PERCHE’ NO


no

Domenica 4 dicembre si vota per il referendum sulla riforma della Costituzione. Ecco perché è fondamentale votare NO per salvare la Costituzione. Anzitutto alcune “leggende metropolitane” da smentire clamorosamente:

  • Supera il bicameralismo? NO, lo rende più confuso e crea conflitti di competenza tra Stato e Regioni, tra Camera e nuovo Senato;
  • Il nuovo Senato è eletto dal popolo (sovrano)? NO, l’articolo 57 della riforma se ne frega della sovranità del popolo e dice “I Consigli regionali e i Consigli delle Province Autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti, e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispoettivi territori”. Chi fa vedere in TV schede elettorali farlocche mente sapendo di mentire, nega ciò che precedentemente ha scritto;
  • Produce semplificazione? NO, porta da 2 a 10 i procedimenti legislativi e incrementa la confusione;
  • E’ una riforma innovativa? NO, conserva e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie locali, private di mezzi finanziari, ed è vergognoso sentir dire da esponenti del governo che i malati di tumore o i diabetici dovrebbero trarre giovamento se si tagliano i finanziamenti alle regioni e decide tutto lo stato;
  • Diminuisce i costi della politica? NO, i costi del senato sono ridotti solo di un quinto (lo dice la Ragioneria dello Stato il 28 ottobre 2016), e se il problema sono i costi, perché non dimezzare i deputati della Camera o non abolire del tutto il Senato?;
  • Amplia la partecipazione diretta da parte dei cittadini? NO, triplica da 50mila a 150mila le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare;
  • E’ una riforma chiara e comprensibile? NO, è scritta in modo da non essere compresa se non da un esperto, e infatti 11 presidenti emeriti della Corte Costituzionale e 5 vicepresidenti dicono NO;
  • Garantisce la sovranità popolare? NO, perché insieme alla nuova legge elettorale (“Italicum”) già approvata ed in vigore espropria la sovranità al popolo e la consegna a una minoranza parlamentare che solo grazie al premio di maggioranza si impossessa di tutti i poteri.

Inoltre bisogna ricordare il vero pericolo di questa riforma: l’accentramento dei poteri dello Stato ai danni di cittadini, comuni e regioni. Il Governo può superare tutti i veti imponendo qualsiasi porcheria e veleno dichiarato come “interesse nazionale”. Con buona pace della paura di tutti i cittadini che hanno paura di ammalarsi e di morire a causa della distruzione dell’ambiente scambiata per costruzione, sviluppo e lavoro.

Ecco perché vi invito caldamente a votare e a far votare NO domenica 4 dicembre, dalle 7 alle 23. Vi supplico, vi scongiuro: scongiuriamo queste sciagure. Scongiuriamo la modifica di mezza Costituzione, e scongiuriamo la distruzione dell’ambiente, votando e facendo votare NO. Grazie.

IN NOME DELL’INTERESSE (MULTI)NAZIONALE


interesse-nazionale

Interesse Nazionale. Due parole che mi fanno rabbrividire. Un concetto che mi mette la pelle d’oca, se penso alle sue conseguenze. E’ uno dei motivi che mi fa votare NO al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Il c.d. “interesse nazionale” riguarda le opere “pubbliche”, cioè quelle che dovrebbero servire per lo sviluppo economico dell’Italia.

Grazie a questa riforma lo Stato acquista un potere che va a superare tutti gli ostacoli e i veti di ciascun individuo e regione. Due parole che sovrastano qualsiasi tentativo di veto. Con questa riforma il Governo potrebbe dichiarare “di interesse nazionale” qualsiasi porcheria e industria di veleni e di morte: discariche, inceneritori, depositi di scorie nucleari, centri commerciali, palazzi, grattacieli, super condomini, acciaierie, raffinerie, centrali a carbone, concerie, trivellazioni, fabbriche di bombe, poligoni di tiro, eccetera…

Insomma, tutte queste opere potrebbero essere dichiarate di “interesse strategico nazionale”. Con buona pace dei soliti noiosoni ambientalisti sempre pronti a dire NO a tutto, dei cittadini preoccupati per la loro salute e dell’aria che respirano i loro figli, dei comuni e delle regioni. Se vince il sì vince l’interesse (multi)nazionale. Sì, perché in realtà chi ci guadagna sono proprio le multinazionali dei veleni, che fanno campare gli Stati, ma che fanno crepare le solite capre che siamo noi, i cittadini comuni.

Ricordatevi questo termine: “Clausola di supremazia”. E’ questo il “pacco” che contiene questa “riforma”, e che consente al Governo di avvelenare il Paese. Ecco perché vi invito fortemente a recarvi alle urne il 4 dicembre prossimo, e inondare di NO questo governo di nominati, di non eletti, di padroni in grado di sovrastare qualsiasi ostacolo e di avvelenare il nostro presente e futuro.

TRIVELLATORI ALL’ATTACCO


trivellazioni

Gli effetti scellerati del fallito referendum sulle trivellazioni del 17 aprile scorso si fanno sentire. Un gruppo di trivellatori norvegesi, la TGS-Nopec chiede al Ministero dell’Ambiente l’autorizzazione a ricercare petrolio sui fondali sardi, con la speranza di trovarne, vicino al Santuario dei Cetacei.

La loro arma è il cannone ad aria compressa, che spara bolle in grado di generare suoni tra i 240 e i 260 decibel, mediante una tecnica chiamata “sismica a riflessione”. Insomma, una cannonata di onde che dovrebbe aiutare a capire se sotto al fondale c’è una sacca di idrocarburi. Questa operazione potrebbe provocare l’allontanamento di delfini, capodogli, tartarughe e balene.

Non è bastato il coro di no da parte di Regione, Comuni costieri, Associazioni ambientaliste e politici. L’azienda, che trivella per conto terzi, si rivolge al Ministero dell’Ambiente. E il Ministro Galletti che farà?

PERCHE’ VOTARE NO AL REFERENDUM


io-voto-no

Il 4 dicembre prossimo si vota per il referendum costituzionale, per confermare le modifiche apportate dal Governo e dal Parlamento alla Costituzione Italiana. Il referendum è valido anche senza il quorum, perché confermativo, non abrogativo, perciò contano i soli voti effettivi.

Il quesito è il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?». Si vota sì per confermare le modifiche, si vota no per per annullare le modifiche.

