NUOVA ENERGIA RINNOVABILE?


La nuova tecnologia verde che produce elettricità dall’umidità dell’aria

In una Università del Massachusetts, ma non si tratta del MIT, hanno sviluppato un dispositivo, chiamato AirGen, che utilizza una proteina naturale per creare elettricità dall’umidità presente nell’aria. Questa tecnologia potrebbe avere implicazioni significative per il futuro delle energie rinnovabili, dei cambiamenti climatici e in il futuro della medicina.

«Con nanofili proteici elettricamente conduttivi prodotti dal microbo Geobacter. L’Air-gen collega gli elettrodi ai nanofili proteici in modo tale che la corrente elettrica sia generata dal vapore acqueo naturalmente presente nell’atmosfera». L’ingegnere elettrico Jun Yao sottolinea che «stiamo letteralmente producendo elettricità dal nulla. L’Air-gen genera energia pulita 24 ore su 24».

La nuova tecnologia sviluppata nel laboratorio di Yao è non inquinante, rinnovabile ed economica. Può produrre energia anche in aree con umidità estremamente bassa come il deserto del Sahara. Ha vantaggi significativi rispetto ad altre forme di energia rinnovabile tra cui il solare e l’eolico perché a differenza di queste altre fonti di energia rinnovabile, l’Air-gen non richiede luce solare o energia eolica e funziona anche al chiuso.

All’Università asseriscono che «l’attuale generazione di dispositivi Air-gen è in grado di alimentare piccoli componenti elettronici» e pensano che presto le applicazioni dell’invenzione potranno essere commercializzate. I loro prossimi passi prevedono lo sviluppo di una piccola “patch” Air-gen in grado di alimentare dispositivi elettronici indossabili come monitor per la salute e il fitness e orologi intelligenti, che eliminerebbero il bisogno delle batterie tradizionali, ma i ricercatori sperano anche di sviluppare l’Air-gens per eliminare la ricarica periodica dei telefoni cellulari.

Oltre ad Air-gen, il laboratorio di Yao ha sviluppato molte altre applicazioni con i nanofili proteici e Yao conclude: «Questo è solo l’inizio della nuova era dei dispositivi elettronici basati sulle proteine».

Fonte: Tiscali.it

Una scoperta molto interessante, e sono fiducioso. Cosa ne pensate voi? Siete ottimisti?

IL MESSAGGIO IN BOTTIGLIA PIU’ ANTICO


Australia, il mare restituisce il più antico messaggio in bottiglia della storia: risale al 1886

Australia – L’Oceano ha restituito il messaggio in bottiglia più antico della storia. Risale al 12 Giugno 1886, ben 132 anni fa. A trovarlo è stato una famiglia di Perth durante una passeggiata. E’ stato gettato in mare dalla nave tedesca Paula, salpata da Cardiff e diretta a Makassar, in Indonesia.

Il Dottor Ross Anderson, del Western Australian Museum (Museo dell’Australia dell’Ovest), ha affermato che una ricerca d’archivio in Germania ha trovato il Giornale di bordo originale della nave Paula, nel quale c’è una nota del 12 Giugno 1886 scritta dal capitano che registra il fatto che una bottiglia era stata gettata in mare, alla deriva.

E’ stato un ritrovamento da Guinness dei Primati: non è stato mai ritrovato un messaggio più antico di questo. Precedentemente il record apparteneva a un messaggio in bottiglia risalente a 109 anni fa. I coniugi Illman, che hanno ritrovato la bottiglia, raccontano la loro storia, emozionati: erano incuriositi dalla bottiglia dalla forma strana. Poi hanno visto il messaggio, che era anche bagnato. Per asciugarlo lo hanno messo nel forno, per cinque minuti. “Quando lo abbiamo srotolato, ho visto un messaggio scritto a mano con una grafia minuta su un modello prestampato. Chiedeva al lettore di contattare il consolato tedesco”, racconta Tonya Illman.

