GIORNATA DELLA TERRA 2017


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Oggi si festeggia la Giornata della Terra, l’Earth Day 2017! Ogni 22 aprile, a partire dal 1970 quando si tenne la prima edizione, ricorre la Giornata della Terra, una iniziativa internazionale per sensibilizzare le popolazioni ad un uso rispettoso delle risorse della Natura. Ideata dal senatore statunitense Gaylord Nelson e promosso ancor prima dal presidente John Fitzgerald Kennedy, la prima fu celebrata il 22 aprile del 1970. Coinvolge ogni anno fino a un miliardo di persone in ben 192 paesi del mondo.

In oltre 45 anni, la Giornata della Terra ha contribuito in modo determinante allo svolgimento di iniziative ambientali in tutto il mondo che, nel 1992, portarono all’organizzazione a Rio de Janeiro del cosiddetto Summit della Terra, la prima conferenza mondiale dei capi di stato sull’ambiente. Da allora la Giornata della Terra è anche diventata l’occasione per divulgare informazioni scientifiche, e rendere più consapevoli le persone, sui rischi che comporta il riscaldamento globale e sulle soluzioni che possono essere adottate per contrastarlo.

Ecco alcuni consigli su come aiutare il pianeta, per ridurre la nostra “impronta ecologica”:

  • l’utilizzo di lampadine a basso consumo consente di ridurre di molto la quantità di energia necessaria per illuminare gli ambienti di casa; inoltre, le nuove lampadine LED sono molto più pratiche e durano più a lungo delle precedenti generazioni di lampadine fluorescenti a basso consumo;
  • seguire le indicazioni per la raccolta differenziata – a partire dalla separazione di vetro, plastica, carta e umido – rende più semplice ed economico il riciclo dei materiali, e al tempo stesso contribuisce a ridurre i costi della tassa per i rifiuti;
  • aria condizionata e riscaldamento dovrebbero essere tenuti entro un intervallo di 5 °C in meno o in più rispetto alla temperatura esterna, per ottenere la massima resa e al tempo stesso ridurre i consumi di energia elettrica o gas;
  • mezzi pubblici, biciclette o i piedi sono ottimi sostituti dell’automobile, e una alternativa più salutare (poi, certo, molto dipende dall’offerta di servizi per questo tipo di trasporti nella propria città, ma anche su questo si può migliorare esigendo più attenzione da parte delle amministrazioni cittadine);
  • l’acqua non è una risorsa infinita, oltre al classico consiglio di non lasciare il rubinetto aperto mentre ci si lavano i denti o di preferire la doccia al bagno, è bene utilizzare elettrodomestici come lavatrice e lavastoviglie solo a pieno carico, oltre all’acqua si risparmia qualcosa anche in bolletta;
  • se state pensando di cambiare un elettrodomestico, scegliete quelli di categoria A, che consumano molta meno energia rispetto alla loro resa e sono spesso costruiti con materiali più ecologici;
  • rifiuti speciali come batterie, computer, smartphone e tablet devono essere portati nei centri di raccolta del proprio comune e non lasciati nei normali cassonetti; se il dispositivo è lento, ma funziona comunque ancora, può essere donato a scuole o altre istituzioni.

Ad oggi però si riscontra uno scarso impegno, non da parte dei singoli, ma da parte della politica, per tutelare il pianeta.

PARTITO IL CONCORSO “CASE CHE SEMBRANO FACCE”!


Il design, si sa, è molto importante nella moderna società del bello. Uno acquista qualcosa non tanto perché è utile, ma perché è bello. Anche l’edilizia si sta adattando al bello, al curioso, al simpatico. Perciò in Australia, in una piccola località in provincia di Sydney, hanno indetto il primo concorso “Similar Faces Houses”, che tradotto significa “Case che sembrano facce”.

La casa ritenuta più bella, più divertente, più buffa, verrà premiata con 100.000 dollari australiani, che equivalgono circa a 70.000 euro. Il verdetto verrà decretato da una giuria composta da 5 geometri, 4 architetti e 1 ingegnere edile, che, in base a determinati parametri, valuterà e deciderà quale sarà il vincitore. I giudici avranno tempo fino venerdì 21 aprile, tre settimane di tempo, dopodiché sabato 22 decreteranno il vincitore, il quale verrà premiato sabato 29.

Attenzione però perché i giudici non guardano solo all’estetica, ma all’efficienza della casa, in conto di risparmio energetico, di riduzione dei rifuti, di riciclo, di efficienza energetica, se utilizza o meno il fotovoltaico, se si cura il verde… quindi si guarda anche all’utile. Si unisce l’utile al dilettevole.

Siete curiosi di sapere come sono ste facce? E allora guardiamocele, le case in concorso:

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CARTA DA MOZZICONI DI SIGARETTA


cicche

Non tutti i mali vengono per nuocere. Infatti le cicche di sigaretta possono diventare carta. In Brasile si produce carta ricavata proprio dai mozziconi di sigaretta. Spiagge, parchi, piazze, marciapiedi, in montagna, le cicche si trovano dappertutto, e sono uno dei rifiuti più diffusi in tutto il pianeta.

L’ENEA, l’Ente Nazionale delle ricerche sull’Energia e sull’Ambiente, stima che siano 72 i miliardi di mozziconi di sigaretta che vengono buttati in tutto il mondo, e che non possono essere smaltiti facilmente perché sono altamente tossici, e il materiale di cui sono composti i filtri impiega molti anni per degradarsi completamente. I mozziconi, inoltre, vengono spesso ingeriti da pesci, uccelli e altri animali, che possono soffocare o subire gravi conseguenze dovute alle sostanze nocive in essi contenute.

Così in Brasile si separano i filtri da tutto il resto, e vengono trasferiti in un bollitore in una composizione di acqua e prodotti chimici in grado di scioglierli ed eliminare le loro sostanze tossiche. “Il materiale così ottenuto viene quindi filtrato, pressato ed è così che la massa di cellulosa è pronta ad essere trasformata in carta. La carta prodotta, per ora, è stata utilizzata per ricavarne inviti, copertine di libri, quaderni e scatole portaoggetti. La sua qualità non è la medesima della carta alla quale siamo abituati. Il fascino però sta proprio nel fatto che il risultato finale è ottenuto dal riutilizzo dei rifiuti”.