Il suscritto quesito è stato contestato duramente da Sinistra Italiana e dal MoVimento 5 Stelle, addirittura fino ad arrivare ad un ricorso al TAR, il quale si pronuncerà in merito tra una settimana. Oggetto della contestazione è il testo del quesito, che sarebbe fuorviante annunciando finalità che non sarebbero pienamente perseguite dalla riforma, celando quelli che sono gli aspetti negativi della stessa. I pentastellati chiedono un quesito più imparziale e in cui siano elencati tutti gli articoli della Costituzione che saranno modificati in caso di vittoria del sì.

Perché votare no? A mio motivo per due ragioni:

1 – C’è una ragione di fondo che mi spinge a dire no, e riguarda il merito della riforma pasticciata: i senatori non vengono più eletti. “E perché? Con il porcellum venivano eletti? Siamo anni che non li votiamo più”. Questo è vero, ma se il porcellum è stato dichiarato incostituzionale proprio a causa delle liste bloccate e quindi dell’ineleggibilità dei senatori, ora perché me lo riproponi?
Altra ragione: i senatori, oltre ad essere ineleggibili godono dell’immunità parlamentare. Altro motivo di incostituzionalità. Infine: viene abolita solo una parte del Senato. O lo abolisci del tutto, o reinserisci la possibilità di eleggere i nostri candidati.

2- La seconda è una ragione di “vendetta”: vi ricordate la battaglia di Renzi per far boicottare (e in parte ci è riuscito) il referendum sulle trivellazioni in mare? Vi ricordate che “l’astensione è una scelta legittima”? Perché ora tutta questa enfasi per invitare i cittadini a partecipare al referendum, che essendo costituzionale non ha bisogno del quorum? Da quanti mesi sta predicando di andare a votare?

Facciamolo fallire! Se tutti coloro che hanno votato SI al referendum sulle trivellazioni in mare, e sono 13 milioni di italiani, si scomodassero per votare NO a questa riforma sbagliata, pasticciata per far fallire Renzi e i suoi intenti, quest’ultimo ne dovrebbe trarre le dovute conseguenze. Vendichiamoci, inondiamolo di NO, e poi… salutiamolo. CIAONE! E allora saremo noi ad alzare i calici.

POLCEVERA: NUOVO SVERSAMENTO


liquido polcevera

Ancora uno sversamento nel Fiume Polcevera, stavolta di un liquido infiammabile. E’ successo ieri sera, e i Vigili del Fuoco sono a lavoro in zona San Quirico, poco distante dal luogo dove lo scorso 17 aprile si è rotto l’oleodotto che ha sversato tonnellate e tonnellate di petrolio. I cittadini lamentano un forte odore di benzina. Anche l’Arpal, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Liguria, sta effettuando i rilievi del caso.

Intanto il Ministro dell’Ambiente Galletti ha voluto effettuare un suo sopralluogo, tranquillizzando la popolazione sul fatto che la situazione sia sotto controllo, e che  non c’è emergenza.

Fonte: ecoblog.it

E’ partita la campagna referendaria del Premier Renzi per le riforme costituzionali. E’ partita addirittura cinque mesi prima della data del referendum, che si terrà ad Ottobre. E comincia a dire già da ora che ha bisogno di tanti voti per poter portare a casa le riforme. C’è chi dice sempre no, e siamo noi. E c’è, sostiene Renzi, chi dice sì al futuro.

Noi che diciamo no siamo i retrogradi, siamo gli antisviluppo, siamo coloro che bloccano l’Italia, siamo coloro che non vogliamo il futuro, siamo coloro che vogliono che l’Italia sia ferma, bloccata. Intanto prima l’ha bloccata lui l’Italia, l’ha invitata lui a rimanere ferma, a rimanere a casa, o ad andarsene al mare, il giorno del primo disastro del Polcevera, il giorno del primo castigo, la notte subito dopo il referendum.

Lui e l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si sono spesi per invitare i cittadini a rimanere fermi, bloccati, nelle loro case, e non andare a votare il referendum sulle trivellazioni al largo delle (e anche vicino alle) nostre coste. Ora, addirittura si spende cinque mesi prima per smuovere l’Italia ad andare a votare?!

Ma che ipocrisia è mai questa? Anch’io invito ad andare a votare al referendum di Ottobre, tutti i 13 milioni di italiani che hanno votato Sì contro le trivellazioni in mare. E a travolgerlo di NO.

Ma come? Prima invita a non andare a votare, ora si sveglia cinque mesi prima per invitare la gente ad andare alle urne? Ha forse paura che vincano i NO? Ha forse paura che i suoi sostenitori (a proposito, dove sono?) non vadano a votare?

Sì, perché a differenza di quel referendum che ha voluto boicottare, questo è valido anche se non va a votare nessuno. Ogni SI e ogni NO ha il suo valore. Così come avrebbe dovuto essere per il referendum abrogativo, quello della legge sulle trivellazioni. Avrei votato SI, almeno all’Italicum, ma voto NO, anche a costo di pentirmene, per come si è comportato. Per aver voluto boicottare il referendum.

Ad ottobre inondiamolo di NO.

PRIMA LEZIONE: DISASTRO AMBIENTALE IN LIGURIA


petrolio polcevera

Disastro ambientale ieri notte in Liguria a causa della rottura di un oleodotto, che ha causato lo sversamento, nel letto del fiume Polcevera, di migliaia di litri di petrolio. Ironia della sorte, questo disastro ambientale è avvenuto esattamente nelle stesse ore in cui si votava per il referendum sulle trivelle.

Questo è ciò che rischiamo continuando a investire sulle energie fossili: una fonte energetica obsoleta, antieconomica e antiecologica che distrugge la nostra salute ed il nostro ambiente. Questo è il disastro che ci siamo andati a cercare per via del forte astensionismo sul referendum per smantellare le trivelle. E questa è solo una prima (ma spero unica) lezione. Un primo (ma spero unico) castigo, per non aver fermato i petrolieri.

Questo è ciò che provoca lo sviluppo voluto dal Governo Renzi. Questi sono gli unici posti di lavoro che il Governo vuole mantenere e aumentare. Queste sono le conseguenze della maledizione del lavoro sporco, l’unico tipo di lavoro che un Governo amico dei petrolieri sa dare. “L’albero buono non può dare frutti cattivi, né l’albero cattivo può dare frutti buoni“. Dai frutti che dà si riconosce una persona. E anche un Governo.

