precedente non si possa annullare in nessun modo. Voi siete lì al governo per cambiare le cose, non per lasciare le cose come stanno.

SARROCH: DANNI ALLA RAFFINERIA


la saras (foto archivio unione sarda)

Un nubifragio a Sarroch (CA), ha causato un allagamento nel compartimento delle vasche API della raffineria, seguito da una scarica di fulmini che hanno colpito le stesse vasche per l’accumulo di acqua e di idrocarburi, in conseguenza della quale hanno preso fuoco. In una nota dell’azienda si legge che l’incendio è partito tra l’1:30 e le 2:00 di notte, ed è stato spento attorno alle 7:30 del mattino, grazie al tempestivo intervento delle squadre d’emergenza.

L’incendio ha raggiunto le pompe di carica dei principali impianti della raffineria, e ha danneggiato una cabina elettrica. I danni sarebbero ingenti, quantificabili in milioni di euro. Non si registrano danni alle persone tranne una lieve contusione ad uno degli operatori della squadra di sicurezza intervenuti. Eventuali danni agli impianti di servizio sono attualmente in corso di valutazione.

Ad aver subìto danni non è solo la raffineria, ma anche il centro abitato di Sarroch: abitazioni e cantine allagate, famiglie ancora senza corrente elettrica e un muro abbattuto dalla furia dell’acqua. L’ingresso di via Cagliari è stato chiuso al traffico perché non transitabile, e sono state recuperate tre auto che ieri erano rimaste bloccate dall’acqua, arrivata a un metro e mezzo. In Via del Mare la pioggia ha buttato giù il muro di recinzione della Palestra comunale. L’Enel ha poi ripristinato la corrente elettrica in tutto il territorio: a Sarroch sono state 181 le famiglie vittime di blackout, mentre a Villa San Pietro sono 252 e a Pula 14.

Fonte: Unione Sarda

ACQUE TERRITORIALI: QUAL E’ LA VERITA’?


Risultati immagini per giù le mani dai confini

Continua la diatriba sulla notizia della probabile cessione gratuita di acque territoriali alla Francia da parte dell’Italia, per via di un accordo che avrebbe ridefinito i nuovi confini marittimi tra i due Paesi. “L’accordo, prevedente la cessione a titolo gratuito da parte dell’Italia verso la Francia di acque territoriali, era stato giustificato da Gentiloni come “un atto necessario per aggiornare i confini alla luce della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) del 1982”. Il medesimo atto prevede che le acque territoriali francesi in prossimità della Corsica passino da 12 a 40 miglia, mentre il confine al largo della parte nordoccindentale della Sardegna si allarghi fino alle 200 miglia”.

Fonte: wallstreet italia

Questa notizia è stata però smentita dalla Farnesina (leggete qua). Qual è la verità? Io credo a quello che dice la Farnesina, secondo la quale l’accordo “bilaterale” non è stato ratificato dall’Italia. E spero che non lo ratifichi mai. Voi ne sapete qualcosa di più?

L’ISOLA DEL METANO


Risultati immagini per saras

Dal 2020 la Sardegna potrà essere metanizzata. Potranno iniziare i lavori per la metanizzazione dell’isola. Parola dell’Ex Premier Matteo Renzi, in visita in Sardegna per alcune tappe del suo tour pre-elettorale. Matzeu è stato accolto come un fratello, perché noi siamo sempre ospitali, l’ospitalità è il nostro marchio di fabbrica, guai se manca. Anche io lo avrei accolto così, nonostante le nostre idee siano distanti anni luce.

Ognuno può venire in Sardegna ed essere ospitato come uno di noi. Per noi l’accoglienza è sacra, purché venga “in pace”. Però il Signor Matzeu tanto in pace non viene, perché sappiamo che vuole distruggere l’ambiente e proporre infrastrutture che, per carità, mancano, e quindi servirebbero. Bisogna però vedere in che termini e in che misure, quali sono i progetti.

L’idea di metanizzare la Sardegna è balzata in testa a molti, e sembrava finalmente andare in porto il progetto “GALSI” Gasdotto ALgeria Sardegna Italia. Invece non se n’è fatto più niente, il progetto è stato bocciato.