Il marito Kim aveva subito effettuato delle ricerche sul web e ha scoperto che tra il 1864 e il 1933 l’Osservatorio navale tedesco ha compiuto un esperimento sulle rotte oceaniche. È scattata così la ricostruzione storica che ha permesso di individuare le origini del messaggio. Adesso la bottiglia con il messaggio sono custoditi al Western Australian Museum, dove rimarrà esposto al pubblico per due anni.

Fonte: repubblica.it

Che meraviglia, un ritrovamento da record! E voi avete ritrovato qualcosa di curioso in mare?

COME RENDERE DOLCE L’ACQUA DEL MARE


La Terra è composta per il 70% da acqua, di cui solo l’1% potabile, il 2% congelata sotto forma di ghiacciai e il 97% è salata. Secondo il Consiglio Mondiale sull’Acqua (WWC) 923 milioni di persone non hanno accesso a fonti sicure di acqua potabile. Secondo un rapporto Unicef, 800 bambini sotto i 5 anni, muoiono ogni giorno per diarrea causata da acqua e servizi igienico sanitari non adeguati, e un bambino su quattro (quasi 600 milioni) entro il 2040 vivranno in aree del pianeta con risorse idriche limitatissime.

Per poter risolvere il problema della sete nel mondo, le tecnologie attualmente a disposizione per depurare l’acqua hanno costi inaccessibili. Ma ora tutto può cambiare. Infatti, un team di ricercatori dell’Università di Manchester ha creato un filtro di grafene che filtra il sale dell’acqua di mare, trattenendo i sali fin nelle sue più piccole parti. Questo potrebbe rendere dolce l’acqua prelevata dal mare, e renderla potabile e pulita, di modo che il problema della sete nel mondo diminuisca sensibilmente.

Fonti: beppegrillo.it e focus.it

Spero che questa tecnologia possa diffondersi rapidamente, specialmente nelle zone più povere dell’Africa e non solo. Cosa ne pensate di questa nuova tecnologia?

SUONO DI…VINO


Sapevate che la musica può produrre vino più buono? E’ un po’ come le galline, delle quali si dice che negli allevamenti dove ascoltano la musica, producono più uova. Un allevatore di nome Carlo Cignozzi, a Frassina, utilizza degli altoparlanti che diffondono nell’aria le note di Mozart, in mezzo a tralci, acini e filari. Si trova nel “Paradiso di Frassina”, un podere risalente all’anno 1000.

Numerosi diffusori trasmettono Mozart in tutto il vigneto. Il tutto è nato da una ricerca scientifica, avente ad oggetto gli effetti benefici delle frequenze sonore sulla vignadell’Università di Pisa e di Firenze. Il risultato è davvero sorprendente. Il vino è delizioso, sublime.

Ulteriori informazioni su questo link. E’ incredibile come la musica riesca ad addolcire tutte le note, anche quelle del vino. Cosa ne pensate di questo?

NON TUTTI I VERMI SONO DA DISPREZZARE!


Immagine correlata

Non tutti i vermi sono da disprezzare! Infatti una biologa italiana ha scoperto il bruco che mangia la plastica! Ha visto i vermi forare in poco tempo un sacchetto di polietilene, materiale che in natura si smaltisce in più di 400 anni. 

I vermi “eroi” sono chiamati “tarme della cera”, e secondo la biologa “sono animali che si cibano della cera d’api. E la cera è un ricco complesso di molecole diverse, che però contiene un legame analogo a quello che sostiene la robusta struttura molecolare del polietilene: una catena di atomi di carbonio che si ripete. Quindi, dal punto di vista evolutivo, ha senso che il baco riesca a nutrirsi di plastica”.

Fonte: repubblica.it

E’ davvero sbalorditivo come la natura riesca a sorprenderci, a ribaltare le cose. Uno degli animali più disprezzati e schifosi per noi uomini, in realtà si fa nostro amico, amico dell’ambiente. Anche la vita capovolge il mondo: a me è capitato che le persone che prima erano le più antipatiche ed intrattabili, ora siano le mie migliori amiche. Anvedi ‘sti vermi! Cosa ne pensate?