Fonte: ehabitat.it

Un bel modo per inquinare di meno, e risolvere almeno in parte un problema che deve essere risolto in diversi modi, non solo trasformando i filtri in carta. Cosa ne pensate di questo annoso problema e di questa soluzione? 🙂

ALBERO DI NATALE AMICO DEL MARE


retini

A Serranova, in Provincia di Brindisi, è stato realizzato un Albero di Natale riciclato con 4.500 retini da pesca raccolti in fondo al mare. Ideato dall’Associazione Effetto Serra Nova, l’Albero di Natale “Amico del Mare” è una struttura alta sei metri, realizzato appunto con 4.500 retini di plastica utilizzati per l’allevamento delle cozze, i quali andrebbero smaltiti dai pescatori stessi, ma che finiscono in mare, mettendo a serio rischio la sopravvivenza della fauna marina.

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Infatti animali come tartarughe, uccelli e mammiferi marini muoiono per soffocamento dovuto all’ingestione accidentale di rifiuti scambiati per cibo. In questo modo si salvano gli animali, l’ambiente e l’acqua diventa più pulita e più limpida.

Info e immagini: greenme

E con queste belle immagini, con questa bella notizia, vi auguro un Natale sereno e ricco di felicità, in famiglia o con gli amici, ma sempre in armonia tra di voi e con la natura 🙂

IL RICICLO CREATIVO DIVENTA UN GIOCO


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A Bordighera, in provincia di Imperia, un gruppo di bambini di quarta elementare, assieme alle loro maestre, ha realizzato un gigantesco Babbo Natale realizzato con i tappi delle bottiglie. Utilizzando la tecnica del collage, oltre al Babbo Natale, hanno costruito pure un presepe. Così i piccoli della scuola elementare G. Rodari hanno imparato che oltre per rispettare l’ambiente, il riciclo creativo può servire a far sviluppare in loro la fantasia e soprattutto può diventare un gioco divertente.

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Inoltre, cosa molto importante, queste opere le vendono per raccogliere fondi in favore dei disabili: infatti il ricavato lo vogliono utilizzare per acquistare sussidi sanitari per le persone diversamente abili. Da qualche anno i bambini di questa scuola hanno raccolto tantissimi tappi di plastica, ed ecco a che cosa servivano tutti questi tappi.

Chi rispetta l’ambiente dimostra di essere sensibile, oltre che all’ambiente, anche verso le persone che soffrono. Educando i bambini a difendere e rispettare la natura e le altre persone, si crea una società più giusta, più buona, più umana, più pulita. E allora diffondiamo questa cultura. Viva il rispetto dell’ambiente, viva il riciclo creativo.

LA RINASCITA DELL’INCENERITORE


inceneritore tossilo

A Macomer, in provincia di Nuoro, è attivo da una decina d’anni un inceneritore di rifiuti, che in questo periodo ha già mietuto diverse vittime. E’ la solita guerra tra malattia e salute, tra posti di lavoro e ambiente, tra sviluppo e fame, tra poveri operai e popolazione. Un deja-vu, la solita minestra riscaldata che ci viene offerta dall’Italia.

Ma veniamo ai fatti. Lo scorso luglio il TAR della Sardegna ha bocciato la proposta della Giunta Regionale guidata da Francesco Pigliaru (PD), dell’ampliamento dell’inceneritore di Tossilo, zona industriale di Macomer (NU) (ecco l’articolo). La Giunta Regionale ricorre contro la decisione del TAR (ecco l’articolo), e quest’ultimo accoglie le richieste della Giunta (ecco l’articolo) tra le proteste dei sindaci delle zone limitrofe e dei comitati per il no all’inceneritore (ecco l’articolo).

Ora va in scena la solita diatriba tra ambientalisti e comitati del no da una parte; e industriali e operai dall’altra. Io capisco sia gli uni sia gli altri. Capisco gli operai che temono di perdere il loro posto di lavoro, e capisco (e sto dalla parte de)gli ambientalisti preoccupati per la salute e per l’ennesimo tentativo di inquinare l’ambiente da parte degli industriali e dei poteri forti.

A mio avviso si potrebbe creare un centro di riciclaggio di ogni sorta di rifiuti provenienti da ogni parte della Sardegna di modo che essi abbiano una seconda vita, e gli operai dell’inceneritore siano trasferiti nel loro nuovo lavoro. Ma la mala volontà politica di volere a tutti i costi incenerire la Sardegna prevale sempre sul buonsenso.

NASCE IL SUPERMERCATO “SFUSO”


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Nasce a Berlino il primo supermercato “sfuso”, vale a dire che vende prodotti senza traccia di imballaggi. Si chiama Original Unverpackt. In questo supermercato la gente si porta le buste da casa propria e acquista solo quello che le serve. Non è un supermarket di grandi marche, ma di prodotti puramente locali e soprattutto biologici.

Le due fondatrici Sara Wolf e Milena Glimbovski l’hanno aperto dopo aver organizzato una raccolta fondi importante, per merito di “una crescente domanda di prodotti e servizi che si occupano di sostenibilità”. E’ questione di educazione alimentare: tutto ciò che è sfuso non ha additivi chimici, non ha conservanti, non è “a lunga scadenza”, ma è sano, biologico e puro.

Nasce un nuovo modo di fare la spesa, all’insegna del necessario e del rispetto dell’ambiente, che privilegia la qualità ed evita inutili sprechi di cibo, e che riduce notevolmente la quantità di imballaggi che sono difficili da riciclare. 

Fonte e immagine: dionidream.com

Questo tipo di supermercato dovrebbe diffondersi ovunque. Cosa ne pensate voi?

QUANDO IL RICICLO CREATIVO DIVENTA SOLIDALE


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Un gruppo di volontarie di Union City, città dello Stato del Tennessee (USA), che si fa chiamare “Big Ladies“, ha messo a punto una strategia per poter riciclare tante borse di plastica dei supermercati in materassi destinati ai senzatetto. Per fare ciò ci vogliono una miriade di sacchetti di plastica, un ferro per l’ucinetto e… tanto amore. Il risultato è avere dei materassi resistenti, impermeabili ed isolanti.