E’ da premettere che in Sardegna abbiamo la SARAS, la terza raffineria più grande d’Europa, di proprietà del fratello dell’Ex Patron dell’Inter Massimo Moratti, Angelo. E’ sita a Sarroch, un comune in Provincia di Cagliari. Inquina, avvelena, miete morti e malattie come tutte le raffinerie, anche se in verità, man mano che si va avanti con gli anni sembra che la Società si stia impegnando sempre di più a ridurre le sue emissioni inquinanti. O almeno è quello che pubblicizza sul suo sito.

Con una raffineria vicina, secondo i ragionamenti di molti, dovremmo avere la benzina meno cara d’Italia e il gas meno caro d’Italia… E invece no. La benzina, a causa delle accise, la paghiamo tanto, fino a superare 1,70 € al litro in alcuni punti. Voi quanto la pagate la benzina?

Il gas! Perché la SARAS raffina anche il gas, tramite l’IGCC, la “Sarlux”, sempre a Sarroch. Quanto lo paghiamo? Ogni bombola di gas ci costa 35,00 €. E a voi quanto vi costa una bombola di gas? Perché noi dobbiamo pagare queste cifre nonostante ospitiamo una raffineria gigantesca?

Ora: avremmo noi bisogno di un gasdotto quando c’è una raffineria? E quanto potremmo risparmiare in bolletta e nell’acquisto delle bombole? E la qualità del gas? Il GALSI è stato bocciato per via del percorso che avrebbe dovuto seguire il gasdotto, perché si sarebbero dovuti tagliare troppi alberi e sarebbero sorti dei problemi con l’agricoltura. Qual è il progetto del signor Matteo Mattei? Ci mostri le carte e noi le studieremo e le valuteremo. Perché noi non siamo più disposti ad accettare ulteriori prese in giro.

TRUMP: UN COLPO AL CERCHIO E UNO ALLA BOTTE


trump

Trump ha fatto capire a tutti subito di che pasta è fatto. Una pasta scaduta, velenosa. Ha abolito il TTIP (bene!), ma ha abolito pure il surriscaldamento globale, e ha imposto la costruzione di due giganteschi oleodotti. Sono il Dakota Access, che attraversa le terre sacre dei Sioux, e il Keysonte Xl, il serpentone per trasportare 800 mila barili di petrolio al giorno appunto dal Canada alle raffinerie di Texas e Louisiana.

Fonte: repubblica.it

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Ma il colpo alla botte è davvero grosso. Proteste degli ambientalisti e degli abitanti di quella zona, anche perché l’oleodotto andrebbe a sfrattarli della loro terra. Si ripete ancora una volta la lotta del far west tra gli Indiani d’America e gli sceriffi, ex eroi, ma in realtà sempre estirpatori. Io sto dalla parte degli Indiani del Dakota.

Un oleodotto che Barack Obama ha bloccato, perché impegnato nella lotta contro i cambiamenti climatici, perché ha scoperto l’acqua calda, cioè, che esiste un nuovo modo per produrre energia, molto più economico ed ecologico, pulito e che dà tanto benessere. Invece Trump ha già detto che gli ambientalisti sono fuori controllo. Ma Trump non intende fermarsi qua. Vuole costruire anche nuovi oleodotti, con acciaio americano, promette.

Per creare nuovi posti di lavoro. Sì, è vero, ma questa è solo sporca propaganda. Esistono posti di lavoro puliti. La verità è che non vogliono cambiare strada. Non vogliono proseguire la via intrapresa dall’ex Presidente Obama. Vogliono solo ciò che fa guadagnare loro di più: il petrolio e le fonti sporche e che puzzano di morte. Ovviamente di quella dei poveri abitanti delle zone usurpate e deturpate.

Gongolano i petrolieri, felici di completare l’opera. Alzano la voce gli ambientalisti, come Annie Leonard, direttore di Greenpeace, che ha detto subito: “Nativi, agricoltori, attivisti: abbiamo bloccato questi progetti in passato e non ci arrenderemo certo ora”. La guerra è dichiarata.  Io sto con gli ambientalisti. E voi da che parte state? Non ditemi dalla parte di Trump!