L’unica salvezza è investire fortemente sulle energie rinnovabili: eolico, fotovoltaico, idroelettrico, geotermico, eccetera. Cosa che il Governo Renzi si rifiuta di fare, e mentisce spudoratamente, dicendo che sta investendo sulle energie rinnovabili.

E’ strano però che da quando c’è lui gli incentivi a petrolio, carbone e gas crescono, e quelli alle fonti rinnovabili diminuiscono. Nel 2012 erano entrati in esercizio quasi 150mila nuovi impianti fotovoltaici, mentre nel 2014, anno di insediamento del Governo Renzi, i nuovi impianti entrati in esercizio sono stati appena 722.

Fonte: Repubblica.it

Non è possibile chiudere gli occhi di fronte all’evidenza: petrolio = morte, rinnovabili = presente e futuro. Non è possibile continuare a far finta di nulla. Il petrolio e le energie fossili danneggiano, inquinano, danno pane avvelenato, morte, tanta sofferenza. Basta con le energie fossili, basta con il petrolio, basta con le infrastrutture sporche. E’ il momento di cambiare, sul serio.

ALCUNE RIFLESSIONI SUL REFERENDUM DI IERI


fac simile scheda

Non si è raggiunto il quorum per il referendum sulle trivellazioni in mare. Renzi esulta, brinda, alza i calici per i posti di lavoro salvati. Ma i posti di lavoro che ha salvato, e i posti di lavoro che ha dato finora sono solo quelli che danneggiano l’ambiente e ci avvelenano.

Se ci pensate bene: prima l’Ilva, con mille decreti Salva-Ilva e salva produzione (con i proprietari indagati per disastro ambientale doloso e inquinamento), poi il decreto ambiente sulle norme ambientali nel Codice Penale con l’aggiunta di una parolina “abusivamente” che taglia le gambe alle speranze dei familiari delle vittime dell’amianto e delle vittime dell’ILVA, perché l’ILVA non è abusiva, perché le fabbriche di amianto non sono abusive.

Pochi giorni fa aprendo il cantiere per l’estrazione di petrolioTempa Rossa” in Basilicata (con i proprietari della Total arrestati per disastro ambientale, inquinamento e sversamento sulle acque di liquidi velenosi). E infine con il Decreto Sblocca-Italia che dà il via alle perforazioni per l’estrazione di gas e di petrolio a largo delle nostre coste (e anche vicino) a tempo indeterminato.

Lui brinda per aver dato lavoro. “Alziamo i calici“, inneggia. Per i posti di lavoro che non si sono persi! Mentre nel 2015 si sono chiuse 150 stalle e 120mila posti di lavoro sono andati persi (leggete qua). Per loro non c’è salvezza. Per noi giovani il lavoro a tempo indeterminatonon esiste più“, è cosa vecchia, passata, da cambiare. Come non esistono più 4.000 posti di lavoro nel settore dell’energia eolica (leggete qua). Per loro il Governo non si è impegnato a salvare i posti di lavoro. Per i petrolieri e i trivellatori il lavoro è diventato a tempo indeterminato. Anche grazie all’esito di questo referendum, per via del quorum che non si è raggiunto.

Ma, dati del viminale (leggete qua), coloro che nel complesso, tra italiani residenti all’estero e votanti qua in Italia, hanno votato, sono stati 13.334.764. Quasi tredici milioni e mezzo di italiani hanno votato per l’abolizione della legge che consente (purtroppo tutt’ora) di rinnovare, alla scadenza, la concessione delle piattaforme anche entro le 12 miglia, a tempo indeterminato, fino ad esaurimento dei giacimenti di petrolio e di gas.

Se confrontiamo i tredici milioni di voti con i risultati del PD alle ultime elezioni politiche, si consta che coloro che sono contrari alle politiche del governo, se fossero un partito, sarebbero il primo partito in assoluto. 13.334.764 contro gli 8.646.034 voti ottenuti alla Camera dal PD (leggete qua). Quasi cinque milioni di persone in più che non condividono le male scelte politiche del PD e del governo.

Ad ottobre ci sarà un referendum confermativo per le riforme costituzionali volute dalla maggioranza del Parlamento. Il referendum sarà valido anche senza il quorum. A differenza dei referendum abrogativi. Sarà un’occasione imperdibile per inondare di NO le riforme volute dal Governo. Una tentata rivincita contro chi vuole solo il nostro male. Uno tsunami di NO senza se e senza ma a tutte queste riforme imposte con autorità che non gli è stata conferita da alcun voto.

Auspico solamente che non avvenga nessun incidente, nè di grandi, nè di piccole dimensioni, nessuno sversamento a mare di gas e di petrolio.

CAPITO PERCHE’ DOBBIAMO ANDARE A VOTARE DOMANI?


VOTA

VOTA SI

VOTA SI 2

Qualunque sia la vostra opinione, stavolta esprimetela, anche per evitare di sprecare 300 milioni di euro per nulla. Per chi ha deciso di andare a votare, suggerisco di andare tutti di mattina, di modo che il quorum si possa raggiungere, e il prima possibile. Di modo che chi è sfiduciato sul quorum possa essere incoraggiato e andare a votare. Avete capito ora perché bisogna andare a votare domani, dalle 7:00 alle 23:00? Avete capito perché bisogna investire solo cinque minuti della propria giornata? Ecco, io più di così non posso fare…

DOMENICA 17 APRILE SI VOTA


Domenica 17 aprile si vota per il referendum sulle trivellazioni al largo delle nostre coste. In quest’ultimo mese ho ascoltato (a volte con disgusto) il dibattito in TV sul referendum, tra i sostenitori del SI, quelli del NO e gli astensionisti. Ne ho viste e sentite di tutti i colori. Soprattutto è la disinformazione a farla da padrona.

E tra gli astensionisti si schierano l’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Premier Matteo Renzi. L’ex Segretario del PD Pierluigi Bersani e il Presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru si schierano invece per il NO, nonostante la Sardegna sia proprio una delle nove Regioni che ha promosso il Referendum a livello nazionale.