EGITTO: SCOPERTA FARAONICA


Scoperta archeologica letteralmente faraonica in Egitto: hanno infatti scoperto una statua gigantesca del Faraone Ramses II. E’ lunga ben 8 metri, ed era sepolta sotto il fango in una baraccopoli del Cairo, tra le rovine di Eliopoli. Il Ministro dell’Antichità egiziano riferisce che si tratta di una delle scoperte più importanti per l’Egitto. Accanto a questa statua, anche un’altra di circa un metro d’altezza raffigurante il Faraone Seti II.

Fonte e immagini: Il Fatto Quotidiano

E’ una scoperta che andrà ad arricchire il già importante patrimonio archeologico egiziano.

UN PO… DI ENERGIA


po

Il nostro fiume Po può creare… un Po di energia, tanta quanto ne crea tre centrali nucleari. A dirlo sono due ricercatori italiani, due cervelli in fuga, eccellenti ricercatori all’Università di Standford: Fabio La Mantia e Mauro Pasta, che fanno subito capire di che Pasta sono fatti. Coadiuvati dai professori Yu Cui e Bruce Logan, i loro studi sull’argomento sono finiti in due importantissime riviste scientifiche: Nature e ACS Nano Letters.

Ma come può il fiume Po produrre energia? Il principio è molto complesso, ma intuitivo. Quando un corso d’acqua dolce incontra il mare (acqua salata) alla foce, avviene una miscelazione. La differenza di salinità tra i due liquidi innesca un processo chimico dal quale si sprigiona energia, che senza qualcosa che la raccoglie, viene sprecata.

I due ricercatori spiegano il procedimento di produzione di energia in quattro passi:

1- Caricamento della batteria in acqua dolce. Durante il primo step vengono rilasciati sodio e cloruro, presenti in origine nei due elettrodi;
2- Sostituiamo la soluzione con l’acqua marina. La maggiore entropia dell’acqua salata rispetto a quella dolce permette un aumento di voltaggio;
3- Scaricamento della batteria. A questo punto “catturiamo” il sodio e il cloruro dell’acqua di mare e li convogliamo nei due elettrodi;
4- Re-immissione dell’acqua dolce nel sistema. Dal momento che l’acqua dolce ha una minore entropia di quella marina, il voltaggio della batteria tenderà a diminuire.

Secondo i calcoli di questi due ricercatori, un sistema di questo genere soddisferebbe, a livello mondiale, il 13% del fabbisogno energetico. Secondo calcoli teorici, se la “Batteria di Miscelazione Entropica”, cioè questo sistema di produzione dell’energia, venisse posta alla foce dei principali fiumi mondiali, si potrebbero ricavare circa 2 Tera Watt: l’equivalente di 2mila centrali nucleari.

Il fiume Po, unito alle acque del Mar Adriatico, potrebbe produrre circa 3,8 GigaWatt di energia, tanta quanta ne producono 3 centrali nucleari. Questa è solo una teoria, perché ragionevolmente il Po potrebbe creare 1,5-2 GW di energia, l’equivalente di una grossa centrale nucleare.

Fonte: ambientebio

LA PIANTA CHE COMBATTE I TUMORI


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In Molise c’è una pianta che, secondo la tradizione e il sapere degli anziani del posto, curerebbe i tumori. Pare che questa pianta abbia importanti proprietà antitumorali. Ora questa credenza è stata confermata dall’Istituto di Sanità! Il nome latino è “Prunus Spinosa Trigno”, un arbusto spinoso che cresce nelle più incontaminate aree del Molise.

Il suo estratto, secondo l’Istituto di Sanità, se viene addizionato ad un mix di aminoacidi, sarebbe in grado di uccidere tra il 70 e il 78% delle cellule tumorali e di inibirne la proliferazione. La Ricercatrice dell’ISS Stefania Meschini ha spiegato, in occasione del IV congresso internazionale di medicina biointegrata, che “Nella sperimentazione in laboratorio, abbiamo trattato con l’estratto della pianta cellule cancerose di pazienti affetti da cancro a colon, polmone e cervice uterina. Abbiamo quindi osservato che, da solo, l’estratto non aveva effetti, ma addizionato ad un particolare complesso a base di aminoacidi, minerali e vitamine, denominato Can, è stato in grado di ridurre la sopravvivenza delle cellule tumorali ed ha portato a distruzione tra il 70 e il 78% delle cellule cancerose nell’arco di 24 ore”.

