1 MAGGIO TARANTO: TEMA E SCALETTA


 © ANSA

Amici, buon Primo Maggio a tutti! Primo maggio Festa dei Lavoratori, condito, come sempre, dai Concertoni evento. Quello che mi interessa di più è il Concerto di Taranto, giunto alla sua quinta edizione (l’anno scorso non si è tenuto per “non condizionare campagna elettorale per le comunali”). La location è il Parco Archeologico delle Mura Greche. Il tema di quest’anno, organizzato dal “Comitato dei Lavoratori Liberi e Pensanti” sarà “Riprogrammiamo il nostro futuro”.

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L’attore Michele Riondino, direttore artistico del Concerto di Taranto, ha dichiarato: “Noi quest’anno, più degli altri anni, vorremmo parlare di chiusura dell’Ilva. Non bisogna avere paura di parlarne”. Così la pensano pure tutti gli organizzatori dell’evento. Il “main event” del concerto sarà l’esibizione di Vinicio Capossela, che tributa Antonio Infantino, poeta e artista scomparso nello scorso gennaio.

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A partire dalle ore 14:00 (diretta streaming anche dal sito del Fatto Quotidiano), insieme a Vinicio Capossela, si alterneranno sul palco i seguenti artisti: Brunori Sas, Levante, Noemi, Emma Marrone, Mezzosangue, Irene Grandi, Ghemon, Teresa De Sio, Colapesce, Rezophonic, Bud Spencer Blues Explosion, Coma Cose, Er Piotta, Bluebeaters, Luca De Gennaro, Modena City Ramblers, Mama Marjas, Fido Guido, Francesco Di Bella, Lacuna Coil, Meganoidi, Terraross, Med Free Orchestra, Melga, Ombre Cinesi, Mother Nature, Pizzicati int’allu core e i gruppi vincitori del contest #Destinazioneunomaggio: Moinè, Corporal Roots, Turco, I Figli dell’Officina, Tano e l’Ora d’Aria.

Felice primo maggio a tutti!

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L’ARIA DI SARROCH


Sarroch è un piccolo paese in provincia di Cagliari, immerso nel verde ed è a due passi dal mare. Solo che tra il paese e il mare c’è l’industria petrolchimica della SARAS, di cui abbiamo già parlato più volte. Vi è un’associazione, Salva il Mare, che a seguito delle numerose sollecitazioni dei cittadini ha richiesto l’accesso ai dati ambientali dell’ultimo periodo da parte della popolazione.

Un'immagine aerea della raffineria Saras Sarlux di Sarroch

Fumi persistenti, odori maleodoranti e riversamenti in mare: questo è quello che quasi ogni giorno devono sopportare i cittadini. In questo articolo è riportata un’intervista al Presidente dell’Associazione Salva il Mare di Sarroch, Gesuino Mura, che vi invito a leggere.

la raffineria di sarroch

Quello di cui vi voglio parlare, però, è il paradosso di questi dati. Infatti, per le centraline di rilevamento la qualità dell’aria è migliorata, ma secondo il naso dei Sarrochesi c’è ancora più di un problema da risolvere. Come la puzza di gas e di idrocarburi, e i miasmi che sono costretti a respirare per molti giorni all’anno.

Durante un’assemblea pubblica è stato presentato uno studio portato avanti da gennaio a dicembre 2017, a seguito del quale è stato reso noto che le sostanze inquinanti come anidride solforosa, monossido di carbonio, benzene, e polveri sottili sono al di sotto delle soglie di legge, ma ora l’obiettivo è ridurre l’odore delle emissioni.

Purtroppo non esiste nessun limite di legge per quanto riguarda la puzza, però si può fare molto per cercare di limitarla. Come, ad esempio, attraverso l’installazione di nasi elettronici nei pressi dell’area per catturare subito queste particelle. Ed è proprio quello che si propone di fare Davide Atzei, docente del dipartimento di Scienze Chimiche dell’Università di Cagliari.