IN NOME DELL’INTERESSE (MULTI)NAZIONALE


interesse-nazionale

Interesse Nazionale. Due parole che mi fanno rabbrividire. Un concetto che mi mette la pelle d’oca, se penso alle sue conseguenze. E’ uno dei motivi che mi fa votare NO al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Il c.d. “interesse nazionale” riguarda le opere “pubbliche”, cioè quelle che dovrebbero servire per lo sviluppo economico dell’Italia.

Grazie a questa riforma lo Stato acquista un potere che va a superare tutti gli ostacoli e i veti di ciascun individuo e regione. Due parole che sovrastano qualsiasi tentativo di veto. Con questa riforma il Governo potrebbe dichiarare “di interesse nazionale” qualsiasi porcheria e industria di veleni e di morte: discariche, inceneritori, depositi di scorie nucleari, centri commerciali, palazzi, grattacieli, super condomini, acciaierie, raffinerie, centrali a carbone, concerie, trivellazioni, fabbriche di bombe, poligoni di tiro, eccetera…

Insomma, tutte queste opere potrebbero essere dichiarate di “interesse strategico nazionale”. Con buona pace dei soliti noiosoni ambientalisti sempre pronti a dire NO a tutto, dei cittadini preoccupati per la loro salute e dell’aria che respirano i loro figli, dei comuni e delle regioni. Se vince il sì vince l’interesse (multi)nazionale. Sì, perché in realtà chi ci guadagna sono proprio le multinazionali dei veleni, che fanno campare gli Stati, ma che fanno crepare le solite capre che siamo noi, i cittadini comuni.

Ricordatevi questo termine: “Clausola di supremazia”. E’ questo il “pacco” che contiene questa “riforma”, e che consente al Governo di avvelenare il Paese. Ecco perché vi invito fortemente a recarvi alle urne il 4 dicembre prossimo, e inondare di NO questo governo di nominati, di non eletti, di padroni in grado di sovrastare qualsiasi ostacolo e di avvelenare il nostro presente e futuro.

TRIVELLATORI ALL’ATTACCO


trivellazioni

Gli effetti scellerati del fallito referendum sulle trivellazioni del 17 aprile scorso si fanno sentire. Un gruppo di trivellatori norvegesi, la TGS-Nopec chiede al Ministero dell’Ambiente l’autorizzazione a ricercare petrolio sui fondali sardi, con la speranza di trovarne, vicino al Santuario dei Cetacei.

La loro arma è il cannone ad aria compressa, che spara bolle in grado di generare suoni tra i 240 e i 260 decibel, mediante una tecnica chiamata “sismica a riflessione”. Insomma, una cannonata di onde che dovrebbe aiutare a capire se sotto al fondale c’è una sacca di idrocarburi. Questa operazione potrebbe provocare l’allontanamento di delfini, capodogli, tartarughe e balene.

Non è bastato il coro di no da parte di Regione, Comuni costieri, Associazioni ambientaliste e politici. L’azienda, che trivella per conto terzi, si rivolge al Ministero dell’Ambiente. E il Ministro Galletti che farà?

PERCHE’ VOTARE NO AL REFERENDUM


io-voto-no

Il 4 dicembre prossimo si vota per il referendum costituzionale, per confermare le modifiche apportate dal Governo e dal Parlamento alla Costituzione Italiana. Il referendum è valido anche senza il quorum, perché confermativo, non abrogativo, perciò contano i soli voti effettivi.

Il quesito è il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?». Si vota sì per confermare le modifiche, si vota no per per annullare le modifiche.

Il suscritto quesito è stato contestato duramente da Sinistra Italiana e dal MoVimento 5 Stelle, addirittura fino ad arrivare ad un ricorso al TAR, il quale si pronuncerà in merito tra una settimana. Oggetto della contestazione è il testo del quesito, che sarebbe fuorviante annunciando finalità che non sarebbero pienamente perseguite dalla riforma, celando quelli che sono gli aspetti negativi della stessa. I pentastellati chiedono un quesito più imparziale e in cui siano elencati tutti gli articoli della Costituzione che saranno modificati in caso di vittoria del sì.

