ILVA: UN’ALTRA PICCOLISSIMA VITTIMA


Ilva

A Taranto un’altra bambina muore a soli sette anni (7!!) per leucemia, che ha combattuto per due anni. I genitori della piccola hanno scritto una toccante lettera alle istituzioni, che vi riporto:

“Presidente della Repubblica italiana, Presidente del Consiglio e signori Ministri, Presidente del Senato e signori Senatori, Presidente della Camera e signori Deputati, Presidente della Regione Puglia, Sindaco di Taranto,

Ambra aveva sette anni e ancora qualche regalo da aprire prima di lasciare qui il suo corpo privo di respiro. Era figlia di disoccupati.

Era figlia di Taranto, la città che ogni maledetto giorno, da cinquanta anni a questa parte, piange la scomparsa di cittadini, senza distinzione di sesso, età e ceto sociale, per interessi di pochi supportati dalla devastante applicazione della politica da parte di uomini e donne che dovrebbero chinare il capo davanti all’ennesimo, ingiustificabile lutto che ha colpito un’intera comunità.

Dovreste essere voi, signori con le più alte cariche che la democrazia prevede, a chinare il capo, oppressi da quel senso di vergogna che martella il cervello senza tregua.

 

Voi che, tornando a casa, accarezzate i vostri figli e i vostri nipoti immaginando di lavorare per il loro futuro.

Voi che, pur di non decidere, decidete che un’industria altamente inquinante debba essere venduta.

Voi che, pur di venderla, stendete tappeti rossi cosparsi di petali di immunità penale ai piedi dei nuovi acquirenti, ancora più violenti e menefreghisti dei precedenti.

Voi che dopo il danno elargite beffe a piene mani, disinteressandovi totalmente alla salute di cittadini dello Stato italiano.

Voi che, per non pagare, pagate il prossimo acquirente con l’accettazione di piani di esubero assolutamente inaccettabili, mortificando ancora di più un popolo che soffre per una già altissima ed insostenibile percentuale di disoccupazione.

Voi che con la vostra presunzione continuate a ferire un territorio talmente bello da togliere il fiato, negando uno sviluppo compatibile.

A voi, che avreste potuto cambiare il corso della storia e non avete voluto farlo, chiediamo se avete una coscienza, sicuri che mentirete ancora rispondendo “sì”.

Ambra aveva sette anni e ancora tanti regali da aprire”.

Fonte: Silenzi e Falsità

Basta con i veleni, basta con l’inquinamento, basta con il ricatto occupazionale, basta con il pane avvelenato, basta con le vostre lacrime di coccodrillo, basta con le morti, basta con la strage degli innocenti. E’ questo il lavoro che ci volete dare? E’ questo il lavoro su cui è fondata la Repubblica?

OTTANA (NU): FINANZIAMENTI PER LE BONIFICHE


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Ottana è un paese della Provincia di Nuoro, che si trova nel centro della Sardegna. Per oltre trent’anni avvelenato dall’industria, da scelte sbagliate che hanno lasciato disoccupazione, distruzione, veleni, malattie e morte. I classici “effetti collaterali” dello “sviluppo”, della “occupazione”, degli “interessi strategici nazionali”.

Un paese di poche migliaia di abitanti che in questi giorni deve subire anche il fenomeno dell’acqua sporca che sgorga dai rubinetti delle case (ecco qua l’articolo). Ma il 2 giugno arriva la notizia di un ordine del giorno che impegna il governo a bonificare la zona. Un emendamento inserito nella manovrina finanziaria dal Vice Ministro dell’Economia Morando su segnalazione del Deputato nuorese Bruno Murgia.

La “manovrina”, approvata dalla Camera, è ora al vaglio del Senato. L’emendamento prevede l’impegno del governo ad “assumere le iniziative, anche sotto forma di incentivi fiscali, necessarie alla bonifica dei siti inquinati della Sardegna, con particolare riferimento all’area di Ottana, anche assicurando le opportune tutele sanitarie e previdenziali in favore dei lavoratori coinvolti”. E ne hanno tanto bisogno, visto che i lavoratori di Ottana sono esposti all’amianto.

Come si legge in questo articolo, “la Sardegna – si legge nell’ordine del giorno di Bruno Murgia – è una regione ad altissimo potenziale turistico, ed è imprescindibile mantenere la fruibilità dei territori. Nell’isola esistono diverse zone che presentano profili di criticità ambientale a causa di fenomeni di inquinamento rispetto ai quali si registrano insostenibili ritardi con riguardo alle necessarie bonifiche e attività di messa in sicurezza. In particolare – sottolinea l’ordine del giorno – appare critica la situazione dell’ex area industriale di Ottana, esclusa dai siti di interesse nazionale nonostante sia fortemente contaminata dall’amianto e abbia già causato numerosi casi di gravi malattie tra i lavoratori. Un quadro che ha convinto il governo a impegnarsi per assumere iniziative concrete per la bonifica dei siti inquinati dall’industria”.