I prossimi passi, secondo la ricercatrice, saranno quelli di sperimentare la cura sugli animali, con l’obiettivo di arrivare, nell’arco di qualche anno, alla produzione di un nuovo farmaco antitumorale. 

Fonte: direttanews.it

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Speriamo sia il passo in avanti decisivo per la cura di qualsiasi tipo di tumore, di modo che il cancro si possa definitivamente sconfiggere in poco tempo, e come diceva Umberto Veronesi, speriamo che “ci siano sempre meno motivi per piangere, e sempre di più per sorridere”.

I PESCI PARLANO


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Sì, e gli asini volano” mi potrebbe rispondere qualcuno… In realtà è stata registrata la “voce” dei pesci. Noi diciamo “muto come un pesce“, ma i pesci parlano e comunicano tra di loro. L’oceano non è silenzioso, siamo noi che non riusciamo a percepire la frequenza del suono. Alcuni scienziati della Curtin University di Pearth lo hanno scoperto.

Questo team di scienziati afferma che la stragrande maggioranza dei pesci scambia quotidianamente dialoghi incessanti che si diffondono anche per decine o centinaia di chilometri. Le acque degli Oceani, di conseguenza, non sono così silenziose come potrebbero apparire alle nostre orecchie. I pesci comunicano tra loro e, garantiscono i ricercatori, cantano, formando persino dei cori, soprattutto all’alba e al tramonto.

Per maggiori informazioni leggete l’articolo pubblicato su Tiscali Ambiente.

Insomma, i pesci parlano e cantano, addirittura in coro. E dialogano tra di loro. Chi sa cosa penseranno degli uomini, in particolare riguardo ai pescatori e a chi scarica rifiuti e veleni in mare. Come cantava l’indimenticabile Lucio Dalla: “Frattanto i pesci dai quali discendiamo tutti assistettero curiosi al dramma collettivo di questo mondo che a loro indubbiamente doveva sembrar cattivo e cominciarono a pensare nel loro grande mare com’è profondo il mare. E’ chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce anzi è un pesce. E come pesce è difficile da bloccare perchè lo protegge il mare, com’è profondo il mare“.

TARTARUGA RITROVATA VIVA DOPO 34 ANNI


tartaruga

Realengo, Rio de Janeiro – Siamo nel 1982 quando la famiglia Almeida effettua alcuni lavori di ristrutturazione della propria casa. Hanno una tartaruga dalle zampe rosse, che si chiama “Manuela“. D’improvviso non la vedono più. La porta è aperta, e loro pensano che si sia allontanata un attimo per immergersi nella foresta. Ma Manuela non torna. Passano gli anni, i figli crescono, lasciano la loro casa, e il loro padre rimane vedovo. Quest’ultimo comincia ad accatastare in soffitta televisori e mobili trovati per strada.

Quando l’uomo viene a mancare, circa un mese fa, i figli ritornano nella loro casa per svuotarla, quando, dopo 34 anni, ritrovano Manuela viva e vegeta. La tartaruga è sopravvissuta in tutti questi anni mangiando le termiti che minacciavano il legno.

Fonte e immagine: quotidiano.net

Della serie “A volte ritornano“. Ma si sa, ognuno ha i suoi tempi. 🙂

RISPARMIARE CUCINANDO


wonderbag

Risparmiare cucinando? Da oggi si può. Almeno un pò. Con “Wonderbag“, il cuscino termico che permette di continuare la cottura dei cibi senza utilizzare altro fuoco. L’idea è della sudafricana Sarah Collins, che sfrutta un principio semplice: i cibi continuano a cuocere se inseriti in un ambiente isolato termicamente, e che consente al calore di non disperdersi.