Le buste vengono ridotte in anelli, collegati tra loro tramite un semplice nodo piano, creando un gomitolo di filo di plastica col quale dar vita ad una trama compatta, regolare, spessa qualche centimetroPatty Arnold, una delle volontarie, ha aggiunto che per ottenere un solo materasso sono necessarie dalle 600 alle 700 buste. Solo quest’anno le signore di Union City hanno realizzato 88 materassi, riciclando circa 52 mila buste.

Fonte e immagine: meteoweb.eu

Le Big Ladies, che sono davvero delle grandi donne, meritano davvero tanto successo, tanta stima e, come si usa dire da quelle parti per applaudire e acclamare qualcuno fino a sgolarsi, “Big Noise“, cioè “gran rumore“. Cosa ne pensate di queste “Big Ladies“?

ADDIO PLASTICA NELLE SCUOLE DI MILANO


rifiuti usa e getta

La plastica è un prodotto derivante dal petrolio che viene ormai utilizzato per qualsiasi cosa, specie per imballaggi e, purtroppo, anche per oggetti di uso comune “usa e getta“. In Italia si è cominciato a riciclare la plastica nel 2012, in particolare quella usa e getta, che viene considerata come “imballaggio“, e perciò meritevole di finanziamenti destinati al Consorzio Nazionale Imballaggi per il loro riciclo.

Si tratta di un traguardo importante, o meglio, di un punto di partenza, dato che il destino di questi “usa e getta” era quello di essere bruciati, trasformandoli in combustibile per il “recupero” dell’energia elettrica. Ormai il progresso avanza, e si può riciclare sempre più materiale.

Ma c’è qualcuno che decide di non aspettare l’avanzamento del progresso, e interviene a monte di questa soluzione: è il Comune di Milano, che ha annunciato, già dall’inizio dell’anno scolastico, l’intenzione di mettere al bando le posate, i piatti e i bicchieri di plastica nelle scuole milanesi, in modo da essere la prima città ecosostenibile al 100%.

A partire da settembre, dunque, i piatti e i bicchieri utilizzati nelle mense scolastiche saranno tutti in materiale biodegradabile e compostabile. Si stima che nel corso dell’anno scolastico verranno risparmiati più di 12,3 milioni di bicchieri, 8,5 milioni di piatti e 5 milioni di coppette, per un totale stimato di 200 mila kg di plastica in meno.

Fonte: Repubblica.it

Una bella iniziativa che dovrebbero prendere tutte le scuole d’Italia. Cosa ne pensate di questa iniziativa?

TRASFORMARE L’UMIDITA’ IN ACQUA


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Trasformare l’umidità in acqua: è quello che è riuscito a fare un architetto italo-svizzero, Andreas Vogler. Si chiama Acqua Warka, una torre alta dieci metri, presentata alla biennale di Venezia nel 2012, nell’ambito dei progetti per lo sviluppo delle popolazioni rurali sprovviste di acqua potabile.

Acqua Warka è una torre capace di immagazzinare l’umidità presente nell’aria e di trasfomarla in acqua, ed è capace di raccogliere fino a 100 litri d’acqua al giorno! La torre è ecosostenibile, perché fatta di bambù e di plastica riciclata. Pesa solo 60 kg. Attualmente è diffusa in Etiopia, dove le popolazioni altrimenti sono costrette ad interminabili viaggi per garantire acqua al villaggio.

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L’idea di questa torre nasce dall’osservazione del piccolo coleottero Namib, in grado di sopravvivere nel deserto condensando l’umidità sul suo addome e trasformandola in piccole gocce d’acqua.

Fonte: sapere è un dovere

Una grande invenzione, un grande segno di umanità.

LAMPIONI STRADALI “STEAMPUNK”


Non c’è limite alla “ricicreatività“, ovvero al riciclaggio creativo di qualsiasi cosa. Così un gruppo di portoghesi si è inventato il lampione stradale steampunk, fatto con cestelli di lavatrice. In tutto 133 cestelli di vecchie lavatrici, e per raccoglierli tutti ci hanno impiegato circa sei mesi, per la festa della città di Camara de Lobos, sull’Isola di Madeira.

Fonte: greenme

Guardate l’effetto.

cestelli 1

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MATTONI SUPER ISOLANTI DAI MOZZICONI DI SIGARETTA


cicche

Le case del domani avranno mattoni super isolanti. E questo grazie… ai mozziconi di sigaretta. Stando a quanto comunicato dai ricercatori del MIT, inserire l’1 per cento di mozziconi all’interno dell’impasto dei mattoni, consentirebbe di abbattere in maniera significativa anche i costi energetici di produzione. L’idea potrebbe apparire poco importante, ma se si considera il numero di sigarette fumate in Italia in un anno si comprende immediatamente la portata della scoperta.

Le sostanze tossiche contenute nelle cicche, se trattate in modo coretto, cotte insieme al mattone, restano intrappolate nello stesso, diventando, in tal modo, innocue. Le altre sostanze rendono il mattone più isolante.

Fonte: Tiscali Ambiente

Beh, almeno si risolve il problema delle cicche per terra e in spiaggia. Che ne pensate?

LA POSIDONIA: DA PROBLEMA A RISORSA


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posidonia spiaggiata

La Posidonia è un’alga marina che al termine della sua vita va a spiaggiarsi ricoprendo gli arenili. E’ una pianta acquatica fondamentale per l’ecosistema marino, essendo fondamentale per la produzione di ossigeno, e per il sostentamento di almeno un quarto delle specie marine.

Grazie al progetto GeRiN (Gestione Risorse Naturali) dell’ENEA, ora quella che sembrava una criticità diventa un’interessante opportunità di crescita e di sviluppo. Grazie alla collaborazione dell’Università La Sapienza di Roma e dell’Area Marina Protetta delle Egadi, nasce Medonia, una importante struttura che utilizza le piante marine raccolte lungo i litorali e le utilizza come imbottitura di involucri in materiale biodegradabile e riciclabile.

Un progetto “a impatto zero”, visto che si prevede che le piante raccolte dagli arenili vengano reimpiantate sui fondali marini delle Egadi, di modo che non manchi mai questa pianta, importantissima per la sopravvivenza dell’ecosistema marino Mediterraneo.  Lo spiaggiamento della Posidonia riguarda oltre il 60% delle coste del Mediterraneo, ed è considerato una delle emergenze ambientali più critiche e un problema per cittadini, turisti, gestori degli stabilimenti balneari e per i Comuni, costretti a costose attività di pulizia e smaltimento.

