LA GRANDE MANIFESTAZIONE


Greta Thunberg

Il Quotidiano dei Vescovi, “l’Avvenire”, la chiama “Tutti giù per Terra”, la grande manifestazione mondiale che in 1.325 città del mondo, 140 solo in Italia, su iniziativa della piccola paladina dell’ambiente Greta Thunberg, vedrà scendere in piazza milioni di giovani e di ragazzi, nel grande Black Friday per il clima. La manifestazione si chiamerà “Global Strike For Future”.

La sedicenne Greta, fondatrice del movimento “Fridays for Future”, non ha dubbi: non siamo noi giovani che dobbiamo salvare il pianeta. Sono gli adulti a doverlo fare, e lo devono fare subito, non c’è tempo da perdere. Non c’è tempo per aspettare che si intervenga in futuro.

Sciopero scuola e studenti 15 marzo per il clima: cosa sapere su cortei e manifestazioni

Numerose sono le manifestazioni anche nel nostro Paese. In un’intervista, il giovane Luca Polidori, forte di una nuova associazione che è nata, denominata “Futuro Verde”, dice che “Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare i governi a cambiare strategia di fronte ad una emergenza globale che può essere fermata. Abbiamo undici anni per invertire la rotta, siamo l’ultima generazione a poter fare qualcosa“. Loro chiedono di rispettare gli accordi per il Clima raggiunti a Parigi, e di metterli in atto subito, senza rinvii.

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C’è ancora speranza per il pianeta, ma purtroppo non sono i giovani a decidere. Sono comunque i governi di tutto il mondo a poterlo fare. Se i governi non ascoltassero i giovani che scenderanno in piazza domani, sarebbe meglio scendere in piazza ogni venerdì, in massa. Perché dalla manifestazione di domani i risultati devono arrivare. Costanti, concreti ed immediati. Non si può più attendere. Cosa ne pensate della manifestazione? Io partecipo con il cuore.

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IL 2018 IN 12 FOTO


Il caso dei test sulle scimmie, compiuti ad Albuquerque negli Stati Uniti, è iniziato venerdì, con un'inchiesta del New York Times in cui si parlava di un coinvolgimento dell'European Research Group on Environment and Health in the Transport Sector (Eugt), un istituto fondato dalle principali case automobilistiche tedesche. Gli stessi marchi avevano commissionato lo studio nel 2014, poco prima del Dieselgate, lo scandalo legato alle emissioni cancerogene prodotte dalle vetture vendute negli Stati Uniti e in Europa. L'Eugt, che è stato rimosso lo scorso anno, riceveva tutti i suoi finanziamenti proprio dai marchi tedeschi (Volkswagen, Daimler e Bmw) ma non è chiaro se le case automobilistiche – che hanno già preso le distanze dallo studio dell'Eugt con dei comunicati – fossero a conoscenza delle metodologie usate nel realizzare i test.

Gennaio 2018: scoppia lo scandalo Dieselgate. Le più grandi industrie automobilistiche tedesche sono messe sotto accusa per aver taroccato i dati sulle emissioni di anidride carbonica delle nuove auto “Euro 6” grazie ad un software furbetto installato nelle auto stesse che faceva registrare livelli di inquinanti inferiori al momento della revisione.

Febbraio 2018: Nonostante l’evidente siccità che ha fatto soffrire la Sardegna, si decide di buttare a mare l’acqua della diga “Maccheronis”, perché l’invaso, grazie alle piogge degli ultimi due mesi del 2017 e i primi due del 2018, si è riempito troppo. Uno spreco inaccettabile. Intanto in Russia è in corso la mattanza dei cani randagi in vista dei Mondiali di Calcio.

Morto l'ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco settentrionale

Marzo 2018: muore in Kenya (per vecchiaia) l’ultimo rinoceronte bianco. La specie è estinta.

Aprile 2018: Si costruisce in Africa la grande muraglia verde, per contrastare la desertificazione del Continente.

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Maggio 2018: L’Aquila Fasciata, o “Aquila del Bonelli”, torna a volare sui cieli della Sardegna, in modo particolare nel Parco di Tepilòra, dopo decenni di estinzione.

Giugno 2018: abbattuta a Porto Torres una delle due ciminiere della dismessa Centrale a Carbone. Si temono ripercussioni sanitarie per quanto riguarda il possibile inquinamento da POP’s, inquinanti ai quali appartiene anche la diossina.