Fonte: La Nuova Sardegna

Finalmente il governo si impegna a bonificare l’area industriale di Ottana. Speriamo non faccia come Trump che si è impegnato a rispettare l’accordo di Parigi e dopo poche ore si è rimangiato tutto.

CAGLIARI: 7 ARRESTI PER DISASTRO AMBIENTALE


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Con la grave accusa di disastro ambientale sono stati arrestati i vertici della “Fluorsid” di “Macchiareddu”, la Zona Industriale del capoluogo sardo, e di altre aziende esterne. L’azienda, che fa capo al Presidente del Cagliari Calcio, Tommaso Giulini (che al momento non risulta indagato), produce acido fluoridico, ed è collegata alla miniera di Silius (Gerrei).

Il blitz del Nucleo Investigativo del Corpo Forestale della Sardegna, è stato eseguito ieri mattina, ed è stata posta sotto sequestro l’area di stoccaggio dell’impianto industriale. Secondo l’accusa, i rifiuti speciali non sarebbero stati trattati secondo le precauzioni, e in alcuni casi sarebbero stati stoccati. Le conseguenze?

Forte contaminazione per dispersione di polveri nocive contenenti fluoro, contaminazione del terreno per diffusione di polveri di fluoro, poi andate a finire sui pascoli, e delle falde da metalli pesanti e composti inorganici, e contaminazione da fluoro degli allevamenti di Macchiareddu.

Le indagini sono partite, da quanto si apprende, da un esposto denuncia a seguito delle analisi a cui erano stati sottoposti alcuni capi di bestiame. I veterinari della Asl avevano diagnosticato la fluorosi, una patologia che provoca la crescita a dismisura delle ossa e dei denti degli animali che non riescono più a cibarsi. 

Gli abitanti di Macchiarddu, lo riporta anche il Gip nell’ordinanza, avrebbero lamentato la presenza di polveri bianche nelle case, bruciore agli occhi e alle vie respiratorie. In alcuni casi anche “effetti nocivi sui figli minori”, pare continue polmoniti. Tra le altre contestazioni l’interramento e sversamento di fluorsilicati, fanghi acidi, amianto, oli, cloruro e lavorazione all’aperto di sostanze velenose.

Fonte: Sardinia Post

AGGIORNAMENTI SU POMEZIA


Ci sono degli importanti aggiornamenti su Pomezia, e sull’incendio del deposito di rifiuti. Intanto è stata confermata la presenza dell’amianto sul tetto, anche se i valori sono “nei limiti della norma”.

Fonte: Roma Today.

Nube tossica da Pomezia a Roma: tavolo tecnico con Asl e Arpa per amianti e diossina

Sia a Pomezia che nella vicina Ardea è stato vietato il pascolo e la coltivazione. E per discutere di questo è stato convocato un tavolo tra ASL, Arpa, il Sindaco di Pomezia e la Sindaca di Roma. La ASL Roma 6 ha confermato la presenza di amianto sul tetto dello stabilimento. Le scuole di Pomezia resteranno chiuse fino a domani “per consentire una pulizia straordinaria e un lavaggio delle polveri che si sono depositate in questi giorni”. Inoltre, il primo cittadino ha firmato un’ordinanza che vieta la raccolta e la vendita di frutta e verdura nel raggio di 5 km dal punto dell’incendio, e in ogni caso si raccomanda di lavarle bene prima del consumo. Infine ha dichiarato di volersi costituire parte civile in un eventuale processo. Anche diverse associazioni e gruppi di cittadini del territorio si stanno unendo per presentare denunce di risarcimento danni, pensando anche a una class action.

Fonte: Il Tempo

E’ tutto nei limiti della norma, i valori sono entro i limiti tollerabili, ma intanto lasciano chiuse le scuole e vietano la raccolta e la vendita di frutta e verdura nel raggio di 5 km. Perché? Evidentemente i limiti di legge sono intollerabili. Coerenza questa sconosciuta…

LA RINASCITA DELL’INCENERITORE


inceneritore tossilo

A Macomer, in provincia di Nuoro, è attivo da una decina d’anni un inceneritore di rifiuti, che in questo periodo ha già mietuto diverse vittime. E’ la solita guerra tra malattia e salute, tra posti di lavoro e ambiente, tra sviluppo e fame, tra poveri operai e popolazione. Un deja-vu, la solita minestra riscaldata che ci viene offerta dall’Italia.