Un’innovazione che guarda alla protezione dell’ambiente e alla tutela del territorio in un’ottica di economia circolare, design sempre più green e sviluppo sostenibile.

Fonte: Tiscali Ambiente

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Si può dire che con questo progetto si è fatto realmente “di necessità virtù. Un progetto da estendere a tutto il Mediterraneo. Cosa ne pensate?

SCALA MERCALLI


mercalli

Stasera alle 21:45 su Raitre, dopo Fabio Fazio, inizierà il secondo anno del programma “Scala Mercalli, ideato e condotto da Luca Mercalli. Anche quest’anno cuore del programma sarà la sostenibilità ambientale e il viaggio attraverso i grandi problemi del mondo, ma “con l’occhio rivolto alle soluzioni“.

Temi della prima puntata sono legati all’anno appena trascorso, che, da quando esistono le rilevazioni meteorologiche, è risultato essere l’anno più caldo (e anche più asciutto in conto di precipitazioni). Altro argomento è l’enciclica “Laudato Sì” di Papa Francesco, tutta dedicata alla crisi ambientale. Infine si parlerà di Cop21, la Conferenza sul Clima che si è svolta a dicembre a Parigi.

Nelle altre cinque puntate si parlerà di energia, acqua e cibo, di mobilità sostenibile e di nuovi modelli di sviluppo economico meno impattanti dal punto di vista ambientale. In ogni puntata ci sarà spazio per alcuni documentari internazionali, oltre ad un focus sul riciclo virtuoso dei rifiuti.

Fonte e immagine: scalamercalli.rai.it

Una serie di puntate da non perdere. Peccato solo che inizi troppo tardi, quasi in seconda serata. Un programma molto interessante, che l’anno scorso ho seguito sempre con molto interesse, e che seguirò anche quest’anno.

Se non avete tv, o se i vostri stanno guardando altri programmi, potrete seguire la diretta del programma qui. Buona visione!

SARDEGNA INCENERITA


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Nuovo inceneritore e migliaia di tonnellate di rifiuti in più da smaltire. Sarebbe questo il nuovo progetto del Governo Renzi. Un nuovo impianto per bruciare 120.000 tonnellate di rifiuti in più all’anno. In più… Rispetto a quanto già non facciamo. Vorrebbe dire importare rifiuti dalle altre regioni?

Della possibilità che un nuovo inceneritore sorga nell’Isola si è molto parlato nelle scorse settimane, ma a grandi linee. Oggi, documenti alla mano, si scopre che il governo ha addirittura aumentato di 50.000 tonnellate/anno la capacità di smaltimento che la Sardegna dovrebbe installare ex novo, portandola a 120.000 dalle 70.000 previste nella bozza del decreto circolata a luglio. “Nel complesso, il fabbisogno totale d’incenerimento dell’Isola passa dalle 249.000 tonnellate di luglio alle 300.000 di dicembre”, nota Franca Battelli di Zero Waste Sardegna.

E pensare che appena sei mesi fa a Palazzo Chigi dicevano che sarebbe bastato un “revamping”, un ammodernamento dei due inceneritori già presenti per poter ottimizzare lo smaltimento dei rifiuti.

Enzo Favoino, presidente dell’Associazione Zero Waste Europa, commenta la decisione del Governo: “Quando, come avviene in Sardegna, la differenziazione dell’organico raggiunge ottimi risultati, il residuo del rifiuto è pulito e facilmente lavorabile. Per evitare l’incenerimento e minimizzare il ricorso alla discarica, ci si può allora dotare di sistemi di separazione magnetica per differenziare ulteriormente il secco, e recuperare così metalli e plastica. In questo modo, finirebbe in discarica solo materiale inertizzato“. Ma il Governo terrà conto di questo? Bah…

Pensate che l’energia prodotta dalla combustione dei rifiuti è, secondo le stime del Piano energetico regionale, pari a poco meno dell’1% del fabbisogno isolano. Bazzecole, insomma, soprattutto se si considera che la Sardegna esporta il 46% dell’energia prodotta (dati Terna). Dunque un nuovo inceneritore sarebbe non solo dannoso per l’ambiente e per la salute, ma sarebbe soprattutto inutile!

Si rischia di sopprimere e scoraggiare la raccolta differenziata, arrivata al 50,9% a livello regionale. E poi non mancano le preoccupazioni per la salute: “Pur ammettendo che ci siano dei filtri migliori, incrementando del 70% i quantitativi di rifiuti portati a incenerimento, si assisterà a un peggioramento delle condizioni ambientali, che peraltro non vengono monitorate come dovrebbero: Capoterra aspetta le centraline per il rilevamento delle emissioni dell’inceneritore del 2010. E non esistono analisi sulla diffusione delle diossine” dice Vincenzo Migaleddu, presidente Isde-Medici per l’Ambiente Sardegna.

Fonte: sardiniapost.it

Un nuovo inceneritore sarebbe dannoso e completamente inutile. Molto meglio l’ammodernamento, con nuovi filtri, dei due inceneritori già presenti. Inoltre, dove vorrebbe costruire il nuovo inceneritore? Ancora è un mistero…

TUTTI GLI ZERI DI CAPANNORI


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Il titolo rievoca un album del mitico Renato Zero, “Tutti gli zeri del mondo“. Ma gli zeri sono importanti anche in politica, nelle amministrazioni locali, e specialmente nella gestione dei rifiuti.

A Capannori, una cittadina di 46.000 abitanti in provincia di Lucca, il Direttore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero del Comune, Rossano Ercolini, pochi giorni fa ha presentato un programma di lavoro che ha come obiettivo la promozione delle buone pratiche di economie a rifiuti zero, a chilometro zero o a filiera corta e a emissioni zero.

E’ possibile raggiungere l’obiettivo di non produrre rifiuti, di raggiungere la quota “rifiuti zero” al 2020, cioè fra solo quattro anni? Secondo loro sì, e anche secondo me. E come?