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Luglio 2018: la Grecia brucia. E’ stato appurato che gli incendi che hanno devastato quella che io definisco la mia terza patria dopo la Sardegna e l’Italia, sono di natura dolosa.

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Agosto 2018: Nella meravigliosa isola greca Santorini il turismo è molto pesante, soprattutto per dei poveri asinelli, costretti a salire più di cinquecento gradoni con i turisti, sempre più pesanti ed obesi, in groppa. I carichi pesanti che sono costretti a portare provocano agli animali escoriazioni, traumi e anche ferite croniche. In più vengono forzati a fare questo percorso quattro o cinque volte al giorno, senza riparo all’ombra, e senza un adeguato rifornimento di acqua e di cibo. E se non riescono a trasportare i turisti vengono addirittura percossi dai loro padroni.

Ma il Sindaco ha preso provvedimenti: orari prestabiliti, riposo all’ombra, acqua garantita, limitazione dei carichi da trasportare.

Inferno sul Monte Serra, 500 sfollati

Settembre 2018: Il Monte Serra va a fuoco. Gli sfollati sono più di 500, circa 70 famiglie, perché le fiamme hanno lambito le case. I danni sono ingenti.

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Ottobre 2018: a soli 15 km stradali da casa mia, nella zona industriale del Comune di Ottana, sono stati rilevati livelli di trielina mille volte superiori al limite consentito dalla legge. La situazione sanitaria dalle nostre parti è drammatica. I tumori spuntano come funghi dappertutto, anche nel mio paese.

Novembre 2018: La Val di Fienne, famosa per gli abeti rossi dai quali prendono forma i violini Stradivari, viene abbattuta dalla forza del vento. In poche ore il vento ha raso al suolo un numero di alberi superiore a quanti ne possano tagliare tutti i boscaioli del Trentino in tre anni: ben un milione e mezzo di metri cubi di legname, secondo i tecnici dell’ufficio foreste della Provincia autonoma di Trento. Raffiche fino a 120 km/h hanno sollevato gli alberi e sradicato le radici.

Dicembre 2018: alcuni studenti hanno creato una biblioteca all’aperto, nella foresta di Võru, in Estonia, dei megafoni giganteschi, per poter dare una sensazione di riposo assoluto immersi nei suoni (amplificati) della natura. Lì si riesce a studiare meglio e a riposare di più. Inoltre può anche essere utilizzato come luogo di aggregazione sociale, di concerti, di spettacoli.

E con queste immagini vi auguro un 2019 meraviglioso, ricco di gioia, serenità, felicità, fortuna, e tutto quello che desiderate. E soprattutto sia meraviglioso per la salvaguardia dell’ambiente. Ci risentiamo l’anno prossimo 🙂

NUOVA VITA PER GLI ABETI


Gli abeti di Asiago, travolti dalla straordinaria ondata di maltempo che ha colpito la Val di Fienne, hanno una nuova vita: sono diventati alberi di natale. L’iniziativa, nata per aiutare la ripresa dei territori feriti e regalare una seconda vita alle piante colpite lo scorso 29 Ottobre, ha avuto uno straordinario successo, al di sopra di ogni più rosea aspettativa.

Lo rende noto la Coldiretti, che ha sposato l’iniziativa e si è impegnata a rimuovere gli alberi affinché nelle case degli italiani ci sia un albero di Natale della solidarietà. «Una opportunità colta da molti cittadini – aggiunge la Coldiretti – per portare nelle case durante le feste con una offerta di 15 euro un simbolo concreto della solidarietà ed accompagnare la ripresa» ma anche «per far conoscere l’importanza di scegliere per Natale l’albero vero made in Italy che concilia il rispetto della tradizione con quello dell’ambiente, a differenza di quelli di plastica».

Fonte: Il Corriere delle Alpi

Una bellissima iniziativa, che condivido. E voi la condividete?

LA STORIA DI FELIX


Felix Finkbeiner ha solo 21 anni, ma in 12 anni ha contribuito a piantare 15 miliardi di piante nel mondo, ma vorrebbe arrivare all’obiettivo del trilione di alberi. E’ il fondatore e l’attivista di “Plant for the Planet”, un’organizzazione che tutela e rafforza le foreste della terra.