Si stima in questo modo che ciascuna famiglia possa risparmiare il 30% di utilizzo del combustibile (gas) rispetto alla cottura tradizionale. Insomma, i vantaggi sono molti: riduzione dei consumi energetici e delle emissioni nocive (– 250 mila tonnellate di co2 all’anno), meno fumi tossici e risparmio idrico, perché l’isolamento termico riduce la quantità di acqua che evapora e quindi ne serve meno per cucinare.

Il costo, non economico di 30 sterline, ha però un valore solidale: per ciascun cuscino acquistato, uno verrà regalato ad una famiglia povera nel mondo. Il Wonderbag viene infatti utilizzato nei posti dove le famiglie non possono permettersi il lusso di avere il gas in casa. Nella sola Sud Africa sono stati distribuiti ben 500 mila sacchetti. Ed è diffuso anche in altri 15 paesi africani, tra cui Nigeria, Rwanda e Kenya.

Fonte e immagine: green.it

SARDEGNA: LA GROTTA PIU’ LUNGA D’ITALIA


ogrotta bue marino 2

E’ stato scoperto ad Urzulei, in Sardegna, un passaggio subacqueo che porta alla Grotta de Su Molente. Un sistema carsico che unisce le grotte di Su Palu, Monte Longos e Bue Marino, e che è il più esteso d’Italia: misura ben 70 chilometri. Ora, grazie alla esplorazione del 3 giugno scorso, il grande sistema carsico della Codula di Luna (che comprende le grotte di Su Palu e Monte Longos per un totale di circa 44 chilometri) è stato unito alla grotta di Su Molente e di conseguenza anche alla grotta del Bue Marino.

In questo articolo della Nuova Sardegna troverete i dettagli della scoperta. E adesso alcune splendide immagini delle quattro grotte citate, che fanno parte di un unico complesso che si chiama Codula di Luna.

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MATTONI SUPER ISOLANTI DAI MOZZICONI DI SIGARETTA


cicche

Le case del domani avranno mattoni super isolanti. E questo grazie… ai mozziconi di sigaretta. Stando a quanto comunicato dai ricercatori del MIT, inserire l’1 per cento di mozziconi all’interno dell’impasto dei mattoni, consentirebbe di abbattere in maniera significativa anche i costi energetici di produzione. L’idea potrebbe apparire poco importante, ma se si considera il numero di sigarette fumate in Italia in un anno si comprende immediatamente la portata della scoperta.

Le sostanze tossiche contenute nelle cicche, se trattate in modo coretto, cotte insieme al mattone, restano intrappolate nello stesso, diventando, in tal modo, innocue. Le altre sostanze rendono il mattone più isolante.

Fonte: Tiscali Ambiente

Beh, almeno si risolve il problema delle cicche per terra e in spiaggia. Che ne pensate?

ENERGIA DALLA FOTOSINTESI CLOROFILLIANA: DA OGGI SI PUO’!


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Può la Scienza estrarre l’energia che un albero produce dalla fotosintesi clorofilliana per ricavarne energia elettrica? Sì, da oggi si può! Gli uomini della WCCF (World Climate Change FightingLotta ai Cambiamenti Climatici Mondiali) ci sono riusciti!

La Fotosintesi Clorofilliana è un processo mediante il quale gli alberi e le piante producono sostanze organiche, di solito carboidrati, a partire dall’anidride carbonica e dall’acqua presenti nell’atmosfera, in presenza di luce solare. Durante la fotosintesi, la pianta cattura la luce del sole per trarre energia e nutrimento, e ne cattura in quantità tale da poter produrre 100 terawatt di energia elettrica, cioè sei volte in più di quello che consuma l’intera umanità (Fonte Wikipedia).

Alcuni ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology) che appartengono alla WCCF, martedì scorso sono riusciti ad estrapolare ben 20 kw di energia prodotta dalla fotosintesi di alcuni alberi del Parco “Arnold Arboretum” di Boston.

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Gli scienziati hanno scoperto un metodo non invasivo per “condividerel’energia prodotta dalla fotosintesi, di modo che anche l’albero possa continuare a nutrirsi. Lo hanno chiamato “Energy Sharing” (condivisione di energia). Si tratta di estrarre l’energia solare dalle piante tramite una serie di miniaspiratori installati nel tronco principale dell’albero, che aspirano un pò di energia.