Con la prevenzione, che sono piccole misure e accorgimenti che ogni cittadino può adottare per cercare di limitare la quantità di rifiuti prodotti (anche la vendita dei prodotti “alla spina” contribuirà in modo rilevante al raggiungimento di questo obiettivo); con la preparazione per il riutilizzo di questi rifiuti, attraverso operazioni di controllo, pulizia e riparazione; con la fase successiva: il riciclaggio, ovvero il trattamento dei rifiuti che consente a questi di essere riutilizzati o rimessi sul mercato con lo stesso materiale o in materiale diverso dall’originale (si pensi alla plastica che diventa fibra per capi d’abbigliamento); con il recupero del materiale non riciclabile (incenerimento); e con lo smaltimento (conferimento in discarica di una minima parte dei rifiuti non riciclati, biodegradazione dei rifiuti liquidi).

Il Comune di Capannori è riuscito a portare la raccolta differenziata (anche porta a porta), dal 37 all’82%, anche con l’attivazione di nuove isole ecologiche, dove i cittadini possono portare i rifiuti ingombranti o speciali, ma si può dire che questi rifiuti possono essere ritirati anche dagli stessi operatori.

Il ciclo dei rifiuti ha indubbi vantaggi economici, occupazionali, ambientali e per i cittadini. Un percorso che ogni comune dovrebbe seguire, limitando la quantità di rifiuti da conferire in discarica e negli inceneritori.

EXPO 2015: COSA RESTERA’


albero della vita

Si è conclusa ieri a mezzanotte l’esposizione universale del 2015 svoltasi a Milano. Sei mesi, dal primo maggio al trentuno ottobre, di autentico successo. Un successo confermato dai numeri: 21 milioni e mezzo di visitatori nei 54 padiglioni espositivi. Il picco assoluto di visitatori si è registrato il 10 ottobre, con ben 272.785 biglietti staccati. Due milioni di studenti in gita scolastica. E tanti altri numeri li potete trovare in questo articolo.

Ma cosa resterà a Milano a partire da oggi? L’albero della vita, il simbolo dell’Expo, rimarrà a Rho. Domani inizieranno i lavori di smantellamento dei 54 padiglioni. Tanti di essi saranno riciclati nel proprio Paese d’origine (a tal proposito la Repubblica Popolare Cinese è stata premiata per la miglior recuperabilità del padiglione), altri verranno venduti all’asta. Alcuni rimarranno a Milano e subiranno un cambiamento di destinazione d’uso. Ad esempio il Padiglione Coca-Cola diventerà un centro sportivo. Le altre strutture che resteranno saranno il Palazzo Italia e il Padiglione Zero. Per conoscere nel dettaglio tutte le destinazioni dei vari padiglioni vi rimando a quest’altro articolo, dove potrete lèggere anche i riconoscimenti e gli altri premi vinti.

Ma una volta demoliti? Che si farà della grande area espositiva di Milano, che ricordiamo è di 1,1 milioni di metri quadri? Si darà il via alla più grande speculazione edilizia? Oppure si penserà come spero (ma non credo affatto), ad aumentare il verde pubblico cittadino magari con un grande parco, anche tematico, curando il verde e la pulizia dell’area, e tutelarlo vietando qualsiasi tipo di costruzione? Ai posteri l’ardua sentenza.

GLI INCENERITORI NON LI VUOLE NESSUNO, TRANNE IL GOVERNO RENZI


inceneritore

Attacchi mirati agli impianti di compostaggio e riciclaggio dei rifiuti: in due mesi ben 18 roghi.

– A Pontedera, nella notte tra il 27 e il 28 maggio due uomini incappucciati hanno dato fuoco a 70mila pneumatici;
2 giugno: a Roma prende fuoco l’impianto del Trattamento Meccanico Biologico (TMB) della municipalizzata AMA, provocando seri danni alla struttura, mentre a Perugia, sempre lo stesso giorno, prende fuoco l’impianto di trattamento dei rifiuti “Genesu“;
27 giugno: Limbiate – Milano: un vero e proprio commando ha attaccato nella notte l’impianto di trattamento e separazione dei rifiuti della Ddb, aggredendo anche una guardia giurata alla quale hanno tentato di dare fuoco;
28 giugno: Chieti: incendio di vaste proporzioni divampa in una mega discarica abusiva;
10 luglio: Macerata: bruciato e ridotto del 20% l’efficienza dell’impianto di Tolentino.

Fonte: il fatto quotidiano

E questi sono solo alcuni dei diversi attentati (18) negli ultimi 75 giorni. Attacchi perpetrati, secondo alcuni, per favorire il business degli inceneritori. Il copione è lo stesso: scoppia un incendio all’alba in un’impianto di compostaggio o di riciclaggio dei rifiuti. Questo ha un duplice effetto: si mette fuori gioco un concorrente insidioso per il sistema discariche-inceneritori e poi c’è sempre un politico locale che grida all’inquinamento e chiede l’immediata chiusura dell’impianto pericoloso e inquinante.

E così può tranquillamente essere attuato l’articolo 35 del deCret(in)o Brucia-Italia, che prevede la costruzione di ben 12 impianti di incenerimento in dieci Regioni: uno in Piemonte, Veneto, Liguria, Umbria, Marche, Abruzzo, Campania e Puglia, due in Toscana e Sicilia. Ovviamente all’insaputa dei diretti interessati Presidenti delle Regioni coinvolti. I quali dicono tutti di no, anche Presidenti di Regione del PD. In questo articolo troverete tutte le reazioni dei Presidenti delle Regioni coinvolte: leggete qui.

Questo perché gli inceneritori sono anti-economici e anti-ecologici, alternativi alla raccolta differenziata e hanno un impatto ambientale che puntualmente scatena le proteste furiose delle comunità a cui toccherebbe farsene carico. Tutti contro dunque: nemmeno un governatore vuole autorizzare il piano del governo. Il problema per loro è che Renzi potrebbe non averne bisogno, se decidesse di forzare la mano: l’articolo 35 del decret(in)o definisce i termovalorizzatoriinfrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente” (cosa?!). E il comma 7 stabilisce l’applicazione del “potere sostitutivo”: se le Regioni negano il consenso all’impianto o “perdono tempo”, il Consiglio dei Ministri può decidere di scavalcarle.