Il Sindaco di Sarroch Salvatore Mattana rivendica i meriti del progetto, partito nel marzo del 2006. “Sarroch, ambiente e salute ha permesso di conoscere i problemi del paese e di intervenire – dice. – Grazie agli studi sulla qualità dell’aria e sulla salute dei cittadini abbiamo avuto gli strumenti per richiedere delle prescrizioni nei confronti dell’industria, recepite poi nella Autorizzazione Integrata Ambientale. Negli ultimi anni la concentrazione di anidride solforosa è scesa del 40 per cento, e anche gli studi condotti su malattie come asma che colpiscono i bambini, hanno dimostrato che l’aria è più salubre”.

Questo studio però non è esente da critiche. Francesco Murgia, medico e consigliere comunale di minoranza, avrebbe preferito che si parlasse meno di dati sterili e più delle conseguenze di queste emissioni sulla salute dei cittadini. Anche l’Associazione Ambientale Aria Noa, con la Presidente Teresa Perra, si dice stanca “di sentirci dire che va tutto bene, quando invece ormai di frequente siamo costretti a convivere con una puzza di gas insopportabile. Abbiamo rinunciato a segnalare questi problemi alla prefettura, conclude – ci sentiamo abbandonati”.

Fonte: L’Unione Sarda

PIANOSA E’ STATA RIPULITA


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Erano 581 i volontari che sabato scorso hanno raccolto quasi quattro tonnellate di ogni genere di rifiuti buttati in spiaggia: 800 chili di vetro, 1.800 di rifiuti ingombranti, 550 di rifiuti in plastica e lattine, 620 di spazzatura non differenziata. E’ il bilancio in numeri di  “10.000 mani per Pianosa”, l’evento di educazione ambientale, che si è svolto, appunto, a Pianosa, l’isola che oggi è una perla del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Al di là dei numeri in conto di tonnellate di rifiuti raccolti, quello che conta è però il successo della manifestazione, con tantissime adesioni all’iniziativa, sia da parte di cittadini che delle istituzioni locali, e un senso civico che di questi tempi è solo da invidiare (purtroppo, anziché essere la normalità).

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Quando sento queste notizie mi si rallegra il cuore. Però se pulire tonnellate di rifiuti diventa normalità, quest’ultima è anche buttare ogni sorta di rifiuti ovunque avvelenando tutto, e questo non dovrebbe essere normalità. Oltre che organizzare queste iniziative, bisognerebbe inventarsi qualcosa di più efficace per contrastare queste persone che, in questo modo, si sentono solo autorizzate ad abbandonare rifiuti per strada o nelle campagne. Tanto poi raccolgono tutto i volontari.

Secondo voi cosa bisognerebbe fare per scoraggiare l’abbandono dei rifiuti per strada o nelle campagne?

GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA… SI SPRECA ANCORA.


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Oggi si celebra la 25esima Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite per sottolineare l’importanza del cosiddetto “Oro Blu” e la necessità di renderla accessibile a tutti. A proposito di accessibilità, ad oggi 840 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile. In India la situazione è drammatica: nonostante sia uno dei Paesi più piovosi, a causa dell’alta densità di popolazione e di industrializzazione, le acque superficiali sono inquinate, o rese tossiche dall’attività industriale, e le falde acquifere sono in esaurimento.

Si calcola che entro il 2050 le persone che soffriranno di carenze idriche nel mondo cresceranno fino a toccare i 6 miliardi a fronte di una popolazione globale che raggiungerà i 10 miliardi di abitanti.

Fonte: Rainews.it

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A fronte di questa situazione che potremmo paragonare ad una bomba ad orologeria, c’è chi ancora spreca l’acqua, e la butta a mare perché gli invasi sono troppo pieni. Nei giorni scorsi ho parlato del Rio Posada, ma in Sardegna si registra anche un altro caso, nella piccola Diga di Fordongianus, Pranu Antoni (nella foto).

