GLI IBIS SMARRITI


Ibis non sanno più migrare: torneranno in Italia dalla Germania seguendo un aereo

Gli Ibis sono uccelli migratori, che da qualche anno non immigrano più in Italia, e non per colpa di Salvini che non vuole gli immigrati 🙂 Gli ibis sono prede pregiate per i cacciatori, e in Italia viene considerata una specie “estinta”. Così si sono “dimenticati” del nostro Paese.

Proprio per questo motivo, grazie ad un progetto europeo che si chiama “Life”, 31 esemplari sono partiti dal lago di Costanza, in Germania, seguendo un piccolo aereo ultraleggero, che mostra loro la strada, fino al lago di Orbetello, dove arriveranno fra due tre settimane. Mille chilometri di viaggio, attraverso le Alpi, al seguito della voce di “mamme adottive“, e umane, che hanno allevato i piccoli fin dai primi passi.

Attualmente si contano duemila esemplari, per lo più nei giardini zoologici, in Nordafrica, Marocco e Siria. Questi uccelli “migratori” non migrano più. Gli ibis hanno bisogno di spazio libero, dove si possano cibare. Mangiano qualsiasi cosa: vermi, semi. Il problema è che non sono particolarmente timidi e proprio questo li ha resi preda facile dei cacciatori. E si teme possano essere cacciati ancora, illegalmente.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Speriamo che almeno stavolta i cacciatori non sparino a queste creature.

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TORNA A VOLARE L’AQUILA DEL BONELLI


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L’Aquila Fasciata, o “Aquila del Bonelli”, ritorna a volare in Sardegna. Sul sito Sardegna Ambiente si legge che è “lunga 65-70 cm, con apertura alare di 150-160 cm, e peso medio di 2 kg. Le parti superiori sono bruno scuro, in contrasto con quelle inferiori più chiare, con una macchia bianca sul dorso. Testa piccola ma sporgente. Le ali ampie appaiono squadrate da margini quasi parallelo, con un leggero assottigliamento all’estremità.

Coda lunga, grigia e con una banda nera terminale. Becco grigio-bluastro con punte nere e cera gialla. Tarsi calzati. Zampe gialle. Iride giallo brillante. Volo attivo caratterizzato da battute non profonde ma frequenti e potenti. In volteggio le ali sono piatte e la coda chiusa o parzialmente spiegata.

Frequenta ambienti rocciosi e aperti, a quote non molto elevate, nelle valli fluviali, boschi a macchia mediterranea, pascoli, zone paludose. Si nutre di piccoli mammiferi e di uccelli, talvolta lucertole e serpenti. Caccia gli uccelli in volo con estrema destrezza. Nidifica su pareti rocciose. La deposizione delle uova (1-3) avviene tra febbraio e marzo”.

Specie considerata estinta, ora ritorna in Sardegna, in particolare nel Parco di Tepilòra. Gli operai di Forestas stanno ultimando i lavori della voliera dove saranno ospitati i primi esemplari provenienti dalla Spagna. Nei prossimi tre anni si conta di arrivare a far nidificare tre coppie.

Fonte: La Nuova Sardegna

Bentornata aquila, speriamo che gli umani ti trattino come tu meriti, e che non ci siano bracconieri pronti a farti estinguere ancora una volta. A chent’annos, Aquila del Bonelli.

ESTINTO


Morto l'ultimo esemplare maschio di rinoceronte bianco settentrionale

E’ morto in Kenya l’ultimo esemplare maschio di Rinoceronte Bianco. Gli unici due esemplari rimasti ancora in vita sono due femmine. La specie ora è davvero a rischio estinzione, a meno che non si tenti una inseminazione artificiale per preservare la specie. Questo tentativo, però, non è di facile attuazione.

Si chiamava Sudan, aveva 45 anni ed era malato da tempo. E’ stato soppresso con l’eutanasia, perché molto vecchio, ed era già in agonia. In 58 anni sono stati ammazzati 2.000 esemplari, specialmente dai maledetti bracconieri, per via del corno dalla quale si ricavava una sostanza afrodisiaca. In tutto il mondo si contano meno di 30 mila esemplari di rinoceronti, di cui 20mila bianchi meridionali, 5mila neri, 3.500 indiani con un solo corno, meno di 100 di Sumatra, e 60 di Giava. Il rinoceronte settentrionale bianco apparteneva alla terza specie di animali più grandi dell’Africa, dopo l’elefante e l’ippopotamo.

Ora l’unico modo per salvare la specie è, come già scritto, quello della fecondazione in vitro, e anche se sono contrario a questo tipo di fecondazione, di fronte al pericolo di estinzione, trovo che questa sia l’unica soluzione, sperando che questo magnifico esemplare continui a vivere per tantissimi decenni, e si possa riprodurre senza estinguersi mai.

IL POZZO DEI DESIDERI


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Nel Parco di Yellowstone, famoso per essere stato il primo parco nazionale istituito nel mondo, e per la location del cartone animato Yoghi e Bubu, c’è un lago spettacolare che viene definito “Il Pozzo dei Desideri”. E’ la più grande sorgente d’acqua calda degli Stati Uniti e la terza nel mondo. E’ il Grand Prismatic Spring. L’unicità di questo lago vulcanico è la sua varietà di colori. Si va dal normale azzurro dell’acqua al verde, al giallo e al rosso.