Se questa è democrazia

LEGGE SUL CONSUMO DI SUOLO: SINGOLARE PROPOSTA DEGLI INDUSTRIALI


salviamo il paesaggio

L’edilizia, si sa, è un settore strategico per l’Italia. Come l’acciaio, il carbone. Ma… strategico per chi? Chi è che ne trae beneficio? Il Paese? Gli Italiani? O gli industriali del cemento, dell’acciaio e del carbone? Ed ecco dunque la singolare proposta di Confindustria di Cuneo: visto che il settore dell’edilizia è in crisi nera, contro la proposta di legge del controllo del consumo di suolo (in Parlamento da ormai tanto tempo), gli industriali di Cuneo propongono una “cementificazione preventiva” dei terreni.

Nel Giugno scorso gli industriali hanno organizzato un seminario per tutte le imprese aderenti dedicato proprio a questa proposta di legge. La proposta di legge, a detta degli industriali di Cuneo, dovrebbe tutelare sì l’ambiente e il territorio, ma rischia di impedire qualsiasi tentativo di crescita aziendale con effetti collaterali devastanti per le aziende stesse soprattutto in questo periodo di crisi.

Il problema originario della proposta di legge sarebbe quella per cui viene tutelato solo il suolo agricolo, con una serie di divieti e di sanzioni per le imprese non agricole. Ecco che allora gli industriali propongono una soluzione: impermeabilizzare il terreno edificabile non ancora costruito per evitare che diventi agricolo, cioè sporcare di cemento i loro terreni prima che vengano dichiarati “agricoli” anziché “edificabili”, ma questa proposta ha dei costi proibitivi.

Fonte: salviamoilpaesaggio.it

Ma il vero problema della proposta di legge, a mio avviso, è che cerca di “contenere” il consumo di suolo anziché arrestarlo e puntare sul “riciclo” del cemento. E sarebbe un vero problema se la gente seguisse queste proposte.

L’ENCICLICA VERDE DI PAPA FRANCESCO


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Papa Francesco sta per pubblicare la sua seconda enciclica da Pontefice, la prima scritta da solo (la sua prima enciclica infatti era stata scritta a quattro mani con l’altro Papa Benedetto XVI). Una enciclica verde, ecologista, incentrato sulla “casa comune”: l’ambiente, la natura, la nostra madre Terra. Il titolo sarà “Sulla cura della casa comune“.

Si tratta di un libro di quasi duecento pagine divise in sei capitoli, nonché note e citazioni. Ecco una breve introduzione dei sei capitoli dell’enciclica:

NOSTRA SORELLA TERRA – “Laudato si’, mì Signore”, cantava San Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La distruzione dell’ambiente umano è qualcosa di molto serio. Il Patriarca Bartolomeo si è riferito particolarmente alla necessità che ognuno si penta del proprio modo di maltrattare il pianeta. Su questo punto, egli si è espresso ripetutamente in maniera ferma e stimolante, invitandoci a riconoscere i peccati contro la creazione. Perché “un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio”. Credo che Francesco sia l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità. È il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia”.

IL MIO APPELLO – La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Alcuni assi portanti che attraversano tutta l’Enciclica. Per esempio: l’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta; la convinzione che tutto nel mondo è intimamente connesso; l’invito a cercare altri modi di intendere l’economia; la grave responsabilità della politica internazionale; la cultura dello scarto e la proposta di un nuovo stile di vita. Esistono forme di inquinamento che colpiscono quotidianamente le persone. C’è da considerare anche l’inquinamento prodotto dai rifiuti. La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia”.

ACQUA PULITA PER TUTTI – Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti. L’acqua potabile e pulita rappresenta una questione di primaria importanza, perché è indispensabile per la vita umana e per sostenere gli ecosistemi terrestri e acquatici. In realtà, l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile. Ricordiamo, per esempio, quei polmoni del pianeta colmi di biodiversità che sono l’Amazzonia e il bacino fluviale del Congo, o le grandi falde acquifere e i ghiacciai. C’è infatti un vero “debito ecologico”, soprattutto tra il Nord e il Sud, connesso a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ecologico. Il problema è che non disponiamo ancora della cultura necessaria per affrontare questa crisi e c’è bisogno di costruire leadership che indichino strade. Degna di nota è la debolezza della reazione politica internazionale. La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente. Nel frattempo i poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria”

CUSTODIRE LA TERRA – “Noi non siamo Dio. La terra ci precede e ci è stata data. È importante leggere i testi biblici nel loro contesto, e ricordare che essi ci invitano a “coltivare e custodire” il giardino del mondo. Mentre “coltivare” significa arare o lavorare un terreno, “custodire” vuol dire proteggere, curare, preservare, conservare, vigilare. La tecnoscienza, ben orientata, è in grado non solo di produrre cose realmente preziose per migliorare la qualità della vita dell’essere umano, a partire dagli oggetti di uso domestico fino ai grandi mezzi di trasporto. Tuttavia non possiamo ignorare che l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso Dna e altre potenzialità che abbiamo acquisito ci offrono un tremendo potere”.

ECOLOGIA QUOTIDIANA – “È necessario curare gli spazi pubblici. La mancanza di alloggi è grave in molte parti del mondo. La qualità della vita nelle città è legata in larga parte ai trasporti, che sono spesso causa di grandi sofferenze per gli abitanti. Nelle città circolano molte automobili utilizzate da una o due persone, per cui il traffico diventa intenso, si alza il livello d’inquinamento, si consumano enormi quantità di energia non rinnovabile e diventa necessaria la costruzione di più strade e parcheggi, che danneggiano il tessuto urbano. Molti specialisti concordano sulla necessità di dare priorità ai trasporti pubblici. Le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia”

LINEE DI AZIONE – “Per i Paesi poveri le priorità devono essere lo sradicamento della miseria e lo sviluppo sociale dei loro abitanti; al tempo stesso devono prendere in esame il livello scandaloso di consumo di alcuni settori privilegiati della loro popolazione e contrastare meglio la corruzione. In ogni discussione riguardante un’iniziativa imprenditoriale si dovrebbe porre una serie di domande, per poter discernere se porterà ad un vero sviluppo integrale: Per quale scopo? Per quale motivo? Dove? Quando? In che modo? A chi è diretto? Quali sono i rischi? A quale costo? Chi paga le spese e come lo farà? Il principio della massimizzazione del profitto è una distorsione concettuale dell’economia. Qual è il posto della politica? Abbiamo bisogno di una politica che pensi con una visione ampia, e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi”.