Perché votare no? A mio motivo per due ragioni:

1 – C’è una ragione di fondo che mi spinge a dire no, e riguarda il merito della riforma pasticciata: i senatori non vengono più eletti. “E perché? Con il porcellum venivano eletti? Siamo anni che non li votiamo più”. Questo è vero, ma se il porcellum è stato dichiarato incostituzionale proprio a causa delle liste bloccate e quindi dell’ineleggibilità dei senatori, ora perché me lo riproponi?
Altra ragione: i senatori, oltre ad essere ineleggibili godono dell’immunità parlamentare. Altro motivo di incostituzionalità. Infine: viene abolita solo una parte del Senato. O lo abolisci del tutto, o reinserisci la possibilità di eleggere i nostri candidati.

2- La seconda è una ragione di “vendetta”: vi ricordate la battaglia di Renzi per far boicottare (e in parte ci è riuscito) il referendum sulle trivellazioni in mare? Vi ricordate che “l’astensione è una scelta legittima”? Perché ora tutta questa enfasi per invitare i cittadini a partecipare al referendum, che essendo costituzionale non ha bisogno del quorum? Da quanti mesi sta predicando di andare a votare?

Facciamolo fallire! Se tutti coloro che hanno votato SI al referendum sulle trivellazioni in mare, e sono 13 milioni di italiani, si scomodassero per votare NO a questa riforma sbagliata, pasticciata per far fallire Renzi e i suoi intenti, quest’ultimo ne dovrebbe trarre le dovute conseguenze. Vendichiamoci, inondiamolo di NO, e poi… salutiamolo. CIAONE! E allora saremo noi ad alzare i calici.

ADDIO PLASTICA NELLE SCUOLE DI MILANO


rifiuti usa e getta

La plastica è un prodotto derivante dal petrolio che viene ormai utilizzato per qualsiasi cosa, specie per imballaggi e, purtroppo, anche per oggetti di uso comune “usa e getta“. In Italia si è cominciato a riciclare la plastica nel 2012, in particolare quella usa e getta, che viene considerata come “imballaggio“, e perciò meritevole di finanziamenti destinati al Consorzio Nazionale Imballaggi per il loro riciclo.

Si tratta di un traguardo importante, o meglio, di un punto di partenza, dato che il destino di questi “usa e getta” era quello di essere bruciati, trasformandoli in combustibile per il “recupero” dell’energia elettrica. Ormai il progresso avanza, e si può riciclare sempre più materiale.

Ma c’è qualcuno che decide di non aspettare l’avanzamento del progresso, e interviene a monte di questa soluzione: è il Comune di Milano, che ha annunciato, già dall’inizio dell’anno scolastico, l’intenzione di mettere al bando le posate, i piatti e i bicchieri di plastica nelle scuole milanesi, in modo da essere la prima città ecosostenibile al 100%.

A partire da settembre, dunque, i piatti e i bicchieri utilizzati nelle mense scolastiche saranno tutti in materiale biodegradabile e compostabile. Si stima che nel corso dell’anno scolastico verranno risparmiati più di 12,3 milioni di bicchieri, 8,5 milioni di piatti e 5 milioni di coppette, per un totale stimato di 200 mila kg di plastica in meno.

Fonte: Repubblica.it

Una bella iniziativa che dovrebbero prendere tutte le scuole d’Italia. Cosa ne pensate di questa iniziativa?

DISASTRO AMBIENTALE IN CANADA


marea nera canada

Ancora un disastro ambientale, stavolta in Canada. In una settimana, infatti, la rottura di un oleodotto ha causato la fuoriuscita dell’equivalente di 1.600 barili di petrolio. Giovedì scorso le autorità canadesi sostenevano che tutto era sotto controllo. La fuoriuscita ha raggiunto uno dei più importanti fiumi del Canada occidentale, provocando una lunga marea nera che scorre verso valle minacciando diverse città e l’ecosistema.

L’azienda responsabile dell’0leodotto, la Husky Energy Inc., domenica scorsa ha fatto sapere di aver già ripulito il 40% della perdita di petrolio. Non sono ancora note le stime sui danni all’ecosistema.

