TERRA AI GIOVANI: 695 ETTARI DI TERRENO DA COLTIVARE


agricoltura sardegna

La Regione Sardegna vuole assegnare 695 ettari di terreni incolti ai giovani Under 40 nell’ambito del progetto “Terra ai Giovani“. L’obiettivo non è solo quello di dare lavoro ai giovani, ma anche quello di valorizzare le nostre terre e la nostra produzione. Potranno beneficiare di questo progetto i giovani sotto i 40 anni di età che presenteranno un piano aziendale innovativo nella produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti, ma che sono già inseriti in un progetto di filiera.

La gran parte delle terre di proprietà della Regione sarà data in affitto, mentre alcune saranno date in concessione per un periodo di 10 anni, eventualmente rinnovabile. Sono otto i territori interessati alla delibera approvata oggi dalla Giunta: Sassari, Alghero, Serramanna, Villasor, Vallermosa, Ussana, Donori e San Vito.

Il Governatore sardo Francesco Pigliaru si dice convinto che l’agricoltura abbia un “potenziale inespresso enorme”, e può crescere moltissimo. “Questo sarebbe uno sviluppo durevole. Quello che facciamo oggi ha un valore anche simbolico. Vogliamo portare fattori produttivi non utilizzati a disposizione di chi è capace di produrre. Crediamo che ci sia tanta gente che sta aspettando un’occasione per crearsi un posto di lavoro“.

“Vogliamo anche dare un altro segnale: indicare l’agricoltura come settore moderno, in cui è fondamentale studiare e innovare e fare investimenti in capitale umano – prosegue PigliaruSe c’è un settore che può garantire sviluppo diffuso anche nelle zone interne è l’agricoltura. Siamo stati attenti anche a non creare illusioni: chi avrà il privilegio di accedere a queste terre dovrà essere collegato al settore. L’agricoltura sarda ha bisogno di locomotive, di imprese che sanno organizzare la produzione e portarla sui mercati“.

Fonte: agi.it

Una bellissima iniziativa che approvo, fondamentale per lo sviluppo, come si deve, della Sardegna: pulito, che dà ricchezza, che non avvelena e che dà cibo a tutti, e soprattutto capace di far ripartire l’economia della nostra Regione, riscoprendo finalmente la nostra vera vocazione: non quella malata e velenosa dell’industria petrolchimica, ma quella sana e genuina dell’industria agroalimentare.

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