CAMBIARE STILE DI VITA – Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. È ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti. L’educazione alla responsabilità ambientale può incoraggiare vari comportamenti che hanno un’incidenza diretta e importante nella cura per l’ambiente, come evitare l’uso di materiale plastico o di carta, ridurre il consumo di acqua, differenziare i rifiuti, cucinare solo quanto ragionevolmente si potrà mangiare, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico o condividere un medesimo veicolo tra varie persone, piantare alberi, spegnere le luci inutili. Non bisogna pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo. Lacrisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore. La sobrietà, vissuta con libertà e consapevolezza, è liberante. Non è meno vita, non è bassa intensità, ma tutto il contrario. Si può aver bisogno di poco e vivere molto”.

FONTE: Repubblica.it

INCENERITORE? RIFIUTIAMOCI


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Molti pensano che l’inceneritore sia un “male necessario“, per eliminare, bruciandoli, i rifiuti che non si possono riciclare o smaltire in altro modo. Altri pensano che l’inceneritore sia necessario, e che non sia un male. Alcuni, i c.d. “moderati” (ma solo nei termini, per indorare la pillola), lo chiamano, esaltandolo, “termovalorizzatore“, perché ha la capacità di produrre “energia“.

Io non ce la faccio a pensare che l’inceneritore sia un male necessario, o necessario e basta. Eppure continuano a proporcelo come sviluppo e lavoro. Peccato che ci sia un prezzo (salato) da pagare per lo sviluppo e per il lavoro, in conto di diossina: veleni prodotti dall’attività di combustione dei rifiuti. E i veleni portano malattie.

A Macomer, in provincia di Nuoro, il cancro ha bussato a quasi tutte le porte. Nel 1994 sono stati inaugurati due “forni” di incenerimento, che ora vogliono “mandare in pensione”. Allora si cambia strategia? No, al posto dell’inceneritore, ecco un altro inceneritore. Ed ecco la protesta della popolazione, già duramente provata in questi venti anni dai veleni prodotti da questi due forni.

Perché non si valuta un’alternativa e non si vuole ascoltare la voce della gente?” chiede una giovane donna guarita dal cancro. Sul progetto del nuovo inceneritore, il Consorzio industriale rassicura. Ma i Medici per l’Ambiente avvisano: “È un progetto empio“. E il carico di diossina, dicono, “aumenterà del 13 per cento“.

Fonte: L’Unione Sarda

Il Comitato “Non Bruciamoci Il Futuro”, sezione di Macomer, ha risposto punto per punto alle provocatorie dichiarazioni di un tecnico della Tossilo:

Il Comitato “Non Bruciamoci il futuro” ha proposto, come alternativa alla realizzazione del nuovo inceneritore di Macomer, un Centro di riciclo con trattamento a freddo dei rifiuti simile a quello di Vedelago. La società che a Vedelago gestisce quel Centro è fallita e di conseguenza la proposta del Comitato “Non Bruciamoci il futuro” era fasulla. Che cosa avranno da dirci adesso al riguardo lor signori?

La risposta la trovate qui.

E’ ormai noto a tutti, anche a chi dichiara il contrario, che l’era dell’incenerimento dei rifiuti è tramontata. Ci sono nuovi metodi di trattamento dei rifiuti: riciclaggio, anche creativo, trattamento “a freddo”, compostaggio, e altri metodi, sicuramente meno velenosi rispetto agli inceneritori. Perché allora fanno orecchie da mercante? Perché il business tappa le orecchie e offusca la vista. Noi ci… rifiutiamo di accettare gli inceneritori. Abbiamo bisogno di cambiare veramente. E voi?

TSIPRAS, SVOLTA VERDE?


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Si è parlato molto in questi giorni della vittoria elettorale di Alexis Tsipras in Grecia. Un leader giovane (ma il nostro Matteo nazionale è più giovane :D), rivoluzionario, che ha saputo risvegliare e riunificare la Sinistra greca (cosa che il nostro Matteo invece vuole affossare). Subito dopo la grande vittoria elettorale, che per due seggi non ha avuto la maggioranza assoluta, si è voluto alleare con gli antieuro greci, un partito di estrema destra, paventando una virata a destra da far accapponare la pelle.

Ora invece pare che Tsipras abbia accantonato l’idea degli antieuro per allearsi con i Verdi greci. L’accordo è nato dal fatto che il programma del neopremier ha dieci punti in condivisione con il programma dei Verdi:

  1. Protezione dei beni comuni (acqua, foreste, coste ecc)
  2. Uscita dalle energie fossili entro 20 anni
  3. Orientare l’agricoltura verso produzioni di qualità e bio
  4. Promozione del turismo sostenibile
  5. Risparmio energetico per le abitazioni
  6. Concessione per lo sfruttamento delle miniere nel rispetto dell’ambiente
  7. Sviluppo delle ferrovie
  8. Riforma della gestione dei rifiuti tenendo conto delle 3 R (riduzione, riuso e riciclo)
  9. Riforma del sistema elettorale verso il proporzionale
  10. Pesca sostenibile

Quello che un pò mi preoccupa di questo programma verde è il sesto punto, sfruttamento delle miniere nel rispetto dell’ambiente. Ma ci sono anche altri punti un pò controversi, che riguardano, ad esempio, la caccia e il carbone. Infatti in Grecia la maggior parte dell’energia viene prodotta delle miniere di carbone. Inoltre Tsipras deve fronteggiare pure le proteste dei cacciatori, contro la sua idea di vietare la caccia.

Info e foto: ecoblog.it

Insomma, Tsipras non avrà vita facile, ma speriamo riesca a governare bene e nel rispetto dell’ambiente. Cosa ne pensate? Quando i Verdi italiani ritorneranno a contare? Quando anche in Italia si formerà una cultura e una politica verde?

L’UOMO DEI BOSCHI


bosco

E’ la storia di Dario, un ragazzo che ha deciso di rinunciare a una vita ricca di successi per andare a vivere solitario nei boschi dove ha trascorso la sua infanzia, a contatto con la natura. In una sua intervista al sito ehabitat.it, dove potrete trovare la notizia, dichiara la sua difficoltà nel rapporto con gli altri, che vedevano quella di Dario come una scelta incomprensibile. E ci scherzava su, lasciandosi chiamare “l’uomo dei boschi”.