“Vogliamo piantare mille miliardi di alberi, che saranno in grado di assorbire un quarto delle emissioni di Co2 prodotte dall’uomo globalmente”. Sognatore? Non troppo. Lo ha dimostrato in quarta elementare, quando l’insegnante gli aveva chiesto di fare alcune ricerche sul cambiamento climatico e di realizzare una presentazione da mostrare al resto della classe. Quella estate bavarese era particolarmente calda, e questo divenne argomento di dibattito a scuola. Felix passò l’intero week end a studiare l’impresa dell’ambientalista e vincitrice del premio Nobel per la Pace Wangari Muta Maathai, che aveva contribuito a piantare 30 milioni di alberi in Kenya in 30 anni.

La figura del premio nobel ha colpito il bambino, tanto che aveva suggerito alla classe di “piantare anche noi 30 milioni di alberi in ogni paese del mondo”. Quel discorso ha convinto la sua classe, e poi la sua scuola. Dopo poche settimane piantarono il primo albero. In breve tempo anche altri istituti fecero la stessa cosa. “Dopo solo un anno ne avevamo piantati 50 mila. Nel 2011 abbiamo sfondato quota 1 milione in Germania”.

“Piantare questi nuovi alberi servirà anche a combattere la desertificazione, a rendere l’agricoltura più efficace grazie all’agroforestazione. Inoltre, questi regolano il ciclo dell’acqua e rendono il suolo più produttivo, proteggendo anche la nostra biodiversità”.

Fonte: business insider

Che grande questo ragazzo! Cosa ne pensate della sua iniziativa, e come moltiplicarla?

LE BOMBE SEME


bombe seme thailandia

In Thailandia la deforestazione cresce a dismisura. Dei 16 milioni di foreste ne rimangono solo 6,2. Una situazione che sta mettendo in ginocchio uno dei polmoni verdi del Paese. Per questo il governo Thailandese ha deciso di sganciare dall’alto delle “bombe seme”, per provare a limitare i danni. Questo esperimento durerà cinque anni. Le bombe seme lanciate dall’alto raggiungono una percentuale di successo del 70%, e sono considerate delle “armi buone” per ripristinare le foreste e le aree verdi che sono state distrutte.

bombe seme thailandia 2

La deforestazione in Thailandia è causata soprattutto dalle attività umane, in particolare l’abbattimento degli alberi per fare spazio alle coltivazioni necessarie per la produzione della gomma e, udite udite: dell’olio di palma.

bombe seme thailandia 1

Fonte e immagini: greenme.it

PATTO CON LA NATURA


Fotografia de Questo lo riciclo, ti Piace L'Idea?

Vogliamo farlo questo patto con la natura?

EXPO 2015: COSA RESTERA’


albero della vita

Si è conclusa ieri a mezzanotte l’esposizione universale del 2015 svoltasi a Milano. Sei mesi, dal primo maggio al trentuno ottobre, di autentico successo. Un successo confermato dai numeri: 21 milioni e mezzo di visitatori nei 54 padiglioni espositivi. Il picco assoluto di visitatori si è registrato il 10 ottobre, con ben 272.785 biglietti staccati. Due milioni di studenti in gita scolastica. E tanti altri numeri li potete trovare in questo articolo.

Ma cosa resterà a Milano a partire da oggi? L’albero della vita, il simbolo dell’Expo, rimarrà a Rho. Domani inizieranno i lavori di smantellamento dei 54 padiglioni. Tanti di essi saranno riciclati nel proprio Paese d’origine (a tal proposito la Repubblica Popolare Cinese è stata premiata per la miglior recuperabilità del padiglione), altri verranno venduti all’asta. Alcuni rimarranno a Milano e subiranno un cambiamento di destinazione d’uso. Ad esempio il Padiglione Coca-Cola diventerà un centro sportivo. Le altre strutture che resteranno saranno il Palazzo Italia e il Padiglione Zero. Per conoscere nel dettaglio tutte le destinazioni dei vari padiglioni vi rimando a quest’altro articolo, dove potrete lèggere anche i riconoscimenti e gli altri premi vinti.

Ma una volta demoliti? Che si farà della grande area espositiva di Milano, che ricordiamo è di 1,1 milioni di metri quadri? Si darà il via alla più grande speculazione edilizia? Oppure si penserà come spero (ma non credo affatto), ad aumentare il verde pubblico cittadino magari con un grande parco, anche tematico, curando il verde e la pulizia dell’area, e tutelarlo vietando qualsiasi tipo di costruzione? Ai posteri l’ardua sentenza.