Gli aspiratori sono collegati ad una centrale elettrica, che riceve l’energia dagli stessi, e che alimentano delle turbine interne alla centrale, e producono elettricità. Attualmente la quantità prodotta martedì scorso, il giorno di prova di questa nuova tecnologia, è pari a 20 kw. Una quantità tale da poter alimentare 5 o 6 abitazioni.

Ecco un altro modo per produrre energia elettrica, pulita, a costo zero, e rispettando la natura. Peccato che questo sia solo un fake, ma potrebbe tornare molto utile. Provare non costa nulla. Spero che con questo Pesce d’Aprile possa aver dato una nuova idea di produzione di energia elettrica ricavata dalla natura.

Cosa ne pensate di questa idea? Ah, felice Pesce d’Aprile a tutti!

ROLL-ARRAY: IL FOTOVOLTAICO CHE SI SROTOLA


fotovoltaico srotolabile

Ecco un’altra bella ecoinnovazione che mi piace: Roll-Array, il primo impianto fotovoltaico che si può arrotolare, portare via con se dappertutto e srotolare. Ormai la tecnologia non conosce limiti o confini. Va sempre avanti, e ogni ulteriore scoperta in ambito delle fonti rinnovabili serve sicuramente a migliorare il nostro futuro, e anche il nostro presente.

Roll-Array è costituito da moduli in seleniuro di rame indio giallo, molto flessibili, e soprattutto costano meno dei moduli in silicio e si dice abbiano una minore perdita di efficienza rispetto ai normali moduli che conosciamo. L’impianto può essere trasportato facilmente all’interno di un container, permettendo all’energia solare di raggiungere luoghi finora inaccessibili.

Secondo le stime fornite dalla compagnia Renovagen, produttrice dell’impianto, quest’ultimo, largo 5 metri e lungo fino a 200 metri, raggiunge una potenza di 100kWp, pari a 10 volte in più la potenza degli impianti solari portatili in commercio.

Grazie al “tappeto fotovoltaico” i tempi di installazione di un impianto standard si riducono da una media di 22 ore ad appena 2 minuti. I pannelli, una volta installati vengono ancorati al suolo e sono in grado di resistere a venti molto forti. Le batterie per l’accumulo dell’energia e gli inverter sono fissati alla base dei pannelli. Il processo di installazione richiede in tutto appena 5 minuti. Trascorso questo tempo l’impianto fotovoltaico è pronto a generare e a stoccare energia pulita.  

La compagnia produttrice dell’impianto spiega che questa tipologia di impianto è indicata soprattutto per i terreni pianeggianti e laddove ci siano grandi superfici da ricoprire di pannelli in tempi brevi.

Fonte: greenstyle.it

Davvero una bella ecoinnovazione che ci consentirà di produrre e di consumare energia completamente pulita e a costo zero. E come dico sempre: a ogni kw in più prodotto da una fonte rinnovabile deve corrispondere un kw in meno prodotto da fonti fossili o nucleari. Con queste scoperte si può davvero raggiungere l’indipendenza energetica da combustibili fossili, nel più totale rispetto dell’ambiente e di noi stessi.

500 KM CON UN LITRO… D’ACQUA!


moto ad acqua

Amici, buona domenica e buone vacanze al mare o in montagna per chi ha la fortuna di andarci. Oggi vi voglio mostrare un video sorprendente. Una scoperta eccezionale. Un uomo beve dell’acqua da un contenitore e poi lo versa alla sua moto. Facendo capire che non si tratta di combustibile, ma di acqua da bere. E riesce a fare 500 km con un litro d’acqua.

L’inventore di questa “moto d’acqua” è il brasiliano Ricardo Azevedo. La sua moto si chiama T Power H20. Utilizza la batteria di un’auto che produce energia elettrica separando l’idrogeno dall’ossigeno. Il motore può funzionare anche con l’acqua raccolta da un fiume inquinato, come si vede nel video. Il vantaggio di questa moto è che dalla marmitta esce solo vapore acqueo e nient’altro. Senza monossido di carbonio.