E’ uno fra i tanti che è tornato alla terra, e tornare alla terra, scusate il gioco di parole, torna veramente utile di questi tempi. Alcuni si sono affiancati ad aziende agricole, altri hanno ereditato terreni dai loro parenti. Lui è tornato alla terra per i ricordi di un tempo, quando erano bambini, seduti ad ascoltare i racconti del nonno, e ad ammirare le stelle. Era un grande campo quello coltivato dal nonno, poi abbandonato da tanti anni, e l’incuria lo ha trasformato quasi in terra battuta. Ma lui non si è abbattuto, e con tanta fatica, lavoro, pazienza, è riuscito a far tornare il loro campo agli antichi splendori di un tempo, il tempo della sua fanciullezza, sicché i ricordi sono potuti sbocciare ancora di più. Nell’intervista potrete leggere nei dettagli tutto il lavoro che ha dovuto svolgere e tutte le difficoltà che ha incontrato anche con i propri amici.

Ha tanti progetti per il futuro: aprire un bioparco, organizzare pranzi e cene vegetariane e vegane, per raccogliere fondi allo scopo di sostenere le continue attività di coltivazione dei terreni; addirittura vorrebbe realizzare percorsi bio per i disabili e per i non vedenti. Vorrebbe fare l’apicoltore per produrre del miele biologico molto variegato, per via della immensa biodiversità di fiori e piante che può offrire la natura. E molto altro ancora.

La vita a contatto con la natura è dura, per tutto il lavoro e la fatica e la pazienza che ci vuole per rendere fertile la nostra Terra, ma è allo stesso tempo meravigliosa, che ti fa stare in pace con te stesso e ti fa dire “è proprio la vita che volevo realizzare”.

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DECRETO “BRUCIA-ITALIA”?


inceneritore acerra

Ho appena letto un articolo riportato nel sito dell’Ecoistituto della Valle del Ticino, che riguarda l’articolo 35 del De-cret(in)o “Sblocca-Italia”. Riporterò in sintesi quello che è scritto nel post.

L’articolo 35 è un sostenitore sfegatato dell’incenerimento dei rifiuti, anziché del loro trattamento a freddo. Il pensiero implicto di quell’articolo è che “l’Italia è indietro perché mancano gli inceneritori“. A parte che di inceneritori ce ne sono già un’ottantina attivi in tutta Italia, quanti dovrebbero farne ancora perché basti?

Nell’articolo in questione si dice che gli inceneritori concorrano “allo sviluppo della raccolta differenziata e del riciclaggio“. E già questo aspetto è contradditorio. Dove c’è inceneritore non c’è raccolta differenziata. Ma ci sono altri due aspetti contradditori di quell’articolo 35. Anzitutto il passaggio in cui si dice che tali impianti sono necessari “per superare le procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee del settore”. Il fatto è che non c’è nessuna Direttiva Europea che obbliga ad incenerire una certa quota di rifiuti. Nessuna Direttiva Europea richiede questo.

E poi vi è l’obbligo di pretattamento, che deriva dalla Direttiva discariche, che punisce l’Italia con diverse procedure d’infrazione (vedere quella clamorosa relativa alla discarica di Roma). Ecco, se il legislatore intendeva dire che gli inceneritori servono a rispettare tale obbligo, allora gli vanno fatte presenti alcune segnalazioni. Prima di tutto: in Italia ci vogliono mediamente 7 o 8 anni per realizzare un inceneritore, dalla valutazione alla costruzione, avviamento e collaudo.

Ci vuole invece molto meno tempo per realizzare gli impianti di trattamento a freddo, molto più rispettosi dell’ambiente e dell’aria che respiriamo. E’ vero che l’articolo 35 del De-cret(in)o ha l’obiettivo di abbreviare i tempi, ma se si abbrevia la procedura per gli inceneritori, tanto prima verranno realizzati gli impianti di trattamento a freddo, mantenendo inalterata la proporzione. Peccato che tali impianti non siano compresi nel De-cret(in)o.

Ma se organizzassimo dibattiti locali e li proponessimo in cambio degli inceneritori, e sottolineassimo tutte le contraddizioni dell’articolo, forse riusciremmo ad evitare questi disastrosi vulcani di morte. Vale la pena provarci.

UN PAESE A CINQUE VELE (BLU)


Come ogni anno, anche quest’anno Legambiente torna con l’attesissimo premio delle vele blu, un premio dato alle località balneari più belle del nostro Paese. Quest’anno Legambiente ha premiato 21 località, di cui 14 marine e 7 lacustri.

Per quanto riguarda le località marine, il primo posto se l’aggiudica Castiglione della Pescaia (GR), merito della tutela, della valorizzazione dell’ecosistema costiero e della conservazione e la conoscenza dell’habitat dunale e della Pineta litoranea, coinvolgendo scuole, cittadini e turisti.

castiglione della pescaia
Secondo posto per Pollica-Acciaroli-Pioppi (SA), perché il Comune di Pollica è impegnato da sempre per la riduzione del consumo idrico grazie a un sistema di trattamento delle acque di depurazione.

pollica


Al terzo posto c’è Posada (NU), perché il Comune è impegnato nella tutela e valorizzazione dell’ambiente, come dimostra il progetto di salvaguardia ambientale del sistema costiero, che ha permesso la rinaturalizzazione delle dune su un fronte di 8 km ed il rifacimento del ponte di accesso alla spiaggia di “Su Tiriarzu.

Posada

Per quanto riguarda le isole minori, le cinque vele se le aggiudica Santa Maria Salina (ME), perché essa ha dato un nuovo impulso alla raccolta differenziata, che ha registrato una percentuale di raccolta fra le più alte della Sicilia (30%), e alla riduzione del conferimento in discarica, aderendo al progetto N.O.WA.S.T.E. Il Comune si è fatto inoltre promotore della creazione dell’A.R.O. Salina, un sottosistema di gestione dei rifiuti

santa maria salina

Infine, per quanto riguarda le località lacustri, si aggiudica le cinque vele Molveno, in Provincia di Trento.

lago molveno

Per leggere tutte le località premiate, andate sul sito greenme.it

Italia, un Paese a cinque vele!