Ma veniamo ai fatti. Lo scorso luglio il TAR della Sardegna ha bocciato la proposta della Giunta Regionale guidata da Francesco Pigliaru (PD), dell’ampliamento dell’inceneritore di Tossilo, zona industriale di Macomer (NU) (ecco l’articolo). La Giunta Regionale ricorre contro la decisione del TAR (ecco l’articolo), e quest’ultimo accoglie le richieste della Giunta (ecco l’articolo) tra le proteste dei sindaci delle zone limitrofe e dei comitati per il no all’inceneritore (ecco l’articolo).

Ora va in scena la solita diatriba tra ambientalisti e comitati del no da una parte; e industriali e operai dall’altra. Io capisco sia gli uni sia gli altri. Capisco gli operai che temono di perdere il loro posto di lavoro, e capisco (e sto dalla parte de)gli ambientalisti preoccupati per la salute e per l’ennesimo tentativo di inquinare l’ambiente da parte degli industriali e dei poteri forti.

A mio avviso si potrebbe creare un centro di riciclaggio di ogni sorta di rifiuti provenienti da ogni parte della Sardegna di modo che essi abbiano una seconda vita, e gli operai dell’inceneritore siano trasferiti nel loro nuovo lavoro. Ma la mala volontà politica di volere a tutti i costi incenerire la Sardegna prevale sempre sul buonsenso.

LA RINASCITA DI CASALE MONFERRATO


parco casale monferrato

Casale Monferrato rinasce dalle ceneri – anzi dalle polveri – d’amianto. Ci sono voluti vent’anni per bonificare e recuperare l’area inquinata di tre ettari che fino agli anni Novanta ha ospitato la Eternit, la fabbrica della morte. Ora su quell’area sta per sorgere un parco, che verrà ironicamente chiamato EterNot, che è l’abbreviazione di Eternit Not, cioè, No all’Eternit.

Ad inaugurare il parco, il prossimo 10 settembre, sarà il Ministro dell’Ambiente Galletti, quello della Giustizia, già al dicastero dell’Ambiente, Andrea Orlando, e il Commissario Europeo per l’Ambiente Vella. Il parco in questione sarà composto da un’area giochi per bambini, panchine, pista ciclabile e un’area fitness.

Il progetto, costato poco più di 4 milioni di euro, verrà completato con il recupero della palazzina nella quale erano situati gli ex uffici amministrativi dell’Eternit che diventerà un’area polifunzionale destinata ai giovani, ai cittadini e all’archivio sull’amianto. Speriamo solo che davvero non sia più rimasta traccia di quel materiale assassino. Altrimenti il parco sarebbe comunque nocivo.

Fonte: Ecoblog.it
Immagine: Google Immagini

TEMPA ROSSA


tempa rossa

Tempa Rossa è un progetto della compagnia petrolifera francese Total E&P, in condivisione con la britannica Shell e la giapponese Mitsui. E’ nata un’inchiesta su questo progetto, che ha coinvolto la Ministra dimissionaria allo Sviluppo Economico Federica Guidi.

Il progetto dichiarato “strategico per il Paese“, prevede l’estrazione di gas e di petrolio in Basilicata, sì da avere un giacimento stimato di 50mila barili di petrolio, 230mila metri cubi di gas naturale, 240 tonnellate di GPL e 80 tonnellate di zolfo al giorno. Sono 8 in totale i pozzi previsti nell’ambito del progetto: sei già perforati e due, invece, da trivellare non appena saranno arrivate le autorizzazioni necessarie.

Quello di Tempa Rossa è il secondo giacimento della Basilicata: il primogià in funzione – si trova a Val D’Agri ed è gestito da Eni. Due impianti, racchiusi in un fazzoletto di terra, che rendono questo pezzo d’Italia il maggior giacimento petrolifero di tutta l’Europa continentale.

Il prodotto sarà lavorato in loco attraverso la realizzazione di un centro oli e di un centro di stoccaggio del GPL. Parte del prodotto sarà destinato all’esportazione, e si prevede, attraverso un oleodotto già esistente, di inviarlo a Taranto, dove sorge la Raffineria ENI, che per accoglierlo però bisognerà fare lavori di adeguamento logistico. Lavori duramente contestati dagli ambientalisti.

Fonte: formiche.net

Non sanno, anzi, non vogliono proporre altro tipo di sviluppo e di lavoro, imponendoci il bivio tumori-fame, lavoro-ambiente, salute-sviluppo. Ci danno pane avvelenato, da metalli pesanti e da poteri forti: o malattie o fame. Questa è la loro proposta, inaccettabile.

Mi chiedo sempre: Chi è che deve mettersi una mano sulla coscienza: gli ambientalisti, pronti a dire no a tutto pur di avere salute e qualità di vita e lavoro pulito, perché per colpa loro c’è tanta disoccupazione e fame; o gli industriali, i petrolieri, il governo, le multinazionali che mascherano la malattia, il degrado e i veleni con i nomi di lavoro, sviluppo e occupazione?