Dopo anni di siccità, culminati nel 2017 con un anno disastroso in conto di precipitazioni, è inaccettabile, secondo il Presidente della Coldiretti di Oristano Giovanni Murru, buttare a mare questa risorsa preziosa per “ragioni” di sicurezza pubblica, per evitare le alluvioni. Secondo il vice Presidente della Coldiretti Oristano, Emanuele Spanò, occorrerebbe approfittare di situazioni come quella  attuale  per accumulare risorse idriche per i tempi di secca.

“Sono tanti anche nel nostro territorio – afferma – i rivi stagionali con buone portate che vanno direttamente a finire sul mare. Per quanto sia fisiologico  che una parte dell’ acqua scorra verso il mare, appare sempre più indispensabile addivenire alla realizzazione di un programma organico di raccolta delle acque”. Se mai si dovrebbe “aumentare  la capacità della diga. Sarebbe già questa una risposta duratura alle periodiche stagioni siccitose”, conclude Spanò.

Fonte: sardegna reporter.it

DIESELGATE: IL RITORNO


Il caso dei test sulle scimmie, compiuti ad Albuquerque negli Stati Uniti, è iniziato venerdì, con un'inchiesta del New York Times in cui si parlava di un coinvolgimento dell'European Research Group on Environment and Health in the Transport Sector (Eugt), un istituto fondato dalle principali case automobilistiche tedesche. Gli stessi marchi avevano commissionato lo studio nel 2014, poco prima del Dieselgate, lo scandalo legato alle emissioni cancerogene prodotte dalle vetture vendute negli Stati Uniti e in Europa. L'Eugt, che è stato rimosso lo scorso anno, riceveva tutti i suoi finanziamenti proprio dai marchi tedeschi (Volkswagen, Daimler e Bmw) ma non è chiaro se le case automobilistiche – che hanno già preso le distanze dallo studio dell'Eugt con dei comunicati – fossero a conoscenza delle metodologie usate nel realizzare i test.

Dieselgate 2.0. Ritorna lo scandalo Dieselgate in Germania, e stavolta è ancora peggio del primo scandalo, quello sul software che truccava i dati sulle emissioni diesel nelle auto della Volkswagen. Secondo il New York Times, le industrie automobilistiche tedesche avrebbero finanziato ricerche sui gas di scarico su scimmie ed esseri umani.

Secondo lo Stuttgarter Zeitung, il Giornale di Stoccarda, un gruppo formato da BMW, Daimler e Volkswagen, avrebbe condotto dei test su 25 persone giovani e in salute, volontari, ma anche sulle scimmie (che volontarie non sono), esaminate dopo aver inalato per 28 giorni consecutivi, per 3 ore al giorno, biossido di azoto in diverse concentrazioni nei laboratori di Aquisgrana in Germania.

La Cancelliera Tedesca Angela Merkel ha commentato: “i test sugli animali e perfino sulle persone non trovano alcuna giustificazione sul piano etico e l’indignazione di tante persone è assolutamente comprensibile”. Uno studio recente dell’Istituto Iiasa ha rivelato che sono almeno 425mila le morti annue riconducibili all’inquinamento dell’aria nei 28 Paesi dell’Unione europea più Norvegia e Svizzera. Poco meno di 10mila decessi sono attribuibili alle emissioni di ossidi di azoto dei motori diesel e, di questi, 4.560 sono collegabili alle emissioni in eccesso rispetto ai limiti dichiarati dai produttori di veicoli.

L’Italia avrebbe un triste primato, con il più alto numero di morti premature riconducibili alle polveri sottili generate dai veicoli diesel: 2.810 morti all’anno, di cui 1.250 legate al surplus di emissioni rispetto a quanto certificato dalle case automobilistiche nei test di laboratorio.

Fonte: lifegate.it

Quando il diesel è andato di moda perché hanno abbassato il prezzo del gasolio rispetto a quello della benzina, avevano detto che il diesel inquinava meno rispetto agli altri tipi di carburante. Ci avevano fregato. Il gasolio inquina di più rispetto alla benzina e al GPL. E noi ci siamo lasciati abbindolare da parole come “Dieseltech”, o “Filtro Anti Particolato”, che garantivano minori emissioni nell’atmosfera, e quindi minor impatto ambientale. E molti continuano a comprare auto a diesel perché il pieno costa sicuramente di meno.