Fonte: Rinnovabili.it

DONNE CORAGGIO CONTRO L’INQUINAMENTO


donne di gela

raffineria eni gela

All’inizio erano in otto, poi sono diventate una trentina. Ora sono più di cento. Nonne, madri, mogli, sorelle, donne di Gela che per la prima volta hanno deciso di mettersi insieme e fare sentire la propria voce dando vita ad un Coordinamento di donne per il territorio: “Bonificate la nostra città, datele un futuro”, dicono.

Una storia iniziata in sordina a febbraio scorso e che ricorda quella di Erin Broncovich, l’attivista americana che nel 1993 scoperchiò il caso delle contaminazioni delle acque causate dalla Pacific gas a Hinkley in California, trovando accanto a sé innanzitutto le donne di quella città.

Solo che qui a Gela, 70 mila abitanti in provincia di Caltanissetta, dove i bambini continuano a nascere malformati e dove si registrano tra i livelli più alti d’Italia per morti di tumore, la voce di queste donne-coraggio è diventata una sveglia per tutti, attirando l’attenzione anche degli ex operai del petrolchimico.

Non si può chiedere di barattare il lavoro con la salute. Non lo permetteremo più”, dicono. E la prima ad aprire loro le porte è stata la Presidente della Camera, Laura Boldrini.

Fonte: Repubblica.it

Una storia di donne coraggiose che alzano il loro grido di dolore contro l’inquinamento e i ricatti occupazionali. Un esempio che deve spronare tutti verso una rivoluzione pulita del lavoro. Basta lavoro sporco. Basta contrasti occupazione/ambiente. Basta ricatti. In una sola parola: Basta.

POLCEVERA: NUOVO SVERSAMENTO


liquido polcevera

Ancora uno sversamento nel Fiume Polcevera, stavolta di un liquido infiammabile. E’ successo ieri sera, e i Vigili del Fuoco sono a lavoro in zona San Quirico, poco distante dal luogo dove lo scorso 17 aprile si è rotto l’oleodotto che ha sversato tonnellate e tonnellate di petrolio. I cittadini lamentano un forte odore di benzina. Anche l’Arpal, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Liguria, sta effettuando i rilievi del caso.

Intanto il Ministro dell’Ambiente Galletti ha voluto effettuare un suo sopralluogo, tranquillizzando la popolazione sul fatto che la situazione sia sotto controllo, e che  non c’è emergenza.

Fonte: ecoblog.it

E’ partita la campagna referendaria del Premier Renzi per le riforme costituzionali. E’ partita addirittura cinque mesi prima della data del referendum, che si terrà ad Ottobre. E comincia a dire già da ora che ha bisogno di tanti voti per poter portare a casa le riforme. C’è chi dice sempre no, e siamo noi. E c’è, sostiene Renzi, chi dice sì al futuro.

Noi che diciamo no siamo i retrogradi, siamo gli antisviluppo, siamo coloro che bloccano l’Italia, siamo coloro che non vogliamo il futuro, siamo coloro che vogliono che l’Italia sia ferma, bloccata. Intanto prima l’ha bloccata lui l’Italia, l’ha invitata lui a rimanere ferma, a rimanere a casa, o ad andarsene al mare, il giorno del primo disastro del Polcevera, il giorno del primo castigo, la notte subito dopo il referendum.

Lui e l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si sono spesi per invitare i cittadini a rimanere fermi, bloccati, nelle loro case, e non andare a votare il referendum sulle trivellazioni al largo delle (e anche vicino alle) nostre coste. Ora, addirittura si spende cinque mesi prima per smuovere l’Italia ad andare a votare?!

Ma che ipocrisia è mai questa? Anch’io invito ad andare a votare al referendum di Ottobre, tutti i 13 milioni di italiani che hanno votato Sì contro le trivellazioni in mare. E a travolgerlo di NO.

Ma come? Prima invita a non andare a votare, ora si sveglia cinque mesi prima per invitare la gente ad andare alle urne? Ha forse paura che vincano i NO? Ha forse paura che i suoi sostenitori (a proposito, dove sono?) non vadano a votare?

Sì, perché a differenza di quel referendum che ha voluto boicottare, questo è valido anche se non va a votare nessuno. Ogni SI e ogni NO ha il suo valore. Così come avrebbe dovuto essere per il referendum abrogativo, quello della legge sulle trivellazioni. Avrei votato SI, almeno all’Italicum, ma voto NO, anche a costo di pentirmene, per come si è comportato. Per aver voluto boicottare il referendum.