Ieri Sky TG24 ha disinformato, sostenendo che si vada al voto soltanto in nove regioni. Il referendum è a livello nazionale. Si vota in tutte le regioni italiane. Invece sono nove le regioni che hanno avviato le raccolte delle firme per il referendum abrogativo. Ecco l’immagine.

sky tg24

Il quesito del referendum, come si vede dal fac-simile della scheda, è il seguente:

Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, 3° periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?

fac simile scheda

Se vince il SI verrà vietato l’ulteriore sfruttamento degli impianti già esistenti una volta che saranno scadute le relative concessioni, ovvero nel 2018. Le piattaforme piazzate attualmente in mare a meno di 12 miglia dalla costa verranno smantellate una volta scaduta la concessione, senza poter sfruttare completamente il gas o il petrolio nascosti sotto i fondali. Non cambierà invece nulla per le perforazioni su terra e in mare oltre le 12 miglia, che proseguiranno, né ci saranno variazioni per le nuove perforazioni entro le 12 miglia, già proibite dalla legge.

Se vince il NO o l’astensione, la normativa non subirà alcuna modifica e le estrazioni in corso potranno continuare sino a che il giacimento non verrà esaurito.

Potranno votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto i 18 anni di età e che sono in possesso della scheda elettorale.

Per votare occorre recarsi al proprio seggio domenica 17 Aprile dalle ore 7:00 alle ore 23:00. Perché il referendum sia valido occorre che vadano a votare il 50%+1 dei cittadini italiani aventi diritto al voto. Per maggiori chiarimenti e informazioni sulle conseguenze del referendum vi invio a questo articolo di Repubblica.

Tra disinformazione, boicotaggio delle notizie, tifo spudorato per il NO e per l’astensionismo da parte delle più alte cariche dello Stato, l’unica cosa certa è che dopodomani, domenica 17 aprile, si vota dalle ore 7:00 alle ore 23:00.

L’unica cosa che vi invito a fare è quella di recarvi alle urne. Se siete favorevoli all’abolizione di questa norma VOTATE SI, se siete contrari e volete mantenere questa norma NON ASTENETEVI, ma VOTATE NO. Sarebbe anche uno spreco di denaro pubblico, visto che, per mala volontà politica di non far raggiungere il quorum non si è voluto accorpare il referendum alle amministrative del 5 giugno. Si sarebbero potuti risparmiare 300 milioni di euro. A questo punto cerchiamo di utilizzarli al meglio, di limitare i danni.

Rechiamoci tutti alle urne. Bastano 5 minuti del vostro tempo. Poi potete pure tornare alla vostra vita di sempre. Ma si deve votare. Ognuno ha diritto di esprimere la propria opinione.

L’ITALIA DICE STOP AL GLIFOSATO


glifosato

L’Italia dice stop al Glifosato in ambito europeo. In America questo erbicida viene utilizzato nella coltivazione di mais e di soia, e viene considerato “probabilmente cancerogeno” dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca su Cancro, e “probabilmente non cancerogeno” dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare.

L’Italia così affianca la Francia nella sua netta opposizione all’ipotesi di prorogare per altri 15 anni l’autorizzazione UE sull’utilizzo dell’erbicida. L’attuale autorizzazione scade a Giugno. L’Unione Europea viene incontro al Commissario Europeo alla Salute Andriukaitis, volendo ridurre l’autorizzazione al massimo per altri otto-dieci anni anziché quindici.

A prescindere dall’esito della votazione, il nostro Paese sta preparando un “Piano Nazionale Glifosato Zero“, basato: sull’implementazione della rete di monitoraggio dei residui di Glifosato su tutto il territorio nazionale; sull’introduzione dei limiti dell’impiego di questo erbicida; e sulla sua definitiva eliminazione entro il 2020. Dopo venti anni di lotte all’utilizzo degli erbicidi, e un referendum che non ha raggiunto il quorum, finalmente l’Italia apre alla loro abolizione.

Fonte: ecquologia.com

L’Italia fa un utilizzo abnorme di questi erbicidi. Si spera che non sia soltanto un annuncio elettorale, ma che seguano i fatti, il più presto possibile.

REFERENDUM 17 APRILE


referendum

Manca un mese e dieci giorni all’appuntamento del referendum contro le trivellazioni in mare al largo delle nostre coste. E’ un referendum abrogativo, il cui testo del quesito è il seguente: «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

Tradotto: Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?“. Se il referendum passa, alla scadenza delle concessioni già in atto le aziende non potranno più rinnovare la concessione, e quindi non potranno più trivellare. Affinché l’esito del referendum sia valido, è richiesta la partecipazione al voto della maggioranza degli aventi diritto (quorum). La norma sarà abrogata se il numero dei voti favorevoli avrà superato il numero dei voti contrari.

Intanto il Mare Adriatico soffre delle trivellazioni già in atto, tanto che le cozze e i sedimenti sono contaminati vicino alle piattaforme (attualmente ospita ben cento piattaforme offshore, installate a partire dagli anni ’60).

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Ecco dunque cosa provocano le trivellazioni. Non ne vale la pena. Vale la pena, invece, il 17 aprile andare a votare il referendum abrogativo delle trivellazioni entro le 12 miglia dalle nostre coste. Andiamo in massa a votare. Trivelliamo di SI (all’abrograzione) la legge del Governo abusivo. SI vota.

ACQUA: PERICOLO PRIVATIZZAZIONE


acqua pubblica

In Italia i referendum rappresentano la volontà popolare su molti temi, e vengono sempre rispettati. EEEEEEEE!!!… Fino a una prossima legge che lo metta in discussione. E’ il caso dell’acqua.

Nel 2011, ben 27 milioni di italiani si sono espressi su quattro referendum che hanno sfondato il quorum, rimasto irraggiungibile per molti anni. Due di questi erano sull’acqua. E hanno deciso che l’acqua deve rimanere pubblica, cioè che nessuno si arroghi il diritto di dire “l’acqua è cosa mia, e dunque di trarne profitto, magari facendo schizzare le bollette e fornendo acqua meno pura e senza controlli sulla sua qualità. Ma si sa, “di che ti stupisci, siamo in Italia“. Questa è una risposta che anch’io do a chi si stupisce di tutto questo marcio. Come se fosse un alibi essere in Italia. Come se in Italia è normale che le cose funzionino in questo modo.