INCIDENTE SUL LAVORO A MILANO


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Tre morti, tre intossicati. Questo è il drammatico bilancio dell’incidente sul lavoro avvenuto a Milano martedì pomeriggio in un’azienda, “Lamina”, la quale ha un forno che si trova a due metri sotto il livello stradale, è utilizzato per la fusione di materiale ad altissime temperature.

Quattro operai avevano il compito di occuparsi della manutenzione del forno, ma subito dopo l’inizio dei lavori sono stati avvolti dalle esalazioni tossiche. Tre di loro sono morti, uno è ricoverato in gravissime condizioni. Altri due colleghi, accortisi di quello che stava accadendo, hanno chiamato i soccorsi dopo aver tentato invano di soccorrerli.

Quando sono arrivati i soccorsi, i paramedici si sono trovati di fronte ad una situazione terrificante. Dei quattro operai in arresto cardiaco, che sono stati trasportati agli ospedali più vicini, tre sono morti poco dopo l’arrivo negli ospedali, un altro è in gravissime condizioni, ma non sarebbe in pericolo di vita. Gli altri due sono stati portati all’ospedale per precauzione ma sono già stati dimessi.

L’allarme antigas non ha suonato. Indagati i vertici dell’azienda per omicidio plurimo. La “Lamina” è stata posta sotto sequestro.

ALTRA VITTIMA DELL’ILVA


Ilva

A me non piace “strumentalizzare” la morte delle persone. Ma qui stiamo parlando di una cosa talmente seria e grave che devo farlo, che devo denunciare. L’ILVA di Taranto, l’acciaieria più grande d’Italia e la terza dell’Europa dei 28, colei che da sola, un puntino come può essere la città di Taranto rispetto alla cartina geografica dell’Europa, produce l’otto per cento dei veleni dell’intera Unione Europea, miete un’altra vittima.

Si chiamava Mario, ex operaio dell’acciaieria che nel 2005 aveva contratto la Sclerosi Multipla, ma che nonostante questo aveva conquistato il titolo di campione mondiale di Karate Contact nel 2007. Nel 2008 ha invece contratto un carcinoma alla lingua che gli impediva di parlare. Ha anche rilasciato un’intervista alla trasmissione di Domenico Iannacone, “I Dieci Comandamenti”, raccontando la sua storia.

“Operavo sui convertitori, nelle acciaierie, tra lance che immettono ossigeno e saldatrici. Lì la polvere minerale brillava, me la ricordo ancora come un incubo luccicante. Me la sentivo in gola tutto il giorno”. Il lavoratore perse anche l’assegno di accompagnamento dell’Asl perché dissero che le sue condizioni erano migliorate.

Il Conduttore, su Facebook, ha rilasciato questo messaggio: “Poco fa ho ricevuto una notizia che non avrei voluto mi giungesse. Il mio amico Mario Amodio ci ha lasciati. Ho conosciuto Mario in una puntata de I dieci comandamenti. Mario si era ammalato di tumore lavorando all’ilva di Taranto e piano aveva perso anche la sua voce e le sue forze. Nella sua vita era stato campione di arti marziali e con lo spirito del campione aveva combattuto la sua battaglia contro la malattia e il ricatto del lavoro a Taranto. Felicetta, sua moglie, è stata al suo fianco fino alla fine parlando per lui, diventando ‘La voce di Mario’. Oggi te ne sei andato ma la tua voce continuerò a sentirla sempre nel mio cuore”.

Quante vittime ancora deve mietere questo mostro che erutta veleni 24 ore al giorno prima di spegnerlo definitivamente? Quando la smetteranno di mettere in contrasto lavoro e salute, sviluppo e ambiente? Quando cominceranno le bonifiche, e quando ai 15mila operai verrà trovata una nuova occupazione?