Geniale! Che ne pensate? P.S. Se non sono riuscito ad inserire il video, date un’occhiata a questo articolo, e potrete vedere anche il video 😉 P.S. 2: Come si fa ad inserire un video di youtube in un articolo su wordpress? Grazie.

GIAPPONE: EMERGE UNA NUOVA ISOLA


isola

Ad Hokkaido (Giappone) è emersa una nuova isola in poco più di due ore. Un fenomeno inspiegabile, in quanto di solito la nascita di nuove isole viene preceduta da terremoti, e invece la sua nascita è avvenuta nel più totale silenzio. L’isola è grande 1.200 metri quadrati ed emerge per circa dieci metri.

Sul posto sono giunti scienziati giapponesi secondo i quali il fondo del mare sarebbe aumentato di volume in seguito ad una frana avvenuta da una vicina collina a causa del disgelo; frana che avrebbe sollevato il fondale marino vicino alla superficie secondo quanto dichiarato dal professore Shintaro Yamasaki presso l’Istituto tecnologico di Kitami.

Fonte: Centro Meteo Italiano

E’ un fenomeno incredibile e spettacolare, soprendente e stupendo. Cosa ne pensate?

CINA: SCOPERTE 43 UOVA DI DINOSAURO INTEGRE


uova dinosauro

Incredibile e sensazionale scoperta in Cina! Durante alcuni lavori di manutenzione stradale sono state trovate 43 uova di dinosauro integre e perfettamente conservate! E’ accaduto ad Heyuan in Cina, ora ribattezzata “La Città dei Dinosauri“. E la cosa più incredibile è che negli ultimi anni ad Heyuan di uova di dinosauro ne sono state trovate ben tredicimila! Una testimonianza verace per cui quella città era stata ampiamente abitata da dinosauri in passato.

Fonte: Centro Meteo Italiano

Una scoperta davvero sbalorditiva. Cosa ne pensate? Saranno davvero uova di dinosauro?

FOTOVOLTAICO RICICLABILE ED EFFICIENTE


fotovoltaico

Ancora una ecoinnovazione, ancora Made in Italy. Dopo la bicicletta con i pannelli fotovoltaici, di cui vi ho parlato alcuni post fa, eccovi il fotovoltaico applicabile ovunque, su moltissime superfici, efficientissimo (il triplo dei moduli in silicio) e realizzato su supporti in plastica riciclabile. Ed è prodotto in Italia, dalla fiorentina EnEco Group, specializzata proprio nel settore delle rinnovabili.

Possono essere utilizzati per “l’alimentazione di batterie in auto elettriche, camper e caravan, per la refrigerazione di veicoli frigo, per l’alimentazione di aria condizionata su autobus, o per la produzione di energia di bordo nella nautica, nelle costruzioni, o in droni alimentati elettricamente, in pensiline e stazioni di ricarica e molte altre“.

Per conoscere gli altri usi che si possono fare del fotovoltaico riciclabile vi rimando a questo articolo.

Io penso che ci voglia un EXPO dedicato ai passi da gigante che l’energia rinnovabile ha fatto in questi anni, e all’alternativa credibile che può rappresentare rispetto al carbone, al nucleare, al petrolio, eccetera. E’ meraviglioso. Voi cosa ne pensate?

BICI ELETTRICA CON PANNELLI SOLARI


bici elettrica

Spesso sono costretto a raccontarvi di scoperte ed invenzioni americane, soprattutto del MIT, Massachusetts Institute of Technology, e mi chiedo sempre: perché in Italia non c’è un istituto del genere? Perché in Italia non si fanno scoperte e non si investe nella ricerca? Oggi invece vi racconterò un’invenzione tutta Fatta in Italia: la bici elettricasolare“, con i pannelli fotovoltaici nel telaio.

Questa bicicletta, in vendita da giugno, garantisce un’autonomia di 15 km. I pannelli solari sfruttano sia l’energia diretta che quella passiva, ma se l’energia solare non dovesse bastare, si può passare facilmente alle fonti di energia tradizionali che garantiscono un’autonomia di 90 chilometri.