E menomale che gli anticorpi ce li abbiamo pure noi, che ci difendono da questo “virus”: comitati, associazioni, gente comune che si ribella al modo di essere e di pensare dell’Italiano Medio. Uno di questi si chiama Marco Bersani, portavoce del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. In questo articolo troverete una sua intervista nella quale esprime tutta la sua perplessità per le ultime leggi che tentano di aggirare l’esito referendario.

L’acqua è e deve rimanere pubblica. Così come tutto ciò che riguarda la natura, affinché nessuno si senta padrone, e perciò libero di farne ciò che gli pare e gli piace, anche di distruggerla; ma affinché ciascuno si senta amministratore responsabile di qualcosa che deve restituire e rendere conto di come lo ha utilizzato. E deve renderne conto di fronte a Dio e ai propri figli.

I DIKTAT CRIMINAMBIENTALI DELL’EUROPA


acqua

Dall’obbligo di coltivare OGM alla produzione di bevande al gusto di arancia senza arancia, o di cioccolato senza cioccolato; dalle guerre internazionali all’austerity; dalla globalizzazione alimentare all’obbligo di privatizzare l’acqua. L’Europa dimostra di commettere crimini contro l’ambiente e l’umanità, con questi suoi diktat, con queste sanzioni che minaccia. L’Europa dominata dai “cristiano-popolari“, che di cristiano non hanno nulla, sta sfornando leggi e imposizioni assurde, che non c’entrano nulla con la loro cattolicità o cristianità. Anche perché in questi anni si è lasciata pure derubare, nella mai nata Costituzione Europea, la dichiarazione di un’Europa con radici cristiane, per non offendere quelli delle altre religioni, poverini. E questo sempre i “cristiano-popolari” (PPE).

Ora l’Europa, da anni, ci chiede sacrifici pesantissimi. Anche quella di privatizzare la nostra acqua. Al di la dei referendum che nel 2011 hanno sancito a larghissima maggioranza (uno dei pochi referendum a superare il quorum) la necessità che l’acqua rimanga senza un padrone, che nessuno tragga profitto dall’acqua. “Ce lo chiede l’Europa“. E’ questo che da anni ci sentiamo dire per farci ingoiare i rospi. Che senso ha continuare a stare in un’Europa che chiede tutto, anche il nostro necessario, e non ci dà nulla, se non delusioni e dolori?

SGOMBERATO IL GEZI PARK


sgomberato il gezi park

La polizia anti-sommossa turca ha fatto irruzione al Gezi Park sgomberando il campo cuore della protesta iniziata 18 giorni fa. Dopo le cariche con lacrimogeni e idranti in piazza Taksim, la polizia ha distrutto le tende dei dimostranti. Secondo testimoni, alcune persone sono rimaste ferite e sono state portate in ambulanza in un vicino ospedale. Oltre 100 autobus erano stati parcheggiati nelle vicinanze per portare via le centinaia di manifestanti che sono stati fermati dalla polizia. Secondo il sito Hurriyet, al momento dell’inizio delle cariche nel parco vi era moltissima gente, compresi bambini e anziani.

E ora? Inizieranno ad abbattere gli alberi o aspetteranno la sentenza della Corte e faranno il referendum? Ai posteri l’ardua sentenza.

ERDOGAN PROPONE REFERENDUM SUL GEZI PARK


gezi park

Il Premier turco Erdogan propone un referendum sul Gezi Park per tentare di sedare le proteste della popolazione turca. Lo ha dichiarato al termine di un incontro tra governo e parti sociali.

“Crediamo sia necessario che Gezi Park rimanga un parco, le violenze devono terminare e un’indagine deve assicurare i responsabili alla giustizia. Speriamo che il dialogo vada avanti dopo la fine delle violenze” ha detto Ipek Akpinar, una delle partecipanti all’incontro. Ma secondo i manifestanti è solo un incontro truffa.

Voi cosa ne pensate?

ECCO PERCHE’ IL PD NON ACCETTA RODOTA’


rodotà

E’ cronaca politica di questi giorni il suicidio politico del Partito Democratico, che invece di convergere sul nome di Rodotà, inneggiato anche da tanti cittadini fuori dal Palazzo e da milioni e milioni di giovani sulla rete, ha preferito a lui prima Marini, poi Prodi, e poi, visto il disinteresse per Rodotà, è andato in ginocchio da Re Giorgio Napolitano, e tutti, anche PdL, Scelta Civica, Lega… per chiedere di riaccettare un secondo mandato.

Al PD Rodotà non va giù, perché il Costituzionalista ha sostenuto con forza il referendum sull’acqua pubblica, che il tandem PD-PdL voleva privatizzare. Rodotà sarebbe stato il Presidente dei Beni Comuni, che, quando era giurista, voleva, assieme agli altri giuristi e a tutti i movimenti, tutelare e difendere con una legge ad hoc. Infatti secondo una proposta di Rodotà, i Beni Comuni “non rientrano nella specie dei beni pubblici, poiché sono a titolarità diffusa, potendo appartenere non solo a persone pubbliche, ma anche a privati. Ne fanno parte, essenzialmente, le risorse naturali, come i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque; l’aria; i parchi, le foreste e le zone boschive; le montagne di alta quota, i ghiacciai e le nevi perenni; i tratti di costa dichiarati riserva ambientale; la fanua selvatica e la flora tutelata; le altre zone paesaggistiche tutelate. Vi rientrano, altresì, i beni archeologici, culturali e ambientali“.

E prosegue: “la possibilità di loro concessione a privati è limitata. La tutela risarcitoria e la tutela restitutoria spettano allo Stato. La tutela inibitoria spetta a chiunque possa fruire delle utilità dei beni comuni in quanto titolare del corrispondente diritto soggettivo alla loro fruizione.
Per quel che riguarda propriamente i beni pubblici, appartenenti a soggetti pubblici, si è abbandonata la distinzione formalistica fra demanio e patrimonio, introducendosi una partizione sostanzialistica”.

Ditemi voi se questa non è la legge più ambientalista che sia mai stata progettata in Italia? Ma ciò cosa avrebbe voluto dire? Che se i privati volevano andare a sfruttare tutto quell’immenso patrimonio di risorse naturali che noi abbiamo, dall’acqua al suolo per intenderci, veniva messo sotto chiave, e che dunque se lo si intendeva usare lo si doveva fare rispettando leggi molto stringenti e dopo che i cittadini fossero stati d’accordo. Quella legge se fosse stata sostenuta da Stefano Rodotà in quanto Presidente della Repubblica Italiana, avrebbe spazzato in un colpo solo da nord a sud dalla Tav al Muos. Ovvero a tutti quei cavalli di battaglia politici cavalcati da Pd e PdL a tornate alterne.