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Questo è dovuto soprattutto grazie alla presenza di numerosi batteri termofilici, il cui habitat ideale è questo lago dalle altissime temperature: 87° centigradi! L’intensità della colorazione è dovuta alla presenza di clorofilla e di carotenoidi ed è influenzata dalla temperatura: in inverno i pigmenti arancioni e rossi sfumano infatti nel verde scuro.

Fonte e immagini: La Stampa

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Un patrimonio dell’Unesco, colori spettacolari che rischiano però di scomparire per sempre. Stando allo studio pubblicato in questi giorni dalla rivista Biological Conservation, sono più di cento i siti dell’Unesco che rischiano di scomparire a causa dell’attività frenetica dell’uomo, e più rapidamente di quanto si pensasse. E il Pozzo dei Desideri è proprio il primo della lista, il più a rischio. Uomo, fèrmati!

REGALO AI CACCIATORI


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Il Governo regala la “licenza di uccidere” ai cacciatori delle Province Autonome di Trento e Bolzano. Marmotte, stambecchi, tassi, faine e orsi: sono loro i bersagli di questo regalo. Queste specie protette stanno per diventare oggetto di persecuzione, anche nelle zone protette e nei parchi.

Appena un mese fa il Presidente della Provincia di Bolzano ha subìto un processo alla Corte dei Conti per i reiterati e bocciati decreti anti marmotte. La LAV lo ha segnalato per danno erariale, e lui ha chiesto ed ottenuto il sostegno al governo, grazie al Ministro dell’Ambiente Galletti.

Fonte: Tiscali Notizie

AUMENTA LA POPOLAZIONE DEI CAMOSCI APPENNINICI


camosci appenninici

Aumenta la popolazione dei camosci appenninici. Secondo il censimento compiuto nel 2015, gli esemplari presenti nella catena montuosa che va dalla Liguria alla Calabria, sono oltre 2.700, il che equivale a un +45% rispetto al 2014. Insomma, un boom di nascite. Si pensi che nei primi anni del ‘900, nell’area che poi sarebbe diventata il Parco Nazionale dell’Abruzzo, vivevano appena 30 esemplari.

Fonte: Ecoblog.it

Ed ora godiamoci alcune immagini, prese da google immagini, dei dolcissimi camosci appenninici.

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SALVIAMO I POPOLI INDIGENI


indios

Papa Francesco, pochi giorni fa, nella Giornata dei Popoli Indigeni, ha chiesto, con un tweet, “che vengano rispettati i popoli indigeni, minacciati nella loro identità e nella loro stessa esistenza“. E in particolare per quelli del Brasile, il Paese al centro dell’attenzione mediatica per le Olimpiadi di Rio, “Survival International“, movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, ha lanciato la campagna “Fermiamo il genocidio in Brasile“.

La campagna di sensibilizzazione si pone tre obiettivi:

  1. Porre fine alle violenze e al furto di terra dei Guaranì del Brasile, che sono a rischio genocidio. Gran parte delle loro terre, infatti, sono state derubate per far spazio ad allevamenti di bestiame o a piantagioni di canna da zucchero e soia. La tribù si trova quindi a vivere ai margini delle strade, in accampamenti di fortuna, dove dilagano malnutrizione, malattie e purtroppo anche molte violenze da parte dei sicari al soldo degli allevatori. Per questo, “Survivalchiede al governo del Brasile di intervenire per fermare le violenze e rispettare i diritti territoriali dei Guaraní, demarcando le loro terre;
  2. Proteggere la terra della tribù incontattata dei Kawahiva: una tribù dell’Amazzonia brasiliana che non ha contatti con il mondo esterno e uno dei popoli più vulnerabili del pianeta. Purtroppo, i Kawahiva vivono in fuga ormai da molti anni perché le loro terre sono state invase dai taglialegna, che stanno abbattendo la foresta a un ritmo vertiginoso. Sono estremamente vulnerabili a malattie e a violenze e quindi rischiano l’estinzione;
  3. Il terzo obiettivo, che è stato già raggiunto, è quello di ottenere, grazie alla presenza dei sostenitori dell’opinione pubblica internazionale, che il ministro della Giustizia firmasse un decreto di demarcazione della terra dei Kawahiva. Tuttavia, il decreto non è stato ancora attuato e spetta ora al Dipartimento brasiliano agli Affari indigeni rendere esecutiva la demarcazione. Fino a quando ciò non accadrà, non si potrà dire che questi indigeni vengano protetti.

Sempre l’associazione denuncia che in tutto il mondo i popoli indigeni vengono molto spesso sottoposti a violenza genocida, schiavitù e razzismo nel nome del progresso e della civilizzazione. Ma è un progresso presunto: in realtà, il fine è quello di poterli derubare di terre, risorse e forza lavoro

E’ fondamentale – conclude “Survival International” – che i popoli indigeni vedano rispettato il loro diritto alla terra. Quando hanno la loro terra, possono prosperare e vivere tranquillamente. Per questo, è importante dire che si può fare qualcosa: si può intervenire per fermare le violazioni dei diritti umani e chiedere il rispetto dei diritti indigeni.

Fonte: papanews