Unica nota negativa è il prezzo: 5.900 euro. Per questo l’azienda produttrice ha pensato di dotarla di un sistema antifurto e GPS che la rende rintracciabile.

A mio parere, prezzo a parte, ciò che non mi convince molto è la poca autonomia che garantiscono i pannelli fotovoltaici. Forse i pannelli sono troppo piccoli, e dunque possono produrre pochissima energia. Date le loro dimensioni posso pensare che siano molto efficienti se garantiscono 15 km di autonomia. Però direi che questo è già l’inizio di una nuova era. E voi cosa ne pensate di questa nuova tecnologia?

LA NUOVA TERRA


kepler

Si chiama Kepler-186 f, ed è un pianeta del tutto simile alla nostra Terra. Si trova a 500 anni luce dal nostro pianeta. E’ simile anche per dimensioni. Ruota attorno alla stella Kepler-186 e riceve una radiazione da questa stella pari a 1/3 del Sole. In pratica a mezzogiorno quel pianeta è illuminato quanto un’ora prima del tramonto del nosto Sole. Il suo moto di rivoluzione dura 130 giorni, e si trova nella costellazione del Cigno.

Elisa Quintana, ricercatrice presso la NASA ha dichiarato: “Conosciamo un solo pianeta in cui esiste la vita, la Terra. Quando si cerca la vita al di fuori del nostro Sistema Solare ci concentriamo sulla ricerca di pianeti con caratteristiche che imitano quello della Terra. Trovare un pianeta abitabile paragonabile alla Terra per dimensioni è un importante passo in avanti“.

Chi sa se in quel pianeta ci sarà vita, ma soprattutto pace, oppure se i suoi abitanti sono violenti come lo siamo noi terrestri

SCOPERTA UNA PULSAR DA RECORD: LUMINOSA QUANTO 10 MILIONI DI SOLI


pulsar

Di solito io non pubblico articoli fuori dall’ambito terrestre, della nostra natura e territorio. Tuttavia vi confesso che il mondo extraterrestre mi ha sempre affascinato ed emozionato. Guardare i documentari sui vari pianeti del sistema solare, poter esplorare i pianeti e viaggiare anche solo virtualmente e stando seduto sul divano a guardare la TV mi emoziona tantissimo. Scoprire come nascono le stelle, e le ricostruzioni virtuali che fanno vedere sui canali dedicati alla scienza, mi affascina e mi appassiona.

Ed ecco perché ho deciso di pubblicarvi un articolo sul mondo che sta fuori dalla nostra orbita. E’ stata scoperta una pulsar, ovvero una stella luminosissima, che è la più luminosa mai osservata finora. Pensate che illumina quanto dieci milioni di soli!

Le pulsar sono stelle di neutroni, rilasciati dopo l’esplosione di una “supernova” quando questa muore. Hanno la massa di uno o due soli, e si potrebbero definire dei “buchi neri mancati”. I raggi X di una pulsar vengono prodotti quando questi oggetti catturano della materia. Più materia riescono a catturare, più raggi X producono.

A scoprire questa stella di neutroni un team guidato da un italiano, Matteo Bachetti, che ha dichiarato: “Quando ho visto le pulsazioni non potevo crederci, per giorni ho pensato ad un errore e cercato quale fosse la sorgente vicina a X-2 che potesse contaminare i dati. L’unico modo di ottenere pulsazioni così veloci e così stabili è avere una pulsar, cioè una stella di neutroni“.

Infatti le pulsar hanno un campo magnetico gigantesco. Quando la materia cerca di cadere sulla stella, il campo magnetico ne concentra la caduta su due aree piccole ma luminosissime. E visto che la stella ruota, queste due aree si comportano come la lampada di un faro, producendo la caratteristica luce pulsata.

Questa stella è sita a circa 12 milioni di anni luce dalla Terra, e viene chiamata “M82 X-2“, perché poche settimane prima è stata scoperta la “M82 X-1“, un buco nero che è 400 volte più grande della massa del nostro sole.

(Immagine e fonte: tmnews.it)