Ad ottobre inondiamolo di NO.

IL PETROLIO ARRIVA A MARE


L’incidente avvenuto la notte tra il 17 e il 18 aprile scorso a Genova, dove la rottura di un oleodotto ha provocato lo sversamento di settecento metri cubi di petrolio sul fiume Polcevera, ha danneggiato gravemente l’ecosistema genovese. Il dramma continua.

E’ corsa contro il tempo, prima che il petrolio arrivi al mare, ma purtroppo ci è già arrivato. E’ corsa contro il tempo, prima che arrivi la pioggia, che può far raggiungere le coste e contaminare altri animali. Già, altri, perché come si vede dalle immagini, alcuni volontari soccorrono già i volatili contaminati.

petrolio animale

animali polcevera

animali polcevera 2

Intanto i cittadini della zona sono scesi in strada in corteo con le mascherine per proteggersi dalle esalazioni del greggio. Temono gli effetti delle esalazioni, avvertono bruciori agli occhi e mal di gola, tosse e dolore alla trachea.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Domenico Finiguerra, promotore del movimento nazionale “Stop al Consumo del Territorio“, nel suo Profilo Facebook scrive: “E’ stata avvistata a Varazze. A Pegli ha inquinato 300 metri del Lungomare. E’ una chiazza oleosa, che dopo aver superato le barriere alla foce del Polcevera, vaga in mare, spinta dalle correnti. Va verso ponente, ha già percorso undici miglia fuori controllo, il rischio è che arrivi sulle coste della Francia, innescando un incidente internazionale. Ma guardiamo il lato positivo. Sta creando posti di lavoro!!!  Posti di lavoro per fermarla. Posti di lavoro per bonificare. Posti di lavoro per pulire le spiagge. Posti di lavoro per pulire i piedi“.

Alziamo i calici, allora. Brindiamo ai posti di lavoro! Che intanto a brindare sono i c.d. “Grandi della Terra”, che con un’ipocrisia grande come l’universo parlano di fonti rinnovabili, di sviluppo sostenibile, di difesa della Terra, ma intanto brindano al petrolio, e firmano accordi che non faranno altro che peggiorare la gravità dei cambiamenti climatici.

PRIMA LEZIONE: DISASTRO AMBIENTALE IN LIGURIA


petrolio polcevera

Disastro ambientale ieri notte in Liguria a causa della rottura di un oleodotto, che ha causato lo sversamento, nel letto del fiume Polcevera, di migliaia di litri di petrolio. Ironia della sorte, questo disastro ambientale è avvenuto esattamente nelle stesse ore in cui si votava per il referendum sulle trivelle.

Questo è ciò che rischiamo continuando a investire sulle energie fossili: una fonte energetica obsoleta, antieconomica e antiecologica che distrugge la nostra salute ed il nostro ambiente. Questo è il disastro che ci siamo andati a cercare per via del forte astensionismo sul referendum per smantellare le trivelle. E questa è solo una prima (ma spero unica) lezione. Un primo (ma spero unico) castigo, per non aver fermato i petrolieri.

Questo è ciò che provoca lo sviluppo voluto dal Governo Renzi. Questi sono gli unici posti di lavoro che il Governo vuole mantenere e aumentare. Queste sono le conseguenze della maledizione del lavoro sporco, l’unico tipo di lavoro che un Governo amico dei petrolieri sa dare. “L’albero buono non può dare frutti cattivi, né l’albero cattivo può dare frutti buoni“. Dai frutti che dà si riconosce una persona. E anche un Governo.

L’unica salvezza è investire fortemente sulle energie rinnovabili: eolico, fotovoltaico, idroelettrico, geotermico, eccetera. Cosa che il Governo Renzi si rifiuta di fare, e mentisce spudoratamente, dicendo che sta investendo sulle energie rinnovabili.

E’ strano però che da quando c’è lui gli incentivi a petrolio, carbone e gas crescono, e quelli alle fonti rinnovabili diminuiscono. Nel 2012 erano entrati in esercizio quasi 150mila nuovi impianti fotovoltaici, mentre nel 2014, anno di insediamento del Governo Renzi, i nuovi impianti entrati in esercizio sono stati appena 722.