Ecco perché al PD non va giù Rodotà. Con Re Giorgio i “misericordiosi” (coloro che concedono il condono edilizio e fiscale) sono perdonati. Ed ecco che vogliono eliminare il Ministero dell’Ambiente.

REFERENDUM ILVA NULLO: MANCA IL QUORUM


Ilva

Non si è raggiunto il Quorum sul referendum consultivo di ieri sulla chiusura parziale o totale dell’Ilva. La gente probabilmente non se l’è sentita di scegliere tra salute e lavoro.

Il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli, denuncia però la mancata informazione, una vera e propria opera di “boicotaggio” dell’informazione sul referendum cittadino, che ha impedito di raggiungere il 50% + 1 dei votanti, il fatto che il Sindaco abbia tagliato del 50% i seggi elettorali e i relativi scrutatori, e il fatto che Grillo, che già si era mobilitato per il referendum contro l’inceneritore in Val d’Osta, non si sia mobilitato per informare i cittadini sul referendum pro/contro ILVA: “non un comizio, non un post o una dichiarazione sul suo blog“.

Eppure nel programma del MoVimento 5 Stelle c’è un punto che chiede l’abolizione del Quorum per i referendum abrogativi e consultivi, che sarebbero validi anche senza Quorum. Chi sa se varrà retroattivamente, e dunque anche per questo referendum, oppure solo per i successivi alla proposta. Che comincino a proporla questa benedetta riforma dei referendumTaranto insegna che non si può continuare su questa strada.

REFERENDUM A TARANTO PRO/CONTRO ILVA


Ilva

Per Domenica a Taranto è stato indetto  un referendum cittadino pro o contro ILVA. Tra la disperazione di chi teme di perdere il lavoro, e la disperazione di chi teme di perdere la propria famiglia, dilaniata da disoccupazione e malattie.

La Corte Costituzionale ha decretato “legittimo” il Decreto “Salva-Ilva” del Governo Monti. Tuttavia un referendum potrebbe, non dico “ribaltare” la sentenza, ma quanto meno far riflettere le istituzioni su soluzioni alternative al mostro.

Due sono i quesiti del referendum. Il primo quesito recita: ” Volete voi, cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute, nonché la salute dei lavoratori contro l’inquinamento, proporre la chiusura dell’acciaieria Ilva?“. Il secondo è più specifico: “Volete voi, cittadini di Taranto, al fine di tutelare la vostra salute e quella dei lavoratori, proporre la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva, maggiore fonte di inquinamento, con conseguente smantellamento dei parchi minerali?“.

La vittoria dei NOsalverebbe” l’Ilva e scongiurerebbe la chiusura degli impianti e la conseguente perdita del lavoro da parte degli operai. La vittoria dei imporrebbe la ricerca di un’alternativa legata ad un’idea di sviluppo sostenibile.

Ai posteri l’ardua sentenza.

FIRMA LA PETIZIONE EUROPEA PER L’ACQUA PUBBLICA


acqua pubblica

E’ online la petizione per chiedere all’Europa di rendere pubblica tutta l’acqua: già 1 milione le firme raccolte ma si deve andare oltre e arrivare a 2 milioni di firme entro il prossimo settembre.

L’iniziativa è dei Rete europea dei movimenti per l’acqua pubblica e Forum italiano dei movimenti per l’acqua che hanno adottato l’ICE ovvero Iniziativa dei cittadini europei, strumento entrato in vigore nell’aprile del 2012 e che consente agli europei di proporre alla Commissione Europea un’iniziativa legislativa attraverso la raccolta di un milione di firme in almeno sette paesi dell’UE nell’arco di 12 mesi.

Scrivono i movimenti europei per l’acqua pubblica nella scheda di presentazione dell’ICE:

Esortiamo la Commissione europea a proporre una normativa che sancisca il diritto umano universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, come riconosciuto dalle Nazioni Unite, e promuova l’erogazione di servizi idrici e igienico-sanitari in quanto servizi pubblici fondamentali per tutti.

ATTIVISTI DEL FORUM SULL’ACQUA PUBBLICA DAVANTI AL PARLAMENTO


acqua pubblica

E’ iniziata alle dieci una raccolta firme degli attivisti del Forum Italiano dei Movimenti sull’Acqua Pubblica davanti al Parlamento. Hanno raccolto le firme e hanno consegnato ai neo eletti un “kit dell’acqua“, uno strumento attraverso il quale i nuovi eletti potranno trarre elementi utili per ripubblicizzare il servizio idrico in tutta Italia e rispettare la democrazia, applicando i risultati referendari del giugno 2011 e approvando la legge di iniziativa popolare sull’acqua depositata nel 2007.

E’ ora di ripubblicizzare l’acqua. E’ ora di rispettare il nostro voto. E’ ora che la prima delle 5 Stelle del Movimento capeggiato da Grillo cominci a splendere in Parlamento e ricominci ad illuminare l’Italia, l’Italia che ha già scelto, con 27 milioni di voti di Sì all’acqua pubblica.

INDIPENDENTISMO SARDO CONTRO I PARTITI ITALIANI NELLA VICENDA CARBOSULCIS


Gli Indipendentisti solidarizzano coi minatori, i politici italiani con la miniera.

E’ dalle viscere di Nuraxi Figus che viene alla luce il fallimento e le bufale dei partiti italiani: destra e sinistra solidarizzano con una impresa in perdita, proponendo un irrealizzabile progetto faraonico di rilancio del sito minerario per un costo che sfiora i due miliardi di euro (pagati dalle vostre tasche ovviamente), e ben sapendo di non avere alcun futuro.