Fonte: Repubblica.it

Non è possibile chiudere gli occhi di fronte all’evidenza: petrolio = morte, rinnovabili = presente e futuro. Non è possibile continuare a far finta di nulla. Il petrolio e le energie fossili danneggiano, inquinano, danno pane avvelenato, morte, tanta sofferenza. Basta con le energie fossili, basta con il petrolio, basta con le infrastrutture sporche. E’ il momento di cambiare, sul serio.

ALCUNE RIFLESSIONI SUL REFERENDUM DI IERI


fac simile scheda

Non si è raggiunto il quorum per il referendum sulle trivellazioni in mare. Renzi esulta, brinda, alza i calici per i posti di lavoro salvati. Ma i posti di lavoro che ha salvato, e i posti di lavoro che ha dato finora sono solo quelli che danneggiano l’ambiente e ci avvelenano.

Se ci pensate bene: prima l’Ilva, con mille decreti Salva-Ilva e salva produzione (con i proprietari indagati per disastro ambientale doloso e inquinamento), poi il decreto ambiente sulle norme ambientali nel Codice Penale con l’aggiunta di una parolina “abusivamente” che taglia le gambe alle speranze dei familiari delle vittime dell’amianto e delle vittime dell’ILVA, perché l’ILVA non è abusiva, perché le fabbriche di amianto non sono abusive.

Pochi giorni fa aprendo il cantiere per l’estrazione di petrolioTempa Rossa” in Basilicata (con i proprietari della Total arrestati per disastro ambientale, inquinamento e sversamento sulle acque di liquidi velenosi). E infine con il Decreto Sblocca-Italia che dà il via alle perforazioni per l’estrazione di gas e di petrolio a largo delle nostre coste (e anche vicino) a tempo indeterminato.

Lui brinda per aver dato lavoro. “Alziamo i calici“, inneggia. Per i posti di lavoro che non si sono persi! Mentre nel 2015 si sono chiuse 150 stalle e 120mila posti di lavoro sono andati persi (leggete qua). Per loro non c’è salvezza. Per noi giovani il lavoro a tempo indeterminatonon esiste più“, è cosa vecchia, passata, da cambiare. Come non esistono più 4.000 posti di lavoro nel settore dell’energia eolica (leggete qua). Per loro il Governo non si è impegnato a salvare i posti di lavoro. Per i petrolieri e i trivellatori il lavoro è diventato a tempo indeterminato. Anche grazie all’esito di questo referendum, per via del quorum che non si è raggiunto.

Ma, dati del viminale (leggete qua), coloro che nel complesso, tra italiani residenti all’estero e votanti qua in Italia, hanno votato, sono stati 13.334.764. Quasi tredici milioni e mezzo di italiani hanno votato per l’abolizione della legge che consente (purtroppo tutt’ora) di rinnovare, alla scadenza, la concessione delle piattaforme anche entro le 12 miglia, a tempo indeterminato, fino ad esaurimento dei giacimenti di petrolio e di gas.

Se confrontiamo i tredici milioni di voti con i risultati del PD alle ultime elezioni politiche, si consta che coloro che sono contrari alle politiche del governo, se fossero un partito, sarebbero il primo partito in assoluto. 13.334.764 contro gli 8.646.034 voti ottenuti alla Camera dal PD (leggete qua). Quasi cinque milioni di persone in più che non condividono le male scelte politiche del PD e del governo.

Ad ottobre ci sarà un referendum confermativo per le riforme costituzionali volute dalla maggioranza del Parlamento. Il referendum sarà valido anche senza il quorum. A differenza dei referendum abrogativi. Sarà un’occasione imperdibile per inondare di NO le riforme volute dal Governo. Una tentata rivincita contro chi vuole solo il nostro male. Uno tsunami di NO senza se e senza ma a tutte queste riforme imposte con autorità che non gli è stata conferita da alcun voto.

Auspico solamente che non avvenga nessun incidente, nè di grandi, nè di piccole dimensioni, nessuno sversamento a mare di gas e di petrolio.