L’indipendentismo e l’autonomismo rispediscono al mittente la solidarietà del Capo di Stato Napolitano e si oppongono alle trovate propagandistiche e all’ennesimo sperpero di denaro pubblico: impensabile tenere in vita un indotto destinato al fallimento e alla chiusura illudendo poche centinaia di lavoratori. Tutti i principali partiti Sardi, senza distinzioni ideologiche di destra e sinistra, propongono la migliore soluzione adottata dall’Europa e dal Nord America nei processi di deindustrializzazione: bonifiche ambientali, edilizia ecosostenibile, energie alternative, turismo, riconversione economica del comparto manifatturiero (logistica, cantieristica nautica, ecc). Urgono ammortizzatori sociali, formazione professionale dei disoccupati e reimpiego.
Sardigna Natzione, Rossomori, Fortza Paris, ProgReS, PSD’AZ, Sardigna Libera, IRS e tanti altri si collocano sul piano della responsabilità. “Il Popolo Sardo – affermano alcuni nazionalisti su internet – abbandoni il politicantismo italico nella deriva del cimitero sociale che ha contribuito a creare”.

Stampa, sindacati e partiti centralisti non convincono più, in poche ore, tutti i principali spazi del web che hanno contestato la miniera del Sulcis (e le produzioni di alluminio dell’Alcoa) hanno registrato migliaia di visite.
Esiste una consistente fascia della nostra Pubblica Opinione che ha bisogno di ragionare con la propria testa. E del resto, il mezzo milione di Sardi che allo scorso referendum ha votato contro i privilegi della politica e per la Costituente che dovrebbe riscrivere le regole dell’Autonomia Sarda sono un sintomo del malcontento che nessuno può permettersi di sottovalutare. I Sardi hanno diritto alla propria lingua, alla propria cultura e alla sovranità in materia di programmazione economica.

Come favorire una riconversione economica del territorio e salvare gli operai? Intanto facendo valere l’art. 12 dello Statuto Autonomo, delineando i punti franchi per defiscalizzare il costo del lavoro e dell’energia, attirando nuovi capitali.

(FONTE: Sa Natzione)

Come non condividere la loro opinione e le loro proposte?

LIVE EARTH: E’ CAMBIATO QUALCOSA?


Cinque anni fa, il 7 luglio 2007 (7/7/7) il mondo si è mobilitato: 150 artisti e gruppi musicali si sono esibiti in quel giorno in 8 grandi città del mondo, per chiedere l’abbattimento delle emissioni inquinanti, di co2, di gas serra, la fine dell’età del petrolio e del carbone, e l’alba di una nuova età: l’età del rispetto dell’ambiente, e dell’energia pulita e rinnovabile, dello sviluppo corretto, sensibile e sostenibile.
Ma nonostante questa volonta ultra popolare (oltre due miliardi di persone hanno seguito il live earth in tv, senza contare quelli che l’hanno seguito dal vivo), la situazione sembrerebbe migliorare, ma solo leggermente, per via dei cittadini privati che installano sui loro tetti pannelli fotovoltaici, accrescendo così anche in Italia lo sviluppo delle fonti rinnovabili e pulite. Tuttavia questo è troppo poco. Anzitutto non c’era un solo concerto in Italia, e questo la dice lunga sulla volontà dei nostri politici nei confronti dei temi ambientali (e infatti si vedono i continui attentati in conto di tagli al 55% sugli incentivi agli impianti fotovoltaici domestici, poi sempre scongiurati). Aumenta sempre più la cementificazione, e i rifiuti non sono gestiti bene (inceneritori e discariche al posto di raccolta differenziata e riciclaggio).
Nel successivo G8 si è deciso di abbattere il prezzo del petrolio… volendo costruire MILLE centrali nucleari in tutto il mondo, senza considerare minimamente le fonti rinnovabili. In Italia volevano costruire da 4 a 16 centrali nucleari, individuando già i siti (senza rivelarli alla popolazione) dove dovevano aprire i cantieri. Anche questo attentato scongiurato dal referendum del giugno 2011.
Poi è entrato il Governo Monti, che per “salvare l’Italia” ha impugnato il machete tagliando tutto E SOLO il necessario, e tassandoci fino all’ultimo centesimo, senza tagliare loro un solo centesimo di privilegi, e investendo i nostri soldi per acquistare novanta cacciabombardieri da venti milioni di euro ciascuno. E le fonti rinnovabili? Sempre più oltraggiate (vedere eolico).
La lotta per noi ecologisti sarà dura e lunga, ma saremo sempre più determinati, perché le nostre richieste, che siamo il Popolo del Live Earth, vengano ascoltate e messe in pratica.

NON PROVATE A SVENDERE L’AMBIENTE E IL PATRIMONIO PUBBLICO!!


Voi, politecnici,
che ci insegnate il sacrificio, caricando SOLO sulle nostre spalle il peso dell’austerità,
che ci sovraccaricate di accise per la benzina per finanziare le NOSTRE disgrazie (a quando finanziare le vostre?),
che tagliate col machete tutto ciò di cui abbiamo bisogno, con la scusa della “punturina per guarire“,
che in Europa pensate a salvare le banche, e mai le famiglie e le aziende in estrema difficoltà,
che ci tagliate tutti i servizi essenziali e fondamentali, come l’istruzione e la sanità,
che con il NOSTRO necessario per vivere (non patrimonio, non soldi,  ma necessario per vivere) finanziate la guerra in Afghanistan e cacciabombardieri da 20 milioni di euro ciascuno,
che tagliate sul futuro che deve diventare PRESENTE grazie al referendum di un anno fa, sulle energie rinnovabili, puntando ancora sulle energie sporche,
che puntate sugli OGM,
che non vi tagliate le indennità,
che non vi tagliate i privilegi e i favori,
voi, veri professori, insegnanti e maestri della corruzione,
che non tagliate una sola autoblu,
che ci avete già preso in giro sul fatto del lavoro “monotono”,
che ci avete preso in giro con il Decreto Anticorruzione, ma solo dal 2018,
che “non abbiamo bisogno di un’altra manovra” perché avete paura di pagare VOI adesso,
che ci dite “demagogici“, “ideologizzati“, “antipolitici“, “strumentalizzatori” se ce la prendiamo contro di voi,
NON PROVATE A TOCCARE ANCHE IL NOSTRO PATRIMONIO PUBBLICO, AMBIENTALE, NATURALISTICO, STORICO, ARTISTICO E CULTURALE!!
NON PROVATE A VIOLARE L’ARTICOLO 9 DELLA COSTITUZIONE, PRINCIPIO FONDAMENTALE!!
NON PROVATE A SVENDERE E CEMENTIFICARE IL NOSTRO TERRITORIO!!

GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA 2012


Cari Amici,
oggi si celebra il World Water Day 2012: la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, per promuovere la gestione equa e sostenibile delle riserve idriche del Pianeta.
Ad oggi l’89% della popolazione mondiale, pari a 6,1 miliardi di persone, ha accesso all’acqua di qualità sufficientemente alta per scongiurare il rischio di malattie infettive ed intossicazioni da contaminazione delle falde.
Però ottocento milioni di persone non hanno ancora accesso all’acqua potabile.
Il Pianeta è pieno d’acqua, ma il 97,5% è costituito da acqua salata, dei mari e degli oceani. Gli impianti di desalinizzazione hanno un costo molto elevato (tuttavia ne avremo sempre più bisogno, e al posto di finanziare opere faraoniche, finanziamo queste opere, che servono per il nostro futuro e per il futuro di ogni nazione). Per cui dipendiamo dall’acqua dolce anche per lavarci, cucinare, irrigare e dissetarci.
L’agricoltura è “responsabile” del 92% dei consumi idrici totali. Questa non vuole essere un’accusa all’agricoltura, attività fondamentale per il nostro fabbisogno primario.

Per approfondire vi rimando al sito ecoblog.it, dove potrete trovare maggiori informazioni e altri dati molto interessanti.

L’acqua è un bene prezioso, molto delicato, da gestire con la massima responsabilità e senza cercare profitto. Per questo siamo fieri del referendum del 12 e 13 giugno del 2011, che ha scongiurato che l’acqua venisse gestita da privati, pronti al profitto, a gestire l’acqua in malo modo e a sprecarne tanta. In Italia questo non è possibile. Vorremmo non sia possibile nemmeno nelle altre nazioni. L’acqua è e deve essere pubblica. Per questo vorremmo invitare i politici di buona volontà a presentare una moratoria contro l’acqua gestita dai privati e contro i profitti e gli sprechi che da questa gestione ne deriverebbero. Così come hanno fatto contro la pena di morte, lo facciano anche per l’acqua pubblica, contro la privatizzazione della gestione dell’acqua nel mondo.

IL FU-KUSHIMA


Esattamente un anno fa, l’11 marzo 2011, il Giappone viene scosso da un fortissimo terremoto, oltre il settimo grado della Scala Richter, un terremoto dalle proporzioni devastanti. A seguito di quella scossa nessuna casa, e ripeto, nessuna casa è crollata, segno che i giapponesi sono veramente un popolo attento, ben organizzato, che fanno le cose per bene. Ma la scossa ha causato uno tsunami di enormi dimensioni, il quale ha provocato la fusione del nocciolo di tre dei sei reattori della centrale nucleare di Fukushima. Una serie di incidenti e calamità naturali a catena che hanno messo in ginocchio una superpotenza tecnologica ed economica come il Giappone.
Oltre 19mila tra morti e sfollati, soprattutto a Fukushima, città teatro del terribile incidente nucleare. Gli abitanti della città sono stati evacuati oltre il raggio di trenta chilometri dal luogo dell’incidente.
I giapponesi hanno dimostrato comunque grande compostezza nel loro dolore, grande organizzazione, grande spirito di squadra e di
sacrificio. Sì, sacrificio. Come quello dei cinquanta degli ottocento operai della centrale nucleare di Fukushima, che hanno sacrificato per sempre la loro vita, la loro salute, inondati dalle altissime radiazioni, letali per chiunque, per evitare l’esplosione dell’intera centrale, e quindi per evitare ulteriori disastri. Cinquanta eroi, i nuovi “kamikaze“, i nuovi martiri.
Cinquanta angeli che giorno e notte, senza sosta, hanno lavorato per cercare di scongiurare l’esplosione, e la fissione nucleare. A seguito di quell’incidente il Governo giapponese decide di disattivare 52 delle 54 centrali nucleari  attive in Giappone.
Tutto il mondo politico si è mobilitato, e anche l’Italia, col suo governo favorevole al ritorno del nucleare dopo il referendum del 1987, ha dovuto calmare i bollenti spiriti, e si è arreso solo dopo il grande referendum del giugno scorso, quando gli italiani hanno dato la seconda botta a chi voleva violare la sovranità del popolo.
Siamo fieri di quel risultato, storico come quello del 1987. Dopo tanti anni di referendum falliti (e fatti fallire), stavolta il nostro impegno è stato finalmente premiato.
Siamo stati sempre contrari al nucleare, ben prima dell’incidente di Fukushima, e ci siamo battuti per far raggiungere il quorum. Il nucleare infatti è una buonissima fonte di energia, che produce vapore acqueo, e quindi non emette co2, ma ha tanti difetti e tanti svantaggi:
– le radiazioni che seguono ogni fase di produzione dell’energia;
– l’uranio: materiale non rinnovabile, finito, che si deve lavorare bene prima di essere usato per la produzione di energia;
– l’utilizzo militare: il nucleare serve, non solo per produrre energia, e quindi per scopi civili. Serve anche, purtroppo, per scopi militaristici e bellici, come la costruzione della bomba atomica e delle armi all’uranio impoverito, che hanno causato, soprattutto nella missione balcanica, tanti malati di leucemie, linfomi, e tante, tante morti, soprattutto a seguito di queste terribili malattie;
– in caso di incidente (come quello di Fukushima del 2011, o quello di Chernobyl del 1986), le centrali rilasciano radiazioni in quantità letale per chiunque abiti nelle vicinanze (e non solo nelle vicinanze), tali da rendere inabitabili intere regioni del pianeta;
– la centrale nucleare costa tanto, sia per la sua costruzione, sia per la sua manutenzione, e questo toglierebbe fondi agli investimenti sulle fonti rinnovabili e veramente pulite;
– e infine (ultimo ma non ultimo svantaggio), produce
scorie radioattive, che rimangono tali per 25.000 anni. Scorie che non possono essere depositate in nessuna parte del pianeta. Scorie altamente pericolose.
Per tutti questi motivi siamo sempre stati contrari alla produzione di energia da fonte nucleare.
Fukushima oggi è una città vuota, inabitata, sfollata, e lo sarà ancora per tanto tempo. Vogliamo sperare che incidenti come questo non si verifichino mai più.
No alla costruzione di nuove centrali nucleari, sì al futuro: le energie rinnovabili.